Le proposte di revisione del codice di Autodisciplina Borsa italiana con Assolombarda. 9 ottobre 2019

Open hearing per la predisposizione del nuovo codice.

Confrontarsi con le mutevole esigenze del mercato. L’autodisciplina deve essere elastica e preventiva.

L’autodisciplina si basa sulle esigenze del contesto che viene offerto alle proprie caratteristiche. Non è uno strumento da accettare o rifiutare in toto ma deve essere accettato nel suo spirito e declinato dalla singola società. Standard e best practice, benché ci siano specificità nazionali, sono di rilevanza globale. Anche perché gli stessi investitori sono globali.

Tre direttrici nell’analisi: evoluzione internazionale, del contesto normativo e nell’evoluzione delle esigenze del mercato.

Attenzione alla sostenibilità nella creazione di valore nelle strutture societarie, semplificazione e razionalizzazione della struttura dei codici, diverse forme di consultazione pubblica.

Il problema si pone inoltre nella graduazione degli obblighi in conformità con le esigenze size della società alcune realtà non hanno necessità o capacità di dotarsi di presidi elaborati come i più grossi gruppi quotati. Grandi sono le società la cui capitalizzazione è stata superiore a 1 miliardo di euro negli ultimi tre anni.

Contenuti principali:

Art. 1 Ruolo dell’organo di amministrazione.

Valorizzazione delle scelte del board in merito alla sostenibilità degli interessi degli azionisti e degli stakeholder. Maggior responsabilità nelle scelte di governance e nella reportistica dei consiglieri delegati al board per incentivare il dialogo tra questi, il board e gli azionisti.

Art. 2 composizione dell’organo di amministrazione e controllo.

Rafforzamento sulla adeguata composizione del board, identificazione CEO, quota minima per gli amministratori indipendenti (revisione del concetto di indipendenza per esempio eliminando in tal sede la prevalenza della sostanza sulla forma), possibilità di qualificare il presidente del board come indipendente.

Art. 3 funzionamento dell’organo di amministrazione e ruolo del presidente.

Adottare un regolamento preciso, e qualificare meglio la figura del segretario e del presidente

Art. 4 nomina e valutazione del board

Più importanza al comitato nomine, focus sulla trasparenza e, per le grandi società, una adozione di un piano di successione per gli amministratori con poteri esecutivi .

Art. 5 remunerazione

Art. 6 sistema di controllo interno

Regime transitorio: le società sono invitate ad adottare la nuove dizione del codice a partire dal primo esercizio successivo al 31.12.2020.

prosecuzione lavori: open discussion

Quesiti dei partecipanti:

Intervento presidente cda A2A: la sostenibilità va rapportata sulle esigenze medio termine delle imprese, legando la sostenibilità ad obiettivi ma con incidenza limitata.

intervento del dott. Fumagalli di SOL racchiude le critiche maggiori: ritiene errato riferirsi alla realtà inglese e prenderla come riferimento perché la struttura societaria è diversa, sono molto più pubblic company e poco capitale familiare.

La sostenibilità è un concetto troppo ampio e dipende dalla sostenibilità particolare delle singole aziende, es il discorso stock-option. La differenziazione solo con la capitalizzazione è errata e riduttiva.

Funzionaria di Consob: è inutile parlare sostenibilità se non si danno piani di trasformazione e tempistiche precise.

Amministratrice indipendente di Enel: due argomenti:

  • migliore rapporto con gli azionisti è una cosa positiva ma è di difficile attuazione, importante quindi è avere linee guida.
  • La proprietà concentrata delle realtà italiane porta a vedere una diversa valutazione della corporate governance. Il management, soprattutto nelle società più piccole può e deve esser e supportata si dalle linee guida ma anche e soprattutto dai comitati. Questa indicazione, recepita nei nuovi lavori, è quindi ben accetta.

Dott. Caretti, consigliere di Ferragamo, incaricato per la corporate governance: non è possibile evolversi come mercato se ci sono alcune imposizioni normative che andranno a snaturare molte realtà imprenditoriali familiari

Dott. Acciari per Leonardo Finmeccanica: è necessario porre attenzione sulla responsabilità dell’organo collegiale piuttosto che della figura capo dell’azienda. La governance on si esaurisce con la predisposizione di un buon cda ma anche con una struttura societaria, legale e delle deleghe per esempio completa e ben fatta. È necessario anche porre attenzione sulla circolarizzazione dei dati, sempre con particolare delicatezza nella pubblicazione e circolarizzazione degli stessi in quanto contenenti informazioni riservate. Funzioni aziendali ben definite.

Dott.ssa Casiraghi, presidente illimiti Bank e eni: deve esser valorizzato il controllo interno del collegio sindacale e dell’audit committee. La lettura del codice garantisce unna trasparenza maggiore tra compiti e ruoli che debbono essere sicuramente recepiti dall’organo amministrativo. Non è invece convincente la definizione che il codice italiano dà alla missione del cda.

 

#Impresa di servire l’Italia

Lo Studio Mainini & Associati ringrazia #Assolombarda per l’invito all’Assemblea Generale di Assolombarda 2019 dove si sta dibattendo il tema “l’impresa di servire lo Stato”.

