Art. 32 – Costituzione postula il necessario contemperamento del diritto alla salute del singolo (anche nel suo contenuto di libertà di cura) con il coesistente e reciproco diritto degli altri e con l’interesse della collettività”

La Corte Costituzionale si è pronunciata più volte sulla materia, a partire dalla sentenza n. 258/1994 per arrivare alla più recente sentenza n. 5/2018 (relatore e redattore l’allora giudice costituzionale e ora Ministro della Giustizia, Marta Cartabia ) delineando i presupposti – che potranno essere utili, in futuro, nel caso in cui si decidesse di intraprendere tale strada – acchè l’obbligo vaccinale possa ritenersi compatibile con i principi dell’art. 32 della Costituzione: i principi costituzionali subordinano la legittimità dell’obbligo vaccinale all’imprescindibilità di un “corretto bilanciamento tra la tutela della salute del singolo e la concorrente tutela della salute collettiva, entrambe costituzionalmente garantite”. Sul punto, “la giurisprudenza di questa Corte in materia di vaccinazioni è salda nell’affermare che l’articolo 32 Costituzione postula il necessario contemperamento del diritto alla salute del singolo (anche nel suo contenuto di libertà di cura) con il coesistente e reciproco diritto degli altri e con l’interesse della collettività”. In particolare, la Consulta ha precisato che la legge impositiva di un trattamento sanitario non è incompatibile con l’articolo 32 Costituzione se: a) il trattamento è diretto non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri; b) se si prevede che esso non incida negativamente sullo stato di salute di colui che è obbligato, salvo che per quelle sole conseguenze che appaiano normali e, pertanto, tollerabili; c) se, nell’ipotesi un danno ulteriore, sia prevista comunque la corresponsione di una equa indennità in favore del danneggiato e ciò a prescindere dalla parallela tutela risarcitoria (v. sentenze nn.258/1994 e 307/1990). “Dunque, i valori costituzionali coinvolti nella problematica delle vaccinazioni sono molteplici” e il loro “contemperamento lascia spazio alla discrezionalità del legislatore nella scelta delle modalità attraverso le quali assicurare una prevenzione efficace dalle malattie infettive, potendo egli selezionare talora la tecnica della raccomandazione, talaltra quella dell’obbligo, nonché, nel secondo caso, calibrare variamente le misure, anche sanzionatorie, volte a garantire l’effettività dell’obbligo”. “Questa discrezionalità -si legge ancora nella sentenza- deve essere esercitata alla luce delle diverse condizioni sanitarie ed epidemiologiche, accertate dalle autorità preposte (sentenza n. 268 del 2017), e delle acquisizioni, sempre in evoluzione, della ricerca medica, che debbono guidare il legislatore nell’esercizio delle sue scelte in materia (così, la giurisprudenza costante di questa Corte sin dalla fondamentale sentenza n. 282 del 2002)”.

In uno scenario pandemico, la tutela del diritto alla salute deve essere ispirata ad un principio di solidarietà che, nel bilanciamento tra libertà individuale e interesse collettivo, faccia propendere per il secondo.

In ogni caso, alcun obbligo potrà essere imposto senza l’intervento del legislatore, attraverso una  legge  o comunque una fonte primaria, necessitato dalla previsione costituzione dell’art. 32 secondo comma della Costituzione.

LA VACCINAZIONE ANTI COVID TRA OBBLIGO E LIBERTA’ 

Nella situazione che stiamo vivendo, che mette a rischio la vita e la salute pubblica e individuale, è doveroso porre in essere tutti gli sforzi per raggiungere e mantenere una copertura vaccinale  ottimale attraverso l’adesione consapevole.

Gli esperti concordano sulla necessità di dare un messaggio forte a quella fetta della popolazione che esita o continua a dire no all’immunizzazione attraverso una campagna efficace di informazione sull’importanza della profilassi e della vaccinazione nell’ambito di un processo di prevenzione.

Per mantenere il modello della persuasività, che parrebbe essere quello ottimale rispetto ad uno basato su obblighi giuridici rigorosi, l’auspicio è che coloro che sono a favore della libertà di scelta si convincano quanto prima a proteggersi attraverso le campagne di comunicazione e di informazione istituzionale, se del caso, con incentivi, disincentivi, raccomandazioni più o meno pressanti.

E ciò per se stessi e per gli altri…

E’ il tempo della responsabilità: vaccinarsi vuol dire assumere una decisione rispettosa e civica, che può rappresentare un segnale di fiducia verso la scienza anche per coloro che, pur non escludendo a priori la vaccinazione, stanno ancora attendendo i risultati delle sperimentazioni su un vaccino nei confronti del quale la stessa comunità scientifica (è stata) è divisa ed incerta sulla sua copertura, efficacia, durata, effetti indesiderati.

Tutti gli ‘attori’ in gioco devono operare in sinergia acchè vengano adottate in modo condiviso le soluzioni più appropriate a salvaguardia della salute della collettività, nel rispetto del principio solidaristico e del bilanciamento degli interessi pubblici ed individuali.

Perché è dal successo della campagna vaccinale che può arrivare il più grande sostegno alla ripresa economica e sociale: sulla campagna vaccinale si gioca la credibilità del nostro Paese italiana e dell’Europa, la sua coerenza costituzionale e la partita fondamentale per sconfiggere la pandemia. Perché prima e meglio si adempirà a questo compito/dovere, meglio e prima si potranno riaprire e rilanciare le attività e i cittadini potranno riprendere in mano le loro vite riaprendosi alla socialità.

Avv. Paola Cavallero

Senior Partner Studio Maininini & Associati
per concessione di @Economianews 26 luglio 2021

RENDERE OBBLIGATORIO IN ITALIA QUASI OVUNQUE IL GREEN PASS SUL MODELLO FRANCESE O ADOTTARE MISURA PIÙ SOFT?

RENDERE OBBLIGATORIO IN ITALIA QUASI OVUNQUE IL GREEN PASS SUL MODELLO FRANCESE O ADOTTARE MISURA PIÙ SOFT? L’ESTENSIONE DELL’UTILIZZO DEL PASS È DAVVERO L’UNICA ARMA VINCENTE PER UNA BATTAGLIA ARRIVATA ORMAI A UN ALTRO SNODO FONDAMENTALE?

OBBLIGARE L’UTILIZZO DELLA CARTA VERDE PER RISTORANTI, CINEMA SIGNIFICHEREBBE IMPEDIRE AI NON VACCINATI LO SVOLGIMENTO DI ATTIVITÀ ALLA BASE DELLA SOCIALITÀ: CIÒ È GIURIDICAMENTE POSSIBILE? O RAPPRESENTA UNA COMPRESSIONE ILLEGITTIMA DELLA LIBERTÀ INDIVIDUALE?

Questi sono alcuni degli interrogativi al centro di un acceso dibattito su un futuro sempre incerto, tra incognite legate alle varianti del virus e al successo della campagna vaccinale in atto ma che, dati alla mano e soprattutto competenza per interpretarli, possono trovare una risposta senza ritorni al già detto, bensì con maggiore conoscenza e comprensione della nuova situazione efocus sul che fare qui e ora.

Ci eravamo – forse prematuramente – illusi che il virus fosse scomparso o che perlomeno fosse sotto controllo con il piano vaccinale in atto. Così purtroppo non è stato e così non è: Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha chiarito che una risalita dei contagi era prevista ed è in corso, ma con numeri più bassi del passato, ci si affida alla squadra di tecnici che continuerà a fare un lavoro di verifica. Quello che è certo – sostiene il ministro – è che la vera arma per chiudere questa stagione è la campagna di vaccinazione sulla quale dobbiamo insistere: “Bisogna avere consapevolezza dell’importanza di questo momento perché siamo in una fase diversa di gestione di una pandemia che purtroppo è ancora in corso e sarebbe un grave errore considerarla conclusa. Le varianti sono una insidia con cui abbiamo a che fare e dovremo tenere ancora alta l’asticella dell’attenzione nelle prossime settimane. Ma è altrettanto vero che siamo in una fase diversa grazie alla scienza, conoscenza, alla ricerca che ci hanno consentito di avere strumenti che solo un anno fa sembravano ancora lontani”.

La capacità diffusiva della variante Delta rischia di generare una ‘quarta ondata’, di fronte alla quale non possiamo trattenere un brivido: il Paese, con l’aumento della circolazione virale ed un incremento dei contagi potrebbe trovarsi nella situazione di dover adottare misure di contenimento già vissute nell’ultimo inverno e nella scorsa primavera.

Se dunque l’ottimismo non deve mancare si fa sempre più stringente la necessità di adottare per tempo un piano puntuale, realistico che preveda l’adozione immediata di una rete di protezione in grado di reggere l’urto di questo ‘cambio di fase‘.

I dibattiti medici, politici, giuridici sono all’ordine del giorno: secondo gli esperti per arginare la corsa della variante Delta e l’avanzare delle mutazioni del virus, con curve epidemiologiche sempre meno rassicuranti, bisogna raggiungere nel minor tempo possibile la copertura totale della popolazione.

Tutti noi abbiamo accettato limitazioni e sacrifici di ogni genere in nome della salute comune.

Ed è per evitare di dover ricorrere nuovamente a misure restrittive, vanificando i buoni risultati raggiunti sinora dal Paese, che occorre muoversi per tempo e fare uno scatto in avanti intensificando la campagna vaccinale in atto.

L’esecutivo sta vagliando nuove misure di contenimento del virus e, tra queste, una stretta per chi il Green pass non ce l’ha, adottando una serie di imposizioni per alcune categorie e oneri per gli altri, che inducano i cittadini a vaccinarsi, prima di assumere la decisione più radicale di rendere il vaccino obbligatorio per tutti. Per convincere gli ‘ultimi irriducibili’ il commissario straordinario Figliuolo non esclude una soluzione simile a quella francese perché “la vaccinazione è una delle chiavi per il ritorno alla normalità”: utilizzare il green pass per frequentare luoghi ed eventi pubblici “potrebbe essere anche una spinta per la vaccinazione. Abbiamo visto che se si fa squadra, si può vincere la sfida di un’emergenza così complessa, si arriva a delle soluzioni, anche problemi complessi possono essere scomposti. E’ una delle migliori lezioni apprese”

Sui tavoli dell’Istituto superiore di sanità e del governo ci sono i grafici e i dati dei contagi e si sta valutando l’ipotesi di spingere sul fronte vaccinale, rafforzando i vantaggi per chi è in possesso del green pass per partecipare a cerimonie, eventi, partite allo stadio, andare al cinema, a teatro, usare treni, bus e metrò o andare in discoteca.

