Il TFR in busta paga: riflessioni sulla legge

Il primo quesito che è bene porsi è se sia indispensabile per i lavoratori integrare il proprio stipendio oggi con cifre molto piccole fra i 40 e 80 euro e rischiare di intaccare i fondi pensione del domani.

Certo, in questi ultimi tempi molte famiglie italiane si sono trovate in grave difficoltà economica ma è veramente utile sapere, e questo è bene sottolinearlo più volte che scegliere l’erogazione del Tfr in busta paga vincolerà il lavoratore per tre anni e cioè obbligatoriamente fino al 2018 e questi tre anni saranno, a fine carriera tre anni di assenza per la pensione (verrà meno l’accontamento di tre anni e scenderà quindi la redditività dei fondi pensione integrativi per chi li avesse scelti).

A calcoli fatti risulta che non tutti i redditi beneficerebbero. Si è provato a simulare il carico fiscale senza l’anticipo del Tfr e con l’anticipo del Tfr, dopo la legge di stabilità. Dalla tabella si evince chiaramente che l’anticipo in busta sarà “negativo” per tutti quei redditi superiori a 28 mila euro e che, superando questa soglia, il carico fiscale arriverà addirittura a 300 euro netti in più all’anno. Di fatto farà cumulo con tutte le altre voci della busta paga ed in alcuni casi comporterà pure un salto di aliquota o la perdita dei requisiti per il bonus da 80 euro.

 

TASSAZIONE LEGGE STABILITÀ 2014          TASSAZIONE PRIMA DEL 2014                               
Retribuzione Tfr annuo netto Tfr mensile netto Tfr annuo netto Tfr mensile netto
Euro 15.000 798 66 798 66
Euro 25.000 1.261 105 1.311 109
Euro 50.000 2.141 178 2.448 204
Euro 75.000 3.057 255 3.501 292
Euro 100.000 3.937 328 4.506 376

La Fondazione Consulenti del Lavoro stima che, sino ad un reddito lordo annuo di 15 mila euro farsi anticipare il Tfr non costerà nulla, ma dai 15mila euro in su l’aggravio sarà progressivamente crescente. Raggiunti i 28.650 euro ci saranno solamente 50 euro in più all’anno, e oltre questa soglia per effetto dell’aliquota del 38% il peso delle tasse da pagare sarà dell’ordine dei 300 euro annui. Chi ha un reddito di circa 20mila euro l’anno il Tfr netto sarebbe pari a 1.008 euro (84 euro al mese) a fronte di 1.058 di Tfr netto accantonato in azienda, a 25mila se ne ricevono 1.261 (105 al mese) anziché 1.311, a 50 mila 2.488 (178/mese) invece di 2.448.

E’ bene ricordare che queste somme riguardano esclusivamente i dipendenti del settore privato assunti da più di sei mesi, esclusi invece quelli del settore pubblico.

Analizzando invece questa legge con l’occhio dell’imprenditore salta all’occhio che, anche se le aziende potranno beneficiare del canale bancario per compensare le somme anticipate per il Tfr, esse subiranno una tassazione mensile. Il comma 7 dell’articolo della legge che introduce il Tfr in busta paga obbliga le imprese con meno di 50 dipendenti (che con le vecchie norme trattenevano in cassa il Tfr), a versare al Fondo di garanzia Inps lo 0,2% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali nella stessa percentuale della quota maturanda liquidata ai dipendenti. Inoltre, pur avendo la “parola” del Governo sull’apertura delle Banche in termini di erogazione di fondi ci si chiede se, in tempi così difficili, ci sarà veramente interesse da parte di quest’ultime ad erogare i crediti.

Cassazione: il viaggio di lavoro con l’amante è causa di addebito della separazione

sez. diritto di famiglia

Cassazione. Con la sentenza n. 18175 del 23 ottobre 2012 i giudici di legittimità hanno chiarito il concetto tradimento che può giustificare l’addebito di una separazione.
Nel caso di specie il ricorrente era stato visto da una collega durante un viaggio di lavoro assieme a quella che sarebbe diventata la sua compagna una volta lasciato il tetto coniugale.
Sul punto i giudici chiariscono che portare in viaggio di lavoro la persona con cui si intrattiene una relazione extraconiugale è, per le modalità offensive del tradimento, un motivo di addebito della separazione.
Le modalità della violazione dell’obbligo di fedeltà, continuano gli ermellini sono, in questo caso, sfacciate: e un tradimento di tal fatta è di per sé solo sufficiente a provare il nesso di causalità con la crisi coniugale.
La pronuncia di addebito, tuttavia, chiariscono i giudici, non può fondarsi sulla sola violazione dei doveri che l’art. 143 del codice civile pone a carico dei coniugi, essendo invece necessario accertare se tale violazione abbia assunto efficacia causale nella determinazione della crisi coniugale.
Ma, proprio quando il tradimento è particolarmente offensivo nei confronti dell’altro coniuge, perché magari si realizza attraverso una relazione extraconiugale stabile, allora dà luogo ad una violazione particolarmente grave dell’obbligo di fedeltà che, «determinando normalmente l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza, deve ritenersi, di regola, causa della separazione al coniuge che ne è responsabile, sempreché non si constati la mancanza di nesso causale tra infedeltà e crisi coniugale mediante un accertamento rigoroso e una valutazione complessiva del comportamento di entrambi i coniugi, da cui risulti la preesistenza di una crisi già irrimediabilmente in atto in un contesto caratterizzato da una convivenza meramente formale».

Avv. Lucia Nacciarone

DL sviluppo e crescita sostenibile: le principali novità

In data 15.06.2012 il governo tecnico ha approvato il testo del DL Sviluppo e Crescita Sostenibile, ovvero il Decreto che dovrebbe “riavviare” l’economia a seguito dei provvedimenti presi nel corso del 2011 per consolidare i conti pubblici. Tra le disposizioni incluse nel provvedimento in parola evidenziamo, in particolare, le misure prese a favore dell’attività edilizia: a partire dall’entrata in vigore del DL, e fino al prossimo 30.06.2013 i contribuenti potranno beneficiare di una detrazione suddivisa in 10 anni pari al 50% del costo del lavori edili. La detrazione d’imposta sugli interventi di recupero edilizio, quindi, passa dall’attuale 36% al 50%, mentre i lavori di riqualificazione energetica fino al prossimo 30.06.2013 passeranno dall’attuale 55% al 50% (è significativo ricordare che secondo quanto previsto dal nuovo articolo 16 bis TUIR i lavori di riqualificazione energetica, a partire dal 01.01.2013 sarebbero stati inclusi nei lavori che danno diritto alla detrazione del 36%). Tra gli altri provvedimenti presi per favorire la crescita: i) l’istituzione del fondo per la crescita sostenibile, destinato a finanziare progetti di ricerca, sviluppo e innovazione; ii) un credito d’importa per l’assunzione di nuovo personale qualificato; iii) progetti di conversione e riqualificazione produttiva di aree di crisi industriale complessa.

Premessa 

Con il DL varato in data 15.06.2012, il governo tecnico adotta le misure necessarie per innescare la crescita economica e superare, quindi, la particolare congiuntura economica negativa che ha caratterizzato l’ economia negli ultimi anni. Con il nuovo provvedimento, il governo intende da una parte concedere incentivi per il rilancio dell’economia e del lavoro e dall’altra snellire gli adempimenti amministrativi di numerose attività economiche. Vengono previste, inoltre, misure per facilitare l’ingresso all’esercizio dell’attività di impresa.

Di seguito illustriamo le principali novità.

Incentivi ed agevolazioni

  

Spese per il recupero edilizio

Secondo quanto previsto dalle misure del DL   sviluppo e crescita sostenibile i contribuenti che sostengono spese per il   recupero edilizio degli edifici potranno accedere ad una detrazione del 50%   anziché del 36% qualora le spese siano sostenute dalla data di entrata in   vigore del DL fino al prossimo 30.06.2013.La detrazione, come per gli anni precedenti,   sarà ripartita in 10 rate di importo costante.Viene previsto, inoltre, l’aumento dell’importo   massimo di spesa detraibile da 48.000 a 96.000 euro.

Spese per la riqualificazione energetica degli edifici

Viene prevista, a partire dal 01.01.2013, la riconferma   della “detrazione maggiorata” per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici. La misura   dell’agevolazione in parola, però, scende dal 55% al 50%. Le spese che danno   diritto alla detrazione sono quelle sostenute dai contribuenti a partire dal   01.01.2012 fino al 30.06.2013.Ricordiamo che:

  • per tutto il 2012 rimane applicabile lo sgravio   del 55%;
  • in assenza della nuova previsione, a partire dal   2013 sarebbero divenute applicabili le disposizioni introdotte dalla manovra   Monti, secondo cui gli interventi di riqualificazione sarebbero stati   ricondotti all’ambito di applicazione dell’articolo 16 bis TUIR, con   conseguente riduzione dell’agevolazione dal 55% al 36%.
 

Bonus per l’assunzione dei giovani qualificati

Il credito di imposta per il finanziamento della   ricerca e dello sviluppo nelle imprese, secondo quanto previsto dalle nuove   disposizioni del DL in commento, diventerà un bonus per l’assunzione di   giovani qualificati. Le agevolazioni verranno contese tramite il meccanismo   del click day.Il contributo è pari al 35% del costo aziendale   per le nuove assunzioni a tempo indeterminato e verrà fruito nella forma di   credito d’imposta con un tetto massimo di 200 mila euro per ciascuna impresa.Per beneficiare dell’agevolazione i giovani   dovranno essere in possesso di un dottorato di ricerca universitario   conseguito presso una università italiana o estera se riconosciuta   equipollente in base alla legislazione vigente in materia. Viene previsto, inoltre, il finanziamento del   costo per le assunzioni a tempo indeterminato di personale di età non   superiore ai 30 anni in possesso di laurea magistrale in discipline di ambito   tecnico o scientifico.Il credito d’imposta è riservato:

  • esclusivamente alle assunzioni di personale in   possesso dei titoli accademici da non più di sei mesi;
  • al personale che non svolge attività retribuita   da almeno sei mesi.

Evidenziamo, inoltre, che:

  • non vengono previsti particolari limiti minimi   di spesa per poter accedere al beneficio;
  • il bonus spetta a tutte le imprese,   indipendentemente dalla forma giuridica, dalle dimensioni aziendali, dal   settore economico in cui operano, nonché dal regime contabile adottato.

Il diritto a fruire del credito d’imposta decade   se, il numero complessivo dei dipendenti, è inferiore o pari a quello   indicato nel bilancio presentato nel periodo di imposta precedente   all’applicazione del beneficio fiscale, nonché se i posti di lavoro creati   non sono conservati per un periodo minimo di tre anni, ovvero di due anni nel  caso delle piccole e medie imprese.

