Mancata partecipazione del litisconsorte necessario al giudizio di primo grado e ragionevole durata del processo

Il litisconsorte necessario pretermesso che interviene nel giudizio di impugnazione accettando lo stato degli atti preclude il rimedio di cui all’art. 354 c.p.c.

In relazione alla mancata partecipazione del litisconsorte necessario al giudizio di primo grado, l’art. 354 c.p.c. predispone, quale rimedio necessario alla integrazione del contraddittorio, la rimessione del giudizio al primo grado. La ratio della disposizione risiede nella esigenza di tutelare il diritto di difesa della parte che, pur avendone diritto, non è stata chiamata a partecipare al giudizio e nei cui confronti la decisione produce effetti (art. 102 c.p.c.). Mediante la rimessione (artt. 353-354 c.p.c.), infatti, si determina la parziale nullità del giudizio di primo grado, limitato dalla mancata partecipazione di un contraddittore necessario. A quest’ultimo, si deve infatti assicurare la parità di armi difensive consentendogli, con la riapertura del giudizio di primo grado, di articolare le proprie difese analogamente a quanto garantito alle controparti.

Occorre precisare che il rimedio ex art. 354 c.p.c., con riferimento all’ipotesi del litisconsorte pretermesso, è da intendersi quale norma posta ad esclusiva protezione della parte in questione e non già delle altre che astrattamente potrebbero contestare la lesione del proprio diritto di difesa da farsi valere nei confronti della parte pretermessa. Difatti, la fattispecie in commento poggia sulla duplice necessità di garantire il contraddittorio ed anche  ragionevole durata del processo. Sul punto, l’orientamento granitico della Corte di Cassazione è diretto a ritenere che il giudice non possa rilevare d’ufficio il difetto di contraddittorio né rimettere la causa al giudice di primo grado, nell’ipotesi di intervento volontario in appello del litisconsorte necessario pretermesso qualora la parte accetti la causa nello stato in cui si trova. Tale tesi, come anticipato, poggia sul principio fondamentale della ragionevole durata del processo (espresso all’art. 111 co. 2 Cost. e all’art. 6 CEDU), principio che verrebbe compromesso da comportamenti ostativi ad una celere definizione della controversia, come nel caso in cui, per espressa accettazione della parte pretermessa, debba decidersi la causa in conformità con quanto statuito in primo grado. Il predetto indirizzo, attestato da oltre vent’anni (ex plurimis Cass. 4883/1993; Cass. 5674/1997; Cass. 16504/2005; Cass. 9117/2015) trova conferma, da ultimo, nelle più recenti pronunce di legittimità (si veda Cass. 26631/2018; Cass. 10660/2020).

Pertanto, in ossequio al principio di ragionevole durata del processo, nell’applicazione della fattispecie in esame occorre evitare comportamenti che si concretino in dispendio di attività processuale e inconcludenti formalità. In ossequio al menzionato principio, la Corte ritiene che insistere per la rimessione in primo grado nei casi in cui la riapertura del giudizio non soccorra esigenze difensive del litisconsorte determini un ingiustificato e inutile appesantimento e retrocessione della controversia.

Concludendo, il litisconsorte necessario pretermesso che intervenga volontariamente nel giudizio di impugnazione accettando lo stato della causa nonché gli atti compiuti senza la sua partecipazione e domandando che la stessa sia decisa in conformità a quanto già statuito sana la precedente irregolarità. La parte pretermessa recupera la garanzia del diritto di difesa, precludendo, così, l’applicazione del rimedio di cui all’art. 354 c.p.c., divenuto ormai superfluo. La giurisprudenza, costante nell’esposizione della citata impostazione reputa, secondo un giudizio astratto, che nessuna delle altre parti venga lesa nelle proprie facoltà processuali nel caso di mancata rimessione per accettazione da parte del litisconsorte. Un eventuale pregiudizio sofferto in concreto potrebbe, dunque, essere in grado di smuovere la radicata tendenza del diritto vivente che, ad oggi, non incontra dissensi.

Dott.ssa Clara Cimino

Avv. Andrea Filippo Mainini 

LA DEFINIZIONE AGEVOLATA (la c.d. rottamazione-ter) PUO’ METTERE FINE ALLE PROCEDURE DI PIGNORAMENTO PRESSO TERZI?

L’articolo 3 del decreto-legge n.119 del 2018 (dal titolo” Disposizioni urgenti in materia fiscale e finanziaria”) ha introdotto la c.d. “rottamazione-ter”, ovvero la Definizione agevolata 2018: di fatto, essa può essere considerata come una vera e propria ipotesi di pace fiscale tra soggetti che vantano uno o più debiti con l’Agenzia delle entrate-Riscossione per il periodo dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2017.

Di recente la “rottamazione-ter” è stata oggetto di una risposta da parte dell’Agenzia delle Entrate (risposta n. 128) a seguito della presentazione di un’istanza di interpello avente ad oggetto le procedure di pignoramento presso terzi. Di seguito una breve descrizione del caso oggetto dell’interpello.

FATTI: Con due distinti atti di pignoramento presso terzi, l’Agente della riscossione ha azionato la procedura di pignoramento del credito vantato dall’istante nei confronti del soggetto terzo pignorato. Con riferimento ai debiti oggetto dei pignoramenti, l’istante ha aderito alla Definizione agevolata dei carichi affidati agli agenti di riscossione (rottamazione-ter). In data successiva, l’agente della riscossione ha emesso una comunicazione con la quale ha provveduto alla quantificazione dell’ammontare complessivo delle somme dovute ai fini della definizione e così l’importo delle rate. A seguito della comunicazione, l’istante ha pertanto provveduto al pagamento della prima e della seconda rata.

INTERPELLO: Sulla base di quanto descritto, l’istante chiede, mediante interpello, di saper se, in base al comma 13, lettera b), del citato articolo 3 (“il pagamento della prima o unica rata delle somme dovute a titolo di definizione determina l’estinzione delle procedure esecutive precedentemente avviate, salvo che non si sia tenuto il primo incanto con esito positivo“), possono dirsi estinte le procedure di pignoramento presso terzi a suo carico per effetto del pagamento della prima e della seconda rata di rottamazione e conseguente svincolo dalle somme dovute dal terzo pignorato.

LA RISPOSTA: In data 12 maggio 2020 l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato la risposta n. 128 con la quale ha precisato che “dalla presentazione della dichiarazione di adesione alla definizione agevolata di cui al comma 5 dell’articolo 3 del decreto-legge n. 119 del 2018, le procedure di pignoramento presso terzi precedentemente avviate non potevano proseguire e con il pagamento della prima rata dovuta a titolo di definizione le medesime si sono estinte, con conseguente svincolo delle somme dovute dal terzo pignorato, che possono rientrare, al loro pagamento, nella piena disponibilità dell’istante”. In altre parole, la dichiarazione di adesione alla definizione agevolata mette, di fatto, fine alle procedure esecutive precedentemente avviate, compreso il pignoramento presso terzi; inoltre, la procedura si considera estinta dal pagamento della prima rata relativa alla definizione “salvo che non si sia tenuto il primo incanto con esito positivo”.

