LA SITUAZIONE ECONOMICO-SOCIALE MONDIALE A SEGUITO DELLA PANDEMIA COVID-19

LA SITUAZIONE ECONOMICO-SOCIALE MONDIALE A SEGUITO DELLA PANDEMIA COVID-19

Il COVID-19 è ormai diventato un tema ricorrente, non solo in Italia, ma nel mondo: isolamento, quarantena, chiusura di scuola/università, blocco dell’economia ecc.

Lo Studio ha voluto quindi chiedere un contributo dai suoi consulenti e collaboratori che vivono in paesi extra-UE per avere un aggiornamento della situazione economica e dei provvedimenti adottati dai singoli Paesi.

FOCUS: Cina, Qatar, Brasile, Thailandia

CINA

Commento a cura del Professor Roberto Donà, Associate Dean for Corporate Engagement, International Business School Suzhou (IBSS) at Xi’an Jiaotong-Liverpool University.

“La ripartenza della Cina.

La situazione in Cina è al momento in fase di stabilizzazione dopo un processo che è in corso da circa 3 mesi e che è stato favorito dal particolare momento dell’anno, ossia la prossimità con il Capodanno Cinese (25 gennaio 2020). Il lockdown di Wuhan è stato comunicato il 21 di gennaio con decorrenza 23 gennaio e da lì a seguire tutte le città sono state messe in condizione di “chiusura”. Le fabbriche avrebbero dovuto riaprire il 31 di gennaio ma il governo estese la chiusura fino al 9 di febbraio.

Da lì in poi è iniziata la fase due che è stata guidata da 3 regole ben precise: gradualità, distanza sociale e monitoraggio. Innanzitutto, la gradualità. Le fabbriche, così come gli uffici e gli esercizi pubblici, sono stati riaperti seguendo i principi di rilevanza, per l’impatto economico, e di semplicità rispetto ai meccanismi di “distanziamento”. Linee altamente automatizzate, aziende della filiera del medicale o dell’alimentare, aziende critiche per settori trainanti sono partite prima. Quelle invece ad alta intensità di lavoro manuale, dopo, una volta messe in sicurezza le condizioni operative. E questo riguarda il punto 2 la “distanza sociale”. Non si tratta di evitare il contatto fisico ma anche di evitare le condizioni per cui questo avvenga. Sono stati perciò istituiti dei protocolli rigorosi su numero delle persone sui bus aziendali, cancelli di entrata, disinfezione dei locali, posti in mensa, organizzazione dei turni. Il tutto ovviamente senza che vi siano state lunghe trattative per discuterne, si è fatto così e basta.

Anche le attività commerciali sono riprese per passi, anche qui dovendo sottostare a dei protocolli rigorosi, lasciando all’ultimo posto l’entertainment e la scuola. Le ragioni per cui questi due settori sono ancora in fase di parziale chiusura (per esempio le università non hanno riaperto ed i locali notturni lo stanno facendo timidamente) sono stanzialmente due: l’elevato grado di promiscuità ed l’alto numero di asintomatici tra i giovani.

Sul monitoraggio si è scritto ed è oramai cosa risaputa che il telefono è lo strumento di tracciamento ma anche “l’empowerment” attribuito alle portinerie di condomini e attività produttive e commerciali nel verificare entrate e uscite.

Adesso, 10 Maggio, la fase 2 è quasi completata (con l’incognita’ delle università). Ovviamente con grande attenzione ad evitare che il virus riparta e soprattutto mantenendo un basso profilo. Per esempio, la scorsa settimana la camera di commercio americana in Cina ha annunciato qua a Suzhou, dove vivo, per il prossimo 23 giugno lo svolgimento del tradizionale incontro tra le imprese americana e la comunità d’affari locale ma al tempo stesso ha confermato che non ci sarà la festa per la celebrazione del 4 luglio. In pratica riduciamo le distanze se ce lo impone il business altrimenti voliamo bassi.

La prossima fase, la fase 3, sarà quella veramente delicata, perché è quella della riapertura delle frontiere.

Al momento è possibile viaggiare solo, ed in casi autorizzati, tra Cina e Corea, mentre per tutte le altre nazioni vige ancora il divieto di ingresso per gli stranieri non in possesso di green card (i visti sono sospesi).

Come e quando si riattiveranno i viaggi è presto dirlo, certo è che la fase 3 sarà particolarmente lunga e, se possibile, ancora più selettiva della precedente!”

QATAR

Commento a cura del dott. Antonino Ceraolo, Legal Counsel at GOLEE.

“Egregio Avv. Mainini,

di seguito alcuni dati relativi al Qatar.

Il Covid-19 si è manifestato con un ritardo di circa 3 settimane rispetto all’Italia, le prime misure restrittive in relazione ad attività commerciali quali negozi, ristoranti etc sono state applicate a partire dalla metà di marzo. Inoltre, dal 15 marzo, il Qatar non autorizza l’ingresso sul proprio territorio nazionale a tutti i cittadini stranieri, inclusi coloro che sono in possesso di permesso di soggiorno, indipendentemente dalla nazionalità e dal paese di provenienza.