Chi promuove a pieni voti la soluzione dell’adozione del certificato verde potenziato sull’onda del modello francese intravvede una leva per facilitare un’adesione al vaccino, incentivando i cittadini a immunizzarsi, e nel contempo un modo per riuscire a contemperare una convivenza civile con il virus.

Ognuno di noi deve assumersi la responsabilità delle proprie decisioni e l’onere degli eventi avversi che ne possono derivare: lo si deve fare in un’ottica di solidarietà e di qualità della vita complessiva della comunità perché non si può pensare solo a sè stessi, ma anche agli altri ed alle persone fragili.

Il Prof. Francesco Menichetti, primario di Malattie infettive all’ospedale di Pis,a ha dichiarato ad Adnkronos che “il vaccinato deve poter godere di privilegi, sennò il suo apporto al beneficio della comunità non viene in alcun modo ripagato. Se uno crea una sorta di privilegio per i vaccinati, qualcosa si raccoglie” in termini di adesione alla vaccinazione anti Covid. “Ci vuole una premialità – concorda il virologo – soprattutto per marcare la differenza, perché non è la stessa cosa vaccinarsi o non vaccinarsi. Non dimentichiamo – sottolinea Menichetti – che con il vaccino uno protegge se stesso che è molto importante perché anche un vaccinato che si ammala fa una malattia lieve, ma contribuisce anche all’immunità di gregge. Quindi creare una situazione di diversificazione tra chi ha aderito alla campagna vaccinale e chi non aderisce è una scelta di amministrazione pubblica che secondo me ha una logica. Sui particolari si potrà poi valutare”.

Il professore di Virologia all’Università San Raffaele di Milano, Roberto Burioni, afferma che “Il virus non è più quello che abbiamo conosciuto. E’ diventato molto più pericoloso. La necessità è ora quella di accelerare il ritmo della campagna vaccinale andando soprattutto a raggiungere tutti i fragili che risultano ancora senza neanche la prima dose. Il timore è che tra gli over 60 e gli over 70 tutt’ora non vaccinati si annidi una tenace fronda no vax, oggi ancora più pericolosa considerata l’alta potenzialità di contagio della variante Delta”.

LA SOLUZIONE DELL’UTILIZZO OBBLIGATORIO DEL GREEN PASS IN ITALIA COME IN FRANCIA POTREBBE GENERARE UNA QUESTIONE DI DISCRIMINAZIONE?

L’idea di estendere l’obbligo vaccinale sarebbe strumentale al principio della tutela della salute pubblica perché, diversamente opinando, chi ha avuto la possibilità di vaccinarsi e non lo ha fatto finirebbe per penalizzare un soggetto che invece è sano e immunizzato, costringendolo ad ulteriori e nuove restrizioni e quarantene.

Il divieto di accesso ai ‘luoghi pubblici o aperti al pubblico, in altri termini, non rappresenterebbe una compressione illegittima della libertà individuale tanto ed in quanto sia ragionevole e proporzionale di fronte all’esigenza corale di condurre il Paese fuori dalla pandemia.

Esiste un interesse collettivo alla salute che giustifica la compressione delle scelte dei singoli, sia che si tratti di vietare l’ingresso al ristorante a chi non è vaccinato, sia che si voglia imporre per legge la profilassi per le categorie e i contesti dove la circolazione del virus è più facile e pericolosa (v. medici, operatori della sanità, docenti, etc.), perché – nessuno lo può dimenticare – la pandemia è un evento epocale che ha contato sinora quasi tre milioni di vittime.

Vaccinarsi e non vaccinarsi non paiono a questo punto due alternative paritetiche: chi decide di scegliere di non vaccinarsi deve sopportare i disagi legati alla scelta, rimanendo a cenare a casa o non andando al cinema.

Del resto, a prescindere dal pensiero di ciascuno ma nel rispetto per tutti, non si può far sopportare le conseguenze dei ‘gravi disagi’ a chi ha avuto il senso civico di vaccinarsi che è l’unico modo – allo stato – per tornare a vivere in modo pressoché normale.

TUTELA DELLA SALUTE PUBBLICA E IMMUNIZZAZIONE DI MASSA

Nell’ipotesi in cui perduri la gravità della situazione sanitaria e permanga un pericolo per la collettività, con l’insostenibilità sul lungo periodo delle restrizioni alle attività economiche e sociali, non può escludersi l’obbligatorietà della vaccinazione soprattutto per alcune categorie professionali più a rischio di infezione e trasmissione del virus.

E’ una questione di grande attualità che tiene banco non solo tra politici, ministri, associazioni di categoria dei medici e operatori sanitari (nel mondo del lavoro in generale), ma tra illustri giuristi e costituzionalisti. E’ un tema interdisciplinare complesso, più giuridico che etico, che involge oltre alla scienza medica ed ai risultati della sperimentazione scientifica questioni delicate a livello costituzionale la cui soluzione dipende da cosa si intende per ‘obbligo’ e quali potrebbero essere le “categorie” destinatarie del predetto obbligo.

In base all’evolversi della situazione epidemiologica del Paese la politica dovrà optare per una chiara e precisa scelta: l”immunità di gregge’ (che si raggiungerebbe con le soglie di percentuali raccomandate dall’OMS) consentirebbe di garantire una protezione indiretta anche a coloro che, per motivi di salute, non possono vaccinarsi – in quanto soggetti fragili per le loro condizioni di salute – perché la profilassi andrebbe anche a loro vantaggio. Ed è anche nella necessità di proteggere quanti non possono essere vaccinati che risiederebbe il fondamento logico-giuridico di un eventuale obbligo vaccinale.

avv, Paola Cavallero

Studio Mainini & Associati

 

La Corte di cassazione sul contratto ad uso abitativo stipulato verbalmente e non registrato.

La Corte di cassazione sul contratto a uso abitativo stipulato verbalmente e non registrato. Nullità locazione, via obbligata

    1. Vizio azionabile solo dal conduttore e non rilevabile d’ufficio

Il contratto di locazione ad uso abitativo stipulato in forma verbale e non registrato è affetto da nullità relativa che può essere fatta valere solo dal conduttore e non è rilevabile d’ufficio dal giudice.

Questo il principio espresso dalla Cassazione, Sez. 3 civ., Pres. Graziosi, Rel. Iannello, che con la sentenza n. 9475 del 9.4.2021 ha accolto il ricorso e cassato con rinvio la pronuncia n. 2055/2017 della Corte di appello di Firenze che, nell’ambito di un contenzioso di intimazione di licenza per finita locazione di immobile ad uso abitativo, aveva dichiarato la nullità del contratto di locazione concluso per fatti concludenti nel 2012 e non registrato, disponendo il rilascio del bene.

I giudici di secondo grado avevano applicato l’art. 1, comma 346, della L. 311/2014 secondo cui “i contratti di locazione, o che comunque costituiscono diritti relativi di godimento, di unità immobiliari ovvero di loro porzioni, comunque stipulati, sono nulli se, ricorrendone i presupposti, non sono registrati” avendo ritenuto inapplicabile l’art. 13, c. 6, L. 432/1998 come sostituito dall’art. 1, c. 59, L. 208/2015.

La Cassazione, con un’interpretazione innovativa, si sofferma sulle modifiche alla L. 431/98 introdotte dalla Legge Finanziaria 2016, in particolare, sulla legge applicabile ai contratti conclusi prima del 2016, offrendo una diversa lettura dell’art. 13, comma 6, come sostituito dall’art. 1, comma 59, della L. 208/2015 che attribuisce al conduttore la facoltà di richiedere che la locazione venga ricondotta a condizioni conformi a quanto previsto dall’art. 2 c. 1 o c. 3.

Innanzitutto, per il Collegio la disposizione è applicabile a tutti i contratti stipulati post 30.12.1998, non già solo a quelli dall’1.1.2016, poiché la locuzione “entrata in vigore della presente legge” menzionata nel testo dell’art. 13, c. 6, va ricollegato non già alla L. 208/2015, che ha novellato l’art. 13, bensì alla L. 431/1998 nel cui ambito va contestualizzato. Secondo la Corte tale argomento letterale sarebbe confermato da uno logico per cui, in virtù del principio di irretroattività delle leggi di cui all’art. 11 delle preleggi, “una tale disposizione rimarrebbe priva di senso, in quanto inutile, se riferita alla legge di modifica (anziché a quella modificata)”.

In questa cornice e dalla soggezione della fattispecie all’art. 13, c. 6., L. 431/1998 la Cassazione fa poi discendere la nullità (solo) relativa del contratto: ciò in forza del carattere protettivo del vizio a favore della parte locataria considerata debole. In proposito, rammentano gli Ermellini, la modifica introdotta dall’art. 1, comma 599, L. 208/2015 è intervenuta a poco più di tre mesi dalla pronuncia n. 18214/2015 con la quale le SS.UU. avevano affermato che il contratto di locazione ad uso abitativo stipulato senza la forma scritta ex art. 1, comma 4, L. 431/1998 è affetto da nullità assoluta, rilevabile d’ufficio, attesa la ‘ratio’ pubblicistica di contrasto all’evasione fiscale. Fa eccezione l’ipotesi in cui la forma verbale sia stata imposta dal locatore, nel qual caso l’invalidità è una nullità di protezione del conduttore, da lui solo denunciabile, per consentirgli “non solo di fare salvi taluni effetti del rapporto locatizio prodottisi in passato, ma anche di fare in modo che il contratto stesso continui a produrre effetti in futuro, regolando, con le necessarie integrazioni, il rapporto fra le parti”.

Di talchè, in siffatta ipotesi, la nullità ha il carattere protettivo e relativo di cui sopra.

