Comunicazione volontaria – Volontary disclousure

 

Voluntary disclosure

La Voluntary Disclosure può costituire un’opportunità importante, sia per lo Stato sia per il Cittadino ristabilendo tra le parti un rapporto più equilibrato dal punto di vista della materia fiscale. Il DdL n. 1642, approvato, in via definitiva, lo scorso 4 dicembre 2014 dal Senato, introduce la procedura di comunicazione volontaria (voluntary disclousure).

A prescindere dalle modalità di adesione alla stessa, ci si è chiesti se un contribuente ha veramente interesse ad aderire al questo Istituto, data la pretesa erariale oppure si tratta piuttosto di una necessità, visto l’abbandono del “segreto bancario”. Dunque, non ci sono molte scelte possibili e la collaborazione/comunicazione volontaria è l’ultima chance per rimuovere violazioni passate, in vista del futuro scenario. Ciò implica il pagamento delle imposte dovute, con sanzioni ridotte ad un quarto e l’onere della ricostruzione dei redditi derivanti.

L’onere che il contribuente si troverà a dover sostenere, qualora decida di aderire alla procedura di collaborazione volontaria, non è determinabile con un dato generico, dovendosi studiare ogni singolo caso.

Rispetto al valore dell’attività, l’esborso può variare da un minimo del 5% (grazie all’adesione alla tassazione forfetaria) ad un massimo del 97% che di fatto azzera l’investimento del contribuente. La convenienza della collaborazione volontaria nazionale, infine, va confrontata con le nuove regole del ravvedimento operoso, previste dal DdL Stabilità 2015.

Le due procedure sono compatibili, ed è quindi necessario valutare caso per caso quale sia la più conveniente. Se il ravvedimento “lungo” sana singole violazioni e non prevede il coinvolgimento dell’Amministrazione Finanziaria, la procedura di collaborazione volontaria è un procedimento collaborativo “totalizzante”, che riguarda l’intera posizione del contribuente, da attuare in contradditorio con l’Agenzia. Dal punto di vista del profilo penale, poi, il ravvedimento lungo può concedere al contribuente un’attenuante, ma non scatta la causa di non punibilità, garantita con la collaborazione volontaria nei casi di dichiarazioni fraudolente, infedeli o omesse e omessi versamenti o per il nuovo reato di auto riciclaggio.

Infine, dal punto di vista sanzionatorio, a parità di violazioni da regolarizzare, la collaborazione volontaria è più conveniente, se ci si avvale dell’adesione all’invito al contraddittorio, accettando tutti i rilievi sollevati, perché si arriva a una riduzione delle sanzioni fino a un quarto di diritto.

Con il ravvedimento è, però, possibile avvalersi della compensazione dei crediti disponibili, facoltà inibita, invece, nella collaborazione volontaria.

Le principali variabili che influenzano l’onere che il contribuente dovrà sopportare sono:

  • il Paese in cui deteneva le attività oggetto di emersione (se White list o Black list);
  • da quanti periodi d’imposta venivano segretate;
  • dalla tipologia di evasione messa in atto.
  1. Cos’è la voluntary disclosure?

La legge 186/2014 introduce la procedura di regolarizzazione dei capitali posseduti all’estero e modifica il codice penale introducendo il nuovo articolo 648 ter 1 che contempla il reato di auto riciclaggio. La collaborazione volontaria riguarda le violazioni commesse fino a data 30 settembre 2014 e potrà essere attivata sino al 30 settembre 2015, salvo proroghe.

La voluntary disclosure rappresenta quindi una procedura di pacificazione tributaria, individuando una regolarizzazione accessibile a tutti i contribuenti, siano essi persone fisiche, giuridiche o altri enti, residenti o non residenti, per tutti i periodi di imposta per i quali il termine di decadenza non sia spirato, e per la totalità degli attivi, siano essi esteri o italiani, e delle componenti reddituali e quindi delle violazioni ad essi connessi. La voluntary disclosure si distanzia radicalmente dallo scudo fiscale, che era una procedura riservata e che poteva riguardare anche solo una parte degli attivi esteri, mentre qui si tratta di una procedura spontanea, trasparente e completa (nel senso, per intenderci, che se si possiede un immobile, un deposito titoli ed una polizza, la regolarizzazione deve interessare tutti e tre gli attivi, pena l’invalidità della stessa).

  1. Chi può accedere?

Possono accedere alla voluntary disclosure “internazionale” le persone fisiche, Società Semplici e soggetti equiparati a degli Enti non commerciali residenti in Italia che detengono investimenti patrimoniali o attività finanziarie all’estero, in violazione degli obblighi di monitoraggio fiscale di cui al Dl 167/1990, e dunque senza averli indicati nel quadro RW del modello Unico. Inoltre, la legge 186/2014 consente l’accesso alla procedura disclosure cosiddetta “nazionale”, rivolta anche ai soggetti diversi dai precedenti (quindi le persone fisiche non destinatarie degli obblighi di monitoraggio, le Società e gli Enti di ogni tipo) che potranno regolarizzare le violazioni degli obblighi dichiarativi in materia di imposte sui redditi e le relative addizionali, imposte sostitutive, Irap, Iva e delle dichiarazioni dei sostituti d’imposta.

  1. La procedura

Si accede alla voluntary disclosure mediante la presentazione di un’istanza per via telematica ed una relazione di accompagnamento nei successivi 30 giorni.

La voluntary disclosure è una procedura trasparente e collaborativa, il contribuente dovrà dettagliare gli investimenti e le attività di natura finanziaria detenuti all’estero (o in Italia, nell’ipotesi di disclosure domestica), le modalità di determinazione degli immobili ad essi connessi e, in alcuni casi, anche di quelli non connessi. Il quadro documentale deve essere completo poiché eventuali “dimenticanze” volontarie di attività o investimenti rischia di compromettere l’efficacia della procedura, oltre ad esporre al rischio di sanzioni, ivi compreso il nuovo reato di esibizione di atti falsi. L’istanza può essere integrata dal contribuente nei 30 giorni successivi al primo invio. Anche se non è prevista una “lista” di documentazione da produrre, dato l’ampio dettato normativo, per attestare la natura e la composizione degli attivi esteri, nonché la loro ubicazione e la provenienza, sarà importante raccogliere i certificati di acquisto per investimenti in immobili o altri beni o, con riferimento alle attività finanziarie, i documenti comprovanti la loro esistenza in anni per i quali sono spirati i termini di accertamento, o se invece si tratta di patrimoni recenti, le modalità con le quali sono stati costituiti (trasferimenti di denaro, documentandone anche la provenienza, successioni, eccetera).

Per documentare il valore dei beni saranno utili atti di acquisto, visure delle camere di commercio delle società estere, ultimi estratti conto e situazioni patrimoniali.

  1. I benefici

La voluntary disclosure, pur prevedendo il pagamento integrale delle imposte, consente di ridurre in modo sostanziale le sanzioni applicabili per le violazioni degli obblighi di monitoraggio fiscale e degli obblighi dichiarativi, riduzione che viene massimizzata quando le attività estere sono detenute in Paesi non black list o black list che hanno firmato un accordo per lo scambio di informazioni con l’Italia entro il 2 marzo 2014, o quando il contribuente trasferisca le attività in un Paese white list.  Inoltre, accedendo alla disclosure, è prevista la non punibilità per i reati di dichiarazione fraudolenta mediante fatture per operazioni inesistenti, o mediante altri artifizi, per dichiarazione infedele o omessa o per omesso versamento di ritenute certificate o di Iva.

L’elaborazione dei testi è stata curata con scrupolosa attenzione; tuttavia ciò potrebbe non escludere la presenza di eventuali involontari inesattezze.

Novità in materia fiscale – DL n.66

Con il Decreto Legge n. 66 del 24.04.2014 sono state introdotte alcune novità di carattere fiscale in materia di IRPEF ed IRAP che comportano la concessione di un bonus per i lavoratori dipendenti e una riduzione generale dell’aliquota IRAP applicabile in riferimento al 2014.

E’ da sottolineare però che gli effetti positivi di tali novità sono in parte annullati dall’aumento dell’aliquota d’imposta applicabile alla plusvalenza del capitale, che passa dal 20 al 26%, e alla previsione del pagamento in unica soluzione dell’imposta sostitutiva sulle rivalutazioni dei beni d’impresa prevista dalla legge finanziaria per il 2014.

Nella prospettiva della revisione del prelievo fiscale sul lavoro dipendente viene prevista un’agevolazione (consistente in un credito d’imposta rapportato nel periodo di lavoro nell’anno) fino a 80 euro mensili per i redditi inferiori a 26.000 euro all’anno. Possono beneficiare di tale agevolazione i lavoratori dipendenti ed i titolari di reddito assimilato al lavoro dipendente, ai collaboratori a progetto, collaboratori coordinati e continuativi ed in  riferimento ai lavori socialmente utili. Non possono beneficiare dell’agevolazione, invece, coloro che ricevono redditi da pensione e gli incapienti escluse esigue situazioni. Il credito viene riconosciuto automaticamente dal sostituto d’imposta (senza la presentazione di alcuna richiesta/domanda) a partire dalle retribuzioni erogate successivamente al 24.04.2014.

Altre novità nel Decreto riguardano l’esenzione IMU per i terreni agricoli montani che sarà differenziata a seconda dell’altezza e a seconda che siano posseduti o meno da coltivatori diretti/IAP e  la proroga del periodo di iscrizione a ruolo delle somme per cui è ammessa la compensazione con i crediti nei confronti della pubblica amministrazione.

Il DL n. 66/2014 prevede inoltre una novità in materia di rivalutazione dei beni d’impresa, con particolare riguardo alle disposizioni contenute nella legge di stabilità per il 2014 e concernente i beni d’impresa risultanti dal bilancio 2012 e ancora presenti al 31.12.2013, nonché per l’affrancamento della riserva di rivalutazione. Viene stabilito che i versamenti devono essere effettuati in unica soluzione entro il termine di versamento del saldo delle imposte sui redditi dovute per il periodo d’imposta in corso al 31.12.2013. Non viene pertanto concessa la ripartizione del versamento in tre rate annuali.

Vengono abrogate le disposizioni che prevedevano l’assoggettamento a ritenuta / imposta sostitutiva dei redditi derivanti dagli investimenti esteri e dalle attività di natura finanziaria da parte degli intermediari residenti ai quali gli stessi erano affidati in gestione, custodia o amministrazione, nonché le disposizioni che prevedevano l’applicazione, da parte degli intermediari finanziari, della ritenuta del 20% sui flussi finanziari dall’estero (bonifici esteri), introdotta dalla Legge n. 97/2013.

A partire dal 01.07.2014 vengono aumentate le imposte sulle rendite finanziarie e sui capital gain. Sono interessati dall’intervento, in particolare, le somme previste dall’articolo 44 TUIR (ovvero interessi, premi ed altri proventi) e dall’art. 67 comma 1 lettera da c-bis) a c-quinques) TUIR (ovvero ai redditi diversi). Per effetto di tali modifiche gli utili e le plusvalenze derivanti da partecipazioni non qualificate verranno assoggettate ad un’imposta sostitutiva pari al 26%, in luogo dell’aliquota del 20 (che rimane applicabile solamente fino al prossimo 30.06.2014). Viene prevista, inoltre, l’integrazione degli artt. 5, 6 e 7, D.Lgs. n. 461/97 a seguito della quale i redditi diversi derivanti dalle obbligazioni e dagli altri titoli di cui all’art. 31, DPR n. 601/73 e dalle obbligazioni emesse da Stati non “black list” vanno computati nella misura del 48,08% dell’ammontare realizzato. Le minusvalenze, le perdite o i differenziali negativi possono essere dedotti dalle relative plusvalenze / redditi diversi realizzati successivamente al 30.6.2014.

Lo spesometro: dati 2012 da inviare entro il 12/21 novembre 2013

A un mese dalla prima scadenza di presentazione del modello, l’Agenzia delle Entrate rende disponibile un nuovo modello di comunicazione polivalente, che sostituisce quello precedentemente allegato al Provvedimento direttoriale del 2.8.2013, stavolta corredato dalle relative istruzioni alla compilazione.

Gli operatori Iva dispongono ora di un nuovo modello di comunicazione per l’invio dei dati delle operazioni rilevanti ai fini Iva tramite il servizio telematico Entratel o Fisconline.

La comunicazione telematica dei dati relativi al 2012 deve essere effettuata:

– da parte degli operatori che effettuano la liquidazione mensile Iva, entro il 12 novembre 2013 (a regime entro il 10 aprile dell’anno successivo a quello di riferimento);

– gli altri operatori invece, dovranno provvedere all’invio dei dati entro il 21 novembre 2013 (a regime, entro il 20 aprile dell’anno successivo).

fotospesometro

 

Chi deve presentare lo spesometro?

In generale, sono obbligati alla comunicazione i soggetti passivi ai fini IVA, che effettuano operazioni rilevanti ai fini dell’imposta. Inoltre sono obbligati alla comunicazione i seguenti soggetti:

 

 

CESSIONE INTRACOMUNITARIA – posizione del cessionario

i soggetti (artt. 22 e 74-ter del DPR   n. 633/72) presso i quali sonoeffettuati, in denaro contante, gli acquisti di beni e dai quali sono rese le   prestazioni di servizi legate al   turismo;
società di leasing e noleggio (facoltativa   la scelta di questo modellorispetto al vecchio);
per acquisti da San Marino (facoltativa   la scelta di questo modellofino al 31.12.2013);

OBBLIGATI

acquisti Black List (a   decorrere dal 1° ottobre 2013) soggetti passivi IVA comunicano i dati   relativi alle operazioni effettuate nei confronti di operatori economici aventi sede, residenza o domicilio negli Stati   o territori individuati dal D.M. 4 maggio 1999 e dal D.M. 21 novembre   2001 (facoltativa la scelta del modello fino al 31.12.2013);
Stato, le regioni, le province, i comuni e gli altri   organismi didiritto   pubblico per le operazioni effettuate e ricevute   nell’ambito di attività commerciali;

 

      ESONERATI

regime dei “super minimi”;- Stato, le regioni, le province, i comuni e   gli altri organismi di diritto pubblico per le   operazioni effettuate e ricevute nell’ambito di attività istituzionali;produttori agricoli marginali solo per il   2012.

 

LE NOVITA’ PER GLI ACQUISTI DI SAN MARINO E PER LE OPERAZIONI BLACK LIST

Una delle novità più importanti di questo nuovo spesometro, è quella che con riferimento alle:

comunicazioni delle operazioni da e verso operatori c.d. “black list”;

– e agli acquisti senza imposta da operatori economici di San Marino;

modificando quanto contenuto nel Provv. n.94908 del 2 agosto 2013, che imponeva l’utilizzo obbligatorio del nuovo modello per le operazioni effettuate o annotate dal 1° ottobre 2013, ora per tali operazioni effettuate fino al 31 dicembre 2013, è possibile utilizzare, in alternativa al nuovo modello polivalente, le precedenti modalità di comunicazione.

Forma della comunicazione

Il Provv. 94908 del 2.8.2013 precisa che la comunicazione può essere effettuata inviando i dati in forma analitica o in forma aggregata e che l’opzione è vincolante per l’intero contenuto della comunicazione. Tuttavia, l’opzione dell’invio dei dati in forma aggregata non è consentita per la comunicazione relativa ad:

acquisti da operatori economici sammarinesi;

acquisti e cessioni da e nei confronti dei produttori agricoli;

– e acquisti di beni e di prestazioni di servizi legate al turismo.

