LA SITUAZIONE ECONOMICO-SOCIALE MONDIALE A SEGUITO DELLA PANDEMIA COVID-19

LA SITUAZIONE ECONOMICO-SOCIALE MONDIALE A SEGUITO DELLA PANDEMIA COVID-19

Il COVID-19 è ormai diventato un tema ricorrente, non solo in Italia, ma nel mondo: isolamento, quarantena, chiusura di scuola/università, blocco dell’economia ecc.

Lo Studio ha voluto quindi chiedere un contributo dai suoi consulenti e collaboratori che vivono in paesi extra-UE per avere un aggiornamento della situazione economica e dei provvedimenti adottati dai singoli Paesi.

FOCUS: Cina, Qatar, Brasile, Thailandia

CINA

Commento a cura del Professor Roberto Donà, Associate Dean for Corporate Engagement, International Business School Suzhou (IBSS) at Xi’an Jiaotong-Liverpool University.

“La ripartenza della Cina.

La situazione in Cina è al momento in fase di stabilizzazione dopo un processo che è in corso da circa 3 mesi e che è stato favorito dal particolare momento dell’anno, ossia la prossimità con il Capodanno Cinese (25 gennaio 2020). Il lockdown di Wuhan è stato comunicato il 21 di gennaio con decorrenza 23 gennaio e da lì a seguire tutte le città sono state messe in condizione di “chiusura”. Le fabbriche avrebbero dovuto riaprire il 31 di gennaio ma il governo estese la chiusura fino al 9 di febbraio.

Da lì in poi è iniziata la fase due che è stata guidata da 3 regole ben precise: gradualità, distanza sociale e monitoraggio. Innanzitutto, la gradualità. Le fabbriche, così come gli uffici e gli esercizi pubblici, sono stati riaperti seguendo i principi di rilevanza, per l’impatto economico, e di semplicità rispetto ai meccanismi di “distanziamento”. Linee altamente automatizzate, aziende della filiera del medicale o dell’alimentare, aziende critiche per settori trainanti sono partite prima. Quelle invece ad alta intensità di lavoro manuale, dopo, una volta messe in sicurezza le condizioni operative. E questo riguarda il punto 2 la “distanza sociale”. Non si tratta di evitare il contatto fisico ma anche di evitare le condizioni per cui questo avvenga. Sono stati perciò istituiti dei protocolli rigorosi su numero delle persone sui bus aziendali, cancelli di entrata, disinfezione dei locali, posti in mensa, organizzazione dei turni. Il tutto ovviamente senza che vi siano state lunghe trattative per discuterne, si è fatto così e basta.

Anche le attività commerciali sono riprese per passi, anche qui dovendo sottostare a dei protocolli rigorosi, lasciando all’ultimo posto l’entertainment e la scuola. Le ragioni per cui questi due settori sono ancora in fase di parziale chiusura (per esempio le università non hanno riaperto ed i locali notturni lo stanno facendo timidamente) sono stanzialmente due: l’elevato grado di promiscuità ed l’alto numero di asintomatici tra i giovani.

Sul monitoraggio si è scritto ed è oramai cosa risaputa che il telefono è lo strumento di tracciamento ma anche “l’empowerment” attribuito alle portinerie di condomini e attività produttive e commerciali nel verificare entrate e uscite.

Adesso, 10 Maggio, la fase 2 è quasi completata (con l’incognita’ delle università). Ovviamente con grande attenzione ad evitare che il virus riparta e soprattutto mantenendo un basso profilo. Per esempio, la scorsa settimana la camera di commercio americana in Cina ha annunciato qua a Suzhou, dove vivo, per il prossimo 23 giugno lo svolgimento del tradizionale incontro tra le imprese americana e la comunità d’affari locale ma al tempo stesso ha confermato che non ci sarà la festa per la celebrazione del 4 luglio. In pratica riduciamo le distanze se ce lo impone il business altrimenti voliamo bassi.

La prossima fase, la fase 3, sarà quella veramente delicata, perché è quella della riapertura delle frontiere.

Al momento è possibile viaggiare solo, ed in casi autorizzati, tra Cina e Corea, mentre per tutte le altre nazioni vige ancora il divieto di ingresso per gli stranieri non in possesso di green card (i visti sono sospesi).

Come e quando si riattiveranno i viaggi è presto dirlo, certo è che la fase 3 sarà particolarmente lunga e, se possibile, ancora più selettiva della precedente!”

QATAR

Commento a cura del dott. Antonino Ceraolo, Legal Counsel at GOLEE.

“Egregio Avv. Mainini,

di seguito alcuni dati relativi al Qatar.

Il Covid-19 si è manifestato con un ritardo di circa 3 settimane rispetto all’Italia, le prime misure restrittive in relazione ad attività commerciali quali negozi, ristoranti etc sono state applicate a partire dalla metà di marzo. Inoltre, dal 15 marzo, il Qatar non autorizza l’ingresso sul proprio territorio nazionale a tutti i cittadini stranieri, inclusi coloro che sono in possesso di permesso di soggiorno, indipendentemente dalla nazionalità e dal paese di provenienza.

A causa del Covid-19 il Qatar assisterà ad un rallentamento della crescita economica nel 2020 dello 0,4 per cento. Tale dato emerge dall’ultimo rapporto sull’economia nei paesi del Medio Oriente e del Nord Africa (Mena) redatto dalla Banca mondiale. Nel 2021 il tasso di crescita si attesterà intorno all’1,5 per cento, ciò è dovuto al crollo dei prezzi del petrolio e alle conseguenze del Covid-19 sull’economia locale e sui grandi progetti. Per quanto concerne il Prodotto Interno Lordo (Pil), si prevede una riduzione del 4,3 per cento nel 2020, dopo aver registrato una crescita dello 0,1 per cento nel 2019. Lo riferisce il Fondo monetario internazionale (Fmi) nel rapporto World economic outlook.

Da ultimo, i primi giorni di maggio il governo del Qatar ha esteso tutte le misure restrittive nel Paese per contenere il coronavirus per un periodo indefinito. “Le misure restrittive precedentemente approvate in relazione alla diffusione del coronavirus sono prorogate fino a nuovo avviso“, ha dichiarato il ministro della Giustizia, Issa al Nuaimi. Il Qatar, che è piccolo per area e popolazione, occupa uno dei primi posti tra i paesi arabi in termini di crescita nei pazienti con coronavirus. Secondo gli ultimi dati, il loro numero ha superato le 20 mila persone dallo scoppio della pandemia, contando 12 morti.”

 

IL BRASILE

Commento a cura della dott.ssa Melissa Trevisan Palhavan, legal trainee Studio Mainini & Associati.

“Nel settore giuridico, secondo un avvocato “a falta de possibilidade de atendimento presencial, somada a uma redução da atividade econômica, traz consigo um aumento do índice de inadimplência, pedidos de redução de valores e paralização de novos serviços[1]. Un altro avvocato parla di alcune conseguenze negative dell’emergenza sul sistema giudiziario brasiliano: “O principal impacto negativo inicialmente foi a paralisação quase que completa dos serviços judiciários (fóruns) e administrativos (cartórios, INSS). Após, num segundo momento, houve a instituição do trabalho remoto/teletrabalho/ “home office” no Poder Judiciário, ainda assim insuficiente para dar andamento satisfatório aos processos e aos serviços de natureza judicial. O Poder Judiciário brasileiro e o INSS são morosos/lentos demais, já em situações normais/ordinárias. Agora, mais ainda. Isso atrasa o andamento de processos judiciais e administrativos, atrasando, igualmente, o recebimento de valores a título de honorários advocatícios, frustrando tanto clientes quanto profissionais.[2]

Un giovane professore di inglese, anche coordinatore di una scuola di inglese privata e assistente editoriale, parla poi di alcuni aspetti inerente all’istruzione (privata) e all’editoria in Brasile. Infatti, un primo aspetto negativo è stata la diminuzione delle ore di lezioni, in quanto la scuola è rimasta ferma per circa una settimana prima che le lezioni venissero svolte online. Tuttavia, la maggior parte delle conseguenze sono indirette: “A escola começa a perder alguns alunos como conseqüência de demissão ou diminuição da carga horária. Já a editora viu suas vendas diminuírem, sobretudo para os grandes sites (Amazon etc. — creio se trate de uma medida de precaução por parte das empresas). De resto, eu trabalho a mesma quantidade de horas em casa, sem nenhuma mudança no meu salário. A editora já anunciou cortes de serviços terceirizados (tradução, revisão, elaboração de capa, etc), que serão, doravante, feitos internamente[3]. Ancora, il soggetto propone anche una considerazione generale sull’economia brasiliana, ossia, il vero problema economico riguarderà in grosso modo, almeno in Brasile, i lavoratori autonomi in quanto l’economia è in gran parte “informale” (composta cioè da soggetti non registrati), di fatto, è comune trovare “per strada o nei mezzi pubblici (treno e metro)”, nella realtà brasiliana, diversi venditori (soprattutto di generi alimentari fatti in casa), i quali dipendono da questa attività in quanto unica forma di sostegno economico per la propria famiglia (spesso povera e numerosa). Invece, per quanto riguarda i lavoratori dipendenti as empresas estão receosas e não têm fluxo de caixa para manter seus dependentes com uma carga reduzido, preferindo, assim, uma demissão mais ampla[4]. Infine, da un punto di vista dell’economia personale vejo que os preços subiram um pouco, sobretudo a carne e arroz, mas alguns outro bens caíram, como a gasolina[5].