In sostanza, poiché l’art. 13, c. 6, L. 431/1998 è stato novellato nel 2015 nel senso di estendere la facoltà di riconduzione al caso in cui “il locatore non abbia provveduto alla prescritta registrazione del contratto nel termine di cui al comma 1 del presente articolo”, il carattere protettivo della nullità e la connessa legittimazione relativa a farla valere, sostiene il Collegio, riguarda l’ipotesi di mancata registrazione vertendosi, viceversa, nell’ambito di nullità rilevabile d’ufficio allorchè il contratto sia non scritto ma registrato

Avv. Paola Cavallero - Senior Partner

#Studiomaininiassociati

Pubblicato sulla rivista giuridica @Affarilegali

EREDITA’ ACCETTATA PER FATTI – Voltura o accertamento della proprietà sono evidenti segnali

L’accettazione tacita di eredità può essere desunta dal comportamento del chiamato che ponga in essere atti che non abbiano solo natura meramente fiscale, quale la denuncia di successione, ma che siano, al contempo, fiscali e civili, come la voltura catastale, che rileva non solo dal punto di vista tributario, per il pagamento dell’imposta, ma anche dal punto di vista civile, per l’accertamento, legale o semplicemente materiale, della proprietà immobiliare e dei relativi passaggi. Del resto, solo chi intende accettare l’eredità si assume l’onere di effettuare la voltura catastale e di attuare il passaggio della proprietà dal defunto a sé stesso.

E’ il principio ribadito dalla Cassazione, Sez. 6 civ, con l’ordinanza n. 11478 del 30.4.2021 che, sul solco del suo consolidato orientamento, torna a pronunciarsi sulla questione relativa alla configurabilità dell’accettazione tacita dell’eredità nell’ipotesi in cui il chiamato proceda ad effettuare la voltura catastale dei beni immobili ricompresi nella massa ereditaria.

Nel caso di specie, gli Ermellini hanno rigettato l’impugnazione promossa dalla moglie del de cuius avverso la sentenza con la quale la Corte d’appello di Milano aveva confermato la decisione resa nell’ambito del giudizio promosso dal creditore al fine di far accertare che la debitrice aveva accettato l’eredità del proprio coniuge, divenendone erede pura e semplice, dovendo procedere alla trascrizione dell’acquisto ai fini della continuità delle trascrizioni.

Più precisamente, il Collegio aveva ritenuto che la pronuncia con la quale il Tribunale aveva accertato una fattispecie di accettazione tacita oltre che di accettazione legale ex art. 485 cc, fosse pienamente conforme all’orientamento della giurisprudenza di legittimità: l’immobile oggetto dell’espropriazione era infatti pervenuto per successione del coniuge alla convenuta, per avere quest’ultima non solo presentato la dichiarazione di successione ma altresì curato la voltura catastale del bene.

Proposta impugnazione sull’unico motivo della pretesa violazione degli artt. 112 cpc e 476 cc per non avere il giudice di secondo grado proceduto all’indagine richiesta dall’art. 476 cc, la Cassazione non ritiene il convincimento cui è pervenuto il Collegio, desunto dal complessivo comportamento mantenuto dalla chiamata, nè illogico né tantomeno affetto da vizi giuridici.

E ciò sulla scorta del costante orientamento secondo cui “l’accettazione tacita dell’eredità può essere desunta dal comportamento complessivo del chiamato che ponga in essere non solo atti di natura meramente fiscale, come la denuncia di successione, inidonea di per sé a comprovare un’accettazione tacita dell’eredità (Cass. n. 178/1996; n. 5463/1988; n. 5688/1988), ma anche atti che siano al contempo fiscali e civili, come la voltura catastale. Infatti, in tal caso l’atto (voltura catastale) rileva non solo dal punto di vista tributario, per il pagamento dell’imposta, ma anche dal punto di vista civile per l’accertamento, legale o semplicemente materiale, della proprietà immobiliare e dei relativi passaggi (…)” (Cass. n. 7075/1999; n. 5226/2002; n. 10796/2009)”.

In questo senso, continuano gli Ermellini, la voltura catastale non integra incondizionatamente “gli estremi di un’accettazione tacita dell’eredità efficace ad ampio spettro soggettivo”, bensì si coordina con il consolidato principio che “l’accettazione tacita di eredità – pur potendo avvenire attraverso negotiorum gestio, cui segua la successiva ratifica del chiamato, o per mezzo del conferimento di una delega o dello svolgimento di attività procuratoria – può tuttavia desumersi soltanto da un comportamento del successibile e non di altri, sicché non ricorre ove solo l’altro chiamato all’eredità, in assenza di elementi dai quali desumere il conferimento di una delega o la successiva ratifica del suo operato, abbia fatto richiesta di voltura catastale di un immobile del de cuius (Cass. n. 8980/2017)”.

Avv. Paola Cavallero

Senior Partner - #Studiomainini&Associati
pubblicato il 28.06.2021
@milanofinanza
@italiaoggi7

Studio del Notariato su un’innovativa decisione delle sezioni unite della Corte di Cassazione Divisioni, immobile abusivo non passa in successione.

Divisioni, immobili abusivi non passano in succesione, ma i co-eredi possono regolarizzare la situazione per tempo

Il negozio divisorio avente ad oggetto una massa ereditaria può qualificarsi in termini di atto inter vivos avente natura “costitutivo-traslativa” con conseguente applicabilità delle previsioni di cui agli artt. 40, comma 2, l. 47/1985 e 46, comma 1, D.P.R. 380/2001: un immobile abusivo, seppure circoli per successione mortis causa, non potrà quindi far parte dei beni da dividere, pena la nullità del negozio per violazione di norme imperative e per impossibilità giuridica dell’oggetto, salvo che, prima di procedere alla divisione, i coeredi provvedano, ove possibile, a regolarizzare la situazione sotto il profilo amministrativo.

Questa l’innovativa posizione in ordine alla natura giuridica del contratto di divisione assunta dalle Sezioni unite della Cassazione con la  sentenza n. 25021/2019 del 7.10.2019  che effettua un revirement risolvendo, con un articolato iter argomentativo, una querelle dottrinale e giurisprudenziale: i) la divisione ereditaria è un atto inter vivos e non mortis causa, atteso che l’apertura della successione è soltanto un suo presupposto logico ma non ne va ad intaccare la natura giuridica; ii)  l’acquisto conseguito dal coerede all’esito della divisione è paragonato a quello di un atto come la compravendita, non avendo il negozio effetti meramente dichiarativi.

Con il recente studio n. 28-201/C, pubblicato il 5.5.2021, avente ad oggetto “Spunti di riflessione sulla natura della divisione ereditaria (anche alla luce della pronunzia delle Sezioni Unite n. 25021/2019)”, il Consiglio nazionale del notariato torna ad occuparsi della delicata materia affrontata dalle SS.UU..

Pur condividendo nella sostanza la ricostruzione della divisione operata in modo autorevole dalle SS.U., lo studio, con un approccio di revisione critica, esprime perplessità circa l’applicazione indiscriminata degli artt. 40, comma 2, l. 47/1985 e 46, comma 1, D.P.R. 380/2001 e rivolge un  invito a non utilizzare l’affermazione della “natura costitutiva” della divisione al fine di determinare l’applicazione ovvero la disapplicazione di regole la cui ratio prescinde dalla tipologia degli effetti conseguenti al perfezionamento dello stesso atto divisorio.

L’accoglimento di una particolare ricostruzione in ordine alla natura giuridica di una determinata fattispecie (la natura c.d. costitutiva della divisione ereditaria), infatti, non necessariamente deve comportare radicali cambiamenti nell’applicazione della disciplina complessivamente intesa di quella fattispecie, allorché la valutazione degli interessi in gioco, quali emergenti dall’esame del quadro normativo di riferimento, autorizzi l’interprete a mantenersi nel solco tracciato dalle interpretazioni e prassi corrente.

Nella pronunzia delle Sezioni Unite sembrerebbe mancare ogni riferimento alla funzione che la divisione ereditaria pare svolgere nell’articolato quadro del diritto successorio, risultando le argomentazioni ivi sviluppate ispirate ad una logica giuridica connotata per lo più in senso economicistico, senza tenere conto che nella circolazione e trasmissione dei diritti a causa di morte manca, per definizione, quella “finalità lucrativa” che può caratterizzare, invece, la circolazione e trasmissione di diritti per atto tra vivi.

Trattandosi di aspetti di rilevanza nello svolgimento della professione notarile, vengono enunciati taluni principi cui il notaio deve adeguarsi nell’esercizio della professione al fine di evitare di estendere indebitamente la portata dei principi emergenti dalla citata pronunzia anche al di là dei rapporti tra divisione ereditaria e disciplina urbanistica, senza aver preventivamente verificato se le conclusioni cui sono pervenute le SS.UU. sulla natura giuridica della divisione ereditaria, ove estese a differenti profili regolamentari del negozio divisorio, si rivelino parimenti suscettibili di incidere sull’esegesi delle diverse regole ad esso applicabili.

In simile prospettiva pare doversi escludere i) la necessità di allegazione all’atto di divisione (ereditaria e non) dell’attestato di prestazione energetica; ii) la rilevanza, quanto alla conformità catastale, dell’identificazione nella divisione di un atto di natura costitutiva piuttosto che dichiarativa; iii) con riguardo al profilo dei rapporti tra divisione e regime di comunione legale dei beni, l’opzione in favore dell’una o dell’altra qualificazione della natura giuridica della divisione ai fini dell’attrazione del bene acquistato per effetto della divisione alla categoria dei beni comuni ovvero a quella dei beni personali.

Il dibattito ancora aperto sulle impostazioni della dottrina e della giurisprudenza, sottolinea lo studio, dovrebbe indurre a valutare con minor rigore gli atti di divisione ereditaria precedentemente perfezionati, nei quali non siano state rese le dichiarazioni prescritte dagli artt. 40, comma 2, l. 47/1985 e 46, comma 1, D.P.R. 380/2001.

Secondo i più recenti orientamenti in materia di responsabilità del notaio l’applicazione dell’art. 28 l. not. alla condotta di quest’ultimo viene, comunque, fatta dipendere non da una mera violazione di legge, ma da un contrasto dell’atto da questi ricevuto o autenticato con la legge, purché frutto di un “consolidato orientamento interpretativo dottrinale”.

avv. Paola Cavallero 21.6.2021 su  @Italiaoggi7

SUL TAVOLO L’AMMISSIONE AL CONCORDATO – Fallimenti al primo presidente

Sull’ammissibilità dell’istanza di fallimento nei confronti di un’impresa già ammessa al concordato preventivo omologato, senza preventiva risoluzione, parola al primo presidente della Cassazione.