Nuovi interventi per il rilancio   dell’economia

Piano nazionale per le città

Si intende stanziare 225 milioni di euro per la   riqualificazione delle zone urbane attraverso la costruzione di scuole, parcheggi   e alloggi. Il ministero delle   infrastrutture coordinerà gli interventi che le amministrazioni interessate   vorranno effettuare, determinando, inoltre, le tipologie di interventi da   realizzare.
Nuove costruzioni e IVA

Vengono ulteriormente modificate (dopo   l’introduzione di correttivi ad opera del DL liberalizzazioni) le disposizioni   in materia di tassazione delle nuove costruzioni.In base alla disciplina vigente, ricordiamo, che   la cessione del fabbricato abitativo, posta in essere dopo i 5 anni   dall’ultimazione dei lavori di costruzione o di ristrutturazione, è esente da   IVA, con la conseguenza che l’impresa vede ridotto il suo diritto generale alla detrazione dell’IVA nell’anno in cui effettua la vendita esente ed, in più,   deve restituire l’IVA già detratta durante la fase di costruzione   dell’immobile.Con il DL n. 1/2012 il legislatore ha introdotto   alcune disposizioni volte a riformare la disciplina IVA sulla cessione degli   immobili e delle locazioni. Nel   dettaglio, le modifiche apportate dal DL liberalizzazioni prevedono che:

  • per quanto riguarda le locazioni di immobili   abitativi, in base al nuovo disposto dell’art. 10 co. 1 n. 8) del DPR 633/72 (così come risulta a seguito delle   modifiche apportate dal DL liberalizzazioni) il locatore può sfuggire al regime generale di   esenzione da IVA, optando per   l’imposizione, ma solamente in presenza dei seguenti requisiti: la locazione   abbia ad oggetto fabbricati abitativi; la locazione ha durata non inferiore a   quattro anni; il contratto è effettuato in attuazione di piani di edilizia   residenziale convenzionata ovvero, riguardi    fabbricati di civile abitazione destinati ad alloggi sociali (definiti   dal DM 22 aprile 2008). A tali contratti di locazione, inoltre, l’IVA si   applica con l’aliquota del 10%, a norma del nuovo n. 127 duodevicies della   tabella A, parte terza, allegata al DPR 633/72;
  • per quanto riguarda le cessione di immobili   abitativi, il decreto sulle   liberalizzazioni, modificando l’art. 10 comma 1 n. 8-bis) del DPR 633/72,   dispone che siano imponibili ad IVA, oltre alle cessioni di immobili   abitativi operate dalle imprese costruttrici o ristrutturatrici entro 5 anni   dalla data di ultimazione della costruzione o dell’intervento, anche “le cessioni, per le quali nel relativo atto il cedente abbia espressamente   manifestato l’opzione per l’imposizione, di fabbricati di civile abitazione   locati per un periodo non inferiore a quattro anni in attuazione dei piani di   edilizia residenziale convenzionata ovvero destinati ad alloggi sociali”.

Con il DL sviluppo e crescita sostenibile viene eliminato   definitivamente il termine di 5 ani dalla costruzione superato il   quale le cessioni e le locazioni risultano esenti da IVA. Di conseguenza,   tutte le vendite e le locazioni effettuate direttamente dai costruttori   saranno sempre assoggettate ad IVA.

Restano, invece, esenti IVA le   cessioni di fabbricati abitativi effettuate dalle imprese diverse da quelle che lihanno costruiti o ristrutturati,   ivi comprese dunque le cessioni effettuate dalle imprese di mera rivendita   immobiliare. Per quanto concerne infine le cessioni   di fabbricati strumentali, il nuovo numero 8-ter) prevederà   l’imponibilità IVA “obbligatoria” per quelle effettuate dalle imprese che li   hanno costruiti o ristrutturati da meno di cinque anni e l’imponibilità IVA   “per opzione” per tutte le altre.

L’art. 9 del DL Sviluppo modifica anche la lett. a-bis) del comma 6   dell’art. 17 del DPR 633/1972, prevedendo che il regime del reverse charge,   in luogo della rivalsa in fattura, si applichi indistintamente a tutte le cessioni di   fabbricati abitativi e di fabbricati strumentali per i quali l’IVA risulti applicata per opzione, invece che   per regime naturale

IVA opzionale per la locazione di uffici e negozi

Secondo quanto previsto dal DL sviluppo e   crescita sostenibile, sugli affitti per i fabbricati strumentali per natura,   l’IVA diventerà oggetto di opzione: l’imposta si applica solamente se così   decide il locatore, altrimenti l’operazione sarà esente IVA.

A seguito dell’introduzione di tale opzione in   riferimento a tutte le locazioni di fabbricati strumentali per natura, il DL   prevede l’abrogazione delle due ipotesi di imponibilità obbligatoria, ovvero   la locazione ai privati e la locazione a soggetti passivi con diritto alla   detrazione non superiore al 25%.

Progetti di riconversione e riqualificazione produttiva

Vengono previsti aiuti per:

  • riqualificazione delle aree interessate;
  • formazione del capitale umano;
  • riconversione di aree industriali dismesse;
  • recupero ambientale e efficientamento energetico   dei siti;
  • realizzazione di infrastrutture strettamente   funzionali agli interventi.

SRL semplificate per tutti

Con il DL liberalizzazioni il governo ha   approvato, come noto, numerose disposizioni volte al rilancio dell’economia   italiana. Tra le altre cose, il governo tecnico ha previsto alcune   disposizioni volte a favorire l’avvio e l’esercizio di un’attività economica   d’impresa da parte dei giovani. Nel dettaglio, l’articolo 3 del DL   n. 1/2012 pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 19 del 24.01.2012 prevede la possibilità da parte dei soggetti con età   inferiore a 35 anni di istituire una SRL che possiamo definire   “semplificata”, con capitale minimo di un euro

Tali disposizioni, attualmente inapplicabili vista   la mancanza di un modello standard di atto costitutivo di SRL semplificata, saranno oggetto di un ulteriore   modifica da parte del governo, che con il DL sviluppo e crescita sostenibile   “allarga” l’ambito soggettivo di applicazione del nuovo istituto anche ai   soggetti che hanno già compiuto il trentacinquesimo anno di età.

Le SRL semplificate, pertanto, saranno   accessibili sia ai giovani che agli altri soggetti, ma con alcune   differenze:

  • ai giovani con età inferiore a 35 anni sono   riservate alcune agevolazioni che abbattono il costo di avvio della società, tra cui ricordiamo l’assistenza   notarile gratuita e l’esenzione delle imposte di bollo sull’atto costitutivo   e lo statuto;
  • gli altri   soggetti potranno accedere all’istituto senza beneficiare delle predette agevolazioni.

Viene prevista:

  • l’eliminazione del vincolo di cessione delle   quote ai soggetti con età inferiore a 35 anni;
  • l’introduzione dell’imputazione a riserva   obbligatoria del 25% dell’utile fino a quando la riserva e il capitale   sociale non raggiungono i 10.000 euro.

Ricorso al finanziamento da parte di società di piccole e medie   dimensioni

Viene ampliata l’opportunità di ricorso al   mercato del debito per le società non quotate, anche di media e piccola   dimensione (escluse le micro-imprese), mediante l’emissione di strumenti di   debito a breve termine (cambiali   finanziarie) e a medio-lungo termine (obbligazioni e titoli similari,   obbligazioni partecipative subordinate), con il supporto di “sponsor” che   assistono gli emittenti

Altre novità

 

Semplificazioni amministrative

Vengono snelliti gli interventi procedurali per   l’ottenimento dei permessi edilizi. In particolare, viene previsto che la   SCIA potrà essere sostituita da atti e pareri formali con autocertificazioni   di tecnici abilitati. Verranno   effettuate semplificazioni analoghe, inoltre, anche per gli interventi   interessati dalla dichiarazione di inizio attività.

Proroga SISTRI

Per consentire i necessari accertamenti sul   funzionamento del sistema di tracciabilità dei rifiuti (SISTRI), vengono sospesi   il termine di entrata in operatività del sistema (termine attualmente previsto a seguito di diverse proroghe   entro il 30.06.2012) per un   massimo di 12 mesi e i conseguenti adempimenti delle imprese.

Semplificazioni giudiziarie

Viene introdotto un filtro al secondo grado   delle cause civili, comprese le materie lavoro e locazioni. Viene prevista,   in particolare, l’inammissibilità dell’appello nel caso in cui il giudice non   valuti ragionevolmente fondato il gravame. Il Giudice, quindi, è chiamato ad   esprimersi in via preliminare alla trattazione del caso, con l’evidente scopo   di diminuire le spese giudiziarie nel caso in cui i motivi proposti alla base   dell’appello appaiano infondati. In tali casi, quindi, il giudizio del   magistrato anticipa il procedimento, con evidentissimi vantaggi per   l’amministrazione pubblica in termini di minori spese. Nel caso in cui l’appello sia inammissibile, è   ammesso il ricorso in Cassazione.

ESITO DELL’ESAME Appello ammissibile:alla decione di primo grado segue l’appello e successivamente il ricorso in Cassazione. Appello Inammissibile: respinto il gravame si può ricorrere in Cassazione.

Viene previsto, inoltre, che il giudice   liquiderà, a titolo di equa riparazione, una somma di denaro, non inferiore a   500 euro e non superiore a 1.500 euro, per ciascun anno, o frazione di anno   superiore a sei mesi, che eccede il termine ragionevole di durata del   processo (tre anni per il primo grado, due anni per il secondo grado, un anno   per il giudizio di legittimità).

Semplificazione per i contratti di rete

Per i contratti di rete vengono introdotte le   seguenti semplificazioni:

  • è possibile redigere il contratto oltre che con   atto pubblico e scrittura privata autenticata, anche con atto scritto, firmato   digitalmente a norma dell’art. 24, D.Lgs. n. 82/2005 “Codice   dell’Amministrazione digitale”;
  • viene consentito di fare un’unica iscrizione   della modifica presso il Registro delle imprese della camera di commercio   dell’impresa indicata nell’atto modificativo. Quest’ultimo provvede d’ufficio   a comunicarlo a tutti gli altri uffici presso i quali le imprese aderenti   alla rete sono iscritte.

Legge fallimentare e continuità aziendale

Vengono modificate le disposizioni sul   fallimento al fine di favorire la continuità aziendale. In particolare:

NOVITA’ IN MATERIA DI FALLIMENTO E CONTINUITA’ AZIENDALE

 

L’anticipazione della «protezione» del patrimonio   del debitore nelle more dell’utilizzo di uno strumento anticrisi (accordo o   concordato preventivo).
Possibilità di «conversione» di una proposta di   concordato preventivo in un accordo di ristrutturazione.
Salvaguardia della continuità aziendale con   autorizzazione a contrarre nuova finanza (prededucibile) e a effettuare   pagamenti in continuità a fornitori strategici.
Introduzione specifica del «concordato in   continuità» (con possibilità di partecipazione ad appalti pubblici e/o in   raggruppamenti temporanei d’impresa).
Sospensione della causa di scioglimento e degli   obblighi di reintegro delle perdite del capitale per la società che ricorre   al concordato o all’accordo di ristrutturazione.
Facoltà per il debitore di chiedere la pubblicazione   nel registro delle imprese del piano attestato di risanamento.

