Riconoscimenti per l’impegno ed il lavoro svolto nello Studio Mainini

Tutto scorre, la vita stessa lo fa, ma i collaboratori veri restano.
Finché abbiamo dei ricordi, il passato dura…
finché abbiamo speranze, il futuro ci attende…
finché abbiamo professionisti validi, il presente vale la pena di essere vissuto.
Non c’è vera felicità senza una persona con cui condividerla.

Gloria Cuzzocrea
Venti anni di Collaborazione – Responsabile Gestione del Personale

 

Fulvio Meda Consulente Contabile
Fulvio Meda – Vent’anni di collaborazione – Consulente Contabile

 

 

Paola Crespi – Vent’anni di collaborazione – Ufficio Amministrazione Contabile  
Ada Mangone – Vent’anni di collaborazione – Responsabile Amministrazione Contabile ed IT  

 

 

 

 

La Prima Sezione civile ha rimesso gli atti al Primo Presidente per l’eventuale rimessione della causa alle Sezioni Unite ai fini dell’ulteriore approfondimento della seguente questione di massima di particolare importanza: se la disciplina antiusura sia riferibile anche agli interessi moratori

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Commento alla Sentenza:

La Prima Sezione civile ha rimesso gli atti al Primo Presidente per l’eventuale rimessione della causa alle Sezioni Unite ai fini dell’ulteriore approfondimento della seguente questione di massima di particolare importanza: se la disciplina antiusura sia riferibile anche agli interessi moratori, dovendosi in particolare valutare, anche alla stregua del tenore letterale dell’art. 644 c.p. e dell’art. 2 della legge n. 108 del 1996, se il principio di simmetria consenta o meno di escludere l’assoggettamento degli interessi di mora alla predetta disciplina, in quanto non costituenti oggetto di rilevazione ai fini della determinazione del tasso effettivo globale medio; qualora si opti per la soluzione contraria, se, ai fini della verifica in ordine al carattere usurario degli interessi, sia sufficiente la comparazione con il tasso soglia determinato in base alla rilevazione del tasso effettivo globale medio di cui al comma 1 dell’art. 2 cit., o se, viceversa, la mera rilevazione del relativo tasso medio, sia pure a fini dichiaratamente conoscitivi, imponga di verificarne l’avvenuto superamento nel caso concreto, e con quali modalità debba aver luogo tale riscontro, alla luce della segnalata irregolarità nella rilevazione.
Presidente: C. De Chiara

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

PRIMA SEZIONE CIVILE

 

FATTI DI CAUSA

  1. A. P. convenne in giudizio la F.C. XXXXXX S.r.l., pro-ponendo opposizione al decreto ingiuntivo n. 4204/05, emesso il 7 dicembre 2005, con cui il Tribunale di Genova le aveva intimato il pagamento della somma di Euro 18.500,94, oltre interessi al 17,57%, dovuta a titolo di rate insolute, capitale residuo, interessi moratori e penale, relativi ad un finanziamento concesso con contratto di credito al consumo stipulato il 23 aprile 2002.

A sostegno della domanda, l’attrice dedusse la nullità del contratto, l’er-rata determinazione della somma dovuta, l’inefficacia delle relative clausole ai sensi degli artt. 1469-bis, nn. 6 e 17, 1469-ter, 1469-quater e 1469-quinquies cod. civ., e la nullità della clausola che prevedeva la misura degl’interessi moratori, per violazione dell’art. 1815 cod. civ., nonché di quella che prevedeva la capitalizzazione degl’interessi.

Si costituì la Santander Consumer Finanzia S.r.l. (già Finconsumo Banca S.p.a., già Finconsumo S.p.a., in qualità di società incorporante della F.C. XXXXX), e resistette alla domanda, chiedendone il rigetto.

1.1. Con sentenza del 12 giugno 2008, il Tribunale di Genova accolse parzialmente l’opposizione, revocando il decreto ingiuntivo e condannando l’attrice al pagamento della somma di Euro 12.294,01.

  1. L’impugnazione proposta dalla Santander Consumer Bank S.p.a. (già Santander Consumer Finanzia) è stata rigettata dalla Corte d’appello di Genova, che con sentenza del 30 luglio 2014 ha rigettato anche il gravame incidentale proposto dalla P.

A fondamento della decisione, la Corte ha disatteso innanzitutto l’ecce-zione d’inammissibilità dell’impugnazione per violazione dell’art. 163 nn. 2 e 6 cod. proc. civ., ritenendo ininfluente, in presenza della procura ad litem apposta dal legale rappresentante della FC Factor in calce al ricorso per decreto ingiuntivo ed estesa ad ogni grado del giudizio, la mancata specifica-zione della sede legale e del nominativo del legale rappresentante della società, nonché l’assenza di un riferimento agli estremi della procura.

Ha ritenuto altresì ammissibile l’intervento spiegato in appello dalla Banca Ifis S.p.a., in qualità di cessionaria del credito controverso, osservan­do comunque che i mutamenti susseguitisi nella titolarità del credito non avevano determinato alcuna compressione del diritto di difesa dell’appellata o limitazione della pienezza del contraddittorio, ed escludendo quindi il ca­rattere vessatorio della clausola contrattuale che autorizzava la cessione dei diritti derivanti dal contratto.

Premesso inoltre che le censure proposte dall’appellante erano illustrate in modo sufficientemente puntuale e specifico, ha confermato che il caratte­re oneroso del mutuo escludeva l’applicabilità dell’art. 1186 cod. civ., il qua­le presuppone che il termine sia stato fissato soltanto a favore del debitore, ritenendo pertanto che alla comunicazione della decadenza dal beneficio del termine fosse stato correttamente attribuito un effetto risolutivo, anch’esso espressamente previsto dal contratto e non avente portata alternativa ri­spetto alla predetta decadenza.

La Corte ha confermato poi il carattere vessatorio delle clausole contrat­tuali che imponevano al debitore inadempiente l’immediato pagamento di tutte le rate scadute e da scadere, comprensive d’interessi, nonché di un ul­teriore interesse di mora al tasso dell’1,5°/0 mensile, di una penale pari al 30% degl’importi insoluti e di un’ulteriore penale di Euro 250,00, dichiaran­done l’inefficacia ai sensi dell’art. 1469-bis cod. civ., in quanto la società creditrice non aveva fornito la prova richiesta dall’art. 1469-ter, ultimo comma, cod. civ., e concludendo pertanto che la debitrice era tenuta soltan­to al pagamento del capitale residuo.

In ordine agl’interessi, la Corte ha confermato l’applicabilità della legge 7 marzo 1996, n. 108, ritenendola riferibile sia agl’interessi corrispettivi che a quelli moratori, ed escludendone l’operatività soltanto in riferimento ai contratti stipulati in epoca anteriore alla sua entrata in vigore e produttivi di rapporti ormai esauriti. Ha precisato al riguardo che, sebbene il contratto di finanziamento fosse stato sottoscritto in data anteriore all’emanazione del d.m. 25 marzo 2003, che aveva provveduto per la prima volta alla rileva­zione del tasso di mora, già il precedente d.l. 29 dicembre 2000, n. 394 a­veva fatto riferimento agl’interessi a qualunque titolo convenuti, individuando il limite oltre il quale gl’interessi dovevano considerarsi comunque usura­ri nel tasso medio risultante dall’ultima rilevazione pubblicata nella Gazzetta Ufficiale relativamente alla categoria di operazioni in cui il credito era com­preso, aumentato della metà. Ritenuto che tale criterio fosse utilizzabile an­che per l’accertamento del carattere usurario di interessi moratori pattuiti in data anteriore all’entrata in vigore del d.m. 25 marzo 2003, ha rilevato che nella specie il tasso del 18% annuo, previsto dal contratto di mutuo, risulta­va superiore al tasso soglia, e ne ha quindi affermato la nullità, ai sensi dell’art. 1815, secondo comma cod. civ., oltre all’inefficacia ai sensi dell’art. 1469-bis cod. civ.

Ha ritenuto invece infondate le censure proposte dall’appellante inciden­tale in ordine alla quantificazione della somma dovuta a titolo di capitale re­siduo, reputando ininfluente l’avvenuta predisposizione da parte della P.  di un piano di ammortamento finanziario alternativo, in quanto non accompagnata dall’indicazione degli errori in cui era incorso il Giudice di primo grado.

  1. Avverso la predetta sentenza ha proposto ricorso per cassazione, per dieci motivi, illustrati anche con memoria, la Santander, in qualità di avente causa della Banca Ifis, per effetto della retrocessione del credito preceden­temente ceduto. La P. ha resistito con controricorso, anch’esso illu­strato con memoria.

RAGIONI DELLA DECISIONE

  1. Preliminarmente, vanno disattese le eccezioni d’inammissibilità solle­vate dalla difesa della controricorrente in ordine alla documentazione depo­sitata unitamente al ricorso, per contrasto con l’art. 372 cod. proc. civ., ed alla stessa impugnazione, per difetto di legittimazione attiva.

La documentazione di cui si contesta la produzione consiste infatti nella copia autentica della sentenza impugnata, nelle lettere raccomandate e nei fax con cui la Santander e la Banca Ifis hanno comunicato alla controricorrente ed al suo difensore l’intervenuta retrocessione del credito azionato in giudizio, e nelle istruzioni della Banca d’Italia per la rilevazione del tasso ef­fettivo globale medio ai fini della legge sull’usura, pubblicate nella Gazzetta.

 

Ufficiale del 23 agosto 2001: il deposito in copia della sentenza impugnata è espressamente prescritto dall’art. 369, secondo comma, cod. proc. civ. a pena d’improcedibilità del ricorso per cassazione, anche ai fini della neces­saria verifica in ordine alla tempestività dell’impugnazione, mentre quello dei documenti relativi alla retrocessione deve ritenersi autorizzato proprio dall’art. 372 cod. proc. civ., in quanto volto a fornire la prova del trasferi­mento del diritto controverso, da cui, salvo quanto si dirà in prosieguo, di­pende la legittimazione della ricorrente ad impugnare la sentenza d’appello, e quindi l’ammissibilità del ricorso per cassazione (cfr. Cass., Sez. III, 11/ 12/2013, n. 27762). Le istruzioni della Banca d’Italia costituiscono invece atti amministrativi la cui produzione non può aver luogo per la prima volta in sede di legittimità, non essendo le stesse annoverabili tra le fonti del di­ritto, ai sensi dell’art. 1 disp. prel. cod. civ., e non trovando pertanto appli­cazione, rispetto ad esse, il principio jura novit curia di cui all’art. 113 cod. proc. civ., che impone al giudice la ricerca d’ufficio del diritto applicabile (cfr. Cass., Sez. III, 10/01/2019, n. 2543; 5/08/2002, n. 11706; 26/06/ 2001, n. 8742); nella specie, tuttavia, la produzione ha avuto luogo non già ai fini della prova del tasso effettivo globale medio da utilizzarsi per la de­terminazione del tasso soglia di cui all’art. 644 cod. pen., la cui rilevazione costituisce la funzione tipica di tali atti (e la cui dimostrazione sarebbe pe­raltro spettata alla controricorrente, che aveva fatto valere il carattere usu­rario degl’interessi applicati al finanziamento), ma per confortare il rilievo contenuto nel ricorso, secondo cui la predetta rilevazione non è riferibile agl’interessi moratori, e quindi a sostegno di una tesi giuridica che, in quan­to ampiamente diffusa in dottrina e risultante da numerosi precedenti giuri­sprudenziali, non abbisogna di specifica dimostrazione.

1.2. Quanto alla legittimazione della Santander, anche a voler ritenere che, come sostiene la difesa della controricorrente, le lettere prodotte nella presente fase non risultino sufficienti ai fini della relativa prova, in quanto prive di riferimento alla data della retrocessione, e quindi inidonee ad atte­starne la posteriorità rispetto alla pubblicazione della sentenza impugnata, dovrebbe ugualmente escludersi l’inammissibilità dell’impugnazione: sebbe­ne infatti, a seguito della cessione del credito in favore della Banca Ifis, la

 

cessionaria abbia spiegato intervento nel giudizio di appello, ritenuto am­missibile dalla sentenza impugnata, il processo è proseguito anche nei con­fronti della cedente, non essendone stata disposta l’estromissione ai sensi dell’art. 111, terzo comma, cod. proc. civ., con la conseguenza che, indi­pendentemente dalla retrocessione del credito, alla ricorrente va riconosciu­ta, in qualità di dante causa e parte originaria, la legittimazione ad impu­gnare la relativa sentenza, ferma restando la legittimazione spettante alla cessionaria ai sensi del quarto comma del medesimo articolo, avente carat­tere concorrente e non sostitutivo (cfr. Cass. Sez. II, 11/05/2000, n. 6038).