L’intervento del Presidente Boccia in sintesi:

Il taglio della relazione di Carlo Bonomi presidente di Assolombarda   s’inserisce nella migliore tradizione dei presidenti dell’associazione dell’Aquilotto, di ampio respiro, in cui quando un capo della Confederazione saliva sul palco dei grandi appuntamenti (come quello odierno alla Scala di Milano) che scandiscono la vita associativa degli imprenditori italiani, voleva dettare l’agenda alla politica per raggiungere il risultato di migliorare la situazione di tutto il mondo produttivo tricolore.

Mondo produttivo che vuol dire non solo impresa, ma anche lavoro di una delle regioni più ricche e produttive d’Italia. Rivolgendosi direttamente al presidente del Consiglio Giuseppe Conte seduto in platea, l’analisi di Bonomi, che ha scaldato gli imprenditori milanesi riuniti nella capitale del business per l’assemblea generale dell’associazione meneghina.

E’ partita da una doppia disamina della congiuntura economica internazionale e della situazione politica comunitaria che sulla carta, con il passaggio di consegne a Bruxelles fra Ursula von der Leyen e Jean Claude Juncker, in parte favorevole all’Italia. “Una occasione” da non gettare alle ortiche perseverando  nell’isolamento politico italiano  maturato.

Carlo Bonomi

Bonomi, che ha ricordato i numerosi appelli fatti “a tre esecutivi diversi” in soli 28 mesi sempre dal palco delle assemblee di Assolombarda, è stato diretto: partendo dall’errore madornale di “ristatalizzare Alitalia”, ha imputato poi al primo governo Conte che “le promesse di cancellare la povertà si sono trasformate nel far precipitare nuovamente il Paese nella stagnazione”.

Ha imputato sempre a M5S e Lega l’allontanamento dal blocco storico di alleanze internazionali della Nato per avvicinarsi a quello instabile di Cina e Russia, la crescita del deficit e del debito che non si sono trasformate in crescita economica attraverso il meccanismo del deficit spending, il fallimento di misure come il Reddito di cittadinanza (al livello di politiche attive del lavoro) e di Quota 100 (per l’iniquità generazionale e l’aggravio del deficit previdenziale generati) e l’inattività dell’esecutivo sul grande problema della messa in sicurezza del Paese dal rischio sismico e idrogeologico.

Di qui, la richiesta a Conte, ora nella veste di capo del governo di una nuova maggioranza a cui Bonomi si è rivoltopiù volte dicendo: “Presidente Conte, ci ripensi”. Riscrivere la legge di bilancio così come va configurandosi dopo il varo della Nota di aggiornamento al Def.

Come riscriverla? Prendendo le risorse dagli esperimenti di Quota 100, Reddito di cittadinanza e Bonus Renzi aumentare la dotazione finanziaria da destinare alla sforbiciata del cuneo fiscale nel 2020: 13-14 miliardi, e non solo 2,5 in quanto irrisoria come cifra.

Ripristinare poi integralmente, rendendolo strutturale, Industria 4.0 per consentire alla dinamica degli investimenti di invertire la pericolosa china negativa. Fattore determinante nel trascinare nuovamente l’Italia verso la recessione.

Per il numero uno di Assolombarda bisogna anche “lasciar perdere l’idea di tassare il contante nella lotta all’evasione fiscale” per reperire 7 miliardi di coperture, senza al contempo sfiorare il Moloch della spesa pubblica. E poi stop agli aumenti retributivi uguali per tutti i lavoratori pubblici, mentre lo Stato non fa nulla per risolvere il problema della produttività stagnante (e della competitività, quindi) nel settore privato.

In definitiva, l’impianto della manovra va cambiato per “riorientare un Paese che negli ultimi 20 anni è cresciuto dello 0,2% in media l’anno e che ha occupati di 20-30 punti percentuali in meno dei Paesi del Nord Europa”.

La lista di Bonomi poi, scandita dagli applausi, si allunga con le richieste portate in dote da quello che il presidente di Assolombarda ha lanciato poche settimane fa. Ovvero la creazione di una “Filiera-Futuro”: incentrata su lavoro, giovani, donne, tecnologia e sostenibilità. Ambiti in cui, dopo un patto con la politica che deve provvedere a vari livelli con sgravi fiscali, ad esempio, sui costi di tutoring e sugli investimenti per il trattamento del ciclo di rifiuti a partire da quelli industriali, le aziende faranno la propria parte.

Ancora. Bonomi non ha dimenticato l’emergenza del momento: la crisi dell’automotive. Così ha chiesto a Conte che il tavolo ad hoc, che sta per partire al Ministero dello Sviluppo economico, sia spostato da Via Veneto nella sede di Palazzo Chigi, per affrontarlo con un approccio da politica industriale perché “la crisi dell’automotive rischia di diventare la vera crisi industriale dell’Italia”. E i numeri snocciolati su settore e indotto gli danno ragione.