A causa del Covid-19 il Qatar assisterà ad un rallentamento della crescita economica nel 2020 dello 0,4 per cento. Tale dato emerge dall’ultimo rapporto sull’economia nei paesi del Medio Oriente e del Nord Africa (Mena) redatto dalla Banca mondiale. Nel 2021 il tasso di crescita si attesterà intorno all’1,5 per cento, ciò è dovuto al crollo dei prezzi del petrolio e alle conseguenze del Covid-19 sull’economia locale e sui grandi progetti. Per quanto concerne il Prodotto Interno Lordo (Pil), si prevede una riduzione del 4,3 per cento nel 2020, dopo aver registrato una crescita dello 0,1 per cento nel 2019. Lo riferisce il Fondo monetario internazionale (Fmi) nel rapporto World economic outlook.

Da ultimo, i primi giorni di maggio il governo del Qatar ha esteso tutte le misure restrittive nel Paese per contenere il coronavirus per un periodo indefinito. “Le misure restrittive precedentemente approvate in relazione alla diffusione del coronavirus sono prorogate fino a nuovo avviso“, ha dichiarato il ministro della Giustizia, Issa al Nuaimi. Il Qatar, che è piccolo per area e popolazione, occupa uno dei primi posti tra i paesi arabi in termini di crescita nei pazienti con coronavirus. Secondo gli ultimi dati, il loro numero ha superato le 20 mila persone dallo scoppio della pandemia, contando 12 morti.”

 

IL BRASILE

Commento a cura della dott.ssa Melissa Trevisan Palhavan, legal trainee Studio Mainini & Associati.

“Nel settore giuridico, secondo un avvocato “a falta de possibilidade de atendimento presencial, somada a uma redução da atividade econômica, traz consigo um aumento do índice de inadimplência, pedidos de redução de valores e paralização de novos serviços[1]. Un altro avvocato parla di alcune conseguenze negative dell’emergenza sul sistema giudiziario brasiliano: “O principal impacto negativo inicialmente foi a paralisação quase que completa dos serviços judiciários (fóruns) e administrativos (cartórios, INSS). Após, num segundo momento, houve a instituição do trabalho remoto/teletrabalho/ “home office” no Poder Judiciário, ainda assim insuficiente para dar andamento satisfatório aos processos e aos serviços de natureza judicial. O Poder Judiciário brasileiro e o INSS são morosos/lentos demais, já em situações normais/ordinárias. Agora, mais ainda. Isso atrasa o andamento de processos judiciais e administrativos, atrasando, igualmente, o recebimento de valores a título de honorários advocatícios, frustrando tanto clientes quanto profissionais.[2]

Un giovane professore di inglese, anche coordinatore di una scuola di inglese privata e assistente editoriale, parla poi di alcuni aspetti inerente all’istruzione (privata) e all’editoria in Brasile. Infatti, un primo aspetto negativo è stata la diminuzione delle ore di lezioni, in quanto la scuola è rimasta ferma per circa una settimana prima che le lezioni venissero svolte online. Tuttavia, la maggior parte delle conseguenze sono indirette: “A escola começa a perder alguns alunos como conseqüência de demissão ou diminuição da carga horária. Já a editora viu suas vendas diminuírem, sobretudo para os grandes sites (Amazon etc. — creio se trate de uma medida de precaução por parte das empresas). De resto, eu trabalho a mesma quantidade de horas em casa, sem nenhuma mudança no meu salário. A editora já anunciou cortes de serviços terceirizados (tradução, revisão, elaboração de capa, etc), que serão, doravante, feitos internamente[3]. Ancora, il soggetto propone anche una considerazione generale sull’economia brasiliana, ossia, il vero problema economico riguarderà in grosso modo, almeno in Brasile, i lavoratori autonomi in quanto l’economia è in gran parte “informale” (composta cioè da soggetti non registrati), di fatto, è comune trovare “per strada o nei mezzi pubblici (treno e metro)”, nella realtà brasiliana, diversi venditori (soprattutto di generi alimentari fatti in casa), i quali dipendono da questa attività in quanto unica forma di sostegno economico per la propria famiglia (spesso povera e numerosa). Invece, per quanto riguarda i lavoratori dipendenti as empresas estão receosas e não têm fluxo de caixa para manter seus dependentes com uma carga reduzido, preferindo, assim, uma demissão mais ampla[4]. Infine, da un punto di vista dell’economia personale vejo que os preços subiram um pouco, sobretudo a carne e arroz, mas alguns outro bens caíram, como a gasolina[5].