  1. Con il primo motivo d’impugnazione, la ricorrente denuncia la viola­zione dell’art. 112 cod. proc. civ., censurando la sentenza impugnata nella parte in cui, dopo aver confermato la riqualificazione della decadenza dal beneficio del termine come risoluzione del contratto, ha ritenuto non dovuta la quota d’interessi compresa nelle rate insolute, senza pronunciare in ordi­ne al motivo d’impugnazione con cui era stata contestata l’efficacia retroat­tiva della risoluzione, affermata dalla sentenza di primo grado. Sostiene in­fatti che nei contratti di durata, quali il mutuo, la risoluzione non opera re­troattivamente, e non travolge pertanto le rate già scadute, le quali devono pertanto essere pagate per intero, ivi compresa la quota d’interessi inclusa nelle stesse.
  2. Con il secondo motivo, la ricorrente deduce la violazione degli artt. 132, secondo comma, n. 4 e 156 cod. proc. civ. e dell’art. 118 disp. att. cod. proc. civ., osservando che, nell’escludere l’obbligo di pagare per intero le rate scadute, in conseguenza della risoluzione del contratto, la sentenza impugnata non ne ha spiegato le ragioni, avendo accennato alla questione soltanto nella parte in cui ha riconosciuto l’obbligo di corrispondere il solo capitale residuo, per effetto della dichiarazione d’inefficacia delle clausole che prevedevano le penali.
  3. Con il terzo motivo, la ricorrente lamenta la violazione e la falsa ap­plicazione dell’art. 1458 cod. civ., sostenendo che, ove si ritenga che la sen­tenza impugnata abbia confermato l’efficacia retroattiva della risoluzione, la stessa si porrebbe in contrasto con la predetta disposizione, non avendo considerato che il contratto di finanziamento con rimborso rateale è ricon-

 

ducibile al genus del mutuo, configurandosi pertanto come un contratto di durata, con la conseguenza che le rate scadute e non pagate alla data della risoluzione non restano travolte, ma vanno corrisposte nella loro interezza, ivi compresa la quota d’interessi corrispettivi inclusa nelle stesse.

  1. Con il quarto motivo, la ricorrente denuncia la violazione o la falsa applicazione dell’art. 1815 cod. civ., dell’art. 644 cod. pen., dell’art. 1 del d.l. n. 394 del 2000, convertito in legge 28 febbraio 2001, n. 24, dell’art. 1 della legge n. 108 del 1996 e del d.m. 22 marzo 2002, censurando la sen-tenza impugnata nella parte in cui ha esteso agl’interessi moratori l’applica-bilità della disciplina antiusura. Premesso che gl’interessi moratori non sono soggetti all’art. 1815 cod. civ. ed all’art. 644 cod. pen., avendo la funzione di risarcire il danno derivante dal ritardo nell’adempimento e trovando la lo-ro disciplina nell’art. 1224 cod. civ., il quale non è stato modificato dalla normativa antiusura, precisa che essi sono comunque dovuti nella misura legale, ma possono anche essere determinati dalle parti, con pattuizione ri-conducibile alla clausola penale, e quindi suscettibile di riduzione, ai sensi dell’art. 1384 cod. civ. Aggiunge che la predetta disciplina non è stata modi-ficata dal d.l. n. 394 del 2000, il quale, nel dichiarare usurari gl’interessi do-vuti a qualunque titolo, se convenuti in misura superiore al tasso soglia, non ha modificato l’ambito applicativo degli artt. 1815 e 644, avendo natura meramente interpretativa; sostiene che il contrario orientamento della giu-risprudenza di legittimità trae origine da un obiter dictum contenuto nella sentenza della Corte costituzionale n. 29 del 2002, non avente carattere vincolante, in quanto riguardante esclusivamente l’ammissibilità della que-stione dalla stessa esaminata; osserva inoltre che solo a seguito della pre-detta pronuncia ha avuto inizio la rilevazione dei tassi medi degl’interessi moratori, la quale, come precisato dal d.m. 25 marzo 2003, è stata effet-tuata a fini meramente conoscitivi, e si è comunque arrestata al 2002. Con-clude pertanto che la pattuizione d’interessi moratori in misura superiore al tasso soglia non comporta la nullità della relativa clausola e l’esclusione dell’obbligo di corrispondere qualsiasi interesse, ma solo l’inefficacia della clausola, ai sensi degli artt. 1469-bis e 1469-quinquies cod. civ., o la possi-bilità di chiedere la riduzione, ai sensi dell’art. 1384 cod. civ.

 

  1. Con il quinto motivo, la ricorrente deduce, in via subordinata, la vio­lazione e/o la falsa applicazione dell’art. 2 della legge n. 108 del 1996, del d.m. 22 marzo 2002 e dell’art. 14 disp. prel. cod. civ., osservando che, nel ritenere applicabile la disciplina antiusura, la sentenza impugnata ha omes­so di rilevare che il contratto di finanziamento posto a fondamento della domanda è stato stipulato in epoca anteriore all’emanazione del d.m. 25 marzo 2003, che per primo ha proceduto alla rilevazione del tasso medio degl’interessi moratori. Essa non ha considerato che l’art. 1815 cod. civ. e l’art. 644 cod pen. hanno natura di norma in bianco, demandando la deter­minazione del tasso soglia ad altre disposizioni, e segnatamente ai decreti ministeriali previsti dall’art. 2 della legge n. 108 del 1996, che non si appli­cano agl’interessi pattuiti in epoca anteriore alla loro emanazione, poiché la disciplina antiusura non ha efficacia retroattiva.
  2. Con il sesto motivo, la ricorrente lamenta la violazione degli artt. 132, secondo comma, n. 4 e 156 cod. proc. civ. e dell’art. 118 disp. att. cod. proc. civ., censurando la sentenza impugnata nella parte in cui ha rite­nuto che gl’interessi richiesti sulla somma dovuta fossero superiori al tasso soglia, senza spiegarne le ragioni.
  3. Con il settimo motivo, la ricorrente denuncia la violazione dell’art. 112 cod. proc. civ., censurando la sentenza impugnata per aver omesso di pronunciare in ordine al motivo di appello concernente l’inapplicabilità della disciplina antiusura.
  4. Con l’ottavo motivo, la ricorrente deduce la violazione degli artt. 132, secondo comma, n. 4 e 156 cod. proc. civ. e dell’art. 118 disp. att. cod. proc. civ., affermando che, nel confermare il carattere vessatorio della clau­sola contrattuale che stabiliva il tasso degl’interessi moratori, in virtù della mancata dimostrazione che la stessa costituiva il frutto di una specifica trat­tativa, la sentenza impugnata non ha considerato che essa ricorrente non aveva l’onere di proporre impugnazione al riguardo, dal momento che la sentenza di primo grado aveva ritenuto assorbita la questione, in conse­guenza della dichiarazione di nullità della clausola per effetto del supera­mento del tasso soglia. Aggiunge che, nel ritenere eccessivo il tasso conve­nuto, la sentenza impugnata non ne ha spiegato le ragioni, omettendo di

 

motivare anche in ordine all’illiceità della riduzione effettuata in via equitati-va da essa ricorrente, nonché in ordine all’eventuale applicabilità degl’inte­ressi legali.

  1. Con il nono motivo, la ricorrente lamenta la violazione dell’art. 101 cod. proc. civ, osservando che, nel dichiarare l’inefficacia della clausola che stabiliva il tasso degl’interessi moratori, la Corte territoriale ha rilevato d’uf­ficio la relativa questione, non riproposta dalla Petolicchio con l’atto di ap­pello, omettendo d’invitare le parti a dedurre sul punto e di assegnare alle stesse un termine per il deposito di memorie.
  2. Con il decimo motivo, la ricorrente denuncia la violazione o la falsa applicazione degli artt. 1224, primo comma, 1469-bis, terzo comma, n. 6, 1469-quinquies e 1815, secondo comma, cod. civ., rilevando che, a seguito dell’accertamento del carattere vessatorio della clausola che stabiliva il tas­so degl’interessi moratori, la sentenza impugnata non si è limitata a dichia­rarne l’inefficacia, con la conseguente applicazione del tasso degl’interessi corrispettivi stabilito nel contratto, ma ne ha dichiarato la nullità ai sensi dell’art. 1815, secondo comma, cod. civ.
  3. Al di là dei diversi profili articolati nei singoli motivi d’impugnazione, le censure sollevate dalla ricorrente ruotano essenzialmente attorno a tre questioni, aventi tutte ad oggetto gl’interessi da corrispondere sulla somma dovuta a titolo di restituzione del finanziamento, e riguardanti specificamen­te a) la retroattività o meno della risoluzione del contratto, da cui dipende l’obbligo della debitrice di corrispondere la quota d’interessi compresa nelle rate insolute, b) l’applicabilità o meno della normativa antiusura agl’interes­si moratori, e la conseguente rilevanza dell’avvenuto superamento del tasso soglia, c) l’inefficacia o meno della clausola contrattuale che stabiliva il tasso degl’interessi moratori, in quanto avente carattere vessatorio, se non costi­tuente il frutto di una specifica trattativa.

La seconda questione, più volte affrontata da questa Corte, è stata in passato risolta in senso affermativo (con la sola esclusione dei rapporti e­sauritisi in epoca anteriore all’entrata in vigore della legge n. 108 del 1996) sulla base del mero richiamo alla lettera dell’art. 644, primo comma, cod. pen. e dell’art. 1815 cod. civ., che non distinguono tra interessi corrispettivi

 

e moratori, nonché all’art. 1224, primo comma, cod. civ., nella parte in cui prevede che se prima della mora erano dovuti interessi in misura superiore a quella legale gl’interessi moratori sono dovuti nella stessa misura (cfr. Cass., Sez. VI, 6/03/2017, n. 5598; Cass., Sez. III, 4/04/2003, n. 5324; Cass., Sez. I, 17/11/2000, n. 14899; 22/04/2000, n. 5286). Solo di recente la questione ha costituito oggetto di un vaglio più approfondito, all’esito del quale è stato confermato il predetto principio, in virtù di considerazioni e­stese all’inquadramento sistematico delle norme in esame, alla ratio delle stesse ed all’evoluzione storica della disciplina degl’interessi. Ribadito che l’art. 644 cod. pen. e l’art. 2 della legge n. 108 del 1996 non introducono al­cuna distinzione tra interessi corrispettivi e moratori, parlando generica­mente di «interessi», mentre l’art. 1 del d.l. n. 394 del 2000 impone di va­lutarne il carattere usurario al momento della pattuizione «a qualsiasi tito­lo», è stata richiamata la relazione di accompagnamento della legge n. 24 del 2001, di conversione del d.l. n. 394 cit., nella quale si chiariva che la predetta espressione si riferiva a qualsiasi tipo di interesse, «sia esso corri­spettivo, compensativo o moratorio». Si è inoltre evidenziata l’omogeneità della funzione economica degl’interessi, osservandosi che tanto quelli corri­spettivi quanto quelli moratori costituiscono la remunerazione di un capitale di cui il creditore non ha goduto, nel primo caso volontariamente, e nel se­condo involontariamente, e precisandosi che tale omogeneità non è esclusa dalla funzione giuridica specificamente attribuita agl’interessi moratori, con­sistente nel risarcire il danno patito dal creditore per il ritardo nel pagamen­to di un debito pecuniario, dal momento che tale pregiudizio non può consi­stere che nella necessità di ricorrere al credito, remunerando chi lo conceda, o, in alternativa, nella rinuncia ad impiegare la somma dovuta in investi­menti proficui. Si è ritenuta irrilevante, in proposito, la fonte legale o con­venzionale degl’interessi, affermandosi che ai fini della misura degli stessi viene in rilievo esclusivamente la forma scritta della pattuizione, richiesta sia per i corrispettivi che per i moratori, in entrambi i casi a tutela del debi­tore. Rilevato che alle medesime finalità di tutela risponde anche la discipli­na antiusura, si è evidenziato che l’esclusione dell’applicabilità della stessa agl’interessi moratori condurrebbe al risultato paradossale che per il credito-

 

re sarebbe più vantaggioso l’inadempimento che l’adempimento. Sotto il profilo storico, si è infine ricordato che la presenza nel codice civile di due diverse disposizioni, dedicate rispettivamente agl’interessi corrispettivi (art. 1282) ed a quelli moratori (art. 1224), costituisce un mero retaggio dell’uni­ficazione del codice civile e di quello di commercio, che risolvevano in ter­mini diversi il problema della decorrenza degli effetti della mora, e non di­pende dalla diversa funzione attribuita alle due categorie d’interessi, dovuta non già all’intento di sottrarre quelli moratori alle leggi antiusura, ma a quello di aggirare il divieto canonistico di pattuire interessi tout court (cfr. Cass., Sez III, 30/10/2018, n. 27442).