 

Il DL Sviluppo e crescita interviene sulla figura   dell’esperto attestatore, vale a dire il professionista designato dal   debitore e chiamato a «validare» lo strumento prescelto dal debitore per il   superamento della crisi (piano attestato, accordo di ristrutturazione e   concordato preventivo). Il decreto stabilisce che:

  • l’esperto attestatore deve essere un professionista   indipendente;
  • l’oggetto della relazione di attestazione deve   riguardare anche la veridicità dei dati aziendali sui quali si fondano il   piano e la proposta del debitore;
  • sussiste l’obbligo a carico del debitore di   accompagnare la proposta di concordato preventivo e la richiesta di omologa   di un accordo di ristrutturazione con un “piano   contenente la descrizione analitica delle modalità e dei tempi di adempimento   della proposta”;
  • con riferimento al concordato preventivo viene   stabilito che il debitore deve presentare una nuova attestazione nel solo   caso di modifiche sostanziali della proposta e del piano originari.

In riferimento alla responsabilità penale,   l’introduzione del nuovo articolo 236-bis Legge Fallimentare comporta   l’introduzione del reato di “falso in   attestazioni e relazioni”, che prevede pene detentive e pecuniarie a   carico dell’esperto che espone false e/o omette informazioni rilevanti   nell’ambito delle proprie attestazioni e/o dichiarazioni, con aggravanti   laddove il fatto sia stato commesso al fine di conseguire un ingiusto   profitto per se o per altri, ovvero siano derivati danni ai creditori.

Trasparenza dei versamenti ai privati

Viene introdotta l’obbligatorietà di   pubblicazione via internet della erogazione delle somme di qualunque genere   da parte della PA ad imprese ed altri soggetti economici.Nel dettaglio, viene prevista la pubblicazioneparte in caso di   concessione dei vantaggi economici di qualunque genere ad imprese ed altri   soggetti economici, di importo superiore a mille euro nel corso dell’anno.

Dal 1° gennaio 2013 la pubblicazione dei dati   sul sito internet costituisce condizione legale di efficacia del titolo   legittimante delle concessioni e delle agevolazioni

 

 

 

 

 Alla luce di quanto sopra, lo Studio resta a disposizione per ogni qualsivoglia chiarimento.

                                                 

 

 

Nuove misure per il credito alle PMI

Il 28 febbraio 2012 tra l’ABI e le Associazioni di rappresentanza delle imprese è stata firmata l’intesa “Nuove misure per il credito alle Pmi” (hanno partecipato alla sottoscrizione anche Corrado Passera, Ministro dello sviluppo economico, delle infrastrutture e dei trasporti, e Vittorio Grilli, Vice Ministro dell’economia e delle finanze). L’obiettivo dell’accordo è quello di assicurare la disponibilità di adeguate risorse finanziarie per le imprese che pur registrando tensioni presentano comunque prospettive economiche positive. Di qui l’azione per creare le condizioni per il superamento delle attuali situazioni di criticità. Gli interventi finanziari previsti per le imprese sono di 3 tipi: (i) operazioni di sospensione dei finanziamenti; (ii) operazioni di allungamento dei finanziamenti; (iii) operazioni per promuovere la ripresa e lo sviluppo delle attività. L’accordo fa seguito all’Avviso comune del 3 agosto 2009 e all’Accordo per il credito alle Pmi del 16 febbraio 2011. Alleghiamo al presente comunicato, l’accordo sottoscritto tra le parti ricordando che lo Studio Mainini & Associati collabora personalmente con le Associazioni di rappresentanza delle Imprese.

NUOVE MISURE PER IL CREDITO ALLE PMI

1. Premessa e obiettivi

  • L’economia italiana è entrata in una nuova fase recessiva. La domanda di consumi e di investimenti è in calo. Tale situazione si rileva particolarmente critica in quanto segue e si accompagna ad un periodo di forti tensioni sui mercati finanziari ed in particolare dei mercati del debito sovrano. Inoltre, questa fase recessiva si manifesta dopo un breve lasso temporale rispetto alla recessione che si è registrata nel biennio 2008-2009.
  • Il negativo andamento della domanda aggregata incide in misura rilevante sulla struttura produttiva del nostro Paese e nello specifico sulle Piccole e Medie Imprese, asse portante della nostra economia .
  • In tale contesto, si creano forti tensioni nella gestione finanziaria delle imprese e si generano difficoltà sia nel rispetto delle scadenze di rimborso dei prestiti bancari già contratti sia nell’acceso a nuove forme di finanziameno.
  • E’ fondamentale, proprio in questo momento, assicurare la disponibilità di adeguae risorse finanziarie nei confronti delle imprese che pur registrando tensioni presentano comunque prospettive economiche positive. L’obiettivo è quello di creare le condizioni per il superamento delle attuali situazioni di criticità ed una maggior facilità nel traghettere le imprese verso un’auspicata inversione del ciclo economico.
  • Il Parlamento ha impegnato il Governo, ed in particolare il Ministero dell’Economia e delle Finanze e il Ministero dello Sviluppo Economico, a sollecitare la rappresentanza del settore bancario a trovare soluzioni condivise con le rappresentanze degli altri settori produttivi per individuare una serie di misure volte a rafforzare l’afflusso di credito alla piccole e medie imprese sane.

2. Interventi finanziari a favore delle imprese

Per realizzare il suddetto obiettivo, l’accordo identifica i seguenti interventi finanziari:

A. Operazioni di sospensione dei finanziamenti

  1. Operazione di sospensione per 12 mesi del pagamento della quota capitale delle rate dei finanziamenti a medio-lungo termine (di seguito “mutui”) anche se agevolati o perfezionati tramite il rilascio di cambiali.
  2. Operazioni di sospensione per 12 mesi ovvero per 6 mesi del pagamento della quota capitale implicita nei canoni di operazioni di leasing rispettivamente “immobiliare” ovvero “mobiliare”.

B. Operazioni di allungamento dei finanziamenti

3.Operazioni di allungamento della durata dei mutui.

4.Operazioni di allungamento a 270 giorni delle scadenze del credito a breve termine per sostenere le esigenze di cassa, con riferimento alle operazioni di anticipazione su crediti certi ed esigibili.

5.Operazioni di allungamento per un massimo di 120 giorni delle scadenze del credito agrario di conduzione ex art. 43 del TUB, perfezionato con o senza cambiali.

c. Operazioni volte a promuovere la ripresa e lo sviluppo delle attività

6.Operazioni di finanziamento connesse ad aumenti dei mezzi propri realizzati dall’impresa.

2.a Operazioni di sospensione dei finanziamenti

  • Sono ammissibili alla richiesta di sospensiva del pagamanto, le rate (per la parte di quota capitale) dei mutui e delle operazioni di leasing finanziario che: 1. risultino in essere alla data della firma del presente accordo e,2. non abbiano fruito di analogo beneficio ai sensi dell’Avviso Comune per la sospensione dei debiti delle PMI del 3 agosto 2009 (di seguito “avviso Comune”) o del presente accordo.
  • Sono ammissibili alla richiesta di sospensiva anche i mutui assistiti da contributo pubblico in conto capitale e/o interessi qualora: 1) l’ente che eroga l’agevolazione abbia deliberato l’ammissibilità dell’operazione con riferimento alla specifica norma agevolativa, segnalandolo al Ministero dell’Economia e delle Finanze, che provvederà a pubblicarlo sul proprio sito internet e, 2) a seguito dell’operazione di sospensione, il piano originario di erogazione dei contributi pubblici non debba essere modificato.
  • Ai fini delle operazioni di sospensione di cui al presente 2.A, le rate devono essere in scadenza o già scadute (non pagate o pagate solo parzialmente) da non più di 90 giorni alla data di presentazione della domanda.
  • Le operazioni di sospensione determinano la translazione del piano di ammortamento per un periodo analogo e gli interessi sul capitale sospeso sono corrisposti alle scadenze originarie

 2.b Operazioni di allungamento dei finanziamenti

  • Sono ammissibili alla richiesta di allungamento, i mutui che: i)risultino in essere alla data della firma del presente accordo e; ii) non abbiano fruito di analogo beneficio ai sensi dell’Accordo per il credito alle PMI del 16 febbraio 2011.
  • Il periodo massimo di allungamento dei mutui è pari al 100% della durata residua del piano di ammortamento. In ogni caso, il periodo di allungamento non sarà superiore a 2 anni per i mutui chirografari e a 3 anni per quelli ipotecari.
  • Sono ammissibili alla richiesta di allungamento anche i mutui che abbiano beneficiato della sospensione prevista dall’Avviso Comune ovvero dal punto A.1 del presente accordo: in tal caso, l’impresa potrà richiedere l’allungamento solo al termine del periodo di sospensione.
  • Le operazioni di allungamento fino ad un massimo di 270 giorni delle anticipazioni su crediti potranno essere richieste in relazione agli insoluti di pagamento che l’impresa ha registrato sui crediti anticipati dalla banca.
  • Sono ammissibili alla richiesta di allungamento anche i finanziamenti assistiti da contributo pubblico in conto capitale e/o interessi qualora: i) l’ente che eroga l’agevolazione abbia deliberato l’ammissibilità dell’operazione con riferimento alla specifica norma agevolativa, segnalandolo al Ministero dell’Economia e delle Finanze, che provvederà a pubblicarlo sul proprio sito internet e; ii) a seguito dell’operazione di allungamento, il piano originario di erogazione dei contributi non debba essere modificato.

 2.c Operazioni svolte a promuovere la ripresa e lo sviluppo delle attività

  • Anche alla luce delle agevolazioni fiscali previste dal decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 per le imprese che avviano processi di rafforzamento patrimoniale, le banche adernti si impegnano a concedere alle imprese costituite in forma di società di capitali (inclusa la forma cooperativa), un finanziamento proporzionale all’aumento dei mezzi propri realizzati dall’impresa e comunque se tali aumenti siano rilevanti ai fini delle agevolazioni fiscali di cui al citato decreto legge.

3. Imprese beneficiarie

  • Possono beneficiare degli interventi previsti dal paragrafo 2 del presente accordo le piccole e medie imprese operanti in Italia, così come definite dalla normativa comunitaria, appartenenti a tutti i settori.
  • Le PMI, al momento di presentazione della domanda, non devono avere posizioni debitorie classificate dalla banca o dall’intermediario finanziario vigilato (d’ora in poi banca) come “sofferenze”, “partite incagliate”, “esposizioni ristrutturate” o “esposizioni scadute/sconfinanti” da oltre 90 giorni, nè procedure esecutive in corso (imprese in bonis).