Sempre nell’area dell’istruzione (scuola dell’infanzia) si possono aggiungere conseguenze negative che vanno ad incidere sul processo di apprendimento dei ragazzi e sulle capacità economiche dei professori, dei dipendenti e dei genitori, infatti, “os principais impactos são a falta de contato com os alunos: o processo de aprendizagem dos alunos fica defasada causando impactos negativos na aprendizagem do mesmo que pode influenciar na vida toda dele. Como trabalho na rede particular de ensino, o impacto econômico é grande, pais estão retirando seus filhos da escola, causando um rombo no orçamento escolar que causará uma diminuição salarial dos funcionários do colégio. Assim, fazendo que os funcionários deixem de pagar algumas contas[6].

In materia di istruzione, è importante considerare anche che il sistema pubblico di educazione brasiliano deve fare i conti con la grande percentuale di ragazzi disagiati e al di sotto della soglia della povertà. Infatti, “em uma educação à distância muito deles não tem estrutura para conseguir estudar, ou seja não possuem Internet, computador ou celular, pois isso o compromisso deles para com a escola é quase 0[7]. Emergono quindi importanti problemi di disparità sociale ed economiche nella popolazione brasiliana che non devono essere sottovalutati in questo momento emergenziale. Ciononostante, l’aiuto non manca: di fatto, gli studenti che hanno la possibilità di accesso ai mezzi tecnologici, e quindi alle lezioni, si rendono disponibili a fornire, a loro volta, questo materiale agli studenti impossibilitati (una grande cooperazione). Il Governatore di São Paulo, a sua volta, ha creato un’APP chiamata CMSP (Centro de Mídias de Sao Paulo), ovvero una piattaforma che consentirà agli studenti della rete statale di educazione di avere libero accesso a lezioni dal vivo, video lezioni registrate e altri contenuti educativi durante il periodo di isolamento sociale causato dalla lotta contro COVID-19. Inoltre, lo stesso governatore ha stipulato un contratto con la rete televisiva “TV Cultura” la quale trasmetterà le lezioni nei propri canali TV digitali.

Anche la visione di una microimprenditrice, nonché proprietaria di una scuola danza, ci fa riflettere su alcuni aspetti già analizzati precedentemente. Di fatto, la soluzione per riuscire ad andare avanti, di fronte alla chiusura di una scuola, è quella di offrire lezioni online: “muitos alunos participam diariamente das aulas, porem alguns pais, que trabalhavam por conta própria, tiveram a diminuição de sua renda sendo assim muitas rescisões e inadimplências (do mês de março). Para tentarmos equilibrar as contas fizemos uma diminuição de salário de 50% de cada uma das socias e 15% de cada professor[8].

A tal proposito, uno degli interventi del Governo Federale Brasiliano per aiutare i lavoratori autonomi consiste nella creazione di un voucher (Corona Voucher) de R$600,00[9] (facciamo presente che il “salario minimo” in brasile ammonta a R$995,00). Ancora, il Governo Federale, per cercare di aiutare le imprese, ha disposto che il pagamento delle tasse/contributi del mese di aprile, maggio e giugno vengano posticipate a ottobre, novembre e dicembre.

Anche il punto di vista di un venditore, che lavora presso un’istituzione finanziaria nordamericana, può fornirci ulteriori spiegazioni sulla situazione emergenziale. Esso, infatti, espone non solo le conseguenze negative ma anche qualche ripercussione positiva. Quelle negative riguardano soprattutto le riunioni dal vivo, che in questo momento sono impossibili dato l’isolamento e le misure di prevenzione e questa condizione “impacta nas conversões de vendas, visto que na reuniões presencial, o entendimento é mais claro e podemos ver as reações do cliente, direcionando melhor a reunião e humanizando a negociação[10]. Si possono tuttavia evidenziare anche alcune conseguenze “positive” ovvero, “em contra partida, tivemos a redução de custos operacionais de deslocamento, refeições e etc. O público brasileiro se despertou para o planejamento financeiro e proteção patrimonial, gerando oportunidades de novos negócios[11]. Infine, come risultato finale derivante dalla combinazione dei fattori positivi e dei fattori negativi si può parlare, per il momento, di una stabilizzazione della crescita nella commercializzazione, senza riduzione o crescita della stessa.

Come accennato, la maggior parte della popolazione brasiliana continua a svolgere il proprio lavoro da casa, ma esiste una piccola percentuale che si reca ancora fisicamente al proprio posto di lavoro per ovvie esigenze lavorative. Come è il caso di un commerciante, nonché proprietario di uno stabilimento commerciale in centro São Paulo. Infatti, il soggetto specifica che lavora, insieme a un gruppo ridotto di dipendenti, nella propria sede lavorativa per garantire la continuità del servizio di delivery e di e-commerce. Tuttavia, anche il settore del commercio al dettaglio viene compito dalla crisi emergenziale, infatti, “com o comércio em geral fechado, as vendas despencaram: queda de 70% em relação ao mesmo período do ano anterior. As diretorias de RH e Departamento Financeiro estão usando todos os recursos permitidos por lei para viabilizar o mínimo necessário dos pagamentos: empréstimos, suspensão e diminuição dos salários, renegociação de dívidas. Há uma tendência de atrasos de pagamentos generalizados, impactando todos os segmentos e, por fim, o governo, que perde arrecadação. Recessão, aumento no desemprego e perda de qualidade nos serviços do governo: essas são as consequências que já estão aparecendo e devem se agravar.[12]

