Il danno da vacanza rovinata

Per “danno da vacanza rovinata” si intende quel pregiudizio risentito dal  turista per non aver potuto godere pienamente del viaggio organizzato come occasione di svago e di riposo; più precisamente si tratta di un pregiudizio non patrimoniale consistente nel disagio e nell’afflizione subiti dal turista viaggiatore per non aver visto realizzate le proprie aspettative e in genere per non aver potuto godere della serenità che è lecito attendersi dalle vacanze.

La risarcibilità del danno in questione si pone, nel nostro ordinamento, piuttosto problematica in quanto tale pregiudizio è allo stesso tempo conseguente ad un inadempimento contrattuale e inoltre è “non patrimoniale”. Peraltro, la questione è oggetto di un recente intervento legislativo attualmente in discussione alle Camere che debbono vagliare il cd. “Codice del Turismo” approvato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri agli inizi dell’ottobre 2010. Il Codice, per quanto qui interessa, contiene una normativa particolarmente innovativa a tutela del turista, inteso come consumatore di tipo speciale, in quanto non attrezzato a risolvere i problemi che si pongono in un luogo lontano dalla sua dimora  riconoscendogli, in particolare, il diritto al risarcimento del danno da vacanza rovinata sulla base di specifici e puntuali criteri.

Attualmente, il problema  della risarcibilità del danno morale da vacanza rovinata pare definitivamente superato alla luce delle pronunce della Corte di Cassazione che hanno svincolato la risarcibilità del danno non patrimoniale e morale dal Codice penale. Infatti, con le sentenze nn. 8827/2003 e 8828/2003 i giudici di legittimità hanno superato la tradizionale interpreatazione dell’art. 2059 c.c. che, in rapporto all’art.185 c.p., circoscriveva l’ipotesi di risarcibilità del danno morale alle sole conseguenze civili degli illeciti penali. La nuova e più ampia interpretazione dell’art. 2059c.c., consente invece di collocare nel suo ambito di tutela tutti quei danni di carattere non patrimoniale che incidono negativamente  sui valori della persona umana protetti dalla Costituzione e dalle leggi speciali.

Da ultimo, la Corte di Cassazione con le sentenza n. 5189/2010 ha precisato che  “con il contratto avente ad oggetto un pacchetto turistico -tutto compreso- sottoscritto dall’utente sulla base di una articolata proposta contrattuale, spesso basata su un depliant illustrativo, l’organizzatore o il venditore assumono specifici obblighi, soprattutto di tipo qualitativo, riguardo a modalità di viaggio, sistemazione alberghiera, livello dei servizi etc., che vanno “esattamente” adempiuti; pertanto ove la prestazione, non sia esattamente realizzata, sulla base di un criterio mediodi diligenza ex. art.1176 c.c., comma 1 (da valutarsi in sede di fase di merito), si configura responsabilità contrattuale, tranne nel caso in cui organizzatore e venditore non forniscano adeguata prova di un inadempimento ad esso non imputabile”.

L’attuale posizione della giurisprudenza italiana non può prescindere dalle argomentazioni espresse dalla Corte di Giustizia Europea.

Un Giudice d’Appello austriaco sottoponeva alla suddetta Corte di Giustizia tale quesito – se l’art. 5 della direttiva del Consiglio 314/90, concernente i viaggi, le vacanze e i circuiti tutto compreso, dovesse essere interpretato nel senso che è, in linea di principio, dovuto l’indennizzo a fronte di domande di risarcimento di danni morali.- La Corte Sez.VI, con la nota pronuncia del 12.03.2002 nella causa C-168/00 decideva in favore della soluzione affermativa. Tale sentenza è stata salutata con un certo entusiasmo.  Il fatto che si riduca sempre più il tempo in cui si può andare in vacanza, rende il momento delle ferie un tempo in cui si anela carichi di speranze, che qualora vengano deluse provocano il cosidetto emotional stress.