Tralasciando in questa sede, per ragioni di sintesi, l’ampio excursus sto­rico addotto a sostegno di quest’ultima affermazione, occorre rilevare che la tesi accolta nelle predette pronunce ha costituito oggetto di un vivace dibat­tito in dottrina e nella giurisprudenza di merito, nell’ambito del quale cia­scuno degli argomenti fatti propri da questa Corte è stato sottoposto a criti­ca, in tal modo pervenendosi a conclusioni diametralmente opposte. In par­ticolare, si è ritenuto non decisivo il tenore letterale dell’art. 644 cod. pen., il quale per un verso riferisce il divieto dell’usura agl’interessi dati o pro­messi «in corrispettivo di una prestazione di denaro o di altra utilità» (primo comma), in tal modo apparentemente escludendo quelli dovuti a titolo di ri­storo per il ritardo nell’adempimento, mentre per altro verso adotta un’e­spressione omnicomprensiva per la definizione della base di calcolo del tas­so usurario, imponendo di tener conto, a tal fine, delle «remunerazioni a qualsiasi titolo» collegate all’erogazione del credito. A fronte di tale ambigui­tà testuale, si è posto in risalto l’orientamento manifestatosi nella disciplina secondaria a partire dalle istruzioni impartite dalla Banca d’Italia nel 2001 e dal decreto del Ministero dell’economia e delle finanze del 25 marzo 2003, che, nel procedere alla rilevazione del tasso effettivo globale medio di cui all’art. 2, comma primo, della legge n. 108 del 1996, ha costantemente e­scluso dalla base di calcolo gl’interessi moratori, attribuendo una finalità meramente conoscitiva alla rilevazione del relativo tasso medio, periodica­mente compiuta dall’Autorità di vigilanza (cfr. da ultimo, l’art. 3 dei dd.mm. 21 dicembre 2017, 28 marzo 2018 e 27 giugno 2018, ed il punto C.4 delle

 

istruzioni aggiornate a luglio 2016). E’ stata sottolineata la ragionevolezza di tale esclusione, rilevandosi da un lato che, in quanto aventi la loro fonte nella mora del debitore, gl’interessi moratori costituiscono una voce di costo meramente eventuale, e dall’altro che l’estensione agli stessi della disciplina antiusura comporterebbe un’ingiustificata disparità di trattamento rispetto alla pattuizione di penali una tantum, aventi analoga funzione, ma sottratte all’ambito di operatività della legge n. 109 del 1996. In quest’ottica, e con riferimento all’aspetto sistematico, si è richiamato anche l’art. 19 della di-rettiva n. 2008/48/CE del 23 aprile 2008, relativa ai contratti di credito ai consumatori, il quale, nel disciplinare il calcolo del tasso annuo effettivo globale, sia pure ai soli fini della trasparenza delle condizioni contrattuali, esclude espressamente dal computo dei costi eventuali penali che il consu-matore sia tenuto a pagare per l’inadempimento degli obblighi previsti dal contratto di credito, assumendo inoltre come presupposto l’ipotesi che il creditore ed il consumatore adempiano ai loro obblighi nei termini ed entro le date convenuti. E’ stata infine evidenziata la reversibilità dell’argomento fondato sulla maggior convenienza che l’inadempimento potrebbe rivestire per il creditore, in caso di sottrazione degl’interessi moratori alla disciplina antiusura, essendosi rilevato che l’applicazione di tale disciplina, compor-tando l’azzeramento del debito degl’interessi, potrebbe favorire, per conver-so, anche comportamenti opportunistici del debitore.

Alle predette obiezioni, puntualmente prese in esame dalla pronuncia da ultimo citata, la stessa risponde con argomenti non del tutto appaganti, quali l’insistenza sull’omogeneità della funzione economica delle varie cate-gorie d’interessi, che non esclude la diversità dei relativi titoli giuridici, ed il richiamo alla sentenza della Corte costituzionale n. 29 del 2002, con cui il Giudice delle leggi, chiamato a pronunciarsi in ordine alla legittimità costitu-zionale dell’art. 1, comma primo, del d.l. n. 394 del 2000, ritenne ammissi-bile la questione, pur in mancanza di una specifica motivazione in ordine all’applicabilità del tasso soglia anche agl’interessi moratori, considerando plausibile tale interpretazione, in quanto giustificata dalla lettera della nor-ma impugnata e fatta propria anche dalla giurisprudenza di legittimità: è appena il caso di ricordare, a quest’ultimo riguardo, che, nel valutare l’am-

 

missibilità delle questioni sottoposte al suo esame, la Corte costituzionale non si pronuncia sulla correttezza dell’interpretazione della norma impugna-ta, spettante al Giudice ordinario, essendo sufficiente, al predetto fine, che la lettura prescelta dal giudice a quo non risulti implausibile e sia comunque idonea a giustificare la rilevanza della questione (cfr. ex plurimis, Corte cost., sent. n. 56 del 2017; n. 124 del 2017; n. 520 del 2002). Non decisivo deve invece ritenersi, con riguardo alle modalità di rilevazione del tasso ef-fettivo globale medio, il richiamo alla nota di chiarimenti diramata il 3 luglio 2013 dalla Banca d’Italia, nella quale, pur affermandosi testualmente che anche gl’interessi di mora sono soggetti alla legge antiusura, si precisa, con-traddittoriamente, che gli stessi sono esclusi dal calcolo del tasso effettivo globale, in quanto non dovuti dal momento dell’erogazione del credito, ma soltanto a seguito di un eventuale inadempimento da parte del cliente, e comunque tali da determinare, per la loro superiorità rispetto agl’interessi corrispettivi, un innalzamento del tasso soglia, in danno della clientela.

Sotto il profilo pratico, l’esclusione degl’interessi moratori dalla base di calcolo del tasso effettivo globale medio ha fatto poi sorgere il problema dell’individuazione del parametro di riferimento da adottare ai fini della va-lutazione del carattere usurario dei predetti interessi, non potendosi eviden-temente assumere come termine di paragone il tasso medio rilevato a fini conoscitivi dalla Banca d’Italia, non solo perché lo stesso non ha carattere vincolante, ma anche perché la sua rilevazione, rimasta a lungo sospesa, è ripresa soltanto negli ultimi anni. L’impossibilità di fare riferimento a questo ultimo tasso è stata riconosciuta dalla stessa pronuncia citata, la quale, pur conferendo rilievo all’affermazione di principio contenuta nella nota di chia-rimenti della Banca d’Italia, secondo cui anche gl’interessi moratori sono soggetti alla disciplina antiusura, ha dovuto ammettere che, in assenza di qualsiasi norma di legge in tal senso, non può pretendersi di accertarsene il carattere usurario sulla base di un tasso ottenuto incrementando arbitra-riamente di qualche punto percentuale il tasso soglia, come previsto dai de-creti ministeriali, ed ha ritenuto di poter risolvere la questione mediante l’af-fermazione del principio secondo cui il predetto riscontro va compiuto con-frontando puramente e semplicemente il saggio degli interessi concordato

 

dalle parti col tasso soglia calcolato in riferimento al tipo di contratto stipu­lato, senza alcuna maggiorazione od incremento. Tale soluzione, tuttavia, presenta l’indubbio inconveniente, puntualmente segnalato dalla dottrina, di porre a confronto dati disomogenei: poiché, infatti, il tasso effettivo globale medio è determinato in base alla rilevazione dei tassi degl’interessi corri­spettivi, normalmente meno elevati di quelli degl’interessi moratori, il con­fronto di questi ultimi con il tasso soglia calcolato sulla base del primo potrà condurre più frequentemente ad affermare il carattere usurario degl’interes­si, in tal modo favorendo ingiustificatamente il debitore, per il quale l’ina­dempimento potrebbe paradossalmente risultare più conveniente dell’a­dempimento, comportando l’azzeramento degl’interessi.

Com’è noto, l’esigenza di assicurare l’omogeneità dei dati in base ai quali devono essere calcolati, rispettivamente, il tasso effettivo globale ap­plicabile al contratto concretamente stipulato tra le parti ed il tasso effettivo globale medio, che costituisce a sua volta la base per la determinazione del tasso soglia, oltre il quale quello concordato tra le parti dev’essere conside­rato usurario ai sensi dell’art. 644, terzo comma, cod. pen., è già emersa in riferimento ad un’altra delle voci di costo normalmente poste a carico della clientela nello svolgimento dei rapporti bancari, e precisamente con riguardo alla commissione di massimo scoperto, che le istruzioni della Banca d’Italia ed i decreti ministeriali emanati ai sensi della legge n. 108 del 1996 esclu­devano espressamente dal computo del tasso effettivo globale medio, di­sponendone la separata rilevazione. A seguito dell’entrata in vigore dell’art. 2-bis del d.l. 29 novembre 2008, n. 185, introdotto dalla legge di conver­sione 28 gennaio 2009, n. 2, il quale disponeva, al comma secondo, che gli interessi, le commissioni e le provvigioni derivanti dalle clausole, comunque denominate, che prevedessero una remunerazione, a favore della banca, dipendente dall’effettiva durata dell’utilizzazione dei fondi da parte del clien­te, fossero comunque rilevanti ai fini dell’applicazione dell’art. 1815 cod. civ., dell’art. 644 cod. pen. e degli artt. 2 e 3 della legge n. 108 del 1996, si pose dunque il problema di stabilire se tale disposizione si applicasse anche ai rapporti svoltisi in tutto o in parte in epoca anteriore. La questione, risolta difformemente dalla Seconda Sezione penale (cfr. Cass. pen., Sez. II, 3/07/

 

2014, n. 28928; 19/02/2010, n. 12028) e dalla Prima Sezione civile (cfr. Cass. civ. Sez. I, 3/11/2016, n. 22270; 22/06/2016, n. 12965), è stata infi­ne sottoposta alle Sezioni Unite civili, le quali, componendo il contrasto di giurisprudenza, hanno enunciato il principio secondo cui, ai fini della verifica del superamento del tasso soglia, in riferimento ai predetti rapporti, occorre procedere alla separata comparazione del tasso effettivo globale d’interesse praticato in concreto e della commissione di massimo scoperto eventual­mente applicata (intesa quale commissione calcolata in misura percentuale sullo scoperto massimo verificatosi nel periodo di riferimento) rispettiva­mente con il tasso-soglia e con la «commissione soglia» calcolata aumen­tando della metà la percentuale della commissione media indicata nei decre­ti ministeriali, compensando poi l’importo dell’eventuale eccedenza della commissione in concreto praticata con il «margine» degli interessi even­tualmente residuo, pari alla differenza tra l’importo degli stessi rientrante nella soglia di legge e quello degli interessi in concreto praticati. A sostegno di tale affermazione, le Sezioni Unite hanno innanzitutto escluso la portata interpretativa, e quindi la retroattività dell’art. 2-bis cit., ritenendola contra­stante con il tenore letterale della disposizione, recante anche il riferimento ad una disciplina transitoria da emanarsi in sede amministrativa, e con il principio di simmetria cui è improntato il sistema della legge n. 108 del 1996, la quale definisce alla stessa maniera gli elementi da porre a base del calcolo del tasso effettivo globale concretamente applicato e quelli da pren­dere in considerazione ai fini della rilevazione del tasso effettivo globale medio, e quindi della determinazione del tasso soglia. Rilevato tuttavia che la commissione di massimo scoperto rientra pur sempre tra le commissioni o remunerazioni menzionate dal comma quarto dell’art. 644 cod. pen. e dall’art. 2, comma primo, della legge n. 108, hanno ritenuto che la predetta esigenza di simmetria non consenta di escludere la commissione di massimo scoperto dal calcolo del tasso effettivo globale, per il solo fatto che la stessa non è inclusa tra gli elementi in base ai quali si determina il tasso effettivo globale medio, ma possa assumere rilievo soltanto ai fini della valutazione della conformità della disciplina amministrativa rispetto alla legge di cui co­stituisce attuazione, affermando comunque che la separata rilevazione della

 

commissione di massimo scoperto anche per il periodo anteriore all’entrata in vigore del d.l. n. 185 del 2008 è di per sé sufficiente ad escludere l’illegit-timità di tale disciplina, in quanto consente la comparazione tra il corrispet-tivo della prestazione creditizia concretamente praticato ed il tasso soglia, cui sono preordinati i decreti ministeriali. Hanno quindi richiamato le modali-tà di comparazione indicate dalla Banca d’Italia nel bollettino di vigilanza n. 12 del dicembre 2005, reputandole rispettose del dettato normativo, in quanto rispondenti all’esigenza di realizzare una comparazione piena, sotto tutti gli aspetti rilevanti secondo la legge, tra le condizioni praticate in con-creto e quelle previste quale soglia dell’usura (cfr. Cass., Sez. Un., 20/06/ 2018, n. 16303).

