Lo studio Mainini & Associati premiato con Le Fonti Awards

MILANO – Lo Studio Mainini & Associati è stato invitato a partecipare alla serata organizzata da Le Fonti, il 13 novembre scorso, per la consegna dei premi Le Fonti Awards.  Le Fonti Awards è espressione dei premi internazionali IAIR Awards ed è presente, oltre a Milano, sulle piazze borsistiche di New York, Hong Kong, Dubai, Singapore, Londra. Milano ha rappresentato l’unica tappa italiana ed ha visto in gara numerosi studi legali nazionali; la serata si è svolta presso la sede della Borsa Italiana a Palazzo Mezzanotte.

Partner e Media Partner esclusivi delle edizioni de Le Fonti Awards sono state le principali testate nazionali e la Commissione Europea.  La serata è stata ampiamente diffusa nello speciale dedicato su Il Sole 24 Ore,  La Repubblica – Affari e Finanza, Il Corriere della Sera, L’Impresa  e Harvard Business Review.

Lo Studio si presentava alla premiazione come finalista in due categorie: “Team legale societario dell’anno” e “Boutique legale di eccellenza per la consulenza societaria”.

La consegna dei premi e l’annuncio dei primi vincitori riserva subito una lieta notizia per lo Studio: “Per essere presente nel panorama italiano sin dal 1960. Grazie alle aree di specializzazione chiaramente delineate e le risposte rapide ed esaustive, lo Studio è in grado di predisporre sartorialmente ogni atto a seconda delle esigenze dei clienti”. Questa la motivazione che ha accompagnato la consegna del premio “Boutique di eccellenza per la consulenza societaria” direttamente nelle mani dei soci senior dello Studio, l’avv. Pier Angelo Mainini e il dott. Aldo Mainini.

Orgogliosa del riconoscimento ricevuto, testimonianza della passione che muove ogni componente dello Studio che con il proprio lavoro ha consentito di raggiungere questo ambito premio, la grande famiglia dello Studio Mainini & Associati punta a  nuovi ed ulteriori traguardi.

Lo Studio Mainini & Associati

Tasse di Successione 2016

#SUCCESSIONE
Abolita nel 2001 e reintrodotta nel 2006, la tassa di successione è attualmente in vigore ed è in procinto di essere modificata dall’attuale Governo.
L’imposta di successione è la tassa che una persona che riceve un’eredità deve pagare allo stato italiano in sede di presentazione della dichiarazione di successione.
Sorge spontanea una domanda; quali beni dell’eredità ricevuta costituiscono base imponibile per l’applicazione della tassa?

Bisogna precisare che l’imposta colpisce il patrimonio ereditato considerato nella sua complessità. Si deve esaminare non solo l’attivo ma anche il passivo; la differenza risultante tra queste due poste sarà la base imponibile soggetta a tassazione.

I beni ereditati che costituiscono il patrimonio tassato sono i beni immobili, i beni mobili quali barche, gioielli, opere d’arte, conti correnti bancari e postali, denaro, investimenti, oltre ad aziende e partecipazioni di società di ogni genere.

Il Legislatore italiano, con la normativa vigente, ha voluto tuttavia predisporre alcune esenzioni alla regola generale: stiamo parlando delle cosiddette franchigie.
Premesso che l’Italia ha una delle tassazioni più favorevoli in tema di successioni nel panorama europeo, proviamo a fare un confronto con gli stati più similari al nostro dal punto di vista impositivo.
1. Successioni in Italia: l’imposta di successione è del 4% per il coniuge o i parenti in linea retta e del 6% per i fratelli, sino al’8% in alcuni casi particolari; ciò soltanto se il patrimonio ereditato supera il milione di euro nel caso di linea diretta, i 100.000,00 € negli altri casi.

2. Successioni in Germania: l’importo della tassazione varia a seconda del grado di parentela e del valore del patrimonio. Le aliquote variano tuttavia dal 7% al 50%.
Successioni in Francia: l’imposta si colloca tra un’aliquota dal 5% fino al 45% per gli eredi in linea retta, dal 35% al 55% per gli altri familiari, addirittura al 60% per i soggetti terzi.

3. Successioni nel Regno Unito: esenzione per i patrimoni inferiori ai 380.000,00 €, per i patrimoni superiori aliquota del 40%.

Successioni in altri paesi europei:
Belgio: si raggiungono aliquote fino al 60/80%.
Finlandia: si raggiungono aliquote sino al 30%.
Spagna: si raggiungono aliquote sino al 80%

Si può peciò facilmente intuire come, in un siffatto panorama europeo, non sarebbe un evento del tutto eccezionale un futuro aumento delle aliquote italiane di qualche punto percentuale.

In considerazione di quanto sopra esposto molti studi legali italiani e società di consulenza, tra le quali ovviamente anche il Nostro Studio, si stanno muovendo per approfondire alcune operazioni che potrebbero essere poste in attuazione per evitare di incorrere, in futuro, in un prelievo decisamente
maggiore da parte dello stato sul patrimonio del pater familias.

