PRIME INDICAZIONI SUI NUOVI AMMORTIZZATORI COVID

Il D.L. 104/2020, c.d. Decreto Agosto, ha innovato la regolamentazione degli ammortizzatori  sociali COVID-19 (Cigo, Cigd, Aso e Cisoa).

La principale novità consiste nella possibilità, per i datori di lavoro, di accedere ai nuovi indipendentemente dal precedente ricorso e dall’effettivo utilizzo degli stessi nel primo semestre del corrente anno: il Decreto, infatti, ridetermina il numero massimo di settimane richiedibili entro il 31 dicembre 2020 (fino a 18 settimane complessive), azzerando il conteggio di quelle richieste e autorizzate, per i periodi fino al 12 luglio 2020, ai sensi dei D.L. 18/2020 e 34/2020. Tuttavia, i periodi di integrazione, già richiesti e autorizzati ai sensi delle precedenti disposizioni, che si collocano, anche parzialmente, in periodi successivi al 12 luglio 2020, sono automaticamente imputati alle prime 9 settimane del nuovo periodo di trattamenti previsto.

Con il messaggio n. 3131/2020, in attesa della pubblicazione delle apposite circolari che illustreranno la disciplina di dettaglio, l’Inps ha fornito le prime informazioni in ordine alle predette novità.

Cigo, Aso e Cigd

Le aziende che, nel 2020, sospendono o riducono l’attività lavorativa per eventi riconducibili all’emergenza da COVID-19, possono richiedere la concessione dei trattamenti di integrazione salariale (ordinari o in deroga) o dell’assegno ordinario per una durata massima di 9 settimane, per periodi decorrenti dal 13 luglio al 31 dicembre 2020, incrementate di ulteriori 9 settimane, nel medesimo arco temporale, per i soli datori di lavoro ai quali sia stato già interamente autorizzato il precedente periodo di 9 settimane e purché sia integralmente decorso detto periodo. La durata massima dei trattamenti cumulativamente riconosciuti non può, in ogni caso, superare le 18 settimane complessive.

Per tutte e 3 le principali categorie di trattamenti (Cigo, Cigd e Aso) con causale “emergenza COVID-19” è confermato il meccanismo dell’invio di 2 domande distinte per chiedere l’intervento di sostegno al reddito: mentre per il primo periodo di 9 settimane non è prevista alcuna specifica condizione, il ricorso alle ulteriori 9 settimane è, invece, collegato alla verifica del fatturato delle aziende richiedenti. A tal fine, la norma prevede un raffronto tra il fatturato del primo semestre 2020 e quello del corrispondente periodo del 2019, che può far sorgere in capo all’azienda l’obbligo del versamento di un contributo addizionale, da calcolarsi sulla retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate durante la sospensione o riduzione dell’attività lavorativa, determinato secondo le misure che seguono:

  • aliquota del 18% per i datori di lavoro che non hanno avuto alcuna riduzione del fatturato;
  • aliquota del 9% per i datori di lavoro che, nel primo semestre 2020, hanno subito una riduzione del fatturato inferiore al 20%;
  • nessun contributo addizionale per i datori di lavoro che hanno subito una riduzione del fatturato pari o superiore al 20% o hanno avviato l’attività di impresa successivamente al 1° gennaio 2019.

Per richiedere l’ulteriore periodo di 9 settimane, i datori di lavoro devono corredare la domanda con una dichiarazione di responsabilità (che poi sarà verificata), resa ai sensi di quanto previsto dall’articolo 47, D.P.R. 445/2000, in cui autocertificano la sussistenza dell’eventuale riduzione del fatturato e sulla cui base l’Inps autorizza i trattamenti e stabilisce la misura del contributo addizionale dovuto. In mancanza di tale autocertificazione, il contributo addizionale sarà richiesto nella misura massima del 18%.

Per le richieste inerenti alle prime 9 settimane, o il minor periodo che risulta scomputando i periodi già richiesti o autorizzati ai sensi della precedente normativa decorrenti dal 13 luglio 2020, i datori di lavoro dovranno continuare a utilizzare la causale “COVID-19 nazionale” già in essere.

Per quanto attiene alle ulteriori 9 settimane, con successivo messaggio saranno fornite istruzioni operative per l’invio delle domande.

Qualora i datori di lavoro, in relazione a quanto previsto dalla precedente disciplina, abbiano già chiesto e ottenuto l’autorizzazione per periodi che si collocano successivamente al 13 luglio 2020, la richiesta delle prime 9 settimane dovrà tenere conto di tali autorizzazioni ai fini del rispetto del citato limite: se sarà richiesto un numero di settimane superiore al consentito (9 complessive, considerando anche quelle imputate in relazione alla precedente disciplina), le richieste saranno accolte parzialmente.

Cisoa

I datori di lavoro del settore agricolo, che nell’anno 2020 sospendono o riducono l’attività lavorativa per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da COVID-19, possono presentare domanda di concessione del trattamento Cisoa per una durata massima di 50 giorni, nel periodo ricompreso tra il 13 luglio e il 31 dicembre 2020. I periodi di integrazione precedentemente richiesti e autorizzati ai sensi delle precedenti disposizioni di Legge, che si collocano, anche parzialmente, in periodi successivi al 12 luglio 2020, sono imputati ai nuovi 50 giorni. I periodi di integrazione salariale sono computati ai fini del raggiungimento del requisito delle 181 giornate di effettivo lavoro.

Diversamente da quanto previsto per gli altri trattamenti, l’ulteriore periodo di Cisoa non è in alcun modo collegato alla verifica dell’andamento del fatturato aziendale, pertanto l’azienda non deve presentare la dichiarazione di responsabilità. Con successivo messaggio saranno fornite istruzioni operative per l’invio delle domande.

Termini

A regime, le domande di accesso ai trattamenti previsti dal Decreto Agosto dovranno essere inoltrate all’Inps, a pena di decadenza, entro la fine del mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o di riduzione dell’attività lavorativa.

In caso di pagamento diretto da parte dell’Istituto, il datore di lavoro è tenuto a inviare tutti i dati necessari entro la fine del mese successivo a quello in cui è collocato il periodo di integrazione salariale, ovvero, se posteriore, entro il termine di 30 giorni dall’adozione del provvedimento di concessione.

In sede di prima applicazione della norma, per le domande con inizio di sospensione/riduzione dal 13 luglio 2020, la scadenza ordinaria del 31 agosto è, però, differita al 30 settembre 2020. Al 30 settembre 2020 sono anche rinviati i termini per l’invio delle domande e dei dati utili al pagamento o al saldo dei trattamenti, che, in via ordinaria, scadrebbero nel periodo ricompreso tra il 1° e il 31 agosto 2020, incluse le domande di trattamenti con inizio della sospensione/riduzione dal 1° al 12 luglio 2020, ancorché non ricomprese nella nuova disciplina.

Riguardo alla trasmissione dei dati utili al pagamento o al saldo dei trattamenti di Cigo, Cigd, Aso e Cisoa, nei casi in cui, sulla base delle regole ordinarie, la scadenza dell’invio dei suddetti dati si collochi entro il 31 agosto 2020, la stessa è differita al 30 settembre 2020.

Per le scadenze che interverranno dal 1° settembre 2020 non è prevista l’applicazione di alcun differimento. È, altresì, previsto il differimento al 31 agosto 2020 dei termini decadenziali di invio delle domande di accesso ai trattamenti collegati all’emergenza da COVID-19 e di trasmissione dei dati necessari per il pagamento o per il saldo degli stessi, compresi quelli differiti in via amministrativa, in scadenza entro il 31 luglio 2020.

Sportivi professionisti

Il Decreto Agosto ha sostituito la disciplina della Cigd per le sospensioni dei lavoratori dipendenti sportivi professionisti. Le principali novità riguardano sia la collocazione della norma nell’alveo delle disposizioni generali in materia di Cigd sia, in particolare, la competenza autorizzatoria relativa a tali richieste, che viene assegnata all’Inps, fatti salvi la validità e gli effetti prodotti dalle domande già presentate presso le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano.

Inoltre, la norma definisce alcuni aspetti relativi ai requisiti di accesso alla prestazione, precisando che possono essere ammessi al trattamento in deroga i lavoratori che abbiano percepito retribuzioni contrattuali lorde non superiori a 50.000 euro, nella stagione sportiva 2019-2020. La retribuzione contrattuale utile per l’accesso alla misura viene dichiarata dal datore di lavoro.

Ulteriore novità riguarda il periodo massimo autorizzabile. In particolare, nel ribadire un limite complessivo generale di 9 settimane autorizzabili per ogni singola associazione sportiva, viene precisato che, esclusivamente per le associazioni aventi sede nelle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, potranno essere autorizzati periodi fino a 13 settimane, nei limiti delle disponibilità finanziarie già assegnate alle medesime Regioni.

Lavoratori ex zone rosse

È prevista una specifica tutela per i lavoratori, domiciliati o residenti in Comuni appartenenti alle ex zone rosse e per i quali non hanno trovato applicazione le tutele previste in ragione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, che siano stati impossibilitati a raggiungere il luogo di lavoro in conseguenza dell’emanazione di ordinanze amministrative emesse dalle

Autorità pubbliche territorialmente competenti, in merito all’obbligo di permanenza domiciliare e conseguente divieto di allontanamento dal territorio comunale in ragione dell’emergenza, prima dell’entrata in vigore del Decreto Agosto. In particolare, la norma prevede che i datori di lavoro operanti esclusivamente nelle Regioni Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia, che abbiano sospeso l’attività lavorativa, anche limitatamente alla prestazione dei soggetti sopra indicati, a causa dell’impossibilità di raggiungere il luogo di lavoro da parte di tali dipendenti, possono presentare domanda di accesso ai nuovi trattamenti di Cigo, Cigs, Aso e Cisoa con specifica causale “COVID-19 –

Obbligo permanenza domiciliare”, per periodi decorrenti dal 23 febbraio al 30 aprile 2020 e in relazione alla durata delle misure previste dai provvedimenti emanati dalle pubbliche Autorità, fino a un massimo di 4 settimane complessive, nel limite massimo di spesa previsto. Le istanze di accesso al trattamento spettante, corredate dall’autocertificazione ai sensi dell’articolo 47, D.P.R. 445/2000, del datore di lavoro indicante l’Autorità che ha emesso il provvedimento di restrizione, devono essere trasmesse esclusivamente all’Inps, a pena di decadenza, entro il 15 ottobre 2020 e, in caso di richiesta di pagamento diretto della prestazione da parte dell’Inps, il datore di lavoro deve inviare tutti i dati necessari per il pagamento o per il saldo dell’integrazione salariale entro il 15 novembre 2020. Trascorsi infruttuosamente detti termini, il pagamento della prestazione e gli oneri ad essa connessi rimangono a carico del datore di lavoro.

Per quanto attiene alla modalità di invio delle istanze, con successivo messaggio saranno fornite istruzioni operative.

 

PROROGA STATO DI EMERGENZA E SMART WORKING

È stato pubblicato sulla G.U. n. 190 del 30 luglio 2020, il D.L. 83/2020, contenente misure urgenti connesse con la scadenza della dichiarazione di emergenza epidemiologica da COVID-19 deliberata il 31 gennaio 2020.

Per contenere e contrastare i rischi sanitari derivanti dalla diffusione del virus COVID-19, su specifiche parti del territorio nazionale o, occorrendo, sulla totalità di esso, possono essere adottate una o più misure tra quelle previste, per periodi predeterminati, ciascuno di durata non superiore a 30 giorni, reiterabili e modificabili anche più volte fino al 15 ottobre 2020, termine dello stato di emergenza, e con possibilità di modularne l’applicazione in aumento ovvero in diminuzione secondo l’andamento epidemiologico del predetto virus.

