Accoglimento totale n. 20507/2019 del 23/08/2019 #StudioMaininini contro #posteitaliane

Il Ricorrente, supportato dal dipartimento di lavoro dello Studio Maininini & Associati, contro Poste Italiane – avv. Pier Angelo Mainini, avv. Leonardo Merrino, avv. Manuela Oldani..

 

Tribunale Ordinario di Milano Sezione Lavoro

Il Giudice Dr. R. Atanasio

letti gli atti e i documenti della causa iscritta al n. 7992/2019 RGL pendente tra:

IL RICORRENTE

contro

POSTE ITALIANE SPA

–         resistente –

sciogliendo la riserva assunta in data 21 agosto 2019, rileva:

IN FATTO

Con ricorso ex art. 700 c.p.c., depositato telematicamente in data 6 agosto 2019, il ricorrente ha adito il Tribunale di Milano, Sezione Lavoro, chiedendo l’accoglimento delle seguenti conclusioni:

“accertato il diritto del ricorrente ad essere trasferito, ordinare a Poste Italiane S.p.A. con sede in Roma (RM), viale Europa n. 190, C.F. 97103880585/P. Iva 01114601006, in persona del suo legale rappresentante pro-tempore, di provvedere all’associazione del nominativo del lavoratore, il ricorrente, nato a New York (USA) il 24.10.1967 e residente in XXXXXX (SA), via XXXXXXXXXX, XXXXXXXXXXXXXXXX collocato alla posizione 16 provincia di Napoli presso una delle sedi indicate con comunicazione a mezzo pec del 02.08.2019 (cfr. doc. 19) per la determinazione dell’effettivo trasferimento, e comunque disporre ogni altro provvedimento d’urgenza che appaia secondo le circostanze più idoneo ad eliminare il pregiudizio subito e subendo per tutti i motivi meglio dedotti nel corpo dell’atto e, contestualmente, fissare l’udienza di comparizione delle parti davanti a sé assegnando all’istante perentorio un termine per la notificazione del ricorso e dell’emanando decreto, disponendo ove ritenuto necessario la pubblicazione dello stesso sul sito internet di Poste;”.

La parte convenuta si è costituita, contestando le deduzioni e domande avversarie e ha concluso per il loro rigetto.

Ritenuta la causa matura per la decisione, il Giudice ha invitato i procuratori alla discussione orale; quindi si è riservato di decidere.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il ricorrente XXXXXXXXXXXX  è assunto alle dipendenze della società Poste Italiane S.p.A. dal 16.04.2009 con contratto a tempo indeterminato, CCNL Personale dipendente di Poste Italiane, con la figura professionale di riferimento “portalettere”. A seguito di visita di idoneità, il ricorrente è stato dichiarato “non idoneo ad attività di recapito a piedi, bicicletta o motomezzo. Non controindicazioni ad attività di recapito in automezzo. No carichi manuali maggiori di 15 Kg” e per tale ragione è stato adibito da Poste Italiane alle attività di recapito con l’utilizzo dell’automezzo.

Al fine di ricongiungersi con la famiglia residente in Siano (SA), in data 2.4.2019 il ricorrente ha presentato domanda di adesione alla mobilità volontaria per l’anno 2019 ma, pur collocandosi utilmente alla posizione n. 16 nella relativa graduatoria per i trasferimenti nella Provincia di Napoli, è stato escluso dalla procedura di scelta della sede (svoltasi tra il 24.7.2019 ed il 5.8.2019) poiché non pienamente idoneo allo svolgimento della mansione di addetto al recapito, come richiesto dall’art. 10 dell’accordo sindacale del 21.3.2019 stipulato per la mobilità territoriale.

L’art. 10 di tale accordo sindacale prevede che: “l’effettivo trasferimento è subordinato alla sussistenza della piena idoneità alle mansioni – anche con riferimento all’utilizzo di tutti i mezzi/strumenti aziendali previsti per la specifica prestazione lavorativa nonché alle relative modalità di svolgimento – cui la richiesta di trasferimento si riferisce che dovrà ·sussistere al momento della scelta dell’ufficio di destinazione (intendendosi per tale il 7° giorno antecedente all’apertura dell’applicativo utile ad indicare le sedi di preferenza), nonché alla data di efficacia prevista per il trasferimento medesimo”.