Anche il settore dello sport in Brasile ne risente d’altronde, anche quello italiano e mondiale. Infatti, un allenatore professionista di un importante squadra di calcio brasiliana parla delle ripercussioni del coronavirus nel mondo dello sport e delle sue conseguenze sull’economia delle società calcistiche e dei singoli dipendenti e calciatori. Infatti, da una parte la crisi colpisce soprattutto il lavoro degli atleti, i quali sono costretti a rimanere a casa e ad allenarsi nella propria abitazione a seconda delle schede che vengono inviate ogni settimana dalla commissione tecnica. Da un punto di vista economico, “sem treinamento, sem jogos oficiais, sem a renda financeira dos jogos, sem a cota da tv e da federação as consequências negativas são muitas: nos clube muitas categorias da base foram paralisadas e tem o risco que talvez possam não voltar; muitos jogadores podem perder o próprio emprego e/o podem ficar sem receber seus salários. Também, os funcionários, diferentes dos jogadores, de uma sociedade esportiva podem não serem pagos ou pior ainda serem demitido: por exemplo, a cozinheira, o porteiro, o motorista, o roupeiro, a fisioterapeuta, o médico e outros[13].

Di fronte allo scenario economico e sociale appena descritto, sviluppatosi a seguito dell’emergenza sanitaria determinata dal coronavirus, i brasiliani hanno trovato vari modi per superare le difficoltà. Nel mondo del diritto, “estamos alinhando nosso fluxo de caixa, criando alternativas, fomentando mercados que estão aquecidos e dando suporte aos nossos clientes, demonstrando assim um alinhamento com as necessidades do mesmo e estreitando nossas parcerias[14]”, e ancora, si cerca di dare continuità al lavoro, alle situazioni pendenti, alle nuove azioni e alle domande che sono sorte negli ultimi giorni e nelle ultime settimane. Ma è di dovere un piccolo e importante avvertimento in materia giuridica, ovvero, “o instituo da “força maior” será invocado por todo lado, por todas as partes. É necessário que a Advocacia esteja preparada para isto[15]”.

Nel settore delle vendite, non manca la voglia di andare avanti e trovare soluzioni alternative, infatti, “estamos conseguindo contornar a situação, adaptando sistemas, tornando processos físicos em eletrônicos, além de flexibilização em regras comerciais para conseguir realizar as atividades de forma remota. Todos os dias fazemos reuniões matinais para aproximar a equipe. Além disso realizamos contribuições para pessoas carentes ou em cenário de necessidade[16]”. Ed ancora, “estou empenhado em repor as mercadorias que estamos vendendo, para que o pouco que vendemos hoje não venha a diminuir amanhã. Atualmente estamos vendendo muita fita elástica estreita, própria para a fabricação de máscaras de rosto, efeito direto da Covid19[17]”.

E il futuro? Decisamente incerto. La pandemia ha cambiato, forse per sempre, il nostro modo di affrontare la vita. Certamente, “viveremos uma nova maneira de nos relacionar, o contato humano e a forma de nos relacionarmos mudou e não acredito que isso volte a ser exatamente igual ao que era. Positivamente isso mostrou novas possibilidades de atendimento (profissional) e pessoalmente acredito que estamos, enquanto seres humanos, reavaliando nossas prioridades e valores.[18]

Nell’area giuridica, il futuro è decisamente grigio e pieno di incertezze, infatti, “Me parece que a crise econômica que já havia no país antes mesmo da Pandemia vinha sendo determinante para o corte de contratos nas áreas jurídicas e a não celebração de novos contratos. As pessoas deixaram de fazer consultoria e prevenção jurídica, deixando para contratar esses serviços somente quando necessário [19]”. Dello stesso parere anche il settore del commercio: “Acredito que a instabilidade financeira e dúvidas do futuro econômico do país podem fazer com que os clientes procrastinem decisões presentes, focando em um consumo de suprimentos de necessidade, não que complementem a estrutura financeira deles[20]. Di fatto, è probabile che le imprese dovranno adeguarsi a tempi difficili e dovranno ridimensionare le proprie spese il che vuol dire anche licenziare alcuni dipendenti. L’impressione che rimane è che bisogna tornare presto a lavorare in quanto le persone cominciando a rimanere senza soldi e senza pazienza. Dovremo prepararci a una perdita del potere acquisitivo e quindi a un peggioramento della propria qualità della vita. Ancora, le conseguenze della pandemia sul futuro dell’economia brasiliana potrebbero anche risultare “disastrose”, di fatto “o Brasil vinha tentando se recuperar de um rombo enorme nas contas públicas, e agora deve fazer frente a um rombo ainda maior. A situação das empresas — e das famílias — reflete, em certo modo, a instabilidade da economia brasileira: o salário nunca é o bastante, os preços oscilam sempre, a inflação come todo o pecúlio mensal[21].