Sempre nell’area dell’istruzione (scuola dell’infanzia) si possono aggiungere conseguenze negative che vanno ad incidere sul processo di apprendimento dei ragazzi e sulle capacità economiche dei professori, dei dipendenti e dei genitori, infatti, “os principais impactos são a falta de contato com os alunos: o processo de aprendizagem dos alunos fica defasada causando impactos negativos na aprendizagem do mesmo que pode influenciar na vida toda dele. Como trabalho na rede particular de ensino, o impacto econômico é grande, pais estão retirando seus filhos da escola, causando um rombo no orçamento escolar que causará uma diminuição salarial dos funcionários do colégio. Assim, fazendo que os funcionários deixem de pagar algumas contas[6].

In materia di istruzione, è importante considerare anche che il sistema pubblico di educazione brasiliano deve fare i conti con la grande percentuale di ragazzi disagiati e al di sotto della soglia della povertà. Infatti, “em uma educação à distância muito deles não tem estrutura para conseguir estudar, ou seja não possuem Internet, computador ou celular, pois isso o compromisso deles para com a escola é quase 0[7]. Emergono quindi importanti problemi di disparità sociale ed economiche nella popolazione brasiliana che non devono essere sottovalutati in questo momento emergenziale. Ciononostante, l’aiuto non manca: di fatto, gli studenti che hanno la possibilità di accesso ai mezzi tecnologici, e quindi alle lezioni, si rendono disponibili a fornire, a loro volta, questo materiale agli studenti impossibilitati (una grande cooperazione). Il Governatore di São Paulo, a sua volta, ha creato un’APP chiamata CMSP (Centro de Mídias de Sao Paulo), ovvero una piattaforma che consentirà agli studenti della rete statale di educazione di avere libero accesso a lezioni dal vivo, video lezioni registrate e altri contenuti educativi durante il periodo di isolamento sociale causato dalla lotta contro COVID-19. Inoltre, lo stesso governatore ha stipulato un contratto con la rete televisiva “TV Cultura” la quale trasmetterà le lezioni nei propri canali TV digitali.

Anche la visione di una microimprenditrice, nonché proprietaria di una scuola danza, ci fa riflettere su alcuni aspetti già analizzati precedentemente. Di fatto, la soluzione per riuscire ad andare avanti, di fronte alla chiusura di una scuola, è quella di offrire lezioni online: “muitos alunos participam diariamente das aulas, porem alguns pais, que trabalhavam por conta própria, tiveram a diminuição de sua renda sendo assim muitas rescisões e inadimplências (do mês de março). Para tentarmos equilibrar as contas fizemos uma diminuição de salário de 50% de cada uma das socias e 15% de cada professor[8].

A tal proposito, uno degli interventi del Governo Federale Brasiliano per aiutare i lavoratori autonomi consiste nella creazione di un voucher (Corona Voucher) de R$600,00[9] (facciamo presente che il “salario minimo” in brasile ammonta a R$995,00). Ancora, il Governo Federale, per cercare di aiutare le imprese, ha disposto che il pagamento delle tasse/contributi del mese di aprile, maggio e giugno vengano posticipate a ottobre, novembre e dicembre.

Anche il punto di vista di un venditore, che lavora presso un’istituzione finanziaria nordamericana, può fornirci ulteriori spiegazioni sulla situazione emergenziale. Esso, infatti, espone non solo le conseguenze negative ma anche qualche ripercussione positiva. Quelle negative riguardano soprattutto le riunioni dal vivo, che in questo momento sono impossibili dato l’isolamento e le misure di prevenzione e questa condizione “impacta nas conversões de vendas, visto que na reuniões presencial, o entendimento é mais claro e podemos ver as reações do cliente, direcionando melhor a reunião e humanizando a negociação[10]. Si possono tuttavia evidenziare anche alcune conseguenze “positive” ovvero, “em contra partida, tivemos a redução de custos operacionais de deslocamento, refeições e etc. O público brasileiro se despertou para o planejamento financeiro e proteção patrimonial, gerando oportunidades de novos negócios[11]. Infine, come risultato finale derivante dalla combinazione dei fattori positivi e dei fattori negativi si può parlare, per il momento, di una stabilizzazione della crescita nella commercializzazione, senza riduzione o crescita della stessa.

Come accennato, la maggior parte della popolazione brasiliana continua a svolgere il proprio lavoro da casa, ma esiste una piccola percentuale che si reca ancora fisicamente al proprio posto di lavoro per ovvie esigenze lavorative. Come è il caso di un commerciante, nonché proprietario di uno stabilimento commerciale in centro São Paulo. Infatti, il soggetto specifica che lavora, insieme a un gruppo ridotto di dipendenti, nella propria sede lavorativa per garantire la continuità del servizio di delivery e di e-commerce. Tuttavia, anche il settore del commercio al dettaglio viene compito dalla crisi emergenziale, infatti, “com o comércio em geral fechado, as vendas despencaram: queda de 70% em relação ao mesmo período do ano anterior. As diretorias de RH e Departamento Financeiro estão usando todos os recursos permitidos por lei para viabilizar o mínimo necessário dos pagamentos: empréstimos, suspensão e diminuição dos salários, renegociação de dívidas. Há uma tendência de atrasos de pagamentos generalizados, impactando todos os segmentos e, por fim, o governo, que perde arrecadação. Recessão, aumento no desemprego e perda de qualidade nos serviços do governo: essas são as consequências que já estão aparecendo e devem se agravar.[12]

Anche il settore dello sport in Brasile ne risente d’altronde, anche quello italiano e mondiale. Infatti, un allenatore professionista di un importante squadra di calcio brasiliana parla delle ripercussioni del coronavirus nel mondo dello sport e delle sue conseguenze sull’economia delle società calcistiche e dei singoli dipendenti e calciatori. Infatti, da una parte la crisi colpisce soprattutto il lavoro degli atleti, i quali sono costretti a rimanere a casa e ad allenarsi nella propria abitazione a seconda delle schede che vengono inviate ogni settimana dalla commissione tecnica. Da un punto di vista economico, “sem treinamento, sem jogos oficiais, sem a renda financeira dos jogos, sem a cota da tv e da federação as consequências negativas são muitas: nos clube muitas categorias da base foram paralisadas e tem o risco que talvez possam não voltar; muitos jogadores podem perder o próprio emprego e/o podem ficar sem receber seus salários. Também, os funcionários, diferentes dos jogadores, de uma sociedade esportiva podem não serem pagos ou pior ainda serem demitido: por exemplo, a cozinheira, o porteiro, o motorista, o roupeiro, a fisioterapeuta, o médico e outros[13].

Di fronte allo scenario economico e sociale appena descritto, sviluppatosi a seguito dell’emergenza sanitaria determinata dal coronavirus, i brasiliani hanno trovato vari modi per superare le difficoltà. Nel mondo del diritto, “estamos alinhando nosso fluxo de caixa, criando alternativas, fomentando mercados que estão aquecidos e dando suporte aos nossos clientes, demonstrando assim um alinhamento com as necessidades do mesmo e estreitando nossas parcerias[14]”, e ancora, si cerca di dare continuità al lavoro, alle situazioni pendenti, alle nuove azioni e alle domande che sono sorte negli ultimi giorni e nelle ultime settimane. Ma è di dovere un piccolo e importante avvertimento in materia giuridica, ovvero, “o instituo da “força maior” será invocado por todo lado, por todas as partes. É necessário que a Advocacia esteja preparada para isto[15]”.