Con l’odierna azione il ricorrente si duole della natura discriminatoria della norma pattizia richiamata, in quanto limitativa del diritto al trasferimento nei confronti di tutti i soggetti che, per handicap o limiti fisici, non siano in possesso della piena idoneità alle mansioni

Il ricorso ex art. 700 c.p.c. è fondato e deve essere accolto per le ragioni di seguito precisate.

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Come noto, l’art. 15 St. lav. dispone che “è nullo qualsiasi patto od atto diretto a:

  1. a) subordinare l’occupazione di un lavoratore alla condizione che aderisca o non aderisca ad una associazione sindacale ovvero cessi di farne parte;
  2. b) licenziare un lavoratore, discriminarlo nella assegnazione di qualifiche o mansioni, nei trasferimenti, nei provvedimenti disciplinari, o recargli altrimenti pregiudizio a causa della sua affiliazione o attività sindacale ovvero della sua partecipazione ad uno sciopero.

Le disposizioni di cui al comma precedente si applicano altresì ai patti o atti diretti a fini di discriminazione politica, religiosa, razziale, di lingua o di sesso, di handicap, di età o basata sull’orientamento sessuale o sulle convinzioni personali.” Va, inoltre, richiamata la Direttiva 2000/78/CE del 27.11.2000 che ha stabilito un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e condizioni di lavoro. In particolare, ai sensi dell’art. 1, la Direttiva “mira a stabilire un quadro generale per la lotta alle discriminazioni fondate sulla religione o le convinzioni personali, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali, per quanto concerne l’occupazione e le condizioni di lavoro al fine di rendere effettivo negli Stati membri il principio di parità di trattamento”. Il d.lgs. 216/2003, nel recepire la direttiva richiamata, ha specificato all’art. 2, comma 1, che “per principio di parità di trattamento si intende l’assenza di qualsiasi discriminazione diretta o indiretta a causa della religione, delle convinzioni personali, degli handicap, dell’età o dell’orientamento sessuale” e si ha “discriminazione diretta quando, per religione, per convinzioni personali, per handicap, per età o per orientamento sessuale, una persona è trattata meno favorevolmente di quanto sia, sia stata o sarebbe trattata un’altra in una situazione analoga” (art. 2, comma 1, lett. a, d.lgs. 216/03). Inoltre, “il principio di parità di trattamento senza distinzione di religione, di convinzioni personali, di handicap, di età e di orientamento sessuale si applica a tutte le persone sia nel settore pubblico che privato ed è suscettibile di tutela giurisdizionale” (art. 3, comma 1, lett. a), d.lgs. 216/03).

Alla luce del quadro normativo sinteticamente richiamato, appare del tutto evidente la natura discriminatoria dell’art. 10 dell’accordo sindacale 21.3.2019 firmato da Poste Italiane S.p.A. con alcune Organizzazioni sindacali.

Tale disposizione pattizia, infatti, escludendo dalla procedura di mobilità tutti i soggetti non pienamente idonei allo svolgimento delle mansioni, determina una discriminazione diretta nei confronti dei lavoratori con handicap o disabilità, i quali ricevono un trattamento deteriore e meno favorevole rispetto a quello che un altro soggetto avrebbe ricevuto in situazione analoga.

La società – interessata del problema dalla struttura pubblica coinvolta (Università degli Studi di Milano Bicocca) – ha assegnato al ricorrente le   medesime mansioni,  seppure limitandone l’espletamento con l’auto, in esecuzione del principio specificamente affermato dalla direttiva comunitaria 2000/78 CE (“La presente direttiva non prescrive l’assunzione, la promozione o il mantenimento dell’occupazione né prevede la formazione di un individuo non competente, non capace o non disponibile ad effettuare le funzioni essenziali del lavoro in questione, fermo restando l’obbligo di prevedere una soluzione appropriata per i disabili” (considerando 17)”.