Le misure del Decreto 33/2020 (Ulteriori misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da Covi-19) si applicano dal 18 maggio 2020 al 15 ottobre 2020, fatti salvi i diversi termini previsti dall’articolo 1.

I termini previsti dalle disposizioni legislative richiamate all’allegato 1, D.L. 83/2020, sono prorogati al 15 ottobre 2020, salvo quanto previsto al n. 32 (lavoro agile).

I termini previsti da disposizioni legislative diverse da quelle individuate nell’allegato 1, connessi o correlati alla cessazione dello stato di emergenza, non sono modificati a seguito della proroga e la loro scadenza resta riferita al 31 luglio 2020.

Smart working

Nelle Faq disponibili sul sito del Ministero del lavoro è stato specificato che la modalità di lavoro agile può essere applicata dai datori di lavoro privati a ogni rapporto di lavoro subordinato anche in assenza degli accordi individuali, ovvero utilizzando la procedura “semplificata” già in uso ai sensi dell’articolo 90, D.L. 34/2020, e ciò sino alla fine dello stato di emergenza e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2020.

Il riferimento della norma al 31 dicembre 2020 è da intendersi come limite massimo di applicazione della procedura semplificata nel caso di proroghe allo stato di emergenza. Dato che il D.L. 83/2020 ha previsto la proroga dello stato di emergenza epidemiologica da COVID-19, le modalità di comunicazione del lavoro agile sono quelle previste dall’articolo 90, comma 3, D.L. 34/2020, utilizzando i modelli semplificati già in uso.

Quanto alle proroghe disposte dal D.L. 83/2020 all’allegato 1, si riassume la situazione:

Disposizioni sullo smart working connesse allo stato di emergenza e prorogate dal D.L. 83/2020 valide fino al 15 ottobre 2020 punti 14 e 32, allegato 1

I lavoratori dipendenti disabili ai sensi dell’articolo 3, comma 3, L. 104/1992, o che abbiano nel proprio nucleo familiare una persona con disabilità nelle condizioni di cui all’articolo 3, comma 3, L. 104/1992, hanno diritto a svolgere la prestazione di lavoro in modalità agile ai sensi dagli articoli da 18 a 23, L. 81/2017, a condizione che tale modalità sia compatibile con le caratteristiche della prestazione.

Ai lavoratori del settore privato affetti da gravi e comprovate patologie con ridotta capacità lavorativa è riconosciuta la priorità nell’accoglimento delle istanze di svolgimento delle prestazioni lavorative in modalità agile ai sensi degli articoli da 18 a 23, L. 81/2017.

Le disposizioni precedenti si applicano anche ai lavoratori immunodepressi e ai familiari conviventi di persone immunodepresse.

Il diritto allo svolgimento delle prestazioni di lavoro in modalità agile è riconosciuto, sulla base delle valutazioni dei medici competenti, anche ai lavoratori maggiormente esposti a rischio di contagio da virus SARS-CoV-2, in ragione dell’età o della condizione di rischio derivante da immunodepressione, da esiti di patologie oncologiche o dallo svolgimento di terapie salvavita o, comunque, da comorbilità che possono caratterizzare una situazione di maggiore rischiosità accertata dal medico competente, a condizione che tale modalità sia compatibile con le caratteristiche della prestazione lavorativa.

I datori di lavoro del settore privato comunicano al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, in via telematica, i nominativi dei lavoratori e la data di cessazione della prestazione di lavoro in modalità agile, ricorrendo alla documentazione resa disponibile nel sito internet del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

Fermo restando quanto previsto per i datori di lavoro pubblici, limitatamente al 15 ottobre 2020 e comunque non oltre il 31 dicembre 2020 se l’emergenza sarà prorogata, la modalità di lavoro  agile può essere applicata dai datori di lavoro privati a ogni rapporto di lavoro subordinato, anche in assenza degli accordi individuali; gli obblighi di informativa sono assolti in via telematica anche ricorrendo alla documentazione resa disponibile nel sito internet dell’Inail. valide fino al 14 settembre 2020 punto 32, allegato 1

I genitori lavoratori dipendenti del settore privato che hanno almeno un figlio minore di anni 14, a condizione che nel nucleo familiare non vi sia altro genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito in caso di sospensione o cessazione dell’attività lavorativa o che non vi sia genitore non lavoratore, hanno diritto a svolgere la prestazione di lavoro in modalità agile anche in assenza degli accordi individuali, fermo restando il rispetto degli obblighi informativi previsti dagli articoli da 18 a 23, L. 81/2017, e a condizione che tale modalità sia compatibile con le caratteristiche della prestazione.

DECRETO AGOSTO – SINTESI DELLE PRINCIPALI DISPOSIZIONI PER IL LAVORO

SI RICORDA:
Il decreto legge deve essere convertito in legge dal Parlamento entro 60 giorni, altrimenti perde efficacia sin dall’inizio. Le Camere, tuttavia, possono regolare con una legge i rapporti giuridici sorti sulla base del decreto legge non convertito.

Con la pubblicazione sul S.O. n. 30 alla G.U. n. 203 del 14 agosto 2020, è in vigore dal 15
agosto 2020 il D.L. 104/2020 (c.d. Decreto Agosto), ancora in attesa della conversione in Legge.

Di seguito si offre un quadro di sintesi dei principali interventi di interesse.

Articolo1

Nuovi trattamenti di cassa integrazione ordinaria, assegno ordinario e
cassa integrazione in deroga.
L’articolo 1, D.L. 104/2020, modifica in modo strutturale l’impianto normativo in materia di ammortizzatori sociali connessi all’emergenza epidemiologica da
COVID-19 (Cigo, Cigd, Aso e Cisoa), in primo luogo rideterminando il numero
massimo di settimane richiedibili dal 13 luglio al 31 dicembre 2020 per un
ammontare di 18 settimane complessive, distinte in 2 segmenti di 9 settimane
e, azzerando il conteggio di quelle richieste e autorizzate per i periodi fino al 12
luglio 2020, ai sensi della precedente disciplina dettata dai D.L. 18/2020
(convertito dalla L. 27/2020), e 34/2020 (convertito dalla L. 77/2020).
Restano da conteggiare nelle 18 settimane, in particolare alle prime 9, previste
dalla norma in commento i periodi di integrazione, già richiesti e autorizzati ai
sensi delle precedenti disposizioni, che si collocano, anche parzialmente, in
periodi successivi al 12 luglio 2020.
Come detto, le 18 settimane sono distinte in 2 segmenti: le seconde ulteriori 9
settimane di trattamenti sono riconosciute esclusivamente ai datori di lavoro ai quali sia stato già interamente autorizzato il precedente periodo di 9 settimane, decorso il periodo autorizzato.
Le ulteriori 9 settimane risultano essere soggette a un contributo addizionale,
che il datore di lavoro è tenuto a versare a partire dal periodo di paga
successivo al provvedimento di concessione dell’integrazione salariale,
determinato sulla base del raffronto tra il fatturato aziendale del primo semestre 2020 e quello del corrispondente semestre 2019, pari:
a) al 9% della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore
di lavoro non prestate durante la sospensione o riduzione dell’attività lavorativa, per i datori di lavoro che hanno avuto una riduzione del fatturato inferiore al 20%;
b) al 18% della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le
ore di lavoro non prestate durante la sospensione o riduzione dell’attività
lavorativa, per i datori di lavoro che non hanno avuto alcuna riduzione del
fatturato.
Il contributo addizionale non è dovuto dai datori di lavoro che hanno subito una
riduzione del fatturato pari o superiore al 20% e per coloro che hanno avviato
l’attività di impresa successivamente al 1° gennaio 2019.
Ai fini dell’accesso alle ulteriori 9 settimane, il datore di lavoro deve presentare
all’Inps domanda di concessione nella quale autocertifica la sussistenza
dell’eventuale riduzione del fatturato che determina l’esonero, ovvero l’aliquota del contributo addizionale: In mancanza di autocertificazione, si applica l’aliquota del 18%.
Le domande di accesso ai trattamenti previsti dal D.L. 104/2018 devono essere inoltrate all’Inps, a pena di decadenza, entro la fine del mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o di riduzione dell’attività lavorativa: in fase di prima applicazione, il termine di decadenza è fissato entro la fine del mese successivo a quello di entrata in vigore del presente Decreto.
In caso di pagamento diretto delle prestazioni da parte dell’Inps, il datore di
lavoro è tenuto a inviare all’Istituto tutti i dati necessari per il pagamento o per
il saldo dell’integrazione salariale entro la fine del mese successivo a quello in
cui è collocato il periodo di integrazione salariale, ovvero, se posteriore, entro il
termine di 30 giorni dall’adozione del provvedimento di concessione: in sede di prima applicazione, tali termini sono spostati al trentesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore del Decreto, se tale ultima data è posteriore a quella di cui al primo periodo. Trascorsi inutilmente tali termini, il pagamento della prestazione e gli oneri ad essa connessi rimangono a carico del datore di lavoro inadempiente.
Al comma 10 si prevede, ulteriormente, che i termini di invio delle domande di
accesso ai trattamenti collegati all’emergenza COVID-19 e di trasmissione dei
dati necessari per il pagamento o per il saldo degli stessi che, in applicazione
della disciplina ordinaria, si collocano tra il 1° e il 31 agosto 2020 siano differiti
al 30 settembre 2020.

Fondi di solidarietà bilaterali

L’articolo 1, comma 7, D.L. 104/2020, prevede espressamente che i Fondi di
solidarietà previsti dall’articolo 27, D.Lgs. 148/2015 (Fsba e agenzie di
somministrazione) garantiscano l’erogazione dell’assegno ordinario con le
medesime modalità previste dall’articolo 1, D.L. 104/2020.

Cisoa

Il trattamento di Cisoa, richiesto per eventi riconducibili all’emergenza
epidemiologica da COVID-19, è concesso, in deroga ai limiti di fruizione riferiti al singolo lavoratore e al numero di giornate lavorative da svolgere presso la stessa azienda di cui all’articolo 8, L. 457/1972, per una durata massima di 50 giorni, nel periodo ricompreso tra il 13 luglio e il 31 dicembre 2020: i periodi di
integrazione precedentemente richiesti e autorizzati ai sensi del D.L. 18/2020,
collocati, anche parzialmente, in periodi successivi al 12 luglio 2020 sono imputati ai 50 giorni.
Anche la domanda di Cisoa deve essere presentata, a pena di decadenza, entro la fine del mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione dell’attività lavorativa. In fase di prima applicazione, il termine di decadenza è fissato entro la fine del mese successivo a quello di entrata in vigore del Decreto.
I periodi di integrazione autorizzati ai sensi dell’articolo 19, comma 3-bis, del D.L. 18/2020, e ai sensi del presente articolo sono computati ai fini del
raggiungimento del requisito delle 181 giornate di effettivo lavoro previsto
dall’articolo 8, L. 457/1972.
Viene, inoltre, previsto il differimento dei termini decadenziali di invio delle
domande di accesso ai trattamenti collegati all’emergenza COVID-19 e di
trasmissione dei dati necessari per il pagamento o per il saldo degli stessi,
compresi quelli differiti in via amministrativa, scaduti al 31 luglio 2020, al 31
agosto 2020.
Le misure sopra previste sono concesse nel limite massimo di spesa pari a
8.220,3 milioni di euro,. L’Inps provvede al monitoraggio del limite di spesa:
qualora emerga che è stato raggiunto anche in via prospettica, l’Inps non
prende in considerazione ulteriori domande.

Articolo 2
Disposizioni in materia di accesso alla cassa integrazione dei lavoratori
dipendenti iscritti al Fondo pensione sportivi professionisti
Viene inserito, all’articolo 22, D.L. 18/2020, convertito, con modificazioni, dalla
L. 27/2020, il nuovo comma 1-bis, dove si prevede che i lavoratori dipendenti
iscritti al Fondo pensione sportivi professionisti, che, nella stagione sportiva
2019-2020, hanno percepito retribuzioni contrattuali lorde non superiori a
50.000 euro, possono accedere al trattamento di integrazione salariale,
limitatamente a un periodo massimo complessivo di 9 settimane.