 

Dott.ssa Melissa Trevisan

Trainee Lawyer

 

 

 

ARBITRATO TELEMATICO e INTELLIGENZA ARTIFICIALE la NUOVA FRONTIERA

PARTE II

Alla fine della PARTE I del presente elaborato (dedicato all’arbitrato telematico) ci siamo lasciati con un importante conclusione, che riprendiamo velocemente:

L’applicazione di strumenti informatici/telematici nel procedimento arbitrale è già presente, tuttavia, gli sviluppi sono solo agli inizi. La società nella quale viviamo si trova in mezzo a una grande rivoluzione tecnologica caratterizzata da un elevato tasso di innovazione che ci consente oggi di rendere possibile l’impossibile: oggi, infatti, abbiamo a disposizione innumerevoli strumenti tecnologici che ci consentano di facilitare la nostra vita quotidiana, lavorativa, sociale ecc. In quest’ottica, è necessario che tale rivoluzione travolga anche il mondo della giustizia allo scopo di attenuare ed eliminare alcuni dei suoi problemi, come ad esempio, le lungaggini processuali, le comunicazioni cartacee (compreso il deposito cartaceo di documenti), le attività burocratiche ostative a un efficiente conclusione delle fasi procedimentali determinare un miglioramento del sistema complessivo

Sulla base di questa importante considerazione, si possono sin da subito prospettare alcune soluzioni che consentirebbero, gradualmente, una maggior applicazioni degli strumenti informatici/telematici nell’arbitrato. Infatti, una delle principali caratteristiche dell’istituto è la flessibilità del procedimento e delle sue forme. Tale condizione dovrebbe consentire, senza particolari problemi, la libera introduzione di detti strumenti nel procedimento arbitrale.

POSSIBILI SOLUZIONI ALTERNATIVE PER UN MIGLIOR UTILIZZO DEGLI STRUMENTI INFORMATICI/TELEMATICI NEL PROCEDIMENTO ARBITRALE E UTILIZZO DELLA TECNOLOGIA DELLA BLOCKCHAIN

Nella prospettiva di favorire una maggior applicazione dei diversi strumenti informatici/telematici/tecnologici nel procedimento arbitrale, si possono prospettare tre possibili soluzioni per il futuro:

  • Procedimenti arbitrali semplificati o rapidi

Alcuni regolamenti arbitrali prevedono la possibilità di svolgimento di arbitrati semplificati o rapidi (dove la rapidità consiste proprio nel fatto di un maggior utilizzo di strumenti informatici per lo svolgimento del procedimento) ad esempio, nell’ipotesi in cui la controversia non necessiti di istruttoria. In questo senso si possono prevedere procedimenti scritti e invio, trasmissione e deposito di documenti via PEC, conferenze in via telematica e una tempistica concentrata (quindi una riduzione dei tempi e costi).

Esempio concreto: La camera arbitrale del Piemonte e la procedura di arbitrato rapido[1] (artt. 19-26 del Regolamento della Camera Arbitrale del Piemonte)

Questa procedura si applica a controversie il cui valore non eccede i 150.000 euro. È un arbitrato rituale semplificato, con arbitro unico, che si concentra in uno o due udienze ravvicinate, con l’obbligo per l’arbitro di decidere entro 30 giorni dalla data di udienza di discussione. L’arbitro decide secondo equità (salvo espresso divieto dalla legge o diversa determinazione delle parti).

Vediamo alcune disposizioni:

  • Ai sensi dell’art. 21 del regolamento, la domanda deve essere notificata al convenuto via PEC o a mezzo di ufficio giudiziario e l’originale della domanda deve essere depositato in Segreteria ai sensi dell’art. 9.1 (ai sensi dell’’art. 9.1 la modalità di deposito avviene PEC o, in caso di impossibilità, via raccomandata).
  • Ai sensi dell’art. 22, entro 15 giorni dalla domanda il convenuto deve comunicare e scambiare la sua risposta nei modi previsti dall’art. 9.1 (ossia via PEC o via raccomandata).
  • Quindi la Giunta della Camera arbitrale del Piemonte nomina un arbitro, dotato di esperienza e competenza, il quale entro 3 giorni deve accettare (art. 23). L’arbitro quindi deve convocare l’udienza entro 30 giorni dalla sua nomina (art. 24). L’arbitro, esperito il tentativo di conciliazione, può, ove lo ritiene necessario, fissare una nuova udienza da tenersi entro 20 giorni dalla prima (art. 24.4). L’arbitro decide la controversia entro 30 giorni dalla data di udienza di discussione (art. 25).
  • Ipotesi di arbitrati completamenti online

Questa tipologia di procedimento richiede, che vengano stipulate regole ad hoc per la loro gestione al fine di un suo corretto funzionamento e svolgimento.

Esempio concreto[2]: Le online rules della CIETAC: Nel maggio del 2009 sono entrate in vigore le nuove regole di arbitrato online (The online rules) della CIETAC (China International Economic and Trade Arbitration Commission). Si tratta di regole applicabili a controversie derivanti dal commercio elettronico o comunque quando le parti le abbiano richiamate (art. 1). Queste regole traggono origini delle regole principali di arbitrato CIETAC (the main rules).

Di seguito, citiamo alcune tra le più interessanti disposizioni delle online arbitration rules[3]:

  • Nel capitolo 2 ci sono alcune disposizioni relative alla presentazione e alla trasmissione elettronica di documenti, compreso le memorie, le prove presentate dalle parti e le comunicazioni del Segretariato CIETAC (il ” Segretariato “). Le modalità predefinite di invio o di trasmissione che saranno utilizzate dalle parti e dal Segretariato sono le e-mail, lo scambio elettronico dei dati, fax ecc.[4] Ci sono anche disposizioni per le date e gli orari presunti di ricezione dei documenti trasmessi elettronicamente;
  • Per quanto riguarda la produzione, la trasmissione e l’archiviazione elettronica delle prove, l’ 29 determina vari fattori che devono essere considerati dal tribunale nel decidere l’attendibilità delle prove: l’affidabilità dei metodi nella produzione, nell’archiviazione e nell’autenticazione delle prove, nell’identificare il mittente dei dati nonché nel mantenimento della sua integrità. L’art. 29, inoltre, afferma espressamente che una prova elettronica che utilizza una firma elettronica affidabile ha la stessa forza e valore probatorio di un documento recante una firma manoscritta o un timbro ufficiale della società[5];
  • L’art. 15 prevede che la CIETAC deve compiere sforzi ragionevoli per mantenere sicure e crittografate le comunicazioni di dati;
  • Ai sensi dell’ 32, salvo diverso accordo tra le parti, il tribunale decide normalmente la controversia solo sulla base dei documenti (ovvero senza audizione orale). Laddove sia necessaria un’audizione orale, la modalità di ascolto predefinita è quella mediante videoconferenza o altri mezzi elettronici di comunicazione(ai sensi dell’art. 33, le riunioni “tradizionali” possano essere utilizzate anche a seconda delle circostanze del caso);
  • Ai sensi dell’ 36 le prove dei testimoni possono essere fornite anche mediante videoconferenza online;
  • Le Online Arbitration Rules prevedono tre diverse procedure di arbitrato: la procedura online “principale”, una procedura “sommaria” (principalmente per controversie con un valore superiore a 100.000 RMB[6] ma inferiore a 1.000.000 di RMB[7]) e una procedura “accelerata” (principalmente per controversie con un valore di 100.000 RMB o meno). La principale differenza tra le tre procedure riguarda la tempistica prevista per esse.