Le predette considerazioni, non tenute presenti dalla citata pronuncia della Terza Sezione civile, sollecitano un ulteriore approfondimento della questione riguardante la riferibilità della disciplina antiusura anche agl’inte-ressi moratori, dovendosi in particolare valutare, anche alla stregua del te-nore letterale dell’art. 644 cod. pen. e dell’art. 2 della legge n. 108 del 1996 e delle indicazioni emergenti dai lavori preparatori di quest’ultima legge, nonché delle critiche mosse alla soluzione affermativa, se l’evidenziato prin-cipio di simmetria consenta o meno di escludere l’assoggettamento degl’in-teressi di mora alla predetta disciplina, in quanto non costituenti oggetto di rilevazione ai fini della determinazione del tasso effettivo globale medio; qualora si opti per la soluzione contraria, occorre poi stabilire se, ai fini della verifica in ordine al carattere usurario degl’interessi, sia sufficiente la com-parazione con il tasso soglia determinato in base alla rilevazione del tasso effettivo globale medio di cui al comma primo dell’art. 2 cit., o se, vicever-sa, la mera rilevazione del relativo tasso medio, sia pure a fini dichiarata-mente conoscitivi, imponga di verificarne l’avvenuto superamento nel caso concreto, e con quali modalità debba aver luogo tale riscontro, alla luce del­la segnalata irregolarità nella rilevazione. Trattasi di questioni di massima che rivestono particolare importanza, in quanto, oltre ad implicare una rivi-sitazione delle categorie in cui vengono tradizionalmente inquadrati gl’inte-ressi, investono un fenomeno di vasta portata, oggetto di discussione in un considerevole numero di giudizi, anche di notevole valore economico, il cui

 

esito nelle fasi di merito, avendo dato luogo a soluzioni diversificate, con­sente di attribuire al relativo esame uno spiccato rilievo nomofilattico, tale da giustificare la rimessione degli atti al Primo Presidente, ai sensi dell’art. 374 cod. proc. civ., affinché valuti la sussistenza dei presupposti per l’asse­gnazione della causa alle Sezioni Unite.

P.Q.M.

rimette gli atti al Primo Presidente, per l’eventuale assegnazione della causa alle Sezioni Unite civili.

Così deciso in Roma il 27/06/2019

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE repos’L; in Cancelleria

CA C I RE

C
   

 

25 novembre 2019 – Lo Studio Mainini al fianco delle donne che subiscono violenze

Lo Studio è al fianco delle donne che hanno subìto discriminazioni, abusi e violenze ma non trovano il coraggio, o le capacità, di denunciare perché vivono in condizioni di isolamento ideologico e/o sociale, nel silenzio oppure nell’indifferenza generale.

La violenza sulle donne è un fenomeno diffuso e multiforme:
si verifica in ogni strato sociale e riguarda donne di ogni età.
Chi subisce o ha subìto violenza non deve mai credere di essersela meritata; deve al contrario imparare a riconoscerla e a percepire la gravità delle aggressioni, fisiche e psicologiche.

La violenza non è un “fatto privato” da nascondere o qualcosa di cui vergognarsi. È importante che le vittime escano allo scoperto e denuncino, perché il silenzio fa il gioco dei carnefici.
Accettare disparità e maltrattamenti – sottovalutando la violenza o perdonandola – è pericolosissimo: l’escalation dei comportamenti aggressivi è imprevedibile e può avere esiti tragici.

La battaglia contro la violenza dev’essere condotta anche sul terreno dell’educazione e del rinnovamento culturale.

La concezione della donna come essere inferiore va scardinata innanzitutto in famiglia e a scuola: non è mai troppo presto per far capire ai bambini che siamo tutti uguali. La violenza è infatti anche una conseguenza della discriminazione e potrà essere sconfitta soltanto quando uomini e donne saranno realmente uguali, con gli stessi diritti, doveri e opportunità.
L’uguaglianza è un diritto: le donne devono imparare a pretenderla.

Le proposte di revisione del codice di Autodisciplina Borsa italiana con Assolombarda. 9 ottobre 2019

Open hearing per la predisposizione del nuovo codice.

Confrontarsi con le mutevole esigenze del mercato. L’autodisciplina deve essere elastica e preventiva.

L’autodisciplina si basa sulle esigenze del contesto che viene offerto alle proprie caratteristiche. Non è uno strumento da accettare o rifiutare in toto ma deve essere accettato nel suo spirito e declinato dalla singola società. Standard e best practice, benché ci siano specificità nazionali, sono di rilevanza globale. Anche perché gli stessi investitori sono globali.

Tre direttrici nell’analisi: evoluzione internazionale, del contesto normativo e nell’evoluzione delle esigenze del mercato.

Attenzione alla sostenibilità nella creazione di valore nelle strutture societarie, semplificazione e razionalizzazione della struttura dei codici, diverse forme di consultazione pubblica.

Il problema si pone inoltre nella graduazione degli obblighi in conformità con le esigenze size della società alcune realtà non hanno necessità o capacità di dotarsi di presidi elaborati come i più grossi gruppi quotati. Grandi sono le società la cui capitalizzazione è stata superiore a 1 miliardo di euro negli ultimi tre anni.

Contenuti principali:

Art. 1 Ruolo dell’organo di amministrazione.

Valorizzazione delle scelte del board in merito alla sostenibilità degli interessi degli azionisti e degli stakeholder. Maggior responsabilità nelle scelte di governance e nella reportistica dei consiglieri delegati al board per incentivare il dialogo tra questi, il board e gli azionisti.

Art. 2 composizione dell’organo di amministrazione e controllo.

Rafforzamento sulla adeguata composizione del board, identificazione CEO, quota minima per gli amministratori indipendenti (revisione del concetto di indipendenza per esempio eliminando in tal sede la prevalenza della sostanza sulla forma), possibilità di qualificare il presidente del board come indipendente.

Art. 3 funzionamento dell’organo di amministrazione e ruolo del presidente.

Adottare un regolamento preciso, e qualificare meglio la figura del segretario e del presidente

Art. 4 nomina e valutazione del board

Più importanza al comitato nomine, focus sulla trasparenza e, per le grandi società, una adozione di un piano di successione per gli amministratori con poteri esecutivi .

Art. 5 remunerazione

Art. 6 sistema di controllo interno

Regime transitorio: le società sono invitate ad adottare la nuove dizione del codice a partire dal primo esercizio successivo al 31.12.2020.

prosecuzione lavori: open discussion

Quesiti dei partecipanti:

Intervento presidente cda A2A: la sostenibilità va rapportata sulle esigenze medio termine delle imprese, legando la sostenibilità ad obiettivi ma con incidenza limitata.

intervento del dott. Fumagalli di SOL racchiude le critiche maggiori: ritiene errato riferirsi alla realtà inglese e prenderla come riferimento perché la struttura societaria è diversa, sono molto più pubblic company e poco capitale familiare.

La sostenibilità è un concetto troppo ampio e dipende dalla sostenibilità particolare delle singole aziende, es il discorso stock-option. La differenziazione solo con la capitalizzazione è errata e riduttiva.

Funzionaria di Consob: è inutile parlare sostenibilità se non si danno piani di trasformazione e tempistiche precise.

Amministratrice indipendente di Enel: due argomenti:

  • migliore rapporto con gli azionisti è una cosa positiva ma è di difficile attuazione, importante quindi è avere linee guida.
  • La proprietà concentrata delle realtà italiane porta a vedere una diversa valutazione della corporate governance. Il management, soprattutto nelle società più piccole può e deve esser e supportata si dalle linee guida ma anche e soprattutto dai comitati. Questa indicazione, recepita nei nuovi lavori, è quindi ben accetta.

Dott. Caretti, consigliere di Ferragamo, incaricato per la corporate governance: non è possibile evolversi come mercato se ci sono alcune imposizioni normative che andranno a snaturare molte realtà imprenditoriali familiari

Dott. Acciari per Leonardo Finmeccanica: è necessario porre attenzione sulla responsabilità dell’organo collegiale piuttosto che della figura capo dell’azienda. La governance on si esaurisce con la predisposizione di un buon cda ma anche con una struttura societaria, legale e delle deleghe per esempio completa e ben fatta. È necessario anche porre attenzione sulla circolarizzazione dei dati, sempre con particolare delicatezza nella pubblicazione e circolarizzazione degli stessi in quanto contenenti informazioni riservate. Funzioni aziendali ben definite.

Dott.ssa Casiraghi, presidente illimiti Bank e eni: deve esser valorizzato il controllo interno del collegio sindacale e dell’audit committee. La lettura del codice garantisce unna trasparenza maggiore tra compiti e ruoli che debbono essere sicuramente recepiti dall’organo amministrativo. Non è invece convincente la definizione che il codice italiano dà alla missione del cda.

 

#Impresa di servire l’Italia

Lo Studio Mainini & Associati ringrazia #Assolombarda per l’invito all’Assemblea Generale di Assolombarda 2019 dove si sta dibattendo il tema “l’impresa di servire lo Stato”.

L’intervento del Presidente Boccia in sintesi:

Il taglio della relazione di Carlo Bonomi presidente di Assolombarda   s’inserisce nella migliore tradizione dei presidenti dell’associazione dell’Aquilotto, di ampio respiro, in cui quando un capo della Confederazione saliva sul palco dei grandi appuntamenti (come quello odierno alla Scala di Milano) che scandiscono la vita associativa degli imprenditori italiani, voleva dettare l’agenda alla politica per raggiungere il risultato di migliorare la situazione di tutto il mondo produttivo tricolore.

Mondo produttivo che vuol dire non solo impresa, ma anche lavoro di una delle regioni più ricche e produttive d’Italia. Rivolgendosi direttamente al presidente del Consiglio Giuseppe Conte seduto in platea, l’analisi di Bonomi, che ha scaldato gli imprenditori milanesi riuniti nella capitale del business per l’assemblea generale dell’associazione meneghina.

E’ partita da una doppia disamina della congiuntura economica internazionale e della situazione politica comunitaria che sulla carta, con il passaggio di consegne a Bruxelles fra Ursula von der Leyen e Jean Claude Juncker, in parte favorevole all’Italia. “Una occasione” da non gettare alle ortiche perseverando  nell’isolamento politico italiano  maturato.