Le domande di Cigd dovranno essere presentate dai datori di lavoro all’Inps,
secondo le modalità che saranno indicate dall’Istituto. Sono considerate valide
le domande già presentate alle Regioni o Province autonome di Trento e
Bolzano, che provvederanno ad autorizzarle nei limiti delle risorse loro
assegnate. Per ogni singola associazione sportiva non potranno essere
autorizzate più di 9 settimane complessive; esclusivamente per le associazioni
aventi sede nelle Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, le Regioni
potranno autorizzare periodi fino a 13 settimane, nei limiti delle risorse ivi
previste. La retribuzione contrattuale utile per l’accesso alla misura viene
dichiarata dal datore di lavoro. Le federazioni sportive e l’Inps, attraverso la
stipula di apposite convenzioni, possono scambiarsi i dati, per i rispettivi fini
istituzionali, riguardo all’individuazione della retribuzione annua di 50.000 euro e ai periodi e importi di Cigd, di cui al presente comma.
Infine, viene abrogato il comma 7 dell’articolo 98, D.L. 34/2020.

Articolo 3
Esonero dal versamento dei contributi previdenziali per aziende che non
richiedono trattamenti di cassa integrazione
Al fine di ridurre il ricorso agli ammortizzatori sociali COVID-19, in via
eccezionale ai datori di lavoro privati, con esclusione del settore agricolo, che
non richiedono tali trattamenti e che abbiano già fruito, nei mesi di maggio e
giugno 2020, dei trattamenti di integrazione salariale di cui agli articoli da 19 a
22-quinquies, D.L. 18/2020, ferma restando l’aliquota di computo delle
prestazioni pensionistiche, è riconosciuto l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali a loro carico, per un periodo massimo di 4 mesi, fruibili entro il 31 dicembre 2020, nei limiti del doppio delle ore di integrazione salariale già fruite nei predetti mesi di maggio e giugno 2020, riparametrato e applicato su base mensile. L’esonero non si applica ai premi e contributi dovuti all’Inail.
L’esonero può essere riconosciuto anche ai datori di lavoro che hanno richiesto periodi di integrazione salariale ai sensi del D.L. 18/2020, collocati, anche parzialmente, in periodi successivi al 12 luglio 2020.
Al datore di lavoro che abbia beneficiato dell’esonero, si applicano i divieti di
licenziamento di cui all’articolo 14 del Decreto: in caso di violazione (oltre alla
nullità del recesso) si determina la revoca dall’esonero contributivo concesso
con efficacia retroattiva e l’impossibilità di presentare domanda di integrazione salariale.
L’esonero è cumulabile con altri esoneri o riduzioni delle aliquote di
finanziamento previsti dalla normativa vigente, nei limiti della contribuzione
previdenziale dovuta.  Per la piena operatività dell’agevolazione, è necessario attendere, ai sensi dell’articolo 108, paragrafo 3, Tfue, l’autorizzazione della Commissione Europea.

Articolo 4
Disposizioni in materia di Fondo nuove competenze
L’articolo 4 apporta alcune modifiche alla regolamentazione del Fondo nuove
competenze, attraverso il quale la contrattazione collettiva aziendale o
territoriale può realizzare specifiche intese di rimodulazione dell’orario di lavoro per mutate esigenze organizzative e produttive dell’impresa ovvero – prima novità introdotta – per favorire percorsi di ricollocazione dei lavoratori, con le quali parte dell’orario di lavoro viene finalizzato a percorsi formativi.
Viene, inoltre, estesa l’operatività del Fondo al 2021 (attualmente non è ancora
operativo).

Articolo 5
Disposizioni in materia di proroga di NASpI e DIS-COLL
Le prestazioni previste NASpI e DIS-COLL, il cui periodo di fruizione termini nel periodo compreso tra il 1° maggio 2020 e il 30 giugno 2020, sono prorogate per ulteriori 2 mesi a decorrere dal giorno di scadenza, purché il percettore non sia beneficiario delle indennità di cui agli articoli 27, 28, 29, 30, 38 e 44, D.L. 18/2020, nè di quelle di cui agli articoli 84, 85 e 98, D.L. 34/2020. La suddetta proroga è estesa anche ai soggetti beneficiari delle prestazioni di cui all’articolo 92, D.L. 34/2020, cioè coloro a cui sono state prorogate, di 2 mesi, le prestazioni in scadenza tra il 1° marzo 2020 e il 30 aprile 2020.
L’importo riconosciuto per ciascuna mensilità aggiuntiva è pari all’importo
dell’ultima mensilità spettante per la prestazione originaria.

Articolo 6
Esonero dal versamento dei contributi previdenziali per assunzioni a
tempo indeterminato
L’articolo 6 introduce, fino al 31 dicembre 2020, un esonero contributivo per i
datori di lavoro, con esclusione del settore agricolo, per le assunzioni a tempo
indeterminato, a decorrere dal 15 agosto 2020, con esclusione dei contratti di
apprendistato e dei contratti di lavoro domestico, ferma restando l’aliquota di
computo delle prestazioni pensionistiche.
L’esonero dal versamento dei contributi previdenziali a loro carico è totale, per
un periodo massimo di 6 mesi decorrenti dall’assunzione, con esclusione dei
premi e contributi dovuti all’Inail, nel limite massimo di un importo di esonero
pari a 8.060 euro su base annua, riparametrato e applicato su base mensile.
L’esonero non spetta in riferimento ai lavoratori che abbiano avuto un contratto a tempo indeterminato nei 6 mesi precedenti all’assunzione presso la medesima impresa, mentre è riconosciuto nei casi di trasformazione del contratto di lavoro subordinato a tempo determinato in contratto di lavoro a tempo indeterminato successiva alla data di entrata in vigore del Decreto.
È, inoltre, cumulabile con altri esoneri o riduzioni delle aliquote di finanziamento previsti dalla normativa vigente, nei limiti della contribuzione previdenziale dovuta.
Il beneficio contributivo è riconosciuto nel limite di spesa previsto.

Articolo 7
Esonero dal versamento dei contributi previdenziali per assunzioni a
tempo determinato nel settore turistico e degli stabilimenti termali
Viene previsto un esonero contributivo, sempre totale, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’Inail, nel limite massimo di un importo di esonero pari a 8.060 euro su base annua, riparametrato e applicato su base mensile, per contratti stipulati tra il 15 agosto e il 31 dicembre 2020, e comunque sino a un massimo di 3 mesi, per le assunzioni a tempo determinato o con contratto di lavoro stagionale nei settori del turismo e degli stabilimenti termali. Il beneficio è subordinato, ai sensi dell’articolo 108. paragrafo 3, Tfue, all’autorizzazione della Commissione Europea.

Articolo 8

Disposizioni in materia di proroga o rinnovo di contratti a termine
Il D.L. 104/2020 interviene nuovamente sui contratti a tempo determinato,
modificando quanto in precedenza previsto dall’articolo 93, D.L. 34/2020.
Il nuovo comma 1 prevede la possibilità, in deroga all’articolo 21, D.Lgs.
81/2015, e fino al 31 dicembre 2020, ferma restando la durata massima
complessiva di 24 mesi, di rinnovare o prorogare per un periodo massimo di 12
mesi e per una sola volta i contratti di lavoro subordinato a tempo determinato,
anche in assenza delle causali di cui all’articolo 19, comma 1, D.Lgs. 81/2015.
Inoltre, viene abrogato il comma 1-bis dell’articolo 93, D.L. 34/2020,
disposizione che prevedeva una proroga automatica per i contratti a termine e
di apprendistato oggetto di sospensioni per ammortizzatori COVID-19.
Articolo 9 Nuova indennità per i lavoratori stagionali del turismo, degli
stabilimenti termali e dello spettacolo
Viene riconosciuta un’indennità onnicomprensiva pari a 1.000 euro ai lavoratori
dipendenti stagionali del settore turismo e degli stabilimenti termali che hanno
cessato involontariamente il rapporto di lavoro nel periodo compreso tra il 1°
gennaio 2019 e il 17 marzo 2020, non titolari di pensione, né di rapporto di
lavoro dipendente, né di NASpI.
La medesima indennità è riconosciuta ai lavoratori in somministrazione,
impiegati presso imprese utilizzatrici operanti nel settore del turismo e degli
stabilimenti termali, che abbiano cessato involontariamente il rapporto di lavoro
nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e il 17 marzo 2020, non titolari di
pensione, né di rapporto di lavoro dipendente, né di NASpI.

È riconosciuta un’indennità onnicomprensiva pari a 1.000 euro ai lavoratori
dipendenti e autonomi che, in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da
COVID-19, hanno cessato, ridotto o sospeso la loro attività o il loro rapporto di
lavoro, individuati nei seguenti:
a) lavoratori dipendenti stagionali appartenenti a settori diversi da quelli del
turismo e degli stabilimenti termali che hanno cessato involontariamente il
rapporto di lavoro nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e il 17 marzo
2020 e che abbiano svolto la prestazione lavorativa per almeno 30 giornate nel medesimo periodo;
b) lavoratori intermittenti, di cui agli articoli da 13 a 18, D.Lgs. 81/2015, che
abbiano svolto la prestazione lavorativa per almeno 30 giornate nel periodo
compreso tra il 1° gennaio 2019 e il 17 marzo 2020;
c) lavoratori autonomi, privi di partita Iva, non iscritti ad altre forme
previdenziali obbligatorie, che nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e il
29 febbraio 2020 siano stati titolari di contratti autonomi occasionali
riconducibili alle disposizioni di cui all’articolo 2222, cod. civ., e che non abbiano un contratto in essere alla data di entrata in vigore del presente Decreto. Gli stessi, per tali contratti, devono essere già iscritti alla data del 17 marzo 2020 alla Gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, L. 335/1995, con accredito nello stesso arco temporale di almeno un contributo mensile;
d) incaricati alle vendite a domicilio di cui all’articolo 19, D.Lgs. 114/1998, con
reddito annuo 2019 derivante dalle medesime attività superiore a 5.000 euro e titolari di partita Iva attiva e iscritti alla Gestione separata di cui all’articolo 2,
comma 26, L. 335/1995, alla data del 17 marzo 2020 e non iscritti ad altre
forme previdenziali obbligatorie.
Tali soggetti, alla data di presentazione della domanda, non devono essere in
alcuna delle seguenti condizioni:
a) titolari di altro contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, diverso
dal contratto intermittente di cui agli articoli da 13 a 18, D.Lgs. 81/2015;
b) titolari di pensione.
Ai lavoratori iscritti al Fondo pensioni lavoratori dello spettacolo che hanno i
requisiti di cui all’articolo 38, D.L. 18/2020 (almeno 30 contributi giornalieri
versati nell’anno 2019 al medesimo Fondo, cui deriva un reddito non superiore a 50.000 euro, e non titolari di pensione) è erogata un’indennità onnicomprensiva pari a 1.000 euro; la medesima indennità viene erogata anche ai lavoratori
iscritti al Fondo pensioni lavoratori dello spettacolo con almeno 7 contributi
giornalieri versati nel 2019, cui deriva un reddito non superiore ai 35.000 euro.
Ai lavoratori dipendenti a tempo determinato del settore del turismo e degli
stabilimenti termali in possesso cumulativamente dei requisiti di seguito
elencati, è riconosciuta un’indennità onnicomprensiva pari a 1.000 euro:
a) titolarità nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2019 e il 17 marzo 2020 di
uno o più contratti di lavoro a tempo determinato nel settore del turismo e degli stabilimenti termali, di durata complessiva pari ad almeno 30 giornate;
b) titolarità nell’anno 2018 di uno o più contratti di lavoro a tempo determinato
o stagionale nel medesimo settore di cui alla lettera a), di durata complessiva
pari ad almeno 30 giornate;
c) assenza di titolarità, al momento dell’entrata in vigore del presente Decreto,
di pensione e di rapporto di lavoro dipendente.
Le indennità in commento non sono tra loro cumulabili e non sono cumulabili
con l’indennità di cui all’articolo 44, D.L. 18/2020. Le suddette indennità sono
cumulabili con l’assegno ordinario di invalidità di cui alla L. 222/1984.
Le indennità di cui al presente articolo non concorrono alla formazione del
reddito ai sensi del Tuir e sono erogate dall’Inps, previa domanda, nel limite di
spesa complessivo di 680 milioni di euro per l’anno 2020.
Decorsi 15 giorni dalla data di entrata in vigore del Decreto, si decade dalla
possibilità di richiedere l’indennità di cui agli articoli 78, 84, 85 e 98, D.L.
34/2020.