4. Condizioni di realizzazione delle operazioni

  • Alle PMI non saranno addebitate spese e altri oneri aggiuntivi rispetto a quelli eventualmente sostenuti dalla banca nei confronti di terzi ai fini della realizzazione delle operazioni di sospensione o allungamento, e dei quali la stessa banca si impegna a dare adeguata evidenza.
  • Sono realizzate allo stesso tasso di interesse previsto dal contratto originario le operazioni di cui al punto A e ai punto B.4 e B.5, nonchè le operazioni di cui ai punti B.3 il cui piano residuo di ammortamento, comprensivo del periodo di allungamento, non risulti superiore a 3 anni oppure qualora l’operazione fruisca della copertura del Fondo di Garanzia per le PMI o del Fondo ISMEA, per una quota di finanziamento giudicata sufficiente dalla banca.
  • Qualora il finanziamento originario sia assistitio da garanzie, l’estensione delle stesse per il periodo di ammortamento aggiuntivo, è condizione necessaria ai fini della realizzazione dell’operazione.
  • Le operazioni di cui al paragrafo 2 sono realizzate di norma senza la richiesta di garanzie aggiuntive, a meno che queste non sono funzionali alla relaizzazione dell’operazione a condizioni economiche più cantaggiose per l’impresa.
  • Nel caso del leasing, verrà coerentemente postergato anche l’esercizio di opzione di riscatto.
  • Nel caso di finanziamenti che non beneficiano della garanzia del Fondo di Garanzia per le PMI o del Fondo ISMEA, tale copertura potrà essere acquisita in relazione alla sola parte aggiuntiva di piano di ammortamento che si realizza a seguito dell’operazioni di allungamento.

5. Istruttoria delle domande

  • Le operazioni di cui al paragrafo 2 saranno impostate su base individuale dalle banche che aderiscono all’iniziativa senza alcuna forma di automatismo nella concessione del credito o realizzazione dell’intervento.
  • Nell’effettuare l’istruttoria, le banche si attengono al principio di sana e prudente gestione, nel rispetto delle proprie procedure e ferma restando la loro autonoma valutazione.
  • Le imprese richiedenti gli interventi si impegnano a comunicare le eventuali informazioni di tipo economico, finanziario, patrimoniale od organizzativo richieste dalle banche anche al fine di consentire la verifica della loro capacità di continuità aziendale.
  • Le banche si impegnano a fornire una risposta di norma entro 30 gg lavorativi dalla presentazione della domanda o delle informazioni aggiuntive eventualmente richieste dalla banca.
  • Per le imprese che alla data della presentazione della domanda sono classificate “in bonis” e che no hanno ritardati pagamenti, la richieta di realizzazione delle operazioni di cui ai punti A1, A2, B.4 e B.5 si intende ammessa dalla banca, salvo esplicito rifiuto

6. Validità dell’accordo

  • Le banche che intendono aderire al presente accordo, lo comunicano all’ABI mediante un apposito modulo, impegnandosi a renderlo operativo entro 30 gg lavorativi dalla data di adesione.
  • L’accordo ha validità per le operazioni con caratteristiche pari a quelle descritte in favore dell’impresa. Resta fermo che la banca aderente può comunque offrire condizioni migliorative rispetto a quelle previste dall’accordo.
  • Le richieste  per l’attivazione degli strumenti descritti nel presente accordo dovranno essere presentate dalle imprese entro il 31 dicembre 2012, utilizzando il modulo predisposto dalle singole banche sulla base del modello che sarà elaborato dall’ABI. Le domande di allungamento dei mutui (ai sensi del punto B.3) che, a tale data, dovessero trovarsi ancora in fase di sospensione (ai sensi dei punto A.1) potranno essere presentate entro il 30 giugno 2013.
  • Al fine di favorire la partecipazione delle banche, l’ABI si impegna a promuovere l’iniziativa presso i propri associati e a fornire alle Associazioni delle Imprese adeguata informazione circa le banche aderenti.

7. Ulteriori impegni delle parti

  • Le Parti si impegnano a predisporre un meccanismo di monitoraggio relativo alla tipologia di imprese beneficiarie delle operazioni qui descritte, al volume e alle caratteristiche delle operazioni stesse, con la pubblicazione periodica dei risultati sui siti istituzionali dei Ministeri.
  • Le parti firmatarie si impegnano a concordare eventuali interventi per facilitare l’implementazione delle iniziative previste dal presente accordo, anche con riferimento alle altre misure che saranno oggetto di valutazione. Tutto ciò ad integrazione di quanto già previsto al punto 9 dell’Avviso Comune sottoscritto il 3 agosto 2009.
  • Al fine di consentire che le operazioni di cui al presente accordo, previa valutazione della banca, possano fruire, per il periodo di ammortamento aggiuntivo, delle coperture del Fondo di Garanzia per le PMI, ovvero del Fondo ISMEA, le parti firmatarie si impegnano a proporre al Comitati di Gestione del Fondo di Garanzia per le PMI ed alla Società gestione fondi per l’agroalimentare (SGFA) soluzioni operative che tengano conto delle finalità complessive del presente accordo in coerenza con il principio di salvaguardia delle risorse degli stessi fondi. Tali soluzioni operative hanno validità temporanea legata all’operatività dell’accordo.
  • Le parti firmatarie si impegnano a definire accordi, nel corso dei prossimi due mesi, per misure volte a:
  1. favorire il finanziamento del capitale circolante connesso alla relaizzaizone di nuovi ordini ovvero favorire progetti di investimento e il consolidamento delle passività finanziarie;
  2. agevolare un rapido smobilizzo dei crediti vantati nei confronti della Pubblica Amministrazione rendendo operativi meccanismi che consentono di certificare i crediti in modo da qualificarli certi ed esigibili;
  3. valorizzare il ruolo di Confidi e fondi pubblici di garanzia ai fini di un ampliamento delle possibilità di accesso al credito da parte dell PMI.

Roma, 28 febbraio 2012 Ministero dell’Economia e delle Finanze; Ministero dello Sviluppo Economico, Associazione Bancaria Italiana, Legacoop; Confcooperative, AGCI riunite in
Alleanza delle Cooperative Italiane, Assoconfidi, CIA, CLAAI, Coldiretti, Confagricoltura, Confapi, Confedilizia, Confetra, Confindustria, Cna, Confartigianato, Confesercenti, Confcommercio, Casartigiani riunite in Rete Imprese Italia

Responsabilità civile della Federazione Italiana Giuoco Calcio per decesso

In tema di responsabilità civile della Federazione Italiana Gioco Calcio per decesso, a causa di una malformazione cardiaca non diagnosticata, di un calciatore dilettante al quale era stato rilasciato un certificato di idoneità a praticare attività sportiva.

Fatto
OSSERVA
Con sentenza emessa in data 10/10/2005, il Tribunale in composizione monocratica di Vigevano condannava alla pena ritenuta di giustizia il Dott. R.L., ritenendolo colpevole del reato di omicidio colposo (art. 589 c.p.), ascrittogli per avere omesso – nella qualità di medico specialista dell’apparato cardiovascolare, legato da rapporto di collaborazione al Centro di medicina sportiva “Nuova Decathlon” s.r.l., con sede in (OMISSIS) – di compiere, per mezzo di più approfonditi accertamenti strumentali, quale l’ecocardiogramma, la diagnosi della “cardio – miopatia ipertrofica”, di cui era affetto il quattordicenne Ri.Em., e così, per colpa professionale riferibile a negligenza e ad imperizia, provocato il decesso del predetto ragazzo, verificatosi il (OMISSIS) nel corso di una partita di calcio svoltasi tra la “U.S. Viscontini” di (OMISSIS), ove come calciatore dilettante militava, e la locale “Pro Vigevano”. Dagli accertamenti compiuti dal giudice di primo grado emergeva quanto segue. Il ragazzo, a partire dal (OMISSIS), si era sottoposto a visite medico – sportive presso il nominato Centro di medicina dello sport, l’ultima delle quali era avvenuta il (OMISSIS).
All’esito dell’inadeguata lettura e valutazione da parte del Dott. R. dei tracciati degli elettrocardiogrammi eseguiti in tale occasione dal Ri. a riposo e sotto sforzo, a quest’ultimo era stato rilasciato dal responsabile di quel Centro, Dott. B. F., un certificato di idoneità a praticare attività sportiva, cui era seguito il tesseramento, su richiesta del giovane calciatore, presso la “Federazione Italiana Giuoco Calcio” (F.I.G.C.).
La morte del giovane era intervenuta improvvisamente nel corso della predetta partita di calcio e la causa di essa era stata dai periti – settori individuata nella cardio – miopatia ipertrofica, ritenuta una delle ragioni più ineludibili dell’inidoneità all’attività sportiva, la puntuale diagnosi della quale affezione sarebbe stato possibile, secondo i periti, raggiungere da parte del cardiologo Dott. R. con l’uso, doverosamente esigibile, della media diligenza e perizia medica, conseguendone in tal caso l’impedimento, o quanto meno il ritardo, della morte improvvisa del calciatore.
La condotta del Dott. R., connotata dai detti profili di colpa, era ritenuta, quindi, legata eziologicamente all’evento mortale, sicchè di questo evento l’imputato era dal primo giudice dichiarato responsabile penalmente, con condanna alla pena condizionalmente sospesa di mesi 4 di reclusione, nonchè, in solido con i responsabili civili “Nuova Decathlon” e “F.I.G.C.”, al risarcimento dei danni e al pagamento di una provvisionale immediatamente esecutiva in favore delle parti civili costituite.
I responsabili civili erano ritenuti, per la parte risarcitoria, obbligati a tenere indenni i danneggiati, per il fatto illecito causato colposamente dal Dott. R., per le seguenti ragioni.
In riferimento alla posizione della “Nuova Decathlon” s.r.l., in quanto il Dott. R. era stato incaricato da tale Centro di medicina dello sport di valutare, sotto l’aspetto cardiologico, l’idoneità all’attività sportiva del giovane calciatore e, pertanto, del fatto illecito, dannoso per i terzi, doveva rispondere indirettamente anche il soggetto che aveva conferito l’incarico all’autore diretto del fatto, potendosi ravvisare a carico della società preponente una “culpa in vigilando”. Da tali premesse conseguiva, per il giudice di primo grado, la responsabilità indiretta della predetta società sotto il profilo extracontrattuale ex art. 2049 c.c. per il fatto del preposto, ed, in aggiunta, quella sotto il profilo contrattuale ex art. 1228 c.c., in forza dell’obbligo del debitore che si avvalga, nell’adempimento dell’obbligazione, dell’opera di terzi ausiliari, di rispondere anche dei fatti colposi di costoro.
In riferimento, poi, alla posizione della F.I.G.C., la responsabilità indiretta di essa per il fatto illecito dell’autore diretto di esso era affermata perchè, avendo deciso di avvalersi – ai fini della tutela medico – sportiva degli atleti dilettanti che intendessero accedere al tesseramento – delle prestazioni rese da medici esterni alla sua struttura societaria e, quindi, di accettare, facendola propria, la certificazione di idoneità all’attività sportiva rilasciata da essi, tale Federazione non poteva ritenersi esonerata dall’obbligo della tutela medico – sportiva, facente parte integrante del precipuo scopo del suo Statuto, ma, al contrario, doveva rispondere ex art. 2049 c.c. del fatto illecito colposo addebitabile al preposto a quella prestazione, così come ne doveva rispondere ex art. 1228 c.c., costituendo il fatto illecito dell’ausiliario, dannoso per i terzi, una fattispecie di inadempimento contrattuale, ad essa imputabile, rispetto all’obbligazione di tutela medicosportiva assunta nei confronti dell’atleta dilettante da tesserare.
Decidendo sull’appello proposto dall’imputato e dai responsabili civili, la Corte di Appello di Milano riteneva, con sentenza resa in data 13/2/2007, di confermarla integralmente. Avverso tale decisione propongono, ora, ricorso per cassazione soltanto i responsabili civili.