Non appariva chiaro, quindi, se fosse consentito nei citati casi di comunicazione analitica obbligatoria, indicare le altre operazioni in modalità aggregata. Seppur per un caso diverso (operazioni di noleggio e leasing) le istruzioni precisano che l’esposizione in forma aggregata è consentita per le operazioni diverse da noleggio o leasing.

Operazioni legate al turismo

Vanno comunicate le operazioni legate al turismo di importo non inferiore ai 1.000 euro, soglia entro cui è in ogni caso ammesso l’uso del denaro contante, e fino a un massimo di 15.000 euro: le istruzioni precisano che le operazioni superiori ai 15.000 euro debbono essere comunicate nei quadri ordinari del modello.

Per cui se avete ceduto beni o prestato servizi a clienti (persone fisiche) residenti extra-UE con pagamento del corrispettivo in contanti per un ammontare superiore ai 1.000 euro, si prega di informare lo scrivente Studio.

 

Operazioni in reverse charge

Vanno comunicate le operazioni effettuate ai sensi dell’art. 17 commi 5 e 6 del D.P.R. 633/1972 e cioè:

– gli acquisti di materiale d’oro e d’argento;

– e le prestazioni di servizi rese nel settore edile da soggetti subappaltatori;

– nonché acquisti di rottami e metalli non ferrosi (di cui all’art. 74 commi 7 e 8 dello stesso decreto).

Viene pertanto indirettamente richiamata anche la lettera a-bis del citato comma 6 (reverse charge immobiliare), quindi pare non si possa sostenere l’esclusione dalla comunicazione per i dati relativi alla cessione di immobili, esonero richiesto a gran voce dalle associazioni di categoria e dagli operatori economici.

Acquisti di servizi da non residenti

Vanno comunicati i dati relativi alle prestazioni di servizi documentate da fatture ricevute da soggetti  extracomunitari di cui agli articoli da 7-bis a 7-septies del D.P.R. 633/72.

Dunque, anche gli acquisti di beni in Italia fatturati dal rappresentante fiscale.

Operazioni black list

Nel nuovo frontespizio viene consentita l’indicazione della periodicità trimestrale di presentazione del  modello, non presente nei tracciati di agosto. Stante l’unicità delle indicazioni fornite con il Provv. 2.8.2013 viene ora il dubbio se l’esclusione stabilita per le importazioni ed esportazioni prevista per le normali operazioni fosse da estendersi anche alle operazioni black list; le istruzioni sul punto precisano che nel quadro delle operazioni black list vanno indicate tutte le operazioni relative a cessioni di beni e prestazioni di servizi, effettuate o ricevute, registrate o soggette a registrazione, riguardanti operatori economici aventi sede, domicilio o residenza nei Paesi della cosiddetta black list.

Un altro dubbio riguardava il fatto se anche gli acquisti da San Marino dovessero  confluire nel quadro BL delle operazioni black list (essendo San Marino un   Paese a fiscalità privilegiata): le istruzioni sul punto precisano che gli   acquisti da San Marino vanno “esclusivamente” comunicate utilizzando   l’apposito quadro SE, quindi pare di capire che nessuna duplicazione di   dati deve verificarsi.

 

Si prega di segnalare allo scrivente Studio quali delle seguenti operazioni sono state effettuate nel 2012:

OPERAZIONI DA COMUNICARE ALLO STUDIO DA INSERIRE NELLO   SPESOMETRO

SPESOMETRO ORDINARIO

Operazioni documentate da fattura –   vanno comunicate tutte senza soglia

Operazioni non documentate da   fattura – vanno comunicate solo quelle superiori alla soglia dei 3.600 euro Iva inclusa

Operazioni   effettuate   da   soggetti    che   non   sono    obbligati all’emissione della fattura (commercio al minuto, bar e ristoranti o somministrazione e agenzie viaggio) -> con soglia dei 3.000 euro per il 2012 e   2013 anche se viene emessa fattura.

N.B. Vanno comunicate le operazioni effettuate ai sensi   dell’art. 17 commi 5 e 6 del D.P.R. 633/1972, cioè:

  • gli acquisti di materiale d’oro e d’argento;
  • e  le   prestazioni di   servizi  rese  nel  settore    edile    da  soggetti subappaltatori;
  • nonché acquisti di rottami e metalli non ferrosi (di cui   all’art. 74 commi 7 e 8 dello stesso decreto).
  • viene   pertanto indirettamente richiamata anche la lettera a-bis del citato comma 6  (reverse charge immobiliare)         e quindi   pare      non           si  possa sostenere l’esclusione dalla comunicazione per i dati relativi alla cessione   di immobili, esonero richiesto a gran voce dalle associazioni di categoria e   dagli operatori economici.
COMUNICAZIONE BLACK   LIST –  operazioni   attive e passive effettuate con operatori IVA black listN.B. per le   operazioni effettuate   fino al 31 dicembre 2013, è possibile utilizzare, in alternativa al nuovo modello   polivalente, le precedenti modalità di comunicazione (modello BL).
ACQUISTI DA OPERATORI SAMMARINESI

–   operazioni di acquisto di beni e   servizi da operatori economici di San Marino   senza addebito dell’imposta in fattura.

N.B. per le   operazioni effettuate   fino al 31 dicembre 2013, è possibile utilizzare, in alternativa al nuovo modello   polivalente, le precedenti modalità di comunicazione (cartacea).

 

OPERAZIONI LEGATE AL   TURISMO – operazioni legate al turismo di importo non inferiore ai 1.000 euro– solo per   cessioni di beni e prestazioni di servizi a clienti
(persone fisiche) residenti extra-UE con pagamento del corrispettivo in   contanti per un ammontare superiore ai 1.000 euro.
SERVIZI EXTRA-UE dati relative   alle   prestazioni di       servizi       documentate  da  fatture  ricevute da soggetti extracomunitari di cui agli articoli da 7-bis a 7- seppie   del DPR 633/72, compresi gli articoli di beni in Italia fatturati dal   rappresentante fiscale

 

Si riportano di seguito alcuni casi particolari per aiutare il cliente nella comunicazione dei dati allo scrivente Studio:

CASI PARTICOLARI DELLO SPESOMETRO

Attività in contabilità separata

Le  imprese che  esercitano una pluri-attività e che  gestiscono per   questo contabilità separate, nel caso in cui ricevano da un   fornitore una fattura in riguardo a tutte le attività, potranno inviare un   unico dettaglio della fattura ricevuta dal singolo fornitore, al netto di   eventuali importi FC Iva.

Autotrasportatori   iscritti all’albo

Ai sensi dell’art.74   del DPR 633/72 possono annotare le fatture emesse entro il trimestre successivo a   quello di emissione del documento.  L’Agenzia   delle Entrate ha confermato che la comunicazione potrà far riferimento alla data di   registrazione dell’operazione ai fini della compilazione ed invio della   stessa.

Contribuenti minimi ed ex minimi

La Circolare   n.24/E/2011 precisa che l’esonero per i minimi viene meno quando in corso d’anno  il  regime semplificato cessa  di  avere efficacia. Dunque,   l’esclusione non opera, qualora in corso d’anno il regime in parola cessi di   avere efficacia (per il conseguimento di ricavi o compensi superiori a 30.000   euro, l’effettuazione di  cessioni  all’esportazione, il  sostenimento di  spese  per lavoratori dipendenti o collaboratori, o, ancora, la percezione di somme a   titolo di partecipazione agli utili, o l’effettuazione di acquisti di beni   strumentali che, sommati a quelli dei due anni precedenti, superano   l’ammontare complessivo di 15.000 euro). In tal caso il contribuente è   obbligato alla comunicazione per tutte le operazioni sopra le soglie   effettuate a decorrere dalla data in cui vengono meno i requisiti per l’applicazione   del regime fiscale semplificato.

 

Va detto che le fatture ricevute da   soggetti minimi vanno comunque comunicate,      in      quanto      l’esclusione        è       soggettiva      e     riguarda esclusivamente i soggetti che emettono le fatture che adottano quel regime.

Corrispettivi   SNAI – e corrispettivi delle farmacie Sono rilevanti, dunque vanno comunicati:

  • i   corrispettivi risultanti dagli estratti conto quindicinali Snai al gestore degli   apparecchi da intrattenimento (art.110 co.7 TULPS);
  • le fatture emesse dal pubblico esercizio nei confronti del gestore degli  apparecchi;
  • i corrispettivi derivanti da singole giocate al Lotto da parte di   soggetti  privati;
  • i   corrispettivi delle farmacie a fronte delle distinte riepilogative Asl.

Cessioni   gratuite oggetto di autofattura

Le cessioni   gratuite di beni oggetto di autofatturazione rientranti nell’attività propria   dell’impresa cedente, sono da comunicare con l’indicazione delle partita IVA   del cedente.

Fattura   cointestata

In caso di fattura cointestata,    l’operazione va segnalata        per ciascuno dei cointestatari. Per la verifica del  superamento della soglia  si fa  riferimento all’importo totale della fattura; se la quota parte di un singolo   cointestatario dovesse essere inferiore a 3.000 euro, andrà indicato, come   “modalità di pagamento”, “importo frazionato”.

Leasing

Nel   caso  di  contratti di   leasing e  noleggio viene  disposto l’esonero dallo spesometro per i prestatori che   utilizzano il modello approvato con Provv. del 21.11.2011 per la   comunicazione dei dati dell’attività caratteristica. Un esonero volto a   evitare duplicazioni di adempimenti. Per   coloro che utilizzano beni in leasing   o a    noleggio   è   comunque  dovuto   lo spesometro e     la comunicazione delle operazioni.

Operazioni   in regime del margine Le   operazioni effettuate in regime IVA di cui ai commi da 36 a 40 del DL 41/95,   non documentate da fatture, sono oggetto di comunicazione se il totale del   documento risulta di importo non inferiore a 3.600 euro.
Spedizioni internazionali  delle merci

In considerazione dell’esclusione dell’obbligo di comunicazione di operazioni  quali esportazioni di cui all’art.8 , importazioni, cessione di beni e   prestazione di servizi effettuati e ricevute registrate e soggette a   registrazione, nei confronti di operatori economici aventi sede in Paesi   black list, le prestazioni di servizio strettamente legate a operazioni di   esportazione e importazione, (es. servizi di spedizione e trasporto), N.I. art. 9 del DPR 633/72, sono da comunicare al netto degli importi esclusi (es. diritti doganali). Viceversa, sono escluse dalla comunicazione le operazioni effettuate e ricevute in ambito comunitario perché già acquisite tramite i modelli Intra.

 

 

spedizione e trasporto), N.I. art.9 del DPR 633/72, sono da comunicare al  netto degli importi esclusi  (es. diritti  doganali). Viceversa, sono escluse dalla comunicazione le operazioni effettuate e ricevute in ambito comunitario   perché già acquisite tramite i modelli Intra.

Passaggi   interni tra contabilità separate Non è necessario indicare nella comunicazione le operazioni aventi per   oggetto i passaggi interni di beni tra attività separate ai sensi dell’art.36   del DPR 633/72.
Scheda   carburante

Rimangono esclusi  dalla   comunicazione  i dati degli acquisti di   carburante pagati con carta di credito.   Gli acquisti di carburante effettuati da privati

mediante carta di credito saranno acquisiti attraverso   la comunicazione degli operatori finanziari di cui all’art.21, co.1-ter del   D.L. 78/2010. Per i casi   in cui permane la tenuta delle schede carburanti il modello prevede la possibilità del soggetto obbligato alla   comunicazione di riportarne i dati con le stesse modalità del documento riepilogativo
Vendite per   corrispondenza

Le vendite per corrispondenza   vengono comunicate con le stesse modalità delle altre operazioni effettuate   attraverso i canali distributivi ordinari e pertanto, per le operazioni per   le quali viene rilasciata fattura, occorre comunicare la vendita indipendentemente               dall’importo.        Per  le operazioni per le quali non viene emessa fattura, invece, la comunicazione sarà effettuata con riguardo alla soglia dei 3.600 euro al lordo dell’IVA.

Aspetti sanzionatori

Per l’omissione delle comunicazioni, ovvero per la loro effettuazione con dati incompleti o non veritieri si applica la sanzione di cui all’articolo 11 del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 471”, quindi, da 258,00 euro a 2.065,00 euro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IVA AL 22% dal 1 ottobre

Il primo accorgimento che deve fare l’imprenditore o professionista alla luce dell’aumento dell’aliquota Iva ordinaria è modificare l’aliquota Iva ai fini dell’emissione delle fatture fiscali per le quali l’Iva viene esposta (con aggiornamento software gestionale o programma per l’emissione delle fatture) per l’emissione degli scontrini e le ricevute invece nel registro dei corrispettivi dove vanno registrate le operazioni giornaliere, va creata un’apposita colonna, relativa all’aliquota Iva del 22%.

Per semplificare  riportiamo una lista di beni che vedranno subire l’aumento dell’aliquota Iva al 22% e quelli che non subiranno modifiche rimanendo al 10% e al 4% sono quelli esposti di seguito.

22% Beni sui quali si applicherà la nuova aliquota:

abbigliamento e accessori;

auto; 

Case con caratteristiche di lusso;

telefonini;

servizi per telefonia mobile;

computer e tablet;

parrucchiere;

piatti pronti;

imbarcazioni;

noleggio veicoli e imbarcazioni;

prodotti e trattamenti di bellezza;

cd e dvd;

elettrodomestici;

carburante;

bevande gassate;

vino;

superalcolici;

tabacchi;

calzature;

servizi di lavanderia;

servizi di officine,

gommisti e carrozzieri;

servizi di telecomunicazione;

prestazioni professionali (avvocati, commercialisti, ingegneri, consulenti ecc.);

ingresso alle manifestazioni sportive di prezzo superiore a 12,91 euro;

servizi di trasporto merci (esclusi impianti a fune);

servizi degli stabilimenti balneari;

prestazioni delle agenzie di viaggio (tour operator);

gas metano per usi civili oltre 480 mc annui;

servizi forniti con mezzi elettronici (compresi libri e musica digitali);

strumenti musicali;

mobili e arredi;

moto e bici;

lezioni per corsi e attività ricreative;

tv; parchi divertimento;

gioielleria e orologeria.

10% Beni sui quali si applica ancora l’aliquota agevolata:

zucchero;

prodotti per l’alimentazione dei fanciulli (semolini, amidi, ecc.) ;

marmellate;

conserve di frutta;

prodotti della pasticceria e della biscotteria;

corn-flakes;

cioccolatini;

omogeneizzati;

acque minerali;

birra; aceto;carne;

pesce;

uova;

miele;

energia elettrica per uso domestico;

medicinali (anche omeopatici);

alberghi,

motels,

campeggi e villaggi turistici;

oggetti d’arte;

gelati;

salse e condimenti;

caffè;

tè;

acquisto abitazione non di lusso diversa dalla prima casa;

ristrutturazioni edilizie;

fornitura acqua;

ristoranti,

pizzerie e simili;

4% Beni sui quali si applicherà ancora l’aliquota agevolata:

latte fresco;

ortaggi e legumi; frutta;

farine e altri cereali;

pasta;

pane;

pomodori;

quotidiani e periodici;

libri;

acquisto prima casa;

occhiali e lenti a contatto;

mense aziendali e scolastiche.