Carlo Bonomi

Bonomi, che ha ricordato i numerosi appelli fatti “a tre esecutivi diversi” in soli 28 mesi sempre dal palco delle assemblee di Assolombarda, è stato diretto: partendo dall’errore madornale di “ristatalizzare Alitalia”, ha imputato poi al primo governo Conte che “le promesse di cancellare la povertà si sono trasformate nel far precipitare nuovamente il Paese nella stagnazione”.

Ha imputato sempre a M5S e Lega l’allontanamento dal blocco storico di alleanze internazionali della Nato per avvicinarsi a quello instabile di Cina e Russia, la crescita del deficit e del debito che non si sono trasformate in crescita economica attraverso il meccanismo del deficit spending, il fallimento di misure come il Reddito di cittadinanza (al livello di politiche attive del lavoro) e di Quota 100 (per l’iniquità generazionale e l’aggravio del deficit previdenziale generati) e l’inattività dell’esecutivo sul grande problema della messa in sicurezza del Paese dal rischio sismico e idrogeologico.

Di qui, la richiesta a Conte, ora nella veste di capo del governo di una nuova maggioranza a cui Bonomi si è rivoltopiù volte dicendo: “Presidente Conte, ci ripensi”. Riscrivere la legge di bilancio così come va configurandosi dopo il varo della Nota di aggiornamento al Def.

Come riscriverla? Prendendo le risorse dagli esperimenti di Quota 100, Reddito di cittadinanza e Bonus Renzi aumentare la dotazione finanziaria da destinare alla sforbiciata del cuneo fiscale nel 2020: 13-14 miliardi, e non solo 2,5 in quanto irrisoria come cifra.

Ripristinare poi integralmente, rendendolo strutturale, Industria 4.0 per consentire alla dinamica degli investimenti di invertire la pericolosa china negativa. Fattore determinante nel trascinare nuovamente l’Italia verso la recessione.

Per il numero uno di Assolombarda bisogna anche “lasciar perdere l’idea di tassare il contante nella lotta all’evasione fiscale” per reperire 7 miliardi di coperture, senza al contempo sfiorare il Moloch della spesa pubblica. E poi stop agli aumenti retributivi uguali per tutti i lavoratori pubblici, mentre lo Stato non fa nulla per risolvere il problema della produttività stagnante (e della competitività, quindi) nel settore privato.

In definitiva, l’impianto della manovra va cambiato per “riorientare un Paese che negli ultimi 20 anni è cresciuto dello 0,2% in media l’anno e che ha occupati di 20-30 punti percentuali in meno dei Paesi del Nord Europa”.

La lista di Bonomi poi, scandita dagli applausi, si allunga con le richieste portate in dote da quello che il presidente di Assolombarda ha lanciato poche settimane fa. Ovvero la creazione di una “Filiera-Futuro”: incentrata su lavoro, giovani, donne, tecnologia e sostenibilità. Ambiti in cui, dopo un patto con la politica che deve provvedere a vari livelli con sgravi fiscali, ad esempio, sui costi di tutoring e sugli investimenti per il trattamento del ciclo di rifiuti a partire da quelli industriali, le aziende faranno la propria parte.

Ancora. Bonomi non ha dimenticato l’emergenza del momento: la crisi dell’automotive. Così ha chiesto a Conte che il tavolo ad hoc, che sta per partire al Ministero dello Sviluppo economico, sia spostato da Via Veneto nella sede di Palazzo Chigi, per affrontarlo con un approccio da politica industriale perché “la crisi dell’automotive rischia di diventare la vera crisi industriale dell’Italia”. E i numeri snocciolati su settore e indotto gli danno ragione.

Infine, e questo è stato il passaggio che ha più scaldato i cuori degli associati, un appello “ai ceti dirigenti”, energia del Paese  per riscoprire, dicendolo con le parole di Aldo Moro, “una nuova stagione dei doveri” e “costruire nuove fondamenta civili ed economiche di un’Italia nuova e più giusta, dal basso, noi tutti insieme”.

Un esempio è quello del “modello Milano”, fatto di cooperazione fra tutti gli attori del territorio (“istituzioni, governi locali, impresa, lavoro, terzo settore, università, centri di ricerca, soggetti della cultura e della società civile”) che ha portato ai successi dell’Expo 2015 fino al lancio del progetto dello Human Technopole e all’aggiudicazione al territorio delle Olimpiadi invernali del 2026.

 

 

 

 

 

 

Accoglimento totale n. 20507/2019 del 23/08/2019 #StudioMaininini contro #posteitaliane

Il Ricorrente, supportato dal dipartimento di lavoro dello Studio Maininini & Associati, contro Poste Italiane – avv. Pier Angelo Mainini, avv. Leonardo Merrino, avv. Manuela Oldani..

 

Tribunale Ordinario di Milano Sezione Lavoro

Il Giudice Dr. R. Atanasio

letti gli atti e i documenti della causa iscritta al n. 7992/2019 RGL pendente tra:

IL RICORRENTE

contro

POSTE ITALIANE SPA

–         resistente –

sciogliendo la riserva assunta in data 21 agosto 2019, rileva:

IN FATTO

Con ricorso ex art. 700 c.p.c., depositato telematicamente in data 6 agosto 2019, il ricorrente ha adito il Tribunale di Milano, Sezione Lavoro, chiedendo l’accoglimento delle seguenti conclusioni:

“accertato il diritto del ricorrente ad essere trasferito, ordinare a Poste Italiane S.p.A. con sede in Roma (RM), viale Europa n. 190, C.F. 97103880585/P. Iva 01114601006, in persona del suo legale rappresentante pro-tempore, di provvedere all’associazione del nominativo del lavoratore, il ricorrente, nato a New York (USA) il 24.10.1967 e residente in XXXXXX (SA), via XXXXXXXXXX, XXXXXXXXXXXXXXXX collocato alla posizione 16 provincia di Napoli presso una delle sedi indicate con comunicazione a mezzo pec del 02.08.2019 (cfr. doc. 19) per la determinazione dell’effettivo trasferimento, e comunque disporre ogni altro provvedimento d’urgenza che appaia secondo le circostanze più idoneo ad eliminare il pregiudizio subito e subendo per tutti i motivi meglio dedotti nel corpo dell’atto e, contestualmente, fissare l’udienza di comparizione delle parti davanti a sé assegnando all’istante perentorio un termine per la notificazione del ricorso e dell’emanando decreto, disponendo ove ritenuto necessario la pubblicazione dello stesso sul sito internet di Poste;”.

La parte convenuta si è costituita, contestando le deduzioni e domande avversarie e ha concluso per il loro rigetto.

Ritenuta la causa matura per la decisione, il Giudice ha invitato i procuratori alla discussione orale; quindi si è riservato di decidere.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il ricorrente XXXXXXXXXXXX  è assunto alle dipendenze della società Poste Italiane S.p.A. dal 16.04.2009 con contratto a tempo indeterminato, CCNL Personale dipendente di Poste Italiane, con la figura professionale di riferimento “portalettere”. A seguito di visita di idoneità, il ricorrente è stato dichiarato “non idoneo ad attività di recapito a piedi, bicicletta o motomezzo. Non controindicazioni ad attività di recapito in automezzo. No carichi manuali maggiori di 15 Kg” e per tale ragione è stato adibito da Poste Italiane alle attività di recapito con l’utilizzo dell’automezzo.

Al fine di ricongiungersi con la famiglia residente in Siano (SA), in data 2.4.2019 il ricorrente ha presentato domanda di adesione alla mobilità volontaria per l’anno 2019 ma, pur collocandosi utilmente alla posizione n. 16 nella relativa graduatoria per i trasferimenti nella Provincia di Napoli, è stato escluso dalla procedura di scelta della sede (svoltasi tra il 24.7.2019 ed il 5.8.2019) poiché non pienamente idoneo allo svolgimento della mansione di addetto al recapito, come richiesto dall’art. 10 dell’accordo sindacale del 21.3.2019 stipulato per la mobilità territoriale.

L’art. 10 di tale accordo sindacale prevede che: “l’effettivo trasferimento è subordinato alla sussistenza della piena idoneità alle mansioni – anche con riferimento all’utilizzo di tutti i mezzi/strumenti aziendali previsti per la specifica prestazione lavorativa nonché alle relative modalità di svolgimento – cui la richiesta di trasferimento si riferisce che dovrà ·sussistere al momento della scelta dell’ufficio di destinazione (intendendosi per tale il 7° giorno antecedente all’apertura dell’applicativo utile ad indicare le sedi di preferenza), nonché alla data di efficacia prevista per il trasferimento medesimo”.

Con l’odierna azione il ricorrente si duole della natura discriminatoria della norma pattizia richiamata, in quanto limitativa del diritto al trasferimento nei confronti di tutti i soggetti che, per handicap o limiti fisici, non siano in possesso della piena idoneità alle mansioni

Il ricorso ex art. 700 c.p.c. è fondato e deve essere accolto per le ragioni di seguito precisate.

***

Come noto, l’art. 15 St. lav. dispone che “è nullo qualsiasi patto od atto diretto a:

  1. a) subordinare l’occupazione di un lavoratore alla condizione che aderisca o non aderisca ad una associazione sindacale ovvero cessi di farne parte;
  2. b) licenziare un lavoratore, discriminarlo nella assegnazione di qualifiche o mansioni, nei trasferimenti, nei provvedimenti disciplinari, o recargli altrimenti pregiudizio a causa della sua affiliazione o attività sindacale ovvero della sua partecipazione ad uno sciopero.

Le disposizioni di cui al comma precedente si applicano altresì ai patti o atti diretti a fini di discriminazione politica, religiosa, razziale, di lingua o di sesso, di handicap, di età o basata sull’orientamento sessuale o sulle convinzioni personali.” Va, inoltre, richiamata la Direttiva 2000/78/CE del 27.11.2000 che ha stabilito un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e condizioni di lavoro. In particolare, ai sensi dell’art. 1, la Direttiva “mira a stabilire un quadro generale per la lotta alle discriminazioni fondate sulla religione o le convinzioni personali, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali, per quanto concerne l’occupazione e le condizioni di lavoro al fine di rendere effettivo negli Stati membri il principio di parità di trattamento”. Il d.lgs. 216/2003, nel recepire la direttiva richiamata, ha specificato all’art. 2, comma 1, che “per principio di parità di trattamento si intende l’assenza di qualsiasi discriminazione diretta o indiretta a causa della religione, delle convinzioni personali, degli handicap, dell’età o dell’orientamento sessuale” e si ha “discriminazione diretta quando, per religione, per convinzioni personali, per handicap, per età o per orientamento sessuale, una persona è trattata meno favorevolmente di quanto sia, sia stata o sarebbe trattata un’altra in una situazione analoga” (art. 2, comma 1, lett. a, d.lgs. 216/03). Inoltre, “il principio di parità di trattamento senza distinzione di religione, di convinzioni personali, di handicap, di età e di orientamento sessuale si applica a tutte le persone sia nel settore pubblico che privato ed è suscettibile di tutela giurisdizionale” (art. 3, comma 1, lett. a), d.lgs. 216/03).

Alla luce del quadro normativo sinteticamente richiamato, appare del tutto evidente la natura discriminatoria dell’art. 10 dell’accordo sindacale 21.3.2019 firmato da Poste Italiane S.p.A. con alcune Organizzazioni sindacali.

Tale disposizione pattizia, infatti, escludendo dalla procedura di mobilità tutti i soggetti non pienamente idonei allo svolgimento delle mansioni, determina una discriminazione diretta nei confronti dei lavoratori con handicap o disabilità, i quali ricevono un trattamento deteriore e meno favorevole rispetto a quello che un altro soggetto avrebbe ricevuto in situazione analoga.

La società – interessata del problema dalla struttura pubblica coinvolta (Università degli Studi di Milano Bicocca) – ha assegnato al ricorrente le   medesime mansioni,  seppure limitandone l’espletamento con l’auto, in esecuzione del principio specificamente affermato dalla direttiva comunitaria 2000/78 CE (“La presente direttiva non prescrive l’assunzione, la promozione o il mantenimento dell’occupazione né prevede la formazione di un individuo non competente, non capace o non disponibile ad effettuare le funzioni essenziali del lavoro in questione, fermo restando l’obbligo di prevedere una soluzione appropriata per i disabili” (considerando 17)”.