La “Nuova Decathlon s.r.l.” deduce i seguenti motivi:
— Violazione di legge e connesso difetto di motivazione, per avere i giudici di merito affermato la responsabilità penale del Dott. R. per colpa professionale riferita a negligenza e imperizia, senza però tenere conto che il cardiologo, neh” emettere il giudizio di idoneità specifica a praticare lo sport del calcio nei confronti del quattordicenne Ri., aveva rispettato i protocolli specialistici del settore, sicchè sarebbe erroneo addebitargli l’errore diagnostico, questo trovando giustificazione nella complessità e difficoltà della diagnosi di una patologia non conclamata.
– Difetto di motivazione, per non avere i giudici di merito tenuto conto del lungo lasso di tempo intercorso (10 mesi circa) tra la visita medica effettuata dal Dott. R. ed il decesso del ragazzo, durante il quale è naturale che possa essere avvenuto un significativo cambiamento delle condizioni di salute del predetto durante il divenire dell’età pre – adoscenziale. Se di tale fattore si fosse tenuto conto, l’attenzione dei giudici avrebbe dovuto dirigersi, piuttosto, verso le modalità dei soccorsi prestati al giovane calciatore al momento dell’insorgenza del malore sul campo di calcio.
– Illegittimità della condanna quale responsabile civile della “Nuova Decathlon”, in quanto la società, avvalendosi dell’opera del Dott. R. – scelto per la sua indubbia affidabilità di cardiologo – non avrebbe dovuto essere chiamata a rispondere civilmente del suo eventuale errore diagnostico, non avendo poteri di vigilanza sull’operato di un professionista che, come collaboratore della società predetta, prestava, in piena autonomia, la sua opera intellettuale su problemi tecnici di natura medico – specialistica.

La “Federazione Italiana Giuoco Calcio”, dal canto suo, deduce i seguenti motivi:
– Difetto logico della motivazione, in quanto la Federcalcio, non potendo svolgere poteri di direzione e di controllo sull’operato del personale medico che compia valutazioni tecnico – sanitarie nell’ambito di rapporti di collaborazione con i presidi sanitari, ai quali la legge demanda il compito di rilasciare certificati di idoneità sanitaria all’esercizio di attività sportiva, non avrebbe potuto essere chiamata a rispondere civilmente dei danni riferibili all’operato di terzi professionisti, che quelle valutazioni compiono in piena autonomia decisionale.
– Difetto logico di motivazione, in quanto non v’è prova che la Federcalcio abbia rilasciato una delega, ai fini del rilascio dei certificati di idoneità sanitaria, al Centro di medicina sportiva “Nuova Decathlon”, all’interno del quale prestava la sua opera professionale il Dott. R., posto che al quel Centro si era rivolto, ai quei fini, il ragazzo aspirante al rilascio della tessera della F.I.G.C..
– Prendendo le mosse da tale circostanza, si deduce altro vizio della motivazione in relazione alla affermata responsabilità civile ex art. 2049 c.c., da ritenersi incongruamente richiamata dai giudici di merito, in quanto essa, in ipotesi, concerne la responsabilità dei padroni e dei committenti per i fatti illeciti compiuti dai loro domestici e commessi nell’esercizio delle incombenze cui essi sono adibiti, ma, nella fattispecie, sarebbe assente il potere di direzione e vigilanza che spetterebbe al padrone delegante, ovverosia alla Federcalcio.
– Vizio della motivazione in relazione ritenuta responsabilità contrattuale ex art. 1228 c.c., in quanto, se è corretto dire che alla Federcalcio spetta il potere di ammissione al tesseramento dei calciatori, ai quali per norma statutaria deve assicurare la tutela medicosportiva, non è, invece, razionale sostenere che l’accertamento dell’idoneità fisica di un aspirante al tesseramento competa alla Federcalcio, quando per legge tale accertamento sanitario è assegnato ad altri presidi sanitari e al personale medico – sportivo ivi operante, non legati, come il cardiologo di fiducia della “Nuova Decathlon”, da alcun vincolo contrattuale alla Federcalcio.
Erronea applicazione delle norme processuali penali, in quanto la nullità della notificazione della citazione come responsabile civile della Federcalcio, derivante dalla mancata indicazione, nell’avviso di ricevimento della raccomandata, del motivo della mancata consegna del plico, avrebbe comportato la mancata partecipazione al giudizio di primo grado della Federcalcio e, per riflesso, la nullità della sentenza di primo e di secondo grado, la quale ultima avrebbe, invece, erroneamente disatteso la relativa eccezione proposta dalla Federazione in seno ai “motivi nuovi” di appello. Secondo la Federcalcio, erroneamente i giudici di secondo grado hanno inquadrato la nullità eccepita nell’ambito delle nullità “a regime intermedio”, come tale soggiacente alla disciplina della sanatoria, in quanto il riferimento al decreto di citazione del responsabile civile avanti al Tribunale e alla sua notifica avvenuta in data 28/2/2004, contenuto nella procura speciale rilasciata al difensore dal legale rappresentante della F.I.G.C. al fine di impugnare la sentenza di primo grado, non avrebbe il valore di “attestazione” della regolarità della notifica attribuitogli dai giudici dell’appello, così venendo meno la dimostrazione di implicita accettazione degli effetti dell’atto, alla quale i medesimi giudici hanno ancorato l’erroneo convincimento che, a causa di quella accettazione, sia, in ogni caso, intervenuta la sanatoria di ogni irregolarità della vocatio in ius del responsabile civile.
I ricorsi dei responsabili civili non meritano accoglimento.
Preliminarmente va trattata la doglianza relativa alla nullità, per asserita mancata notifica alla F.I.G.C., della citazione quale responsabile civile nel processo di primo grado. Giova in proposito premettere un breve excursus degli eventi.
Con decreto del 25/2/2004, il Giudice del Tribunale di Vigevano accoglieva, nella fase prodromica al dibattimento di primo grado, la richiesta delle costituite parti civili di citare quale responsabile civile la F.I.G.C. e tale decreto era notificato, a cura delle suddette parti civili, presso  sede legale in Roma di detta Federazione.
A fronte della cartolina della raccomandata, certificante la “compiuta giacenza” del plico inoltrato dagli ufficiali giudiziari per via postale il 28/2/2004, il giudice del dibattimento di primo grado, ritenuta la ritualità della citazione, dichiarava la F.I.G.C. contumace e tale, la stessa, è rimasta per tutto il dibattimento di primo grado.
Avverso la sentenza di primo grado che condannava, tra l’altro, la F.I.G.C. al risarcimento dei danni in favore delle parti civili, tale Federazione depositava in data 24/2/2006 atto di appello, in calce al quale era apposta procura speciale ex art. 100 c.p.p., con la quale veniva conferita espressamente all’avv. Tito Lucrezio Milella, oltre al mandato quale difensore, il potere di costituirsi in giudizio nell’interesse della F.I.G.C., “citata con decreto del Tribunale Penale monocratico di Vigevano del 25/2/2004, notificato in data 28/2/2004, quale responsabile civile nel procedimento  R.G.N.R. n. 1742/01 contro il Dott. R.L.”.
Nell’atto di appello così proposto, non v’era alcun accenno a presunte irregolarità di carattere formale verificatesi nelle fasi antecedenti al giudizio e solo in una nota, depositata all’udienza camerale del 25/9/2006, la F.I.G.C., per mezzo del difensore, evidenziava il verificarsi di una irregolarità nella citazione, quale responsabile civile, per il primo grado di giudizio.
Solo successivamente, in data 25/1/2007, la F.I.G.C. denunciava ufficialmente con “motivi aggiunti” detta irregolarità, ma l’eccezione di nullità della vocatio in ius e di tutti gli atti conseguenti è stata rigettata dalla Corte di Appello di Milano.
La statuizione di rigetto è stata giustificata dalla Corte territoriale, rilevando che l’eccezione di nullità, rientrando nel regime delle nullità cd. intermedie, era stata sollevata in un momento di gran lunga successivo alla costituzione della F.I.G.C. nel processo di appello come parte eventuale, con la conseguenza che ogni eventuale irritualità doveva considerarsi sanata dalla prestata acquiescenza del responsabile civile agli effetti dell’atto, asseritamente nullo.
Tanto premesso, la F.I.G.C. lamenta in questa sede l’erronea applicazione del regime delle sanatorie, disciplinato dagli artt. 183 e 184 c.p.p..
Sul punto, si osserva che correttamente è stata ritenuta sanata ex art. 183 c.p.p. l’irregolarità della citazione della F.I.G.C., in quanto con l’atto di appello detta Federazione si è costituita come responsabile civile senza denunciare la irregolarità, così autorizzando la conclusione che il comportamento processuale di tale parte sia stato equivalente alla sua acquiescenza agli effetti dell’atto irregolare, estinguendo anche il potere di invalidazione ex officio del giudice.
Ciò, tanto più che, come è stato accertato in sede di merito, il legale rappresentante della Federcalcio aveva espressamente dichiarato, in seno alla procura speciale conferita al difensore per l’atto di appello, che il decreto di citazione innanzi al Tribunale era stato nei suoi confronti notificato in data 28/2/2004, in tal modo avvalorando la suesposta conclusione.
All’obiezione difensiva che, con il rilascio della procura speciale, il legale rappresentante della Federcalcio non poteva aver prestato alcuna acquiescenza all’atto viziato, non avendone avuto conoscenza, è agevole replicare, innanzitutto, come sia incomprensibile che quel soggetto possa non avere avuto conoscenza della irregolarità di un atto asseritamente non notificatogli, quando invece non è sfuggito al medesimo persino la data dell’avvenuta notifica del decreto di citazione, tant’è che l’ha indicata specificamente nella procura, rilasciata per impugnare la sentenza di primo grado; in secondo luogo, come sia, comunque, insostenibile l’indimostrata tesi che gli sia potuto sfuggire detta conoscenza, posto che, inerendo l’irregolarità alla mancata conoscenza ab origine dell’esistenza del processo relativo alla morte di un calciatore tesserato con la Federcalcio, di tale conoscenza, invece, il legale rappresentante, in quanto direttamente interessato, non poteva non avere avuto conoscenza (non foss’altro, per l’ampia risonanza che nei mezzi di informazione locali e nazionali era stata data al processo medesimo), mettendolo così nelle condizioni di decidere se intervenire o meno, nel corso del dibattimento di primo grado, per la tutela dei suoi interessi, ivi compresa l’iniziativa di paralizzare sin dall’inizio le pretese avversarie per mezzo di una tempestiva eccezione di nullità della sua vocatio in ius. Anche sotto il profilo della sanatoria ex art. 184 c.p.p., la motivazione apprestata dai giudici di merito si palesa corretta ed esente dalle censure proposte, posto che la decisione della Federcalcio di costituirsi, quale responsabile civile, con la presentazione dell’atto di appello contro la sentenza del Tribunale di Vigevano, ha comportato il suo ingresso a tutti gli effetti nel rapporto processuale, con la conseguenza che la sua comparizione, realizzatasi formalmente con la presentazione dei motivi di appello, senza che sia stato sollevato alcun rilievo sulla regolarità della citazione e della relativa notificazione, hafinito per sanare la nullità, che solo tardivamente è stata dedotta.
Nella situazione così delineata, di assenza, nel primo atto di costituzione in giudizio, di una formale dichiarazione che la comparizione in giudizio era determinata dal solo intento di far rilevare l’asserita irregolarità, è stata fatta correttamente applicazione della sanatoria anche ai sensi dell’art. 184 c.p.p., tenuto conto che l’atto, ancorchè per ipotesi viziato, ha raggiunto il suo scopo di portare in giudizio la parte privata e di metterla in condizione di parteciparvi: vale a dire, di attivare il rapporto processuale.
Nè può attribuirsi pregio alla tesi difensiva, secondo cui la comparizione della parte interessata non potrebbe comunque sanare l’atto viziato, in quanto non potrebbe essere raggiunto lo scopo che al quale la citazione era preordinata, ovverosia la partecipazione della Federcalcio al giudizio di primo grado.
Trattasi di tesi infondata, che non tiene conto che scopo dell’atto di citazione, emesso ex art. 83 c.p.p., è solo quello di consentire al terzo di partecipare al giudizio quando e nella fase da lui ritenuta più opportuna, senza che con ciò venga vulnerata l’idoneità del decreto di citazione al raggiungimento dello scopo al quale è preordinato.