Infine, il sito della CIETAC dispone di un modello di clausola di arbitrato online: “Any dispute arising from or in connection with this Contract shall be submitted to the China International Economic and Trade Arbitration Commission for arbitration which shall be conducted in accordance with the Commission’s arbitration rules in effect at the time of applying for arbitration. The arbitral award is final and binding upon both parties.”[8]

  • La gestione elettronica dei procedimenti (i c.d. online case management) [9]

Rispetto al procedimento arbitrale “tradizionale” esistono i sistemi di gestione online dei casi, ovvero piattaforme che vengono messe a disposizione dalle stesse organizzazioni arbitrali e consentono di gestire online l’intero procedimento arbitrale tramite cloud (il c.d. online case management). In questo modo si elimina non solo la necessita di scambio dei documenti cartacei ma anche dei documenti in formato elettronico (ad esempio le mail) in quanto vi è solo il caricamento del materiale sulla piattaforma. Inoltre, le piattaforme consentono di visualizzare la cronologia del procedimento e permettono una comunicazione più rapida tra le parti, il tribunale arbitrale e l’istituzione. I vantaggi sono tanti, tra cui una gestione più efficiente del procedimento (consentendo di ottenere un risparmio in termini di tempo e costi), una consultazione molto più agevole di atti e documenti del procedimento arbitrale da parte di qualsiasi dispositivo elettronico e, infine, una trasmissione agevole di documenti senza limiti di dimensioni e formato. Attualmente i servizi di online case management vengono offerti da molti provider privati, come CaseAnywhere[10], Opus 2 Magnum[11], ma anche da diverse istituzioni arbitrali come:

  • Arbitration Istitute of the Stockholm Chamber of Commerce (SCC)[12] : La SCC Plataform offre ai suoi partecipanti un modo sicuro ed efficiente di comunicare e archiviare tutto la documentazione del caso. Il sito mette a disposizione un calendario per le date e le scadenze pertinenti al caso, una bacheca dove il tribunale può comunicare direttamente con le parti e un servizio di archiviazione del materiale dopo la conclusione del procedimento arbitrale.
  • eADR di WIPO (Worls intellectual property organization) [13]: Si tratta della gestione elettronica del procedimento attraverso un’interfaccia dalla quale le parti accedono al fascicolo informatico, si scambiano comunicazioni informali e possono ottenere tutte le informazioni necessarie[14]. Il centro di mediazione e di arbitrato WIPO offre procedure efficienti, in termini di costo e di tempo, in materia di mediazione, arbitrato, arbitrato accelerato e di determinazione di esperti. A tale scopo, il centro WIPO rende disponibile alle parti interessate di gestire i casi online mediante alcuni servizi, come un sistema/agenda online e servizi di videoconferenza. Questa procedura consente alle parti e ai neutrali (ovvero, i mediatori, gli arbitri e gli esperti) di inviare in modo sicuro, in un archivio online, comunicazioni elettroniche. Gli utenti ricevono un avviso via e-mail nell’ipotesi di invio di comunicazione e possono accedere al sistema/agenda online in qualsiasi momento e fare delle ricerche. Le parti possono archiviare, cercare e recuperare in modo sicuro le comunicazioni relativi al caso in un fascicolo elettronico da qualsiasi parte del mondo e in qualsiasi momento. Tutte le informazioni sul caso archiviate in eADR WIPO sono protette e crittografate per garantire la riservatezza[15].

LA BLOCKCHAIN

L’applicazione delle nuove tecnologie fa emergere diversi problemi, fra cui quello inerente alla sicurezza degli atti. Gli atti, una volta creati ed emanati, non devono essere modificati o alterati nel loro contenuto e formazione da nessuno, al fine di mantenere la loro originalità e autenticità. Secondo alcuni esperti del settore giuridico e informatico[16], una possibile soluzione al problema è rappresentata della tecnologia blockchain. La blockchain è essenzialmente un registro pubblico o un libro mastro “distribuito” (su una quantità notevole di computer). Si tratta di una piattaforma decentralizzata a tempo indeterminato in grado di impedire la duplicazione di un’informazione mediante l’uso della crittografia per la creazione di blocchi che vengono concatenati l’uno all’altro. La blockchain gira su una rete P to P (peer to peer) fatta da tanti computer uguali e non esiste nessuno a comando della stessa: si passa quindi da una architettura centralizzata, dove i dati sono salvati solo su un database, a una struttura decentralizzata, ovvero, ogni partecipante sarà in possesso della copia degli stessi dati. Questa struttura diminuisce i casi di errori, di modifica dei dati e gli attacchi ai singoli database. Per queste ragioni, da più parti[17] si afferma che l’arbitrato sulla blockchain sia il solo futuro per la risoluzione delle controversie nel settore tecnologico in funzione della volatilità delle nuove tecnologie che spesso diventano obsolete prima che venga approvata una normativa di riferimento o prima che un organo giudiziario sia sufficientemente attrezzato per far fronte a una controversia del genere, per la quale non esistono ancora degli orientamenti consolidati.

Ad oggi, esistono già esperimenti proposti[18] di piattaforme per la risoluzione delle controversie basati sulla blockchain, come ad esempio CrowdJury[19], Kleros[20] e Codelegit[21].

Arbitrato sulla blockchain 

Attualmente sono ipotizzabili alcune applicazioni della tecnologia della blockchain nell’arbitrato, inteso in senso tradizionale.

Interessante è la proposta di Jur[22]. Si tratta sostanzialmente di una tradizionale procedura arbitrale sulla blockchain progettata per controversie complesse e di medio/alto valore, nella quale gli Admins (ovvero Istituzioni arbitrali o studi legali) possono creare i c.d. “Arbitration Hubs”, equivalenti alle camere arbitrali. L’Admin prima di tutto deve predisporre un regolamento arbitrale conforme alle norme internazionale (come ad esempio la Convenzione di New York) e individuare gli arbitri. Infine, l’Admin determina il valore massimo delle controversie che l’Arbitration Hub può trattare.

Come funziona il procedimento? Quando le parti convengono di fare decidere la controversia alla camera arbitrale X (Arbitration Hub) viene individuato un arbitro che gestirà un procedimento online basato sulla tecnologia blockchain nella quale, ad esempio, vengono salvate le prove (per evitare che vengano modificate); alla fine del procedimento l’arbitro dovrà redigere una bozza di lodo che verrà sottoposta a un sistema di peer-review, ovvero la bozza prima di diventare definitiva viene inviata a tre arbitri di un altro Arbitration Hub: se supera questo sistema di revisione allora il lodo diventa definitivo, altrimenti viene nominato un nuovo arbitro. L’arbitro guadagna e perde “punti di reputazione” in base a questo sistema di peer-review[23].

Può la blockchain essere ammessa come prova in un procedimento? 

Per affrontare la questione dell’ammissibilità della blockchain (e dei documenti in essa inseriti) come prova nel procedimento facciamo riferimento all’esempio cinese delle Internet Courts istituite a Pechino a Hangzhou e a Guangzhou[24], specializzate in controversie inerenti internet e il mondo digitale e nelle quali l’intero procedimento si svolge online. In data 28 giugno del 2018 il tribunale di Hangzhou ha ammesso per la prima volta, come prova in giudizio, i dati archiviati mediante la tecnologia blockchain: si trattava di un caso di violazione online del copyright per pubblicazione su un sito web di un’opera protetta senza la necessaria autorizzazione. Nel caso di specie il tribunale ha confermato che i dati caricati su una piattaforma blockchain riflettevano la sua fonte, generazione e percorso di consegna e quindi erano prove affidabili (prova ammessa in ragione dell’immutabilità dei dati registrati sulla blockchain). Da questa pronuncia, successivamente la Corte suprema cinese ha stabilito[25] che le prove autenticate con la tecnologia blockchain sono vincolanti nelle controversie legali[26].