Dalla lettura di tali disposizioni emerge chiaramente la volontà del legislatore comunitario e di quello nazionale di combattere ogni forma di discriminazione nei confronti della disabilità, tale da impedire o rendere più difficoltoso l’accesso dei disabili al mondo del lavoro e il mantenimento dell’occupazione da parte di questi ultimi, onerando il datore di lavoro ad adottare soluzioni appropriate per i disabili, “ossia misure efficaci e pratiche destinate a sistemare il luogo di lavoro in funzione dell’handicap, ad esempio sistemando i locali o adattando le attrezzature, i ritmi di lavoro, la ripartizione dei compiti o fornendo mezzi di formazione o di inquadramento (considerando n. 20) col solo limite determinato da “oneri finanziari sproporzionati” tenuto conto “dei costi finanziari o di altro tipo che esse comportano, delle dimensioni e delle risorse finanziarie dell’organizzazione o dell’impresa e della possibilità di ottenere fondi pubblici o altre sovvenzioni (considerando n. 21).

Poste Italiane S.p.A, in esecuzione di tale specifico obbligo di collaborazione del datore di lavoro ha assegnato il ricorrente alle medesime mansioni col solo limite dell’uso del mezzo dell’automobile destinandolo ad una sede diversa (Magenta invece che Milano Isola).

Appare pertanto del tutto incomprensibile ed in contrasto con il comportamento collaborativo del datore una disposizione normativa contrattuale che invece neghi la possibilità per il lavoratore parzialmente inabile di espletare la propria mansione (seppure soggetta a limiti) in altro luogo del territorio nazionale al quale egli possa essere legittimamente trasferito, al pari di qualsiasi altro lavoratore abile.

Tale disposizione è chiaramente discriminatoria in quanto tratta la persona in condizione di disabilità “meno favorevolmente di quanto sia, sia stata o sarebbe trattata un’altra in una situazione analoga”.

E’ poi priva di pregio la considerazione per la quale la disposizione contrattuale troverebbe una sua legittimazione nell’art. 41 Cost.

E’ vero che l’art. 41, comma I, Cost. dispone che “l’iniziativa economica privata è libera”; è altrettanto vero che quella libertà è fortemente limitata dalla norma di cui al comma successivo la quale dispone che “non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”; ed il giudicante ritiene che la disposizione qui criticata sia gravemente lesiva della dignità di tutti i lavoratori con disabilità.

Va dunque accertata la natura discriminatoria dell’art. 10 dell’accordo sindacale 21.3.2019 e conseguentemente va dichiarata la sua nullità ai sensi dell’art. 15 St. lav.

Tanto basta per ritenere sussistente il fumus boni iuris del ricorso introdotto ex art 700 c.p.c.

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Sussiste, altresì, il requisito del periculum in mora.

La definitiva copertura dei 47 posti oggi disponibili nella provincia di Napoli – cui si darà esecuzione a far tempo dal mese di settembre – determinerebbe un consolidamento delle posizioni dei soggetti definitivamente trasferiti con successivi comprensibili difficoltà e ritardi volti ad un ripristino tempestivo dei principi di diritto violati.

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Il ricorso va pertanto accolto e conseguentemente va ordinato a POSTE ITALIANE S.p.A. di disporre l’immediato trasferimento del RICORRENTE presso una delle sedi della provincia di Napoli indicate con comunicazione a mezzo pec 2.8.2019.

Le spese seguono la soccombenza e Poste Italiane S.p.A. deve essere condannata a rimborsarle a favore del ricorrente nella misura indicata in dispositivo.

ordina a POSTE ITALIANE S.p.A.

di disporre l’immediato trasferimento del RICORRENTE presso una delle sedi della provincia di Napoli indicate con comunicazione a mezzo pec 2.8.2019;

condanna Poste Italiane S.p.A. a rimborsare al ricorrente le spese che liquida in Euro 4.000,00 oltre accessori e 15% spese generali.

Il Giudice del lavoro

Dr. Riccardo Atanasio

Il presente provvedimento è stato redatto in collaborazione con la dott.ssa Eleonora Palmisani, Magistrato in tirocinio.