Nel settore delle vendite, non manca la voglia di andare avanti e trovare soluzioni alternative, infatti, “estamos conseguindo contornar a situação, adaptando sistemas, tornando processos físicos em eletrônicos, além de flexibilização em regras comerciais para conseguir realizar as atividades de forma remota. Todos os dias fazemos reuniões matinais para aproximar a equipe. Além disso realizamos contribuições para pessoas carentes ou em cenário de necessidade[16]”. Ed ancora, “estou empenhado em repor as mercadorias que estamos vendendo, para que o pouco que vendemos hoje não venha a diminuir amanhã. Atualmente estamos vendendo muita fita elástica estreita, própria para a fabricação de máscaras de rosto, efeito direto da Covid19[17]”.

E il futuro? Decisamente incerto. La pandemia ha cambiato, forse per sempre, il nostro modo di affrontare la vita. Certamente, “viveremos uma nova maneira de nos relacionar, o contato humano e a forma de nos relacionarmos mudou e não acredito que isso volte a ser exatamente igual ao que era. Positivamente isso mostrou novas possibilidades de atendimento (profissional) e pessoalmente acredito que estamos, enquanto seres humanos, reavaliando nossas prioridades e valores.[18]

Nell’area giuridica, il futuro è decisamente grigio e pieno di incertezze, infatti, “Me parece que a crise econômica que já havia no país antes mesmo da Pandemia vinha sendo determinante para o corte de contratos nas áreas jurídicas e a não celebração de novos contratos. As pessoas deixaram de fazer consultoria e prevenção jurídica, deixando para contratar esses serviços somente quando necessário [19]”. Dello stesso parere anche il settore del commercio: “Acredito que a instabilidade financeira e dúvidas do futuro econômico do país podem fazer com que os clientes procrastinem decisões presentes, focando em um consumo de suprimentos de necessidade, não que complementem a estrutura financeira deles[20]. Di fatto, è probabile che le imprese dovranno adeguarsi a tempi difficili e dovranno ridimensionare le proprie spese il che vuol dire anche licenziare alcuni dipendenti. L’impressione che rimane è che bisogna tornare presto a lavorare in quanto le persone cominciando a rimanere senza soldi e senza pazienza. Dovremo prepararci a una perdita del potere acquisitivo e quindi a un peggioramento della propria qualità della vita. Ancora, le conseguenze della pandemia sul futuro dell’economia brasiliana potrebbero anche risultare “disastrose”, di fatto “o Brasil vinha tentando se recuperar de um rombo enorme nas contas públicas, e agora deve fazer frente a um rombo ainda maior. A situação das empresas — e das famílias — reflete, em certo modo, a instabilidade da economia brasileira: o salário nunca é o bastante, os preços oscilam sempre, a inflação come todo o pecúlio mensal[21].

Infine, si rende doverosa una giusta osservazione: nonostante la regola del distanziamento sociale e della quarantena, è necessario ricordarsi che nelle periferie delle maggiori città (come São Paulo o Rio de Janeiro), dove ci sono molte comunità (le favelas), non esiste di fatto alcun isolamento sociale. La maggior parte degli abitanti delle favelas sono poveri e le loro abitazioni, letteralmente attaccate l’una all’altra, sono sviluppate in modo irregolare e con materiale di bassa qualità. I problemi più comuni in queste zone sono il degrado, la criminalità diffusa e gravi problemi di igiene pubblica in funzione della mancanza di idonei sistemi di fognatura e acqua potabile: di fronte a uno scenario del genere come è possibile garantire il rispetto delle regole igienico-sanitario e l’isolamento sociale? Inoltre, come faranno ad andare avanti le famiglie povere che già prima della crisi sanitaria percepivano un’entrata mensile estremamente bassa o, in certi casi, del tutto inesistente? Di certo, le ripercussioni economiche e sociali del coronavirus in Brasile saranno ancora più devastanti rispetto, ad esempio, ai paesi europei. La disparità sociale, l’elevato numero di persone povere, l’alta percentuale di disoccupazione e l’elevato tasso di criminalità sono i più ardui ostacoli per riuscire a contrastare, in modo positivo, gli effetti negativi del virus sulla popolazione e l’economia. Si aggiunge poi, con riguarda a una parte della classe sociale media/alta brasiliana, una quasi totale “inconsapevolezza consapevole” dei reali rischi del coronavirus che spesso vengono sottovalutati e percepiti come “non nocivi”. Di fatto e purtroppo, ancora oggi molti soggetti, nonostante siano in isolamento, continuano a vedere indistintamente amici, familiari e a uscire della propria abitazione anche senza un giustificato motivo, considerando così quello che dovrebbe essere un periodo di isolamento sociale come un momento di vacanza.”

THAILAND

Commento a cura di Lorenza Rosso, Avvocato a Bangkok.

“Nonostante la vicinanza con la Cina e nonostante la Tailandia sia una nazione fondamentalmente basata sul turismo, soprattutto nei periodi invernali con un picco a Natale e durante il Capodanno cinese, i numeri relativi al COVID 19 sono molto bassi soprattutto se comparati all’Italia. Ad oggi, maggio 2020 aggiornamento sui casi: 2,989 number of cases, 55 fatalities 2761 recoveries.

Il Regno di Thailandia ha agito molto velocemente, soprattutto nella capitale Bangkok, prendendo misure precauzionali rapide ed efficaci già dal mese di Febbraio, con misurazione della temperatura, obbligo di mascherina, gel lavamani e distanza di sicurezza nei luoghi dediti ad assembramenti tipo mall, metropolitana, scuole…sono stati già da marzo 2020 cancellati tutti gli eventi che avrebbero provocato assembramenti come concerti, competizioni sportive, eventi religiosi…

SCUOLE: le scuole tailandesi hanno chiuso l’anno accademico ai primi di marzo 2020 per riaprire da previsione il 16 maggio 2020. Il 18 marzo 2020 è arrivato l’ordine di chiudere anche le scuole internazionali, che seppur private devono attenersi alle direttive del ministero dell’istruzione. Per le scuole internazionali si è cosi aperta la fase, già sperimentata precedentemente per le chiusure dovute all’alto livello di inquinamento, dell’online learning. Per le scuole tailandesi invece questa fase non sarà plausibilmente mai aperta in quanto la loro apertura sarà posticipata al 01 luglio con recupero dei giorni persi durante periodi di vacanza che verranno cancellati. Ovviamente le due tipologie di scuola sono completamente diverse e con una grande diversità circa la capacità economica e l’utenza degli studenti, quindi risulta difficile poterle paragonare. Per ciò che concerne le internazionali, si sono adattate molto bene prima alle misure precauzionali circa la sicurezza interna, non permettendo ad estranei di entrare, regolando il flusso degli studenti ed evitando gli assembramenti poi con l’istruzione a distanza. Certo è che con le rette elevatissime che le scuole internazionali adottano non sono mancati i malcontenti per la mancata riapertura e per una troppo leggera scontistica adottata dalle amministrazioni che hanno generalizzando scontato come credito per l’anno 2020/2021 la spesa per i pranzi, il trasporto con school bus e le attività extra scolastiche, insomma hanno deciso di rimborsare solo quei servizi di cui gli studenti effettivamente non hanno usufruito e non tirando fuori un soldo immediatamente ma caricandolo sull’anno accademico successivo, non tenendo in considerazione chi si trovava ad affrontare un trasferimento di scuola per le più svariate ragioni, insomma un po’ pochino anche pensando che alcune delle famiglie sono state penalizzate con riduzioni di stipendio. In compenso è stato assicurato che il personale docente e tutto il corpo scolastico comprensivo di guardie, persone delle pulizie, personale della mensa…ha ricevuto uno stipendio adeguato se non al 100% per tutto il lungo periodo di chiusura.