Infine, e questo è stato il passaggio che ha più scaldato i cuori degli associati, un appello “ai ceti dirigenti”, energia del Paese  per riscoprire, dicendolo con le parole di Aldo Moro, “una nuova stagione dei doveri” e “costruire nuove fondamenta civili ed economiche di un’Italia nuova e più giusta, dal basso, noi tutti insieme”.

Un esempio è quello del “modello Milano”, fatto di cooperazione fra tutti gli attori del territorio (“istituzioni, governi locali, impresa, lavoro, terzo settore, università, centri di ricerca, soggetti della cultura e della società civile”) che ha portato ai successi dell’Expo 2015 fino al lancio del progetto dello Human Technopole e all’aggiudicazione al territorio delle Olimpiadi invernali del 2026.

 

 

 

 

 

 

#Realtà virtuale e aumentata, quanto può essere utile per le #PMI

Realtà virtuale e aumentata, quanto può essere utile per le PMI (VIDEO)

Lo Studio Mainini & Associati punta ancora una volta sulla tecnologia

Magenta – Cosa sono e che differenze presentano la realtà virtuale e la realtà aumentata di cui tanto si sente parlare? Non solo le grandi aziende possono essere interessate a questa tecnologia che, infatti, sta prendendo piede in tanti settori, dalla progettazione alla manutenzione, dalla medicina alla formazione.

Ottimizzazione dei tempi, riduzione dei costi, efficacia: sono queste le caratteristiche principali emerse durante l’ultimo incontro che lo studio Mainini & Associati ha organizzato prima della pausa estiva proprio per approfondire questi temi, con gli esperti di Olivetti – Tim (VIDEO).

  • Interviste
  • all’ing. Nicolò Bargna Olivetti – Tim
  • all’avvocato Andrea Filippo Mainini
  • Del Gobbio Consigliere Regione Lombardia
  • Ing. Roberto Marseglia Consulente PMI
  • Il cardiochirurgo Musumeci nel nuovo spot Tim per il 5G

    Un cardiochirurgo protagonista del nuovo spot della Tim. Francesco Musumeci, siciliano, da oltre vent’anni primario all’ospedale San Camillo di Roma, è stato scelto per lanciare la nuova rete internet mobile.  Viene mostrato mentre lo interpellano i medici impegnati in un’operazione e lui può intervenire a distanza sfruttando la connessione

    Il ricavato è stato devoluto in beneficenza

#LEGGE BILANCIO 2019: OPPORTUNITÀ DI FINANZIAMENTO PER LE IMPRESE: intervento avv. Mennato Fusco

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

#LEGGE DI BILANCIO 2019: NUOVE OPPORTUNITÀ DI FINANZIAMENTO PER LE IMPRESE

Si ringrazia per la collaborazione al Convegno:

NOTE WORKSHOP ASSOLOMBARDA_PRESIDIO MONZA 31 GENNAIO 2019
L’intervento si inquadra nell’ambito del workshop Assolombarda finalizzato ad informare le imprese delle modalità complementari di finanziamento rispetto al finanziamento bancario, con prevalente ruolo della dinamica del mercato del debito.

  1. Questa ultima accezione non deve essere letta in chiave sostitutiva, ma in un’ottica di complementarietà. Sull’evoluzione del mercato dei capitali ed in particolare lo sviluppo del mercato del debito privato, soprattutto di società non quotate ovvero di società quotate NO FTSE MIB, hanno influito diversi fattori. In particolare:
    a..    Evoluzione/integrazione della normativa, che ha influito sulla possibilità delle imprese non quotate – sia SpA che Srl – di emettere strumenti di debito oltre determinati limiti di bilancio imposti dal codice civile, nel caso gli strumenti siano quotati ovvero sottoscritti da investitori qualificati;
    b..   Costituzione di infrastrutture di negoziazione, nello specifico Sistemi Multilaterali di Negoziazione – SMN, tra cui l’AIM per l’equity – capitale di rischio e l’ExtraMot Pro per il debito – capitale di debito;
    c.  Legge di Bilancio 2018 e Legge di Bilancio 2019, con la quale sono stati definiti dei “contenitori” di risorse finanziarie, appunto i PIR, con l’intenzione di potenziare l’afflusso di risorse verso il sistema delle imprese – soprattutto NON QUOTATE (con limitazione dell’investimento del patrimonio: almeno il 21% in imprese NO FTSE MIB), oltre al restante 49% da destinare a tutto il sistema delle imprese, e da ultimo, con la Legge di Bilancio 2019, anche se si è in attesa dei decreti attuativi, di vincolare il 3,5% del PIR a strumenti emessi da PMI e quotati su SMN (appunto AIM e ExtraMot Pro, parlando solo dei sistemi multilaterali italiani).
  2. Il ruolo di BFE nel workshop è quello di dimostrare, attraverso il ruolo di Advisor che svolge per realtà corporate, prevalentemente NON QUOTATE ovvero QUOTATE NO FTSE MIB, e rientranti nella definizione di PMI, di come l’evoluzione del mercato dei capitali abbia fornito supporto per il reperimento di risorse finanziarie strumentali allo sviluppo di impresa. In particolare a pag. 20 dell’intervento sono riportate le operazioni che classificano gli strumenti emessi come “strumenti finanziari qualificati”, quindi PIR compliant, emessi da parte di imprese NON QUOTATE ovvero QUOTATE NO FTESE MIB