La Federcalcio ha scelto, nonostante la dichiarata conoscenza che il decreto di citazione nei suoi confronti era stato “notificato in data 28/2/2004”, di non prendere parte al processo di primo grado; ha, a conclusione di esso, poi deciso di presentare impugnazione, costituendosi per il giudizio di appello, ma svolgendo doglianze di puro merito; ha, solo successivamente deciso di rilevare, con motivi aggiunti, un’asserita irregolarità della citazione al giudizio di primo grado. In conclusione, quand’anche tale irritualità integri una nullità, è pacifico che la Federcalcio ha sanato ogni e qualsivoglia vizio di nullità relativa a regime intermedio, qual è quella dedotta, e la Corte di Appello di Milano bene ha fatto a prendere atto dell’intervenuta sanatoria ex artt. 183 e 184 c.p.p. ad opera della condotta della parte interessata e, quindi, a respingere la doglianza proposta, in ogni caso, tardivamente sul punto.
Va, ora, trattata la tematica introdotta, con i primi due motivi di ricorso, dalla “Nuova Decathlon”, con la quale si censura, sia pure ai fini delle conseguenze civili che ne conseguono, l’affermazione di responsabilità del Dott. R., contestando la coerenza logica e giuridica di detta affermazione, ritenuta viziata dall’omessa considerazione del rispetto dei protocolli specialistici da parte del cardiologo nel corso dell’accertamento delle condizioni di idoneità del giovane Ri. a praticare il giuoco del calcio, nonchè del tempo trascorso tra quell’accertamento e il malore che ne comportò il decesso.
Innanzitutto, si rileva che la Corte territoriale ha puntualmente indicato, nella sentenza impugnata, tutti gli elementi atti a dimostrare come la morte del giovane calciatore sia conseguita eziologicamente alla condotta colposa del Dott. R.. Essa, infatti, ha evidenziato che gli esami strumentali di primo livello, a cui era stato sottoposto il giovane, presentavano già una sospetta diversità tra il tracciato elettrocardiografico prima e dopo lo sforzo, che avrebbe dovuto, con l’impiego esigibile della media diligenza e perizia medica, comportare, non già la superficiale diagnosi che ha poi reso automatico il rilascio del certificato di idoneità a praticare il gioco del calcio, bensì l’effettuazione di esami di secondo livello e, tra questi, l’ecocardiogramma, dai quali sarebbe sicuramente emersa la patologia congenita del paziente e, quindi, tratta l’esatta diagnosi di “cardio – miopatia ipertrofica”, in forza della quale sarebbe stata evitata o ritardata, con ampio margine di probabilità, la morte del predetto, la quale invece, è avvenuta improvvisamente durante il rischioso cimento psico-fisico impiegato dal calciatore dilettante nella partita di pallone svoltasi il (OMISSIS) tra la “U.S. Viscontini” di (OMISSIS) e la locale “Pro Vigevano”.

In altri termini, è stato accertato dai giudici di merito che la morte improvvisa del Ri. poteva e doveva essere evitata con un diligente ed oculato comportamento professionale del Dott. R., onde quello tenuto dal predetto, nel caso concreto, si palesava, sotto il duplice profilo della negligenza e dell’imperizia, colposo ed eziologicamente incisivo sul determinismo dell’evento mortale, avendo consentito l’automatica ammissione senza riserve del giovane all’attività sportiva agonistica, incompatibile con la sua patologia congenita ed essendo, di contro, razionalmente altamente credibile che la sua morte sarebbe stata evitata, se non avesse giocato al calcio.
A fronte di tale apparato motivazionale, appaiono di nessun pregio le obiezioni difensive che si richiamano, per negare validità a quell’apparato, al rispetto dei protocolli di medicina dello sport da parte dell’imputato, oppure al tempo trascorso tra l’effettuazione degli insufficienti esami diagnostici e l’evento morte.
Su quest’ultimo punto, è agevole e persuasiva la replica, supportata dal parere tecnico dei periti medico – legali, che, essendo la patologia congenita, l’ipotesi della sua insorgenza durante l’indicato lasso temporale fosse senz’altro da escludere.
In riferimento al primo punto, si ritiene conforme al principio della esigibilità, nell’opera professionale del medico, della media diligenza e perizia, l’iter – logico che ha condotto i giudici di merito a valutare incongruente il richiamo, a mò di giustificazione, al rispetto dei protocolli, posto che questi danno al medico un’indicazione di base sulla quale deve, tuttavia, innestarsi un comportamento che sia corretto secondo scienza e coscienza, legittimando la conclusione che, in presenza di tracciati elettrocardiografici sospetti, era doveroso ed esigibile che l’imputato approfondisse la verifica dell’integrità psico – fisica dell’atleta, per prevenire eventi nefasti che gli stessi protocolli, invocati dalla difesa, prevedono, classificando il giuoco del calcio, al cui esercizio il Ri. chiedeva di essere autorizzato, quale sport “ad alto rischio”.
Non resta che trattare l’ultimo motivo di ricorso proposto dalla “Nuova Decathlon”, quello con il quale si ribadiscono le medesime doglianze già avanzate in punto di ascrivibilità alla stessa delle conseguenze civili della condotta del Dott. R. e dalla Corte di Appello di Milano respinte con esaustive e fondate argomentazioni.
Le doglianze riproposte si possono, in buona sintesi, condensare nella prospettazione che la natura prettamente professionale della prestazione esplicata dal Dott. R. all’interno e con l’ausilio delle strutture tecnico – organizzative del Centro di medicina sportiva “Nuova Decathlon”, avrebbe dovuto comportare l’esclusione della responsabilità indiretta (ex art. 2049 c.c.) della società che lo aveva preposto all’incarico di valutare, quanto agli aspetti cardiologici, l’idoneità psico – fisica degli aspiranti atleti in riferimento allo sport prescelto, in quanto sprovvista di poteri di direzione e di controllo sull’opera svolta dal preposto in piena autonomia. Trattasi di tesi che trova smentita nella posizione assunta sul tema da questa Corte di legittimità, secondo la quale la responsabilità del preponente, anche ai sensi dell’art. 1228 c.c., degli eventuali danni subiti dal paziente che si rivolga ad una struttura sanitaria, sorge per il solo fatto dell’inserimento del medico in detta struttura, senza che assumano rilievo nè la continuità dell’incarico affidatogli, nè l’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato, bastando che il comportamento illecito del preposto sia stato agevolato o reso possibile dalle incombenze a lui demandate dall’azienda committente e che il preposto abbia svolto la sua attività sotto il controllo della prima.
A tale giurisprudenza si è correttamente conformata in sentenza la Corte territoriale, laddove ha spiegato che, sia che si voglia considerare il rapporto del Dott. R. come collaborazione d’opera intellettuale o come rapporto collaborativo di occasionalità necessaria, resta fermo il fatto che il medesimo, per incarico ricevutone, svolgeva la sua attività presso ilCentro “Nuova Decathlon s.r.l.”, leggendo e valutando i tracciati degli elettrocardiogrammi eseguiti con gli strumenti messi a disposizione dalla struttura sanitaria: la legittimazione della citazione, come responsabile civile della stessa società, trovava piena cittadinanza, pertanto, nel rapporto di committenza con il preposto, sussistente anche solo se quest’ultimo sia inserito, pur se temporaneamente od occasionalmente, nell’organizzazione aziendale della società committente ed abbia commesso il fatto, in quel contesto, per conto e sotto la vigilanza del committente. A tal proposito è corretta l’argomentazione, fatta propria dai giudici di merito, che a quel rapporto di committenza non potesse che conseguire il dovere di vigilanza sul risultato, conforme a coscienza e scienza, della attività del preposto, l’omissione di quel dovere comportando “culpa in vigilando”, ascrivibile, come è stato ascritto, ai legali rappresentanti del Centro di medicina sportiva.
La risposta finale alle obiezioni contenute nei motivi di ricorso della F.I.G.C. mirati alla esclusione della ascrivibilità a sè medesima di qualsiasi ipotesi di responsabilità civile, non può che essere la medesima, ovviamente tramite il sostegno di opportune considerazioni che si rapportano alla peculiarità del caso.
Innanzitutto, i giudici di merito hanno, nella fattispecie, individuato la fonte della legittimazione passiva della F.I.G.C. quale responsabile civile sotto il duplice profilo della responsabilità contrattuale ed extracontrattuale: entrambi i profili sono stati ricondotti alla circostanza che Ri.Em. era tesserato alla Federcalcio, per la società milanese “U.S. Viscontini”, ed al momento del decesso stava disputando una partita ufficiale nell’ambito del campionato “giovanissimi”, registrato dalla F.I.G.C..
Partendo dalla premessa che la F.I.G.C. è qualificata dal suo Statuto all’art. 1, come “associazione riconosciuta con personalità giuridica di diritto privato, avente lo scopo di promuovere e disciplinare l’attività del giuoco del calcio e gli aspetti ad essa connessi”, è stato correttamente considerato che, mediante il tesseramento, l’atleta diventa parte di un vincolo contrattuale, sicchè egli e la F.I.G.C., in forza del contratto di adesione, partecipano al raggiungimento di uno scopo comune, cristallizzato proprio dallo Statuto, il quale all’art. 3, lett. e), prevede che, nell’ambito di tale scopo, vi sia anche “la tutela medico – sportiva degli atleti”.
La Federcalcio, quindi, ha l’obbligo, contrattualmente previsto, di garantire la tutela medico sportiva dei tesserati: è questo l’approdo finale di un corretto iter – logico che fa concludere ai giudici di appello che la Federcalcio è responsabile civilmente per inadempimento contrattuale dell’obbligazione assunta di tutelare, sotto l’aspetto medico – sportivo, il giovane calciatore tesserato, Ri.Em..
Tale conclusionenon è inficiata dalla citazione, da parte della ricorrente, delle norme che regolamentano, a seconda della categoria di atleti, le modalità di adempimento dell’obbligazione assunta con i tesserati.
In altri termini, la disciplina che modula diversamente il controllo della idoneità psico – fisica dell’atleta a seconda che si tratti di calciatori professionisti o dilettanti, prevedendo per quest’ultima categoria di calciatori, alla quale apparteneva il Ri., solo una formale verifica indiretta dell’idoneità, tramite l’omologazione di certificazioni rese da strutture sanitarie esterne, non può essere invocata per affievolire o addirittura azzerare la qualità sostanziale del controllo, il quale, se anomalamente od insufficientemente condotto in via indiretta dalle strutture sanitarie esterne, può e deve essere verificato, in via diretta e successiva, dai medici interni alla Federcalcio, al fine essenziale di adempiere effettivamente e non solo formalmente allo scopo statutario della tutela medico – sportiva di tutti gli atleti tesserati, senza distinzione di categoria. Contrariamente ragionando, si dovrebbe giungere all’aberrante risultato, agognato dalla ricorrente, che fare propria, nel rispetto solo formale della procedura interna di omologazione, anche una certificazione errata di idoneità rilasciata da soggetto estraneo alla propria struttura costituisca comunque, per la Federcalcio, sempre il puntuale adempimento dell’obbligo nascente dal contratto di adesione concluso con l’atleta tesserando o tesserato, derivandone per la stessa un automatico esonero da ogni responsabilità per i fatti colposi addebitagli penalmente ai medici esterni alla struttura della federazione.
Invero, l’obbligo di tutelare ogni atleta – e quindi anche il calciatore dilettante, Ri.Em. – anche sotto l’aspetto medico – sportivo, rendeva doveroso ed esigibile che la verifica dell’operato superficiale e pernicioso dei medici esterni, al di là della prassi sedimentatasi sull’onda dell’appiattimento alla procedura formale di omologazione dell’operato altrui, fosse attuata nel merito, sia pure in via successiva, dalla stessa Federcalcio, avvalendosi delle proprie strutture federali.
Ne consegue che l’omessa effettuazione, per culpa in vigilando, della verifica sostanziale della idoneità psicofisica di un giovane calciatore tesserato, portatore di patologia congenita che lo poneva ad alto rischio di morte improvvisa, come è avvenuto, nel corso di un cimento agonistico, rende legittimo il riconoscimento della legittimazione passiva della F.I.G.C. a rispondere civilmente dei danni provocati per colpa professionale dal medico sportivo esterno, sull’operato erroneo del quale è, però, mancata, come è certo, ogni tipo di doverosa vigilanza anche da parte della struttura sanitaria a disposizione della Federcalcio.
Considerazioni di analogo tenore possono essere fatte con riguardo al profilo di responsabilità della F.I.G.C., riconducibile alla disciplina dell’art. 2049 c.c. la quale correttamente è stata affermata, nel caso in esame, dai giudici di merito, sul rilievo che, avendo la Federcalcio deciso di avvalersi – ai fini della tutela medico – sportiva degli atleti dilettanti che intendessero accedere al tesseramento – delle prestazioni rese da medici esterni alla sua struttura societaria e, quindi, di accettare, facendola propria, la certificazione di idoneità all’attività sportiva rilasciata da quest’ultimi, la stessa Federazione non poteva ritenersi esonerata dall’obbligo della tutela medico – sportiva, facente parte integrante del precipuo scopo del suo Statuto, ma, al contrario, doveva rispondere ex art. 2049 c.c. del fatto illecito colposo addebitabile al delegato a quella prestazione.
In proposito va aggiunto che, se è vero che la Federcalcio può, in atto, iscrivere ed ammettere all’esercizio di attività sportiva soltanto atleti dilettanti muniti di certificazione di idoneità, deve ritenersi implicita, in forza della presunzione di idoneità delle strutture sanitarie esterne, la sua volontà di delegare ad esse la realizzazione in concreto della finalità associativa della tutela medico – sportiva degli atleti dilettanti, e di far propri gli accertamenti sanitari in tal modo delegati, come del resto è testimoniato dalla procedura invalsa della formale omologazione di quegli accertamenti.
Ne deriva che, nel caso in cui, come quello in esame, gli accertamenti sanitari in tal modo delegati siano nefastamente errati, perchè negligentemente eseguiti, la prassi di implicitamente delegare a medici esterni la funzione statutaria della Federcalcio di tutelare gli atleti dilettanti sotto l’aspetto medico – sportivo, comporta la responsabilità della F.I.G.C. per il fatto illecito colposamente provocato dalla condotta negligente del medico esterno.
La ratio di tale conclusione, adottata dai giudici di merito, trova la sua giustificazione nel principio “cuius commoda eius incommoda”, cioè nell’esigenza che colui, in favore del quale viene svolta un’attività, sopporti i rischi inerenti all’esercizio di essa, e quindi risenta anche gli effetti delle eventuali conseguenze dannose.
Al rigetto dei ricorsi consegue, per legge, la condanna in solido delle società, responsabili civili ricorrenti, al pagamento delle spese del procedimento anticipate dallo Stato, nonchè a rifondere alle costituite parti civili vittoriosamente resistenti, M. M.G., Ri.Ri. e Ri.Ma., quelle di assistenza e difesa sostenute in questo grado di giudizio, liquidate equitativamente nella complessiva somma di Euro 5.000,00 oltre accessori come per legge.