Cybersecurity e arbitrato telematico

Dopo aver analizzato diverse prospettive di applicazione delle tecnologie nel procedimento arbitrale (e quindi nel processo decisionale in generale) dobbiamo fare una piccola riflessione in materia di cybersecurity e della sua regolamentazione, proprio in funzione di un sempre maggior utilizzo di strumenti informatici/telematici nel procedimento arbitrale. A tal proposito prendiamo in considerazione un protocollo, ovvero il Consultation Draft Cybersecurity Protocol for international arbitration[27] dell’International Council for Commercial Arbitraion, New York City Bar e l’International Istitutite for Conflict Prevention and Resolution. Nel dicembre 2018 si sono concluse le consultazioni durante le quali il progetto è stato esaminato in seminari arbitrali in tutto il mondo. Gli obiettivi del protocollo sono: 1) garantire la protezione delle informazioni scambiate durante il procedimento arbitrale contro il rischio di intrusioni informatiche e 2) incoraggiare i partecipanti alle procedure di arbitrato internazionale a diventare più consapevoli dei rischi del cyberspazio e quindi fornire indicazioni sulle misure da adottare alla luce di tali rischi.

Il protocollo raccomanda l’inclusione delle clausole di sicurezza negli accordi di arbitrato secondo la quale le parti si impegnano a che il procedimento arbitrale si svolga in conformità con le misure di sicurezza informatica stabilite dal tribunale arbitrale competente a conoscere la controversia tra le parti. Secondo il protocollo, una clausola arbitrale “cybersecure” potrebbe essere la seguente: “The parties agree thet the arbitration shall be conducted in a secure manner ad determined by the arbitral tribunal, taking into consideration the views of the parties and the Cybersecurity Protocol for International Arbitration”. Secondo alcuni, è tuttavia meglio non individuar delle specifiche misure di cybersecurity all’interno di questa clausola al fine di renderla adattabile all’evoluzione tecnologica[28].

[1] Il regolamento completo della Camera Arbitrale del Piemonte è consultabile al sito: http://images.pie.camcom.it/f/ADR/28/28514_UCCP_1422019.pdf

[2] L’esempio della CIETAC è stato affrontato da ROONEY K. M., New CIETAC Online Arbitration Rules. Documento consultabile al sito: http://arbitrationblog.kluwerarbitration.com/2009/05/27/new-cietac-online-arbitration-rules/

[3] Online Arbitration Rules, Adopted by the China Council for the Promotion of International Trade/China Chamber of International Commerce on May 1, 2009, amended on November 4, 2014. Effective as from January 1, 2015. Documento consultabile al sito: http://www.cietac.org/index.php?m=Article&a=show&id=2770&l=en

[4] Sebbene altre modalità tradizionali come posta e corriere possano essere utilizzate a seconda delle circostanze del caso

[5] Infatti, l’art. 29, ultimo periodo, recita: “Electronic evidence with a reliable electronic signature shall have the same admissibility and weight as evidence with a handwritten signature or affixed seal.”.

[6] Il renminbi, o RMB, è la valuta avente corso legale nella Repubblica Popolare Cinese. Il suo simbolo in caratteri latini è ¥. Lo “yuan” (元/圆 o ¥) è soltanto un’unita di conto. Il renminbi, la cui sigla è “RMB”, è pertanto il nome della moneta cinese negoziata onshore e offshore. La Cina mantiene infatti il controllo dei capitali, impedendo pertanto alla sua moneta di essere scambiata all’estero e viceversa. Il renmimbi è pertanto un’unica moneta, ma negoziata a due tassi di cambio diversi, in base al luogo di contrattazione:
– Se viene quotato onshore, prende il nome di “Yuan cinese” e il suo simbolo/abbreviazione è “CNY”.
– Se viene quotato offshore, viene sempre chiamato “Yuan cinese” ma il suo simbolo/abbreviazione è “CNH”

[7] Valore in euro: 1 CYN = 0,13 EUR ovvero 1 EUR = 7,65 CYN e 1 CNH = 0,13 EUR ovvero 1EUR = 7,64 CNH (valori aggiornati in data 26/01/2020).

[8] Online Arbitration Model Clause è consultabile al sito: http://www.cietac.org/index.php?m=Article&a=show&id=2774&l=en

[9] Avv. COZZI F., L’impatto delle nuove tecnologie sul procedimento arbitrale: processi, criticità e prospettive nell’esperienza internazionale, intervento tenuto durante il Convegno promosso da Arbitrando “La risoluzione dei conflitti nell’era digitale: L’arbitrato e la rivoluzione tecnologica”, Milano, 21 novembre 2019 – Fondazione Stellina.

[10] Cfr. il sito: https://www.caseanywhere.com/our-services/arbitration-hub/

[11] Cfr. il sito: https://www.opus2.com/en-us/home

[12] Cfr. il sito https://sccinstitute.com/scc-platform/

[13] Per ulteriori informazioni: WIPO Online Case Administration Tools, documenti consultabili a:

https://www.wipo.int/amc/en/eadr/index.html; https://www.wipo.int/amc/en/center/faq/index.html e https://www.wipo.int/amc/en/expert-determination/filing/index.html,

[14] ZUCCONI GALLI FONSECA E., Diritto dell’arbitrato, Bologna, 2016, pag. 263.

[15] Il sistema eADR è disponibile solo per le procedure WIPO, ma alcune volte viene utilizzata anche per procedure non WIPO. Ad esempio, il Centro ha fornito una versione personalizzata di eADR WIPO per la procedura di decisione della giuria della 32° American’s cup, ovvero, la competizione internazionale di yacht, cominciata nel 2004 e conclusa nel 2007 a Valencia in Spagna. Tali esperienze promuovono ulteriori miglioramenti nel sistema eADR dell’WIPO che aiutano a confermare la posizione dell’WIPO nell’ambito della risoluzione delle controversie online.

[16] URÍBARRI SOARES F., New Techonolies and arbitration, in Indian Journal of Arbitration Law, 2018, pag.84-85. e JEVREMOVIC N., Blockchain Techonology and Arbitration, documento consultabile al sito: http://arbitrationblog.kluwerarbitration.com/2019/01/27/2018-in-review-blockchain-technology-and-arbitration/

[17] Si vede Why is blockchain-based Arbitration the only future for dispute resolution?,documento consultabile al sito: https://medium.com/@confideal/why-is-blockchain-based-arbitration-the-only-future-for-dispute-resolution-93e34d99ec83

[18] URÍBARRI SOARES F., op. cit., pag. 91-94.

[19] Per ulteriori informazioni vede https://www.crowdjury.org/

[20] Kleros – The Blockchain Dispute Resolution Layer (2017), disponibile a https://kleros.io/

[21] Per ulteriori informazioni consultare il sito: http://codelegit.com/

[22] Per ulteriori informazioni consultare il sito: https://jur.io/

[23] Avv.to BATTAGLINI R., La tecnologia blockchain e le nuove forme della Dispute Resolution, intervento tenuto durante il Convegno promosso da Arbitrando “La risoluzione dei conflitti nell’era digitale: L’arbitrato e la rivoluzione tecnologica”, Milano, 21 novembre 2019 – Fondazione Stellina.