Circa i beni soggetti ad aliquote ridotte bisogna tenere conto che i produzione di beni e cioè i contratti d’opera, di appalto e simili che sono diretti alla “produzione di beni” scontano la stessa aliquota applicabile per la cessione degli stessi. Questo vuol dire che se un prodotto è soggetto all’aliquota del 4 o del 10%, anche le lavorazioni dirette alla sua realizzazione scontano l’aliquota del 4 o del 10%. Le riparazioni, però, sono sempre soggette all’Iva ordinaria, qualunque sia l’aliquota riferita ai beni riparati, in quanto intervengono in un periodo successivo alla produzione degli stessi

Per  quanto riguarda i leasing l’aliquota applicabile in caso di cessione dei beni, si applica anche ai canoni di locazione finanziaria corrisposti alla società di leasing. La medesima disposizione prevista per la locazione finanziaria è stata estesa ai contratti di noleggio e simili per i quali l’aliquota dell’imposta è uguale a quella che sarebbe applicabile nelle cessioni del bene oggetto della contrattazione

Per quanto riguarda i professionisti non può mai applicarsi un’aliquota ridotta in quanto la loro attività non tende mai alla “produzione di beni”.

Per chi applica l’aliquota del 4% o 10% non sono previste variazioni. Se al contrario non vengono applicate tali aliquote si dovrà per forza applicare l’aliquota ordinaria del 21% che si innalzerà al 22%. A tale proposito bisogna capire quando un’operazione di intende effettuata e quindi applicare l’aliquota del 22%.

Circa la decorrenza della nuova aliquota è importante ricordare che rileva il momento in cui l’operazione posta in essere si considera effettuata ai fini Iva, pertanto per le cessioni di beni in linea di principio, salvo alcuni casi particolari, valgono i seguenti criteri

  • le cessioni di beni mobili si considerano effettuate all’atto della consegna o spedizione
  • le cessioni di beni immobili si considerano effettuate all’atto della stipulazione del contratto a effetti reali (non vale il contratto preliminare).

Se però gli effetti costitutivi o traslativi si realizzano in un momento successivo rispetto ai suddetti eventi, la cessione si considera effettuata nel momento in cui tali effetti si producono (ma non oltre un anno per la consegna di beni mobili). Le prestazioni di servizi si considerano effettuate all’atto del pagamento (e nella misura in cui esso avviene). Non ha alcuna rilevanza l’avvenuta esecuzione, in tutto, o in parte della prestazione.

Cambiamento di aliquote per operazioni non ancora concluse

Per le operazioni non ancora concluse si deve tenere conto delle seguenti regole generali:

  • per pagamento di acconti: sugli acconti si applica l’aliquota vigente a tale data, mentre la variazione si riferisce alle fatture a saldo;
  • fatturazione anticipata: se la fattura precede la consegna del bene o il pagamento del corrispettivo, sull’importo fatturato si applica l’aliquota vigente alla data di emissione della fattura;
  • consegna con fattura differita: è rilevante la data della consegna del bene per cui anche la successiva fattura, emessa entro il 15 del mese successivo, segue la vecchia aliquota esistente alla data della consegna;
  • nota di variazione: per eventuali note di credito emesse facoltativamente si segue l’aliquota vigente alla data dell’operazione cui si riferisce la variazione

Alla luce di quanto detto la nuova aliquota del 22% si applica alle cessioni di beni mobili consegnati dal 1° ottobre 2013, se non già fatturate o pagate precedentemente; allecessioni di immobili stipulate dal 1° ottobre 2013, se non già fatturate o pagate precedentemente; alle prestazioni di servizi pagate dal 1° ottobre 2013, se non già fatturate precedentemente.

Al contrario l’aliquota al 21% si applica alle cessioni di beni mobili consegnati prima del 1° ottobre 2013, anche se fatturate dopo; restazioni di servizi fatturate prima del 1° ottobre 2013, anche se pagate dopo; le note di variazione che saranno emesse in relazione a operazioni effettuate prima del 1° ottobre 2013.

 

Le novità IMU per i beni merce invenduti

Lo scorso 28 agosto 2013 il Consiglio dei Ministri, riunitosi a Palazzo Chigi, ha stilato un decreto legge che, da un lato, conferma la sospensione dell’acconto IMU 2013, prevista dall’art.1 comma 1 del D.L. 54/2013, e dall’altro apporta modifiche sostanziali, ampliandone l’ambito soggettivo di esenzione (per gli immobili merce invenduti).

Il Decreto varato dal Governo Letta cancella la prima rata 2013, e prevede un impegno politico sulla sospensione della seconda, nel contesto della legge di stabilità 2014.

La cancellazione dell’imposta per il 2013 include oltre alle abitazioni principali non di lusso e relative pertinenze (nei limiti fissati dal D.L. 201/2011) anche i terreni agricoli e i fabbricati rurali, mentre per la riforma complessiva della tassazione degli immobili, con l’introduzione della service tax, si dovrà attendere la Legge di stabilità 2014.

Forniamo di seguito un approfondimento per quanto riguarda la tassazione attuale e futura ai fini IMU degli immobili merce rimasti invenduti.

La disciplina IMU per gli immobili merce invenduti

Al fine di infondere slancio all’edilizia, il decreto legge D.L. 102/2013, approvato dal CdM lo scorso 28 agosto 2013 ed entrato in vigore dal 31 agosto 2013, all’art.2, si preoccupa di ridurre il peso fiscale connesso agli immobili costruiti ma rimasti invenduti.

Si riporta di seguito il testo dell’art.2 citato:

NORMATIVA –

1.Per l’anno 2013 non è dovuta la seconda rata dell’imposta municipale propria di cui all’articolo 13 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, relativa ai fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita, fintanto che permanga tale destinazione e non siano in ogni caso locati.

2.All’articolo 13 del predetto decreto-legge n. 201 del 2011 sono apportate le seguenti modificazioni:

a) il comma 9-bis è sostituito dal seguente: “9-bis. A decorrere dal 1° gennaio 2014 sono esenti dall’imposta municipale propria i fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita, fintanto che permanga tale destinazione e non siano in ogni caso locati.”

Il provvedimento, infatti, abolisce per il 2013 la seconda rata dell’IMU a favore dei cosiddetti “beni merce” ossia i fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita.  L’esenzione dall’IMU rimane valida per tutto il periodo in cui permane tale destinazione d’uso; a interrompere tale agevolazione può essere anche la locazione dei fabbricati.

Anche dal 1° gennaio 2014 saranno esentati dalla nuova imposta i fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita, fintanto che permanga la destinazione e non siano in ogni caso locati

TASSAZIONE AI FINI IMU IMMOBILI MERCE INVENDUTI

NEL 2013 -> SOLO ACCONTO IMU DOVUTO – NO SALDO DAL 2014 -> NE’ ACCONTO NE’ SALDO DOVUTI

art. 2 del DL 102/2013 del 31 agosto 2013 -> gli “immobili merce”, costruiti ma rimasti invenduti sono esentati dal versamento del saldo IMU 2013 e dall’imposta dal 2014.

Nelle more dei chiarimenti dell’Amministrazione Finanziaria e della pubblicazione ufficiale del Decreto legge da parte del legislatore, proviamo a delimitare il perimetro della agevolazione.

In primo luogo la norma fa riferimento:

– ai fabbricati costruiti. Non c’è alcuna distinzione fra fabbricati abitativi e strumentali; quindi l’esenzione dall’imposta municipale si applica sia per le abitazioni che per gli uffici o capannoni se costruiti per la vendita;

l’esclusione dall’imposta spetta al costruttore, cioè al soggetto titolare del permesso di costruzione del fabbricato. La norma non richiede che l’impresa costruttrice abbia come oggetto dell’attività propria la costruzione di fabbricati. Pertanto l’esclusione da imposta può essere usufruita da qualsiasi impresa che abbia costruito i fabbricati per la vendita anche come attività secondaria;

– la norma non contempla i fabbricati oggetto di interventi di recupero. Generalmente il legislatore fiscale assimila alle imprese di costruzione anche quelle di ripristino. Ad esempio, ai fini Iva, l’articolo 10, punti 8 e 8 bis del D.P.R. 633/72 prevede il medesimo regime (facoltà di applicare l’Iva su opzione) per i fabbricati abitativi posseduti dalle imprese costruttrici degli stessi o dalle imprese che hanno effettuato gli interventi di cui all’articolo 3, lettere c), d) e f) del D.P.R. 380/2001. I fabbricati ottenuti da una ristrutturazione da parte di un’impresa di costruzione hanno la medesima natura di quelli nuovi e quindi dovrebbero avere il medesimo trattamento ai fini dell’imposta municipale. Senza dimenticare l’ipotesi in cui la ristrutturazione è accompagnata da un ampliamento e quindi sarebbe oltremodo difficile, a opera finita, distinguere il nuovo dal ristrutturato;

l’esclusione dall’imposta scatta quando il fabbricato è ultimato, quindi accatastato. Sino a tale momento l’imposta municipale è comunque dovuta sul valore venale dell’area di sedime;

– la norma è precisa nel definire che si deve trattare di fabbricati destinati alla vendita.  Riteniamo che l’unica modalità di individuazione di tali fabbricati sia di natura contabile. Quindi i fabbricati devono essere classificati fra le merci e indicati quindi fra le rimanenze nell’attivo circolante dello stato patrimoniale, ovvero nel libro Iva acquisti per i contribuenti in contabilità semplificata;

sono escluse dal beneficio le imprese immobiliari di gestione e cioè quelle che acquistano i fabbricati finiti per destinarli alla vendita; questi soggetti pertanto nelle more della vendita devono assolvere l’Imu anche per i fabbricati sfitti;

– invece, l’articolo 2 del decreto legge risolve il problema delle cooperative edilizie a proprietà indivisa. Nella prima versione dell’Imu la cooperativa poteva usufruire soltanto della detrazione per l’abitazione principale, ma non dell’aliquota ridotta, anche se non era dovuta la quota di imposta riservata allo Stato. Ora il comma 3 dell’articolo 2 equipara alla abitazione principale le unità immobiliari appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivisa adibite ad abitazione principale dei soci. L’Imu pertanto non dovrebbe essere più dovuta da queste cooperative;

 – l’esclusione da imposta è prevista a condizione che i fabbricati non siano locati; quindi la concessione in comodato non dovrebbe far venir meno l’agevolazione;

la modifica normativa avviene nel comma 9-bis del D.L. 201/2011 e sostituisce la disposizione che attribuiva ai Comuni la facoltà di ridurre l’aliquota di base fino alla metà (3,8 per mille) per un periodo non superiore a tre anni dalla ultimazione dei lavori. Invece ora l’esenzione da Imu per i fabbricati invenduti è a regime senza limiti temporali.

CARATTERISTICHE RICHIESTE PER FRUIRE DELLE AGEVOLAZIONI

AMBITO   SOGGETTIVO
COSTRUTTORE   DELL’IMMOBILE (SOCIETA’ IMMOBILIARI DI COSTRUZIONE) L’esclusione dall’imposta spetta al   costruttore, cioè al soggetto titolare
del permesso di costruzione del fabbricato
La norma non richiede che l’impresa costruttrice abbia   come oggetto dell’attività propria la costruzione di fabbricati. Pertanto   l’esclusione da imposta può essere usufruita da qualsiasi impresa che abbia   costruito i
fabbricati per la vendita anche come   attività secondaria
Sono   escluse dal beneficio le immobiliari di gestione, cioè quelle
che acquistano  i  fabbricati  finiti   per destinarli   alla  vendita;   questisoggetti         pertanto   nelle more della vendita, devono assolvere l’Imu
anche per i fabbricati sfitti.
AMBITO   OGGETTIVO
COSTRUITI L’esenzione   IMU  si   applica  sia ai fabbricati abitativi       che strumentali(uffici o capannoni se costruiti per la   vendita)
NON OGGETTO   DI La norma non contempla i   fabbricati oggetto di interventi di recupero. Generalmente il legislatore   fiscale assimila alle imprese di costruzione anche quelle di ripristino. Ad   esempio, ai fini Iva, l’articolo 10, punti 8 e

8 bis  del   D.P.R.  633/72  prevede   il   medesimo  regime (facoltà    di

applicare  l’Iva  su  opzione)  per  i  fabbricati  abitativi   posseduti  dalle
imprese costruttrici degli stessi o dalle imprese che hanno effettuato gli   interventi di cui all’articolo 3, lettere c), d) e f) del D.P.R. 380/2001. I

fabbricati   ottenuti da una ristrutturazione da parte di         un’impresa   di

costruzione  hanno   la  medesima  natura    di   quelli   nuovi  e    quindi

dovrebbero  avere   il   medesimo  trattamento    ai   fini    dell’imposta

municipale.  Senza   dimenticare   l’ipotesi  in  cui   la  ristrutturazione   è
accompagnata da un ampliamento e quindi sarebbe oltremodo difficile, a opera   finita, distinguere il nuovo dal ristrutturato.

INTERVENTI   DI RECUPERO

 

ULTIMATI L’esclusione dall’imposta scatta quando il   fabbricato è ultimato e quindi
accatastato. Sino a tale momento l’imposta   municipale è comunque
dovuta sul valore venale dell’area di   sedime.
DESTINATI   ALLA VENDITA I   fabbricati devono essere classificati fra le merci e indicati quindi fra le rimanenze nell’attivo circolante dello   stato patrimoniale, ovvero nel libro Iva acquisti per i contribuenti in contabilità semplificata.
NON LOCATI L’esclusione da imposta è prevista a   condizione che i fabbricati non
siano locati; quindi la concessione in   comodato non dovrebbe far venir
meno l’agevolazione.
EFFETTO   TEMPORALE
SENZA   LIMITI La modifica normativa avviene nel comma 9-bis del D.L.   201/2011 e sostituisce la disposizione che attribuiva ai Comuni la facoltà di   ridurre l’aliquota di base fino alla metà (3,8 per mille) per un periodo non   superiore a tre anni dalla ultimazione dei lavori. Invece ora (2013 e 2014) l’esenzione da Imu per i fabbricati   invenduti è a regime
senza   limiti temporali.

 

Casi operativi

CASO 1 – Il titolare di un’impresa edile ha alcune abitazioni invendute costruite da  quattro anni. Con il nuovo decreto Imu è tenuto a pagare il saldo IMU a dicembre 2013? No. Il D.L. del 28 agosto ha abolito la seconda rata Imu 2013 relativa ai fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita, a condizione che non siano locati, disponendo, inoltre, l’esenzione a decorrere dal 1° gennaio 2014. La nuova disposizione, non vincola l’agevolazione a un determinato periodo temporale, a differenza di quella soppressa che dava la possibilità ai Comuni di deliberare un’aliquota agevolata, fino allo 0,38%, ma solo per i primi tre anni dalla ultimazione dei lavori.

CASO 2 – Il titolare di un’impresa ha un capannone in proprietà. Quali agevolazioni sono  state introdotte per tale immobile? Dal 2013 è stata disposta la deducibilità Imu ai fini Ires/Irpef nella determinazione del reddito di impresa e del reddito degli esercenti arti e professioni nella misura del 50%, mentre è prevista l’indeducibilità ai fini dell’Irap. La disposizione, peraltro, ha carattere retroattivo, visto che la deducibilità ha effetto a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2013, quindi per i soggetti con esercizio coincidente con l’anno solare produce effetti anche sulla rata d’acconto.

 CASO 3 – Un contribuente titolare di una piccola impresa (non ditta individuale), possiede un fabbricato, ma intestato a titolo personale. In questo caso l’Imu è deducibile? Nella bozza della relazione illustrativa al decreto legge approvato il 28 agosto si chiarisce che l’imposta deducibile è quella afferente ai beni immobili relativi all’attività economica esercitata; la disposizione di favore non è invece applicabile all’Imu pagata sui beni immobili posseduti a titolo personale.

CASO 4 – Capannone oggetto di contratto di leasing. Nel caso in cui il contratto di  locazione finanziaria sia stato risolto per inadempimento del locatario, ma il capannone non sia stato ancora riconsegnato alla società di leasing, a chi compete il pagamento dell’Imu? Si ritiene che, nonostante la mancata riconsegna del fabbricato, l’Imu sia dovuta dalla società di leasing a decorrere dalla data di risoluzione del contratto, in quanto l’articolo 9, comma 1, del D.Lgs. 23/2011 prevede che la soggettività passiva sia in capo al locatario «per tutta la durata del contratto».