NEGOZI: IL 22 marzo è poi stato dichiarato il parziale lockdown con la chiusura di tutti mall, mercati, negozi ad eccezioni dei supermercati e negozi di alimentari per i beni di prima necessità e le farmacie. Da questa data in poi ci sono state riaperture e chiusure ad intermittenza non solo temporale ma anche locale, ogni governatore poteva decidere misure differenti per la propria provincia. in questo campo la confusione l’ha fatta da padrone ma il risultato più immediato è subito stato una fuga di massa di tutti i lavoratori dipendenti da questo settore che si sono precipitati a rientrare nelle proprie province di origine trovandosi immediatamente senza salario ed essendo la capitale Bangkok molto costosa. Culturalmente il popolo thai non è un popolo di risparmiatori la maggior parte delle persone vive al di sopra delle proprie capacità riempendosi di debiti dunque una situazione come questa ha portato ad un tracollo della situazione per queste fasce della società, tanto che chi non è riuscito a fuggire nelle campagne di provenienza si è riversato nelle strade a vivere con l’aiuto di associazioni umanitarie che si sono organizzate per fornire quanto meno cibo ai piu’ disagiati. Il governo ha annunciato di dare un “financial support “per le fasce deboli e assistenza dei gruppi vulnerabili, ma in che cosa questo si tradurrà ancora non è dato saperlo, non essendo ancora nella pratica stato definito chi ne ha diritto e in cosa consista. L’unica reale e tangibile aiuto che è stato dato è una scontistica sull’elettricità casalinga , essendo le persone costrette in casa. E’ stato annunciato che 13.4 milioni di Thai dovrebbero ricevere un sussidio di 5,000 bath a partire dalla prossima settimana, vedremo. Ad oggi 7 maggio la riapertura dei negozi non è ancora stata sospesa se non per alcune categorie tra cui parrucchieri, ristoranti e negozi di tecnologia e telefonia con ovviamente l’adozione di tutte le precauzioni previste. Il Governo monitorerà la situazione per 15 giorni e poi si pronuncerà sul da farsi.

Altre misure previste:

Chiusura ad intermittenza dei parchi pubblici, chiusure tra le province con limitazione negli spostamenti, chiusure delle tratte aeree se non per voli di rimpatrio internazionale, coprifuoco dalle 10.00 pm alle 4.00 am, sospensione della vendita di alcol, cancellazione di festivià’ importanti come songkran festival ( capodanno tailandese) , celebrazioni buddiste e ramadan, chiusura delle facilities nei condomini.

IMPRESE: Le grandi imprese in realtà non si sono praticamente mai fermate dal produrre seppur ovviamente ci sia stata una riduzione dei volumi. Le grandi imprese si sono organizzate con alternanza di smart working e lavoro in sede cercando di limitare gli scambi tra i dipendenti il più possibile. Il piano di emergenza è stato molto serrato ma in realtà non si è dovuto mettere in atto se non per un breve periodo di tempo. Ovviamente le più colpite dal punto di vista economico sono le piccole/medie imprese e in Tailandia specialmente quelle legate al turismo. Hotel, ristoranti, guide turistiche, attrazioni… tutto è fermo e non si sa quando riprenderà ma sicuramente sarà l’ultimo a ripartire. La maggior parte di queste se sane hanno approfittato per rinnovare in meglio le loro aziende, cercando di limitare i costi vivi e reinvestendo, per quelle che invece già navigavano in acque incerte, la chiusura parziale per contenere i costi con conseguente chiusura definitiva é praticamente inevitabile. Tutti gli occhi sono ovviamente puntati sul settore del turismo da cui dipende la maggior parte dell’economia thailandese ma la preoccupazione per una second wave del virus e la situazione drammatica in cui versano i paesi da cui normalmente provengono i visitatori non dà molte speranze al settore nell’immediato futuro e per almeno i prossimi 6 mesi.

STRANIERI: Una problematica a cui soprattutto nella prima fase dell’emergenza ci si è trovati ad affrontare come “farang” ossia stranieri in terra tailandese, à quella delle Visa in scadenza o scadute per persone che per volontà propria o per cause di forza maggiore si sono trovati bloccati in Tailandia. Sono state prese alcune misure dal Governo per permettere una facile estensione della Visa nel breve periodo tanto da poter consentire alle varie Ambasciate di organizzare voli di rimpatrio ecc. E’ stata una fase molto complicata per la diplomazia perché le situazioni da affrontare sono state molto diverse, sia dal punto di vista sociale che economico, e in una situazione così essere uno straniero anche se residente nel paese non è mai semplice. Molti degli stranieri purtroppo non hanno dato una buona immagine della categoria non rispettando i lockdown e finendo arrestati per questo. L’Ambasciata italiana in questa occasione si dimostrata molto presente ed efficiente per quanto possibile, si è adoperata anche per organizzare un volo di rientro per i connazionali, volo che ha anche trasportato due respiratori donati all’Italia. Sinceramente, non so scientificamente quale sia la ragione per cui la Tailandia abbia numeri cos bassi ma posso solo dire che è stata molto fortunata perché una diffusione su vasta scala nel paese avrebbe delle ripercussioni disastrose sulla società non preparata dal punto di vista sanitario ed economico, sarebbe stata una carneficina, per questo le misure sono state molto dure nonostante i numeri molto bassi perché l’Amministrazione sapeva che il Paese sarebbe tracollato con numeri maggiori. Certo c’è da sperare che non ci sia una seconda ondata di contagi e che le riaperture saranno fatte coscienziosamente e con le dovute cautele in tutte le provincie e non solo da parte degli stranieri ma tutti i tailandesi.

la nostra speranza come italiani all’estero è anche che venga tolto il divieto di volo e che seppur con tutte le precazioni ci sia consentito in qualche modo di rimpatriare per poter abbracciare i nostri cari dopo questa terribile esperienza.”

[1] La mancata possibilità di incontri e ricevimenti personali, aggiunti a una riduzione dell’attività economica, determinano un aumento dell’indice di inadempienza, una riduzione dei valori e l’interruzione di nuovi servizi.

[2] Inizialmente, il principale impatto negativo è stato l’arresto dei servizi della giustizia (forum) e dei servizi amministrativi (registri, INSS – Istituto Nacional do Seguro Social ovvero l’istituto di previdenza sociale brasiliano). Successivamente, in un secondo momento, c’è stata l’istituzione del lavoro da remoto/home office nel Potere Giudiziario, ma ancora insufficiente per dare un andamento soddisfacente ai processi e ai servizi di natura giudiziaria. Il Potere Giudiziario brasiliano e l’INSS sono già troppo morosi/lenti in situazioni normali/ordinaria. Adesso ancora di più. Ciò determina un ritardo nell’andamento dei processi ordinari e amministrativi e conseguentemente un ritardo nel ricevimento degli importi a titolo di onorari per l’avvocato: una situazione frustante non solo per il cliente ma anche per gli stessi professionisti.

[3] La scuola inizia a perdere alcuni studenti in funzione dei licenziamenti o diminuzione del carico di lavoro. Per quanto riguarda l’editoria, essa ha visto una diminuzione delle vendite soprattutto nei confronti delle grosse aziende di commercio elettronico (come Amazon – forse si tratta di una misura di precauzione da parte di queste). Per il resto, lavoro la stessa quantità di ore da casa e non ho avuto alcuna diminuzione nel mio stipendio. L’editoria ha già annunciato tagli nei servizi di terziarizzazione (traduzione, revisione, elaborazione della copertina ecc), che saranno svolti, d’ora in poi, internamente.

[4] Le aziende hanno paura e non hanno nemmeno un flusso di cassa per mantenere i loro dipendenti con un carico di lavoro ridotto, preferendo così optare per il licenziamento.

[5] Noto che i prezzi di alcuni beni sono saliti, come ad esempio, della carne e del riso mentre il prezzo di altri sono addirittura diminuiti, come quello della benzina.

[6] Il principale impatto è la mancanza di contatto con gli studenti: il processo di apprendimento di questi viene interrotto determinando così conseguenze negative sulle loro capacità di apprendimento che potranno influenzarli (negativamente) durante tutta la loro vita. Lavorando nella rete privata di istruzione, l’impatto economico è grande, in quanto tanti genitori hanno deciso di ritirare i propri figli dalla scuola, causando un grosso problema nel bilancio scolastico, situazione questa che determinerà una diminuzione salariale degli stessi dipendenti (professori e non). Conseguentemente, gli stessi dipendenti finiscono per non riuscire a pagare le proprie spese personali.