Con ordinanza interlocutoria n. 8919 del 31.03.2021 la prima sezione della Suprema corte ha rimesso al primo presidente gli atti con riferimento ad una questione di massima di particolare rilevanza concernente l’ammissibilità dell’istanza di fallimento ex artt. 6 e 7 l.f. nei confronti di impresa già ammessa al concordato preventivo omologato e non eseguito, a prescindere dalla risoluzione del medesimo.

La decisione si giustifica in ragione della speciale importanza attribuita alla quaestio iuris sulla quale provocare l’intervento delle sezioni unite al fine di individuare un precedente vincolante, che funga da guida interpretativa per la giurisprudenza di merito e di legittimità.

Premette il Collegio l’inesistenza di un contrasto nella giurisprudenza di legittimità sul punto, richiamando due precedenti pronunce della Sesta Sezione (ordinanze n. 17703/2017 e n. 29632/2017) favorevoli all’ammissibilità.

L’orientamento seguito poggia sul principio secondo il quale, in ipotesi di impresa ammessa al concordato preventivo poi omologato e in costanza di inadempimento dei debiti concorsuali, il creditore insoddisfatto può avanzare istanza di fallimento, a prescinderne dall’intervenuta risoluzione del concordato, per far valere il proprio credito purché nella misura ristrutturata e non originaria, ritenendo superato l’automatismo tra risoluzione del concordato e dichiarazione di fallimento a seguito della riforma dell’art. 186 l.f. operata dal D.lgs. N. 169 del 2007.

Nelle menzionate pronunce, la specialità di cui all’art. 186 l.f. non si considera soppressiva del potere ex artt. 6 e 7 l.f. – espressione di un principio generale – di provocare la dichiarazione di fallimento dell’impresa insolvente, sul presupposto che, omologato il concordato e scaduto il termine per la risoluzione, il debitore continua ad essere obbligato all’adempimento.

Autorevole dottrina avanza censure alla dichiarabilità del fallimento omisso medio, assumendo una posizione in netto contrasto con l’orientamento di legittimità.

Evidenzia, infatti, la mancanza di una norma che facoltizzi i legittimati ex artt. 6 e 7 l.f. a chiedere, come raccordo, una conversione del concordato inadempiuto e irrisolto in fallimento, diversamente da quanto previsto dal legislatore in altre ipotesi dalla stessa l.f..

Secondo tale impostazione dottrinale, inoltre, la specialità di cui all’art. 186 l.f. osterebbe all’indiscriminata applicazione dell’art. 6 l.f. a qualsivoglia situazione di insolvenza.

Le istanze della dottrina hanno trovato accoglimento, nonostante la coerenza mantenuta dagli Ermellini in materia, sollevando un quesito di carattere generale che sottende ulteriori ricadute applicative e sistematiche non ignorate dal collegio e, anzi, rimesse al primo presidente, con l’auspicio che sulla questione si pronuncino le sezioni unite al fine di chiarire il dubbio dirimente.

Avv. Paola Cavallero - Studio Mainini&Associati

Dott.ssa Clara Cimino

#fallimento #concordato #procedure #creditore

RIPETIZIONE SOMME IN APPELLO – La Cassazione torna a pronunciarsi sul termine finale post sentenza di primo grado

RIPETIZIONE SOMME IN APPELLO

OK alla richiesta: non costituisce una domanda nuova

 La richiesta di restituzione delle somme corrisposte in esecuzione della sentenza di primo grado, essendo conseguente alla richiesta di modifica della decisione impugnata, non costituisce domanda nuova ed è perciò ammissibile in appello. L’istanza deve essere formulata, a pena di decadenza, con l’atto di appello, se il gravame è stato proposto successivamente all’esecuzione della sentenza, essendo invece ammissibile la proposizione nel corso del giudizio, ma non con la comparsa conclusionale, soltanto qualora l’esecuzione della sentenza sia avvenuta successivamente alla proposizione dell’impugnazione.

E’ il principio affermato dalla Cassazione, Sez. I civ, con l’ordinanza n. 7144 del 15.3.2021 che ha accolto l’impugnazione cassando con rinvio la sentenza della Corte di appello di Bari n. 100024/2015 che aveva dichiarato il difetto di giurisdizione dell’autorità giurisdizionale ordinaria e condannato gli attori al pagamento delle spese del doppio grado di giudizio e alla restituzione delle somme già riscosse dal Comune di San Nicandro Garganico.

I giudici di secondo grado, pur avendo correttamente riconosciuto che il Comune aveva proposto appello successivamente al pagamento delle somme, avanzando domanda di restituzione delle somme solo in sede di precisazione della conclusioni, non hanno fatto corretta applicazione dei principi espressi dall’indirizzo maggioritario, ritenendo tempestiva la domanda di restituzione delle somme formulata dall’Ente.

La Corte, rilevato che la giurisprudenza è “univoca e consolidata nel ritenere che, dopo la modifica dell’art. 336 cpc la richiesta di restituzione delle somme pagate alla controparte in esecuzione della sentenza di primo grado, non configura una domanda nuova in appello, essendo conseguente alla richiesta di modifica della decisione impugnata (Cass. 21.7. 1981, n. 4684; 6.11.1995, n. 11527; 16.6.1998, n. 6002; 21.7.2020, n. 15457)” (§ 4.4.), dà conto delle due diverse linee di sviluppo interpretative che presiedono all’individuazione del termine previsto a pena di decadenza per la proposizione dell’istanza.

In particolare, secondo l’indirizzo giurisprudenziale minoritario, la domanda non è necessaria “avendo il giudice di appello il potere di adottare direttamente i provvedimenti capaci di ripristinare la situazione precedente, ai sensi dell’art. 336 cpc, come novellato nel 1990, non diversamente dalla situazione disciplinata dall’art. 669 novies cpc” (Cass. 21.12.2001, n. 16170; 28.1.2003, n. 1233; 19.7.2005, n. 15220; 3.10.2005, n. 19296; 9.10.2012, n. 17227; 27.9.2016, n. 18972) (§4.4.1.).

Con l’ordinanza n. 7144/2021 la Cassazione ha invece preferito dare continuità all’orientamento secondo cui la domanda di rimborso “deve essere formulata, a pena di ‘decadenza’, con l’atto di appello, se proposto successivamente all’esecuzione della sentenza, essendo ammissibile la formulazione della domanda nel corso del giudizio, sino alla precisazione delle conclusioni, soltanto qualora l’esecuzione della sentenza sia avvenuta successivamente alla proposizione dell’impugnazione” (Cass. 8.8.2002, n. 12011; 18.7.2003, n. 11244; 13.7.2004, n. 12905; 8.7.2010, n. 16152; 9.10.2012, n. 17227; 26.1.2016, n. 1324; 30.1.2018, n. 2292) (§4.4.2.). E’ in ogni caso inammissibile l’istanza proposta con la comparsa conclusionale in appello, atteso che quest’ultima ha carattere meramente illustrativo di domande già proposte, non rilevando in contrario che l’esecuzione della sentenza sia successiva all’udienza di conclusioni ed anteriore alla scadenza del termine per il deposito delle comparse (Cass., 8.7.2010, n. 16152; 26.1.2016, n. 1324;  30.1.2018, n. 2292).

E’ irrilevante, sottolineano infine gli Ermellini, la circostanza che il pagamento sia stato corrisposto in seguito al pignoramento subito “perché ciò che assume rilievo, ai fini della restituzione, è la caducazione del titolo in esecuzione del quale le somme sono state corrisposte che fa venire meno il diritto a trattenere le somme incamerate” (§4.7.).

Avv. Paola Cavallero - senior partner

#studiomainini

Con il DL 73/2021 sono state emanate ulteriori misure urgenti per imprese, operatori economici, lavoratori e famiglie a causa dell’emergenza epidemiologica da Coronavirus (COVID-19).

Il DL 73/2021 è entrato in vigore il 26.5.2021, giorno successivo alla sua pubblicazione. Tuttavia, per numerose disposizioni sono previste specifiche decorrenze. Di seguito vengono analizzate le principali novità contenute nel DL 73/2021 in materia fiscale e di agevolazioni.

Il DL 73/2021 è in corso di conversione in legge e le relative disposizioni sono quindi suscettibili di modifiche ed integrazioni.

Emergenza epidemiologica da Coronavirus (decreto “Sostegni-bis”)

Principali novità in materia fiscale e di agevolazioni

Emergenza epidemiologica da Coronavirus (decreto “Sostegni”)

Principali novità apportate in sede di conversione  Decreto Sostegni-bis

PREMESSA

Con il DL 25.5.2021 n. 73 (c.d. decreto “Sostegni-bis”), pubblicato sulla G.U. 25.5.2021 n.  123, sono state emanate ulteriori misure urgenti per imprese, operatori economici, lavoratori e famiglie a causa dell’emergenza epidemiologica da Coronavirus (COVID-19).

Il DL 73/2021 è entrato in vigore il 26.5.2021, giorno successivo alla sua pubblicazione. Tuttavia, per numerose disposizioni sono previste specifiche decorrenze. Di seguito vengono analizzate le principali novità contenute nel DL 73/2021 in materia fiscale e di agevolazioni.

Il DL 73/2021 è in corso di conversione in legge e le relative disposizioni sono quindi suscettibili di modifiche ed integrazioni.

CONTRIBUTO A FONDO PERDUTO

L’art. 1 del DL 73/2021 prevede un nuovo contributo a fondo perduto per i soggetti titolari di partita IVA, articolato sostanzialmente in tre componenti:

  • un contributo “automatico” pari a quello dell’art. 1 del DL 41/2021 (“Sostegni”);
  • se più conveniente, un contributo “alternativo” calcolato su un diverso periodo di riferimento;
  • un ulteriore contributo, con finalità perequativa, legato al risultato economico d’esercizio.

CONTRIBUTO “AUTOMATICO”

Il contributo “automatico” è riconosciuto ai soggetti che:

  • hanno la partita IVA attiva al 26.5.2021 (data di entrata in vigore del DL 73/2021);
  • hanno presentato l’istanza e ottenuto il riconoscimento del contributo a fondo perduto di cui all’art. 1 del DL 41/2021 (e che non abbiano indebitamente percepito o che non abbiano restituito tale contributo).

Il nuovo contributo:

  • spetta in misura pari a quello già riconosciuto dall’art. 1 del DL 41/2021;
  • è corrisposto dall’Agenzia delle Entrate con la stessa modalità scelta per il precedente

(accredito diretto o credito d’imposta da utilizzare in compensazione nel modello F24), senza necessità di presentare alcuna istanza.