Articolo 10
Lavoratori marittimi
Ai lavoratori marittimi che hanno cessato involontariamente il contratto di
arruolamento o altro rapporto di lavoro dipendente nel periodo compreso tra il
1° gennaio 2019 e il 17 marzo 2020 e che abbiano svolto la prestazione
lavorativa per almeno 30 giornate nel medesimo periodo, non titolari di
contratto di arruolamento o di altro rapporto di lavoro dipendente, né di NASpI, né di indennità di malattia, né di pensione alla data di entrata in vigore del presente Decreto, è riconosciuta un’indennità, che non concorre alla formazione del reddito, pari a 600 euro per ciascuno dei mesi di giugno e luglio 2020.

Articolo 12

Disposizioni in materia di lavoratori sportivi
Per il mese di giugno 2020, è erogata dalla società Sport e salute Spa, nel limite massimo di 90 milioni di euro per l’anno 2020, un’indennità pari a 600 euro, esclusa dalla formazione del reddito, in favore dei lavoratori impiegati con rapporti di collaborazione presso il Comitato olimpico nazionale (CONI), il
Comitato italiano paraolimpico (CIP), le federazioni sportive nazionali, le
discipline sportive associate, gli enti di promozione sportiva, riconosciuti dal
CONI e CIP, le società e associazioni sportive dilettantistiche, di cui all’articolo
67, comma 1, lettera m), Tuir, già attivi alla data del 23 febbraio 2020, i quali,
in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, hanno cessato,
ridotto o sospeso la loro attività.

Articolo 13

Disposizioni concernenti l’indennità a valere sul Fondo per il reddito di
ultima istanza
Viene prevista anche per il mese di maggio 2020, ai fini della completa
attuazione di quanto previsto dall’articolo 78, D.L. 34/2020, l’indennità di ultima istanza per i soggetti già beneficiari in via automatica e, per tale mese, la stessa è elevata all’importo di 1.000 euro. Con riferimento ai liberi professionisti iscritti alle Casse di previdenza, i quali non abbiano già beneficiato dell’indennità di ultima istanza, ai fini del riconoscimento si applicano le disposizioni di cui al Decreto del 29 maggio 2020, con aggiornamento del termine temporale per la cessazione di attività, che è esteso dal 30 aprile 2020 al 31 maggio 2020. Le domande per l’accesso all’indennità per i liberi professionisti devono essere presentate entro e non oltre il trentesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore del Decreto. Salvo quanto non diversamente disposto, si applicano le
disposizioni di cui al decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di
concerto con il Mef, del 29 maggio 2020, adottato ai sensi dell’articolo 44,
comma 2, D.L. 18/2020.

Articolo 14
Proroga delle disposizioni in materia di licenziamenti collettivi e
individuali per gmo
Viene prorogato il divieto di licenziamento, con decorrenza 15 agosto 2020,
rimodulandone la portata.
Innanzitutto, si prevede che per i datori di lavoro che non abbiano
integralmente fruito dei trattamenti di integrazione salariale riconducibili
all’emergenza epidemiologica da COVID-19 ovvero dell’esonero dal versamento dei contributi previdenziali di cui all’articolo 3 del presente Decreto, resta precluso l’avvio delle procedure di licenziamento collettivo (articoli 4, 5 e 24, L. 223/1991) e restano, altresì, sospese le procedure pendenti avviate successivamente alla data del 23 febbraio 2020, fatte salve le ipotesi in cui il personale interessato dal recesso, già impiegato nell’appalto, sia riassunto a seguito di subentro di nuovo appaltatore in forza di Legge, di Ccnl o di clausola del contratto di appalto.
Nello stesso modo, resta, altresì, preclusa al datore di lavoro,
indipendentemente dal numero dei dipendenti, la facoltà di recedere dal
contratto per giustificato motivo oggettivo ai sensi dell’articolo 3, L. 604/1966, e restano altresì sospese le procedure in corso di cui all’articolo 7 della medesima Legge.
Sono escluse dal divieto di licenziamento le ipotesi di licenziamenti motivati
dalla cessazione definitiva dell’attività dell’impresa, conseguenti alla messa in
liquidazione della società senza continuazione, anche parziale, dell’attività, nel
caso in cui nel corso della liquidazione non si configuri la cessione di un
complesso di beni o attività che possano configurare un trasferimento d’azienda o di un ramo di essa ai sensi dell’articolo 2112, cod. civ., ovvero nelle ipotesi di accordo collettivo aziendale, stipulato dalle organizzazioni sindacali
comparativamente più rappresentative a livello nazionale, di incentivo alla
risoluzione del rapporto di lavoro, limitatamente ai lavoratori che aderiscono al
predetto accordo, a detti lavoratori è comunque riconosciuto il trattamento di
cui all’articolo 1, D.Lgs. 22/2015 (NASpI). Sono, altresì, esclusi dal divieto i
licenziamenti intimati in caso di fallimento, quando non sia previsto l’esercizio
provvisorio dell’impresa, ovvero ne sia disposta la cessazione. Nel caso in cui
l’esercizio provvisorio sia disposto per uno specifico ramo dell’azienda, sono
esclusi dal divieto i licenziamenti riguardanti i settori non compresi nello stesso.
Viene confermata la possibilità di revoca del licenziamento: il datore di lavoro
che, indipendentemente dal numero dei dipendenti, nell’anno 2020, abbia
proceduto al recesso del contratto di lavoro per gmo ai sensi dell’articolo 3, L.
604/1966, può, in deroga alle previsioni di cui all’articolo 18, comma 10, L.
300/1970, revocare in ogni tempo il recesso, purchè contestualmente faccia
richiesta del trattamento di cassa integrazione salariale, di cui agli articoli da 19 a 22-quinquies, D.L. 18/2020, a partire dalla data in cui ha efficacia il
licenziamento. In tal caso, il rapporto di lavoro si intende ripristinato senza
soluzione di continuità, senza oneri né sanzioni per il datore di lavoro.

Articolo 15
Disposizioni in materia di trattamenti pensionistici in favore di soggetti
disagiati
Con effetto dal 20 luglio 2020, al fine di recepire gli effetti della pronuncia della Corte Costituzionale n. 152/2020, mediante modifica dell’articolo 38, comma 4, L. 448/2001, si prevede che gli invalidi civili totali, titolari della relativa pensione o di quella di inabilità, abbiano diritto alla elevazione dell’assegno fino a 651,51 euro a partire da 18 anni di età, e non da 65 anni.

Articolo 19
Accesso alla cassa integrazione per i lavoratori delle ex zone rosse
I datori di lavoro che abbiano sospeso l’attività lavorativa, anche limitatamente
alla prestazione dei soli soggetti di seguito indicati, a causa dell’impossibilità di
raggiungere il luogo di lavoro da parte dei lavoratori alle proprie dipendenze,
domiciliati o residenti in Comuni per i quali la pubblica Autorità abbia emanato
provvedimenti di contenimento e di divieto di allontanamento dal proprio
territorio, disponendo l’obbligo di permanenza domiciliare in ragione
dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, per i quali non hanno trovato
applicazione le tutele previste dalle vigenti disposizioni per l’emergenza COVID-19 prima della data di entrata in vigore del presente Decreto, possono
presentare domanda dei trattamenti di cui agli articoli da 19 a 22-quinquies,
D.L. 18/2020, con specifica causale “COVID-19 – Obbligo permanenza
domiciliare”. Le domande possono essere presentate per periodi decorrenti dal 23 febbraio 2020 al 30 aprile 2020, per la durata delle misure previste dai
provvedimenti della pubblica Autorità, fino a un massimo complessivo di 4
settimane, limitatamente alle imprese operanti nelle Regioni Emilia-Romagna,
Veneto e Lombardia.
Le domande sono trasmesse esclusivamente all’Inps, a pena di decadenza,
entro il 15 ottobre 2020. Alle stesse domande è allegata l’autocertificazione del datore di lavoro che indica l’Autorità che ha emesso il provvedimento di
restrizione. In caso di pagamento diretto delle prestazioni di cui al presente
articolo da parte dell’Inps, il datore di lavoro è tenuto a inviare all’Istituto tutti i
dati necessari per il pagamento o per il saldo dell’integrazione salariale entro il
15 novembre 2020. Trascorsi inutilmente tali termini, il pagamento della
prestazione e gli oneri a essa connessi rimangono a carico del datore di lavoro
inadempiente.
Tali trattamenti sono concessi nel limite massimo di spesa pari a 59,3 milioni di euro per l’anno 2020: raggiunto anche in via prospettica il limite di spesa, l’Inps non prende in considerazione ulteriori domande.

Articolo 20
Disposizioni per il settore aereo
Il trattamento straordinario di integrazione salariale per crisi aziendale in favore delle aziende operanti nel settore aereo, in possesso del prescritto Certificato di operatore aereo (COA) e titolari di licenza di trasporto aereo di passeggeri rilasciata dall’Ente nazionale dell’aviazione civile, che hanno cessato o cessano l’attività produttiva nel corso dell’anno 2020 e che non sono sottoposte a procedure concorsuali alla data della stipulazione dell’accordo, può essere autorizzato, previo accordo in sede governativa stipulato presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, anche in presenza dei Ministeri delle infrastrutture e dei trasporti e dello sviluppo economico, nonchè della Regione o delle Regioni interessate, ove ricorra almeno una delle seguenti condizioni:
a) prospettive di cessione dell’azienda o di un ramo di essa;
b) specifici percorsi di politica attiva del lavoro posti in essere dalla Regione o
dalle Regioni interessate, secondo le modalità indicate nell’accordo.

Articolo 22
Fondo per la formazione personale delle casalinghe
È istituito un Fondo denominato “Fondo per la formazione personale delle
casalinghe”, finalizzato alla promozione della formazione personale e
all’incremento delle opportunità culturali e partecipative, anche in collaborazione con enti pubblici e privati, delle donne che svolgono attività prestate nell’ambito domestico, senza vincolo di subordinazione e a titolo gratuito.

Articolo 23
Nuove misure in materia di Reddito di emergenza
Ferme restando le erogazioni già concesse del Reddito di emergenza (Rem),
viene ulteriormente riconosciuto, per una singola quota pari all’ammontare di
cui all’articolo 82, comma 5, D.L. 34/2020, ai nuclei familiari in possesso
cumulativamente dei seguenti requisiti:
a) un valore del reddito familiare, nel mese di maggio 2020, inferiore a una
soglia pari all’ammontare di cui all’articolo 82, comma 5, D.L. 34/2020;
b) assenza nel nucleo familiare di componenti che percepiscono o hanno
percepito una delle indennità di cui agli articoli 10 e 11 del presente Decreto;
c) possesso dei requisiti di cui all’articolo 82, commi 2, lettere a), c) e d), 2-bis
e 3, D.L. 34/2020.
Ciascuna quota del Rem è determinata in un ammontare pari a 400 euro,
moltiplicati per il corrispondente parametro della scala di equivalenza di cui
all’articolo 2, comma 4, D.L. 4/2019, convertito con modificazioni dalla L.
26/2019, fino a un massimo di 2, corrispondente a 800 euro, ovvero fino a un
massimo di 2,1 nel caso in cui nel nucleo familiare siano presenti componenti in condizioni di disabilità grave o non autosufficienza come definite ai fini Isee.
La domanda per la quota di Rem è presentata all’Inps entro il 15 ottobre 2020
tramite modello di domanda predisposto dal medesimo Istituto e presentato
secondo le modalità stabilite dallo stesso.