Le novità IMU

LE NOVITA’ IMU

Lo scorso 28 agosto 2013 il Consiglio dei Ministri, riunitosi a Palazzo Chigi, ha stilato un decreto legge (DL 102/2013 entrato in vigore il 31 agosto 2013) che apporta sostanziali modifiche all’IMU. L’imposta verrà eliminata per alcuni immobili e sostituita dal 2014 da una nuova imposta, la c.d. “service tax”. Per cancellarla definitivamente occorrerà attendere il completamento di un’operazione in tre tappe. Si comincerà con l’immediato azzeramento della rata di acconto a giugno 2013, già congelata fino a oggi per le abitazioni principali, per i terreni agricoli e le case rurali; si cancellerà successivamente anche il versamento del saldo a dicembre 2013, ma che troverà formale attuazione con l’emanazione di un prossimo decreto da collegare a metà ottobre alla legge di stabilità; verrà attuata l’ introduzione della “service tax” comunale in sostituzione dell’IMU dal 1° gennaio 2014. Una tassa unica che si compone di due elementi: uno legato al possesso dell’immobile e uno legato al pagamento dei servizi offerti dal comune (gestione dei rifiuti urbani e copertura dei servizi indivisibili) con un meccanismo da definire sempre con la prossima legge di stabilità.

In attesa di definire come sarà cancellato il saldo di dicembre, il Governo ha abolito il pagamento della rata di settembre 2013 (ex giugno) anche per i terreni agricoli. Dell’esenzione, in ogni caso, non beneficeranno i proprietari di immobili di lusso (ville e castelli) adibiti ad abitazioni principali, come peraltro previsto dal decreto di maggio che aveva sospeso la prima rata Imu.

Gli immobili esenti dal versamento IMU

Non dovranno versare l’acconto Imu 2013, in quanto è stato definitivamente cancellato dal D.L. del C.d.M. del 28 agosto 2013, i contribuenti possessori di:immobili adibiti ad abitazione principale e relative pertinenze (box e cantine); gli alloggi popolari; i terreni agricoli; i fabbricati rurali. Per tali immobili il termine di versamento della prima rata dell’Imu, inizialmente sospesa e prorogata al 16 settembre 2013, è da ritenersi non dovuta.

Abitazione principale e “assimilazioni – L’acconto Imu 2013 è stato cancellato per l’abitazione principale, ma anche per le assimilazioni decise dal Comune, con delibera del 2012 o del 2013. L’assimilazione è possibile per le abitazioni dei residenti all’estero iscritti all’Aire e per le case non affittate di disabili o anziani ricoverati in via permanente e residenti in un istituto di cura.

La casa dell’ex coniuge – In caso di separazione o divorzio, il coniuge assegnatario ha diritto d’abitazione sull’ex casa famigliare e non versa l’acconto 2013.

Tale assetto normativo comporta che le agevolazioni inerenti l’abitazione principale e relative pertinenze sono riconosciute al coniuge assegnatario della ex casa coniugale, in quanto titolare del diritto di abitazione di cui all’art. 4, comma 12-quinquies del D. L. n 16 del 2012, per il quale, quindi, è stato cancellato il versamento della prima rata dell’IMU (e in futuro del saldo) dal Decreto legge del Governo.

Ovviamente, la cancellazione è confermata anche a favore del coniuge non assegnatario relativamente all’immobile dallo stesso adibito ad abitazione principale.

Coop edilizie e case popolari – Nessun acconto dovuto nemmeno per alcune abitazioni che fanno spesso riferimento a famiglie a basso reddito e cioè le unità immobiliari appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivisa, adibite ad abitazione principale e relative pertinenze dei soci assegnatari nonché in alloggi regolarmente assegnati dagli Istituti autonomi per le case popolari (Iacp) o dagli enti di edilizia residenziale pubblica, comunque denominati, aventi le stesse finalità degli Iacp (ATER, ALER, ecc.).

Si tratta di alloggi destinati per natura a famiglie a basso reddito, ma la normativa sull’Imu fino ad oggi se ne era disinteressata. Anche se è vero che gli immobili in questo caso sono proprietà degli Iacp o delle cooperative, l’aggravio fiscale è stato scaricato sui canoni. Lo stesso Governo Monti, ascoltate le proteste, si era accorto del problema, e aveva esteso a queste abitazioni le detrazioni  previste per le abitazioni principali, ma non le aliquote. L’estensione del regime agevolativo per l’abitazione principale è esteso anche agli immobili posseduti dal personale in servizio permanene delle forze armate e di polizia a ordinamento militare, per cui non sono richieste le condizioni della dimora abituale e della residenza anagrafica.

Immobili delle forze armate – L’articolo 2, comma 5 del D.L. 102/2013 stabilisce che non sono richieste le condizioni della dimora abituale e della residenza anagrafica ai fini dell’applicazione della disciplina in materia di Imu concernente l’abitazione principale e le relative pertinenze, a un unico immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, posseduto, e non concesso in locazione, dal personale in servizio permanente appartenente alle Forze armate e alle Forze di polizia ad ordinamento militare e da quello dipendente delle Forze di polizia ad ordinamento civile, nonché dal personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, e, fatto salvo quanto previsto dall’articolo 28, comma 1, del decreto legislativo 19 maggio 2000, n. 139, dal personale appartenente alla carriera prefettizia.

Dunque, per i militari che hanno la dimora in caserma e non possiedono altri fabbricati, la casa di In sostanza, ai fini Imu, se il fabbricato è posseduto dal personale: in servizio permanente nelle forze armate; di polizia; nei vigili del fuoco; in quello appartenente alla carriera prefettizia; non è richiesta né la dimora abituale né la residenza anagrafica per considerare l’immobile abitazione principale. Inoltre, l’immobile deve risultare: iscritto o iscrivibile in catasto come unica unità immobiliare; e non deve essere concesso in locazione.

Paradossalmente, un fabbricato sarà comunque considerato ai fini Imu abitazione principale, anche se nella realtà si tratta dell’abitazione delle vacanze di un militare che risiede anagraficamente in caserma e dimora abitualmente, con la propria famiglia, nell’appartamento di proprietà della moglie o dei genitori. Questa è una deroga all’articolo 13, comma 1 del D.L. 201/2011, c.d. Decreto Salva Italia, che definisce “abitazione principale” l’immobile in cui il possessore e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente.

La nuova norma, facendo venir meno la condizione della dimora abituale, consente di considerare abitazione principale anche un appartamento e le pertinenze (C2, C6 e C7) nel quale il militare non dimori abitualmente, come si verifica se ha la residenza in caserma, o dimori con la propria famiglia. Le condizioni previste dall’articolo 2, comma 5, del DL 102/2012 sono rispettate in tal caso, quindi l’appartamento delle vacanze potrebbe essere legittimamente considerato “abitazione principale” del militare con tutte le connesse agevolazioni. Stessa cosa accade se l’unico fabbricato posseduto dal militare viene concesso in comodato a terzi, essendo esplicitamente esclusa la locazione, ma non il comodato.

Decorrenza del beneficio – A differenza dei fabbricati-merce invenduti, dell’housing sociale e degli immobili destinati alla ricerca, per i fabbricati dei militari non viene prevista una decorrenza ad hoc.  Se si trattasse di disposizioni di interpretazione autentica, l’assimilazione ad abitazione principale scatterebbe già dal 2012; più probabile, tuttavia, che le nuove regole si applichino dal 2013, con effetto anche sull’acconto di giugno che potrebbe così essere chiesto a rimborso. Potrebbe anche ipotizzarsi un’applicazione tardiva, dal 31 agosto 2013, data di entrata del DL 102/2013. Si attendono chiarimenti dal Ministero in tal senso, con anticipo sulla rata di dicembre 2013.

Le pertinenze – L’eliminazione dell’acconto Imu sull’abitazione principale riguarda anche le pertinenze, fino a un massimo di tre, di cui una per ognuna di queste categorie catastali:

–          C/2 (soffitte, cantine o magazzini);

–          C/6 (box auto);

–          e C/7 (tettoie).

Nel limite vanno conteggiate anche le pertinenze iscritte in catasto con la casa, per esempio la cantina dell’alloggio. Andava pagato l’acconto e va pagato il saldo per le pertinenze in più, come il secondo box.

Terreni agricoli e fabbricati rurali – Oltre alle abitazioni principali e all’edilizia sociale (Iacp e coop a proprietà indivisa), il D.L. n. 54/2013 ha sospeso l’acconto IMU 2013 anche per i terreni agricoli e i fabbricati rurali indicati nei commi 4, 5 e 8 dell’articolo 13 del Decreto Salva-Italia (DL n. 201/2011). Il decreto legge varato dal CdM del 28 agosto 2013 conferma la cancellazione dell’onere tributario in acconto e prevede lo stesso per il saldo (per il quale si dovrà attendere un nuovo decreto legge che verrà emanato a ottobre 2013).

Con l’approvazione del decreto legge del 28 agosto 2013 la cancellazione della prima rata rileva anche per questi immobili.

Per i fabbricati invece, la nozione di ruralità ai fini fiscali è contenuta nell’articolo 9 del DL 557/93. Al comma 3 la norma stabilisce le condizioni necessarie per il riconoscimento di tale qualifica, con riferimento ai fabbricati ad uso abitativo. Ad esempio è rurale un fabbricato utilizzato quale abitazione dall’affittuario del terreno a cui l’immobile è asservito. Il successivo comma 3-bis individua invece le caratteristiche rilevanti per il riconoscimento della ruralità per i fabbricati strumentali: sono tali se sono necessari allo svolgimento dell’attività agricola di cui all’articolo 2135 del Codice civile. In tal senso la Circolare ministeriale n. 3/DF/2012 ha chiarito che ai fini del riconoscimento della ruralità rilevano unicamente la natura e la destinazione dell’immobile, indipendentemente dalla categoria catastale di appartenenza. La ruralità negli atti catastali è riconosciuta mediante una specifica annotazione («R»).

Si ritiene che la richiesta e la successiva apposizione di tale annotazione, ancorché non necessarie per il riconoscimento ai fini tributari della ruralità, siano quantomeno opportuni per meglio affrontare eventuali future contestazioni. Si ricorda altresì che continuano ad essere in ogni caso esenti dall’Imu i fabbricati rurali strumentali ubicati in comuni classificati montani indicati nell’elenco dei Comuni italiani predisposto dall’Istituto nazionale di statistica (Istat).

La medesima esenzione è prevista per i terreni agricoli, ancorché incolti (circolare agenzia delle Entrate n. 5/E/2013), ricadenti in aree montane o di collina di cui alla circolare n. 9 del 14 giugno 1993.

Fabbricati invenduti o beni merce – Il decreto all’art.2, per infondere slancio all’edilizia, si preoccupa di ridurre il peso fiscale connesso agli immobili costruiti ma rimasti invenduti. Il provvedimento, infatti, abolisce per il 2013 la seconda rata dell’IMU a favore dei cosiddetti “beni merce” ossia i fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita.

L’esenzione dall’IMU rimane valida per tutto il periodo in cui permane tale destinazione d’uso; a interrompere tale agevolazione può essere anche la locazione dei fabbricati. Anche dal 1° gennaio 2014 saranno esentati dalla nuova imposta i fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita, fintanto che permanga la destinazione e non siano in ogni caso locati.

Immobili destinati alla ricerca scientifica  – Tra le novità del D.L. 102/2013 spicca l’esenzione dall’Imu, a decorrere dal 2014, per gli immobili destinati alla ricerca scientifica.

L’art.2 del D.L. 102/2013 al comma 3, infatti, stabilisce che “Alla lettera i) del comma 1 dell’articolo 7 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, dopo le parole: “sanitarie,”, sono inserite le seguenti: “di ricerca scientifica,”. La disposizione di cui al primo periodo si applica a decorrere dal periodo di imposta 2014”.

 

TIPO   IMMOBILE

CATEGORIA   CATASTALE

IMU 2013

Abitazione principale +   pertinenze
(una per tipo max.)

Categ. A, escluso A/10 –A/8 e A/9, C/2,C/6,C/7

NON   DOVUTA

Unità immobiliari appartenenti   alle
cooperative edilizie a proprietà
indivisa adibite ad abitazione
principale dei soci assegnatari e
assegnati da IACP

Categ. A, escluso A/10 –A/8 e A/9, C/2,C/6,C/7

NON   DOVUTA

Terreni agricoli e fabbricati   rurali

NON   DOVUTA

Immobili merce invenduti

SALDO   2013 NON DOVUTO

 

Immobili soggetti a tassazione IMU

Sono soggette a IMU e non godono di alcuna esenzione a saldo (dicembre 2013), come non ne godevano in acconto (giugno 2013), le “abitazioni principali di pregio”.

Il problema è capire quando sono definite tali. Non sempre lo sono realmente o lo sono molto meno di altre, che invece sono ormai esenti. Gli immobili di pregio sono quelli individuate dalle categorie catastali A/1, A/8 e A/9.

A/1, “abitazione di tipo signorile”: hanno una superficie commerciale superiore a 240 metri quadrati, almeno 3 bagni con finiture “eccezionali di tipo signorile” , ascensore e portineria

A/8:     230 metri quadrati di superficie minima, almeno 3 bagni e giardino «esteso».

A/9:     castelli e palazzi «di eminenti pregi artistici o storici», vincolati o meno che siano.

ATTENZIONE – Le categorie catastali sono state introdotte con la Legge n. 652 dell’11 settembre 1939, che ha riformato la disciplina del catasto istituendo il catasto dei fabbricati, che è a sua volta alla base del Nuovo Catasto Edilizio Urbano. Di fatto sono state create, per le abitazioni, numerose categorie, dalla A/1 (signorile) alla A/11 (abitazioni tipiche dei luoghi), definite con criteri ormai obsoleti.

Il sistema usato sinora funziona così: date determinate caratteristiche intrinseche (come quelle costruttive) ed estrinseche (come la presenza di servizi) l’immobile viene inquadrato all’interno di una certa categoria e classe catastale, assolutamente rigide. A questo punto si moltiplica la tariffa d’estimo corrispondente a quella categoria e classe per il numero di vani. Per “vano” si intende una stanza di misura variabile a seconda della provincia, a volte anche del comune.

Il risultato di “tariffa per vani” è la rendita catastale, base di tutti i calcoli delle imposte.

Questa rigidità, unita allo scollamento dai valori reddituali reali, mai aggiornati, è alla base delle sperequazioni che vedono immobili con identico valore di mercato o locativo ma con rendite catastali (e quindi tasse) diversissime.