CONTRIBUTO “ALTERNATIVO”

In alternativa al contributo automatico, è possibile beneficiare di un contributo calcolato su un differente periodo temporale.

Soggetti beneficiari

Tale contributo spetta ai soggetti che svolgono attività d’impresa, arte o professione (o producono reddito agrario), titolari di partita IVA (attiva al 26.5.2021), residenti o stabiliti nel territorio dello Stato, a condizione che:

  • i ricavi/compensi 2019 non siano superiori a 10 milioni di euro;
  • l’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi del periodo dall’1.4.2020 al 31.3.2021 sia inferiore almeno del 30% rispetto all’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi dall’1.4.2019 al 31.3.2020.

Misura del contributo

Per i soggetti che hanno beneficiato del contributo di cui all’art. 1 del DL 41/2021, l’ammontare del contributo è determinato applicando alla differenza tra l’ammontare medio mensile del fatturato/ corrispettivi del periodo 1.4.2020-31.3.2021 e quello relativo al periodo 1.4.2019-

31.3.2020 le seguenti percentuali:

  • 60%, per i soggetti con ricavi/compensi 2019 non superiori a 100.000,00 euro;
  • 50%, per i soggetti con ricavi/compensi 2019 compresi tra 100.000,00 e 400.000,00 euro;
  • 40%, per i soggetti con ricavi/compensi 2019 compresi tra 400.000,00 e 1 milione di euro;
  • 30%, per i soggetti con ricavi/compensi 2019 compresi tra 1 e 5 milioni di euro;
  • 20%, per i soggetti con ricavi/compensi 2019 compresi tra 5 e 10 milioni di euro.

Per i soggetti che non hanno beneficiato del contributo di cui all’art. 1 del DL 41/2021, l’ammontare del contributo è determinato applicando alla suddetta differenza le seguenti percentuali:

  • 90%, per i soggetti con ricavi/compensi 2019 non superiori a 100.000,00 euro;
  • 70%, per i soggetti con ricavi/compensi 2019 compresi tra 100.000,00 e 400.000,00 euro;
  • 50%, per i soggetti con ricavi/compensi 2019 compresi tra 400.000,00 e 1 milione di euro;
  • 40%, per i soggetti con ricavi/compensi 2019 compresi tra 1 e 5 milioni di euro;
  • 30%, per i soggetti con ricavi/compensi 2019 compresi tra 5 e 10 milioni di euro.

Per tutti i soggetti, il contributo non può essere superiore a 150.000,00 euro.

Modalità di riconoscimento

Il contributo è riconosciuto previa presentazione di un’apposita istanza telematica all’Agenzia delle Entrate, le cui modalità e termini di presentazione saranno stabiliti con un apposito provvedimento.

Per i soggetti obbligati alle comunicazioni delle liquidazioni periodiche IVA, l’istanza può essere presentata solo dopo la presentazione della comunicazione riferita al primo trimestre 2021.

Il contributo, a scelta del contribuente, può essere alternativamente riconosciuto:

  • direttamente tramite bonifico da parte dell’Agenzia delle Entrate;
  • sotto forma di credito d’imposta, da utilizzare in compensazione mediante il modello F24.

Coordinamento con il contributo “automatico”

I soggetti che abbiano comunque beneficiato del contributo “automatico” potranno ottenere l’eventuale maggior valore del contributo “alternativo”. In tal caso, il contributo già corrisposto o riconosciuto sotto forma di credito d’imposta dall’Agenzia delle Entrate verrà scomputato da quello da riconoscere.

Se dall’istanza per il riconoscimento del contributo “alternativo” emerge un contributo inferiore rispetto a quello spettante in “automatico”, l’Agenzia non darà comunque seguito all’istanza.

CONTRIBUTO “PEREQUATIVO”

Viene previsto un ulteriore contributo a fondo perduto con finalità perequativa, subordinato all’autorizzazione della Commissione europea. Tale contributo spetta a condizione che vi sia un peggioramento del risultato economico d’esercizio relativo al periodo d’imposta in corso al 31.12.2020 rispetto a quello del periodo d’imposta in corso al 31.12.2019, in misura pari o superiore a una percentuale che sarà definita con un apposito decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

L’ammontare di tale contributo è determinato applicando alla differenza tra i suddetti risultati economici d’esercizio (al netto di tutti i contributi a fondo perduto ricevuti) una percentuale che sarà definita da un prossimo decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Il contributo è riconosciuto previa presentazione di un’apposita istanza all’Agenzia delle Entrate, il cui contenuto e termini di presentazione saranno definiti con un successivo provvedimento. L’istanza potrà tuttavia essere trasmessa solo se la dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta in corso al 31.12.2020 sia presentata entro il 10.9.2021.

CREDITO D’IMPOSTA PER I CANONI DI LOCAZIONE AD USO NON ABITATIVO – PROROGA ED ESTENSIONE

L’art. 4 del DL 73/2021 interviene sul credito d’imposta per i canoni di locazione di immobili ad uso non abitativo, che viene:

  • da un lato, prorogato per altre 3 mensilità (fino al 31.7.2021), per i soggetti cui già spettava fino al 30.4.2021 ai sensi dell’art. 28 co. 5 del DL 34/2020;
  • dall’altro, ulteriormente esteso, per i mesi da gennaio 2021 a maggio 2021, a nuove condizioni, ad altri soggetti.

PROROGA DEL CREDITO D’IMPOSTA PER IL SETTORE TURISMO FINO A LUGLIO 2021

Il credito d’imposta per i canoni di locazione ad uso non abitativo, di cui all’art. 28 del DL 34/2020, viene esteso fino al 31.7.2021 (invece che fino al 30.4.2021, come precedentemente previsto), per:

  • le imprese turistico-ricettive,
  • le agenzie di viaggio;
  • i tour operator.

Misura e condizioni del credito d’imposta per il turismo

Si ricorda che il credito d’imposta spetta, a tali soggetti, nella misura del 60% dei canoni di locazione, concessione o leasing, ovvero del 50% dei canoni di affitto d’azienda (30% per agenzie di viaggio e tour operator, secondo l’interpretazione più rigorosa):

  • a prescindere dal volume di ricavi e compensi registrato nel periodo d’imposta precedente;
  • a condizione che abbiano subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi nel mese di riferimento dell’anno 2021 di almeno il 50% rispetto allo stesso mese dell’anno 2019.

ESTENSIONE DEL CREDITO D’IMPOSTA PER LE MENSILITÀ GENNAIO-MAGGIO 2021

Viene introdotta una “nuova versione” del credito d’imposta per le locazioni, operante per i primi 5 mesi del 2021 (da gennaio 2021 a maggio 2021), che opera a condizioni in parte diverse da quelle precedenti.

Ambito soggettivo – Il “nuovo” credito d’imposta per le locazioni, dal punto di vista soggettivo, riguarda:

  • i soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione, con ricavi o compensi non superiori a 15 milioni di euro nel secondo periodo d’imposta antecedente a quello in corso al 26.5.2021 (anno 2019, per i soggetti “solari”);
  • gli enti non commerciali, compresi gli enti del Terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti.

Limite di 15 milioni di ricavi

Rispetto al credito d’imposta spettante per il 2020, cambia, per i soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione, il limite massimo di ricavi/compensi che consente l’accesso al beneficio, che passa da 5 a 15 milioni di euro, mentre non muta il periodo di riferimento, che resta il 2019 (per i soggetti “solari”).

Misura del credito e ambito oggettivo

Per i mesi da gennaio a maggio 2021, anche il “nuovo” credito d’imposta spetta nella:

  • misura del 60% dei canoni di locazione, di leasing o di concessione di immobili ad uso non abitativo destinati allo svolgimento dell’attività industriale, commerciale, artigianale, agricola, di interesse turistico o all’esercizio abituale e professionale dell’attività di lavoro autonomo;
  • misura del 30% dei canoni di contratti di servizi a prestazioni complesse o di affitto d’azienda, comprensivi di almeno un immobile a uso non abitativo destinato alle medesime attività;
  • misura del 60% per gli enti non commerciali, compresi gli enti del Terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, in relazione al canone di locazione, di leasing o di concessione di immobili ad uso non abitativo destinati allo svolgimento dell’attività istituzionale.

Condizioni agevolative: calo del fatturato

Per quanto concerne le condizioni di applicazione del credito d’imposta, il decreto “Sostegni-bis” introduce alcune novità in relazione alla condizione del calo del fatturato, atteso che il credito d’imposta sui canoni da gennaio 2021 a maggio 2021, spetta, ai soggetti locatari esercenti attività economica, “a condizione che l’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi del periodo compreso tra il 1° aprile 2020 e il 31 marzo 2021 sia inferiore almeno del 30 per cento rispetto all’ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi del periodo compreso tra il 1° aprile 2019 e il 31 marzo 2020”.

Restano esclusi dalla condizione del calo del fatturato i soggetti che hanno iniziato l’attività a partire dall’1.1.2019, mentre non sono più previste deroghe per i c.d. “Comuni calamitati”.

CREDITO D’IMPOSTA PER SANIFICAZIONE, DISPOSITIVI DI PROTEZIONE

INDIVIDUALE E TAMPONI

Viene introdotto un nuovo credito d’imposta per la sanificazione in favore di:

  • soggetti esercenti attività d’impresa, arti e professioni;
  • enti non commerciali, compresi gli enti del Terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti;
  • strutture ricettive extra-alberghiere a carattere non imprenditoriale dotate di codice identificativo.

Il credito d’imposta spetta per le spese sostenute:

  • nei mesi di giugno, luglio e agosto 2021;
  • per la sanificazione degli ambienti e degli strumenti utilizzati e per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale e di altri dispositivi atti a garantire la salute dei lavoratori e degli utenti, comprese le spese per la somministrazione di tamponi per COVID-19. Il credito d’imposta è riconosciuto in misura pari al 30% delle suddette spese, fino ad un massimo di 60.000,00 euro per ciascun beneficiario, nel limite complessivo di 200 milioni di euro per l’anno 2021.

Le disposizioni attuative del credito d’imposta in esame saranno stabilite con un successivo provvedimento dell’Agenzia delle Entrate.