Dalla lettura di tali disposizioni emerge chiaramente la volontà del legislatore comunitario e di quello nazionale di combattere ogni forma di discriminazione nei confronti della disabilità, tale da impedire o rendere più difficoltoso l’accesso dei disabili al mondo del lavoro e il mantenimento dell’occupazione da parte di questi ultimi, onerando il datore di lavoro ad adottare soluzioni appropriate per i disabili, “ossia misure efficaci e pratiche destinate a sistemare il luogo di lavoro in funzione dell’handicap, ad esempio sistemando i locali o adattando le attrezzature, i ritmi di lavoro, la ripartizione dei compiti o fornendo mezzi di formazione o di inquadramento (considerando n. 20) col solo limite determinato da “oneri finanziari sproporzionati” tenuto conto “dei costi finanziari o di altro tipo che esse comportano, delle dimensioni e delle risorse finanziarie dell’organizzazione o dell’impresa e della possibilità di ottenere fondi pubblici o altre sovvenzioni (considerando n. 21).

Poste Italiane S.p.A, in esecuzione di tale specifico obbligo di collaborazione del datore di lavoro ha assegnato il ricorrente alle medesime mansioni col solo limite dell’uso del mezzo dell’automobile destinandolo ad una sede diversa (Magenta invece che Milano Isola).

Appare pertanto del tutto incomprensibile ed in contrasto con il comportamento collaborativo del datore una disposizione normativa contrattuale che invece neghi la possibilità per il lavoratore parzialmente inabile di espletare la propria mansione (seppure soggetta a limiti) in altro luogo del territorio nazionale al quale egli possa essere legittimamente trasferito, al pari di qualsiasi altro lavoratore abile.

Tale disposizione è chiaramente discriminatoria in quanto tratta la persona in condizione di disabilità “meno favorevolmente di quanto sia, sia stata o sarebbe trattata un’altra in una situazione analoga”.

E’ poi priva di pregio la considerazione per la quale la disposizione contrattuale troverebbe una sua legittimazione nell’art. 41 Cost.

E’ vero che l’art. 41, comma I, Cost. dispone che “l’iniziativa economica privata è libera”; è altrettanto vero che quella libertà è fortemente limitata dalla norma di cui al comma successivo la quale dispone che “non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”; ed il giudicante ritiene che la disposizione qui criticata sia gravemente lesiva della dignità di tutti i lavoratori con disabilità.

Va dunque accertata la natura discriminatoria dell’art. 10 dell’accordo sindacale 21.3.2019 e conseguentemente va dichiarata la sua nullità ai sensi dell’art. 15 St. lav.

Tanto basta per ritenere sussistente il fumus boni iuris del ricorso introdotto ex art 700 c.p.c.

***

Sussiste, altresì, il requisito del periculum in mora.

La definitiva copertura dei 47 posti oggi disponibili nella provincia di Napoli – cui si darà esecuzione a far tempo dal mese di settembre – determinerebbe un consolidamento delle posizioni dei soggetti definitivamente trasferiti con successivi comprensibili difficoltà e ritardi volti ad un ripristino tempestivo dei principi di diritto violati.

***

Il ricorso va pertanto accolto e conseguentemente va ordinato a POSTE ITALIANE S.p.A. di disporre l’immediato trasferimento del RICORRENTE presso una delle sedi della provincia di Napoli indicate con comunicazione a mezzo pec 2.8.2019.

Le spese seguono la soccombenza e Poste Italiane S.p.A. deve essere condannata a rimborsarle a favore del ricorrente nella misura indicata in dispositivo.

ordina a POSTE ITALIANE S.p.A.

di disporre l’immediato trasferimento del RICORRENTE presso una delle sedi della provincia di Napoli indicate con comunicazione a mezzo pec 2.8.2019;

condanna Poste Italiane S.p.A. a rimborsare al ricorrente le spese che liquida in Euro 4.000,00 oltre accessori e 15% spese generali.

Il Giudice del lavoro

Dr. Riccardo Atanasio

Il presente provvedimento è stato redatto in collaborazione con la dott.ssa Eleonora Palmisani, Magistrato in tirocinio.

Nuovo Codice di Giustizia Sportiva per le società dilettantistiche

Dal 1 Luglio 2019 è entrato in vigore il nuovo Codice di Giustizia Sportiva (di seguito CGS”) che ha modificato tempistiche e modalità di invio dei reclami. Le società dilettantistiche dovranno adeguarsi nel più breve tempo possibile ad un nuovo processo sportivo affinché il ricorso non venga dichiarato irricevibile.

1. IL GIUDICE SPORTIVO (art. 66 e ss CGS)

COMPETENZA:

  • sui fatti, da chiunque commessi, avvenuti nel corso di tutti i campionati e delle competizioni organizzate dalle Leghe e dal Settore per l’attività giovanile e scolastica, sulla base delle risultanze dei documenti ufficiali e dei mezzi di prova degli art. 61 e 62 CGS o su segnalazione del Procuratore Federale;
  • Sulle regolarità dello svolgimento delle gare, con esclusione dei fatti che riguardano decisioni di natura tecnica o disciplinare adottate in campo dall’arbitro o che siano devoluti alla esclusiva discrezionalità tecnica di questi ai sensi della regola 5 del Regolamento di Giuoco;
  • Sulla regolarità del campo di gioco, in tema di porte, misure del terreno di gioco ed altri casi similari (vedere nota Attenzione lett. A));
  • Sulla posizione irregolare dei calciatori, dei tecnici e degli assistenti di parte impiegati ai sensi dell’art. 10 c. 7 CGS. (vedere nota Attenzione lett. B)).

PROCEDURA

  1. Entro le 24 del giorno feriale successivo alla gara: preannuncio + contributo di giustizia invio tramite PEC:

Giudice sportivo

Controparte

  1. 3 giorni feriali successivi alla gara: reclamo da inviare tramite PEC:

Giudice sportivo

Controparte

  1. Giudice Sportivo fissa la data dell’udienza
  2. Entro 2 giorni dall’udienza possibilità di depositare documenti
  3. Udienza in camera di consiglio senza la possibilità di essere ascoltati
  4. Decisione entro 90 giorni dal ricorso e dispositivo (quest’ultimo adottato nella stessa giornata della Camera di Consiglio)
  5. Motivi entro 10 giorni dal dispositivo

RECLAMO

  1. Indicazione dell’oggetto del reclamo
  2. Ragioni del reclamo
  3. Eventuali mezzi di prova

COSA NON SI PUO’ IMPUGNARE PRESSO I COMITATI REGIONALI LND e SGS

  1. Squalifica dei calciatori fino a 2 giornate di gara o 15 giorni
  2. Inibizione dei dirigenti o squalifica dei tecnici/massaggiatori fino a 30 giorni
  3. Squalifica del campo di gioco per una giornata di gara
  4. Sanzioni pecuniarie inferiori o uguali a 150,00 euro per società appartenenti a Eccellenza, Promozione e I categoria oltre che squadre regionali calcio a 5 e calcio femminile
  5. Sanzioni pecuniarie inferiori o uguali a 50,00 euro per le società 2, 3 categoria, juniores provinciali e regionali; oltre alle società provinciali di calcio a 5 e calcio femminile.

Attenzione 

  1. in caso di ricorso riguardante la regolarità del campo di gioco (art. 65 c. 1 lett. c)) si deve:
  • Prima del ricorso (vedi procedura sopra) presentare riserva scritta prima dell’inizio della gara, dalla società all’arbitro. In caso di irregolarità intervenuta durante la gara o a causa di altre ragioni eccezionali il capitano della squadra reclamante presenta riserva scritta dinanzi al capitano dell’altra squadra al direttore di gara e facendone annotazione sul cartoncino di gara.
  1. in caso di ricorso riguardante la posizione irregolare dei calciatori (art. 65 c. 1 lett. d)) nelle gare di play-off e play out il ricorso + il contributo giustizia deve essere:
  • è presentato entro le ore 24.00 del giorno feriali successivo a quello in cui si è svolta la gara.

2. CORTE SPORTIVA D’APPELLO NAZIONALE/TERRITORIALE (art. 69 e ss CGS)

COMPETENZA:

  • La CSA Nazionale giudica in secondo grado sui reclami avverso le decisioni del Giudice Sportivo Nazionale
  • La CSA Territoriale giudica in secondo grado sui reclami avverso le decisioni del Giudice Sportivo Territoriale
  • La CSA decide sulle istanze di ricusazione dei componenti del Giudice Sportivo

PROCEDURA

  1. Entro 2 giorni feriali dalla decisione del GS inviare tramite PEC:
  2. preannuncio
  3. contributo di giustizia e
  4. Eventuale richiesta documenti

a:

Corte Sportiva d’Appello

Controparte (può richiedere copia dei documenti entro le 24 del giorno feriale successivo al ricevimento del preannuncio di reclamo)

  1. 5 giorni dalla decisione da impugnare oppure dal ricevimento dei documenti il ricorso deve essere inviato tramite PEC:

Corte Sportiva d’Appello

Controparte

  1. Entro 5 giorni dal deposito del reclamo: fissazione dell’udienza
  2. Entro 15 giorni celebrazione dell’udienza: comunicata alle parti
  3. Fino a 4 giorni prima dell’udienza possibilità di depositare documenti
  4. Udienza con la possibilità di essere ascoltati se richiesta (art. 49 c. 8 CGS)
  5. Decisione entro 60 giorni dal ricorso e dispositivo entro lo stesso giorno
  6. Motivi entro 90 giorni dal dispositivo

PROCEDURA D’URGENZA (art. 74 CGS)

  1. Entro le ore 24 del giorno feriale successivo alla decisione del GS inviare tramite PEC:
  2. Preannuncio di reclamo
  3. Contributo di giustizia
  4. Eventuale richiesta di documenti

a

Corte Sportiva d’Appello

Controparte (può richiedere copia dei documenti entro le 24 del giorno feriale successivo al ricevimento del preannuncio di reclamo)

  1. Entro 3 giorni dalla decisione da impugnare oppure dal ricevimento dei documenti il ricorso deve essere inviato tramite PEC:

Corte Sportiva d’Appello

Controparte

  1. Entro 7 giorni celebrazione dell’udienza: comunicata alle parti
  2. Fino ad 1 giorno prima dell’udienza possibilità di depositare documenti
  3. Udienza con la possibilità di essere ascoltati se richiesta
  4. Decisione entro 5 giorni dal dispositivo (entro lo stesso giorno)

QUANDO NON PUO’ ESSERE RICHIESTO IL PROCEDIMENTO D’URGENZA

Sanzioni a carico delle società:

  • ammonizione
  • ammenda
  • Ammenda con diffida

Sanzioni a carico di dirigenti, soci e tesserati della società:

  • Ammonizione
  • Ammonizione con diffida
  • Ammenda
  • Ammenda con diffida
  • Squalifica per una gara, salvo procedimenti nei quali ammissibile l’uso di immagini televisive come fonti di prova

RICORSO alla Corte Sportiva d’Appello (art. 71 CGS)

  1. Motivi contro i capi della decisione impugnata
  2. Domande nuove non sono ammesse
  3. Si possono produrre nuovi documenti

3. TRIBUNALE FEDERALE NAZIONALE 

TRIBUNALE FEDERALE NAZIONALE DISCIPLINARE (art. 79 e ss. CGS)

COMPETENZA:

  • Per procedimenti instaurati su deferimento del Procuratore Federale riguardanti i campionati e le competizioni di livello nazionale, per le questioni che riguardano più ambiti territoriali nei procedimenti riguardanti i dirigenti federali e gli appartenenti all’AIA, che svolgono attività in ambito nazionale nonché nelle altre materie contemplate dalla norme federali
  • Impugnazione delle delibere dell’Assemblea federale e del Consiglio federale contrarie alla legge, allo Statuto CONI, ai principi fondamentali del CONI, allo Statuto e altre norme della Federazione.