Nell’ambito dell’intervento sono riportate le seguenti informazioni:
1. Evoluzione strumenti di debito (prestiti obbligazionari) sul totale dell’attivo delle imprese – pag. 8: PASSATI DAL 6,8% – 2011 AL 13,3% – 2017, NONOSTANTE IL TASSO DI CRESCITA DEI PRESTITI DELLE BANCHE ALLE IMPRESE SIA POSITIVO E IN CRESCITA.
Ruolo degli investitori istituzionali italiani/esteri con riferimento alla sottoscrizione degli strumenti emessi da PMI e Grandi imprese – pag. 9: NEGLI ULTIMI ANNI L’INTERESSE DEGLI INVESTITORI ISTITUZIONALI PER I TITOLI OBBLIGAZIONARI DI PMI ITALIANE È AUMENTATO. TRA IL 2013 E LA METÀ DEL 2017 LE QUOTE DETENUTE DA INVESTITORI ISTITUZIONALI
2
ESTERI E ITALIANI SONO CRESCIUTE, RISPETTIVAMENTE, DALL’8% AL 41% E DAL 18% AL
25%, MENTRE LA QUOTA DELLE FAMIGLIE SI È RIDOTTA DAL 58% AL 19%.
2. Andamento mercato Extra Mot Pro – pag. 10: PASSATO DA 2,9 MD – 2013 A 22,6 – 2018.
Cosa è stato finanziato con l’emissione – pag.11: CRESCITA INTERNA (73% PMI – 63%
GRANDI IMPRESE), CRESCITA ESTERNA (16% GI – 12% PMI).
Quali sono i principali elementi di appetibilità e i requisiti per l’emissione – pag. 11/12:
– PERFORMANCE SOPRA MEDIA DI MERCATO;
– PIANO STRATEGICO DI CRESCITA IN CORSO;
– RAPPORTI DI PATERNARIATO CLIENTI E FORNITORI;
– PREVISIONI E FLUSSI STORICI POSITIVI;
– RAPPORTI STABILI CON OPERATORI BANCARI/FINANZIARI;
– ADEGUATO LIVELLO TECNOLOGICO E QUALITATIVO;
– CLIENTI PRIMARIO STANDING;
– PROGRAMMA DI INVESTIMENTI DETTAGLIATO;
– INTERNAZIONALIZZATO.

3. Focus emissioni di importo inferiore ai 50M: 1,7 MD RACCOLTI (54,7 PMI – 45,3% GI)
Caratteristiche – pag. 14: 296 EMISSIONI
Andamento controvalore medio – pag. 16: DECRESCENTE CON VALORE MEDIO PARI A 6 M
Rendimento – pag. 16: ANDAMENTO DESCRESCENTE CON PRINCING MEDIO 5,1%.

4. Confronto (rendimento, durata, importo medio) fra strumenti quotati e operazioni
effettuate dai fondi (generalmente non quotate) – pag. 17: EMISSIONI PUBBLICHEQUOTATE
DI IMPORTO MEDIO INFERIORE, CON DURATA MEDIA INFERIORE E CON
COSTO/PRICING PIU’ BASSO.

5. Alcuni esempi di operazione – pag. 20: 5 CASE STUDY, TUTE OPERAZIONI QUALIFICABILI
COME STRUMENTI FINANZIARI QUALIFICATI E SOTTOSCRIVIBILI DAI PIR, ANCHE PER IL
RISPETTO DEI LIMITI PATRIMONIALI.
– SOCIETA’ NON QUOTATA/STRUMENTO NON QUOTATO;
– SOCIETA’ NO FTSE MIB/STRUMENTO DI DEBITO QUOTATO SMN;
– SOCIETA’ NO FTSE MIB/STRUMENTO DI DEBITO NON QUOTATO;
– SOCIETA’ NO FTSE MIB/STRUMENTO DI DEBITO QUOTATO SMN.
IN PREVALENZA PMI.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Assemblea Confindustria MB 2011 – Classe dirigente o dirigenti di classe?

Signor Presidente Formigoni, Signor Presidente della Provincia di Monza e Brianza, signor Sindaco, caro Presidente Valli, caro Presidente Barcella, gentili relatori, On. Alfano, On Bersani, Prof. Paleari, Dott. De Bortoli, Dott, Delai, autorità, cari colleghi, getili ospiti, Vi ringrazio per essere intervenuti e Vi rivolgo un cordiale saluto di benvenuto.

