Permessi e visti post-Brexit: funziona così per gli italiani che sognano la Gran Bretagna

DIRITTO INTERNAZIONALE

Permessi e visti post-Brexit: funziona così per gli italiani che sognano la Gran Bretagna

Lo schema è destinato a privilegiare le competenze e il talento di un soggetto rispetto alla sua provenienza geografica: il governo inglese, dunque, ha deciso che gli europei e i non-europei dovranno essere trattati allo stesso modo

ANDREA FILIPPO MAININI E MELISSA TREVISAN PALHAVAN

Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved

12 marzo 2021 • 16:55

  • Per chi fosse intenzionato a continuare la propria permanenza in UK sarà necessario registrarsi attraverso un sistema online e gratuito (il cd. EU-Settlement Scheme) entro il 30 giugno 2021.
  • Lo schema è destinato a privilegiare le competenze e il talento di un soggetto rispetto alla sua provenienza geografica: il governo inglese, dunque, ha deciso che gli europei e i non-europei dovranno essere trattati allo stesso modo.
  • Ci sono quindi varie tipologie di visti tra cui districarsi, sulla base di requisiti negoziabili e obbligatori: dallo “standard visitor” alla “Skilled worker visa”.

A distanza di quasi quattro anni e mezzo del referendum popolare inglese con il quale Il Regno Unito aveva deciso di “lasciare” l’Unione Europea, a fine dicembre 2020, dopo lunghe e interminabili trattive, le parti del più importante negoziato degli ultimi tempi hanno raggiunto un accordo destinato a disciplinare l’uscita del paese della Regina dalla Comunità Europea, dopo ben 47 anni di adesione.

LO STATUS SETTLED E PRE-SETTLED

L’accordo di recesso tutela ampiamente i diritti dei cittadini europei giù residenti nel Regno Unito prima del 31/12/2020.

Per chi fosse intenzionato a continuare la propria permanenza in UK sarà necessario registrarsi attraverso un sistema online e gratuito (il cd. EU-Settlement Scheme) entro il 30 giugno 2021. Inoltrata la propria domanda, in caso di esito positivo,il cittadino europeo (quindi anche italiano) riceverà il permesso di settled o pre-settled (una sorta di permesso di soggiorno): la tipologia di permesso non può essere scelta dal richiedente ma viene assegnato in base agli anni di permanenza in suolo inglese.

Solitamente, il primo tipo di permesso (settled) si consegue avendo abitato in Regno Unito per un periodo continuativo di 5 anni (noto come “residenza continua” ovvero continuous residence). Se invece il tempo di permanenza nel Regno è inferiore a 5 anni è molto probabile che venga assegnata lo status di pre-settled.  La richiesta del permesso dovrà necessariamente essere corredata da 3 elementi fondamentali:

1) la prova valida della propria identità;

2) la prova valida di residenza continuativa nel Regno Unito;

3) il superamento del controllo dei precedenti penali. Nell’ipotesi di assenza pari o superiore a cinque anni dal territorio inglese, è prevista la perdita del settled status mentre il pre-settled status si perde con un’assenza dal paese pari o superiore a due anni.

Contrariamente, i cittadini italiani che arriveranno nel Regno Unito a partire dal 2021, non potranno beneficiare del settled o pre-settled status ma saranno soggetti alle nuove leggi sull’immigrazione.

LAVORARE IN UK

A partire dal 1° febbraio 2021 il Regno Unito ha implementato un sistema di immigrazione a punti (il cd. points-based immigration system) che prevede il raggiungimento di una serie di requisiti (obbligatori e “negoziabili”).

Lo schema è destinato a privilegiare le competenze e il talento di un soggetto riseptto alla sua provenienza geografica: il governo inglese, dunque, ha deciso che gli europei e i non-europei dovranno essere trattati allo stesso modo. Sulla base di queste prime indicazioni è evidente come tale nuovo meccanismo si presenti come altamente restrittivo per i lavoratori non specializzati: svanisce quasi completamente la possibilità di trasferirsi in UK per imparare l’inglese o svolgere lavori più o meno saltuari (ad esempio, il cameriere).

Sul sito del Governo inglese, nella sezione “Check if you need a UK visa” è possibile verificare, sulla base della nazionalità di provenienza, del motivo della permanenza nonché della durata del soggiorno, la necessità o meno di richiedere un visto per entrare in Regno Unito.

I TIPI DI VISTI

Sulla base di tali permesse, si possono analizzare alcune tipologie di  visti:

Standard Visitor, che permette a un cittadino italiano di visitare il Regno Unito per un determinato periodo di tempo (solitamente 6 mesi) e per scopi generalmente collegati al turismo, alla visita ad amici o familiari, allo svolgimento di un breve corso di studio e comunque attività non coperti da altri visti.