Infine, si rende doverosa una giusta osservazione: nonostante la regola del distanziamento sociale e della quarantena, è necessario ricordarsi che nelle periferie delle maggiori città (come São Paulo o Rio de Janeiro), dove ci sono molte comunità (le favelas), non esiste di fatto alcun isolamento sociale. La maggior parte degli abitanti delle favelas sono poveri e le loro abitazioni, letteralmente attaccate l’una all’altra, sono sviluppate in modo irregolare e con materiale di bassa qualità. I problemi più comuni in queste zone sono il degrado, la criminalità diffusa e gravi problemi di igiene pubblica in funzione della mancanza di idonei sistemi di fognatura e acqua potabile: di fronte a uno scenario del genere come è possibile garantire il rispetto delle regole igienico-sanitario e l’isolamento sociale? Inoltre, come faranno ad andare avanti le famiglie povere che già prima della crisi sanitaria percepivano un’entrata mensile estremamente bassa o, in certi casi, del tutto inesistente? Di certo, le ripercussioni economiche e sociali del coronavirus in Brasile saranno ancora più devastanti rispetto, ad esempio, ai paesi europei. La disparità sociale, l’elevato numero di persone povere, l’alta percentuale di disoccupazione e l’elevato tasso di criminalità sono i più ardui ostacoli per riuscire a contrastare, in modo positivo, gli effetti negativi del virus sulla popolazione e l’economia. Si aggiunge poi, con riguarda a una parte della classe sociale media/alta brasiliana, una quasi totale “inconsapevolezza consapevole” dei reali rischi del coronavirus che spesso vengono sottovalutati e percepiti come “non nocivi”. Di fatto e purtroppo, ancora oggi molti soggetti, nonostante siano in isolamento, continuano a vedere indistintamente amici, familiari e a uscire della propria abitazione anche senza un giustificato motivo, considerando così quello che dovrebbe essere un periodo di isolamento sociale come un momento di vacanza.”

THAILAND

Commento a cura di Lorenza Rosso, Avvocato a Bangkok.

“Nonostante la vicinanza con la Cina e nonostante la Tailandia sia una nazione fondamentalmente basata sul turismo, soprattutto nei periodi invernali con un picco a Natale e durante il Capodanno cinese, i numeri relativi al COVID 19 sono molto bassi soprattutto se comparati all’Italia. Ad oggi, maggio 2020 aggiornamento sui casi: 2,989 number of cases, 55 fatalities 2761 recoveries.

Il Regno di Thailandia ha agito molto velocemente, soprattutto nella capitale Bangkok, prendendo misure precauzionali rapide ed efficaci già dal mese di Febbraio, con misurazione della temperatura, obbligo di mascherina, gel lavamani e distanza di sicurezza nei luoghi dediti ad assembramenti tipo mall, metropolitana, scuole…sono stati già da marzo 2020 cancellati tutti gli eventi che avrebbero provocato assembramenti come concerti, competizioni sportive, eventi religiosi…

SCUOLE: le scuole tailandesi hanno chiuso l’anno accademico ai primi di marzo 2020 per riaprire da previsione il 16 maggio 2020. Il 18 marzo 2020 è arrivato l’ordine di chiudere anche le scuole internazionali, che seppur private devono attenersi alle direttive del ministero dell’istruzione. Per le scuole internazionali si è cosi aperta la fase, già sperimentata precedentemente per le chiusure dovute all’alto livello di inquinamento, dell’online learning. Per le scuole tailandesi invece questa fase non sarà plausibilmente mai aperta in quanto la loro apertura sarà posticipata al 01 luglio con recupero dei giorni persi durante periodi di vacanza che verranno cancellati. Ovviamente le due tipologie di scuola sono completamente diverse e con una grande diversità circa la capacità economica e l’utenza degli studenti, quindi risulta difficile poterle paragonare. Per ciò che concerne le internazionali, si sono adattate molto bene prima alle misure precauzionali circa la sicurezza interna, non permettendo ad estranei di entrare, regolando il flusso degli studenti ed evitando gli assembramenti poi con l’istruzione a distanza. Certo è che con le rette elevatissime che le scuole internazionali adottano non sono mancati i malcontenti per la mancata riapertura e per una troppo leggera scontistica adottata dalle amministrazioni che hanno generalizzando scontato come credito per l’anno 2020/2021 la spesa per i pranzi, il trasporto con school bus e le attività extra scolastiche, insomma hanno deciso di rimborsare solo quei servizi di cui gli studenti effettivamente non hanno usufruito e non tirando fuori un soldo immediatamente ma caricandolo sull’anno accademico successivo, non tenendo in considerazione chi si trovava ad affrontare un trasferimento di scuola per le più svariate ragioni, insomma un po’ pochino anche pensando che alcune delle famiglie sono state penalizzate con riduzioni di stipendio. In compenso è stato assicurato che il personale docente e tutto il corpo scolastico comprensivo di guardie, persone delle pulizie, personale della mensa…ha ricevuto uno stipendio adeguato se non al 100% per tutto il lungo periodo di chiusura.