Rimangono, dunque, soggetti a tassazione con le regole ordinarie, senza esenzioni i seguenti immobili:

TIPO   IMMOBILE

CATEGORIA
CATASTALE

IMU 2013

Seconde case, box garage,   magazzini,

tettoie

Da A/1 a A/9 –
C/2,C/6,C/7

DOVUTA

Abitazioni signorili

A/1,A/8, A/9

DOVUTA

Laboratori artigiani, palestre
stabilimenti balneari e termali senza fini

di lucro

C/3, C/4, C/5

DOVUTA

Collegi,scuole,caserme,osped-ali
pubblici, prigioni

Da B/1 B/8

DOVUTA

Capannoni industriali,   fabbriche, centri
commerciali, alberghi, teatri, cinema
ospedali privati, palestre e stabilimenti
balneari e Termali a fine di lucro

Da D/1 a D/10
Escluso D/5

DOVUTA

Istituti di credito e   assicurazione

D/5

DOVUTA

Negozi

C/1

DOVUTA

NOVITA’ IN TEMA DI DETRAZIONE 36% – 50%

Lo scorso 31 maggio 2013, il Consiglio dei ministri ha definitivamente approvato un decreto che recepisce la Direttiva 2010/31/UE e che mira a dare un’adeguata risposta alla necessaria e urgente esigenza di favorire la riqualificazione e l’efficienza energetica del patrimonio immobiliare italiano, in conformità al diritto dell’Unione Europea e nell’approssimarsi della scadenza degli attuali benefici. Grazie al D.L. 63/2013, dunque, sono state introdotte significative e importanti novità rispetto alle precedenti proroghe, tra queste:

la proroga fino al 31.12.2013, delle detrazioni IRPEF del 50%, dall’ordinario 36%, per spese di ristrutturazioni edilizie fino a un ammontare complessivo non superiore a 96.000 euro, 48.000 euro nel regime ordinario (bonus ristrutturazioni);

tale proroga è stata estesa anche all’acquisto di mobili finalizzati all’arredo dell’immobile oggetto di ristrutturazione (bonus mobili);

il potenziamento al 65% del bonus fiscale previsto per gli interventi relativi al miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici (eco bonus).

A tal proposito, si riporta di seguito una scheda operativa specifica per il bonus 36% – 50% con tutte le indicazioni necessarie alla verifica della fruizione del bonus 36%-50%

Scheda operativa bonus 36% – 50%  DETRAZIONE 36% – 50%

Nel corso degli anni, la detrazione IRPEF del 36% (50%) per interventi di recupero del patrimonio edilizio è stata costantemente oggetto di proroga attraverso Leggi finanziarie, nonché di  modifiche relative sia agli interventi agevolabili sia al limite massimo detraibile.
L’art. 4, D.L. n. 201/2011 (c.d. Decreto Salva Italia) ha disposto la conferma “a regime” della  detrazione in esame, a partire dal 1° gennaio 2012: l’agevolazione, infatti, è stata inserita “a tempo indeterminato” nel TUIR, precisamente nel nuovo articolo 16-bis, rubricato “Detrazione delle spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica degli edifici”.
Nel corso del 2012 il Legislatore è intervenuto nuovamente sulla materia: l’art. 11, D.L. n. 83/2012  (c.d. “Decreto Crescita”) ha infatti aumentato al 50% la detrazione spettante per le spese  sostenute dal 26 giugno 2012 (data di entrata in vigore del Decreto) al 30 giugno 2013 (oggi prorogata al 31 dicembre 2013). Per il medesimo periodo è stato previsto l’innalzamento del limite massimo di spesa agevolabile, da € 48.000,00 a € 96.000,00 per ciascuna unità immobiliare. Esclusivamente per le spese per l’acquisto del mobilio (nuova misura introdotta dal D.L. del 31.05.2013) in immobili ristrutturati il limite di spesa è di 10.000 euro.

SOGGETTI INTERESSATI (art.3 D.Lgs. n.23/2011 commi 1 e 6)
L’agevolazione è rivolta ai “contribuenti che possiedono o detengono, sulla base di un titolo  idoneo, l’immobile sul quale sono effettuati gli interventi”.
In particolare possono fruire della detrazione i soggetti IRPEF:
– sia residenti;
– che non residenti nel territorio dello Stato;
– che possiedono o detengono, sulla base di titolo idoneo, l’immobile oggetto degli interventi di recupero.
La detrazione compete anche ai familiari conviventi del possessore o detentore dell’immobile, a condizione che “i lavori siano effettuati su uno degli immobili in cui di fatto si  esplica la convivenza” e risultino intestatari delle fatture e bonifici. Non è necessario che l’immobile sia adibito ad abitazione principale dell’intestatario e dei familiari conviventi (Risoluzione 12 giugno 2002, n. 184 e Circolare 10 giugno 2004, n. 24).

SOCIETÀ DI PERSONE ED EQUIPARATE E STUDI ASSOCIATI

Per le spese sostenute da società di persone oppure da studi associati, la detrazione del 36% è  riconosciuta ai soci o associati in proporzione alla propria quota di partecipazione agli utili.
In pratica, le spese devono essere indicate dalla società nel quadro RP e nel quadro RN del Mod. UNICO SP.
Sulla base dei dati risultanti dal quadro RN, la società o associazione rilascia un prospetto (prospetto di riparto) da cui risulta, tra l’altro, la quota spettante a ciascun socio o associato delle spese sostenute per la realizzazione degli interventi di ristrutturazione.
Il socio o professionista dello studio associato riporta quindi l’importo a lui spettante (come attestato nel prospetto di riparto) nella propria dichiarazione dei redditi Mod. UNICO PF, beneficiando della specifica detrazione d’imposta.

IMMOBILI OGGETTO DEL BENEFICIO

Gli immobili che possono essere oggetto degli interventi di recupero del patrimonio edilizio, sono individuati dall’articolo 16-bis, TUIR, il quale al comma 1, dispone la detraibilità delle spese sostenute dai contribuenti possessori o detentori sulla base di un titolo idoneo, dell’immobile sul quale sono effettuati gli interventi:
“a) di cui alle lett. a) b), c) e d) dell’articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, effettuati sulle parti comuni di edificio residenziale di cui all’articolo 1117, del codice civile;
b) di cui alle lettere b), c) e d) dell’articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, effettuati sulle singole unità immobiliari residenziali di qualsiasi categoria catastale, anche rurali, e sulle loro pertinenze;
c) necessari alla ricostruzione o al ripristino dell’immobile danneggiato a seguito di eventi calamitosi, ancorché non rientranti nelle categorie di cui alle lettere a) e b) del presente comma, sempreché sia stato dichiarato lo stato di emergenza […]”.
Pertanto, possono fruire della detrazione IRPEF gli interventi di recupero del patrimonio edilizio  effettuati su edifici:
– residenziali, nella generalità dei casi;
– non residenziali nella particolare ipotesi di ricostruzione o ripristino a seguito di eventi calamitosi, se è stato dichiarato lo stato di emergenza.
Il co. 3 dell’art. 1, Legge n. 449/1997 richiedeva inoltre che gli edifici agevolati fossero censiti all’ufficio del catasto (o ne fosse stato richiesto l’accatastamento) e che risultasse pagata l’ICI per gli anni a decorrere dal 1997 (se dovuta). L’art. 16-bis del TUIR, disciplinante l’agevolazione dal 2012, non contiene più disposizioni in tal senso, ma si ritiene, in considerazione della finalità della norma, che l’iscrizione (o iscrivibilità) in catasto sia ancora necessaria.

PARTI COMUNI CONDOMINIALI – Sono ammessi alla detrazione gli interventi eseguiti su tutte le parti comuni condominiali elencate all’articolo 1117, n. 1, 2 e 3, Codice civile (R.M. 12 febbraio 2010, n. 7), ovvero:
– il suolo su cui sorge l’edificio, le fondazioni, i muri maestri, i tetti e i lastrici solari, le scale, i portoni d’ingresso, i vestiboli, gli anditi, i portici, i cortili e in genere tutte le parti dell’edificio necessarie all’uso comune;
– i locali per la portineria e per l’alloggio del portiere, per la lavanderia, per il riscaldamento centrale, per gli stenditoi e per altri simili servizi in comune;
– le opere, le installazioni, i manufatti di qualunque genere che servono all’uso e al godimento comune, come gli ascensori, i pozzi, le cisterne, gli acquedotti e inoltre le fognature e i canali di scarico, gli impianti per l’acqua, per il gas, per l’energia elettrica, per il riscaldamento e simili, fino al punto di diramazione degli impianti ai locali di proprietà esclusiva dei singoli condomini.

PERTINENZE – L’articolo 16-bis, TUIR (al pari di quanto prevedeva l’articolo 1, Legge n. 449/1997) ricomprende tra gli immobili interessati dalla detrazione anche le pertinenze degli immobili residenziali. La Circolare n. 57/1998 aveva affermato che sono ricompresi nell’agevolazione gli interventi, anche innovativi, realizzati su pertinenze o aree pertinenziali che siano già dotate del vincolo pertinenziale con l’unità immobiliare principale.
Non è posto alcun limite al numero delle pertinenze sulle quali è possibile beneficiare della detrazione nel rispetto delle altre condizioni richieste.

IMMOBILI AD USO PROMISCUO – Qualora l’unità immobiliare residenziale sia adibita promiscuamente all’esercizio dell’arte e della professione, ovvero all’esercizio di un’attività commerciale, la detrazione è ridotta al 50%.

IMMOBILI INTERESSATI DA INTERVENTI CALAMITOSI – Pertanto, dal 2012, se è stato dichiarato lo stato di emergenza, la detrazione spetta per gli interventi di ricostruzione e ripristino degli immobili sia a destinazione abitativa (caso “ordinario”) che non abitativa, danneggiati da eventi calamitosi (terremoti, alluvioni, etc.). Si noti inoltre che lo stato di emergenza può essere stato dichiarato anche prima dell’entrata in vigore della nuova disposizione, ovvero anche in data antecedente al 1° gennaio 2012.

INTERVENTI AGEVOLABILI

L’articolo 16-bis TUIR, al comma 1, con le lettere da a) a l), individua gli interventi che possono
beneficiare dell’agevolazione relativamente alle spese sostenute dal 2012. Le tipologie di interventi per i quali è possibile beneficiare dell’agevolazione sono confermati in:

1. INTERVENTI DI RECUPERO DEL PATRIMONIO EDILIZIO;
2. ALTRI INTERVENTI AGEVOLABILI, tra cui la realizzazione di box o posti auto pertinenziali;
3. ACQUISTO DI IMMOBILI RISTRUTTURATI da impresa di costruzione/ristrutturazione o
cooperativa edilizia.

1. INTERVENTI DI RECUPERO DEL PATRIMONIO EDILIZIO

Il D.P.R. n. 380/2001, all’art. 3, co. 1, individua, con specifiche lettere, una serie di interventi sugli immobili per i quali, nel rispetto delle altre condizioni richieste, è possibile fruire della detrazione, come di seguito schematizzato:
– Lett. a) MANUTENZIONE ORDINARIA;
– Lett. b) MANUTENZIONE STRAORDINARIA;
– Lett. c) RESTAURO E RISANAMENTO CONSERVATIVO;
– Lett. d) RISTRUTTURAZIONE EDILIZIA.
Si ricorda che la tipologia di intervento posto in essere dal contribuente può essere desunto dalla documentazione edilizia che, in linea generale è rappresentata dalla DIA (denuncia di inizio attività) per gli interventi di manutenzione straordinaria e dalla concessione edilizia per interventi di entità maggiore (es. ristrutturazione edilizia).
AMPLIAMENTO DI EDIFICI GIÀ ESISTENTI – La Circolare n. 121/1998 ammette la detrazione
anche dei costi degli interventi di ampliamento degli edifici esistenti, a condizione che non si realizzino unità immobiliari autonomamente utilizzabili: ad esempio, risulta detraibile l’importo corrisposto per rendere abitabile un sottotetto esistente, se ciò è realizzato senza aumento della volumetria preesistente.
L’Agenzia delle Entrate, con la Circolare n. 39/2010, aveva evidenziato, relativamente alla detrazione del 55%, che:
– in caso di demolizione e ricostruzione con ampliamento, non spetta la detrazione in quanto l’intervento è qualificabile come nuova costruzione;
– per la ristrutturazione senza demolizione dell’esistente con ampliamento, è possibile richiedere la detrazione, con riferimento tuttavia, solamente alle spese sostenute per la parte pre-esistente (Risoluzione 4 gennaio 2011, n. 4).

SPESE AMMESSE ALLA DETRAZIONE

Fra le spese che danno diritto alla detrazione rientrano le spese per:
– progettazione lavori;
– acquisto materiali ed esecuzione lavori;
– altre prestazioni professionali richieste dal tipo di intervento;
– relazione di conformità degli interventi alle leggi vigenti, perizie e sopralluoghi;
– IVA, imposta di bollo e diritti pagati per le concessioni, autorizzazioni e denunce di inizio lavori;
– oneri di urbanizzazione;
– altri eventuali costi inerenti la realizzazione degli interventi e adempimenti posti dal regolamento di attuazione, Decreto 18 febbraio 1998 n. 41;
– spese per la messa a norma degli edifici ai sensi della Legge 5 marzo 1990 n. 46, per gli impianti elettrici e delle norme UNI-CIG per gli impianti a metano.
Con Risoluzione 18 agosto 2009, n. 229, è stato chiarito che la TOSAP (tassa occupazione suolo pubblico) relativa all’area necessaria per l’impianto dei ponteggi può essere computata nelle spese sulle quali calcolare la detrazione d’imposta del 36%-50% prevista per le ristrutturazioni edilizie.
Non preclude la fruizione del beneficio il versamento dell’imposta mediante conto corrente intestato al concessionario del servizio di accertamento e riscossione del tributo.
ATTENZIONE: Danno diritto alla detrazione anche le spese sostenute per la redazione della documentazione obbligatoria per comprovare la sicurezza statica dei fabbricati, nonché per la realizzazione degli interventi di manutenzione necessari in tal senso.

 

2. ALTRI INTERVENTI AGEVOLABILI
 Sono detraibili anche gli interventi finalizzati alla realizzazione di:
– interventi necessari per la ricostruzione o ripristino di immobili danneggiati a causa di eventi calamitosi (terremoti, alluvioni, etc.) a condizione che sia stato dichiarato lo stato di emergenza anche anteriormente al 1° gennaio 2012;
– autorimesse o posti auto pertinenziali, anche a proprietà comune; possono avvalersi della detrazione anchegli acquirenti di box o posti auto pertinenziali già realizzati.
In tal caso, però, la detrazione spetta limitatamente alle spese sostenute per la realizzazione, sempre che le stesse risultino comprovate da apposita attestazione rilasciata dal venditore.
L’Agenzia ha ammesso il riconoscimento della detrazione anche nel caso in cui, in assenza di un preliminare registrato, il pagamento del box risulti effettuato prima dell’atto di acquisto dal quale risulta la pertinenzialità dello stesso purché nel medesimo giorno (Risoluzione n. 7/2011):
– opere finalizzate alla cablatura degli edifici;
– opere finalizzate al contenimento dell’inquinamento acustico;
– opere finalizzate al conseguimento risparmi energetici con particolare riguardo all’installazione di impianti basati sull’impiego delle fonti rinnovabili di energia;
– opere finalizzate all’adozione di misure antisismiche, con particolare riguardo all’esecuzione di opere per la messa in sicurezza statica, in particolare sulle parti strutturali;
– ogni strumento, anche di natura tecnologica adatto a “favorire la mobilità interna ed esterna dell’abitazione per le persone portatrici di handicap” (ascensori e montacarichi);
– misure finalizzate alla prevenzione di atti illeciti da parte di terzi (ad es. furti) e per evitare gli infortuni domestici;
– interventi di bonifica dall’amianto.
L’installazione degli addolcitori per abbattere il calcare degli impianti idrici delle abitazioni può fruire della detrazione IRPEF del 36% (50%) e dell’aliquota IVA del 10% solo se detto intervento comporta “[…] modificazioni strutturali integranti opere di manutenzione straordinaria dell’abitazione e/o degli impianti relativi, come definite dalla circolare n. 57/E del 24 febbraio 1998 al par. 3.4”

 

 

3. ACQUISTO DI IMMOBILI RISTRUTTURATI
Il co. 3 dell’art. 16-bis TUIR conferma la detraibilità anche per l’anno 2012 e successivi delle spese sostenute per l’acquisto di unità immobiliari site in edifici completamente ristrutturati da imprese di costruzione o cooperative edilizie che, entro i sei mesi successivi alla fine lavori, provvedono alla vendita/assegnazione dell’immobile.
La detrazione spetta all’acquirente dell’immobile, nella misura del 36% del 25% del prezzo di acquisto, nel limite massimo complessivo di € 48.000,00.
Le istruzioni alla dichiarazione dei redditi relative all’anno 2012 specificano che anche l’acquisto di immobili ristrutturati beneficia della detrazione del 50% con il limite di € 96.000 per le spese sostenute nel periodo 26 giugno 2012 – 30 giugno 2013 (prorogata fino al 31.12.2013 grazie al D.L. 63/2013).