PROCEDURA

  1. Entro 10 giorni dalla ricezione dell’atto di deferimento il Presidente accerta la notifica
  2. Entro 30 giorni dalla ricezione dell’atto di deferimento il Presidente fissa l’udienza
  3. Fino a 3 giorni prima dell’udienza le parti possono prendere visione dei documenti ed inviare memorie
  4. Tra la data di avviso di fissazione dell’udienza e la data fissata per l’udienza devono passare almeno 15 giorni liberi.
  5. Udienza: possibilità di essere ascoltati se richiesto (art. 49 c. 8 CGS)
  6. Decisione entro 90 giorni dal ricorso e dispositivo da depositare lo stesso giorno dell’udienza
  7. Motivi della decisione entro 10 giorni

TRIBUNALE FEDERALE NAZIONALE TESSERAMENTI (art. 89 e ss. CGS)

COMPETENZE:

  • E’ giudice di primo grado in ordine alle controversie riguardanti tesseramenti, trasferimenti e svincoli dei calciatori.

PROCEDURA:

  1. Entro 30 giorni dalla conoscenza dell’atto da impugnare: ricorso + contributo di giustizia tramite da inviare tramite PEC a:

TFN sez. tesseramenti

Controparte/i

  1. Entro 7 giorni dalla ricezione del ricorso o avviso di fissazione dell’udienza: invio di controdeduzioni tramite PEC:

TFN sez. tesseramenti

Controparte/i

  1. Entro 10 giorni dal ricevimento del ricorso il Presidente fissa l’udienza
  2. 15 giorni liberi tra la fissazione dell’udienza e la celebrazione.
  3. Entro 30 giorni dal ricevimento del ricorso si deve celebrare l’udienza
  4. Udienza possibilità di essere ascoltati se richiesto (art. 49 c. 8 CGS)
  5. Decisione entro 90 giorni dal ricorso e dispositivo da depositare lo stesso giorno dell’udienza
  6. Motivi della decisione entro 10 giorni

TRIBUNALE FEDERALE NAZIONALE VERTENZE ECONOMICHE

COMPETENZA:

  • E’ Giudice di primo grado in ordine alle controversie di natura economica tra società, comprese quelle relative al risarcimento dei danni (vedi art. 26 CGS)
  • Procedimento premio di addestramento e formazione tecnica, premio alla carriera e premio di preparazione 
  1. Entro 30 giorni dalla comunicazione della Commissione Premi: invio del ricorso + contributo di giustizia a:

TFN sez. Vertenze Economiche

Controparte

  1. Entro 10 giorni il Presidente fissa l’udienza
  2. 15 giorni liberi tra la fissazione dell’udienza e la celebrazione
  3. Entro 30 giorni dal ricevimento del ricorso si deve celebrare l’udienza
  4. Udienza possibilità di essere ascoltati se richiesto
  5. Decisione entro 90 giorni dal ricorso e dispositivo da depositare lo stesso giorno dell’udienza
  6. Motivi della decisione entro 10 giorni
  • Procedimento somme annuali lorde, le indennità, i rimborsi ed i premi per calciatori dei campionati nazionali organizzati dalla LND (art. 94 tre NOIF)
  • Procedimento controversie concernenti le indennità, i rimborsi e le somme lorde annuali per i Collaboratori della Gestione Sportiva (art. 94 quater NOIF)
  • Procedimento controversie concernenti le somme annuali lorde, le indennità, i rimborsi ed i premi per le calciatrici e gli allenatori dei campionati nazionali della Divisione Calcio Femminile (art. 94 quinques NOIF)
  1. Entro 7 giorni dal ricevimento della comunicazione della decisione impugnata invio del ricorso + contributo di giustizia a:

TFN sez. Vertenze Economiche

Controparte

  1. Entro 10 giorni il Presidente fissa l’udienza
  2. 15 giorni liberi tra la fissazione dell’udienza e la celebrazione
  3. Entro 30 giorni dal ricevimento del ricorso si deve celebrare l’udienza
  4. Decisione entro 90 giorni dal ricorso e dispositivo da depositare lo stesso giorno dell’udienza
  5. Motivi della decisione entro 10 giorni

RICORSO COMUNE A TUTTE LE SEZIONI DEL TRIBUNALE FEDERALE

  • Motivi contro i capi della decisione impugnata
  • Domande nuove non sono ammissibili
  • Si possono produrre nuovi documenti

TRIBUNALE FEDERALE TERRITORIALE (Art. 92 e ss. CGS)

COMPETENZA:

  • Per i procedimenti instaurati su deferimento del Procuratore Federale per i campionati e le competizioni di livello territoriale, ai procedimenti riguardanti gli apparenti all’AIA che svolgono attività in ambito territoriale e alle altre previste dalle norme federali
  • Per le sanzioni di natura non economica irrogate o proposte dalla società ai loro tesserarti non professionisti e giovani, nonchè ai tecnici non professionisti.

PROCEDURA:

  1. Entro 10 giorni dall’atto di deferimento il Presidente, accertata l’avvenuta notifica alle parti, fissa l’udienza
  2. Entro 30 giorni dalla ricezione dell’atto di deferimento: udienza
  3. Documenti restano depositati fino a 3 giorni prima della data fissata per l’udienza
  4. Fino a 3 giorni prima dell’udienza possibilità di depositare memorie, istanze e documenti.
  5. 15 giorni liberi tra la fissazione dell’udienza e la celebrazione
  6. Decisione entro 90 giorni dal ricorso e dispositivo da depositare lo stesso giorno dell’udienza
  7. Motivi della decisione entro 10 giorni

4. CORTE FEDERALE D’APPELLO (art. 98 e ss. CGS)

COMPETENZA:

  • Procedimenti per revisione e revocazione
  • Su reclamo del Presidente Federale riguardante le decisioni adottate dal Giudice Sportivo nazionale e Territoriale, dalla Corte Sportiva d’appello Nazionale e Territoriale, dal Tribunale federale a livello territoriale e nazionale.
  • Su richiesta del Procuratore federale giudica in ordine alla sussistenza dei requisiti di eleggibilità dei candidati alle cariche federali e incompatibilità dei dirigenti federali
  • Su richiesta del Presidente federale, interpreta le norme statutarie e le altre norme federali, sempre che non si tratti di questioni all’esame di altri organi di giustizia sportiva
  • Altre competenze previste dalle norme federali.

PROCEDURA:

  1. Entro 7 giorni dalla pubblicazione o dalla comunicazione della decisione del Tribunale Federale: ricorso + contributo di giustizia da inviare a:

Corte Federale D’Appello

Controparte/i

  1. Entro da 10 giorni dal deposito del reclamo il Presidente della CFA fissa l’udienza
  2. Entro 30 giorni dal reclamo celebrazione dell’udienza
  3. Fino a 3 giorni prima dell’udienza possibilità di depositare memorie, istanze e documenti.
  4. 15 giorni liberi tra la fissazione dell’udienza e la celebrazione
  5. Udienza possibilità di essere ascoltati se richiesto
  6. Decisione entro 60 giorni dal ricorso e dispositivo da depositare lo stesso giorno dell’udienza
  7. Motivi della decisione entro 10 giorni

RICORSO ALLA CORTE FEDERALE D’APPELLO (Art. 71 CGS e art. 101 CGS)

  1. Motivi contro i capi della decisione impugnata
  2. Domande nuove non sono ammissibili
  3. Si possono produrre nuovi documenti

REVOCAZIONE E REVISIONE (Art. 63 e ss.)

PROCEDURA:

  • Presupposto: decisioni inappellabili o divenute irrevocabili
  • Impugnazione entro 30 giorni dal fatto o dal rinvenimento dei documenti se:
  • Se sono l’effetto del dolo di una delle parti in danno dall’altra
  • Se si è giudicato in base a prove riconosciute false dopo la decisione
  • Se a causa di forza maggiore o per fatto altrui, la parte non ha potuto presentare nel precedente procedimento documenti influenti ai fini del decidere
  • Se è stato omesso l’esame di un fatto decisivo che non si è potuto conoscere nel precedente procedimento, oppure sono sopravvenuti, dopo che la decisione è divenuta inappellabile, fatti nuovi la cui conoscenza avrebbe comportato una diversa pronuncia.
  • Se nel pretende procedimento è stato commesso dall’organo giudicante un errore di fatto risultante dagli atti e documenti della causa.
  • Non si può impugnare per revocazione la decisione resa nel giudizio di revocazione
  • Nelle decisioni irrevocabili è ammessa revisione quando:
  • Sopravvengono o si scoprono nuove prove che, sole o unite a quelle già valutate, dimostrano che il sanzionato doveva essere prosciolto
  • Vi sia inconciliabilità dei fatti posti a fondamento della decisione con quelli di altra decisione irrevocabile
  • Venga acclarata falsità in atti o in giudizio

SVOLGIMENTO DELLE INDAGINI (Art. 119 CGS)

  1. La notizia dell’illecito è iscritta entro 30 giorni dalla sua ricezione
  2. Entro 60 giorni termine delle indagini
  3. Supplemento d’indagine per 40 giorni
  4. Ulteriore supplemento d’indagine per 20 giorni 

5. CAMERA ARBITRALE (art. 134 e ss CGS)

COMPETENZA:

  • controversie di natura economica tra società professionistiche, anche in riferimento alle questioni riguardanti il risarcimento danni
  • controversie tra società pro e tesserati pro, che traggono origine dell’attività sportiva o associativa e abbiano carattere patrimoniale non oggetto ad accordi collettivi, eccezion fatta per quanto vietato dall’ordinamento statale
  • controversie riguardanti le pretese risarcitorie di tesserati nei confronti di società diverse da quella di appartenenza nei casi in cui venga riconosciuto in sede disciplinare

ESECUTIVITA’ DELLE DECISIONI ARBITRALI

  • Decorsi 20 giorni dal lodo senza che la parte obbligata abbia adempiuto allora l’altra parte può chiedere lo stato di morosità al Consiglio Federale
  • Il provvedimento di dichiarazione di morosità adottato dal Consiglio Federale nei confronti di affiliate o dei tesserati che siano soccombenti e non abbiano adempiuto, è trasmesso alla Procura Federale
  • Nel caso di impugnazione del lodo dinanzi all’autorità giudiziaria non sospende gli effetti dell’esecutività, né gli effetti della dichiarazione di morosità

6. COMUNICAZIONE DEGLI ATTI (art. 53 CGS)

INTRODUZIONE

  • Gli atti devono essere comunicati tramite posta elettronica certificata
  • Le società, all’atto dell’affiliazione o del rinnovo devono comunicare la PEC (condizione necessaria per l’affiliazione)
  • I tesserati professionisti, all’atto del tesseramento o del rinnovo devono comunicare la PEC, è condizione necessaria per il tesseramento
  • I tesserati delle società non professionistiche, all’atto del tesseramento o del rinnovo dello stesso comunicato la PEC della società per la quali si tessera (condizione per il tesseramento)

LE COMUNICAZIONI:

  1. Per le persone fisiche:
  • All’indirizzo di PEC del tesserato o della società. La società ha l’obbligo di comunicare al tesserato. In caso di mancata trasmissione al tesserato da parte della società, nei confronti della stesa possono essere inflitte una o più sanzioni
  • Se l’interessato non è più tesserato al momento dell’instaurazione del procedimento, all’indirizzo di posta elettronica certificata della società dell’ultimo tesseramento. La società ha l’obbligo di trasmettere la comunicazione all’interessato dando prova all’organo procedente.
  • All’indirizzo di posta elettronica certificata formalmente comunicato agli organi di giustizia sportiva ai fini del procedimento. L’indirizzo può essere modifica nel corso del procedimento con un atto separato notificato alle altre parti del procedimento ed alla segreteria
  1. Per le società
  • All’indirizzo di posta elettronica certificata comunicata dalla società all’atto dell’affiliazione o del rinnovo della stessa
  • All’indirizzo di posta elettronica certificata formalmente comunicato agli organi di giustizia sportiva ai fini del procedimento. L’indirizzo può essere modificato nel corso del procedimento solo con atto separato notificato alle altre parti del procedimento.

NORME TRANSITORIE (art. 142 CGS)

Il sistema delle comunicazioni attraverso la posta elettronica certificata entra in vigore per le società professionistiche e tesserati professionisti il 1.1.2020 mentre per le società dilettantistiche e i tesserati non professionisti entra in vigore dal 1.7.2020.