NEGOZI: IL 22 marzo è poi stato dichiarato il parziale lockdown con la chiusura di tutti mall, mercati, negozi ad eccezioni dei supermercati e negozi di alimentari per i beni di prima necessità e le farmacie. Da questa data in poi ci sono state riaperture e chiusure ad intermittenza non solo temporale ma anche locale, ogni governatore poteva decidere misure differenti per la propria provincia. in questo campo la confusione l’ha fatta da padrone ma il risultato più immediato è subito stato una fuga di massa di tutti i lavoratori dipendenti da questo settore che si sono precipitati a rientrare nelle proprie province di origine trovandosi immediatamente senza salario ed essendo la capitale Bangkok molto costosa. Culturalmente il popolo thai non è un popolo di risparmiatori la maggior parte delle persone vive al di sopra delle proprie capacità riempendosi di debiti dunque una situazione come questa ha portato ad un tracollo della situazione per queste fasce della società, tanto che chi non è riuscito a fuggire nelle campagne di provenienza si è riversato nelle strade a vivere con l’aiuto di associazioni umanitarie che si sono organizzate per fornire quanto meno cibo ai piu’ disagiati. Il governo ha annunciato di dare un “financial support “per le fasce deboli e assistenza dei gruppi vulnerabili, ma in che cosa questo si tradurrà ancora non è dato saperlo, non essendo ancora nella pratica stato definito chi ne ha diritto e in cosa consista. L’unica reale e tangibile aiuto che è stato dato è una scontistica sull’elettricità casalinga , essendo le persone costrette in casa. E’ stato annunciato che 13.4 milioni di Thai dovrebbero ricevere un sussidio di 5,000 bath a partire dalla prossima settimana, vedremo. Ad oggi 7 maggio la riapertura dei negozi non è ancora stata sospesa se non per alcune categorie tra cui parrucchieri, ristoranti e negozi di tecnologia e telefonia con ovviamente l’adozione di tutte le precauzioni previste. Il Governo monitorerà la situazione per 15 giorni e poi si pronuncerà sul da farsi.

Altre misure previste:

Chiusura ad intermittenza dei parchi pubblici, chiusure tra le province con limitazione negli spostamenti, chiusure delle tratte aeree se non per voli di rimpatrio internazionale, coprifuoco dalle 10.00 pm alle 4.00 am, sospensione della vendita di alcol, cancellazione di festivià’ importanti come songkran festival ( capodanno tailandese) , celebrazioni buddiste e ramadan, chiusura delle facilities nei condomini.

IMPRESE: Le grandi imprese in realtà non si sono praticamente mai fermate dal produrre seppur ovviamente ci sia stata una riduzione dei volumi. Le grandi imprese si sono organizzate con alternanza di smart working e lavoro in sede cercando di limitare gli scambi tra i dipendenti il più possibile. Il piano di emergenza è stato molto serrato ma in realtà non si è dovuto mettere in atto se non per un breve periodo di tempo. Ovviamente le più colpite dal punto di vista economico sono le piccole/medie imprese e in Tailandia specialmente quelle legate al turismo. Hotel, ristoranti, guide turistiche, attrazioni… tutto è fermo e non si sa quando riprenderà ma sicuramente sarà l’ultimo a ripartire. La maggior parte di queste se sane hanno approfittato per rinnovare in meglio le loro aziende, cercando di limitare i costi vivi e reinvestendo, per quelle che invece già navigavano in acque incerte, la chiusura parziale per contenere i costi con conseguente chiusura definitiva é praticamente inevitabile. Tutti gli occhi sono ovviamente puntati sul settore del turismo da cui dipende la maggior parte dell’economia thailandese ma la preoccupazione per una second wave del virus e la situazione drammatica in cui versano i paesi da cui normalmente provengono i visitatori non dà molte speranze al settore nell’immediato futuro e per almeno i prossimi 6 mesi.