Celebriamo questa assemblea pubblica in un momento particolarmente complesso per il nostro Paese, per l’Europa e più in generale per le economie occidentali. Dopo la drammatica crisi iniziata nel 2008, i primi segnali positivi del 2010 e della prima metà di quest’anno seguiti dai deludenti dati del terzo trimestre, le prospettive di crescita italiane e quelle dei nostri partner europei per il 2012 e per il 2013 sono poco incoraggianti e per di più vengono di mese in mese riviste al ribasso. La nuova ondata di crisi finanziaria, iniziata durante l’estate scorsa, si sta velocemente spostando sull’economia reale e il credit crunch rappresenta la più forte preoccupazione per il mondo imprenditoriale nel breve periodo. I flussi finanziari stanno rapidamente reindirizzandosi verso i mercati ritenuti a minor rischio. A farne le spese sono progressivamente i Paesi più deboli, quelli con deficit di credibilità, misurabile in estrema sintesi nella relazione tra la dimensione del debito pubblico e le prospettive di crescita del PIL. L’avanzo/disavanzo di bilancio rappresenta invece un dato importante ma non determinante per i mercati.  Da pochi mesi sul banco degli imputati c’è l’Italia, settima economia mondiale, terza in Europa, seconda industria manifatturiera europea. Imputare il difetto di credibiltà di cui gode una nazione a dei capri espiatori, oppura unicamente a una classe politica, è pura miopia. Tende a sviare le reali responsabilità di ciascuno di noi, è il pretesto per autoassolverci, per giustificare in fondo il sistema di regole ed usi che ognuno di noi si è dato e che purtroppo molto spesso non coincide con quello di cui si è dotato il Paese nel suo complesso sistema normativo, che andrebbe sì roformato, ma non eluso.

Il percorso che porta ad un giudizio positivo o negativo sulla credibilità di un Paese non è viziato da ideologia, da personalismi o da protagonismi, ma è determinato da una valutazione  (fredda) sulla qualità complessiva di un sistema Paese che in estrema sintesi si esplicita nella capacità o meno di creare sviluppo sostenibile nel tempo. Nel 1961, in Italia, il reddito per abitante era paragonabile a quello dell’Africa sub-sahariana e la vita media era di 30 anni. Nello spazio di poco più di un secolo siamo divenuti uno dei principali attori del panorama mondiale. Tra il 1950 e il 1973 il reddito per abitante, che rigistra un aumento medio del 5,3% l’anno, è passato dal 38 al 64% di quello statunitense. La crescita è rallentata negli anni Settanta e Ottanta, rimanendo comunque più elevata rispetto a quella dei Paesi avanzati. Tra il 1970 e il 1990 però la spesa statle è arrivata al 53% del PIL e il “welfare” all’italiana ha allargato il suo perimetro distribuendo risorse ai cittadini ed alle imprese senza purtroppo creare nè vera solidarietà nè vero sviluppo. Nel 1990 il Pil per abitante raggiunge il 76% di quello statunitense. La lunga rincors dell’Italia ha evidenziato in seguito le prima debolezze. Nell’ultimo decennio del secolo scorso, la crescita in Italia, pur rallentata all’1,7% annuo è stata dello 0,5%, poi la crisi ha fatto sì che il reddito medio degli italiani nel 2010 tornasse al livello del 1999!

Il reddito di un soggetto fisico è particolarmente importante perchè è strettamente correlato con il suo livello di rischio, misura la capacità della persona di superare le situazioni di difficoltà o di cogliere le opportunità e ne determina concretamente le capacità di resistere o di investire. Rivoluzione tecnica, rapida apertura ai mercati internazionali e avvento dell’Unione monetaria, non siamo riusciti a realizzare quella riconversione, sociale e culturale necessaria per trasformare questi shock in opportunità di crescita. Il nostro modello si è sviluppato prevalentemente sull’individua, sulle filiere familiari, su micro-comunità, capaci di interpretare spesso interessi localistici e corporativi. Un modello dinamico, dotato di straordinaria flessibilità grazie alla creatività e allo spirito di abnegazione dei nostri imprenditori e dei lavoratori, che ha generato tantissima ricchezza e benessere.Questo modello doveva essere però profondamente rivisto per rispondere alle nuove sfide, che non sono state raccolte, non tenendo adeguatamente conto che non eravamo gli unici a concorrere.

Per passera però da un modello individualistico a un sistema competitivo economicamente e socialmente, “dall’economia delle conoscenze” all'”economia della conoscenza”, occorre un’adeguata classe dirigente, nominata da una collettività realmente convinta che il bene comune sia un valore fondamentale in grado di superare una semplice sommatoria di interessi privati. Significa passare da un sistema dove prevalgono le oligarchie consociative che basano le nomine sulle cooptazione a sistema meritocratico che consente realmente ai migliori di emergere. E nessuno può sottrarsi alla responsabilità verso questa grave mancanza: le associazioni rappresentative delle imprese e dei lavoratori, il sistema finanziario, il mondo dell’istruzione, le istituzioni culturali, le Fondazioni bancarie, gli artisti e gli sportivi, il sistema cooperativo, le Camere di Commercio, gli ordini professionali, il volontariato, l’informazione, la magistratura ed infine la poloitica, che ha fallito proprio come fattore di raccordo di questa responsabilità comune condivisa. Questi gruppi di potere sono chiamati a rappresentare i legittimi interessi del lor settore ma nache un generale interesse e quindi teoricamente devono essere capaci di sacrificare alcuni ‘interessi legittimi’-