Articolo 24
Misure urgenti per la tutela del patrimonio culturale e per lo spettacolo
Il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, al fine di assicurare
lo svolgimento nel territorio di competenza delle funzioni di tutela e di
valorizzazione del patrimonio culturale e del paesaggio delle Soprintendenze
archeologia, belle arti e paesaggio, può autorizzare, a decorrere dalla data di
pubblicazione dei bandi delle procedure concorsuali per l’assunzione di
funzionari, incarichi di collaborazione ai sensi dell’articolo 7, comma 6, D.Lgs.
165/2001, per la durata massima di 15 mesi e comunque non oltre il 31
dicembre 2021 e per un importo massimo di 40.000 euro per singolo incarico.

Articolo 27
Agevolazione contributiva per l’occupazione in aree svantaggiate –
Decontribuzione Sud
L’articolo 27 introduce un esonero dal versamento dei contributi pari al 30% dei complessivi contributi previdenziali, con esclusione dei premi e dei contributi Inail, in favore dei datori di lavoro privati, con esclusione del settore agricolo e dei contratti di lavoro domestico, con riferimento ai rapporti di lavoro dipendente, la cui sede di lavoro sia situata in Regioni che nel 2018 presentavano un prodotto interno lordo pro capite inferiore al 75% della media EU27 o comunque compreso tra il 75% e il 90%, e un tasso di occupazione inferiore alla media nazionale.
Resta ferma l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche. L’agevolazione è concessa dal 1° ottobre al 31 dicembre 2020, previa autorizzazione della
Commissione Europea, nel rispetto delle condizioni del Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del COVID-19 (Comunicazione CE 19 marzo 2020 C (2020) 1863).
Al fine di favorire la riduzione dei divari territoriali, con D.P.C.M., su proposta
del Ministro per il sud e la coesione territoriale e del Ministro del lavoro e delle
politiche sociali e di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro per gli affari europei, da adottarsi entro il 30 novembre 2020, sono individuati le modalità e il riferimento a indicatori oggettivi di svantaggio socio-economico e di accessibilità al mercato unico europeo utili per la definizione di misure agevolative di decontribuzione di accompagnamento, per il periodo 2021-2029, degli interventi di coesione territoriale del Piano nazionale di ripresa e resilienza e dei Piani nazionali di riforma.

Articolo 88
Decontribuzione cabotaggio crociere
Alle imprese armatoriali delle unità o navi iscritte nei Registri nazionali che
esercitano attività di cabotaggio, di rifornimento dei prodotti petroliferi necessari alla propulsione e ai consumi di bordo delle navi, nonché adibite a deposito e assistenza alle piattaforme petrolifere nazionali, viene esteso lo sgravio contributivo proporzionale di cui all’articolo 6, comma 1, D.L. 457/1997, per il periodo 1° agosto 2020-31 dicembre 2020.
Con Decreto saranno individuate le modalità attuative.

Articolo 97
Ulteriore rateizzazione dei versamenti sospesi
I versamenti sospesi dagli articoli 126 e 127, D.L. 34/2020, possono essere
effettuati, senza applicazione di sanzioni e interessi, per un importo pari al 50% delle somme oggetto di sospensione, in un’unica soluzione entro il 16 settembre 2020, o, mediante rateizzazione, fino a un massimo di 4 rate mensili di pari importo, con il versamento della prima rata entro il 16 settembre 2020.
Il versamento del restante 50% delle somme dovute può essere effettuato,
senza applicazione di sanzioni e interessi, mediante rateizzazione, fino a un
massimo di 24 rate mensili di pari importo, con il versamento della prima rata
entro il 16 gennaio 2021. Non si fa luogo al rimborso di quanto già versato.

Articolo 112
Raddoppio limite welfare aziendale anno 2020
Limitatamente al periodo d’imposta 2020, l’importo del valore dei beni ceduti e dei servizi prestati dall’azienda (c.d. fringe benefit) ai lavoratori dipendenti che non concorre alla formazione del reddito ai sensi dell’articolo 51, comma 3, Tuir, è elevato a 516,46 euro.

Crediti d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro e per la sanificazione

PREMESSA
Gli artt. 120 e 125 del DL 19.5.2020 n. 34 (c.d. “Rilancio”) hanno introdotto, rispettivamente:
· un credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro al fine di far rispettare le prescrizioni sanitarie e le misure di contenimento contro la diffusione del virus COVID-19;
· un credito d’imposta per la sanificazione degli ambienti e degli strumenti utilizzati, nonché per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale e di altri dispositivi atti a garantire la salute dei lavoratori e degli utenti.
Con il provv. Agenzia delle Entrate 10.7.2020 n. 259854 sono stati definiti:
· i criteri e le modalità di applicazione e fruizione dei suddetti crediti d’imposta;
· le modalità per la comunicazione dell’opzione per la cessione di tali crediti ai sensi dell’art. 122 del DL 34/2020.
Con la circ. Agenzia delle Entrate 10.7.2020 n. 20 sono stati forniti i primi chiarimenti in merito a tali agevolazioni.

1. CREDITO D’IMPOSTA PER L’ADEGUAMENTO DEGLI AMBIENTI DI LAVORO
L’art. 120 del DL 34/2020 riconosce un credito d’imposta per gli interventi legati all’adeguamento degli ambienti di lavoro per la riapertura dei pubblici esercizi.
SOGGETTI BENEFICIARI
L’agevolazione spetta:
· ai soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione in luoghi aperti al pubblico (es. bar, ristoranti,
alberghi, teatri, cinema e musei);
· alle associazioni, alle fondazioni e agli altri enti privati.
Possono beneficiare del credito d’imposta anche i soggetti in regime forfetario e le imprese agricole.

AMBITO OGGETTIVO
Il credito d’imposta è riconosciuto in relazione agli interventi necessari per far rispettare le prescrizioni sanitarie e le misure di contenimento contro la diffusione del virus COVID-19.
Tra gli interventi agevolati sono compresi quelli edilizi necessari per:
· il rifacimento di spogliatoi e mense;
· la realizzazione di spazi medici, ingressi e spazi comuni;
· l’acquisto di arredi di sicurezza.

Tali interventi devono essere stati prescritti da disposizioni normative o previsti dalle linee guida per le riaperture delle attività elaborate da amministrazioni centrali, enti territoriali e locali, associazioni di categoria
e Ordini professionali.
L’agevolazione spetta altresì in relazione agli investimenti necessari di carattere innovativo, quali lo sviluppo
o l’acquisto di strumenti e tecnologie necessarie allo svolgimento dell’attività lavorativa e per l’acquisto di apparecchiature per il controllo della temperatura dei dipendenti e degli utenti.
Rientrano nell’agevolazione anche i programmi software, i sistemi di videoconferenza, quelli per la
sicurezza della connessione, nonché gli investimenti necessari per consentire lo svolgimento dell’attività
lavorativa in smart working.

AMBITO TEMPORALE
Il credito per l’adeguamento degli ambienti di lavoro spetta per le spese sostenute dall’1.1.2020 al 31.12.2020.
Ai fini dell’imputazione delle spese:
· per gli esercenti arti e professioni rileva il principio di cassa, vale a dire la data di effettivo pagamento (ad esempio, un intervento ammissibile iniziato a giugno 2020, con pagamenti effettuati sia nel 2020 che nel 2021, consentirà la fruizione del credito d’imposta solo con riferimento ai pagamenti effettuati nel 2020);
· per le imprese individuali e le società rileva il principio di competenza (quindi, rilevano le spese da imputare al periodo d’imposta in corso al 31.12.2020, indipendentemente dalla data di avvio degli interventi cui le spese si riferiscono e indipendentemente dalla data dei pagamenti).

MISURA DEL CREDITO D’IMPOSTA
Il credito d’imposta è riconosciuto in misura pari al 60% delle suddette spese sostenute nel 2020, per un massimo di spese pari a 80.000,00 euro.
Il credito massimo spettante è quindi pari a 48.000,00 euro.
Il calcolo del credito va effettuato sulla spesa agevolabile al netto dell’IVA, ove dovuta.

COMUNICAZIONE DELLE SPESE
Al fine di beneficiare del credito per l’adeguamento degli ambienti di lavoro, occorre presentare all’Agenzia delle Entrate un’apposita comunicazione delle spese ammissibili:
· dal 20.7.2020 al 30.11.2021;
· in via telematica, mediante i canali dell’Agenzia delle Entrate o tramite il servizio web disponibile nell’area riservata dell’Agenzia delle Entrate;
· direttamente dal beneficiario o tramite un intermediario abilitato;
· utilizzando l’apposito modello.
Nel modello di comunicazione dovranno essere indicate le spese agevolabili:
· sostenute dall’1.1.2020 fino al termine del mese precedente la data di sottoscrizione della comunicazione;
· nonché quelle che si prevede di sostenere successivamente, fino al 31.12.2020 (questa indicazione non deve essere fornita qualora la sottoscrizione del modello avvenga nel 2021).

MODALITÀ DI UTILIZZO DEL CREDITO D’IMPOSTA
Il credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro, fermo restando il sostenimento delle spese,
può essere:
· utilizzato nell’anno 2021, esclusivamente in compensazione mediante il modello F24, che deve essere presentato tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate, pena il rifiuto dell’ope-razione di versamento;
· ceduto, anche parzialmente, ad altri soggetti, compresi istituti di credito o altri intermediari finanziari.
In caso di utilizzo diretto, il credito può essere utilizzato in compensazione nel modello F24:
· dal giorno lavorativo successivo alla corretta ricezione, da parte dell’Agenzia delle Entrate, della relativa comunicazione;
· in ogni caso, a decorrere dall’1.1.2021 e non oltre il 31.12.2021.
In alternativa, il credito d’imposta può essere ceduto, entro il 31.12.2021, ad altri soggetti.
La comunicazione della cessione del credito va effettuata:
· dall’1.10.2020, ovvero, se la comunicazione delle spese è inviata successivamente al 30.9.2020, a decorrere dal giorno lavorativo successivo alla corretta ricezione, da parte dell’Agenzia delle Entrate, della comunicazione stessa;
· esclusivamente a cura del soggetto cedente;
· utilizzando esclusivamente le funzionalità rese disponibili nell’area riservata del sito Internet dell’Agenzia delle Entrate.
Il cessionario è tenuto a comunicare l’accettazione con le suddette modalità.
Dopo la comunicazione dell’accettazione, il cessionario può utilizzare il credito d’imposta con le stesse modalità con le quali sarebbe stato utilizzato dal cedente.

RILEVANZA FISCALE DELL’AGEVOLAZIONE
Per l’agevolazione in esame non viene disposta l’esclusione dalla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini dell’IRAP.

CUMULABILITÀ CON ALTRE AGEVOLAZIONI
Il credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro è cumulabile con altre agevolazioni per le medesime spese, comunque nel limite dei costi sostenuti.
L’agevolazione spetta nel rispetto dei limiti e delle condizioni previsti dal Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato.

2. CREDITO D’IMPOSTA PER LA SANIFICAZIONE E L’ACQUISTO DI DISPOSITIVI DI PROTEZIONE SOGGETTI BENEFICIARI
Possono beneficiare dell’agevolazione:
· i soggetti esercenti attività d’impresa;
· gli esercenti arti e professioni;
· gli enti non commerciali.
Possono beneficiare del credito d’imposta anche i soggetti in regime forfetario e le imprese agricole.