[24] A tal proposito, si segnala che Il 4 dicembre 2019, la Suprema corte popolare cinese (SPC) ha tenuto una conferenza stampa a Wuzhen, Zhejiang , in concomitanza con la pubblicazione di un importante white paper intitolato Chinese Courts and the Internet Judiciary. Documento consultabile, in lingua cinese e inglese, al sito: http://wlf.court.gov.cn/upload/file/2019/12/03/11/40/20191203114024_87277.pdf

[25] HULLIET M., China’s Supreme Court Rules that Blockchain can legally Authenticate Evidence. Documento consultabile al sito: https://cointelegraph.com/news/chinas-supreme-court-rules-that-blockchain-can-legally-authenticate-evidence

[26] Il comunicato ufficiale del 7 settembre 2018 è disponibile a http://www.court.gov.cn/zixun-xiangqing-116981.html

[27]Il documento è disponibile al sito: https://www.arbitrationicca.org/media/10/43322709923070/draft_cybersecurity_protocol_final_10_april.pdf

[28] Avv. COZZI F., L’impatto delle nuove tecnologie sul procedimento arbitrale: processi, criticità e prospettive nell’esperienza internazionale, intervento tenuto durante il Convegno promosso da Arbitrando “La risoluzione dei conflitti nell’era digitale: L’arbitrato e la rivoluzione tecnologica”, Milano, 21 novembre 2019 – Fondazione Stellina.

A cura della dott.ssa Melissa Trevisan 
Trainee Lawyer
Studio Mainini & Associati

ARBITRATO TELEMATICO E INTELLIGENZA ARTIFICIALE – UNA NUOVA FRONTIERA

PARTE PRIMA …

Introduzione

 Quale sarà il futuro dell’istituto dell’arbitrato? È possibile ipotizzare un arbitrato totalmente online o che comunque faccia uso di strumenti informatici/telematici per il suo svolgimento? L’intelligenza artificiale potrà mai essere protagonista in un arbitrato?

L’obiettivo del presente elaborato, suddiviso in tre diversi contributi settimanali[1], è quello di fornire una risposta a queste ed altre domande legate al tema dell’arbitrato telematico e dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale in esso. Si cercherà di indagare su come la tecnologia possa diventare parte, essenziale o ausiliare, di un procedimento arbitrale.

Il primo contributo sarà dedicato al tema dell’arbitrato telematico ovvero all’utilizzo di internet e degli strumenti telematici/informatici nell’arbitrato tradizionale. Arbitrato e tecnologia condividono una relazione sinergica in grado di creare un’interazione sempre più forte tra i due fenomeni e garantire una relazione vantaggiosa. Attualmente tale applicazione è già presente ma non cammina a pari passo con la rivoluzione tecnologica (caratterizzata da un elevato tasso di innovazione) nella quale si trova la nostra società odierna. Per questa ragione il secondo contributo esplorerà alcune possibili soluzioni in grado di favorire una maggiore applicazione degli strumenti telematici e informatici nel procedimento arbitrale. Inoltre, si tratterà l’attuale tema dell’applicazione della blockchain nell’istituto arbitrale e della relativa unione dei due fenomeni. La presenza della blockchain e delle altre tecnologie richiama la necessità di un solido e funzionante sistema di cybersecurity. Infine, l’ultima esposizione esplorerà scenari ancora poco conosciuti – come l’intelligenza artificiale – cercando di stabilire l’ipotetico (o forse non così ipotetico) futuro dell’arbitrato. Nonostante l’intelligenza artificiale non abbia ancora avuto un ruolo rilevante nell’istituto in menzione, essa richiede una minuziosa riflessione per cercare, sin da subito, di delimitare il quadro giuridico del prossimo futuro.

Il tema analizzato è decisamente complesso e pieno di ambiguità ma evidenzia anche quali siano le enormi potenzialità dell’arbitrato che possono essere sfruttate con i mezzi attualmente disponibili. Grazie ai suoi punti di forza, l’arbitrato rimane uno dei più efficaci strumenti alternativi per la risoluzione delle controversie nascenti dal processo di trasformazione tecnologica.

         PARTE I

L’ARBITRATO TELEMATICO

La rivoluzione tecnologica

La rivoluzione tecnologica è in corso ormai da anni. Il progresso tecnologico è riuscito a farsi strada anche nel settore degli strumenti alternativi di risoluzione delle controversie, compreso l’arbitrato. L’uso di tecnologie come internet, le ICT (tecnologie informatiche per la comunicazione), i big data, la blockchain, lo smart contract e l’intelligenza artificiale, non è un fenomeno nuovo. Ormai non si tratta più di capire “se”, ma “quando” queste tecnologie avranno applicazione nel quadro giuridico tradizionale e quale impatto avranno sul procedimento arbitrale e sulla giustizia in generale[2].

L’arbitrato e le nuove tecnologie condividono una relazione reciprocamente vantaggiosa[3]. Da una parte le nuove tecnologie possono apportare diversi miglioramenti al procedimento arbitrale come una maggiore efficienza[4], una riduzione dei costi. Dall’altra parte, la proliferazione delle nuove tecnologie genera inevitabilmente nuove classi di controversie[5] nei confronti delle quali[6] l’arbitrato risulta essere lo strumento più adatto per una risoluzione veloce e flessibile: l’arbitrato, infatti, ha natura privatistica e il legislatore si è preoccupato di dettare una normativa minima.

Sorge quindi utile porsi una domanda: possono le tecnologie informatiche trovare applicazione concreta anche nel procedimento arbitrale? Per rispondere a questa domanda è necessario considerare quali siano gli strumenti tecnologici previsti in materia di Processo Civile Telematico consentiti nel processo civile ordinario e nel processo penale.

Nessuna norma prevista dal corpus del Processo Civile telematico o PCT (che affonda le radici normative nel D.P.R. 123 del 13 febbraio 2001 e nelle norme successive tra cui il D.M. 44/2011, fino alla Legge di Stabilità, legge n. 228/2012, e il d.l. n. 90/2014 che ne hanno sancito l’obbligatorietà a decorrere dal 30 giugno 2014) cita espressamente il procedimento arbitrale quale oggetto della propria applicazione. Ciò detto, la dottrina maggioritaria[7] considerando tale mancanza come una lacuna legislativa facilmente colmabile e sostiene che queste regole si possano applicare anche all’arbitrato. Tale scelta valorizzerebbe la principale caratteristica del giudizio arbitrale ovvero la discrezionalità circa le forme del procedimento di cui le parti e gli arbitri dispongono. D’altronde lo stesso art. 816-bis c.p.c. dispone che “le parti possono stabilire le regole del procedimento che gli arbitri devono seguire”: una tale condizione dovrebbe consentire un libero accesso degli strumenti informatici/telematici nel procedimento arbitrale con il ragionevole limite del rispetto dei principi di rango costituzionale (come il principio del contradditorio).