Siamo diventati il Paese dei paradossi:

  • una ricchezza media familiare tra le più alte del mondo (superiore a USA, Giappone e Germania) ma il 50% dei contribuenti dichiara oggi redditi inferiori a 15.000 euro all’anno e il 90% meno di 35.000 euro;
  • una classe imprenditoriale rappresentata da grandi realtà industriali, di cui una parte agisce a regime di quasi monopolio, in un sistema che vede 4,4 milioni di imprese, di cui, nel 2010 (dati ISTAT) 4,1 milioni con meno di 10 dipendenti e solamente 3.508 con più di 250 dipendenti! Avere un terreno fertile che possa favorire la crescita della dimensione delle aziende è fondamentale. Imprese più grandi significa maggiore produttività, maggiori investimenti in ricerca e sviluppo, più internazionalizzazione, maggior occupazione femminile e giovanile
  • un sindacato in cui la componente dei pensionati rappresenta quasi il 50% degli iscritti e dove sono sostanzialmente assenti i giovani.
  • un mondo delle professioni che è proliferato più per permettere ai cittadini e alle imprese di rispondere ad una burocrazia ipertrofica che per accompagnare gli attori economici in un percorso qualitativo;
  • un sistema finanziario con gravi responsabilità per la situazione in cui ci troviamo, che si distingue troppo spesso per le lezioni di morale e di etica che ci vengono rivolte, anche se è stato definito dall’Antitrust come poco concorrenziale, per il basso numero di operatori presenti e per la loro stretta interconnessione dovuta al perverso incrocio delle partecipazioni azionarie e dei componenti dei consigli di amministrazione. Sarebbe inoltre necessario rivedere nel nostro Paese il ruolo delle fondazioni bancarie da un lato e del sistema cooperativo del credito dall’altro;
  • un sistema scolastico che ha fallito come ascensore sociale in un Paese con uno dei tassi più bassi di scolarizzazione nell’Europa Occidentale;
  • un ceto intellettuale che non riesce ad andare oltre le diagnosi impietose o le semplici prediche edificanti, incapace di favorire la fusione di energia positiva con quella realizzativa;
  • un mercato del lavoro profondamente inefficiente formato da lavoratori di serie A, di serie C e di fantasmi, in cui ogni ipotesi di riforma viene rifiutata perchè la ridefinizione dei diritti e degli obblighi dei lavoratori viene stigmatizzata come tentativo di “macelleria sociale”. Un sistema caratterizzato dalla mancanza di reali politiche attive per l’occupazione e dalla presenza di ammortizzatori sociali come la cassa integrazione guadagni troppo spesso utilizzata in un lento percorso di accompagnamento al pensionamento del lavoratore, disattendendone la funzione originaria;
  • un sitema fiscale opprimente che colpisce in modo iniquo i lavoratori e le imprese rispetto a chi vive di rendita o agisce nel sommerso. Un paese doce l’evasione fiscale è stimata in oltre 120 miliardi di euro all’anno, un cancro inaccettabile da a ffrontare come priorità nazionale perchè rappresenta uno dei peggiori fattori distorsivi del mercato;
  • un mondo dell’informazione dove prevale la volontà di cavalcare le indignazioni delle componenti del sistema di volta in volta colpite da ipotesi di riforma, cercando di delegittimizzare i proponenti senza approfondire con professionalità e oggettività le diverse proposte messe sul tavolo. Troppo volte abbiamo assistito sui giornali e nelle televisioni indagine giornalistiche che avevano l’obiettivo di suscitare una condanna spostando pericolosamente il piano da quello giuridico a quello morale, cercando poi di estendere le responsabilità alla classe di appartenenza del soggetto “colpevole”.

Agire sulla competitività di un Paese significa provare a transitare da una logica di welfare assistenziale ad una di welfare moderno e dinamico…..  La strategia dei piccoli passi risponde alle regole della politica e del consenso sociale, ma non alle regole di un mondo globalizzato in cui la competitività tra i Paesi richiede soluzioni più radicale e con tempistiche diverse, soprattutto per chi, come noi, ha un grave ritardo da recuperare. Alcuni autorevoli personaggi hanno cercato di individuare nel liberalismo e nel mercato le colpe dell’attuale crisi. Si tratta di una visione ideologicamente sbagliata. Il mercato è semplicemente uno strumento. Quando non opera correttamente è perchè sono sbagliate le regole che ne definiscono i confini o i modi di operare dei concorrenti. La sfida è di impegnarsi a farlo funzionare, realizzando in pieno uno dei valori fondanti di una democrazia moderna che è la sussidiarietà e non occuparne gli spazi interponendo lo Stato alla più efficace iniziativa dei cittadini. Soprattutto in uno Stato come il nostro dove il 50% del PIL è rappresentato dalla spesa pubblica questa interpretazione anti-liberare visti i risultati è fuori luogo.

