Lo Studio Mainini & Associati è co-fondatore dell’Associazione AvvoStudi
AvvoStudi nasce e opera con l’intento di porre la formazione del professionista al centro dei propri obiettivi. Si propone di promuovere e di organizzare iniziative che possano accompagnare l’avvocato moderno nel veloce percorso di adeguamento professionale imposto dall’incedere dei tempi. Nel concreto l’associazione si pone come obiettivo l’organizzazione di almeno tre incontri annuali: due di natura tecnica in relazione ad argomenti di stretta attualità e uno, a fine anno, in forma conviviale, allargato ad esponenti di altre categorie professionali, avente come oggetto temi di interesse comune così da favorire l’interscambio di informazioni ed esperienze ritenuto basilare per il completamento formativo del professionista forense
http://www.avvostudi.it/index.php
| ——————————————————————————————–
Convegno 20 gennaio 2012 - La sentenza del caso Thyssen-La Corte d’Assise di Torino ha condannato a 16 anni e mezzo per omicidio volontario l’amministratore delegato della ThyssenKrupp dopo 94 udienze per i sette operai morti la notte del sei dicembre 2007 a causa di un incendio sulla linea cinque delle acciaierie di TorinoAl banco degli imputati, oltre all’amministratore delegato, c’erano anche il responsabile della sicurezza, il responsabile dello stabilimento torinese, un membro del comitato esecutivo dell’azienda e un alto dirigente, accusati a vario titolo di omicidio e incendio colposi (con colpa cosciente) oltre che di omissione delle cautele antinfortunistiche.La società ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni Spa, chiamata in causa come responsabile civile, è stata inoltre condannata al pagamento della sanzione di 1 milione di euro, all’esclusione da agevolazioni e sussidi pubblici per 6 mesi, al divieto di pubblicizzare i suoi prodotti per sei mesi, alla confisca di 800mila euro, con la pubblicazione della sentenza sui quotidiani nazionali «La Stampa», «La Repubblica» e il «Corriere della Sera».La sentenza ha accolto il solido impianto accusatorio e costituisce un rilevante precedente. Alla luce di questa sentenza il mio Studio Legale ha valutato opportuno organizzare, in qualità di socio fondatore di Avvostudi, un convegno di studi che si svolgerà presso l’Unione Industriali di Monza e Brianza |
||
AvvoStudi, Associazione degli Studi legali di Monza e Brianza e Confindustria di Monza e Brianza
con il patrocinio di: Ordine degli Avvocati di Monza e della Fondazione Forense di Monza
organizzano
per il giorno 20 gennaio 2012, presso l’Auditorium di Confindustria di Monza e Brianza, in Monza, Viale Petrarca 10 il Convegno Formativo sul tema:
“La sentenza Thyssen : un unicum o un leading case”
Programma
14.15- Registrazione dei partecipanti. 14.45- Presentazione del Convegno Dr. Massimo Manelli – Direttore Generale Confindustria Monza e Brianza Avv. Filippo Carimati- Presidente di AvvoStudi Avv. Francesca Sorbi- Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Monza 15.00 Relazioni Dr. Walter Mapelli-Procuratore della Repubblica Aggiunto, Tribunale di Monza Prof. Avv. Guglielmo Giordanengo – Avvocato in Torino e difensore Thyssen Group Dr. Renato Cerioli – Presidente di Confindustria di Monza e Brianza 17.30- Comunicazioni 18.00- Conclusione dei lavori.
Informazioni
Sede Auditorium di Confindustria di Monza e Brianza, Via Petrarca 10 – Monza
Crediti La partecipazione al Convegno Formativo darà diritto a 4 crediti formativi in materie obbligatorie. E’ ammessa una tolleranza di 15 minuti complessivi.
—————————————————————————————————————————- Convegno 13.10.2011 “Il recupero dei crediti all’estero”Stipulare un contratto con una controparte estera può far sorgere dubbi e problemi più complessi ed articolati rispetto a quelli generati dai rapporti contrattuali con soggetti nazionali locandina congresso Hanno partecipato al Convegno come relatori:
|
||
| ——————————————————————————————————————————- |
| Convegno 30.05.2011 “L’abuso di diritto e la sua applicazione in maniera civile, penale, tributaria”Relatori: |
- Prof. Avv. Francesco Galgano, professore ordinario di Diritto Civile presso l’Università di Bologna.