AMBITO OGGETTIVO
Sono agevolabili le spese sostenute nell’anno 2020 relative:
· alla sanificazione degli ambienti nei quali è esercitata l’attività lavorativa e istituzionale e degli strumenti utilizzati nell’ambito di tali attività;
· all’acquisto di dispositivi di protezione individuale, quali, ad esempio, mascherine (chirurgiche, FFP2 e FFP3), guanti, visiere e occhiali protettivi, tute di protezione e calzari, che siano conformi ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla normativa europea;
· all’acquisto di prodotti detergenti e disinfettanti;
· all’acquisto di dispositivi di sicurezza diversi da quelli di protezione individuale, quali termometri, termoscanner, tappeti e vaschette decontaminanti e igienizzanti, che siano conformi ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla normativa europea, ivi incluse le eventuali spese di installazione;
· all’acquisto di dispositivi atti a garantire la distanza di sicurezza interpersonale, quali barriere e pannelli protettivi, ivi incluse le eventuali spese di installazione.
Con riferimento alle attività di sanificazione, l’Agenzia delle Entrate (circ. 10.7.2020 n. 20, § 2.2.1) ha tra l’altro chiarito che:
· deve trattarsi di attività finalizzate ad eliminare o ridurre a quantità non significative la presenza del virus COVID-19 che ha determinato l’emergenza epidemiologica; tale condizione risulta soddisfatta qualora
sia presente apposita certificazione redatta da operatori professionisti sulla base dei Protocolli di regolamentazione vigenti;
· con riferimento alle spese di sanificazione degli ambienti nei quali è esercitata in concreto l’attività lavorativa e istituzionale (ad esempio, sala d’attesa, sala riunioni, sala di rappresentanza), nonché alle spese di sanificazione degli strumenti utilizzati nell’ambito di tali attività, l’attività di sanificazione, in presenza di specifiche competenze già ordinariamente riconosciute, può essere svolta anche in economia dal soggetto beneficiario, avvalendosi di propri dipendenti o collaboratori, sempre che rispetti le indicazioni contenute nei Protocolli di regolamentazione vigenti, come attestato da documentazione
interna.

AMBITO TEMPORALE
Il credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione spetta per le spese sostenute dall’1.1.2020 al 31.12.2020.
Ai fini dell’imputazione delle spese:
· per gli esercenti arti e professioni rileva il principio di cassa, vale a dire la data di effettivo pagamento (ad esempio, un intervento ammissibile iniziato a giugno 2020, con pagamenti effettuati sia nel 2020 che nel 2021, consentirà la fruizione del credito d’imposta solo con riferimento ai pagamenti effettuati nel 2020);
· per le imprese individuali e le società rileva il principio di competenza (quindi, rilevano le spese da imputare al periodo d’imposta in corso al 31.12.2020, indipendentemente dalla data di avvio degli interventi cui le spese si riferiscono e indipendentemente dalla data dei pagamenti).

MISURA DEL CREDITO D’IMPOSTA
Il credito d’imposta “teorico” è riconosciuto:
· nella misura del 60% delle suddette spese sostenute nel 2020;
· fino ad un massimo di 60.000,00 euro per ciascun beneficiario.
Il calcolo del credito va effettuato sulla spesa agevolabile al netto dell’IVA, ove dovuta.
Al fine di rispettare il previsto limite di spesa, infatti, l’Agenzia delle Entrate definirà con un apposito provvedimento la quota percentuale del credito d’imposta effettivamente spettante in relazione ai soggetti richiedenti e alle risorse disponibili.

COMUNICAZIONE DELLE SPESE
Al fine di beneficiare del credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione, occorre presentare all’Agenzia delle Entrate un’apposita comunicazione delle spese ammissibili:
· dal 20.7.2020 al 7.9.2020;
· in via telematica, mediante i canali dell’Agenzia delle Entrate o tramite il servizio web disponibile nell’area riservata dell’Agenzia delle Entrate;
· direttamente dal beneficiario o tramite un intermediario abilitato;
· utilizzando l’apposito modello.
Nel modello di comunicazione dovranno essere indicate le spese agevolabili:
· sostenute dall’1.1.2020 fino al termine del mese precedente la data di sottoscrizione della comunicazione;
· nonché quelle che si prevede di sostenere successivamente, fino al 31.12.2020.

AMMONTARE MASSIMO DEL CREDITO D’IMPOSTA FRUIBILE
Al fine di garantire il rispetto del limite di spesa previsto, dopo aver ricevuto le comunicazioni delle spese ammissibili con l’indicazione del credito teorico, l’Agenzia delle Entrate determinerà la quota percentuale dei crediti effettivamente fruibili, in rapporto alle risorse disponibili.
La percentuale sarà ottenuta rapportando il limite complessivo di spesa all’ammontare complessivo dei crediti d’imposta richiesti.
Tale percentuale sarà quindi resa nota con provvedimento dell’Agenzia delle Entrate, da emanare entro
l’11.9.2020.

MODALITÀ DI UTILIZZO DEL CREDITO D’IMPOSTA
Il credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione, fermo restando il sostenimento delle spese, può essere:
· utilizzato direttamente, nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di sostenimento delle
spese o in compensazione nel modello F24;
· ceduto, anche parzialmente, ad altri soggetti, compresi istituti di credito o altri intermediari finanziari.
Il credito d’imposta può essere utilizzato in compensazione nel modello F24:
· a decorrere dal giorno lavorativo successivo alla pubblicazione del provvedimento dell’Agenzia delle
Entrate che definisce l’ammontare massimo del credito fruibile;
· presentando il modello F24 esclusivamente tramite i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate, pena il rifiuto dell’operazione di versamento.
Nel caso in cui l’importo del credito utilizzato in compensazione risulti superiore all’ammontare massimo definito dal provvedimento, anche tenendo conto di precedenti fruizioni, il relativo modello F24 è scartato.
In alternativa, il credito d’imposta può essere ceduto, entro il 31.12.2021, ad altri soggetti.
La comunicazione della cessione del credito va effettuata:
· a decorrere dal giorno lavorativo successivo alla pubblicazione del provvedimento dell’Agenzia delle
Entrate che definisce la percentuale del credito d’imposta;
· esclusivamente a cura del soggetto cedente;
· utilizzando esclusivamente le funzionalità rese disponibili nell’area riservata del sito Internet dell’Agenzia delle Entrate.
Il cessionario è tenuto a comunicare l’accettazione con le suddette modalità.
Dopo la comunicazione dell’accettazione, il cessionario può utilizzare il credito d’imposta con le stesse modalità con le quali sarebbe stato utilizzato dal cedente.

IRRILEVANZA FISCALE DELL’AGEVOLAZIONE
Il credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione non concorre alla formazione
del reddito ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini IRAP.
In sede di conversione in legge del DL 34/2020, è stato inoltre previsto che il credito d’imposta non rileva ai fini del:
· rapporto di deducibilità degli interessi passivi, di cui all’art. 61 del TUIR;
· rapporto di deducibilità dei componenti negativi, di cui all’art. 109 co. 5 del TUIR.

La clausola della “roulette russa” nei patti parasociali e negli statuti

Corte d’Appello di Roma, sezione II civile, specializzata in materia di impresa

Sentenza n. 782/2020 del 03/02/2020

 

Abstract

La sentenza in commento prende in analisi il recente e importante tema della validità della clausola della roulette russa nei patti parasociali e negli statuti; in altre parole, la clausola che permette di uscire da una situazione di stallo decisionale in una società. La validità di tale clausola è stata affermata per la prima volta in Italia con la sentenza n. 19708 del 19 ottobre 2017 dal Tribunale di Roma[1] nonché, successivamente, dalla massima n. 181 del Consiglio Notarile di Milano del 09 luglio 2019[2] che ha confermato la sua legittimità.

In una società caratterizzata dalla presenza di due soci detentori di partecipazioni paritetiche, vi è la probabilità che si verifichi un’ipotesi di stallo decisionale (o dead-lock) derivante da una situazione di disaccordo tra i soci in forza del quale l’attività della società si paralizza. Tale circostanza, se protratta nel tempo, può determinare lo scioglimento della società.

La clausola della roulette russa consente di porre rimedio a tale inconveniente mediante una riallocazione delle partecipazioni sociali all’interno della società prevedendo il potere di una parte di determinare il prezzo delle azioni e, all’altra, di scegliere tra la vendita o l’acquisto delle stesse.

La fattispecie de quo

Il giudizio coinvolgeva una S.r.l. (società X) e una S.p.A. (società Y). Quest’ultima, nel 2006, decideva di vendere alla prima il 50% delle azioni da essa possedute in una terza S.p.A. (società Z). A seguito di questa operazione, le prime due società diventavano titolari di partecipazioni paritetiche nella società Z.

All’epoca dei fatti, la società X e la società Y avevano sottoscritto un patto parasociale, volto ad assicurare un’efficiente governance della società Z. Il patto conteneva una clausola diretta a risolvere il rapporto sociale (la russian roulette clause) mediante l’uscita forzata di uno dei due partner e la conseguente assunzione dell’intero capitale sociale da parte dell’altro nelle ipotesi di stallo e, cioè, di inattività degli organi sociali o di mancato rinnovo del patto parasociale alla scadenza del quinquennio. Al verificarsi della situazione sopra descritta, la clausola prevedeva che il socio Y avrebbe dovuto determinare il prezzo del 50% del capitale sociale della società e che il socio X avrebbe dovuto scegliere se acquistare la partecipazione della società Y al prezzo da esso determinato oppure, in alternativa, se vendere la propria quota al medesimo prezzo a quest’ultimo. Il patto in questione non prevedeva alcun criterio che il socio, al quale spettava l’iniziativa, avrebbe dovuto seguire per la valutazione delle azioni.

Nel 2011 la società Y, dopo aver costatato che non era pervenuta manifestazione esplicita di rinnovo dei patti parasociali da parte della società X, aveva determinato il prezzo del 50% del capitale della società Z in 40 milioni di euro e aveva diffidato formalmente la società X a voler comunicare la propria intenzione di acquistare o cedere la propria partecipazione. Di contro, la società X citava in giudizio, dinanzi al Tribunale di Roma, la società Y allo scopo di sentir dichiarare la nullità della clausola della roulette russa e del relativo patto parasociale[3].

Con sentenza n. 19708/2017, il Tribunale di Roma dichiarava la clausola della roulette russa contenuta nel patto parasociale tra la società X e la società Y valida. La società X proponeva quindi appello dinanzi alla Corte di Appello di Roma.

La sentenza

La sentenza della corte territoriale statuiva la validità della clausola poiché diretta alla realizzazione di interessi meritevoli di tutela da parte dell’ordinamento giuridico. Infatti, “il conflitto insanabile tra i soci (ovvero il disinteresse di taluni di essi) conduce alla dissoluzione dell’impresa economica che porta, a sua volta, alla fase di liquidazione e di disinvestimento”. Come noto, i conflitti tra soci possono mettere a repentaglio il buon esito di un affare nonché l’andamento economico della società stessa: ecco quindi che si giustifica la ricerca, da parte dei soci, di soluzioni che siano idonee a sbloccare la situazione di stallo. Per tale ragione, la finalità di risolvere un blocco decisionale all’interno di una società appare meritevole di tutela da parte dell’ordinamento giuridico giacché consente, da una parte, di salvaguardare il progetto imprenditoriale e dall’altra di evitare i costi e le lungaggini della procedura di liquidazione della società stessa.