L’ambizione dell’assemblea di oggi è di mettere al centro dell’attenzione pubblica questo tema centrale che deve essere affrontato anche a livello locale, partendo proprio dalla Brianza, che rappresenta ancora oggi uno straordinario laboratorio di professionalità e di imprenditorialità nel contesto europeo, capace di coniugare i temi economici con quelli della responsabilità sociale. La definizione di una classe dirigente non si esaurisce nell’indicazione di un nome nella cabina elettorale o nelle sedi elettive dei rappresentanti di un’associazione. Occorre infatti partecipare ai processi di formazione, di selezione e di ricambio dei proprio rappresentanti, fornendo continui suggerimenti e anche critiche su cosa occorre fare e come farlo. Le classi dirigenti non devono però essere lasciate sole al loro destino con deleghe in bianco per poi rifarsi vivi dopo aver constatato che le cose non sono andate come dovevano. Senza un continuo impegno di tutti si diventa responsabili del male comune e non si contribuisce ad un progetto di crescita che deve essere guidato da classi dirigenti preparate e continuamente agganciate alla realtà di cui sono emanazione.

Le sfide più urgenti che dobbiamo affrontare a livello di sistema-paese sono EQUITA’ e SVILUPPO. Per quanto rigurda il primo tema, agendo su una riforma fiscale che riequilibri il livello di imposizione tra redditi di lavoro e di impresa rispetto alle rendite e su una riforma delle pensioni che riequilibri la posizione di chi è da poco entrato nel mondo del lavoro rispetto a coloro che stanno per ritirarsi e preveda magari un contributo di solidarietà per chi è andato in pensione con pochi anni di contributi. In merito al secondo tema, è prioritario agire su una riforma della legislazione del lavoro, accompagnata dall’introduzione di efficaci strumenti di politica attiva, e su un’azione riformatrice, in tema di liberalizzazioni e di privatizzazioni, che vada concretamente un disimpegno dello Stato nell’economia. Affrontare questi due temi significa ridefinire il rapporto tra reddito e ricchezza, tra capitale e lavoro, tra Stato e cittadini, tra diritti e doveri. Bisogna ritrovare una cittadinanza attiva che con passione, con genrosità e con impegno partecipi nel processo di valorizzazione del nostro tessto sociale, che altrimenti non può sopravvivere in un sistema dove le lidership sono scollegate dalla base, dove gli individui sfiduciati oppure opportunisticamente guidati si occupano unicamente del loro piccolo giardino. Bisogna tenere in gran conto il bene comune. ….. La legittimazione di una rinnovata classe dirigente, che deve passare attraverso un adeguato processo di selezione, di formazione e di ricambio è una sfida per tutti noi. Lo dobbiamo alle nuove generazioni e lo dobbiamo a tutti gli eroi e tutti i martiri che durante il Risorgimento, la Resistenza, gli anni bui del terrorismo sono caduti per l’Unita d’Italia, fiduciosi che il loro sacrificio non andasse perduti nei libri di storia, che il loro gesto fosse raccolto da una classe dirigente responsabile capace di assicurare benessere e coesione sociale nelle genrazioni future. Il mondo delle imprese, con il suo straordinario patrimonio produttivo, tecnologico e umano, che ancora oggi molti ci invidiano è pronto, ha già dato nel passato dimostrazione di saper affrontare le situazioni più dure, di adattarsi ai contesti che mutano. Siamo convinti di avere l’entusiasmo e le capacità per continuare ad essere uno dei principali attori dell’industria mondiale. Se la politica saprà realizzare i cambiamenti necessari per rendere finalmente il nostro sistema più competitivo e più attrattivo, troverà imprenditori che sfrutteranno con successo queste riforme e genereranno nuova ricchezza e nuovo benessere, dando concrete prospettive alle nuove generazioni e maggiori sicurezza a chi ha già contribuito a questo grande Paese.

Viva l’Italia e viva la Brianza.

grazie

Presidente Confindustria Monza Brianza 

Dott. Renato Cerioli  

 

 

 

Scrivere argomentare persuadere

 Gianrico Carofiglio

 Milano, Ottobre 2011

Si legge nella prefazione di un piccolo e fondamenale libro continuamente ristampato dagli anni trenta ad oggi – The Elements of Legal Style – che fissa le regole basilari dell’uso, dall’interpunzione al lessico, dalla grammatica alla sintassi, dall’actio all’elocutio, con efficacia e chiarezza:” nulla è irrilevante, con le parole,la vita degli uomini può dipendere da una virgola “. Nella prefazione:”… noi giuristi possediamo solo le parole. Noi non possiamo prescrivere medicine ai nostri pazienti. In un processo, nella stesure di una lettera, nella redazione di un contratto, in una trattativa, le parole sono il nostro unico strumento di lavoro. Quando si scrive, quando si parla, l’unico obiettivo è la chiarezza”.

 PARTE PRIMA

Come in ogni lingua speciale, anche nel linguaggio giuridico si possono individuare diverse peculiarità:

  1. lessicali, per l’uso di termini tecnici sconosciuti alla lingua standard;
  2. morfosintattiche, per il modo particolare di costruire i periodi;
  3. stilistiche, per l’estensione delle frasi e la scelta di locuzioni tipiche

Lessico

Negli atti giuridici è frequente l’uso di stereotipi sintattici e lessicali, locuzioni fisse, termini arcaici o letterari, neologismi. E’ frequente inoltre l’uso di verbi sostantivati, spesso sconosciuti alla lingua italiana.