7. MEZZI DI PROVA

ASSUNZIONE (Art. 57 CGS)

Le prove possono essere valutate liberamente da parte degli organi di giustizia sportiva. Non possono essere ammessi mezzi di prova che non sono collegate al procedimento pendente e che riguardano materiale già acquisito o acquisito illecitamente che violano le norme procedimentali.

MEZZI AUDIOVISIVI (art. 58 CGS)

Le riprese televisive o i filmati di operatori ufficiali dell’evento concessionari della Federazione o delle Leghe o titolari di accordi di ritrasmissione possono essere acquisiti d’ufficio dal giudice o su istanza di un soggetto interessato

Gli organi di giustizia possono tramite una consulenza tecnica di un esperto, verificare che il materiale audiovisivo non sia stato oggetto di manomissione o migliorarne la qualità e la definizione.

Se il materiale audiovisivo è oggetto di manomissione viene dichiarato inammissibile e rinnova il contraddittorio.

TESTIMONIANZA (art. 60 CGS)

Gli organi di giustizia possono disporre la testimonianza di un soggetto se richiesto dalle parti o se reso necessario dal materiale acquisito.

Le parti possono richiedere l’ammissione di prove testimoniali, indicato a pena di inammissibilità e indicando i dati di individuazione e di recapito nonché i capitoli di prova.

L’organo giudicante decide sui testimoni

La testimonianza ha luogo in udienza

La testimonianza è condotta dall’organo giudicante.

MEZZI DI PROVA CONNESSE ALLE GARE (art. 61 CGS)

I rapporti degli ufficiali di gara e similari

Rimane granitico il principio che i rapporti degli ufficiali di gara o del Commissario di campo e i relativi eventuali supplementi fanno piena prova riguardo ai fatti accaduti ed il comportamento di tesserati in occasione dello svolgimento delle gare. Possono essere utilizzati anche gli atti di indagine della Procura Federale.

Utilizzo delle riprese televisive per sanzioni disciplinari

Gli organi della giustizia sportiva possono utilizzare come mezzo di priva le riprese televisive o altri filmati, che offrono piena garanzia tecnica e documentale, per sanzionare i tesserato laddove i documenti indicano quale ammonito, espulso o allontano un soggetto diverso dall’autore dell’infrazione.

Procedura riguardante condotte violente o gravemente antisportive o utilizzo di espressione blasfema non vista dall’arbitro o dal VAR

-Il Procuratore Federale fa prevenire al Giudice sportivo Nazionale una segnalazione riservata entro le ore 16 del giorno feriale successivo a quello della gara

  • Entro le ore 16 del giorno feriale successivo a quello della gara il tesserato direttamente interessato o la società ed il tesserato che non ha commesso o a commesso il fatto/i indicati può depositare presso l’ufficio del Giudice sportivo una richiesta per l’esame di filmati di documentata provenienza, che devono essere allegati alla richiesta. (Contributo di euro 100,00)
  • Si definisce condotta gravemente antisportiva:

1. La evidente simulazione da cui scaturisce l’assegnazione del calcio di rigore a favore della squadra del calciatore che ha simulato.

2. La evidente simulazione che determina la espulsione diretta del calciatore avversario

3. La realizzazione di una rete colpendo volontariamente il pallone con la mano

4. L’impedire la realizzazione di una rete colpendo volontariamente il pallone con la mano.

  • Il Giudice sportivo nazionale può adottare provvedimenti sanzionatori avvalendosi di immagini che offrano piena garanzia tecnica e documentale
  • La procedura sopra descritta può essere applicata per le gare della Lega Pro, LND e SGS solo per: fatti di condotta violenza, l’utilizzo di espressione blasfema su segnalazione del Procuratore federale e dell’eventuale Commissario di campo.
  • La stessa procedura può essere applicata per fatti avvenuti all’interno dell’impianto di gioco.

MEZZI DI PROVA IN ALTRI PROCEDIMENTI (art. 62 CGS)

Procedimenti relativi al comportamento dei sostenitori delle squadre

I procedimenti si svolgono sulla base del rapporto degli ufficiali di gara, dei supplementi di udienza e sulle relazioni della Procura Federale, dei commissari di campo e devono essere trasmessi al Giudice sportivo entro le ore 14.00 del giorno successivo alla gara.

Procedimenti relativi alla regolarità dello svolgimento della gara

Si svolgono sulla base dei rapporti degli ufficiali di gara ed eventuali supplementi nonché di atti ufficiali trasmessi da organi della FIGC, delle Leghe, Divisioni e comitati. Quando è il procedimento è stato attivato su iniziativa di una società, si svolge sulla base delle deduzioni e ove previste dalle controdeduzioni delle parti

Procedimenti relativi alle infrazioni oggetto di denuncia o deferimento da parte della Procura Federale

Si svolgono sulla base degli elementi contenuti nel deferimento e nelle deduzioni difensive

Procedimenti relativi a sanzioni non economiche

I procedimenti conseguenti a sanzioni non economiche, proposte o irrogate dalla società nei confronti dei tesserati si svolge sulla base degli elementi contenuti nel corso e nelle controdeduzioni

CONSULENZA TECNICA (art. 59 CGS)

Gli organi di giustizia possono disporre una consulenza tecnica e sceglie un esperto terzo rispetto agli interessi in conflitto e cura il rispetto del contraddittorio.

Il parere è consegnato almeno 10 giorni prima dell’udienza ma il Presidente può abbreviare il termine.

Nei casi che investono il Giudice Sportivo il consulente tecnico trasmette il parere all’organo giudicante fino a 2 giorni prima dell’udienza o della data fissata per la decisione.

Le parti hanno la facoltà di avvalersi di consulenza tecnica di parte.

8. TABELLA CONTRIBUTO DI GIUSTIZIA (CU 162/A FIGC del 27.06.2019)

Tab. 1 – Ricorsi innanzi al Giudice Sportivo

SOGGETTO RICORRENTE/CONTRIBUTO

per le società appartenenti alla LNP Serie A

260,00 €

per le società appartenenti alla LNP Serie B

260,00 €

per le società appartenenti alla Lega PRO

180,00 €

per le società appartenenti alla Divisione Calcio Femminile

100,00 €

per le società appartenenti alla LND partecipanti ai Campionati Nazionali per le società appartenenti alla LND

100,00 €

partecipanti ai Campionati Regionali e Provinciali

78,00 €

per le società partecipanti ai Campionati SGS Nazionali

80,00 €

per le società appartenenti al SGS

52,00 €

Tab. 2 – Reclami dinanzi alla Corte Sportiva Territoriale

SOGGETTO RICORRENTE/ CONTRIBUTO

per le società appartenenti alla LND

partecipanti ai Campionati Regionali e Provinciali

130,00 €

per le società appartenenti al SGS

62,00 €

Tab. 3 -Reclami innanzi alla Corte Sportiva d’Appello a livello nazionale

SOGGETTO RICORRENTE / CONTRIBUTO

per le società appartenenti alla LNP Serie A

1.000,00 €

per le società appartenenti alla LNP Serie B

600,00 €

per le società appartenenti alla Lega PRO

400,00 €

per le società appartenenti alla Divisione Calcio Femminile

250,00 €

per le società LND partecipanti ai Campionati Nazionali

250,00 €

per le società LND partecipanti ai Campionati Juniores

180,00 €

per le società partecipanti ai Campionati SGS Nazionali

180,00 €

per le società non partecipanti ai Campionati Nazionali

180,00 €

Tab. 4 – Reclami innanzi alla Corte Federale di Appello

SOGGETTO RICORRENTE / CONTRIBUTO

per le società appartenenti alla LNP Serie A

1.000,00 €

per le società appartenenti alla LNP Serie B

600,00 €

per le società appartenenti alla Lega PRO

400,00 €

per le società appartenenti alla Divisione Calcio Femminile

250,00 €

per le società LND partecipanti ai Campionati Nazionali

250,00 €

per le società LND partecipanti ai Campionati Juniores

180,00 €

per le società partecipanti ai Campionati SGS Nazionali

180,00 €

per le società non partecipanti ai Campionati Nazionali

180,00 €

Tab. 5 – Reclami innanzi alla Corte Sportiva d’Appello a livello nazionale con procedura d’urgenza

SOGGETTO RICORRENTE / CONTRIBUTO

per le società appartenenti alla LNP Serie A

1.300,00 €

per le società appartenenti alla LNP Serie B

900,00 €

per le società appartenenti alla Lega PRO

600,00 €

per le società appartenenti alla Divisione Calcio Femminile

350,00 €

per le società LND partecipanti ai Campionati Nazionali

350,00 €

per le società LND partecipanti ai Campionati Juniores

330,00 €

per le società partecipanti ai Campionati SGS Nazionali

330,00 €

Ricorsi al Tribunale Federale Nazionale Sezione disciplinare (86 CGS)

1000,00 €

Ricorsi al Tribunale Federale a livello territoriale (94 CGS)

50,00 €

Tab. 6 – Ricorsi innanzi al Tribunale Federale Nazionale – Sezione Vertenze Economiche

SOGGETTO RICORRENTE / CONTRIBUTO

per le società appartenenti alla LNP Serie A

500,00 €

per le società appartenenti alla LNP Serie B

400,00 €

per le società appartenenti alla Lega PRO

300,00 €

per le società appartenenti alla Divisione Calcio Femminile

170,00 €

per le società appartenenti alla LND partecipanti ai Campionati Nazionali

170,00 €

per le società appartenenti alla LND

partecipanti ai Campionati Regionali e Provinciali

130,00 €

per le società appartenenti al SGS

78,00 €

Tab. 7 – Ricorsi innanzi al Tribunale Nazionale Federale – Sezione Tesseramenti

SOGGETTO RICORRENTE / CONTRIBUTO

per le società appartenenti alla LNP Serie A

600,00 €

per le società appartenenti alla LNP Serie B

400,00 €

per le società appartenenti alla Lega PRO

300,00 €

per le società appartenenti alla Divisione Calcio Femminile

170,00 €

per le società appartenenti alla LND partecipanti ai Campionati Nazionali

170,00 €

per le società appartenenti alla LND partecipanti ai Campionati Regionali e Provinciali

130,00 €

per le società appartenenti al SGS

78,00 €

Tab 8 – Ricorsi presentati direttamente e in proprio dai tesserati

SOGGETTO RICORRENTE /CONTRIBUTO

Di società appartenenti alla LNP Serie A

250,00 €

di società appartenenti alla LNP Serie B

250,00 €

di società appartenenti alla Lega PRO

180,00 €

per le società appartenenti alla Divisione Calcio Femminile

100,00 €

di società appartenenti alla LND partecipanti ai Campionati Nazionali

100,00 €

di società appartenenti alla LND partecipanti ai Campionati Nazionali Juniores

90,00 €

di società appartenenti alla LND partecipanti ai

Campionati Regionali e Provinciali

65,00 €

di società partecipanti ai campionanti SGS

31,00 €

Tab. 9 – Ricorsi presentati direttamente e in proprio dai tesserati con procedura d’urgenza

SOGGETTO RICORRENTE /CONTRIBUTO

Di società appartenenti alla LNP Serie A

330,00 €

di società appartenenti alla LNP Serie B

330,00 €

di società appartenenti alla Lega PRO

230,00 €

per le società appartenenti alla Divisione Calcio Femminile

130,00 €

di società appartenenti alla LND partecipanti ai Campionati Nazionali

130,00 €

di società appartenenti alla LND partecipanti ai Campionati Nazionali Juniores

110,00 €

di società partecipanti ai campionanti SGS Nazionali

90,00 €

Tab. 10 – Ricorsi presentati direttamente e in proprio dagli associati dell’Associazione Italiana Arbitri

SOGGETTO RICORRENTE / CONTRIBUTO

appartenenti ai ruoli CAN – A

250,00 €

appartenenti ai ruoli CAN – B

220,00 €

appartenenti ai ruoli CAN – PRO

180,00 €

appartenenti ai ruoli CAN D/CAN 5

100,00 €

appartenenti ai ruoli CAI

90,00 €

appartenenti ai ruoli Regionali

65,00 €

appartenenti ai ruoli Provinciali/Sezionali

31,00 €

Tab. 11 – Ricorsi presentati direttamente e in proprio dai Dirigenti federali dinanzi agli organi di giustizia sportiva

250,00 €