 

4. ACQUISTO DI MOBILIO (NOVITA’)
Detraibile al 50% anche l’acquisto di mobili finalizzati all’arredo dell’immobile oggetto di ristrutturazione per le spese sostenute dal 06 giugno 2013 al 31 dicembre 2013. Lo sconto va calcolato su un ammontare complessivo non superiore a 10.000 euro e va ripartito in dieci rate annuali

 CRITERIO  CASSA

La detraibilità delle spese sostenute segue il criterio di cassa. Pertanto, possono essere detratte nell’anno d’imposta solo le spese realmente pagate nell’anno stesso (come da data presente nella documentazione comprovante le stesse). Il pagamento degli importi detraibili può avvenire anche, ad esempio, l’anno successivo a quello di emissione della fattura (si pensi ad esempio a lavori eseguiti negli ultimi mesi dell’anno): non si deve prendere in considerazione la data di inizio o fine lavori.
La detrazione spetta fino a concorrenza dell’imposta lorda, pertanto in ogni periodo d’imposta la quota eventualmente eccedente non può:
– essere cumulata negli esercizi successivi;
– riportata nell’anno successivo;
– essere chiesta a rimborso o utilizzata in sede di compensazione.

PERCENTUALI VECCHIE E NUOVE

A seguito delle modifiche introdotte dall’art. 11, D.L. n. 83/2012, la detrazione in esame spetta per una quota del:
– 36%, per le spese sostenute fino al 25 giugno 2012;
– 50%, per le spese sostenute dal 26 giugno 2012 al 30 giugno 2013.

PERIODO SOSTENIMENTO SPESE DETRAZIONE INTERVENTI
RECUPERO  PATRIMONIO EDILIZIO
LIMITE DI SPESA
AGEVOLABILE
fino al 25 giugno 2012 36% 48.000 euro
dal 26 giugno 2012 al 31.12.2013 50% 96.000 euro (10.000 per
mobilio)
dal 1° gennaio 2014 36% 48.000 euro

SOSTENIMENTO DELLE SPESE DA PARTE DI PIÙ SOGGETTI – In caso di comproprietà o
contitolarità di diritti reali sullo stesso immobile, è necessario rapportare l’importo massimo  agevolabile al numero degli aventi diritto, in base:
– alla percentuale di sostenimento delle spese di ognuno di essi ed indipendentemente dalle quote di proprietà, per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio;
– alla quota di proprietà, nel caso di acquisto/assegnazione di immobile ristrutturato da impresa di costruzione o cooperativa edilizia (non rileva pertanto l’eventuale sostenimento delle spese in percentuali differenti, come chiarito da ultimo dalla C.M. n 20/2011

NUMERO DELLE QUOTE – La detrazione per interventi di recupero del patrimonio edilizio deve essere rateizzata in quote costanti e annuali. Sono confermate le regole ordinarie di rateizzazione della detrazione vigenti dal 2002, che prevedono la rateizzazione della detrazione spettante in dieci quote annuali. Fino al 2011 i soggetti con età non inferiore a 75 e 80 anni potevano beneficiare della detrazione spettante per interventi di recupero del patrimonio edilizio in un periodo più breve. Nell’art. 16-bis, TUIR, in vigore dal 1° gennaio 2012, non si rinviene più alcun riferimento a tale possibilità. Anche tali soggetti dovranno ripartire la detrazione in 10 quote.

CASI PARTICOLARI

CESSIONE DELL’IMMOBILE CON ATTO TRA VIVI – In caso di cessione dell’immobile, le quote di detrazione 36% residua sono trasferite all’acquirente persona fisica (per la parte non ancora fruita) salvo diverso accordo tra le parti (art. 16-bis, TUIR, comma 8). Pertanto, in caso di cessione dell’immobile oggetto degli interventi per i quali il cedente sta fruendo della detrazione, la stessa rimane in capo a quest’ultimo soltanto se ciò è espressamente previsto nell’atto di compravendita ma, se tale aspetto non viene contrattualmente determinato, la detrazione passa automaticamente all’acquirente. quanto previsto vale anche per tutte le ipotesi di cessione e quindi anche alle cessioni a titolo gratuito (donazione) (Circolare 1° giugno 2012, n. 19).
DECESSO DELL’AVENTE DIRITTO – In caso di decesso dell’avente diritto, le quote di detrazione residua sono trasferite esclusivamente e interamente all’erede che conservi la detenzione materiale e diretta del bene (co. 8, art. 16-bis, TUIR).
In caso di decesso del conduttore che ha eseguito lavori di ristrutturazione nell’immobile ricevuto in locazione, con relativo consenso del proprietario, solo l’erede del conduttore che subentri nella titolarità del contratto di locazione e che conservi la detenzione materiale e diretta del bene, può portare in detrazione le rate residue (Circolare n.13/E/2013).
CONIUGI SEPARATI – Una contribuente ha la residenza con i figli nella casa coniugale, che è interamente intestata all’altro coniuge dal quale è separata. Quest’ultimo non risiede nell’immobile. La sentenza concede il diritto di abitazione nella casa alla contribuente che intende realizzare lavori di ristrutturazione sulla casa di cui è assegnataria. La spesa sostenuta è detraibile (Circolare n.13 /E/2013).
SPESA NON DETRATTA IMMEDIATAMENTE – Le spese 36% sono detraibili anche nel caso in cui il contribuente non abbia portato in detrazione negli anni precedenti le relative rate, a condizione che siano stati rispettati tutti gli obblighi previsti dalla normativa in materia (Circolare 12 maggio 2000, n. 95). Il recupero delle quote di detrazione non fruite può avvenire tramite:
– presentazione di una dichiarazione integrativa a favore entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi successiva a quella nella quale non è stata indicata la detrazione (art. 2, comma 8-bis, D.P.R. n. 322/98);
– inoltro di richiesta di rimborso, per la parte spettante, entro il termine di decadenza di 48 mesi dalla data di versamento delle imposte relative alla dichiarazione dei redditi nella quale non si è fruito della detrazione (art. 38, D.P.R. n. 602/73).

DOCUMENTAZIONE NECESSARIA

In seguito alle modifiche introdotte dal D.L. n. 70/2011, per gli interventi edilizi e di costruzione/ristrutturazione di box o posti auto pertinenziali, iniziati dal 14 maggio 2011, il contribuente deve conservare ed esibire su richiesta degli uffici la seguente documentazione indicata nel Provvedimento Agenzia delle Entrate 2 novembre 2011:
– abilitazioni amministrative o visure catastali, dalle quali si evincano i dati catastali identificativi dell’immobile oggetto dei lavori. Nel caso in cui la normativa edilizia non preveda alcun titolo abilitativo per la realizzazione di determinati interventi che la normativa fiscale ritiene detraibili, il contribuente è tenuto a redigere una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, in cui attesti: la data di inizio lavori ed il fatto che gli interventi di ristrutturazione edilizia rientrano tra quelli agevolabili, nonostante la normativa edilizia non richieda alcun titolo abilitativo;
– domanda di accatastamento per gli immobili non ancora censiti;
– ricevuta pagamento dell’ICI (ora IMU), se dovuta;
– fatture o ricevute fiscali che comprovano le spese sostenute (per le cessioni di beni/prestazioni di servizi rese da un privato che non ha partita IVA, le spese sostenute vanno provate con altro documento, ad esempio quietanza). A seguito delle modifiche del D.L. n. 70/2011, per le fatture emesse dal 14 maggio 2011, non è più richiesta l’indicazione separata del costo della manodopera;
– ricevuta dei bonifici bancari o postali (C.M. n. 24/2004) a favore delle imprese che hanno eseguito i lavori, con indicazione dei seguenti dati:

  • causale del versamento;
  • codice fiscale del contribuente avente diritto alla detrazione;
  • partita IVA o codice fiscale del soggetto beneficiario del bonifico stesso;
  • quietanze di pagamento delle spese il cui pagamento non doveva essere obbligatoriamente eseguito con bonifico (ad esempio, oneri di urbanizzazione, imposta di bollo, etc.).

Per fruire della detrazione del 36% sull’acquisto o assegnazione di un box o posto auto pertinenziale, è necessario che in sede di compravendita o assegnazione l’atto attesti la pertinenzialità rispetto all’immobile abitativo. L’impresa costruttrice o cooperativa edilizia rilascia quindi una dichiarazione nella quale sono attestate le spese di realizzazione del box o posto auto.
Il contribuente è tenuto a corrispondere il prezzo di acquisto risultante dall’atto di compravendita o assegnazione tramite bonifico bancario. È agevolabile l’acquisto del box pertinenziale anche se il pagamento è avvenuto prima della stipula dell’atto, ma nello stesso giorno (Risoluzione 13 gennaio 2011, n. 7).
Ciò che conta ai fini della detrazione è, infatti, la sussistenza del vincolo pertinenziale, condizione che può dirsi soddisfatta, oltre che con la presenza di un compromesso regolarmente registrato, anche qualora tale destinazione si realizzi nell’arco della medesima giornata in cui si è effettuato il pagamento, mediante stipula del rogito. Nonostante non sia espressamente compreso nell’elenco del Provvedimento Agenzia delle Entrate 2 novembre 2011, si ritiene indispensabile conservare:
– l’attestazione delle spese di realizzazione consegnata dall’impresa costruttrice o dalla cooperativa edilizia (su detto importo va calcolata la detrazione spettante al contribuente);
– l’atto dal quale risulti il vincolo pertinenziale con l’abitazione.

ACQUISTO DI IMMOBILI RISTRUTTURATI – Nel caso di acquisto/assegnazione di immobili ristrutturati da imprese e cooperative edilizie, il contribuente ha l’obbligo di conservare ed esibire  l’atto di compravendita o assegnazione dell’immobile completo delle indicazioni richieste dalla  normativa in materia.
INTERVENTI SU PARTI COMUNI – È sufficiente che il condomino possieda la certificazione  rilasciata dall’amministratore attestante (Circolare 1° giugno 2012, n. 19 e Circolare n. 122/1999):
– che lo stesso ha adempiuto agli obblighi previsti ai fini della detrazione ed è in possesso della  documentazione originale;
– l’ammontare della somma per la quale il singolo condomino può fruire della detrazione del  36%.
In tali casi:
– l’amministratore è tenuto a:

  • conservare la documentazione originale relativa all’intervento (indicata nel  Provvedimento Agenzia delle Entrate 2 novembre 2011);
  • indicare nel quadro AC della propria dichiarazione dei redditi i dati catastali  identificativi dell’immobile oggetto dell’intervento;

– i singoli condomini, nella propria dichiarazione dei redditi, devono indicare il codice fiscale del condominio e non i dati catastali.

Incentivi auto ibride

Incentivi auto ibride: si parte con quelle immatricolate dal 14 marzo 2013

dal 14 marzo 2013, è  possibile accedere agli incentivi per l’acquisto di veicoli a basse emissioni di CO2. Ricordiamo che tali incentivi sono stati introdotti dall’art. 17 decies del D.L. 83/2012 il quale ha previsto la concessione di un contributo statale per l’acquisto di veicoli a basse emissioni di CO2: a coloro che acquistano in Italia (anche in locazione finanziaria) un veicolo nuovo di fabbrica a basse emissioni e che consegnano per la rottamazione un veicolo di cui siano proprietari o utilizzatori, in caso di locazione finanziaria, da almeno dodici mesi, è riconosciuto un contributo pari al 20% del prezzo di acquisto per i primi due anni in cui viene concesso l’incentivo (quindi nel biennio 2013-2014), mentre nel 2015 l’incentivo verrà  ridotto al 15% del prezzo di acquisto. La norma in commento ha subìto alcune modifiche ad opera della Legge di Stabilità 2013 (Legge 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 559) ed è stata resa operativa con la pubblicazione (nella G.U. n. 36 del 12 febbraio 2013) del decreto attuativo del Ministro dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministro dell’Economia e Finanze datato 11 gennaio 2013. Il contributo spetta per i  veicoli acquistati e immatricolati a partire dal trentesimo giorno successivo alla  entrata in vigore del decreto attuativo e fino al 31 dicembre 2015. Poiché il decreto cui si fa riferimento è stato pubblicato sulla G.U. n. 36 del 12 febbraio 2013, la data di partenza, per prenotare i contributi è fissata al 14 marzo 2013.

Premessa

Il D.L. 22 giugno 2012, n. 83 (c.d. “decreto sviluppo”), ha previsto una serie di incentivi per lo sviluppo, anche nel nostro paese, della c.d. “mobilità sostenibile”.

Tra le misure introdotte, emerge l’art. 17 decies del D.L. 83/2012 il quale prevede la concessione di un contributo statale (nel limite delle risorse previste con il successivo art. 17undecies) per l’acquisto di veicoli a basse emissioni di CO2. In particolare, tale disposizione prevede che, coloro che acquistano in Italia (anche in locazione finanziaria) un veicolo nuovo di fabbria basse   emissioni e che consegnano per la rottamazione un veicolo di cui siano proprietari o   utilizzatori,   in   caso   di   locazione finanziaria,    da   almeno  dodici     mesi,   un contributo pari al 20% del   prezzo di acquisto per i primi due anni in cui concesso l’incentivo (quindi   nel biennio 2013-2014), mentre nel   2015 l’incentivo viene al 15% del prezzo di acquisto.

 

LIMITE   MASSIMO DEL CONTRIBUTO

Anno

Percentuale del costo di acquisto

2013

20%

2014

20%

2015

15%

 La misura fa       parte  di       un      intero capitolo destinato allo sviluppo delle infrastrutture di       ricarica elettrica, che per la loro piena evoluzione richiedono l’effettiva disponibilità di un adeguato parco.

 

Terza sezione:

INCENTIVI PER LE AUTO
Prima sezione:

È prevista l’emanazione di disposizioni legislative regionali entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore della legge, normate ovviamente con le disposizioni europee ed internazionali, oltre che l’adeguamento delle normative locali di pianificazione territoriale. Viene affidato, inoltre, l’incarico all’Autorità per l’energia per la definizione di criteri e tariffazione specifica per l’uso dell’energia elettrica nel settore della mobilità urbana. A titolo esemplificativo, sarà oggetto di interventi la regolamentazione dell’attività edilizia connessa alla realizzazione dei punti di ricarica per i veicoli elettrici inserendoli tra le opere di “urbanizzazione primaria realizzabili su tutto il territorio comunale in regime di esenzione dal contributo di costruzione”.

Seconda sezione:terza sezione:

Viene istituito il Piano nazionale infrastrutturale per la ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica contenente “le linee guida per garantire lo sviluppo unitario del servizio di ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica sul territorio nazionale”. Parte di questi fondi viene destinata a finanziare bonus per l’acquisto di auto elettriche o ibride a basse o bassissime emissioni di CO2, riservato però per il 70% a veicoli per uso terzi (ad.es taxi, auto pubbliche) e ad utilizzo come beni strumentali.