  •  Stereotipi: stante/stanti, trattasi, devesi
  •  Locuzioni fisse: atteso che, caso di specie, la questione di che trattasi, ai sensi dell’articolo
  • Termini arcaici: siccome (usato nel senso di poichè), disbrigare, denegrare, reiezione, prosieguo
  • Neologismi: prospettazione, documentalmente, probatorietà
  • Sostantivazioni: apprensione, caducazione, pattuizione

Sono espressioni da evitare perchè inutili, perchè poco comprensibili o perchè semplicemente errate dal punto di vista grammaticale. Si devono inoltre evitare, per quanto possibili, i sostantivi astratti derivati da verbi con suffissi in –zione e – meno o a suffisso zero come stipula, convalida, ratifica o scorporo, interpello, supero assai diffusi nel linguaggio giuridico, ma non sempre corretti ed efficaci.

Accanto ad  espressioni di uso comune come anticipazione, liquidazione, o a termini giuridici difficilmente sostituibili come capitolazione o autorizzazione si usano spesso parole che si potrebbero evitare perchè di origine gergale come pervenimento o dimidiazione.

Morfosintassi 

Casi tipici:

  • Formule sintetiche
  • Ordine atipico dei sintagmi all’interno della frase
  • Uso dell’imperfeto narrativo

 Formule sintetiche

Pur di comprimere le frasi e condensarvi il maggior numero di parole si usano soluzioni fantasiose.

  1. enclisi del -si con l’infinito retto da verbo modale (attuarsi, farsi, menzionarsi, procedersi)
  2. l’uso dei modo indefiniti (infinito e gerundio) al posto dei modi finiti (chiedere applicarsi all’imputato, non sussistendo conflitto)
  3. l’uso del participio in funzione di complemento predicato (decorso il termine, esistenti fino a prova contraria, stante le disposizioni, facentigli, commessegli)
  4. aggettivo in sostituzione di relaiva (e sostantivo in sostituzione di oggettiva o interrogativa indiretta) (riferibile, riconducibile, esperibilità, configurabilità)
  5. sigle e abbreviazioni (se risultano poco comuni)

Ordine atipico dei sintagmi all’interno della frase

  1.  Anteposizione del verbo al soggetto in frase principale
  2. Anteposizione del soggetto in fase gerundiva
  3. Anteposizione dell’aggettivo al nome
  4. Anteposizione del complemento d’agente al soggetto in subordinata

Uso dell’imperfetto narrativo

I testi che contengono l’esposizione dei fatti e su cui ruotano questioni o controversie giuridiche sono quelli di produzione dottrinale e di produzione giudiziaria e in questi testi trionfa l’imperfetto narrativo. Più raramente si fa ricorso al presente indicativo storico oppure al passato prossimo

 Stile

Usare frasi brevi anche per pensieri complessi. Il perido nella sua struttura più semplice e lineare è costituito da un soggetto, un verbo e un complemento. Anche se non sempre è possibile limitare il testo a un succeddersi di frasi così semplici, bisognerebbe tendere a semplificare il più possibile i periodi, spezzando quelli eccessivamente lunghi. L’uso sapiente della punteggiatura, su cui ci si soffermerà in seguito consente di limitare le frasi a gruppi di non più di venticinque/trenta parole. Un periodo più lungo lascia il lettore senza fiato e spesso impedisce di comprendere la relazione logica tra le diverse frasi.

  • Non eccedere con le subordinate
  • Preferire verbi attivi
  • Rimuovere parole superflue e frasi ridondanti
  • Evitare il più possibile espressioni arcaiche pseudo-tecniche come reiezione, pattuizione proseguo, preciduo, interloquire
  • Non usare neologismi e forestierismi, non eccedere con latinismi
  • Usare con parsimonia gli avverbi, evitare la doppia negazione
  • Evitare frasi esclamative eusare solo eccezionalmente le interrogative
  • curare la punteggiatura
  • usare con parsimonia le note

Suggerimenti finali

CURA NELLA PRESENTAZIONE FORMALE DELLO SCRITTO

Sono sempre apprezzabili scritti chiari, semplici, con adeguata spaziatura, con margini regolari e ampi. E’ opportuno scegliere caratteri semplici e facilmente leggibili (Time New Roman, Garamond o Baskerville), evitare simboli strani e asterischi per dividere le parti dell’atto, usare con sapienza gli spazi bianchi, orizzontali e verticali, della pagina. Bisogna andare a capo tutte le volte che l’esposizione giunge alla conclusione del trattato, sia per migliorare la veste grafica sia per chiarire che si sta passando a una nuova questione.

Di fronte ad atti lunghi può essere utile dividerli in paragrafi, che andranno segnalati da un titolo. Infine devono essere equilibrate in lunghezza le diverse parti che compongono l’atto: ricostruzione in fatto e in diritto, sintesi dell’atto dell’avversario al quale si risponde con il proprio scritto, ecc.