La sentenza enuncia sostanzialmente due principi:

  • tra i danni morali sono comprensibili quelli derivanti dal mancato godimento delle ferie annuali
  • tra i danni cui si riferisce la direttiva sui viaggi “tutto compreso” sono compresi i danni morali

Non bisogna però intendere che sia il fatto in sè che la vacanza sia stata rovinata a configurare un danno morale. Ciò che integra danno morale è e rimane invece la sofferenza psicologica subita dal soggetto in conseguenza a tale grave privazione. Tale interpretazione offerta dalla Corte è compatibile con l’art. 14 del D: lgs: n: 111/95, che ha dato attuazione alla Direttiva 90/314/Ce, il quale parla in termini molto generali di “risarcimento danni”. In realtà, i giudici di merito italiani (v.Trib.Torino, 08.11.1996)avevano già più volte aggirato l’ostacolo dell’art. 2059 c.c., facendo rientrare tra i casi previsti dalle legge, la Convenzione Internazionale di Bruxelles (CCV) del 1970, che all’art. 13 dispone che “organizzatore di viaggi risponde di qualunque pregiudizio causato al viaggiatore a motivo dell’inadempimento totale o parziale dei suoi obblighi di organizzazione”. Tale espressione ripresa dalla l.1084/77, che ha reso esecutiva in Italia la su citata convenzione, individua bene quel fenomeno normativo che l’art. 2059 c.c. richiede per consentire il risarcimento del pregiudizio non patrimoniale.

Un diverso indirizzo giurisprudenziale ha collegato tale tipo di danno a quello esistenziale (G.dP. Verona, 16.03.2000). Altri giudici hanno preferito collocarlo nell’alveo della più ampia figura del danno biologico (G.d.P. Siracusa, 26.03.1999) Non sono mancate tuttavia pronunce che sulla base di un’interpretazione restrittiva dell’art. 2059 c.c., hanno continuato ad escludere la possibilia del riconoscimento di tale tipo di danno (ex multis Trib. Venezia, 24.09.2000), n. 2169, che ha stabilito – in tema di contratto di viaggio turistico, in caso di inadempimento dell’organizzazione non può accogliersi la domanda giudiziale di risarcimento dei danni non patrimoniali c.d. da vacanza rovinata, atteso che la limitazione della responsabilità alle sole conseguenze penali degli illeciti aquilani non appare superabile allo stato della legislazione.-

Passando ai profili pratici della questione occorre precisare che il danno da vacanza rovinata, ricollegandosi ad un inadempimento contrattuale, presuppone ai fini del suo riconoscimento che il danneggiato alleghi e deduca tale inadempimento dando dimostrazione del pregiudizio subìto. A titolo esemplificativo si riporta il caso di una coppia in viaggio ai tropici che lamentava danni morali a seguito di un’escursione realizzata dall’organizzazione nonostante le previsioni meteo non fossero buone, infatti vennero sorprese in mare dagli strascichi di un uragano. In questo caso i turisti avrebbero dovuto produrre quantomeno i bollettinin meteo e non fare affidamento sul fatto che è un dato di comune esperienza che l’uragano abbia ripercussioni in una zona più ampia rispetto al cosidetto occhio. Ed è proprioa causa della mancata prova del’esistenza di un pericolo preannunciato, che l’organizzatore ignorava programmando l’escursione, che il danno morale non è stato riconosciuto.

29.03.2011

Avv. Giovanni Locati

 

vedi anche: Contratto di trasporto aereo e responsabilità del vettore

05.06.2013

Thomas Sala

http://www.studiomainini.com/wordpress/wp-admin/post.php?post=3283&action=edit&message=1

 

Incentivi fiscali e tariffari per lo sviluppo del teleriscaldamento

Prof. Filippo Insinga

La direttiva comunitaria 2001/77/CE che disciplina la promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili contiene un Allegato nel quale vengono rappresentati gli obiettivi che ciascun Paese dell’Unione deve raggiungere nell’anno 2011 nella produzione di elettricità ottenuta da fonti rinnovabili rapportata in percentuale al consumo totale previsto.