[7] In un sistema di educazione a distanza molti studenti non hanno una struttura per riuscire a studiare, ovvero, non possiedono nemmeno internet, computer, cellulare e per questa ragione il loro compromesso con la scuola è pari a 0.

[8] Molti allievi partecipano quotidianamente alle lezioni, tuttavia, alcuni genitori, per lo più lavoratori autonomi, hanno avuto una diminuzione della propria rendita determinando così molte rescissioni e inadempimenti degli abbonamenti (mese di marzo). Per cercare di pareggiare i conti abbiamo deciso di procedere con una diminuzione del 50% dello stipendio di ogni socio e del 15% dello stipendio di ogni insegnante.

[9] La moneta brasiliana è il REAL. Attualmente il tasso di cambio euro/real è il seguente: 1 euro è uguale a 6,03 real brasiliano (aggiornato al 01/05/2020): la moneta brasiliana risulta estremamente svalutata in questo periodo di crisi

[10] Questa condizione ha un impatto inevitabile sulle conversioni di vendita in quanto, nelle riunioni fatte di persona, l’intesa è molto più chiara ed è molto più agile comprendere le reazioni dei clienti, direzionando così in modo più corretto la riunione e umanizzando la negoziazione.

[11] D’altra parte, abbiamo avuto una riduzione delle spese di viaggio, buoni pasto ecc (non dovendo più spostarsi). Il popolo brasiliano sembra essersi svegliato per la pianificazione finanziaria e la protezione patrimoniale, generando così nuove opportunità di affari.

[12] Con il commercio chiuso, le vendite sono crollate: una diminuzione del 70% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Il consiglio di amministrazione e il dipartimento finanziario cercano di utilizzare tutti i mezzi leciti e consentiti dalla legge per rendere possibili i pagamenti minimi necessari: prestiti, sospensione e riduzione dei salari, rinegoziazione del debito. Vi è una generale tendenza a ritardare i pagamenti che incide, prima di tutti, su tutti i segmenti dell’economia e conseguentemente anche sul Governo che perde un numero considerevoli di entrate. Recessione, aumento della disoccupazione e perdita di qualità nei servizi pubblici: queste sono le conseguenze che si stanno già verificando e che dovrebbero peggiorare.

[13] Senza allenamenti, senza le partite ufficiali, senza la rendita finanziaria delle partite, senza la quota della TV per la trasmissione delle partite, senza la quota della Federazione di calcio le conseguenze negative sono tante: nei club molte categorie di base sono state sospese e c’è il rischio che non tornino più; molti giocatori possono perdere il posto lavoro e/o potrebbero non ricevere il loro stipendio. Inoltre, gli altri dipendenti, diversi dai calciatori, di una società calcistica rischiano di non essere pagati o addirittura essere licenziati: si pensi al cuoco, al portinaio, all’autista, al sarto, al fisioterapista, al medico e altri.

[14] Stiamo allineando il nostro flusso di cassa, creando nuove alternative, promuovendo i mercati emergenti e fornendo supporto ai nostri clienti e così dimostrando un allineamento con le loro necessità e il mantenimento delle nostre partnership.

[15] L’istituto della forza maggiore verrà invocato ovunque e da parte di tutti. Ed è necessario che gli avvocati siano pronti ad affrontare questa situazione.

[16] Stiamo cercando di aggirare la situazione, di adattare i sistemi, di trasformare i processi fisici in elettronici, oltre a rendere le regole commerciali più flessibili in modo che tutti siano in grado di svolgere la propria attività a distanza. Ogni giorno abbiamo incontri mattutini per riunire la squadra. Inoltre, forniamo aiuti alle persone bisognose o in situazioni di necessità.

[17] Mi impegno a sostituire i prodotti che vendiamo, in modo che quel poco che vendiamo oggi non venga a scarseggiare domani. Attualmente stiamo vendendo molti nastri elastici stretti, adatti per la produzione di mascherine per il viso, un effetto diretto di Covid19 (il soggetto intervistato si occupa, infatti, di finiture per abbigliamento e della vendita al dettaglio di articoli artigianali e tessili e forniscono il loro servizi a aziende che producono vestiti).

[18] In futuro dovremo vivere e imparare un nuovo modo di relazionarci, in quanto il contatto umano e le forme di relazioni sono cambiate e non credo che torneranno mai ad essere come prima. Da un punto di vista positivo, questa situazione ci ha dimostrato nuove modalità per offrire i nostri servizi ai clienti e credo che personalmente, in quanto esseri umani, stiamo rivalutando le nostre priorità e valori.

[19] Mi sembra che la crisi economica esistente nel paese, ancora prima della pandemia, determinerà sempre di più una diminuzione nella stipulazione di contratti sia in ambito giuridico e non. Le persone non chiederanno più assistenza legale (come prima) e ricorreranno a questa solo ed esclusivamente in situazione di estrema necessità.

[20] Credo che l’instabilità finanziaria e i dubbi per il futuro economico del paese possano determinare nei clienti un differimento delle decisioni e una maggior concentrazione nei beni di prima necessita che di certo non possono complementare la loro struttura finanziaria.

[21] Da tempo il Brasile aveva cercato di riprendersi da un enorme “buco” nei conti pubblici, e ora dovrà affrontare un disavanzo ancora più grande. La situazione delle aziende – e delle famiglie – riflette, in un certo senso, l’instabilità dell’economia brasiliana: i salari non sono mai abbastanza, i prezzi oscillano sempre e l’inflazione consuma tutto il reddito mensile.

#DLCuraItalia _ Aiuti alle Imprese

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pagamenti e scadenze dei Canoni di Locazione

Le conseguenze dei Decreti del Presidente del Consiglio si iniziano a sentire anche sotto il profilo economico.
Molte attività sono state costrette a chiudere senza preavviso alcuno. Tutto si è fermato tranne i pagamenti e scadenze collegate all’attività ed in particolare i canoni di locazione.
Nel caso in cui la locazione riguardi immobili commerciali, immobili che hanno  dovuto subire un arresto forzato dell’attività quindi una chiusura dettata da  cause di forza maggiore sarà possibile, mediante una comunicazione da inviare alla proprietà chiedere la sospensione e/o la riduzione del canone di locazione.
Gli artt. 1218,1256,1258 e 1464 del codice civile (a seconda dei singoli e specifici casi) se correttamente applicati consentono di ottenere la sospensione del versamento del canone e/o la riduzione del canone stesso.
Ovviamente, andrà valutato caso per caso i primo fra tutti andrà esaminato il testo contrattuale del rapporto locatizio.
Medesimo discorso vale anche per tutti gli altri contratti (vendita, fornitura somministrazione di servizi, appalto ecc …): occorrerà valutare anche qui caso  per caso se il contratto sottoscritto tra le parti contempli una clausola di forza maggiore e/o comunque valutare se la pandemia in corso abbia influito ed in che misura, sul mancato corretto adempimento della prestazione contrattuale
applicando la normativa generale sui contratti ovvero la Legge applicabile.

STUDIO MAININI & ASSOCIATI

14 marzo 2020-Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro

Oggi, sabato 14 marzo 2020, è stato sottoscritto il “Protocollo condiviso di regolazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro”.

Il Protocollo è stato sottoscritto su invito del Presidente del Consiglio dei ministri, del Ministro dell’economia, del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, del Ministro dello sviluppo economico e del Ministro della salute, che hanno promosso l’incontro tra le parti sociali, in attuazione della misura, contenuta all’articolo 1, comma primo, numero 9), del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 marzo 2020, che – in relazione alle attività professionali e alle attività produttive – raccomanda intese tra organizzazioni datoriali e sindacali.

Il Governo favorisce, per quanto di sua competenza, la piena attuazione del Protocollo.

Premessa

Il documento, tenuto conto di quanto emanato dal Ministero della Salute, contiene linee guida condivise tra le Parti per agevolare le imprese nell’adozione di protocolli di sicurezza anti-contagio, ovverosia Protocollo di regolamentazione per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus COVID 19 negli ambienti di lavoro.

La prosecuzione delle attività produttive può infatti avvenire solo in presenza di condizioni che assicurino alle persone che lavorano adeguati livelli di protezione.