STRANIERI: Una problematica a cui soprattutto nella prima fase dell’emergenza ci si è trovati ad affrontare come “farang” ossia stranieri in terra tailandese, à quella delle Visa in scadenza o scadute per persone che per volontà propria o per cause di forza maggiore si sono trovati bloccati in Tailandia. Sono state prese alcune misure dal Governo per permettere una facile estensione della Visa nel breve periodo tanto da poter consentire alle varie Ambasciate di organizzare voli di rimpatrio ecc. E’ stata una fase molto complicata per la diplomazia perché le situazioni da affrontare sono state molto diverse, sia dal punto di vista sociale che economico, e in una situazione così essere uno straniero anche se residente nel paese non è mai semplice. Molti degli stranieri purtroppo non hanno dato una buona immagine della categoria non rispettando i lockdown e finendo arrestati per questo. L’Ambasciata italiana in questa occasione si dimostrata molto presente ed efficiente per quanto possibile, si è adoperata anche per organizzare un volo di rientro per i connazionali, volo che ha anche trasportato due respiratori donati all’Italia. Sinceramente, non so scientificamente quale sia la ragione per cui la Tailandia abbia numeri cos bassi ma posso solo dire che è stata molto fortunata perché una diffusione su vasta scala nel paese avrebbe delle ripercussioni disastrose sulla società non preparata dal punto di vista sanitario ed economico, sarebbe stata una carneficina, per questo le misure sono state molto dure nonostante i numeri molto bassi perché l’Amministrazione sapeva che il Paese sarebbe tracollato con numeri maggiori. Certo c’è da sperare che non ci sia una seconda ondata di contagi e che le riaperture saranno fatte coscienziosamente e con le dovute cautele in tutte le provincie e non solo da parte degli stranieri ma tutti i tailandesi.

la nostra speranza come italiani all’estero è anche che venga tolto il divieto di volo e che seppur con tutte le precazioni ci sia consentito in qualche modo di rimpatriare per poter abbracciare i nostri cari dopo questa terribile esperienza.”

[1] La mancata possibilità di incontri e ricevimenti personali, aggiunti a una riduzione dell’attività economica, determinano un aumento dell’indice di inadempienza, una riduzione dei valori e l’interruzione di nuovi servizi.

[2] Inizialmente, il principale impatto negativo è stato l’arresto dei servizi della giustizia (forum) e dei servizi amministrativi (registri, INSS – Istituto Nacional do Seguro Social ovvero l’istituto di previdenza sociale brasiliano). Successivamente, in un secondo momento, c’è stata l’istituzione del lavoro da remoto/home office nel Potere Giudiziario, ma ancora insufficiente per dare un andamento soddisfacente ai processi e ai servizi di natura giudiziaria. Il Potere Giudiziario brasiliano e l’INSS sono già troppo morosi/lenti in situazioni normali/ordinaria. Adesso ancora di più. Ciò determina un ritardo nell’andamento dei processi ordinari e amministrativi e conseguentemente un ritardo nel ricevimento degli importi a titolo di onorari per l’avvocato: una situazione frustante non solo per il cliente ma anche per gli stessi professionisti.

[3] La scuola inizia a perdere alcuni studenti in funzione dei licenziamenti o diminuzione del carico di lavoro. Per quanto riguarda l’editoria, essa ha visto una diminuzione delle vendite soprattutto nei confronti delle grosse aziende di commercio elettronico (come Amazon – forse si tratta di una misura di precauzione da parte di queste). Per il resto, lavoro la stessa quantità di ore da casa e non ho avuto alcuna diminuzione nel mio stipendio. L’editoria ha già annunciato tagli nei servizi di terziarizzazione (traduzione, revisione, elaborazione della copertina ecc), che saranno svolti, d’ora in poi, internamente.

[4] Le aziende hanno paura e non hanno nemmeno un flusso di cassa per mantenere i loro dipendenti con un carico di lavoro ridotto, preferendo così optare per il licenziamento.

[5] Noto che i prezzi di alcuni beni sono saliti, come ad esempio, della carne e del riso mentre il prezzo di altri sono addirittura diminuiti, come quello della benzina.

[6] Il principale impatto è la mancanza di contatto con gli studenti: il processo di apprendimento di questi viene interrotto determinando così conseguenze negative sulle loro capacità di apprendimento che potranno influenzarli (negativamente) durante tutta la loro vita. Lavorando nella rete privata di istruzione, l’impatto economico è grande, in quanto tanti genitori hanno deciso di ritirare i propri figli dalla scuola, causando un grosso problema nel bilancio scolastico, situazione questa che determinerà una diminuzione salariale degli stessi dipendenti (professori e non). Conseguentemente, gli stessi dipendenti finiscono per non riuscire a pagare le proprie spese personali.

[7] In un sistema di educazione a distanza molti studenti non hanno una struttura per riuscire a studiare, ovvero, non possiedono nemmeno internet, computer, cellulare e per questa ragione il loro compromesso con la scuola è pari a 0.

[8] Molti allievi partecipano quotidianamente alle lezioni, tuttavia, alcuni genitori, per lo più lavoratori autonomi, hanno avuto una diminuzione della propria rendita determinando così molte rescissioni e inadempimenti degli abbonamenti (mese di marzo). Per cercare di pareggiare i conti abbiamo deciso di procedere con una diminuzione del 50% dello stipendio di ogni socio e del 15% dello stipendio di ogni insegnante.