È necessario precisare sin da subito che questa tipologia di regime non consente in alcun modo lo svolgimento di attività lavorativa retribuita in UK. Tra i documenti necessari, oltre a un valido passaporto, sarà necessario indicare: lo scopo della visita, i mezzi di sostegno economico durante il soggiorno, l’alloggio, l’assicurazione medica e dimostrare la propria intenzione di lasciare il Regno Unito una volta conclusa la propria visita (ad esempio, esibendo i biglietti di andata e ritorno).

Skilled worker visa: si tratta di un visto dedicato a lavoratori qualificati e per ottenerlo servono 70 punti. Per il raggiungimento dei primi 50 punti l’individuo deve soddisfare tre requisiti obbligatori: disporre di un’offerta di lavoro da uno sponsor autorizzato dall’Home Office; il lavoro offerto deve essere al livello RQF 3 o superiore e attestare una conoscenza della lingua inglese a livello B1 o superiore.

Gli altri 20 punti si possono ottenere mediante requisiti “negoziabili”. Facciamo alcuni esempi: il possesso di un dottorato in materia di scienze, tecnologie, ingegneria o matematica (10 punti), un’offerta di lavoro in un settore dove sussiste carenza di personale, come quello sanitario (20 punti), un salario che supera le 25.600,00 sterline annue (20 punti), un salario che varia tra le 23.040,00 e 25.999,00 sterline (10 punti). Invece chi ha un reddito inferiore a 23.039,00 sterline annue non ottiene alcun punto aggiuntivo.

Intra-company transfers: si tratta di un visto dedicato ai trasferimenti interni a una società e che permette lo spostamento di personale esclusivamente all’interno di aziende multinazionali o tra diverse filiali della stessa organizzazione.

L’iltra-company trasfers si presenta come valida alternativa per esportare lavoratori stranieri in Regno Unito e così incrementare la forza lavoro. Per ottenere questo visto si devono rispettare alcuni requisiti: disporre di un certificato di sponsorship, di un lavoro ad un livello di competenza adeguato e di un salario al livello richiesto.

I posted workers sono lavoratori che vengono indirizzati in UK dalla propria azienda per brevi periodi di tempo allo scopo di procedere alla realizzazione di un progetto specifico e i quali restano soggetti al sistema di sicurezza sociale del Paese di origine. Lo status di questa tipologia di lavoratori è ancora incerto e si attendono risposte e indicazioni da parte del Governo britannico.

Global talent: si tratta di un visto destinato a soggetti in possesso di specializzazioni in ambito tecnologico, artistico e scientifico. Si dispone, inoltre, che gli individui più qualificati potranno accedere in Regno Unito senza un’offerta di lavoro purché siano supportati da un ente inglese approvato dall’Home Office (ad esempio, la The Royal Society in materia di scienza e medicina).

Start up: si tratta di una particolare forma di visto dedicata a individui che intendono creare un business innovativo nel Regno Unito. È necessario il raggiungimento di particolari requisiti: essere supportato da un ente autorizzato dall’Home Office; dimostrare che la propria idea sia nuova, innovativa e con potenziale di crescita; avere un’età superiore a 18 anni; buona conoscenza della lingua inglese (almeno a livello B2) e, infine, se il richiedente non è ancora entrato nel Regno Unito, oppure risiede in Regno Unito da meno di 12 mesi, è necessario dimostrare di avere fondi sufficienti per sopportare l’attività.

In conclusione, è lampante quale sia lo scopo del Regno Unito dopo la Brexit: maggiore competenza, specializzazione e rafforzamento dei settori più carenti e rinascita del paese. “The United Kingdom of Great Britain and Northern Ireland remains open for business!” D’altronde non si può negare che per il resto del mondo, compreso l’Italia, il sogno inglese, fino a poco tempo fa possibile, attualmente appare molto più lontano e difficoltoso.

Tuttavia, è evidente che siano ancora tanti gli aspetti da approfondire e chiarire

© Riproduzione riservata

ANDREA FILIPPO MAININI E MELISSA TREVISAN PALHAVAN

Andrea Filippo Mainini, avvocato, 
Junior Partner di Mainini & Associati. 
Laureato in giurisprudenza all'Università Cattolica del 
Sacro Cuore di Milano. Ha frequentato un corso di specializzazione
di un anno in diritto di impresa all'Università Bocconi 
di Milano. Iscritto al terzo anno di Economia e Legislazione
di Impresa all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. 
Assistente di diritto privato all'Università Statale di Milano
facoltà di Scienze Politiche. Autore su diverse riviste 
scientifiche e giuridiche.

Melissa Trevisan Palhavan: praticante avvocato presso Mainini
& Associati di Monza. Laureata in giurisprudenza presso 
l’Università degli Studi di Milano Bicocca. 
Appassionata degli strumenti di ADR, (particolarmente 
mediazione e arbitrato) e dell’utilizzo della tecnologia nel 
mondo della giustizia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.