Pertanto le Parti convengono sin da ora il possibile ricorso agli ammortizzatori sociali, con la conseguente riduzione o sospensione dell’attività lavorativa, al fine di permettere alle imprese di tutti i settori di applicare tali misure e la conseguente messa in sicurezza del luogo di lavoro.

Unitamente alla possibilità per l’azienda di ricorrere al lavoro agile e gli ammortizzatori sociali, soluzioni organizzative straordinarie, le parti intendono favorire il contrasto e il contenimento della diffusione del virus.

È obiettivo prioritario coniugare la prosecuzione delle attività produttive con la garanzia di condizioni di salubrità e sicurezza degli ambienti di lavoro e delle modalità lavorative. Nell’ambito di tale obiettivo, si può prevedere anche la riduzione o la sospensione temporanea delle attività.

In questa prospettiva potranno risultare utili, per la rarefazione delle presenze dentro i luoghi di lavoro, le misure urgenti che il Governo intende adottare, in particolare in tema di ammortizzatori sociali per tutto il territorio nazionale.

Ferma la necessità di dover adottare rapidamente un Protocollo di regolamentazione per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus che preveda procedure e regole di condotta, va favorito il confronto preventivo con le rappresentanze sindacali presenti nei luoghi di lavoro, e per le piccole imprese le rappresentanze territoriali come previsto dagli accordi interconfederali, affinché ogni misura adottata possa essere condivisa e resa più efficace dal contributo di esperienza delle persone che lavorano, in particolare degli RLS e degli RLST, tenendo conto della specificità di ogni singola realtà produttiva e delle situazioni territoriali.

PROTOCOLLO CONDIVISO DI REGOLAMENTAZIONE PER IL CONTENIMENTO DELLA DIFFUSIONE DEL COVID – 19

L’obiettivo del presente protocollo condiviso di regolamentazione è fornire indicazioni operative finalizzate a incrementare, negli ambienti di lavoro non sanitari, l’efficacia delle misure precauzionali di contenimento adottate per contrastare l’epidemia di COVID-19. Il COVID-19 rappresenta un rischio biologico generico, per il quale occorre adottare misure uguali per tutta la popolazione. Il presente protocollo contiene, quindi, misure che seguono la logica della precauzione e seguono e attuano le prescrizioni del legislatore e le indicazioni dell’Autorità sanitaria.

Fatti salvi tutti gli obblighi previsti dalle disposizioni emanate per il contenimento del COVID-19
e premesso che

il DPCM dell’11 marzo 2020 prevede l’osservanza fino al 25 marzo 2020 di misure restrittive nell’intero territorio nazionale, specifiche per il contenimento del COVID – 19 e che per le attività di produzione tali misure raccomandano:

  • sia attuato il massimo utilizzo da parte delle imprese di modalità di lavoro agile per le attività che possono essere svolte al proprio domicilio o in modalità a distanza;
  • siano incentivate le ferie e i congedi retribuiti per i dipendenti nonché gli altri strumenti previsti dalla contrattazione collettiva;
  • siano sospese le attività dei reparti aziendali non indispensabili alla produzione;
  • assumano protocolli di sicurezza anti-contagio e, laddove non fosse possibile rispettare la distanza interpersonale di un metro come principale misura di contenimento, con adozione di strumenti di protezione individuale;
  • siano incentivate le operazioni di sanificazione nei luoghi di lavoro, anche
    utilizzando a tal fine forme di ammortizzatori sociali;
  • per le sole attività produttive si raccomanda altresì che siano limitati al massimo gli spostamenti all’interno dei siti e contingentato l’accesso agli spazi comuni;
  • si favoriscono, limitatamente alle attività produttive, intese tra organizzazioni datoriali e sindacali;
  • per tutte le attività non sospese si invita al massimo utilizzo delle modalità di lavoro agile

si stabilisce che

le imprese adottano il presente protocollo di regolamentazione all’interno dei propri luoghi di lavoro, oltre a quanto previsto dal suddetto decreto, applicano le ulteriori misure di precauzione di seguito elencate – da integrare con altre equivalenti o più incisive secondo le peculiarità della propria organizzazione, previa consultazione delle rappresentanze sindacali aziendali – per tutelare la salute delle persone presenti all’interno dell’azienda e garantire la salubrità dell’ambiente di lavoro.

1-INFORMAZIONE

 L’azienda, attraverso le modalità più idonee ed efficaci, informa tutti i lavoratori e chiunque entri in azienda circa le disposizioni delle Autorità, consegnando e/o affiggendo all’ingresso e nei luoghi maggiormente visibili dei locali aziendali, apposite brochure informative

 In particolare, le informazioni riguardano

  • l’obbligo di rimanere al proprio domicilio in presenza di febbre (oltre 37.5°) o altri sintomi influenzali e di chiamare il proprio medico di famiglia e l’autorità sanitaria
  • la consapevolezza e l’accettazione del fatto di non poter fare ingresso o di poter permanere in azienda e di doverlo dichiarare tempestivamente laddove, anche successivamente all’ingresso, sussistano le condizioni di pericolo (sintomi di influenza, temperatura, provenienza da zone a rischio
  • contatto con persone positive al virus nei 14 giorni precedenti, ecc.) in cui i provvedimenti dell’Autorità impongono di informare il medico di famiglia e l’Autorità sanitaria e di rimanere al proprio domicilio
  • l’impegno a rispettare tutte le disposizioni delle Autorità e del datore di lavoro nel fare accesso in azienda (in particolare, mantenere la distanza di sicurezza, osservare le regole di igiene delle mani e tenere comportamenti corretti sul piano dell’igiene)
  • l’impegno a informare tempestivamente e responsabilmente il datore di lavoro della presenza di qualsiasi sintomo influenzale durante l’espletamento della prestazione lavorativa, avendo cura di rimanere ad adeguata distanza dalle persone presenti

 

2-MODALITA’ DI INGRESSO IN AZIENDA

Il personale, prima dell’accesso al luogo di lavoro potrà essere sottoposto al controllo della temperatura corporea1. Se tale temperatura risulterà superiore ai 37,5°, non sarà consentito l’accesso ai luoghi di lavoro. Le persone in tale condizione – nel rispetto delle indicazioni riportate in nota – saranno momentaneamente isolate e fornite di mascherine non dovranno recarsi al Pronto Soccorso e/o nelle infermerie di sede, ma dovranno contattare nel più breve tempo possibile il proprio medico curante e seguire le sue indicazioni

 Il datore di lavoro informa preventivamente il personale, e chi intende fare ingresso in azienda, della preclusione dell’accesso a chi, negli ultimi 14 giorni, abbia avuto contatti con soggetti risultati positivi al COVID-19 o provenga da zone a rischio secondo le indicazioni dell’OMS2

 Per questi casi si fa riferimento al Decreto legge n. 6 del 23/02/2020, art. 1, lett. h) e i)

1 La rilevazione in tempo reale della temperatura corporea costituisce un trattamento di dati personali e, pertanto, deve avvenire ai sensi della disciplina privacy vigente.

A tal fine si suggerisce di:

1) rilevare a temperatura e non registrare il dato acquisto. È possibile identificare l’interessato e registrare il superamento della soglia di temperatura solo qualora sia necessario a documentare le ragioni che hanno impedito l’accesso ai locali aziendali;

2) fornire l’informativa sul trattamento dei dati personali. Si ricorda che l’informativa può omettere le informazioni di cui l’interessato è già in possesso e può essere fornita anche oralmente. Quanto ai contenuti dell’informativa, con riferimento alla finalità del trattamento potrà essere indicata la prevenzione dal contagio da COVID-19 e con riferimento alla base giuridica può essere indicata l’implementazione dei protocolli di sicurezza anti-contagio ai sensi dell’art. art. 1, n. 7, lett. d) del DPCM 11 marzo 2020 e con riferimento alla durata dell’eventuale conservazione dei dati si può far riferimento al termine dello stato d’emergenza;

3) definire le misure di sicurezza e organizzative adeguate a proteggere i dati. In particolare, sotto il profilo organizzativo, occorre individuare i soggetti preposti al trattamento e fornire loro le istruzioni necessarie. A tal fine, si ricorda che i dati possono essere trattati esclusivamente per finalità di prevenzione dal contagio da COVID-19 e non devono essere diffusi o comunicati a terzi al di fuori delle specifiche previsioni normative (es. in caso di richiesta da parte dell’Autorità sanitaria per la ricostruzione della filiera degli eventuali “contatti stretti di un lavoratore risultato positivo al COVID-19);

4) in caso di isolamento momentaneo dovuto al superamento della soglia di temperatura, assicurare modalità tali da garantire la riservatezza e la dignità del lavoratore. Tali garanzie devono essere assicurate anche nel caso in cui il lavoratore comunichi all’ufficio responsabile del personale di aver avuto, al di fuori del contesto aziendale, contatti con soggetti risultati positivi al COVID-19 e nel caso di allontanamento del lavoratore che durante l’attività lavorativa sviluppi febbre e sintomi di infezione respiratoria e dei suoi colleghi (v. infra).