L’arbitrato telematico (definizione)

Il termine arbitrato telematico può dar luogo a due distinte classificazioni: 1) procedure arbitrali completamente online e che si svolgono unicamente in rete e 2) procedimenti arbitrali tradizionali che fanno ricorso e utilizzo di strumenti informatici/telematici per il loro svolgimento. Di facile comprensione il punto 1). Risulta invece di maggior interesse la menzione di quelle forme di applicazione concreta delle tecnologie nello svolgimento del procedimento arbitrale.

La convenzione di arbitrato e la forma telematica

Affinché possa sorgere un procedimento arbitrale su una questione giuridica, è necessario che le parti si accordino in tale senso e che tale accordo assuma la forma di un negozio giuridico, inquadrabile nella categoria dei contratti e che prende il nome di convenzione di arbitrato. Al genere convenzione di arbitrato sono riconducibili la clausola compromissoria (art. 808 c.p.c.), il compromesso (art. 807 c.p.c.) e la convenzione di arbitrato in materia non contrattuale (art. 808-bis c.p.c.). Di seguito, prenderemo in esame la forma del compromesso.

L’articolo 807 c.p.c. è stato oggetto di due importanti riforme quella del 1994[8] e quella del 2006[9], che hanno decisamente cambiato il modo di concepire la forma di tale convenzione.

All’indicazione originaria del requisito della forma scritta a pena di nullità, il legislatore del 1994 aveva aggiunto un ulteriore previsione: il requisito della forma scritta doveva intendersi rispettato anche qualora la volontà delle parti fosse stata espressa con “telegrafo o telescrivente”. Si arriva poi alla riforma del 2006 con la quale il legislatore, nel mantenere l’originaria formulazione dell’art. 807 c.p.c. nella parte in cui recita che “il compromesso deve, a pena di nullità, essere fatto per iscritto e determinare l’oggetto della controversia”, ha stabilito che il requisito della forma scritta, necessaria per la stipulazione della convenzione di arbitrato, debba assolutamente intendersi rispettata anche nel caso in cui le parti abbiamo voluto esprimere la loro volontà per (telegrafo, telescrivente) telefacsimile o messaggio telematico, nel rispetto della normativa riguardo la trasmissione e la ricezione dei documenti trasmessi[10].

Si noti come la riformata disposizione dell’art. 807 c.p.c. abbia sancito una totale equipollenza tra la sottoscrizione e trasmissione di un documento a distanza e le forme indicate nell’articolo. Equiparando alla scrittura i messaggi teletrasmessi, che si conformano alle norme di legge e regolamentari in materia, questi vengono redatti a tutti gli effetti in forma scritta ad substantiam, anche nell’ipotesi in cui non sia prevista la creazione di un originale cartaceo (come è appunto il caso del messaggio telematico)[11]. Il compromesso è la prima delle convenzioni di arbitrato regolate dalle disposizioni del codice ed è per questa ragione che l’art. 807 disciplina, in via generale, sia la forma del compromesso che la forma di ogni altro tipo di convezione di arbitrato successiva (quindi anche quella della clausola compromissoria e della convenzione di arbitrato in materia non contrattuale) oggi conosciute dal nostro ordinamento prescrivendo per ognuna di queste la forma ad substantiam [12] [13].

Il valore probatorio di un documento informatico

Ammessa la possibilità che la convenzione di arbitrato possa essere contenuta all’interno di un documento telematico/informatico, analizziamo ora il valore giuridico di questo sotto un profilo probatorio.

L’art. 20 comma 1-bis, primo periodo, del Codice dell’Amministrazione Digitale, dispone che “Il documento informatico soddisfa il requisito della forma scritta e ha l’efficacia prevista dall’articolo 2702 del Codice civile[14] quando vi è apposta una firma digitale, altro tipo di firma elettronica qualificata o una firma elettronica avanzata”. Perciò il documento informatico, munito di firma digitale o altro tipo di firma elettronica, ha l’efficacia a cui l’art. 2702 c.c. e viene equiparato alla scrittura privata. Cosa succede invece se su questo documento informatico non viene apposta la firma digitale? La risposta la troviamo sempre nel CAD, ovvero all’art. 20 comma 1-bis, secondo periodo, il quale prevede che “in tutti gli altri casi (ovvero quelli non previsti dal primo periodo del medesimo articolo), l’idoneità’ del documento informatico a soddisfare il requisito della forma scritta e il suo valore probatorio sono liberamente valutabili in giudizio, in relazione alle caratteristiche di sicurezza, integrità e immodificabilità”. Al documento informatico privo di firma digitale è stata riconosciuta, da parte della Cassazione[15], la valenza probatoria prevista dall’art. 2712 c.c. denominato “riproduzione meccaniche”. Secondo questo articolo “Le riproduzioni fotografiche, informatiche[16] o cinematografiche, le registrazioni fonografiche e, in genere, ogni altra rappresentazione meccanica di fatti e di cose formano piena prova dei fatti e delle cose rappresentate, se colui contro il quale sono prodotte non ne disconosce la conformità ai fatti o alle cose medesime”, e in assenza di tale tempestiva contestazione il documento informatico sarà considerato copia conforme all’originale[17].

Il procedimento arbitrale

Per quanto riguarda l’applicazione delle forme telematiche e informatiche allo svolgimento dell’iter processuale dell’arbitrato, sono poche le problematiche che si pongono nell’ipotesi di utilizzo di strumenti informatici/telematici per gli atti di nomina degli arbitri, la domanda di arbitrato, la produzione e lo scambio di documenti e il deposito di memorie. È comunque necessario che tale applicazione sia assistita da adeguate garanzie di certezza e che vengano rispettati i principi di rango costituzionale[18]: problematica che non sorge per l’arbitrato, dal momento che è maggiormente controllato dalle parti rispetto al processo civile ordinario, anche per quanto riguarda le norme sul procedimento.

L’udienza 

Lo strumento tipico con cui si svolgono attualmente gli incontri da remoto è la videoconferenza. La videoconferenza tuttavia presenta alcune limitazioni: 1) lo schermo spesso viene percepito come filtro; 2) l’impossibilità di cogliere tutti i rilevanti dettagli del linguaggio, verbale e non, di chi parla soprattutto in caso di testimonianza; 3) l’assenza di contatto diretto, anche tra gli arbitri; 4) possibili inconvenienti tecnici e 5) alcune conseguenze dal punto di vista procedurale (come il rispetto del principio del contraddittorio).

Come superare allora i limiti della videoconferenza?

  • Telepresenza: si tratta della combinazione di tecnologie video e audio in grado di stimolare tutti i sensi attraverso immagini full-size e movimento fluido e molto definito, risolvendo così anche il problema del ritardo dell’immagine e del suono. Essa consente, inoltre, un automatico controllo della prospettiva visiva con diverse inquadrature e zoom. Alcuni esempi pratici sono Bluejeans[19], Cisco Telepresence[20] e Zoom[21]. L’obiettivo è di creare la sensazione, nei soggetti che si trovano fisicamente in posti diversi, di condividere gli stessi spazi.
  • Gli sviluppi futuri? Virtual reality (VR, ovvero, realtà virtuale) e augmented reality (AR, ovvero, realtà aumentata). Gli ologrammi sono in grado di catturare le immagini di persone e oggetti, comprimerle e trasmetterle via banda larga. Le immagini poi vengono decompresse e proiettate mediante luce o raggi laser con l’effetto di riprodurre perfettamente un’immagine tridimensione. Attualmente questo tipo di tecnologia presenta alcuni limiti, tra cui quello relativo ai costi elevati di tali strumenti e le difficoltà tecniche in termine di utilizzo e diffusione.

