9 Settembre 2026

Il modello 231 ed il controllo antimafia

231

Quando le società adottano il modello organizzativo 231, questo deve essere redatto in modo da rispecchiare realmente la vita della società, attenzionando i meccanismi e le pratiche quotidiane, in modo da poter regolare e procedimentalizzare il più possibile i processi interni.

Non è infatti sufficiente tipizzare le procedure grazie a canoni generali e standard, ma si devono prevedere delle procedure specifiche che possano subire modifiche e aggiornamenti in base ai cambiamenti interni alla società. Tale accorgimento virtuoso permette, in caso di controlli svolti dall’autorità giudiziaria presso le società, di non trovarsi in una posizione di difetto.

Accede spesso che questi controlli vengono effettuati per smantellare organizzazioni criminali che spesso possono avere influenze nelle decisioni prese dai soggetti apicali o possono altresì insinuarsi permanentemente nelle strutture aziendali. Quando sussiste il rischio di infiltrazioni di stampo mafiose, il D. Lgs. 231/2001 dialoga con il D. Lgs. 159/2011 (o Codice Antimafia e delle misure di prevenzione), il quale contiene l’indicazione e l’applicazione di misure di prevenzione, di attività informatiche ed investigative e di disposizioni in materia di documentazione atte a limitare e contrastare il fenomeno criminoso.

Il modello 231 ed il controllo antimafia

Tra le varie disposizioni, il Codice Antimafia all’art. 37 prevede la possibilità del Tribunale di disporre controlli giudiziari nel caso in cui siano ipotizzabili attività a stampo mafioso che potrebbe indirizzare o controllare l’attività aziendale. In tali circostanze, il Tribunale può obbligare la società a fornirgli tutta una serie di atti dispositivi quali i pagamenti effettuati, i pagamenti ricevuti, gli incarichi professionali, i contratti stipulati e può nominare un giudice delegato o un amministratore delegato che periodicamente svolga controlli. Pur imponendo questi vincoli, è comunque consentito il proseguimento dell’attività lavorativa senza grossi impedimenti, ma logicamente queste imposizioni rallentano e appesantiscono significativamente l’operato delle società.

Avere un modello 231 adeguato, sartoriale e in continuo aggiornamento, permette perciò di prevenire ispezioni e controlli giudiziali ed eventualmente, se l’influenza dell’autorità è già in atto, di impugnare il provvedimento che ha disposto le misure di prevenzione ottenendo la revoca del controllo e delle eventuali misure patrimoniali.

Il modello 231 ed il controllo antimafia: sentenze

Proprio recentemente, la Cassazione Penale, con la sentenza n. 31505 del 17/08/2026, ha sancito che riportare solo i principi generali con i relativi strumenti di controllo richiesti dalla legge 231/2001 all’interno del modello non sia sufficiente: ci deve essere un controllo realmente effettivo ed efficace.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31505, era infatti stata chiamata a giudicare il ricorso di una società sospettata di avere infiltrazioni mafiose al proprio interno, rilevando da subito la carenza del modello 231, il quale non aveva indicato i criteri per la scelta delle società con cui contrattare e della negligenza dell’organismo di vigilanza che non aveva controllato l’operato dell’amministratore, oltre alla carenza della indipendenza ed autonomia.

Alla luce di quanto espresso dalla Suprema, risulta perciò essere chiara la distinzione tra la conformità formale e strutturale del modello e la sua adeguatezza sostanziale, dovendo pertanto le procedure previste dal modello ricalcare i procedimenti interni, che non sono mai statici ma in continua evoluzione e cambiamento.

 

Altri articoli sul tema:

Il Modello 231 non serve a evitare sanzioni: serve a governare l’impresa

Organizzazione interna e Compliance 231

Intelligenza Artificiale e Modelli Organizzativi 231