Parte appellante, tuttavia, sottoponeva a critica la sentenza gravata (sentenza n. 19708/17) ritenendo la clausola nulla per vizio dell’oggetto rimesso al mero arbitrio di una delle due parti. La Corte affermava invece che la clausola non potesse ritenersi nulla per vizio dell’oggetto in quanto esso non è rimesso al mero arbitrio di una delle due parti: di fatto, la circostanza seconda la quale è demandata al soggetto oblato di scegliere se vendere o cedere le proprie partecipazioni, consente di escludere una determinazione di tipo arbitraria. Inoltre, come osservato in precedenza, la clausola inserita all’interno del patto parasociale non imponeva al soggetto che viene demandata l’iniziativa di operare una disclosure dei criteri adottati per la determinazione del valore.

Sempre secondo la parte appellante, il Tribunale nella sentenza gravata avrebbe poi (erroneamente) affermato l’inesistenza, nel nostro ordinamento, di un principio generale di equa valorizzazione delle partecipazioni sociali avendo espressamente escluso l’estendibilità di suddetto principio, previsto invece per la clausola di drag along[4], alla clausola di roulette russa[5]. Sul punto, la Corte ha precisato che le due clausole assolvono a funzioni completamente diverse: la prima consente, al socio di maggioranza, di agevolare la cessione delle partecipazioni laddove il possibile acquirente non intenda effettuare l’investimento se non acquistando l’intero capitale sociale (si vuole quindi offrire una maggior garanzia di stabilità dell’investimento), la seconda invece consente di risolvere una situazione di stallo decisionale all’interno di una società. Per tali ragioni, la Corte esclude la nullità della clausola della roulette russa per assenza del meccanismo di equa valorizzazione delle partecipazioni.

Ancora, parte attrice sostiene che il Tribunale sarebbe caduto in errore anche laddove ha ritenuto che, qualora fosse previsto un principio volto a garantire l’equa valorizzazione delle partecipazioni[6], il parametro cui ancorare l’equità sarebbe il valore liquidatorio e non già quello richiamato dalla parte appellante a cui l’art. 2437-ter c.c (ovvero l’importo che si ricava dal recesso dalla società). Il Collegio ha evidenziato come il richiamo effettuato dalla parte attrice non appaia appropriato. Il ragionamento da compiersi è molto semplice: in assenza di una clausola in grado di porre rimedio all’ipotesi di stallo della gestione di una società si giungerebbe all’inevitabile scioglimento della stessa; per tale ragione, il parametro di riferimento a cui legare l’equità delle partecipazioni è l’importo che il socio avrebbe preso in sede di liquidazione e non già quello che avrebbe ricavato dal suo recesso della società. Ancora, le metodologie di valutazioni delle partecipazioni sono diverse e cambiano secondo il contesto: i criteri del recesso sono, infatti, “la consistenza patrimoniale della società”, “le sue prospettive reddituali”, nonché l’“eventuale valore di mercato delle azioni”, senza una gerarchia tra essi. Invece, in fase liquidatoria, vengono meno “le prospettive reddituali” della società con la conseguenza che adottare i criteri che il nostro legislatore ha stabilito per il recesso in questa fase – ovvero quando viene attivata la clausola della roulette russa – vorrebbe dire sovrapporre due fattispecie del tutto diverse e, in aggiunta, riconoscere al socio, nella fase di liquidazione, un valore che a questo non andrebbe riconosciuto.

Infine, in contrapposizione a quanto sostenuto da parte attrice, la roulette russian clause non implica la violazione del patto leonino (art. 2265 c.c.), in quanto non è idonea (tanto per la sua finalità quanto per la sua struttura) a escludere un socio della responsabilità della gestione o a consentire ad uno di essi di approfittarsi di una determinata situazione per escludere l’altro soggetto. Infatti, il patto leonino presuppone la previsione dell’esclusione totale e costante del socio dalla partecipazione al rischio d’impresa o dagli utili ovvero da entrambi (Cass., 21 febbraio 2000, n. 642). Nel caso concreto, la parte a cui viene attribuita la facoltà di assumere l’iniziativa di attivare la procedura non è libera di farlo in qualsiasi momento ma è vincolata al verificarsi di uno degli eventi indicati nella clausola stessa (la scadenza del patto parasociale o la situazione di incapacità decisionale delle società).

Per le ragioni esposte sopra, la Corte di Appello di Roma, con sentenza n. 782/2020 del 03/02/2020, rigettava il gravame e confermava la sentenza gravata.

Si conclude che la previsione della clausola di roulette russa all’interno di un patto parasociale o di uno statuto, è in grado di fornire un’adeguata risposta a una situazione di stallo gestionale, non altrimenti risolvibile, se non mediante l’inevitabile scioglimento della società. Essa garantisce una maggiore stabilità all’attività sociale e al progetto imprenditoriale nonché un efficace governance della società. con la conseguenza che adottare i criteri che il nostro legislatore ha stabilito per il recesso in questa fase – ovvero quando viene attivata la clausola della roulette russa – vorrebbe dire sovrapporre due fattispecie del tutto diverse e, in aggiunta, riconoscere al socio, nella fase di liquidazione, un valore che a questo non andrebbe riconosciuto.

Infine, in contrapposizione a quanto sostenuto da parte attrice, la roulette russian clause non implica la violazione del patto leonino (art. 2265 c.c.), in quanto non è idonea (tanto per la sua finalità quanto per la sua struttura) a escludere un socio della responsabilità della gestione o a consentire ad uno di essi di approfittarsi di una determinata situazione per escludere l’altro soggetto. Infatti, il patto leonino presuppone la previsione dell’esclusione totale e costante del socio dalla partecipazione al rischio d’impresa o dagli utili ovvero da entrambi (Cass., 21 febbraio 2000, n. 642). Nel caso concreto, la parte a cui viene attribuita la facoltà di assumere l’iniziativa di attivare la procedura non è libera di farlo in qualsiasi momento ma è vincolata al verificarsi di uno degli eventi indicati nella clausola stessa (la scadenza del patto parasociale o la situazione di incapacità decisionale delle società).

Per le ragioni esposte sopra, la Corte di Appello di Roma, con sentenza n. 782/2020 del 03/02/2020, rigettava il gravame e confermava la sentenza gravata.

Si conclude che la previsione della clausola di roulette russa all’interno di un patto parasociale o di uno statuto, è in grado di fornire un’adeguata risposta a una situazione di stallo gestionale, non altrimenti risolvibile, se non mediante l’inevitabile scioglimento della società. Essa garantisce una maggiore stabilità all’attività sociale e al progetto imprenditoriale nonché un efficace governance della società.

[1] Tribunale di Roma, Sezione specializzate in materia di Imprese, Terza sezione civile, Sentenza n. 19708/2017 del 19/10/2017. Documento disponibile a https://www.giurisprudenzadelleimprese.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/11/20171019_RG42409-2014-2.pdf

[2] Con la massima n. 181 del 19 luglio 2019 del Consiglio Notarile di Milano, viene confermata la legittimità della clausola della roulette russa “tipicamente prevista in caso di suddivisione del capitale sociale tra due soli soci in misura paritetica o in presenza di due soci di controllo paritetico, che attribuisca ai soci – al ricorrere di determinate situazioni di stallo decisionale nell’organo amministrativo e/o in assemblea – la facoltà di attivare una procedura in forza della quale ciascun socio (o uno di essi, a seconda delle circostanze) ha diritto di determinare il prezzo per il trasferimento delle reciproche partecipazioni paritetiche, attribuendo così all’altro socio la scelta tra (i) vendere la propria partecipazione al socio che ha determinato il prezzo, oppure (ii) acquistare la partecipazione di quest’ultimo al medesimo prezzo”. Il Consiglio Notarile precisa che quanto contenuto nella massima in esame, deve porsi in esclusivo riferimento all’ipotesi in cui la clausola sia contenuta in uno statuto di una S.p.a. o di una S.r.l e non già in un patto parasociale ed inoltre che la clausola deve essere compatibile con il principio di equa valorizzazione della partecipazione dismessa. Per questa ragione si rende opportuno determinare in modo anticipato i criteri di determinazione del valore delle partecipazioni.

[3] Clausola “Russian roulette” per superare lo stallo societario, articolo pubblicato su Diritto 24, Il sole 24 ore. Documento disponibile a https://www.diritto24.ilsole24ore.com/art/dirittoCivile/2018-05-22/clausola-russian-roulette-superare-stallo-societario-110037.php

[4] Sostanzialmente, la clausola di drag along (o di co vendita e ancora di trascinamento) prevede il diritto al socio di maggioranza di vendere, unitamente alla propria partecipazione, anche quelle del socio di minoranza alle medesime condizioni ottenute nella propria contrattazione: l’obiettivo è di rafforzare la posizione del socio di maggioranza nella trattativa e garantire così una maggiore stabilità dell’investimento.

[5] Seconda la parte attrice, il principio di equa valorizzazione delle partecipazioni sarebbe estendibile in via analogica anche alla clausola della roulette russa.

[6] Ad esempio, come precisato nella massima n. 181 del Consiglio Notarile di Milano, quando la clausola della roulette russa viene inserita in uno statuto: in questo caso, essa deve essere compatibile con il principio di equa valorizzazione della partecipazione dismessa, per cui si rende opportuno determinare in modo anticipato i criteri di determinazione del valore delle partecipazioni.

A cura della dott.ssa Melissa Trevisan 
Trainee Lawyer
Studio Mainini & Associati

Contributo a fondo perduto: invio della domanda dal 15 giugno

Con il provvedimento n. 0230439 del 10 giugno 2020 l’Agenzia delle Entrate ha approvato il modello, con le relative istruzioni e specifiche tecniche, per la richiesta del contributo a fondo perduto ex art. 25 del decreto Rilancio (D.L. n. 34/2020), destinato al ristoro dei soggetti che abbiano subito un calo del fatturato in dipendenza delle misure adottate per fronteggiare l’emergenza epidemiologica.

Le domande potranno essere presentate dal 15 giugno e non oltre il 13 agosto 2020; se il soggetto richiedente è un erede che continua l’attività per conto del soggetto deceduto, le istanze potranno essere trasmesse dal 25 giugno al 24 agosto. La trasmissione delle istanze dovrà essere effettuata mediante i canali telematici dell’Agenzia delle Entrate ovvero mediante il servizio web disponibile nell’area riservata del portale “Fatture e Corrispettivi”. Solo se l’ammontare del contributo è superiore a 150.000 euro il modello deve essere firmato digitalmente dal richiedente ed essere inviato esclusivamente tramite posta elettronica certificata.

Nella compilazione della domanda dovrà essere posta la massima attenzione. Nel caso, infatti, in cui il contributo erogato è in tutto o in parte non spettante, oltre alla sanzione dal 100 al 200% di cui all’art. 13 comma 5 del D.Lgs. n. 471/1997, è applicabile anche l’art. 316-ter del codice penale, che prevede la pena della reclusione da 6 mesi a 3 anni (se la somma indebitamente percepita è pari o inferiore a 3.999,96 euro si applica soltanto la sanzione amministrativa da 5.164 a 25.822 euro; sanzione che non potrà comunque essere superiore al triplo del contributo erogato).

Quando inviare l’istanza

La richiesta potrà essere effettuata a partire dal 15 giugno 2020 e fino al termine del 13 agosto 2020. Nel caso in cui il richiedente sia un erede che continua l’attività per conto del soggetto deceduto, invece, i canali di invio delle domande saranno attivi dal 25 giugno e resteranno aperti fino al 24 agosto.

Nei medesimi termini è possibile presentare, in caso di errori, una nuova istanza in sostituzione di quella precedentemente trasmessa. L’ultima istanza trasmessa sostituisce tutte quelle precedentemente inviate per le quali non è stato già eseguito il mandato di pagamento del contributo.

È possibile, inoltre, presentare una rinuncia all’istanza precedentemente trasmessa, che potrà essere inviata anche oltre i termini indicati.

A seguito della presentazione del modello il contribuente riceverà una prima ricevuta che ne attesta la presa in carico, ai fini della successiva elaborazione, ovvero lo scarto a seguito dei controlli formali dei dati in essa contenuti.