Sarebbe possibile l’uso di queste tecnologie all’interno di un procedimento arbitrale? A tal proposito molte istituzioni arbitrali ammettono di ricorrere alla tecnologia per lo svolgimento delle udienze.

  1. La Camera Arbitrale di Milano all’art. 27, comma 2, secondo periodo del Regolamento CAM, prevede che “Il Tribunale Arbitrale può consentire la partecipazione all’udienza con ogni mezzo idoneo.” Per ogni mezzo idoneo la CAM intende, ad esempio, la videoconferenza ovvero la conferenza telefonica. L’udienza in molti casi viene registrata e la trascrizione viene messa a disposizione delle parti, con la peculiarità che le parti sono presenti.

Il terzo periodo dell’art. 27 del Regolamento della Camera Arbitrale di Milano recita poi che “dall’udienza viene redatto un verbale”. Nel caso della Camera Arbitrale di Milano si tratta di un verbale scritto, ma si potrebbe però pensare alla redazione di un verbale telematico certificato? Per la CAM in un certo senso si opera già in questi termini, basta pensare, ad esempio, quando al procedimento arbitrale è presente una società che si occupa della registrazione e della successiva trascrizione.

  1. L’ICC Rules of Arbitration, all’appendix IV: lettera f)[22] prevede che “Using telephone or video conferencing for procedural and other hearings where attendance in person is not essential and use of IT that enables online communication among the parties, the arbitral tribunal and the Secretariat of the Court.” Ovvero la videoconferenza può essere utilizzata per udienze procedurali o altre udienze in cui la partecipazione personale delle parti non è essenziale.

Istruzione probatoria

Nel Codice di procedura civile l’articolo dedicato all’istruzione probatoria nel procedimento arbitrale prevede espressamente sia la testimonianza diretta che testimonianza scritta (art. 816-ter).

Prendendo sempre in considerazione il regolamento della Camera Arbitrale di Milano, ai sensi del suo art. 28 “il tribunale assume le prove secondo le modalità che ritiene più opportune”. L’assunzione delle prove mediante l’utilizzo di strumenti informatici è possibile e praticata ormai da un po’ di anni, infatti, ad esempio nella Camera Arbitrale di Milano la testimonianza diretta può svolgersi tramite videoconferenza, così come una testimonianza scritta può essere invita via PEC. Altro mezzo di prova, che si potrebbero prospettare nel mondo dell’arbitrato telematico in futuro, è la scrittura privata mediante documento certificato via PEC.

Deliberazione telematica del lodo? 

Attualmente l’art. 823 c.p.c., denominato deliberazione e requisiti del lodo, non contiene più il riferimento alla conferenza personale, prevedendo soltanto che “Il lodo è deliberato a maggioranza dei voti con la partecipazione di tutti gli arbitri”, determinando così che l’utilizzo di strumenti informatici per la deliberazione del lodo oggi è pienamente ammissibile e ammettendo la possibilità di deliberazioni anche a distanza[23]. 

Lodo telematico? 

Per quanto riguarda la redazione e il perfezionamento formale del lodo in via telematica non si pongono particolari problemi potendo ritenere sufficiente la stesura in forma elettronica con l’autenticazione delle sottoscrizioni degli arbitri mediante la firma digitale[24].

Copia cartacea di un documento elettronico e il deposito telematico del lodo

Ai sensi dell’art. 825 c.p.c., la parte che sia interessata ad avanzare richiesta di esecutività del lodo è tenuta a “depositare il lodo in originale o in copia conferme, insieme con l’atto contenente la convenzione di arbitrato in originale o in copia conferme”. Le questioni da analizzare sono due: 1) è possibile produrre una copia cartacea conforme di un documento informatico? e 2) è possibile che il lodo venga depositato telematicamente?

  • Per quanto riguarda la prima questione, è possibile produrre una copia cartacea conforme di un documento informatico grazie alla novella introdotta all’art. 23, comma 2-bis, d.lgs. 82/2005 (ovvero del Codice dell’amministrazione digitale), il quale prevede che “Sulle copie analogiche di documenti informatici può essere apposto a stampa un contrassegno, sulla base dei criteri definiti con le Linee guida, tramite il quale è possibile accedere al documento informatico, ovvero verificare la corrispondenza allo stesso della copia analogica. Il contrassegno apposto ai sensi del primo periodo sostituisce a tutti gli effetti di legge la sottoscrizione autografa del pubblico ufficiale e non può essere richiesta la produzione di altra copia analogica con sottoscrizione autografa del medesimo documento informatico. I soggetti che procedono all’apposizione del contrassegno rendono disponibili gratuitamente sul proprio sito Internet istituzionale idonee soluzioni per la verifica del contrassegno medesimo”. In altre parole, esso prevede che le copie su supporto cartaceo di documento informatico, sostituiscono l’originale da cui sono tratte se la loro conformità viene attestata da un pubblico ufficiale a ciò autorizzato[25].
  • Per quanto riguarda la seconda questione, il deposito di un atto in formato elettronico è già possibile grazie alle norme in materia di Processo Civile telematico: l’atto da depositare (file in formato PDF ottenuto come trasformazione testuale) e gli eventuali allegati (nei formati ammessi) devono essere inseriti in una struttura informatica denominata busta telematicada inviare, come allegato ad un messaggio di Posta Elettronica Certificata (PEC), all’indirizzo telematico dell’ufficio giudiziario destinatario, consultabile sul catalogo dei servizi telematici. Il file PDF relativo all’atto deve essere firmato digitalmente dal soggetto che procede al deposito. A tal proposito, come spiegato precedentemente, nessuna norma prevista dal corpus del Processo Civile telematico o PCT cita espressamente il procedimento arbitrale quale oggetto della propria applicazione, tuttavia, la dottrina maggioritaria[26] sostiene che queste regole si possano applicare anche all’arbitrato in quanto tale scelta valorizzerebbe la principale caratteristica del giudizio arbitrale ovvero la discrezionalità circa le forme del procedimento di cui le parti e gli arbitri dispongono. Infatti, sarebbe incongruo pensare che, in un procedimento caratterizzato dall’autonomia delle parti, le stesse non siano libere di utilizzare strumenti facilmente spendibili in una procedura giurisdizionale.

Si può concludere che l’applicazione di strumenti informatici/telematici nel procedimento arbitrale è già presente, tuttavia, gli sviluppi sono solo agli inizi. La società nella quale viviamo si trova in mezzo a una grande rivoluzione tecnologica caratterizzata da un elevato tasso di innovazione che ci consente oggi di rendere possibile l’impossibile: oggi, infatti, abbiamo a disposizione innumerevoli strumenti tecnologici che ci consentano di facilitare la nostra vita quotidiana, lavorativa, sociale ecc. In quest’ottica, è necessario che tale rivoluzione travolga anche il mondo della giustizia allo scopo di attenuare ed eliminare alcuni dei suoi problemi, come ad esempio, le lungaggini processuali, le comunicazioni cartacee (compreso il deposito cartaceo di documenti), le attività burocratiche ostative a un efficiente conclusione delle fasi procedimentali e determinare così un miglioramento del sistema complessivo.

[1] Prima pubblicazione lunedì 20.04.2020; seconda pubblicazione lunedì 27.04.2020, ultima pubblicazione lunedì 4.05.2020.