[9] La moneta brasiliana è il REAL. Attualmente il tasso di cambio euro/real è il seguente: 1 euro è uguale a 6,03 real brasiliano (aggiornato al 01/05/2020): la moneta brasiliana risulta estremamente svalutata in questo periodo di crisi

[10] Questa condizione ha un impatto inevitabile sulle conversioni di vendita in quanto, nelle riunioni fatte di persona, l’intesa è molto più chiara ed è molto più agile comprendere le reazioni dei clienti, direzionando così in modo più corretto la riunione e umanizzando la negoziazione.

[11] D’altra parte, abbiamo avuto una riduzione delle spese di viaggio, buoni pasto ecc (non dovendo più spostarsi). Il popolo brasiliano sembra essersi svegliato per la pianificazione finanziaria e la protezione patrimoniale, generando così nuove opportunità di affari.

[12] Con il commercio chiuso, le vendite sono crollate: una diminuzione del 70% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Il consiglio di amministrazione e il dipartimento finanziario cercano di utilizzare tutti i mezzi leciti e consentiti dalla legge per rendere possibili i pagamenti minimi necessari: prestiti, sospensione e riduzione dei salari, rinegoziazione del debito. Vi è una generale tendenza a ritardare i pagamenti che incide, prima di tutti, su tutti i segmenti dell’economia e conseguentemente anche sul Governo che perde un numero considerevoli di entrate. Recessione, aumento della disoccupazione e perdita di qualità nei servizi pubblici: queste sono le conseguenze che si stanno già verificando e che dovrebbero peggiorare.

[13] Senza allenamenti, senza le partite ufficiali, senza la rendita finanziaria delle partite, senza la quota della TV per la trasmissione delle partite, senza la quota della Federazione di calcio le conseguenze negative sono tante: nei club molte categorie di base sono state sospese e c’è il rischio che non tornino più; molti giocatori possono perdere il posto lavoro e/o potrebbero non ricevere il loro stipendio. Inoltre, gli altri dipendenti, diversi dai calciatori, di una società calcistica rischiano di non essere pagati o addirittura essere licenziati: si pensi al cuoco, al portinaio, all’autista, al sarto, al fisioterapista, al medico e altri.

[14] Stiamo allineando il nostro flusso di cassa, creando nuove alternative, promuovendo i mercati emergenti e fornendo supporto ai nostri clienti e così dimostrando un allineamento con le loro necessità e il mantenimento delle nostre partnership.

[15] L’istituto della forza maggiore verrà invocato ovunque e da parte di tutti. Ed è necessario che gli avvocati siano pronti ad affrontare questa situazione.

[16] Stiamo cercando di aggirare la situazione, di adattare i sistemi, di trasformare i processi fisici in elettronici, oltre a rendere le regole commerciali più flessibili in modo che tutti siano in grado di svolgere la propria attività a distanza. Ogni giorno abbiamo incontri mattutini per riunire la squadra. Inoltre, forniamo aiuti alle persone bisognose o in situazioni di necessità.

[17] Mi impegno a sostituire i prodotti che vendiamo, in modo che quel poco che vendiamo oggi non venga a scarseggiare domani. Attualmente stiamo vendendo molti nastri elastici stretti, adatti per la produzione di mascherine per il viso, un effetto diretto di Covid19 (il soggetto intervistato si occupa, infatti, di finiture per abbigliamento e della vendita al dettaglio di articoli artigianali e tessili e forniscono il loro servizi a aziende che producono vestiti).

[18] In futuro dovremo vivere e imparare un nuovo modo di relazionarci, in quanto il contatto umano e le forme di relazioni sono cambiate e non credo che torneranno mai ad essere come prima. Da un punto di vista positivo, questa situazione ci ha dimostrato nuove modalità per offrire i nostri servizi ai clienti e credo che personalmente, in quanto esseri umani, stiamo rivalutando le nostre priorità e valori.

[19] Mi sembra che la crisi economica esistente nel paese, ancora prima della pandemia, determinerà sempre di più una diminuzione nella stipulazione di contratti sia in ambito giuridico e non. Le persone non chiederanno più assistenza legale (come prima) e ricorreranno a questa solo ed esclusivamente in situazione di estrema necessità.

[20] Credo che l’instabilità finanziaria e i dubbi per il futuro economico del paese possano determinare nei clienti un differimento delle decisioni e una maggior concentrazione nei beni di prima necessita che di certo non possono complementare la loro struttura finanziaria.

[21] Da tempo il Brasile aveva cercato di riprendersi da un enorme “buco” nei conti pubblici, e ora dovrà affrontare un disavanzo ancora più grande. La situazione delle aziende – e delle famiglie – riflette, in un certo senso, l’instabilità dell’economia brasiliana: i salari non sono mai abbastanza, i prezzi oscillano sempre e l’inflazione consuma tutto il reddito mensile.