Stanziamento per la ricerca finalizzata:

  • alla progettazione dei dati e dei sistemi interconnessi necessari per supportare le reti locali delle stazioni di ricarica;
  • alla valutazione delle problematiche esistenti e dei probabili sviluppi futuri relativi agli aspetti normativi e commerciali delle reti infrastrutturali;
  • allo sviluppo di soluzioni per l’integrazione e l’interoperabilità tra dati e sistemi delle stazioni di ricarica e delle unità di bordo con piattaforme di infomobilità per la gestione del traffico in ambito urbano;
  • alla ricerca sulle batterie ricaricabili.

La norma in commento ha subìto alcune modifiche ad opera della Legge di Stabilità 2013 (Legge 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 559) ed è stata resa operativa con la pubblicazione nella G.U. n. 36 del 12 febbraio 2013 del decreto attuativo del Ministro dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministro dell’Economia e Finanze datato 11 gennaio 2013.

Fondi a disposizione per l’incentivo

Secondo quanto disposto dal successivo art. 17 undecies del D.L. n. 83/2012 (modificato dalla suddetta Legge di Stabilità per il 2013) e a quanto previsto dal suddetto decreto attuativo, per provvedere all’erogazione dei contributi statali è stata stanziata una dotazione di 50 milioni di euro per l’anno 2013 e di 45 milioni di euro per ciascuno degli anni 2014 e 2015.

In particolare, con riferimento all’anno 2013, le predette risorse sono così utilizzate:

  • una quota pari a 3,5 milioni di euro e’ riservata all’acquisto di veicoli a basse emissioni complessive pubblici o privati, destinati all’uso di terzi, o utilizzati nell’esercizio di imprese, arti e professioni, e destinati ad essere utilizzati esclusivamente come beni strumentali nell’attività propria dell’impresa, che producono emissioni di CO2 non superiori a 50 g/km;
  • una quota pari a 7 milioni di euro e’ riservata all’acquisto di veicoli a basse emissioni complessive, pubblici o privati, destinati all’uso di terzi, o utilizzati nell’esercizio di imprese, arti
  • e professioni, e destinati ad essere utilizzati esclusivamente come beni strumentali nell’ attivita’ propria dell’impresa, che producono emissioni di CO2 non superiori a 95 g/km;
  • una quota pari a 4,5 milioni di euro e’ riservata all’acquisto, da parte di tutte le categorie di acquirenti, di veicoli a basse emissioni complessive che producono emissioni di CO2 non superiori a 95 g/km, di cui una quota pari a 1,5 milioni di euro e’ riservata all’acquisto di veicoli a basse emissioni complessive che producono emissioni di CO2 non superiori a 50 g/km;
  • le rimanenti risorse sono destinate all’acquisto di veicoli a basse emissioni complessive, pubblici o privati, destinati all’uso di terzi, o utilizzati nell’esercizio di imprese, arti e professioni, e destinati ad essere utilizzati esclusivamente come beni strumentali nell’attivita’ propria dell’impresa, che producono emissioni di CO2 non superiori a 120 g/km.

OSSERVA

Come abbiamo potuto osservare, gli incentivi sono rivolti prevalentemente ai veicoli aziendali e a quelli ad uso pubblico (taxi, car-sharing, noleggio, servizi di linea ecc.) per supportare lo sviluppo della mobilità sostenibile attraverso la diffusione di flotte pubbliche e private, in virtù:

delle alte percorrenze medie chilometriche di queste tipologie di veicoli;

della maggiore programmabilità delle percorrenze;

dell’effetto promozionale dei veicoli pubblici sull’utenza privata, che manifesta ancora alcune diffidenze sui veicoli a basse emissioni rispetto a costi di acquisto, prestazioni e facilità di rifornimento/ricarica.

In definitiva, i contributi puntano a favorire l’acquisto di veicoli ad alimentazioni alternative (elettrici, ibridi, a metano, a biometano, a GPL, a biocombustibili, a idrogeno) con emissioni di anidride carbonica (CO2), allo scarico, non superiori a 120 g/km.  Fanno eccezione solo i fondi destinati ai veicoli con emissioni non superiori a 95 g/km (essenzialmente elettrici e ibridi) che sono aperti a tutte le categorie di acquirenti, inclusi i  privati cittadini, vista la minore diffusione di questi veicoli.

Le categoria di veicoli agevolabili sono le seguenti:

  • Veicoli a tre ruote la cilindrata del cui motore (se si tratta di motore termico) non supera i 50 cc e la cui velocità massima di costruzione (qualunque sia il sistema di propulsione) non supera i 50 km/h;
  • Veicoli a due ruote  la cilindrata del cui motore (se si tratta di motore termico) supera i 50 cc o la cui velocità massima di costruzione (qualunque sia il sistema di propulsione) supera i 50 km/h
  • Veicoli a tre ruote asimmetriche rispetto all’asse longitudinale mediano la cilindrata del cui motore (se si tratta di motore termico) supera i 50 cc o la cui velocità massima di costruzione (qualunque sia il sistema di propulsione) supera i 50 km/h (motocicli con carrozzetta laterale)
  • Veicoli a tre ruote simmetriche rispetto all’asse longitudinale mediano, la cilindrata del cui motore (se si tratta di motore termico) supera i 50 cc o la cui velocità massima di costruzione (qualunque sia il sistema di propulsione) supera i 50 km/h
  • Veicoli destinati al trasporto di persone, aventi al massimo otto posti a sedere oltre al sedile del conducente
  • Veicoli destinati al trasporto di merci, aventi massa massima non superiore a 3,5 t

Importo del contributo per l’acquisto dei predetti veicoli

Il citato art. 17-decies del DL83/2012 riconosce, in buona sostanza, per coloro che acquistano in Italia, anche in locazione finanziaria, un veicolo nuovo di fabbrica a basse emissioni complessive e che consegnano per la rottamazione un veicolo di cui siano proprietari o utilizzatori, in caso di locazione finanziaria, da almeno dodici mesi, un contributo pari al:

– 20 % del prezzo di acquisto, nel 2013 e 2014, fino ad un massimo di 5.000 euro, per i veicoli a basse emissioni complessive che producono emissioni di CO 2 non superiori a 50 g/km;

15 % del prezzo di acquisto, nel 2015, fino ad un massimo di 3.500 euro, per i veicoli a basse emissioni complessive che producono emissioni di CO 2 non superiori a 50 g/km;

20 % del prezzo di acquisto, nel 2013 e 2014, fino ad un massimo di 4.000 euro, per i veicoli a basse emissioni complessive che producono emissioni di CO 2 non superiori a 95 g/km;

15 % del prezzo di acquisto, nel 2015, fino ad un massimo di 3.000 euro, per i veicoli a basse emissioni complessive che producono emissioni di CO 2 non superiori a 95 g/km;

20 % del prezzo di acquisto, nel 2013 e 2014, fino ad un massimo di 2.000 euro, per i veicoli a basse emissioni complessive che producono emissioni di CO 2 non superiori a 120 g/km;

15 % del prezzo di acquisto, nel 2015, fino ad un massimo di 1.800 euro, per i veicoli a basse emissioni complessive che producono emissioni di CO 2 non superiori a 120 g/km.

 TABELLA RIASSUNTIVA
 ANNO DI ACQUISTODEL VEICOLO  50 g/km  95 g/km  120 g/km
 2013

20% prezzo acquisto fino ad un massimo di euro 5.000

20% prezzo acquisto fino ad un massimo di euro 4.000

20% prezzo acquisto fino ad un massimo di euro 2.000

 2014

20% prezzo acquisto fino ad un massimo di euro 5.000

20% prezzo acquisto fino ad un massimo di euro 4.000

20% prezzo acquisto fino ad un massimo di euro 2.000

 2015

15% prezzo acquisto fino ad un massimo di euro 3.500

15% prezzo acquisto fino ad un massimo di euro 3.000

15% prezzo acquisto fino ad un massimo di euro 1.800

Durata dell’agevolazione e limiti

Il contributo spetta per i veicoli acquistati e immatricolati a partire dal trentesimo giorno successivo alla entrata in vigore del decreto attuativo e fino al 31 dicembre 2015. Poiché il decreto cui si fa riferimento è stato pubblicato sulla G.U. n. 36 del 12 febbraio 2013, la data di partenza, per prenotare i contributi è fissata al 14 marzo 2013

Condizioni per usufruire del contributo

L’erogazione del contributo è soggetto a determinate condizioni e precisamente:

il veicolo consegnato per la rottamazione deve appartenere alla medesima categoria del veicolo acquistato  e risulti immatricolato almeno dieci anni prima della data di acquisto del veicolo nuovo di cui alla lettera precedente;

il veicolo consegnato per la rottamazione sia intestato, da almeno dodici mesi dalla data di acquisto del veicolo nuovo, allo stesso soggetto intestatario di quest’ultimo o ad uno dei  familiari conviventi alla data di acquisto del medesimo veicolo, ovvero, in caso di locazione finanziaria del veicolo nuovo, che sia intestato, da almeno dodici mesi, al soggetto utilizzatore del suddetto veicolo o a uno dei predetti familiari;

VEICOLO DA   ROTTAMARE – CARATTERISTICHE
Caratteristiche Il veicolo   rottamato risulti immatricolato da almeno 10 anni prima della data di   acquisto del veicolo nuovo.
Il veicolo   da rottamare deve essere intestato all’acquirente o ad uno dei familiari   conviventi da almeno 12 mesi.

 – nell’atto di acquisto sia espressamente dichiarato che il veicolo consegnato è destinato alla rottamazione e siano indicate le misure dello sconto praticato e del contributo statale.
Ad ogni modo, è bene precisare che, i veicoli usati consegnati dal cliente non possono essere rimessi in circolazione e devono essere avviati o alle case costruttrici o ai centri appositamente autorizzati, anche convenzionati con le stesse, al fine della messa in sicurezza, della demolizione, del recupero di
materiali e della rottamazione.

OSSERVA

Secondo quanto previsto dal comma 3 dell’articolo 17 decies, entro quindici giorni dalla data di consegna del veicolo nuovo, “il venditore ha l’obbligo, pena il non riconoscimento del contributo, di consegnare il veicolo usato ad un demolitore e di provvedere direttamente alla richiesta di cancellazione per demolizione allo sportello telematico dell’automobilista, di cui al regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 19 settembre 2000, n. 358”.

– il veicolo acquistato non deve essere stato già immatricolato in precedenza

– il contributo deve risultare ripartito in parti uguali tra un contributo statale, nei limiti delle risorse stanziate e uno sconto praticato dal venditore;

Alla luce di tale disposizione, quindi, il contributo del 20% (o del 15% per l’anno 2015) è composto in parte da un contributo statale, e in parte da uno sconto (proporzionale al contributo statale) concesso dal venditore. In assenza di ulteriori disposizioni attuative, quindi, sembrerebbe che qualora l’acquirente abbia diritto ad un contributo del 20%, il 10% sarà a carico dello Stato, mentre la restante parte sarà a carico del venditore.

ESEMPIO

Nel caso di acquisto di un autoveicolo elettrico nel 2013 di costo pari a 15.000 euro complessivi, l’acquirente avrà diritto ad un contributo complessivo di 3.000 euro e sosterrà una spesa pari a 12.000 euro qualora abbia un veicolo da destinare alla rottamazione con i requisiti sopra descritti (immatricolazione da almeno 10 anni e intestato all’acquirente o ad un familiare convivente da almeno 12 mesi).

ESEMPIO
prezzo totale   15.000
sconto del 20%   3.000 (di cui 1.500 a carico dello stato e 1.500 di sconto da parte del venditore
prezzo praticato   12.000

 

Il contributo sarà di fatto sostenuto per il 50% dallo Stato (per 1.500 euro, quindi) e verrà concesso solo qualora il venditore conceda a sua volta uno sconto di almeno 1.500 euro (per un totale complessivo di 3.000 euro).

Modalità di fruizione del contributo

Il contributo, secondo le disposizioni in commento, è corrisposto dal venditore mediante compensazione con il prezzo di acquisto. Le imprese costruttrici o importatrici del veicolo nuovo, inoltre, rimborsano al venditore l’importo del contributo e recuperano detto importo quale credito di imposta per il versamento delle ritenute dell’imposta sul reddito delle persone fisiche operate in qualità di sostituto d’imposta sui redditi da lavoro dipendente, dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, dell’imposta sul reddito delle società e dell’imposta sul valore aggiunto, dovute, anche in acconto, per l’esercizio in cui viene richiesto al pubblico registro automobilistico l’originale del certificato di proprietà e per i successivi.

Il venditore deve tramettere alle imprese costruttrici o importatrici la seguente documentazione:

– copia della fattura di vendita e dell’atto di acquisto;

– copia del libretto e della carta di circolazione e del foglio complementare o del certificato di

proprietà del veicolo usato o, in caso di loro mancanza, copia dell’estratto cronologico;

– originale del certificato di proprietà relativo alla cancellazione per demolizione, rilasciato dallo

sportello telematico dell’automobilista;

– certificato dello stato di famiglia, nel caso di veicolo da rottamare intestato a familiare;

OSSERVA

Tale documentazione deve essere conservata, dalle imprese costruttrici o importatrici, fino al 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stata emessa la fattura di vendita

 

 

Recupero edilizio e riqualificazione energetica

Recupero edilizio e riqualificazione energetica: per la “maxi” detrazione pagamenti entro il 30.06.2013

Il legislatore, con il Decreto Sviluppo (DL n. 83/2012) ha adottato alcune disposizioni volte a prorogare le agevolazioni riconosciute in materia di riqualificazione energetica e aumentare quelle riconosciute in caso di recupero edilizio. Nel dettaglio, secondo le disposizioni contenute nel citato provvedimento, i contribuenti che sostengono spese per recupero edilizio e risparmio energetico entro il prossimo 30.06.2013 hanno diritto ad una detrazione pari al: i) 50% nel caso di interventi di recupero edilizio; ii) 55% nel caso di interventi per il risparmio energetico. A partire dal 01.07.2013, invece, a tutti gli interventi menzionati (compresi quelli di risparmio energetico) si applicano le disposizioni in materia di detrazione del 36% dell’imposta. Alla luce di tale previsione, appare, dunque, particolarmente conveniente approfittare delle maxi-detrazioni che vengono riconosciute in caso di recupero edilizio-risparmio energetico entro la prima metà del 2013. Bisogna inoltre ricordare che per beneficiare della detrazione per il recupero edilizio/risparmio energetico con detrazione maggiorata è necessario provvedere al pagamento entro la data del 30.06.2013. Nel caso in cui il contribuente debba ripetere – ad esempio per irregolarità – il pagamento, è necessario che questo avvenga entro la data del 30.06.2013, altrimenti potrebbe (almeno nel caso in cui l’Agenzia delle Entrate non si pronunci diversamente) vedersi riconosciuta la detrazione ridotta al 36%.

 Premessa

Al fine di rilanciare l’economia, il legislatore ha previsto il potenziamento delle agevolazioni previste in materia di recupero edilizio e riqualificazione energetica. Nel dettaglio, l’articolo 11 del DL n. 83/2012, dispone che:

_ l’aliquota di detrazione delle spese sostenute per il recupero edilizio delle abitazioni passi dal 36% al 50%, mentre il massimale di detrazione viene aumentato a 96.000 (precedentemente fissato a 48.000) a partire dalla data di entrata in vigore del DL e fino al prossimo 30.06.2013;

_ l’aliquota di detrazione delle spese di riqualificazione energetica rimane fissa al 55% fino al prossimo 30.06.2013.

Per beneficiare della detrazione maggiorata fino al prossimo 30.06.2013 appare di particolare rilevanza accertare che il bonifico sia stato effettuato correttamente entro il 30.06.2013: in caso di errori, il contribuente si vedrebbe costretto alla ripetizione del pagamento per poter beneficiare della detrazione, ed in caso la ripetizione sia effettuata oltre il prossimo 30.06.2013 potrà beneficiare della sola detrazione del 36% (in riferimento ad entrambe le agevolazioni).