[2] URIBARRI SOARES F., New Techonolies and arbitration, in Indian Journal of Arbitration Law, 2018, pag. 84.

[3] Di questa relazione sinergetica tra arbitrato e nuove tecnologie URIBARRI SOARES F., op. cit., pag. 84 e VANNIEUWENHUYSE G, Abitration and New Technologies: Mutual Benefits, in Jounal of International Arbitration, 2018, pag. 119.

[4] L’applicazione di nuove tecnologie nel procedimento arbitrale è in grado di migliorare le prestazioni dell’istituto e di rendere possibile un assolvimento più agile dei risultati richiesti, come ad esempio, il rispetto dei tempi del procedimento (con la possibilità che questo si concluda in termini ancora più brevi rispetto alle tempistiche ordinarie) e il rispetto del principio del contradditorio tra le parti (facilitato appunto dalle ingenti capacità comunicative dei mezzi tecnologici e della loro velocità di trasmissione e ricezione).

[5] URIBARRI SOARES F., op. cit., pag. 84-85 e VANNIEUWENHUYSE G, op. cit., pag. 119-120.

[6] Gli strumenti di tutela tradizionali risultano essere inadeguati a risolvere queste nuove categorie di controversie.

[7] GUADALUPI L., L’arbitrato Telematico, in Il diritto dell’arbitrato: Disciplina comune e regimi speciali: Tomo I, a cura di M. Rubino-Sammartano, Padova, 2010, pag. 1659-1660.

[8] Legge n. 25 del 5.1.1994.

[9] D.lgs. 2.2.2006, n. 40.

[10] GUADALUPI L., L’arbitrato Telematico, in M. Rubino-Sammartano, op. cit., pag.1648 e DANOVI F., Arbitrato Online, in M. Rubino-Sammartano, op. cit., pag. 452

[11] SALVANESCHI L, Libro quarto: procedimenti speciali art. 806-840, Arbitrato, Bologna, 2014, pag. 65.

[12] SALVANESCHI L., op. cit., pag. 66.

[13] Il tema della forma telematica della convenzione di arbitrato deve essere affrontare anche su un livello internazionale. In questo senso, l’art. II (2) della Convenzione di New York definisce come convenzione scritta “una clausola compromissoria inserita in un contratto, o un compromesso, firmati dalle parti oppure contenuti in uno scambio di lettere o di telegrammi”. L’articolo in esame si è rivelato molto limitato e si sono rese necessarie soluzioni per superare i suoi difetti:

  • Interpretazione liberale: Nel 2006 l’UNCITRAL ha emesso un importante Raccomandazione, non vincolante, circa l’interpretazione dell’articolo II (2) della Convenzione di New York. Questo documento è stato redatto in considerazione di due fattori: da un lato, dell’ampio uso del commercio elettronico e, dall’altro, dell’attività legislativa e giurisprudenziale nazionale che risulta essere più favorevole e vantaggiosa della Convenzione di New York rispetto al requisito della forma degli accordi arbitrali, dei procedimenti e dell’esecuzione dei lodi. Nel concreto, la raccomandazione incoraggia gli Stati ad applicare l’art. II della NYC riconoscendo che le circostanze in ivi descritte non sono esaustive. Inoltre, incoraggia gli Stati ad applicare l’art. 7 della Legge modello UNCITRAL sull’arbitrato commerciale internazionale (Definition and form of arbitration agreement): entrambi le opzioni fornite dall’art. 7 stabiliscono un regime più favorevole per il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni rispetto a quello previsto dalla Convenzione di New York. E ancora, lo stesso articolo VII (1) della NYC consente di fare affidamento su una legge nazionale più liberale nell’ipotesi in cui questa preveda un requisito di forma meno rigoroso per l’accordo arbitrale rispetto alla Convenzione stessa. Si può includere così, ad esempio, le leggi nazionali che abbiano attuato l’art. 7 della Legge Modello UNCITRAL (modificato al 2006);
  • Integrazione con altre convenzioni: Nel 2013 è entrata in vigore la Convenzione ECC (ovvero la Convenzione delle Nazioni Unite sull’uso delle comunicazioni elettroniche nei contratti internazionali), il quale art. 20 (1) dispone che la stessa si applica agli accordi di arbitrato ai sensi della Convenzione di New York, a patto che lo Stato in questione sia parte di entrambi le Convenzioni (inteso che abbia firmato e ratificato tutte e due le Convenzioni), salvo che lo stesso non abbia espressamente rinunciato a ciò ai sensi dell’art. 20 (4) dell’ECC. L’art. 9 dell’ECC dispone che la forma scritta “is met by an electronic communication if the information contained therein is accessible so as to be usable for subsequent reference” (ovvero che la forma scritta è soddisfatta da una comunicazione elettronica se l’informazione in essa contenuta sia accessibile in modo da poter essere utilizzata per riferimenti successivi e futuri). Tuttavia, la Convenzione ECC è vincolante solo per gli Stati firmatari e per il momento risulta ratificata da soli undici Stati perciò il suo impatto sulla Convenzione di New York è piuttosto limitato (almeno per il momento).

[14]Art. 2702 c.c. (Efficacia della scrittura privata): “La scrittura privata fa piena prova, fino a querela di falso, della provenienza delle dichiarazioni da chi l’ha sottoscritta, se colui contro il quale la scrittura è prodotta ne riconosce sottoscrizione, ovvero se questa è legalmente considerata come riconosciuta.”

[15] Cass. 6 settembre 2001, n. 11445.

[16] Detta equiparazione è stata confermata dallo stesso Codice dell’amministrazione digitale, che al suo articolo 23-quarter, denominato “Riproduzioni informatiche” va a riformare l’articolo 2702 del Codice civile disponendo che “All’articolo 2712 del codice civile dopo le parole: «riproduzioni fotografiche» è inserita la seguente: «informatiche»”.

[17] IECHER M., L’efficacia probatoria del documento informatico. Documento consultabile al sito: https://www.jei.it/approfondimenti-giuridici/251-l-efficacia-probatoria-del-documento-informatico#_ftn12

[18] DANOVI F., Arbitrato Online, in M. Rubino-Sammartano, op. cit., pag. 453.

[19] Cfr. il sito: https://www.bluejeans.com/cisco-telepresence

[20] Cfr. Il sito: https://www.cisco.com/c/en/us/index.html

[21] Cfr. il sito: https://zoom.us/zoomrooms

[22]Documento consultabile al sito: https://iccwbo.org/dispute-resolution-services/arbitration/rules-of-arbitration/#casemngtech

[23] DANOVI F., Arbitrato Online, in M. Rubino-Sammartano, op. cit., pag. 454 e GUADALUPI L., L’arbitrato Telematico, in M. Rubino-Sammartano, op. cit., pag. 1665-1666.

[24] DANOVI F., Arbitrato Online, in M. Rubino-Sammartano, op. cit., pag. 454

[25] GUADALUPI L., L’arbitrato Telematico, in Il diritto dell’arbitrato: Disciplina comune e regimi speciali: Tomo I, a cura di M. Rubino-Sammartano, Padova, 2010, pag. 1659-1660.

[26] GUADALUPI L., L’arbitrato Telematico, in M. Rubino-Sammartano, op. cit., pag. 1662.

A cura della dott.ssa Melissa Trevisan Palhavan

Trainee Lawyer

Studio Mainini & Associati