- Prof. Avv. Elena Maria Catalano, professore associato di Diritto Processuale Penale presso l’Università degli Studi dell’Insubria di Como
- Prof. Avv. Stefano Carmini, professore a contratto di Diritto Tributario
—————————————————————————————————————————–
| Convegno 24.05.2010 |
| AvvoStudiAssociazione degli Studi legali di Monza e Brianza |
in collaborazione con:
Confindustria di Monza e Brianza E con il patrocinio di:
Ordine degli Avvocati di Monza e della Fondazione Forense di Monza
Auditorium di Confindustria di Monza e Brianza, in Monza, Via Petrarca 10, il Convegno Formativo sul tema:
“I modelli organizzativi ex D.Lgs. N. 231/2001: idoneità ed efficacia esimente nella recente giurisprudenza”
Riassunto conclusivo al convegno
A focalizzare l’attenzione sul lato delle imprese è stato in particolare Fabrizio Pezzani, docente dell’Università Bocconi e membro del board strategico SDA, che ha spiegato come la necessità di una norma che si proponga di stabilire ex ante (ovvero prima che succeda) il rischio di reato sia il frutto di una mancanza di sistemi di controllo affidabili. L’analisi di Pezzani rintraccia le radici del fenomeno della corruzione nelle imprese nel decennio che è seguito alla caduta del Muro di Berlino: «Invece che tendere verso il miglioramento della società si è andati verso la massimizzazione spinta del successo personale, pure a costo di normalizzare i comportamenti illeciti». L’obiettivo è da raggiungere ad ogni costo, dunque, anche se questo significa creare crack finanziari di proporzioni enormi: il primo e più spaventoso crack è stato quello di Enron, la multinazionale americana attiva nel campo dell’energia, fallita, con un debito da dieci miliardi di dollari. Sono numerosi invece gli italiani che ancora portano le conseguenze finanziarie del buco causato dai falsi bilanci di Parmalat e Cirio, le cui azioni erano state acquistate da migliaia di piccoli risparmiatori mal consigliati dai loro consulenti bancari. La esasperata tensione verso il raggiungimento di obiettivi a breve termine induce dunque a trascurare la tutela degli interessi di soggetti che non svolgono funzioni decisionali all’interno delle aziende: in assenza di controlli adeguati, si concede spazio a comportamenti opportunistici. Oggi, però, di fronte al fallimento anche economico di un’impostazione che predilige il “business a tutti i costi”, aumenta la pressione per l’affermarsi di un modello comportamentale votato sì al risultato, ma anche sensibile a lasciare l’azienda in buone condizioni. «Occorre considerare – aggiunge il professore – che le aziende sono sistemi complessi, che necessitano di tempo per assimilare i comportamenti: il valore del controllo deve essere percepito e interiorizzato da tutti i membri dell’organizzazione, che devono farsi carico di almeno una piccola parte delle funzioni di controllo». Si tratta dunque di una norma che introduce il concetto di un’economia collaborativa per cui i dati economici risultano tanto più positivi laddove c’è capitale sociale, ovvero «una comunità coesa e in grado di condividere valori comuni».Se, tuttavia, la “dimensione etica” di un adempimento legislativo come la 231 appare stringente date le dinamiche attuali, non meno rilevanza hanno agli occhi degli imprenditori i costi che derivano dalla adozione di provvedimenti appropriati. In quest’ottica, l’economicità della 231 è apprezzabile nel lungo periodo ed è da conteggiare nel computo dei benefici anche la relativa sicurezza per l’azienda di non essere sanzionata: l’aggettivo “relativo” ha un suo peso, dal momento che non è così scontato che un’azienda che sia in regola con la 231 non venga poi perseguita. A fare giurisprudenza in materia è una sola sentenza, quella pronunciata da Enrico Manzi, G.I.P. del Tribunale di Milano, a cui è spettato il compito di giudicare la società Impregilo in merito all’accusa di aggiotaggio. Come ha spiegato, valutata l’esistenza del reato, Manzi si è trovato a dover decidere se i modelli organizzativi predisposti fossero sufficienti a prevenirli. «Sì, – ha proseguito Manzi – ho stabilito che la società non deve essere ritenuta colpevole di violazione della legge 231 sulla responsabilità delle aziende per i reati commessi dai propri dipendenti perché il modello adottato era idoneo, ma è stato deliberatamente eluso dai vertici aziendali che pertanto sono stati rinviati a giudizio». Quella della validità del sistema di controllo adottato non è, come potrebbe sembrare, una questione di lana caprina per fini giuristi, poiché cela un problema non da poco: con questa sentenza si stabilisce infatti che se il modello di controllo viene aggirato, la società non risponde sul piano amministrativo della violazione, a patto che questa sia realizzata con scopo “fraudolento”, ovvero con l’obiettivo di «creare una realtà parallela, apparente rispetto a quella effettiva». Fondamentale è, pertanto, trovare il modo di colmare il gap tra approccio giuridico e approccio aziendale, passando da «una logica assolutistica astratta a una logica probabilistica che riporta alla governabilità di una realtà incerta: ovvero, non si può affermare che un reato sia l’espressione automatica della inidoneità di un modello, poiché tutte le cose umane sono soggette al dubbio e all’incertezza».Sulla necessità di coniugare visione dell’impresa e visione giuridica si è dichiarato d’accordo in linea di principio anche Renato Cerioli, presidente di Confindustria Monza Brianza, che tuttavia ha rimarcato come la legislazione italiana sia florida di norme «con intenti moralizzatori in un momento in cui le imprese, strozzate dalla burocrazia oltre che dalla crisi, fanno uno sforzo straordinario per sopravvivere. Occorre – ha proseguito – che le differenti figure professionali chiamate in causa, in particolare gli avvocati, si specializzino per elaborare modelli realmente efficaci e stringenti». L’adeguamento alla 231 deve dunque essere vissuto anche dai professionisti legali come un momento di crescita per passare da un’ottica di consulenza a quella di partnership.E proprio di partnership necessaria per la formulazione di modelli di comportamento idonei per le aziende ha parlato Lorenzo Pascali, revisore dei conti, il quale ha evidenziato la necessità che nella redazione di tali modelli l’avvocato sia affiancato da altre figure professionali, soprattutto con competenze nel campo penali, della gestione delle imprese e nel settore amministrativo. Solo così si potrà conseguire un risultato concreto che permetterà all’azienda di aver ottenuto anche una idonea verifica del proprio sistema gestionale.