CREDITO D’IMPOSTA SULLE RIMANENZE FINALI DEL SETTORE TESSILE E DELLA

MODA

Viene modificato il credito d’imposta a favore dei soggetti esercenti attività d’impresa operanti nell’industria tessile e della moda, della produzione calzaturiera e della pelletteria (settori contraddistinti da stagionalità e obsolescenza dei prodotti).

Con decreto del Ministro dello sviluppo economico, saranno stabiliti i criteri per la corretta individuazione dei settori economici in cui operano i soggetti beneficiari del credito d’imposta in oggetto.

Per effetto delle novità, oltre che per il periodo d’imposta in corso al 10.3.2020 (2020, per i soggetti “solari”), l’incentivo viene riconosciuto anche per il periodo d’imposta in corso al 31.12.2021 (2021, per i soggetti “solari”).

I soggetti che intendono avvalersi del credito d’imposta devono presentare un’apposita comunicazione all’Agenzia delle Entrate (adempimento non espressamente previsto dalla versione originaria della disposizione).

Le modalità, i termini di presentazione e il contenuto della comunicazione saranno stabiliti con un provvedimento della stessa Agenzia. L’agevolazione spetta nella misura del 30% del valore delle rimanenze finali di magazzino di cui all’art. 92 co. 1 del TUIR, eccedente la media del medesimo valore registrato nei tre periodi d’imposta precedenti a quello della relativa spettanza.

Il credito d’imposta è riconosciuto fino all’esaurimento dell’importo massimo dei limiti di spesa di:

  • 95 milioni di euro, per l’anno 2021;
  • 150 milioni di euro, per l’anno 2022.

L’incentivo è utilizzabile esclusivamente in compensazione nel modello F24, nel periodo d’imposta successivo a quello di maturazione. Pertanto, per i soggetti “solari”, i crediti d’imposta maturati nel 2020 e nel 2021 sono utilizzabili, rispettivamente, nel 2021 e nel 2022.

CREDITO D’IMPOSTA PER INVESTIMENTI IN BENI STRUMENTALI MATERIALI –

POSSIBILITÀ DI UTILIZZO IN UN’UNICA SOLUZIONE

Il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali può essere utilizzato in compensazione nel modello F24 in un’unica quota annuale anche dai soggetti con ricavi o compensi pari o superiori a 5 milioni di euro che effettuano, nel periodo 16.11.2020-31.12.2021, investimenti in beni strumentali materiali “ordinari”.

CREDITO D’IMPOSTA PER INVESTIMENTI PUBBLICITARI 2021 E 2022

Il credito d’imposta per gli investimenti pubblicitari viene concesso per gli anni 2021 e 2022 nella misura unica del 50% del valore degli investimenti pubblicitari effettuati sui giornali quotidiani e periodici, anche in formato digitale, sulle emittenti televisive e radiofoniche locali e nazionali, analogiche o digitali, non partecipate dallo Stato.

Per l’anno 2021, la comunicazione telematica di accesso al credito d’imposta va presentata dall’1.9.2021 al 30.9.2021. Restano comunque valide le comunicazioni presentate a marzo 2021.

CREDITO D’IMPOSTA PER LE SPONSORIZZAZIONI SPORTIVE – PROROGA

Il credito d’imposta per gli investimenti pubblicitari e le sponsorizzazioni sportive si applica anche per le spese sostenute durante l’anno d’imposta 2021, relativamente agli investimenti sostenuti dall’1.1.2021 al 31.12.2021.

INCREMENTO DEL LIMITE ANNUO DI CREDITI UTILIZZABILI IN COMPENSAZIONE

NEL MODELLO F24

Per il solo anno 2021, viene incrementato da 700.000,00 a 2 milioni di euro il limite annuo dell’ammontare, cumulativo, dei crediti d’imposta e contributivi che possono essere:

  • utilizzati in compensazione “orizzontale” nel modello F24;
  • ovvero rimborsati ai soggetti intestatari di conto fiscale, con la procedura c.d. “semplificata”.

Subappaltatori edili

Per quest’anno, il nuovo limite di 2 milioni di euro “assorbe” quindi il limite di un milione di euro previsto, a regime, per i subappaltatori edili, qualora il volume d’affari registrato nell’anno precedente sia costituito, per almeno l’80%, da prestazioni rese in esecuzione di contratti di subappalto.

CARTELLE DI PAGAMENTO E ACCERTAMENTI ESECUTIVI – PROROGA DEI TERMINI DI VERSAMENTO

Le somme intimate tramite cartella di pagamento devono essere versate nei 60 giorni successivi alla data di notifica della cartella stessa.

Per effetto dell’art. 9 del DL 73/2021, i pagamenti i cui termini scadono dall’8.3.2020 al 30.6.2021 devono avvenire, in unica soluzione, entro la fine del mese successivo, cioè entro il 31.7.2021 (che slitta al 2.8.2021 in quanto il 31 luglio cade di sabato). Entro il 2.8.2021 le somme non devono, necessariamente, essere pagate tutte in unica soluzione, in quanto è possibile chiederne la dilazione. Durante il periodo di sospensione non vengono notificate le cartelle di pagamento.

AVVISI DI ADDEBITO INPS

Le somme che devono essere pagate a seguito di avviso di addebito INPS, se scadono dall’8.3.2020 al 30.6.2021, vanno pagate in unica soluzione entro il 2.8.2021, rimanendo ferma la possibilità di chiedere la dilazione.

ACCERTAMENTI ESECUTIVI

Il DL 73/2021 prevede espressamente che se le somme intimate con accertamento esecutivo scadono dall’8.3.2020 al 30.6.2021, il pagamento può avvenire entro il 2.8.2021. Ciò vale quindi per gli accertamenti in materia di imposte sui redditi, IVA e IRAP e in materia di fiscalità locale.

RATE DA DILAZIONE DEI RUOLI

Le rate inerenti a dilazioni di somme iscritte a ruolo, oppure derivanti da accertamenti esecutivi e avvisi di addebito INPS, scadenti dall’8.3.2020 al 30.6.2021, vanno pagate in unica soluzione entro il 2.8.2021.

SOSPENSIONE DELLE ATTIVITÀ ESECUTIVE E CAUTELARI

Dall’8.3.2020 al 30.6.2021 sono sospese le attività esecutive (pignoramenti) nonché cautelari (fermi e ipoteche). Rimangono validi i pignoramenti e le altre misure eventualmente già disposte.

BLOCCO DEI PAGAMENTI DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI

Gli enti e le società a prevalente partecipazione pubblica, prima di effettuare pagamenti di importo superiore a 5.000,00 euro, devono verificare presso l’Agenzia delle Entrate-Riscossione se il creditore risulta moroso. In caso affermativo, l’ente pubblico deve sospendere il pagamento sino a concorrenza della morosità e l’Agente della Riscossione deve notificare un atto di pignoramento presso terzi. Per effetto del DL 73/2021, tale procedura è sospesa sino al 30.6.2021.

POTENZIAMENTO DELL’ACE (C.D. “ACE INNOVATIVA”)

Per il solo 2021 è stata potenziata l’ACE, prevedendo un coefficiente del 15% sugli incrementi patrimoniali (conferimenti e versamenti in denaro, nonché accantonamenti di utili a riserva) rilevanti ai fini della base di calcolo dell’agevolazione e registrati nel 2021 medesimo.

ESENZIONE PER I CAPITAL GAIN SU PARTECIPAZIONI IN START UP E PMI INNOVATIVE

L’art. 14 del DL 73/2021 ha introdotto un regime di esenzione per le plusvalenze ex artt. 67 e 68 del TUIR, sia “qualificate” che “non qualificate”, realizzate dalle sole persone fisiche, derivanti dalla:

  • cessione di partecipazioni al capitale di start up innovative (art. 25 co. 2 del DL 179/2012) acquisite mediante sottoscrizione del capitale dall’1.6.2021 al 31.12.2025 e possedute per almeno 3 anni;
  • cessione di partecipazioni al capitale di PMI innovative (art. 4 del DL 3/2015) acquisite mediante sottoscrizione del capitale dall’1.6.2021 al 31.12.2025 e possedute per almeno 3 anni;
  • cessione di partecipazioni in società, di persone (escluse le società semplici) e di capitali, residenti o non residenti, qualora entro un anno dal loro conseguimento, le plusvalenze siano reinvestite in start up innovative o in PMI innovative, mediante la sottoscrizione del capitale sociale entro il 31.12.2025.

In questi casi, quindi, non si applica l’imposta sostitutiva del 26%, di cui all’art. 5 co. 2 del DLgs. 461/97, sulla plusvalenza eventualmente realizzata.

La disposizione in commento si applica alle plusvalenze su partecipazioni che rientrano tra i redditi diversi, ma è destinata alle sole persone fisiche. Sono, quindi, escluse dalla disciplina agevolativa le società semplici, gli enti non commerciali ed i soggetti equiparati.

AGEVOLAZIONI PER L’ACQUISTO DELLA PRIMA CASA DA PARTE DI SOGGETTI CON MENO DI 36 ANNI

L’art. 64 co. 6-11 del DL 73/2021 prevede una nuova agevolazione per l’acquisto della “prima casa” di abitazione, per i soggetti:

  • che non hanno ancora compiuto 36 anni di età;
  • con un indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) non superiore a 40.000,00 euro annui.

L’agevolazione consiste nell’esenzione dalle imposte d’atto (imposta di registro, imposta ipotecaria e imposta catastale) e, per gli atti imponibili ad IVA, in un credito d’imposta pari all’IVA corrisposta in relazione all’acquisto medesimo, nonché nell’esenzione dall’imposta sostitutiva sui mutui erogati per l’acquisto, la costruzione e la ristrutturazione degli immobili agevolati.

Il beneficio è temporalmente limitato agli atti stipulati tra il 26.5.2021 e il 30.6.2022.

L’agevolazione riguarda:

  • non solo gli atti a titolo oneroso di acquisto della proprietà;
  • ma anche gli atti traslativi o costitutivi della nuda proprietà, dell’usufrutto, dell’uso e dell’abitazione.