Recupero edilizio e risparmio energetico

Il DL n. 83/2012, con l’articolo 11 si è limitato a modificare gli elementi prettamente economici dell’agevolazione (salvo la previsione dell’applicazione del principio di cassa), lasciando sostanzialmente intatta la restante disciplina delle agevolazioni per il recupero edilizio ed il risparmio energetico. La modifica viene introdotta a seguito della previsione dell’accorpamento delle due agevolazioni a partire dal 01.01.2013: il DL n. 201/2011, infatti, ha previsto la stabilizzazione delle agevolazioni in parola attraverso l’inserimento delle stesse nel TUIR (articolo 16 bis), riducendo di conseguenza (a partire dal 01.01.2013) la convenienza dell’agevolazione per la riqualificazione energetica. Con l’articolo 11 del DL n. 83/2012 viene ritoccata la disciplina, aumentando la convenienza economia dell’agevolazione per il recupero edilizio mantenendo la detrazione per la riqualificazione energetica degli edifici fino al 30.06.2013.

L’IMPORTO DELLE AGEVOLAZIONI

Termini Recupero edilizio Riqualificazione energetica

IMPORTO DELLE AGEVOLAZIONI
termini Recupero edilizio riqualificazione energetica
dal 01.01.2012al 25.06.2012 Aliquota del 36%massimale: 48.000 Aliquota del 55%
dal 26.06.2012al 31.12.2012 Aliquota del 50%massimale: 96.000 Aliquota del 55%
dal 01.01.2013al 30.06.2013 Aliquota del 50%massimale: 96.000 Aliquota del 55%
dal 01.07.2013 Aliquota del 36%massimale: 48.8000 Nessuna previsione, viene stralciata la disposizioneche riconduceva i lavori nell’ambito d’applicazione del 36%.

Con l’interrogazione parlamentare n. 5-07249 del 04.07.2012 sono state fornite alcune precisazioni in relazione alla disciplina dell’agevolazione durante il periodo di passaggio dell’aliquota da 36% al 50% e del massimale dal 48.000 euro a 96.000 euro.

Viene precisato, innanzitutto, che il termine “spese sostenute”, senza altre condizioni volte a circoscrivere l’applicazione della detrazione in relazione alla data di avvio degli interventi, comporta che ai fini dell’imputazione delle spese occorre far riferimento al criterio di cassa, e, quindi, al pagamento delle spese per recupero edilizio. Riguardo all’applicazione del massimale di 96.000 euro, invece, è stato precisato quanto segue.

In riferimento al 2012:

_ per il periodo di imposta 2012 spetta la detrazione del 36% con applicazione del limite massimo di 48.000 euro per le spese sostenute dal 01.01.2012 al 25.06.2012;

_ per le spese sostenute dal 26.06.2012 fino al 31.12.2012 spetta la detrazione del 50% con limite massimo di spesa di 96.000 euro considerando le spese complessivamente sostenute nel 2012, comprese, quindi, quelle ammesse alla detrazione del 36%.

ESEMPIO

Un contribuente sostiene spese nel corso del 2012 pari a 100.000 euro, di cui 40.000 sostenute il 05.06.2012 e i restanti 60.000 in data 06.09.2012.

Il contribuente, in riferimento ai lavori svolti nel corso del 2012 ha diritto:

_ ad una detrazione del 36% sui lavori effettuati prima del 26.06.2012 (40.000 euro);

_ ad una detrazione del 50% sull’importo di spesa sostenuto a partire dal 26.06.2012, ovvero 60.000 euro, applicando un massimale di 96.000 euro comprensivo delle spese sostenute nel 2012 per cui beneficia dell’aliquota del 36%. Il contribuente, quindi, ha diritto ad un’ulteriore detrazione del 50% su una spesa massima di 56.000 euro (96.000-40.000 = 56.000).

Per il periodo d’imposta 2013, invece, spetta la detrazione del 50% fino al 30.06.2013 e per un ammontare massimo di 96.000 euro considerando le spese sostenute negli anni precedenti. Nel caso in cui al 01.07.2013 il contribuente abbia sostenuto spese per un importo pari o superiore a 48.000 euro, non potrà beneficiare di ulteriori detrazioni del 36%.

ESEMPIO

Un contribuente sostiene spese per la ristrutturazione di un immobile di importo pari a 100.000 euro, sostenute in parte nel periodo d’imposta 2012 e in parte dal periodo 01.01.2013/30.06.2013.

Qualora il contribuente svolga ulteriori lavori successivamente a tale data, non avrà diritto di beneficiare di ulteriori detrazioni, in quanto i lavori complessivamente svolti sull’abitazione superano in maniera rilevante l’importo di 48.000 euro vigente a partire dal 01.07.2013.

Ripetizione del pagamento e principio di cassa

Alcune precisazioni fornite dall’Agenzia delle Entrate, sembrerebbero suggerire l’applicazione dell’aliquota maggiorata anche nel caso in cui il contribuente, che non abbia indicato alcuni dati rilevanti nel bonifico, ripeta il pagamento. Tale ipotesi, che poteva trovare realizzazione nello scorso anno (in cui dalla aliquota ridotta si è passati a quella maggiorata), potrebbe trovare applicazione all’inverso per il 2013: i soggetti che omettono dati rilevanti nel bonifico potrebbero vedersi ridurre drasticamente la percentuale di detrazione nel caso in cui il nuovo bonifico venga effettuato a partire dal 01.07.2013.

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 55/E del 07.06.2012 ha precisato che, nonostante la “riscrittura” dell’agevolazione, le modalità di fruizione dell’agevolazione in esame sono regolate ancora con il decreto del Ministro delle finanze, emanato di concerto con il Ministro dei lavori pubblici, del 18 febbraio 1998, n. 41, e successive modifiche. In relazione agli adempimenti collegati al pagamento dei servizi di ristrutturazione degli immobili, il predetto decreto prevede, tra l’altro, all’art. 1, comma 3, che “…il pagamento delle spese detraibili è disposto mediante bonifico bancario dal quale risulti la causale del versamento, il codice fiscale del beneficiario della detrazione ed il numero di partita Iva ovvero il codice fiscale del soggetto a favore del quale il bonifico è effettuato”.

Con l’entrata in vigore dell’articolo 25 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, il pagamento delle spese detraibili mediante il bonifico bancario/postale ha assunto anche una funzione strumentale nei riguardi degli istituti bancari e/o postali obbligati ad applicare la ritenuta d’acconto. Il citato articolo 25, nella formulazione risultante dalle modifiche apportate dall’art. 22 del DL n. 98 del 2011, dispone che “a decorrere dal 1° luglio 2010 le banche e le Poste Italiane SPA operano una ritenuta del 4 per cento(In precedenza la ritenuta ammontava al 10%) a titolo di acconto dell’imposta sul reddito dovuta dai beneficiari, con obbligo di rivalsa, all’atto dell’accredito dei pagamenti relativi ai bonifici disposti dai contribuenti per beneficiare di oneri deducibili o per i quali spetta la detrazione d’imposta”.

L’Agenzia, in particolare, fa presente che la non completa compilazione del bonifico bancario/postale pregiudica definitivamente il rispetto da parte delle banche e di Poste Italiane SPA dell’obbligo di operare la ritenuta disposta dall’art. 25 del DL n. 78 del 2010 all’atto dell’accredito del pagamento.

La detrazione in esame, però, non potrà essere disconosciuta nell’ipotesi in cui l’istante proceda alla ripetizione del pagamento alla ditta beneficiaria mediante un nuovo bonifico bancario/postale nel quale siano riportati, in maniera corretta, i dati richiesti dal citato art. 1, comma 3, del DM n. 41 del 1998, in modo da consentire alle banche o a Poste Italiane SPA di operare la ritenuta del 4%, secondo il disposto dell’art. 25 del DL n. 78 del 2010 citato. In tale ipotesi, infatti, risulterebbero integrati nell’anno del pagamento i presupposti richiesti dalla norma agevolativa.

OSSERVA

In altri termini, la ripetizione del pagamento renderebbe detraibile la spesa sostenuta dalla dichiarazione dei redditi relativa al medesimo anno, considerato che l’art. 16-bis del TUIR, applicabile agli interventi di recupero del patrimonio edilizio a decorrere dal periodo d’imposta 2012, ha reso strutturale la detrazione in esame.

Alla luce di quanto esposto, qualora l’Agenzia delle Entrate non si pronunci sullo specifico punto, sembrerebbe che coloro che hanno sbagliato a compilare i dati del bonifico e hanno ripetuto il pagamento in data successiva al 25.06.2012 potranno beneficiare in dichiarazione della detrazione maggiorata del 50% anziché quella del 36%, a cui avrebbero dovuto avere diritto effettuando correttamente il bonifico. Appare chiaro che, visto che dal 01.07.2013 “scatta” la riduzione dell’aliquota, nel caso in cui un contribuente svolga dei lavori durante il periodo 01.01.2013/30.06.2013 e debba ripetere il bonifico per irregolarità oltre la data del 30.06.2013, potrebbe vedersi riconosciuta la detrazione del 36%, in quanto come abbiamo detto a partire dal prossimo 01.07.2013 gli interventi in parola (recupero edilizio/risparmio energetico) verranno ricondotti totalmente alle previsioni dell’articolo 16 bis TUIR, che prevede appunto tale aliquota di detrazione

La limitazione alla circolazione del Contante

Premessa

A seguito della riduzione della soglia per i trasferimenti di denaro contante non è più possibile effettuare pagamenti tra soggetti diversi in un’unica soluzione in contante di importo pari o superiore a € 1.000. I trasferimenti eccedenti tale limite vanno eseguiti tramite intermediari abilitati (banche, Poste, ecc.). Il divieto esiste indipendentemente dalla natura (lecita o illecita) dell’operazione alla quale il trasferimento si riferisce ed è stato introdotto per dirottare transazioni ritenute significative verso gli intermediari abilitati, perché negli archivi tenuti ne resti traccia.

Conseguenze

La limitazione all’utilizzo del contante comporta delle rilevanti conseguenze nella quotidianità delle operazioni fra privati. Un contratto di compravendita o prestazione di servizi comporta infatti diverse modalità di pagamento che possono essere così riassunte:

  • Contante:

→    è il metodo di pagamento utilizzato per gli acquisti al dettaglio o di basso importo. Come sopraindicato la normativa anti-riciclaggio, ha posto come limite massimo ai pagamenti in contanti l’importo di 999 euro;

  • Moneta bancaria:

→    è il metodo di pagamento più utilizzato dalle aziende. Consente di effettuare i pagamenti senza contante. Gli strumenti inclusi nella moneta bancaria sono vari e molto diversi tra loro. Ne citiamo alcuni: assegno, bonifico bancario, giroconto se le parti hanno un conto nello stesso istituto di credito ecc;

  • Moneta elettronica:

→    la moneta elettronica è uno strumento della moneta bancaria per effettuare pagamenti e incassi. Solitamente gli importi sono medio-bassi. I principali strumenti appartenenti alla moneta elettronica sono i seguenti: bancomat, carta di credito, POS (Point of Sale). La parte cedente (venditore) riceve l’importo direttamente sulle coordinate bancarie del proprio conto corrente;

  • Titolo di credito:

→    il titolo di credito è un documento di pagamento mediante il quale il debitore sottoscrive un’obbligazione nei confronti del creditore. Nel titolo è indicata la prestazione, la durata e le modalità di erogazione.

Pagamento di una fattura

Per quanto riguarda il pagamento di una fattura le limitazioni all’uso del contante e l’aumento dell’uso degli strumenti tracciabili comporterà un incremento dell’uso delle modalità di pagamento che esporremo di seguito. In particolare, al fondo del documento fattura o in taluni casi sulla parte superiore della fattura nella parte descrittiva si trovano le “modalità di pagamento”.

Le modalità di pagamento indicano:

– termini di scadenza della fattura, a volte la data precisa della scadenza;

– la tipologia di pagamento (Assegno, Bonifico Bancario, Ricevuta Bancaria, contanti).

Le limitazioni all’uso del contante vedranno l’incremento dei pagamenti delle fatture con le seguenti modalità:

  • presso gli sportelli bancari tramite bonifico bancario;
  • presso qualsiasi ufficio postale tramite bollettino postale;
  • tramite Rid bancario o postale;
  • tramite Bonifico bancario da Remote Banking o Home Banking;
  • pagamento tramite Assegno Bancario o Assegno Postale;
  • pagamento tramite Assegno Circolare;
  • pagamento tramite cambiali o tratte;
  • pagamento a mezzo Ricevuta Bancaria.

Pagamento retribuzioni di un dipendente

L’obbligo dell’uso di strumenti diversi dalle banconote, si riscontrerà anche nelle modalità di pagamento delle retribuzioni.

In genere, il pagamento del corrispettivo erogato a fronte del lavoro svolto (che può essere subordinato o parasubordinato) segue le regole stabilite dall’articolo 1277 del Codice civile.

Al riguardo si fa presente che:

  • si tratta di un debito pecuniario per cui lo stesso si estingue “con moneta legale avente corso legale nello Stato al tempo del pagamento e per il suo valore nominale”;
  • gli operatori hanno sempre ritenuto che non possa essere imposto al dipendente di accettare il pagamento con mezzi diversi dal denaro, al contrario tale condizione deve essere condivisa dal lavoratore;
  • con le nuove limitazioni alla circolazione del contante per i cedolini paga il cui netto supera 999 euro, al datore di lavoro non resta altra scelta se non quella di disporre un bonifico bancario oppure consegnare al lavoratore un assegno (di conto corrente o circolare).

Anche per la corresponsione delle somme al dipendente per le spese che si devono affrontare per effettuare la trasferta il datore di lavoro deve mettere a disposizione le somme in contante presso una banca che verserà l’importo direttamente al dipendente.

Casi

Acconti su stipendi

D. È possibile, nel commercio al dettaglio, erogare acconti sugli stipendi in contanti con saldo a fine mese?

R. Sì. A condizione che l’importo complessivo dovuto a titolo di stipendio per il mese considerato risulti complessivamente inferiore ai mille euro.

Limite busta paga

 D. Si possono dare acconti inferiori ai mille euro in contanti, e poi esporre l’avvenuto pagamento in busta paga?

R. La norma prescinde dalla motivazione sottostante il trasferimento. Se l’importo complessivo dovuto, esposto in busta paga e corrisposto in contanti risulta superiore al limite, è vietato l’uso del contante.

Saldo fornitura

D. Un “compro oro” può pagare una fornitura di 1.500 euro con contante per 900 euro e assegno per i restanti 600?

R. Sì, perché il trasferimento in contanti è inferiore alla soglia, mentre il saldo avviene con uno strumento tracciabile di pagamento.

Pagamento fattura

D. Una fattura di importo superiore al limite di 999,99 euro può essere saldata secondo i normali usi commerciali, cioè in contanti a 30-60-90 giorni?

R. Sì, purché il frazionamento risulti da una dilazione risultante da un accordo preventivo tra le parti, fermo restando in ogni caso il potere discrezionale dell’autorità amministrativa procedente di verificare se la dilazione configuri un frazionamento artificioso e, in quanto tale, vietato.

Assegno colf

D. Se lo stipendio alla colf è superiore alla soglia si può pagare con assegno non trasferibile? E la colf è tenuta ad aprire un conto corrente?

R. Si può pagare la colf, per importi oltre soglia, con assegno non trasferibile, in quanto è garantita la tracciabilità dei pagamenti. La beneficiaria dell’assegno potrà recarsi presso un istituto bancario e ottenere il cambio in contanti dell’assegno.