P.Q.M

Rigetta i ricorsi e condanna i ricorrenti in solido al pagamento delle spese processuali, nonchè a rifondere alle parti civili costituite. M.M.G., Ri.Ri. e R. M. le spese di questo giudizio, che liquida in Euro 5.000,00, oltre accessori come per legge.
Cassazione pen. sez. IV, n. 38154

Beni in godimento soci o familiari

La Manovra di Ferragosto ha introdotto una fattispecie di reddito diverso (art. 67 Tuir) costituito dall’utilizzo dei beni aziendali qualora tale utilizzo sia gratuito o a corrispettivo inferiore al valore di mercato del diritto di godimento; in tale ipotesi il soggetto concedente non detrae i costi e per il soggetto utilizzatore diventa reddito. Pertanto, qualora la società o l’impresa individuale conceda dei beni in godimento, ai soci o ai familiari dell’imprenditore:

  • la differenza tra il valore di mercato e il corrispettivo annuo previsto per la detta concessione, concorre alla formazione del reddito complessivo del socio, o del familiare quale reddito diverso;
  • i costi relativi ai beni concessi ai soci o ai familiari per un corrispettivo annuo inferiore al valore di mercato del diritto di godimento, non sono in ogni caso ammessi in deduzione dal reddito imponibile;
  •  l’impresa concedente, ovvero il socio o il familiare dell’imprenditore, devono comunicare all’Agenzia delle Entrate i dati relativi ai beni concessi in godimento, al fine di garantire l’attività di controllo.
  • l’Agenzia delle Entrate provvede sistematicamente a controllare la posizione delle persone fisiche che hanno utilizzato i beni in godimento.

 

Finalità delle norme

La finalità dell’intervento normativo è duplice:

  1. si vuole disincentivare l’utilizzo di schermi societari per l’intestazione di beni che pur risultando formalmente dell’impresa, sono di fatto concessi in godimento a fini privati a soci e familiari;
  2. si vuole potenziare l’applicazione dell’accertamento sintetico in capo all’utilizzatore di detti beni.

 

I soggetti che concedono i beni

Le società comprese nell’ambito di applicazione della nuova disciplina sono le società di capitali, le società di persone, le imprese individuali.

 

Gli utilizzatori dei beni

Beneficiari dell’ utilizzo dei beni:

La norma individua i beneficiari del godimento dei beni nei:

  1. soci della società, senza alcuna soglia minima di partecipazione al capitale sociale;
  2. nei familiari dell’imprenditore.

Il provvedimento del 16 novembre 2011 ha stabilito che nella comunicazione vanno indicati anche i dati relativi:

–  alle persone fisiche che direttamente o indirettamente detengono partecipazioni nell’ impresa;

–  ai soci di altra società appartenente al medesimo gruppo;

–  ai familiari dei soci che sono, ai sensi dell’articolo 5 ultimo comma del Tuir, il coniuge, i parenti entro il terzo grado,gli affini entro il secondo grado

 

Soci diversi dalle persone fisiche

Si pongono alcuni dubbi in merito alla ricomprensione dei soci diversi dalle persone fisiche nell’ambito applicativo della norma, e al riguardo viene rilevato che nel tracciato record di dettaglio allegato al provvedimento del 16 novembre 2011, sono stati richiesti anche i dati identificativi dei soci diversi dalle persone fisiche.

 

Beni concessi in godimento

Tra i “beni dell’impresa” oggetto della nuova disciplina, sono ricompresi quelli strumentali, i benimerce e i cosiddetti beni meramente patrimoniali.

Per l’imprenditore individuale i beni relativi all’impresa sono individuati, come è noto, ai sensi dell’art. 65 del TUIR.

Per le società, sia di persone che di capitali, vanno presi in considerazione tutti i beni ad esse appartenenti.

Per le società di fatto, assumono invece, rilevanza i beni merce e i beni strumentali, compresi quelli iscritti in pubblici registri a nome dei soci ed utilizzati esclusivamente come strumentali per l’esercizio dell’impresa.

I beni oggetto delle nuove regole, sono quelli di proprietà dell’impresa o posseduti per effetto di un diritto reale di godimento (uso, usufrutto, ecc.), ma anche quelli detenuti in locazione, anche finanziaria, o in noleggio.

 

Tipologia di utilizzo dei beni

E’ stabilito che la comunicazione deve contenere anche le tipologie di utilizzo dei beni, con la specificazione se l’utilizzo è esclusivo o meno, nonché della data dell’eventuale subentro.

 

Categorie dei beni

I beni concessi in godimento sono stati suddivisi in sei categorie:

autovetture;

altri veicoli (autocarri);

unità da diporto;

aeromobili;

immobili e “altri”.

L’obbligo di comunicazione è stato escluso, con riguardo ai beni inseriti in quest’ultima categoria, se gli stessi risultano “di valore non superiore a 3.000 euro, al netto dell’IVA applicata”.

 

Reddito imponibile in capo al socio o al familiare

Se la società o l’impresa individuale concede dei beni in godimento ai soci o ai familiari la differenza tra il valore di mercato e il corrispettivo annuo previsto per tale concessione concorre alla formazione del reddito complessivo di questi ultimi quale reddito diverso.

 

Il valore di mercato

La nozione di “valore di mercato“, come confermato ufficiosamente dalla stessa Agenzia delle Entrate, coincide con il valore normale di cui all’art. 9 del TUIR.