Per quanto concerne l’oggetto dell’acquisto, deve trattarsi di “«prime case» di abitazione”, escluse quelle catastalmente classificate in A/1, A/8 o A/9, come definite dalla Nota II-bis all’art. 1 della Tariffa, parte I, allegata al DPR 131/86, ovvero la norma che prevede le agevolazioni “prima casa” per l’imposta di registro. Il beneficio si applica limitatamente ai trasferimenti operati a favore di soggetti che soddisfino entrambe le seguenti condizioni:

  • non abbiano ancora compiuto 36 anni di età nell’anno in cui l’atto è rogitato;
  • abbiano un ISEE non superiore a 40.000,00 euro annui.

Si ritiene che l’atto di acquisto debba rispettare tutte le condizioni previste per l’acquisto della “prima casa”.

In primo luogo, viene previsto che, in presenza di tutti gli elementi e le condizioni sopra illustrate, l’atto di acquisto a titolo oneroso vada esente dall’imposta di registro e dalle imposte ipotecaria e catastale.

In questo caso, si ritiene restino dovute l’imposta di bollo nonché i tributi speciali catastali, non potendo operare l’art. 10 co. 3 del DLgs. 23/2011. Ove l’atto di acquisto risulti imponibile ad IVA, agli acquirenti con meno di 36 anni spetta “un credito d’imposta di ammontare pari all’imposta sul valore aggiunto corrisposta in relazione all’acquisto”, che può essere utilizzato:

  • in diminuzione dalle imposte di registro, ipotecaria, catastale, sulle successioni e donazioni dovute sugli atti e sulle denunce presentati dopo la data di acquisizione del credito;
  • in diminuzione dell’IRPEF dovuta in base alla dichiarazione da presentare successivamente alla data dell’acquisto;
  • in compensazione nel modello F24 ai sensi del DLgs. 241/97. In nessun caso il credito può essere rimborsato. Anche il credito d’imposta correlato all’IVA dovrebbe essere subordinato sia al limite di età che al limite dell’ISEE.

Esenzione per gli atti di finanziamento

Viene prevista l’esenzione dall’imposta sostitutiva sui finanziamenti per i finanziamenti erogati per l’acquisto, la costruzione e la ristrutturazione di immobili ad uso abitativo, a condizione che:

  • sussistano le condizioni di “prima casa” e i requisiti di 36 anni non compiuti e di ISEE annuo non superiore a 40.000,00 euro;
  • la sussistenza degli stessi risulti da dichiarazione della parte mutuataria resa nell’atto di finanziamento o allegata al medesimo.

Decadenza e carenza delle condizioni

In caso di insussistenza delle condizioni e dei requisiti per beneficiare delle agevolazioni sopra illustrate, o di decadenza da dette agevolazioni, per il recupero delle imposte dovute e per la determinazione delle sanzioni e degli interessi si applicano le disposizioni previste dalla Nota II-bis all’art. 1 della Tariffa, parte I, allegata al DPR 131/86, in materia di decadenza dalle agevolazioni prima casa, e dall’art. 20 del DPR 601/73, in materia di imposta sostitutiva sui mutui.

IVA TERMINI DI EMISSIONE DELLE NOTE DI VARIAZIONE IN DIMINUZIONE

L’art. 18 del DL 73/2021 modifica la disciplina dei termini di emissione delle note di variazione IVA, nel caso in cui il cessionario o committente sia assoggettato a una procedura concorsuale. La nuova disciplina si applica alle sole procedure avviate a decorrere dal 26.5.2021. A differenza della disciplina previgente, ai fini dell’emissione delle note di variazione in diminuzione, non è più necessario attendere il verificarsi dell’infruttuosità della procedura, ma è possibile rettificare l’IVA mediante la nota di variazione già alla data in cui il debitore viene assoggettato alla procedura.

Nello specifico, il nuovo co. 10-bis dell’art. 26 del DPR 633/72 identifica il momento da cui il debitore si considera assoggettato a una procedura concorsuale, vale a dire rispettivamente:

  • la data della sentenza dichiarativa del fallimento;
  • la data del provvedimento che ordina la liquidazione coatta amministrativa;
  • la data del decreto di ammissione alla procedura di concordato preventivo;
  • la data del decreto che dispone la procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi.

Nell’ipotesi in cui, successivamente all’assoggettamento alla procedura, il debitore paghi in tutto o in parte il corrispettivo, il cedente o prestatore è tenuto a emettere nota di variazione IVA in aumento. A sua volta, il cessionario o committente potrà esercitare il diritto alla detrazione dell’imposta, ai sensi dell’art. 19 co. 1 del DPR 633/72, previa registrazione della nota di variazione.

IMPOSTA SUI MANUFATTI IN PLASTICA – ULTERIORE RINVIO

Viene ulteriormente differita all’1.1.2022 l’efficacia delle disposizioni che hanno istituito l’imposta sul consumo dei manufatti con singolo impiego (MACSI).

MISURE PER IL SOSTEGNO ALLA LIQUIDITÀ DELLE IMPRESE

L’art. 13 del DL 73/2021 proroga al 31.12.2021 i regimi di Garanzia SACE e del Fondo di Garanzia PMI, rimodulandone l’operatività per favorire una graduale riduzione delle misure.

GARANZIA SACE

Il regime di Garanzia SACE è prorogato al 31.12.2021 per:

  • finanziamenti alle imprese;
  • portafogli di finanziamenti alle imprese;
  • prestiti obbligazionari o altri titoli di debito emessi dalle imprese con classe di rating almeno pari a BB- o equivalente; se la classe di rating è inferiore a BBB-, i sottoscrittori originari dei prestiti obbligazionari o dei titoli di debito si obbligano a mantenere una quota pari almeno al 15% (anziché al 30%, come disponeva la precedente formulazione) del valore dell’emissione per l’intera durata della stessa. La modifica si applica anche alle operazioni in essere alla data del 26.5.2021;
  • misure a sostegno della liquidità delle imprese di medie dimensioni. Per queste è prevista l’eliminazione del divieto di distribuzione dei dividendi e di riacquisto di azioni.

Per le garanzie disposte dall’art. 1 co. 1 e 1-bis del DL 23/2020, il termine massimo di durata delle nuove operazioni è innalzato a 10 anni, previa notifica e autorizzazione della Commissione europea. I finanziamenti già garantiti di durata non superiore a 6 anni possono essere estesi o sostituiti con nuovi finanziamenti di durata fino a 10 anni.

FONDO DI GARANZIA PMI

La garanzia prestata dal Fondo di Garanzia PMI è prorogata al 31.12.2021.

Dall’1.7.2021 la garanzia opererà con le seguenti modalità: · le garanzie per operazioni di valore superiore ai 30.000,00 euro sono concesse nella misura massima dell’80% (anziché del 90%);

  • il termine massimo di durata delle operazioni che fruiscono del regime di intervento straordinario è innalzato a 120 mesi, previa notifica e autorizzazione della Commissione europea. La misura si applica anche alle operazioni già garantite, salve le necessarie autorizzazioni e nel rispetto del limite massimo di 120 mesi di durata dell’operazione;
  • le garanzie per operazioni fino a 30.000,00 euro sono ridotte dal 100% al 90% e potrà essere applicato un tasso di interesse diverso. La garanzia opera anche in favore degli enti non commerciali, compresi gli enti del Terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti.

PROROGA MORATORIA PER LE PMI

L’art. 16 del DL 73/2021 proroga al 31.12.2021 la moratoria del rientro dalle esposizioni debitorie nei confronti di banche e intermediari finanziari, limitatamente alla sola quota capitale (ove applicabile).

Richiesta dell’impresa

La proroga opera su comunicazione dell’impresa beneficiaria, da effettuare entro il 15.6.2021.

GARANZIA FINANZIAMENTI A MEDIO-LUNGO TERMINE PER PROGETTI DI RICERCA E SVILUPPO E PROGRAMMI DI INVESTIMENTO

L’art. 12 del DL 73/2021 introduce una nuova garanzia per favorire l’accesso delle imprese, con un numero di dipendenti non superiore a 499, a nuovi finanziamenti a medio lungo termine, in cui almeno il 60% sia finalizzato a realizzare progetti di ricerca, sviluppo e innovazione o programmi di investimenti.

INTERVENTI IN MATERIA DI MUTUI PRIMA CASA

L’art. 64 del DL 73/2021 contiene anche alcune misure in materia di mutui e garanzie per la prima casa. Vengono prorogate al 31.12.2021 le misure previste dall’art. 54 co. 1 del DL 18/2020, che aveva disposto l’ammissione ai benefici del Fondo di solidarietà per i mutui per l’acquisto della prima casa (c.d. “Fondo Gasparrini”) dei lavoratori autonomi e dei liberi professionisti che autocertifichino ai sensi degli artt. 46 e 47 del DPR 445/2000 di aver registrato, in un trimestre successivo al 21.2.2020 ovvero nel minor periodo intercorrente tra la data dell’istanza e la predetta data, un calo del proprio fatturato, superiore al 33% rispetto al fatturato dell’ultimo trimestre 2019, in conseguenza della chiusura o della restrizione della propria attività, operata in attuazione delle disposizioni adottate dall’autorità competente per l’emergenza COVID-19.

Il Fondo di solidarietà in esame consente, per i contratti di mutuo riferiti all’acquisto di unità immobiliari da adibire ad abitazione principale del mutuatario, la possibilità di chiedere la sospensione del pagamento delle rate, al verificarsi di situazioni di temporanea difficoltà.

FONDO DI GARANZIA PER LA PRIMA CASA

In relazione al Fondo di garanzia per la prima casa:

  • viene elevata a 36 anni non compiuti l’età massima di accesso al Fondo per i titolari di un rapporto di lavoro atipico (ex art. 1 della L. 92/2012);
  • la relativa dotazione viene incrementata di 290 milioni di euro per l’anno 2021 e di 250 milioni di euro per l’anno 2022.

Inoltre, per le domande presentate a decorrere dal 25.6.2021 e fino al 30.6.2022, viene elevata all’80% della quota capitale, “tempo per tempo in essere sui finanziamenti concessi”, la misura massima della garanzia concedibile dal Fondo, a favore delle categorie aventi priorità per l’accesso al credito che hanno un valore ISEE non superiore a 40.000,00 euro annui, per i finanziamenti con limite di finanziabilità (inteso come rapporto tra l’importo del finanziamento e il prezzo d’acquisto dell’immobile), comprensivo degli oneri accessori, superiore all’80%. I soggetti finanziatori sono tenuti ad indicare, in sede di richiesta della garanzia, le condizioni economiche di maggior favore applicate ai beneficiari in ragione dell’intervento del Fondo.