In particolare, per quanto riguarda l’Italia, nel 2010 avrebbe dovuto produrre il 25% di elettricità derivante da fonti rinnovabili rispetto al consumo totale. La direttiva 2003/96/CE, già in vigore dal 1.01.2004, stabilisce, per i prodotti energetici diversi dagli oli minerali (tra cui particolare rilievo rivestono l’energia elettrica ed il gas), livelli minimi di tassazione, al fine di ridurre anche le differenze esistenti tra gli Stati membri dell’Unione. Prevede inoltre che la generazione combinata di calore e di elettricità possa beneficiare di un trattamento fiscale privilegiato ed anche nuove ipotesi di esenzione e di riduzione dell’accisa.

Vediamo voce per voce le possibili agevolazioni fiscali.

IRAP attraverso il D. Lgs. N. 446/1997, è prevista la graduale riduzione, fino all’eliminazione dell’Irap per le imprese innovative ed ecosostenibili, nonchè l’introduzione del credito d’imposta per le PMI che aderiscono al sistema comunitario di ecogestione. Le agevolazioni regionali, che non possono essere esenzioni dall’imposta in quanto trattasi di imposta dello Stato, possono essere attuate mediante riduzione di aliquota o aumento di deduzione della base imponibile. Il D.L. N. 35/2005 ha stabilito la deducibilità della base imponibile IRAP fino a 20.000 euro per ciscuna unità incrementale occupata.

IVA La direttiva 2003/92/CE stabilisce che il luogo di tassazione è la residenza del cessionario. Ai contratti di servizio energia per uso domestico l’IVA si applica con l’aliquota ridotta del 10%. Si ha un contratto di servizio di energia per uso domestico quando sono presenti questi vincoli:

  • acquisto e gestione a cura dell’impresa dei combustibili che alimentano il processo per la produzione del fluido termovettore;
  • idonea misurazione e contabilizzazione dell’energia utilizzata dall’utenza secondo le unità di misura del sistema internazionale.
  • diagnosi energetica da effettuare sull’edificio.

Inoltre la legge n. 488/1999 dispone che il costo dei lavori necessari all’allacciamento alla rete di teleriscaldamento degli immobili adibiti prevalentemente ad uso residenziale sia assogettato all’aliquota ridotta del 10%.

IRE Su un immobile residenziale è possibile applicare la detrazione del 36/ dall’IRE sulle spese sostenute e documentate, sono ammessi alla  detrazione del 36% anche i costi dei lavori necessari all’allacciamento alla rete di teleriscaldamento degli immobili adibiti prevalentamente ad uso residenziale.  Tale detrazione viene fruita a quote costanti nell’arco di 10 anni, dal momento di sostenimento dei costi, applicando un tasso di attualizzazione del 5%, ciò equivale ad una detrazione reale del 27,80%.

CREDITO D’IMPOSTA Fruiscono dal credito d’imposta coloro che effettuano investimenti sulle reti di teleriscaldamento alimentato con biomassa o con energia geotermica. Il credito d’imposta è pari al 20% dei costi sostenuti per le reti di teleriscaldamento ed effettivamente rimasti a carico dell’investitore.

INCENTIVI TARIFFARI Si tratta del contenimento degli indenizzi e degli oneri di urbanizzazione a favore degli enti locali, con trasferimento agli utenti del minor costo sostenuto, attraverso una riduzione tariffaria (ad esempio delle accise).

CERTIFICATI VERDI Il D. Lgs N. 79/1999 introduce l’obbligo per i produttori e gli importatori, a partire dal 2002, di immettere ogni anno in rete energia elettrica prodotta da impianti alimentati da fonti rinnovabili per una quota pari al 2% (che si incrementa ogni anno dello 0,35% a partire dal 2004) del’energia elettrica da fonti non rinnovabili prodotta o importata nell’anno precedente. I certificati verdi sono  pertanto titoli rappresentativi di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili e negoziabili continuamente in un apposito mercato regolamentato.

CERTIFICATI BIANCHI I D.M. del Ministero delle Attività Produttive e dell’Ambiente del 20.07.2004 hanno introdotto i certificati bianchi, che sono titoli di efficienza emessi dal Gestore del mercato elettrico a favore di soggetti che hanno conseguito i risparmi energetici prefissati. In tal modo viene creato un mercato del risparmio e dell’efficienza energetica attestati proprio dai certificati bianchi.