Considerate le tipologie dei beni monitorati attraverso la comunicazione (principalmente autoveicoli, unità da diporto, aeromobili ed immobili) il valore normale del diritto di godimento potrà essere individuato facendo riferimento ai listini o tariffe esistenti (per esempio quelli delle società di autonoleggio per le autovetture o delle società di charter per le imbarcazioni) oppure ai dati dell’Osservatorio Immobiliare (immobili).

Socio dipendente o amministratore

Qualora il socio rivesta anche la qualifica di dipendente o amministratore, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che la nuova disciplina trova applicazione solo nel caso in cui il TUIR non preveda specifiche norme che limitano la deducibilità dei costi relativi ai beni concessi in godimento in capo al concedente, e che tassano il relativo reddito in capo al soggetto utilizzatore.

Il caso particolare delle autovetture

L’Agenzia ha ritenuto che la concessione in uso dell’autovettura ad amministratore/socio che sia anche dipendente della società, configurando un fringe benefit, non rientra nell’ambito applicativo dell’art. 67, comma 1, lett. h- ter, e resta assoggettato alla specifica disciplina fiscale di cui all’art. 51 del TUIR; si applicano pertanto le regole già note per l’utilizzo promiscuo dell’auto aziendale. Se l’auto è concessa in uso promiscuo al socio si genera un reddito diverso in capo al socio ed una deducibilità del costo auto pari al 40 per cento.

Periodo di godimento del bene

Ai fini della determinazione del reddito diverso, va fatto riferimento al periodo di godimento del bene.

La norma parla di corrispettivo “annuo” e nel provvedimento è prevista la comunicazione delle date di inizio e fine della concessione in uso:

– l’importo tassato in capo al socio o familiare va, quindi, rapportato al detto periodo di godimento del bene.

E’ stato precisato, nel provvedimento, che la comunicazione deve essere effettuata anche con riguardo ai beni per i quali nel periodo d’imposta precedente è cessato il diritto di godimento.

 

Indeducibilità dei costi in capo alla società

Dal punto di vista della società concedente, la norma prevede che i costi relativi ai beni concessi ai soci o ai familiari per un corrispettivo annuo inferiore al valore di mercato del diritto di godimento non sono in ogni caso ammessi in deduzione dal reddito imponibile“. Per quanto concerne l’individuazione dei costi indeducibili, può trattarsi di quota di ammortamento, canoni di locazione, anche finanziaria, spese di manutenzione, tasse di possesso, ecc.

 

Finanziamenti e capitalizzazioni

La comunicazione è stata richiesta anche nei casi in cui è effettuata “qualsiasi forma di finanziamento o capitalizzazione nei confronti della società concedente”. Pertanto i finanziamenti e i versamenti effettuati o ricevuti dai soci per l’intero ammontare, indipendentemente dal fatto che tali operazioni siano volte all’acquisizione di beni strumentali, poi concessi in godimento ai soci, devono essere comunicati.

Nella determinazione sintetica del reddito dei soggetti (persone fisiche) utilizzatori dei beni dell’impresa concessi in godimento l’Agenzia terrà infatti conto degli eventuali finanziamenti/capitalizzazioni effettuati dagli stessi nei confronti della società.

Si segnalano anche ulteriori interventi dell’Agenzia delle Entrate che riguardano l’ammontare dei finanziamenti e dei versamenti da comunicare. In particolare:

deve essere comunicato l’ammontare totale del finanziamento, indipendente dall’importo eventualmente dedicato all’acquisizione del bene concesso al socio;

non solo vanno indicate le movimentazioni finanziarie che sono avvenute nell’anno (un dato di flusso” annuale), ma anche il dato storico (lo “stock” di finanziamenti e capitalizzazioni riferibili a anni precedenti);

l’Agenzia giunge a ipotizzare che debbano essere segnalati anche i versamenti effettuati dal socio che non ha ricevuto alcun bene.

 

Decorrenza

Applicazione delle nuove disposizioni

Le nuove disposizioni in capo all’impresa e ai soci o familiari si applicano a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 17 settembre 2011, cioè: dal 2012 in caso di periodo coincidente con l’anno solare.

 

Determinazione degli acconti

Per la determinazione degli acconti, per tale anno il socio/familiare e la società/impresa, dovranno assumere quale imposta del periodo precedente, quella che si sarebbe determinata, facendo concorrere la differenza tra valore di mercato e corrispettivo annuo al reddito del socio o familiare, ovvero non deducendo i costi del bene concesso in godimento dal reddito della società o dell’imprenditore.

Comunicazione telematica

I soggetti obbligati, devono effettuare la comunicazione utilizzando il servizio telematico Entratel o Fisconline, anche tramite intermediari in relazione ai requisiti da essi posseduti per la trasmissione telematica delle dichiarazioni.

Al fine della trasmissione telematica, devono essere utilizzati i prodotti software di controllo resi disponibili gratuitamente dall’Agenzia delle Entrate. Per quanto concerne il termine di comunicazione dei dati, il provvedimento stabilisce che la comunicazione va effettuata:

– entro il 31 marzo dell’anno successivo a quello di chiusura del periodo d’imposta in cui i beni sono concessi in godimento;

– entro il 31 marzo 2012 ( 2/4/2012) per i beni concessi in godimento nei periodi d’imposta precedenti a quello di prima applicazione delle disposizioni del provvedimento, cioè precedenti al 2012, in caso di periodo coincidente con l’anno solare. Nel provvedimento è stabilito che l’obbligo sussiste anche per “i beni per i quali il godimento permane nel periodo d’imposta in corso al 17 settembre 2011″.

La prima comunicazione deve, quindi, essere inviata entro il 31 marzo 2012 (2/4/2012) e riguarderà i dati relativi ai beni per i quali era in corso nel 2011 la relativa concessione in godimento, avendo precisato l’Agenzia che la norma in esame sia di carattere procedurale e si applichi agli adempimenti da porre in essere nel 2012, anche se riferiti a situazioni relative all’anno precedente.

Le nuove disposizioni , come già detto, operano in relazione ai soggetti che sono soci/familiari in quanto per i soci/familiari che sono anche dipendenti o amministratori della società l’utilizzo dei beni aziendali risulta già disciplinato dall’art. 51 del Tuir. Tuttavia, ai fini della comunicazione, pare che l’obbligo sussista comunque anche in questa ultima circostanza.

 

L’autorizzazione all’uso degli autoveicoli aziendali

Con l’occasione riteniamo opportuno ricordarVi che ,al fine di evitare gli inconvenienti che si possono verificare in sede di controlli di Polizia effettuati su strada, nell’ipotesi di mancata corrispondenza fra l’utilizzatore dell’autoveicolo ed il proprietario risultante dalla carta di circolazione e dal certificato di proprietà, il veicolo deve essere ‘accompagnato’ da un documento di autorizzazione con sottoscrizione autentica del legale rappresentante della società o dell’imprenditore. Tale autorizzazione dovrà contenere l’indicazione delle persone autorizzate alla guida del veicolo (socio, dipendente, collaboratori, amministratori ecc.); è possibile ulteriormente accompagnare la predetta autorizzazione con una fotocopia di una visura camerale che certifichi i poteri del legale rappresentante firmatario della scrittura.

Conclusioni

Il nuovo adempimento evidenzia l’importanza di verificare, in ordine all’utilizzo di beni aziendali, la posizione dei soci all’interno della propria società.

Nel caso poi di beni con utilizzo promiscuo da parte degli amministratori è opportuno controllare se si sono messi in atto i dovuti adempimenti. In particolare si ritiene corretta la seguente procedura:

1) Verbale di assemblea che fissa il compenso e il benefits

2) Lettera di autorizzazione da conservare sul veicolo già citata in precedenza.

3) Calcolo del benefit che diventa reddito per l’amministratore (15000 km x 30% x costo chilometrico tariffe ACI , da assogettare anche a contributi). (Resta possibile l’addebito in fattura, da parte della Società).

Lo Studio resta a disposizione, previo appuntamento, per valutare ogni singola posizione del socio, socio amministratore, socio amministratore dipendente ecc. nei confronti della propria società.

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PROROGATO al 15 SETTEMBRE 2012

Comunicazione dei beni in godimento ai soci prorogata al 15 ottobre

 con la stesura del presente documento informativo intendiamo metterLa a conoscenza del fatto che è stato prorogato al prossimo 15 ottobre il termine di scadenza per la prima comunicazione all’Anagrafe tributaria dei dati relativi ai beni dell’impresa concessi in godimento a soci o a familiari dell’imprenditore. Il rinvio è previsto dal provvedimento direttoriale del 13 marzo, che ha concesso un più ampio intervallo temporale per la trasmissione dei dati (la scadenza originaria era fissata al 31 marzo 2012).    

 Proroga dal 31 marzo 2012 al 15 ottobre 2012

 Ancorché l’applicazione delle nuove disposizioni decorra dal 2012, il Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 16.11.2011 aveva richiesto l’invio della comunicazione anche per l’anno precedente al 2012 da effettuare entro il 31.3.2012. Il primo appuntamento, pertanto, era fissato per il 31 marzo 2012. In considerazione delle particolari difficoltà attuative e della assoluta novità della norma, l’Agenzia delle Entrate con un provvedimento del 13.03.2012 ha spostato il termine del 31.03.2012 al 15 ottobre 2012.

Menti aperte e passioni forti

Conoscenze condivise oggi, ma  non ovvie quattrocento anni fa. La Terra che gira intorno a un Sole, anziché essere lei il centro dell’universo. Un’infinita distesa di stelle nel nostro cielo, visibile solo con un cannocchiale.
Galileo Galilei, scienziato di immenso genio, difficilmente compreso, che dovrà abiurare la teoria copernicana. Ed è la storia che rivive oggi, a quattrocento anni di distanza.

Oggi non c’è più un uomo che ha scritto una pagina dell’evoluzione tecnologica e umana, una persona geniale e mentalmente libera.  Steve Jobs, l’uomo che ha inventato l’Ipod, l’Iphone e successivamente l’Ipad. Non solo sigle di un successo immenso e mondiale ma parole che hanno cambiato l’esistenza delle persone.

In questa società dell’usa e getta, della poca lungimiranza, dell’apparire piuttosto che dell’essere, il criterio della normalità forse è venuto a coincidere con il “non distinguersi”, con l’essere come sono ormai tutti gli altri o, ancor peggio, come gli altri vorrebbero che noi fossimo. Il rischio della normalità è quello di diventare assenti, falsi, ipocriti, opportunisti o, semplicemente “gregge”.

Perché non apprezzare invece quelle persone “diverse” dal nostro pensiero, originali, creative, pronte a rischiare, che … spesso “non ci sono con la testa”. Se “non esserci con la testa” significa non essere opportunisti, banalmente simili a tutti, non essere schiavi dei pregiudizi della mente allora mille volte meglio quella strana capacità innata e ormai rara che fa viaggiare l’intuizione ed esplorare metodologie nuove affrontando sfide con passione e curiosità.

Steve Jobs, l’uomo dai complessi calcoli binari ma anche del “futuro prossimo” che percepiva la realtà ventura e la creava cambiando il mondo.

Dott.ssa L.G. D’Orso