Decreto Sostegni

ESCLUSIONI DAL VERSAMENTO DELLA PRIMA RATA IMU PER L’ANNO 2021

Con l’art. 6-sexies del DL 41/2021 convertito è stata prevista l’esenzione dal versamento della prima rata dell’IMU per l’anno 2021, il cui termine è fissato al 16.6.2021, per i soggetti titolari di partita IVA. In particolare, la prima rata dell’IMU 2021 non è dovuta dai possessori di immobili che hanno i requisiti per ottenere il contributo a fondo perduto di cui all’art. 1 del DL 41/2021, sempreché in detti immobili venga anche esercitata la loro attività.

SANATORIA DEI VERSAMENTI IRAP – ULTERIORE PROROGA

L’art. 1 del DL 41/2021 convertito proroga ulteriormente al 30.9.2021 il termine per avvalersi della regolarizzazione dei versamenti IRAP prevista. La scadenza “originaria”, fissata al 30.11.2020, era infatti già stata differita al 30.4.2021.

La disposizione in esame contiene una sorta di sanatoria per il mancato pagamento del saldo IRAP 2019 e del primo acconto IRAP 2020 (ai sensi dell’art. 24 del DL 34/2020), nell’ipotesi in cui tali somme avrebbero, invece, dovuto essere corrisposte per il mancato rispetto dei limiti comunitari, consentendo di pagare l’imposta a suo tempo non versata senza applicazione di sanzioni, né interessi.

Pertanto, i contribuenti che, fino al 30.4.2021, non hanno ancora integrato i carenti versamenti (vuoi per difficoltà finanziarie legate all’emergenza sanitaria in atto, vuoi per incertezza sul calcolo dei massimali), avranno tempo fino al 30.9.2021 per provvedervi.

CANONI DI LOCAZIONE NON PERCEPITI

L’art. 6-septies del DL 41/2021 convertito anticipa l’entrata in vigore della nuova disciplina in materia di detassazione dei canoni di locazione di immobili abitativi non percepiti per morosità del conduttore che troverà, quindi, applicazione ai canoni non riscossi dall’1.1.2020, a prescindere dalla data di stipula del contratto.

In particolare, viene previsto che le disposizioni del novellato art. 26 del TUIR abbiano effetto per “i canoni derivanti dai contratti di locazione di immobili non percepiti a decorrere dal 1° gennaio 2020”, indipendentemente dalla data di stipula del contratto.

DETASSAZIONE DEI CANONI DI LOCAZIONE ABITATIVI NON PERCEPITI

Va ricordato che l’art. 26 co. 1 del TUIR è stato modificato dall’art. 3-quinquies co. 1 del DL 30.4.2019 n. 34 (conv. L. 28.6.2019 n. 58), prevedendo una nuova disposizione relativamente alla tassazione dei canoni di locazione di immobili abitativi non percepiti. In prima battuta, infatti, l’art. 26 del TUIR dispone che i redditi derivanti dai canoni di locazione sono soggetti ad IRPEF anche se non percepiti dal locatore (finché perduri in vita il contratto). Ma, limitatamente ai contratti di locazione di immobili ad uso abitativo, la medesima norma prevede una deroga, che consente di sottrarre dall’imposizione i canoni non percepiti a decorrere da un determinato evento.

Sul momento da cui decorre la “detassazione” dei canoni di locazione di immobili ad uso abitativo non percepiti è intervenuta la riforma dell’art. 26 co. 1 del TUIR, operata dal DL 34/2019. In particolare:

  • la “vecchia” formulazione dell’art. 26 del TUIR disponeva che i redditi derivanti da contratti di locazione di immobili ad uso abitativo, se non percepiti, non concorrevano a formare il reddito dal momento della conclusione del procedimento giurisdizionale di convalida di sfratto per morosità del conduttore;
  • la “nuova” formulazione dell’art. 26 co. 1 del TUIR prevede, ora, che i redditi derivanti da contratti di locazione di immobili ad uso abitativo, se non percepiti, non concorrono a formare il reddito, purché la mancata percezione sia comprovata dall’intimazione di sfratto per morosità o dall’ingiunzione di pagamento.

È stata, quindi, anticipata la possibilità di detassare i canoni non percepiti, già dal momento della ingiunzione di pagamento o dell’intimazione di sfratto, senza dover attendere la conclusione del procedimento di sfratto.

DECORRENZA DELLA DETASSAZIONE DEI CANONI NON PERCEPITI – NOVITÀ

La nuova formulazione dell’art. 26 del TUIR, ha anticipato la detassazione dei canoni di loca-zione di immobili abitativi non riscossi; in pratica, per effetto della conversione del decreto “Sostegni”, la nuova disposizione contenuta nell’art. 26 del TUIR – in base al quale i canoni non percepiti per morosità del conduttore non sono tassati in capo al locatore già dal momento dell’intimazione di sfratto o dell’ingiunzione di pagamento – trova applicazione a tutti i canoni non percepiti dall’1.1.2020, a prescindere dalla data di stipula del contratto.

Effetti sui modelli REDDITI PF 2021 o 730/2021

La norma ha effetti già sulla dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta 2020, poiché il locatore che non abbia percepito alcun canone di locazione nel 2020 per morosità del conduttore e, prima della data di presentazione del modello REDDITI PF 2021 o 730/2021, abbia effettuato l’ingiunzione di pagamento o l’intimazione di sfratto per morosità, potrà tassare come reddito fondiario la sola rendita catastale

RIVALUTAZIONE DEI BENI D’IMPRESA – ESTENSIONE AI BILANCI AL 31.12.2021

L’art. 1-bis del DL 41/2021 convertito dispone che la rivalutazione dei beni d’impresa di cui all’art. 110 del DL 14.8.2020 n. 104 conv. L. 13.10.2020 n. 126, può essere eseguita anche nel bilancio successivo a quello in corso al 31.12.2020, vale a dire nel bilancio al 31.12.2021 per i soggetti “solari”, circoscrivendo però tale facoltà:

  • ai beni non rivalutati nel bilancio precedente;
  • ai soli fini civilistici, senza la possibilità di affrancamento del saldo attivo e di riconoscimento degli effetti a fini fiscali, di cui all’art. 110 co. 3 e 4 del DL 104/2020.

Cassazione: presunzione di conoscibilità dell’atto che ammette però prova contraria

Un fallimento tra pochi intimi – Valida la consegna dell’istanza a persona di famiglia

Nel giudizio prefallimentare la notifica di un atto a mezzo del servizio postale si considera rituale e andata a buon fine se il plico viene consegnato a “persona di famiglia” che, pur non avendo uno stabile rapporto di convivenza con il notificando, sia a lui legato da vincolo di parentela. Il destinatario può contestare la modalità di notifica dimostrando che la presenza nella propria abitazione del soggetto che ha ritirato il plico, nella specie la moglie separata, era del tutto occasionale.

Così ha statuito la Cassazione con l’ordinanza n. 11228 del 28.4.2021 che ha confermato la sentenza della Corte di appello di Bari con la quale era stato respinto il reclamo proposto ai sensi dell’art. 18 I. fall. dal ricorrente, in proprio e quale ex socio della snc, avverso la sentenza dichiarativa di fallimento del Tribunale di Foggia per l’intervenuta estensione del a, che coincideva con il luogo di residenza del ricorrente, tramite la consegna al soggetto qualificatosi all’Ufficiale quale “moglie incaricata della ricezione degli atti”. Il giudice di secondo grado aveva ritenuto sussistente la presunzione (iuris tantum) di ricezione della notificazione ai sensi dell’art. 139 2 comma cpc, effettuata presso l’abitazione del destinatario mediante consegna al familiare, posto che anche la moglie separata con pronuncia giudiziale di addebito al marito è considerata come persona di famiglia, perché il rapporto di coniugio cessa solo con la pronuncia di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio (v. Cass. 18085/2013).fallimento anche ai soci illimitatamente responsabili.

Secondo la Corte del merito la notifica degli atti aò reclamante e all’impresa individuale di cui era titolare, effettuata presso l’indirizzo di posta elettronica della snc, si era perfezionata presso la sede della fallit

La Cassazione risolve la questione affermando la sussistenza del vincolo presuntivo di cui all’art. 139 cpc. Nello specifico, condividendo l’orientamento costante di legittimità (§ 5.3.1.), la Corte riafferma il principio secondo cui “in tema di notificazioni, la consegna dell’atto da notificare “a persona di famiglia”, secondo il disposto dell’art. 139 cod. proc. civ., non postula necessariamente né il solo rapporto di parentela – cui è da ritenersi equiparato quello di affinità – né l’ulteriore requisito della convivenza del familiare con il destinatario dell’atto, non espressamente menzionato dalla norma, risultando, all’uopo, sufficiente l’esistenza di un vincolo di parentela o di affinità che giustifichi la presunzione che la “persona di famiglia” consegnerà l’atto al destinatario stesso; resta, in ogni caso, a carico di colui che assume di non aver ricevuto l’atto l’onere di provare il carattere del tutto occasionale della presenza del consegnatario in casa propria, senza che a tal fine rilevino le sole certificazioni anagrafiche del familiare medesimo (così, verbatim, Sez. 6 – L, Ordinanza n. 21362 del 15/10/2010; v. anche Cass. Sez. 1, Sentenza n. 18085 del 25/07/2013)”.

Sulla presunzione della convivenza temporanea nell’abitazione del destinatario della “persona di famiglia”, pur se separata con pronuncia giudiziale e residente altrove (§ 5.3.2.), che abbia preso in consegna l’atto (Cassazione n. 1843/1998, n. 7455/1997, 615/1995, 6100/1994, 2348/1194), il legislatore fonda altresì la presunzione di sollecita consegna del plico, superabile con la prova contraria della presenza occasionale e temporanea del familiare stesso (così le pronunce nn. 187/2000, 5671/1997, 737/1997).

Gli Ermellini rilevano, infine, come il reclamante non abbia fornito la prova contraria mancando di articolare istanze istruttorie dirette a dimostrare il carattere occasionale della presenza del consegnatario nella residenza del coniuge separato (§5.3.2.): l’unica prova testimoniale articolata sulla veridicità dell’attestazione contenuta nella relata di notifica sul luogo di ricezione dell’atto avrebbe dovuto essere contestato con la querela di falso.

Avv. Paola Cavallero

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