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dott. Andrea Filippo Mainini

 

Ammortamento della cambiale – Legittimazione e risarcibilità del danno nel caso di smarrimento da parte della Banca

Ai sensi dell’articolo 2016 del Codice Civile: “In caso di smarrimento, sottrazione o distruzione del titolo, il possessore può farne denunzia al debitore e chiedere l’ammortamento del titolo con ricorso al presidente del Tribunale del luogo in cui il titolo è pagabile”. La procedura di ammortamento della cambiale, in tal caso, è necessaria per privare di efficacia il titolo di credito nella malcapitata ipotesi che questo venga distrutto, smarrito o sottratto. Legittimato a proporre il ricorso per la richiesta di ammortamento, a norma dell’articolo 2016 del Codice Civile è il legittimo possessore; tale qualifica normativa ben può essere rappresentata quindi dal prenditore o ultimo giratario, dal cessionario, dall’erede, dal custode, dal rappresentante dell’avente diritto e dal beneficiario ecc.

Invero, è pacifico, per costante orientamento della giurisprudenza di legittimità (da ultimo con sentenza del Tribunale di Milano n. 3465/2014) ed in forza delle decisioni dell’Arbitro Bancario Finanziario (si veda a titolo esemplificativo la Decisione n. 1538/2011 e la Decisione 334/2013) che la procedura di ammortamento possa essere richiesta anche dalla banca o dall’Intermediario Finanziario che ha smarrito la cambiale. Si ricorda soltanto che l’istituto bancario non è obbligato a porre in essere tale attività, purtuttavia, non è inusuale che la giurisprudenza consideri la mancata attivazione da parte della banca come un elemento ulteriore di qualificazione “in negativo” della condotta tenuta dalla stessa.

Nel caso in cui a porre in essere la procedura di ammortamento siano i soggetti legittimati ex art 2016 Cc., sia la giurisprudenza di merito sia l’Arbitro Bancario Finanziario sono concordi nel ritenere risarcibile, da parte della banca, le spese legali sostenute per la procedura (Decisione n. 5194/15: “degli oneri di natura economica derivanti dalle spese sostenute per l’assistenza legale cui la parte ricorrente si sia rivolta per porre in essere la procedura di ammortamento del titolo smarrito, attività certo non usuale per chi non abbia le specifiche conoscenze giuridiche e che ben può giustificare il ricorso all’assistenza di un legale”; ovvero la Decisione n. 1538/2011: “l’unica via di uscita per l’intermediario è quella di promuovere l’ammortamento del titolo o assumere a proprio carico le spese occorrenti al creditore per ottenere l’ammortamento del titolo”).

In altri termini, le predette decisioni riconoscono la responsabilità dell’Intermediario Finanziario per lo smarrimento della cambiale in suo possesso, responsabilità che può fondare una pretesa di risarcimento danni.

Responsabilità che, chiaramente, è di natura contrattuale; secondo i principi generali (art. 1218 c.c.), difatti, “il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno se non prova che l’inadempimento o il suo ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile“. Tale dettato normativo deve essere inoltre coordinato con la disposizione di cui all’art. 1176 Cc. in materia di diligenza nell’adempimento dell’obbligazione.

Atteso che la banca, soggetto qualificato, è tenuta ad osservare un grado di diligenza commisurato alla natura dell’attività esercitata, tale diligenza deve rappresentare il metro di giudizio per qualunque tipologia di attività l’istituto ponga in essere (ex pluris Cass. Civ. n. 2058/2000: “nel nostro ordinamento l’attività bancaria nel suo complesso […] risulta disciplinata in modo tale da configurare non solo una delle forme di esercizio d’impresa, già di per sé sottoposta a particolari forme di controllo, ma soprattutto, proprio in quanto riservata in via esclusiva agli istituti di credito ed in conformità al dato della tutela costituzionale del risparmio di cui all’art. 47 Cost. predisposta in favore della collettività, un servizio per il pubblico con tipiche forme di autorizzazione, vigilanza e trasparenza. Da ciò deriva che i profili di responsabilità nell’espletamento di tale attività vanno individuati e, ove sussistenti, sanzionati in conformità dell’elevato grado di professionalità”).

Parimenti, la banca costituisce, nella società moderna, una figura professionale tale da ingenerare un affidamento nei soggetti che su di essa fanno conto; affidamento dal quale, in forza del principio sopra espresso della buona fede, nascono obblighi di conservazione della sfera giuridica altrui. Questi ultimi scaturiscono dall’instaurazione del rapporto tra cliente e banca e prescindono dal singolo contratto posto in essere; rileva, infatti, la posizione di affidamento del cliente, nata al rapportarsi con un soggetto maggiormente qualificato. (Ulteriore ipotesi che non deve essere trascurata circa la presenza di tali obblighi al di fuori di un contratto è rappresentata dalla figura della responsabilità precontrattuale. Forse considerata un tertium genus per alcuni autori, in realtà è ritenuta dalla maggior Dottrina avente natura contrattuale. Tale responsabilità, tiene in considerazione comportamenti, contrari a buona fede, che avvengono in un momento anteriore alla stipula del contratto).

Nulla questio, inoltre, se a smarrire il titolo sia stato un soggetto terzo, in tal senso la Decisione dell’Arbitro Bancario Finanziario n. 412/2013 secondo cui “non può essere certo esclusa la responsabilità dell’intermediario per il fatto che il medesimo, nella propria organizzazione di impresa, abbia delegato a terzi soggetti le attività materiali esecutive dei propri obblighi e che sia stato un soggetto terzo a smarrire il titolo”.

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dott. Andrea Filippo Mainini