2Qualora si richieda il rilascio di una dichiarazione attestante la non provenienza dalle zone a rischio epidemiologico e l’assenza di contatti, negli ultimi 14 giorni, con soggetti risultati positivi al COVID-19, si ricorda di prestare attenzione alla disciplina sul trattamento dei dati personali, poiché l’acquisizione della dichiarazione costituisce un trattamento dati. A tal fine, si applicano le indicazioni di cui alla precedente nota n. 1 e, nello specifico, si suggerisce di raccogliere solo i dati necessari, adeguati e pertinenti rispetto alla prevenzione del contagio da COVID-19. Ad esempio, se si richiede una dichiarazione sui contatti con persone risultate positive al COVID-19, occorre astenersi dal richiedere informazioni aggiuntive in merito alla persona risultata positiva. Oppure, se si richiede una dichiarazione sulla provenienza da zone a rischio epidemiologico, è necessario astenersi dal richiedere informazioni aggiuntive in merito alle specificità dei luoghi.

 

3-MODALITA’ DI ACCESSO DEI FORNITORI ESTERNI

  • Per l’accesso di fornitori esterni individuare procedure di ingresso, transito e uscita, mediante modalità, percorsi e tempistiche predefinite, al fine di ridurre le occasioni di contatto con il personale in forza nei reparti/uffici coinvolti
  • Se possibile, gli autisti dei mezzi di trasporto devono rimanere a bordo dei propri mezzi: non è consentito l’accesso agli uffici per nessun motivo. Per le necessarie attività di approntamento delle attività di carico e scarico, il trasportatore dovrà attenersi alla rigorosa distanza di un metro
  • Per fornitori/trasportatori e/o altro personale esterno individuare/installare servizi igienici dedicati, prevedere il divieto di utilizzo di quelli del personale dipendente e garantire una adeguata pulizia giornaliera
  • Va ridotto, per quanto possibile, l’accesso ai visitatori; qualora fosse necessario l’ingresso di visitatori esterni (impresa di pulizie, manutenzione…), gli stessi dovranno sottostare a tutte le regole aziendali, ivi comprese quelle per l’accesso ai locali aziendali di cui al precedente paragrafo 2
  • Ove presente un servizio di trasporto organizzato dall’azienda va garantita e rispettata la sicurezza dei lavoratori lungo ogni spostamento.
  • le norme del presente Protocollo si estendono alle aziende in appalto che possono organizzare sedi e cantieri permanenti e provvisori all’interno dei siti e delle aree produttive

 

4-PULIZIA E SANIFICAZIONE IN AZIENDA

  • l’azienda assicura la pulizia giornaliera e la sanificazione periodica dei locali, degli ambienti, delle postazioni di lavoro e delle aree comuni e di svago
  • nel caso di presenza di una persona con COVID-19 all’interno dei locali aziendali, si procede alla pulizia e sanificazione dei suddetti secondo le disposizioni della circolare n. 5443 del 22 febbraio 2020 del Ministero della Salute nonché alla loro ventilazione
  • occorre garantire la pulizia a fine turno e la sanificazione periodica di tastiere, schermi touch, mouse con adeguati detergenti, sia negli uffici, sia nei reparti produttivi
  • l’azienda in ottemperanza alle indicazioni del Ministero della Salute secondo le modalità ritenute più opportune, può organizzare interventi particolari/periodici di pulizia ricorrendo agli ammortizzatori sociali (anche in deroga)

 

5-PRECAUZIONI IGIENICHE PERSONALI

  • è obbligatorio che le persone presenti in azienda adottino tutte le precauzioni igieniche, in particolare per le mani
  • l’azienda mette a disposizione idonei mezzi detergenti per le mani
  • è raccomandata la frequente pulizia delle mani con acqua e sapone.

 

6-DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE

L’adozione delle misure di igiene e dei dispositivi di protezione individuale indicati nel presente Protocollo di Regolamentazione è fondamentale e, vista l’attuale situazione di emergenza, è evidentemente legata alla disponibilità in commercio. Per questi motivi:

  1. le mascherine dovranno essere utilizzate in conformità a quanto previsto dalle indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità.
  2. data la situazione di emergenza, in caso di difficoltà di approvvigionamento e alla sola finalità di evitare la diffusione del virus, potranno essere utilizzate mascherine la cui tipologia corrisponda alle indicazioni dall’autorità sanitaria
  3. è favorita la preparazione da parte dell’azienda del liquido detergente secondo le indicazioni dell’OMS (https://www.who.int/gpsc/5may/GuidetoLocalProduction.pdf)
  • qualora il lavoro imponga di lavorare a distanza interpersonale minore di un metro e non siano possibili altre soluzioni organizzative è comunque necessario l’uso delle mascherine, e altri dispositivi di protezione (guanti, occhiali, tute, cuffie, camici, ecc…) conformi alle disposizioni delle autorità scientifiche e sanitarie.

 

  • 7. GESTIONE SPAZI COMUNI (MENSA, SPOGLIATOI, AREE FUMATORI, DISTRIBUTORI DI BEVANDE E/O SNACK …)
  • l’accesso agli spazi comuni, comprese le mense aziendali, le aree fumatori e gli spogliatoi è contingentato, con la previsione di una ventilazione continua dei locali, di un tempo ridotto di sosta all’interno di tali spazi e con il mantenimento della distanza di sicurezza di 1 metro tra le persone che li occupano.
  • occorre provvedere alla organizzazione degli spazi e alla sanificazione degli spogliatoi per lasciare nella disponibilità dei lavoratori luoghi per il deposito degli indumenti da lavoro e garantire loro idonee condizioni igieniche sanitarie.
  • occorre garantire la sanificazione periodica e la pulizia giornaliera, con appositi detergenti dei locali mensa, delle tastiere dei distributori di bevande e snack.

8-ORGANIZZAZIONE AZIENDALE (TURNAZIONE, TRASFERTE E SMART WORK, RIMODULAZIONE DEI LIVELLI PRODUTTIVI)

In riferimento al DPCM 11 marzo 2020, punto 7, limitatamente al periodo della emergenza dovuta al COVID-19, le imprese potranno, avendo a riferimento quanto previsto dai CCNL e favorendo così le intese con le rappresentanze sindacali aziendali:

  • disporre la chiusura di tutti i reparti diversi dalla produzione o, comunque, di quelli dei quali è possibile il funzionamento mediante il ricorso allo smart work, o comunque a distanza
  • Si può procedere ad una rimoludazione dei livelli produttivi
  • assicurare un piano di turnazione dei dipendenti dedicati alla produzione con l’obiettivo di diminuire al massimo i contatti e di creare gruppi autonomi, distinti e riconoscibili
  • utilizzare lo smart working per tutte quelle attività che possono essere svolte presso il domicilio o a distanza nel caso vengano utilizzati ammortizzatori sociali, anche in deroga, valutare sempre la possibilità di assicurare che gli stessi riguardino l’intera compagine aziendale, se del caso anche con opportune rotazioni

 

  1. utilizzare in via prioritaria gli ammortizzatori sociali disponibili nel rispetto degli istituti contrattuali (par, rol, banca ore) generalmente finalizzati a consentire l’astensione dal lavoro senza perdita della retribuzione
  2. nel caso l’utilizzo degli istituti di cui al punto c) non risulti sufficiente, si utilizzeranno i periodi di ferie arretrati e non ancora fruiti
  3. sono sospese e annullate tutte le trasferte/viaggi di lavoro nazionali e internazionali, anche se già concordate o organizzate

