Scrivere argomentare persuadere

 Gianrico Carofiglio

 Milano, Ottobre 2011

Si legge nella prefazione di un piccolo e fondamenale libro continuamente ristampato dagli anni trenta ad oggi – The Elements of Legal Style – che fissa le regole basilari dell’uso, dall’interpunzione al lessico, dalla grammatica alla sintassi, dall’actio all’elocutio, con efficacia e chiarezza:” nulla è irrilevante, con le parole,la vita degli uomini può dipendere da una virgola “. Nella prefazione:”… noi giuristi possediamo solo le parole. Noi non possiamo prescrivere medicine ai nostri pazienti. In un processo, nella stesure di una lettera, nella redazione di un contratto, in una trattativa, le parole sono il nostro unico strumento di lavoro. Quando si scrive, quando si parla, l’unico obiettivo è la chiarezza”.

 PARTE PRIMA

Come in ogni lingua speciale, anche nel linguaggio giuridico si possono individuare diverse peculiarità:

  1. lessicali, per l’uso di termini tecnici sconosciuti alla lingua standard;
  2. morfosintattiche, per il modo particolare di costruire i periodi;
  3. stilistiche, per l’estensione delle frasi e la scelta di locuzioni tipiche

Lessico

Negli atti giuridici è frequente l’uso di stereotipi sintattici e lessicali, locuzioni fisse, termini arcaici o letterari, neologismi. E’ frequente inoltre l’uso di verbi sostantivati, spesso sconosciuti alla lingua italiana.

  •  Stereotipi: stante/stanti, trattasi, devesi
  •  Locuzioni fisse: atteso che, caso di specie, la questione di che trattasi, ai sensi dell’articolo
  • Termini arcaici: siccome (usato nel senso di poichè), disbrigare, denegrare, reiezione, prosieguo
  • Neologismi: prospettazione, documentalmente, probatorietà
  • Sostantivazioni: apprensione, caducazione, pattuizione

Sono espressioni da evitare perchè inutili, perchè poco comprensibili o perchè semplicemente errate dal punto di vista grammaticale. Si devono inoltre evitare, per quanto possibili, i sostantivi astratti derivati da verbi con suffissi in –zione e – meno o a suffisso zero come stipula, convalida, ratifica o scorporo, interpello, supero assai diffusi nel linguaggio giuridico, ma non sempre corretti ed efficaci.

Accanto ad  espressioni di uso comune come anticipazione, liquidazione, o a termini giuridici difficilmente sostituibili come capitolazione o autorizzazione si usano spesso parole che si potrebbero evitare perchè di origine gergale come pervenimento o dimidiazione.

Morfosintassi 

Casi tipici:

  • Formule sintetiche
  • Ordine atipico dei sintagmi all’interno della frase
  • Uso dell’imperfeto narrativo

 Formule sintetiche

Pur di comprimere le frasi e condensarvi il maggior numero di parole si usano soluzioni fantasiose.

  1. enclisi del -si con l’infinito retto da verbo modale (attuarsi, farsi, menzionarsi, procedersi)
  2. l’uso dei modo indefiniti (infinito e gerundio) al posto dei modi finiti (chiedere applicarsi all’imputato, non sussistendo conflitto)
  3. l’uso del participio in funzione di complemento predicato (decorso il termine, esistenti fino a prova contraria, stante le disposizioni, facentigli, commessegli)
  4. aggettivo in sostituzione di relaiva (e sostantivo in sostituzione di oggettiva o interrogativa indiretta) (riferibile, riconducibile, esperibilità, configurabilità)
  5. sigle e abbreviazioni (se risultano poco comuni)

Ordine atipico dei sintagmi all’interno della frase

  1.  Anteposizione del verbo al soggetto in frase principale
  2. Anteposizione del soggetto in fase gerundiva
  3. Anteposizione dell’aggettivo al nome
  4. Anteposizione del complemento d’agente al soggetto in subordinata

Uso dell’imperfetto narrativo

I testi che contengono l’esposizione dei fatti e su cui ruotano questioni o controversie giuridiche sono quelli di produzione dottrinale e di produzione giudiziaria e in questi testi trionfa l’imperfetto narrativo. Più raramente si fa ricorso al presente indicativo storico oppure al passato prossimo

 Stile

Usare frasi brevi anche per pensieri complessi. Il perido nella sua struttura più semplice e lineare è costituito da un soggetto, un verbo e un complemento. Anche se non sempre è possibile limitare il testo a un succeddersi di frasi così semplici, bisognerebbe tendere a semplificare il più possibile i periodi, spezzando quelli eccessivamente lunghi. L’uso sapiente della punteggiatura, su cui ci si soffermerà in seguito consente di limitare le frasi a gruppi di non più di venticinque/trenta parole. Un periodo più lungo lascia il lettore senza fiato e spesso impedisce di comprendere la relazione logica tra le diverse frasi.

  • Non eccedere con le subordinate
  • Preferire verbi attivi
  • Rimuovere parole superflue e frasi ridondanti
  • Evitare il più possibile espressioni arcaiche pseudo-tecniche come reiezione, pattuizione proseguo, preciduo, interloquire
  • Non usare neologismi e forestierismi, non eccedere con latinismi
  • Usare con parsimonia gli avverbi, evitare la doppia negazione
  • Evitare frasi esclamative eusare solo eccezionalmente le interrogative
  • curare la punteggiatura
  • usare con parsimonia le note

Suggerimenti finali

CURA NELLA PRESENTAZIONE FORMALE DELLO SCRITTO

Sono sempre apprezzabili scritti chiari, semplici, con adeguata spaziatura, con margini regolari e ampi. E’ opportuno scegliere caratteri semplici e facilmente leggibili (Time New Roman, Garamond o Baskerville), evitare simboli strani e asterischi per dividere le parti dell’atto, usare con sapienza gli spazi bianchi, orizzontali e verticali, della pagina. Bisogna andare a capo tutte le volte che l’esposizione giunge alla conclusione del trattato, sia per migliorare la veste grafica sia per chiarire che si sta passando a una nuova questione.

Di fronte ad atti lunghi può essere utile dividerli in paragrafi, che andranno segnalati da un titolo. Infine devono essere equilibrate in lunghezza le diverse parti che compongono l’atto: ricostruzione in fatto e in diritto, sintesi dell’atto dell’avversario al quale si risponde con il proprio scritto, ecc.