Entro 7 giorni lavorativi dalla data della ricevuta di presa in carico sarà recapitata una seconda ricevuta che attesta l’accoglimento dell’istanza ai fini del pagamento ovvero lo scarto dell’istanza, con indicazione dei motivi del rigetto.

Come inviare l’istanza

L’invio del modello va effettuato mediante i canali telematici dell’Agenzia delle Entrate ovvero attraverso il servizio web disponibile nell’area riservata del portale “Fatture e Corrispettivi ”.

Nota bene

Nel solo caso in cui l’ammontare del contributo sia superiore a 150.000 euro, come indicato nel provvedimento (par. 3.2), il modello d’istanza deve essere firmato digitalmente dal soggetto richiedente ed essere inviato esclusivamente tramite PEC all’Agenzia delle Entrate.

Chi può richiedere il contributo a fondo perduto

Possono beneficiare del contributo i soggetti esercenti attività d’impresa e di lavoro autonomo (con esclusione dei professionisti ) e di reddito agrario, titolari di partita IVA che, nel 2019, abbiano conseguito un ammontare di ricavi o compensi non superiore a 5 milioni di euro e il cui ammontare di fatturato e dei corrispettivi nel mese di aprile 2020 sia inferiore ai due terzi dell’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del corrispondente mese del 2019.

La condizione relativa al calo del fatturato e dei corrispettivi non è richiesta per i soggetti che abbiano iniziato l’attività a partire dal 1° gennaio 2019 nonché per coloro che, alla data del 31 gennaio 2020, avevano il domicilio fiscale o la sede operativa nel territorio di comuni colpiti da altri eventi calamitosi (delibera del Consiglio dei Ministri 31 gennaio 2020).

Chi non può richiedere il contributo a fondo perduto

Al riguardo il provvedimento specifica che il contributo spetta ai soggetti che abbiano iniziato l’attività in data antecedente il 1° maggio 2020, escludendo di conseguenza coloro che abbiano aperto la partita IVA dopo il 30 aprile 2020 . Oltre ai professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria, con riferimento ai soggetti esclusi dal contributo, la norma menziona:

– i soggetti la cui attività risulti cessata alla data di presentazione dell’istanza;

– gli enti pubblici di cui all’art. 74 TUIR;

– i soggetti di cui all’art. 162-bis TUIR (intermediari finanziari e società di partecipazione);

– i contribuenti che hanno diritto alla percezione delle indennità previste dagli articoli 27 e 38 del D.L. 18/2020.

Come si calcola il contributo

Riguardo alle modalità di determinazione, il contributo è ottenuto applicando una percentuale alla differenza tra l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 e l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019.

Più precisamente l’entità del contributo spetta nella misura del:

– 20% per i soggetti con ricavi o compensi non superiori a 400 mila euro nel periodo d’imposta precedente a quello di entrata in vigore del D.L. n. 34/2020;

– 15% per i soggetti con ricavi o compensi superiori a 400 mila e fino a 1 milione di euro;

– 10% per i soggetti con ricavi o compensi superiori a 1 milione e fino a 5 milioni di euro.

Il contributo è in ogni caso riconosciuto per un importo non inferiore a 1.000 euro per le persone fisiche e a 2.000 euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche.

Come compilare l’istanza

Entrando nel merito delle modalità di compilazione del modello, esso si compone di due pagine. Oltre ai dati anagrafici del richiedente (codice fiscale, rappresentante firmatario dell’istanza), nella prima pagina occorre indicare i dati necessari ad attestare la sussistenza dei requisiti previsti per fruire del beneficio. Tali informazioni riguardano l’entità dei ricavi/compensi complessivi relativi al 2019 (ripartiti nelle tre soglie previste), l’importo complessivo del fatturato e dei corrispettivi riferiti alle operazioni effettuate nel mese di aprile 2019 e aprile 2020, nonché l’indicazione di eventuali situazioni specifiche (soggetti che abbiano iniziato l’attività dopo il 31 dicembre 2018 ovvero aventi domicilio o sede operativa nel territorio di comuni colpiti da eventi calamitosi).

Ai fini della compilazione dei campi riferiti all’ammontare del fatturato e dei corrispettivi devono essere considerate tutte le fatture attive (al netto dell’IVA) con data di effettuazione dell’operazione compresa tra il 1° e il 30 aprile, comprese le fatture differite emesse nel mese di maggio e relative a operazioni effettuate nel mese di aprile; occorre inoltre tenere conto delle note di variazione emesse ai sensi dell’art. 26 del D.P.R. n. 633/1972. Concorrono a formare l’ammontare del fatturato anche le cessioni di beni ammortizzabili.

Con riferimento alla soglia di ricavi/compensi (o del volume d’affari per i titolari di reddito agrario), le istruzioni specificano che i relativi importi non devono essere ragguagliati ad anno anche nel caso in cui l’attività non sia stata svolta per l’intero esercizio.

In caso il soggetto svolga più attività , il limite dei 5 milioni di euro per l’accesso al beneficio riguarda la somma dei ricavi/compensi riferiti a tutte le attività.

Per i soggetti titolari di reddito agrario e attività agricole connesse, persone fisiche, società semplici ed enti non commerciali , in luogo dell’ammontare dei ricavi occorre considerare l’ammontare del volume d’affari (campo VE50 del modello di dichiarazione IVA 2020). Qualora il dichiarante non sia tenuto alla presentazione della dichiarazione IVA, allora potrà essere considerato l’ammontare complessivo del fatturato del 2019.

Nell’ultima parte della prima pagina del modello, oltre alla sottoscrizione dell’istanza, occorre indicare il codice IBAN del conto corrente , intestato al soggetto richiedente, dove l’Agenzia delle Entrate accrediterà le somme spettanti nonché l’eventuale impegno alla presentazione se la domanda è presentata da un intermediario.

Autocertificazione antimafia

In conformità a quanto previsto dal comma 9 dell’art. 25 del decreto Rilancio, l’istanza contiene, alla seconda pagina, un apposito quadro (denominato A) per l’autocertificazione di regolarità antimafia che va compilata nel caso in cui l’ammontare del contributo sia superiore a 150.000 euro.

Si ricorda che in questo caso l’istanza deve essere firmata digitalmente dal richiedente e trasmessa esclusivamente tramite PEC.

A causa della rilevanza delle sanzioni e delle responsabilità anche penali in caso di dichiarazione di dati non corretti/veritieri, la pratica per la richiesta del contributo a fondo perduto può essere gestita dallo Studio con specifico mandato o, in alternativa, dal cliente in totale autonomia senza nessun controllo da parte dello Studio.

Lo Studio offre la possibilità di predisporre i conteggi, l’istanza telematica e l’invio della stessa.

Chi volesse conferire l’incarico allo Studio, Voglia gentilmente inviare a mezzo mail la richiesta di preventivazione che dovrà essere ritornata debitamente sottoscritta per accettazione.

SAVE WORKING _ IO RIAPRO SICURO – Bando Regione Lombardia

Questa misura mette a disposizione contributi a fondo perduto per interventi strutturali riguardanti la sicurezza sanitaria, con l’obiettivo di consentire l’adozione delle misure necessarie a garantire la ripresa dell’attività di impresa mantenendo in sicurezza lavoratori, fornitori e clienti. È finalizzata a sostenere le micro e piccole imprese lombarde che sono state oggetto di chiusura obbligatoria in conseguenza all’emergenza epidemiologica da Covid-19 o che hanno deciso di introdurre il lavoro agile per tutti i dipendenti, pur rientrando tra le attività consentite, e operano nei settori:

  • commercio al dettaglio
  • pubblici esercizi (bar e ristoranti),
  • artigianato
  • manifatturiero
  • edilizia
  • servizi
  • istruzione
  • sport

La dotazione finanziaria complessiva di “Safe Working” – io riapro sicuro ammonta a circa 19,1 milioni di euro e saranno ammissibili le spese sostenute a far data dal DPCM del 22 marzo 2020 riferite a:

  • macchinari per la sanificazione e disinfestazione degli ambienti aziendali
  • strumenti di aereazione
  • strumenti di igienizzazione per i clienti/utenti
  • interventi strutturali o temporanei nonché arredi necessari a garantire il rispetto delle misure di distanziamento sociale;
  • acquisto di prestazioni e/o strumenti relativi al monitoraggio e controllo dell’affollamento dei locali
  • acquisto di dispositivi di protezione individuale
  • acquisto di strumenti per la misurazione della temperatura corporea a distanza
  • sanificazione e disinfestazione degli ambienti aziendali
  • strumenti di comunicazione (segnaletica)
  • interventi formativi sulle prescrizioni e sui protocolli da adottare nell’esercizio dell’attività.

Il bando per richiedere i contributi con indicazione della data di apertura dello sportello per la presentazione delle domande verrà pubblicato il 20 maggio 2020.

LA DEFINIZIONE AGEVOLATA (la c.d. rottamazione-ter) PUO’ METTERE FINE ALLE PROCEDURE DI PIGNORAMENTO PRESSO TERZI?

L’articolo 3 del decreto-legge n.119 del 2018 (dal titolo” Disposizioni urgenti in materia fiscale e finanziaria”) ha introdotto la c.d. “rottamazione-ter”, ovvero la Definizione agevolata 2018: di fatto, essa può essere considerata come una vera e propria ipotesi di pace fiscale tra soggetti che vantano uno o più debiti con l’Agenzia delle entrate-Riscossione per il periodo dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2017.

Di recente la “rottamazione-ter” è stata oggetto di una risposta da parte dell’Agenzia delle Entrate (risposta n. 128) a seguito della presentazione di un’istanza di interpello avente ad oggetto le procedure di pignoramento presso terzi. Di seguito una breve descrizione del caso oggetto dell’interpello.

FATTI: Con due distinti atti di pignoramento presso terzi, l’Agente della riscossione ha azionato la procedura di pignoramento del credito vantato dall’istante nei confronti del soggetto terzo pignorato. Con riferimento ai debiti oggetto dei pignoramenti, l’istante ha aderito alla Definizione agevolata dei carichi affidati agli agenti di riscossione (rottamazione-ter). In data successiva, l’agente della riscossione ha emesso una comunicazione con la quale ha provveduto alla quantificazione dell’ammontare complessivo delle somme dovute ai fini della definizione e così l’importo delle rate. A seguito della comunicazione, l’istante ha pertanto provveduto al pagamento della prima e della seconda rata.

INTERPELLO: Sulla base di quanto descritto, l’istante chiede, mediante interpello, di saper se, in base al comma 13, lettera b), del citato articolo 3 (“il pagamento della prima o unica rata delle somme dovute a titolo di definizione determina l’estinzione delle procedure esecutive precedentemente avviate, salvo che non si sia tenuto il primo incanto con esito positivo“), possono dirsi estinte le procedure di pignoramento presso terzi a suo carico per effetto del pagamento della prima e della seconda rata di rottamazione e conseguente svincolo dalle somme dovute dal terzo pignorato.

LA RISPOSTA: In data 12 maggio 2020 l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato la risposta n. 128 con la quale ha precisato che “dalla presentazione della dichiarazione di adesione alla definizione agevolata di cui al comma 5 dell’articolo 3 del decreto-legge n. 119 del 2018, le procedure di pignoramento presso terzi precedentemente avviate non potevano proseguire e con il pagamento della prima rata dovuta a titolo di definizione le medesime si sono estinte, con conseguente svincolo delle somme dovute dal terzo pignorato, che possono rientrare, al loro pagamento, nella piena disponibilità dell’istante”. In altre parole, la dichiarazione di adesione alla definizione agevolata mette, di fatto, fine alle procedure esecutive precedentemente avviate, compreso il pignoramento presso terzi; inoltre, la procedura si considera estinta dal pagamento della prima rata relativa alla definizione “salvo che non si sia tenuto il primo incanto con esito positivo”.

 

Dott.ssa Melissa Trevisan

Trainee Lawyer