9- GESTIONE ENTRATA E USCITA DEI DIPENDENTI

  • Si favoriscono orari di ingresso/uscita scaglionati in modo da evitare il più possibile contatti nelle zone comuni (ingressi, spogliatoi, sala mensa)
  • dove è possibile, occorre dedicare una porta di entrata e una porta di uscita da questi locali e garantire la presenza di detergenti segnalati da apposite indicazioni

10-SPOSTAMENTI INTERNI, RIUNIONI, EVENTI INTERNI E FORMAZIONE

  • Gli spostamenti all’interno del sito aziendale devono essere limitati al minimo indispensabile e nel rispetto delle indicazioni aziendali
  • non sono consentite le riunioni in presenza. Laddove le stesse fossero connotate dal carattere della necessità e urgenza, nell’impossibilità di collegamento a distanza, dovrà essere ridotta al minimo la partecipazione necessaria e, comunque, dovranno essere garantiti il distanziamento interpersonale e un’adeguata pulizia/areazione dei locali
  • sono sospesi e annullati tutti gli eventi interni e ogni attività di formazione in modalità in aula, anche obbligatoria, anche se già organizzati; è comunque possibile, qualora l’organizzazione aziendale lo permetta, effettuare la formazione a distanza, anche per i lavoratori in smart work

 Il mancato completamento dell’aggiornamento della formazione professionale e/o abilitante entro i termini previsti per tutti i ruoli/funzioni aziendali in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, dovuto all’emergenza in corso e quindi per causa di forza maggiore, non comporta l’impossibilità a continuare lo svolgimento dello specifico ruolo/funzione (a titolo esemplificativo: l’addetto all’emergenza, sia antincendio, sia primo soccorso, può continuare ad intervenire in caso di necessità; il carrellista può continuare ad operare come carrellista)

11-GESTIONE DI UNA PERSONA SINTOMATICA IN AZIENDA

 nel caso in cui una persona presente in azienda sviluppi febbre e sintomi di infezione respiratoria quali la tosse, lo deve dichiarare immediatamente all’ufficio del personale, si dovrà procedere al suo isolamento in base alle disposizioni dell’autorità sanitaria e a quello degli altri presenti dai locali, l’azienda procede immediatamente ad avvertire le autorità sanitarie competenti e i numeri di emergenza per il COVID-19 forniti dalla Regione o dal Ministero della Salute

 l’azienda collabora con le Autorità sanitarie per la definizione degli eventuali “contatti stretti” di una persona presente in azienda che sia stata riscontrata positiva al tampone COVID-19. Ciò al fine di permettere alle autorità di applicare le necessarie e opportune misure di quarantena. Nel periodo dell’indagine, l’azienda potrà chiedere agli eventuali possibili contatti stretti di lasciare cautelativamente lo stabilimento, secondo le indicazioni dell’Autorità sanitaria

12-SORVEGLIANZA SANITARIA/MEDICO COMPETENTE/RLS

 La sorveglianza sanitaria deve proseguire rispettando le misure igieniche contenute nelle indicazioni del Ministero della Salute (cd. decalogo)

    La sorveglianza sanitaria periodica non va interrotta, perché rappresenta una ulteriore misura di prevenzione di carattere generale: sia perché può intercettare possibili casi e sintomi sospetti del contagio, sia per l’informazione e la formazione che il medico competente può fornire ai lavoratori per evitare la diffusione del contagio nell’integrare e proporre tutte le misure di regolamentazione legate al COVID-19 il medico competente collabora con il datore di lavoro e le RLS/RLST.

 Il medico competente segnala all’azienda situazioni di particolare fragilità e patologie attuali o pregresse dei dipendenti e l’azienda provvede alla loro tutela nel rispetto della privacy il medico competente applicherà le indicazioni delle Autorità Sanitarie

13-AGGIORNAMENTO DEL PROTOCOLLO DI  REGOLAMENTAZIONE

 È costituito in azienda un Comitato per l’applicazione e la verifica delle regole del protocollo di regolamentazione con la partecipazione delle rappresentanze sindacali aziendali e del RLS.

 

In data 10.03.20 Garante Privacy: divieto ad aziende e PA di improvvisare controlli sanitari e raccolte di dati sui dipendenti

In questo ultimo periodo caratterizzato dalla crescita dei contagi dovuti al virus Covid-19 e dalle conseguenze che ne sono susseguite, occorre fare chiarezza sulle linee da seguire per contrastare questo preoccupante fenomeno.

Il Governo ha emesso svariati provvedimenti d’urgenza, anche in merito al rapporto tra i datori di lavoro e i dipendenti privati e, purtuttavia, sorge la necessità di individuare i limiti tra prevenzione sanitaria e rispetto della privacy.

Da ultimo, è intervenuto il Garante per la protezione dei dati personali che, per risolvere i dubbi dei soggetti pubblici e privati, ha esplicato le modalità consentite per poter prevenire la diffusione del Coronavirus con comunicato stampa del 2 marzo 2020: non sono ammessi controlli di tipo invasivo sui propri dipendenti.

L’obiettivo di tale informativa consiste nel tutelarsi senza compiere atti inutili e passibili di ricadere in violazioni e /o sanzioni.

Infatti, l’interesse pubblico non può bastare a consentire una “caccia al malato”, ma richiede norme di legge che autorizzano espressamente la raccolta e trattamento di dati e controlli restrittivi personali.

Cosa può fare quindi il datore di lavoro o il titolare di aziende e società?

In primis, i dipendenti e collaboratori devono aver ricevuta un’informativa privacy che contenga le disposizioni ed informazioni previste dal Regolamento Privacy Europeo (679/2016), comprese le indicazioni sulle modalità e finalità del trattamento, dei tempi di conservazione dati, dei soggetti autorizzati e delle sanzioni in cui si può incorrere.

  • Informazioni sui luoghi di lavoro: no alla raccolta “fai da te” dei dati dei dipendenti

La nota del Garante prevede che i datori di lavoro debbano astenersi dal raccogliere in modo sistematico informazioni sull’eventuale stato febbrile e sintomi influenzali dei lavoratori o delle persone che abbiano avuto contatti con gli stessi.

Nondimeno, i datori possono dare la possibilità ai lavoratori di fornire “autodichiarazioni”, i quali, peraltro, sono obbligati a segnalare qualsiasi situazione di pericolo per la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro.

Il datore di lavoro può invitare i propri dipendenti a predisporre tali comunicazioni ove necessario, agevolando le modalità di inoltro delle stesse, anche predisponendo canali dedicati.

I superiori non sono perciò autorizzati ad effettuare controlli sui dipendenti prima di entrare in azienda o misurare la temperatura a tappeto ma devono essere gli stessi dipendenti ad avere un po’ di coscienza sociale: ad esempio segnalando di provenire da un’area a rischio o di essere stati a contatto con persone malate, in cura anche se loro stessi non presentano sintomi.

Una volta a conoscenza della situazione di pericolo, i datori di lavoro devono informare le persone addette dell’eventuale rischio biologico derivante dal Covid-19, perché possono eventualmente prevedere visite mediche straordinarie o isolamenti.

Nel caso in cui, nel corso dell’attività lavorativa, il dipendente che svolge mansioni a contatto con il pubblico (ad esempio URP, prestazioni allo sportello) venga in relazione con un caso sospetto di coronavirus, lo stesso, anche tramite il datore di lavoro, provvederà a comunicare la circostanza ai servizi sanitari competenti e ad attenersi alle indicazioni di prevenzione fornite dagli operatori sanitari interpellati.

Il principio da tutelare è quello che la finalità di prevenzione dalla diffusione del coronavirus deve infatti essere svolta da soggetti che istituzionalmente esercitano queste funzioni in modo qualificato, quali operatori sanitari e protezione civile.

Il Garante ha chiarito che: “accogliendo l’invito delle istituzioni competenti a un necessario coordinamento sul territorio nazionale delle misure in materia di Coronavirus, invita tutti i titolari del trattamento ad attenersi scrupolosamente alle indicazioni fornite dal Ministero della salute e dalle istituzioni competenti per la prevenzione della diffusione del Coronavirus, senza effettuare iniziative autonome che prevedano la raccolta di dati anche sulla salute di utenti e lavoratori che non siano normativamente previste o disposte dagli organi competenti”.

Labour department

dott. Stefano Marco Mainini