Il mercato delle operazioni straordinarie sta cambiando passo
Dopo tre anni di contrazione, il mercato globale delle fusioni e acquisizioni ha ripreso quota. Nel 2025, il valore totale dei deal ha superato i 2.600 miliardi di dollari, con una crescita del 19% rispetto all’anno precedente. I dati sembrano positivi, ma nascondono una dinamica che vale la pena leggere con attenzione: il numero di operazioni è diminuito del 9%, mentre le transazioni di grandi dimensioni, quelle sopra i 2,5 miliardi di dollari, sono aumentate del 72%. I trend globali dell’M&A che la PMI deve sapere.
Il mercato si sta polarizzando. Meno operazioni, di dimensioni maggiori, con multipli più elevati. I deal sopra i 500 milioni di euro di valore enterprise sono cresciuti sia in numero che in controvalore, e i multipli di acquisizione nei buyout hanno raggiunto 11,8 volte l’EBITDA: i livelli più alti dal 2022. Per chi opera nel segmento delle PMI, questo scenario ha implicazioni concrete che vale la pena analizzare.
Dry powder elevato e domanda compressa: un’opportunità per le PMI solide
Uno degli elementi più rilevanti del contesto attuale è la disponibilità di capitale non ancora investito. Si stima che il dry powder – il capitale raccolto dai fondi di private equity e non ancora impiegato in acquisizioni – superi i 2.000 miliardi di dollari a livello globale. I fondi hanno raccolto negli anni scorsi ma hanno rallentato i ritmi di investimento a causa dell’incertezza sui prezzi e delle condizioni di finanziamento meno favorevoli. Ora sono sotto pressione per impiegare quel capitale.
Per una PMI con fondamentali solidi – margini stabili, posizionamento difendibile, management strutturato – questo contesto rappresenta un’opportunità. La domanda di asset di qualità è alta, e chi arriva a un processo di vendita ben preparato può beneficiare di condizioni competitive. La selezione però è cresciuta: i fondi pagano multipli elevati solo per aziende che offrono visibilità sugli utili futuri e protezione dai rischi al ribasso.
Le strutture alternative: joint venture, alleanze e deal ibridi
Un trend rilevante degli ultimi anni è il ritorno delle strutture di deal alternative rispetto alla classica acquisizione totalitaria. Joint venture, alleanze strategiche e partecipazioni di minoranza sono tornate in voga, in particolare nei contesti di maggiore incertezza macroeconomica.
La ragione è strutturale: queste forme consentono di accedere a nuovi mercati o capacità produttive riducendo l’esposizione al rischio e la dipendenza dalle condizioni di finanziamento. Per una PMI, questo significa che le opzioni disponibili sul mercato delle operazioni straordinarie si sono ampliate. Non esiste solo la vendita totale o l’ingresso di un socio di maggioranza: esistono percorsi intermedi che possono preservare la continuità gestionale e consentire all’imprenditore di mantenere un ruolo attivo nell’azienda.
In Italia, questo tipo di strutture è ancora relativamente poco utilizzato rispetto ai mercati anglosassoni, ma il contesto sta cambiando. Fondi di private equity e investitori istituzionali mostrano crescente flessibilità nella strutturazione delle operazioni, anche su ticket dimensionali tipici del segmento PMI.
Il fattore geopolitico e tariffario: come proteggersi nelle negoziazioni
L’incertezza geopolitica e le tensioni commerciali internazionali, con le politiche tariffarie tornate al centro del dibattito globale nel 2025, hanno modificato i comportamenti dei dealmaker. Le operazioni cross-border hanno subito un rallentamento selettivo, con maggiore attenzione ai rischi di disruption delle catene di fornitura e ai costi di accesso ai mercati esteri.
Per le PMI italiane, spesso esposte all’export e con filiere internazionalizzate, questo elemento entra nelle valutazioni degli acquirenti in fase di due diligence. Le aziende con supply chain diversificate, contratti clienti pluriennali e capacità dimostrata di adattarsi agli shock esterni vengono premiate in termini di multipli e di certezza di chiusura delle operazioni.
Chi si avvicina a un processo di cessione o di ricerca di partner dovrebbe anticipare queste analisi: strutturare la documentazione della resilienza operativa dell’impresa è parte integrante della preparazione a un’operazione straordinaria nel contesto attuale.
L’approccio programmatico: M&A come strategia, non come evento
Una ricerca di McKinsey di maggio 2026 conferma una tesi che la letteratura sull’M&A ha consolidato nel tempo: le aziende che trattano le operazioni straordinarie come una capacità continuativa e non come eventi eccezionali ottengono risultati migliori rispetto a chi procede in modo episodico. Gli acquirenti programmatici, che eseguono più acquisizioni di dimensioni medie ogni anno nell’ambito di una strategia di crescita definita, sovraperformano sistematicamente rispetto ai pari.
Per l’imprenditore di PMI, la lezione applicabile è duplice. Se si è acquirenti, costruire una capacità interna di valutazione e integrazione delle acquisizioni – anche con supporto esterno – è un investimento che paga nel tempo. Se si è potenziali cedenti, prepararsi con anticipo sul piano della governance, della documentazione, della struttura societaria è la condizione per massimizzare il valore dell’operazione quando il momento arriva.
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