#Realtà virtuale e aumentata, quanto può essere utile per le #PMI

Realtà virtuale e aumentata, quanto può essere utile per le PMI (VIDEO)

Lo Studio Mainini & Associati punta ancora una volta sulla tecnologia

Magenta – Cosa sono e che differenze presentano la realtà virtuale e la realtà aumentata di cui tanto si sente parlare? Non solo le grandi aziende possono essere interessate a questa tecnologia che, infatti, sta prendendo piede in tanti settori, dalla progettazione alla manutenzione, dalla medicina alla formazione.

Ottimizzazione dei tempi, riduzione dei costi, efficacia: sono queste le caratteristiche principali emerse durante l’ultimo incontro che lo studio Mainini & Associati ha organizzato prima della pausa estiva proprio per approfondire questi temi, con gli esperti di Olivetti – Tim (VIDEO).

  • Interviste
  • all’ing. Nicolò Bargna Olivetti – Tim
  • all’avvocato Andrea Filippo Mainini
  • Del Gobbio Consigliere Regione Lombardia
  • Ing. Roberto Marseglia Consulente PMI
  • Il cardiochirurgo Musumeci nel nuovo spot Tim per il 5G

    Un cardiochirurgo protagonista del nuovo spot della Tim. Francesco Musumeci, siciliano, da oltre vent’anni primario all’ospedale San Camillo di Roma, è stato scelto per lanciare la nuova rete internet mobile.  Viene mostrato mentre lo interpellano i medici impegnati in un’operazione e lui può intervenire a distanza sfruttando la connessione

    Il ricavato è stato devoluto in beneficenza

Qualifica Federale UEFA per la conduzione tecnica delle squadre giovanili

Il Comunicato Ufficiale n°1 del 2 luglio u.s., la F.I.G.C. ha dato ulteriore attuazione al progetto di affidare la conduzione tecnica delle squadre giovanili esclusivamente ad istruttori qualificati.

In ossequio alle modifiche apportate nel 2018 alla parte II del Regolamento Settore Tecnico (C.U. FIGC n° 69 del 13.06.2018), La Federazione ha infatti stabilito con il primo Comunicato Ufficiale della stagione sportiva 2019/2020:

  • PER L’ATTIVITA’ DI BASE (Art. 1.1. lett. c – Conduzione tecnica delle squadre):

Le Società che svolgono attività di Settore Giovanile e Scolastico in almeno una delle categorie di base (Piccoli Amici, Primi Calci, Pulcini ed Esordienti) devono tesserare un Responsabile Tecnico dell’Attività di Base, con qualifica federale UEFA (UEFA PRO, UEFA-A, UEFA-B, UEFA Grassroots C) o Istruttore Giovani Calciatori (ante 1998) o Allenatore di III Categoria (ante 1998) rilasciata dal Settore Tecnico.”

Inoltre, a partire dalla stagione sportiva 2020/2021: “le Società che svolgono attività nelle categorie Piccoli Amici, Primi Calci, Pulcini ed Esordienti devono tesserare per ogni categoria di base almeno un allenatore con qualifica federale UEFA (UEFA PRO, UEFA-A, UEFA-B, UEFA Grassroots C) o Istruttore Giovani Calciatori (ante 1998) o Allenatore di III Categoria (ante 1998) rilasciata dal Settore Tecnico.”

Infine, nell’interesse dei più piccoli, la FIGC ha altresì decretato che: “Le squadre delle categorie Piccoli Amici e Primi Calci potranno essere allenate anche dai Preparatori Atletici qualificati dal Settore Tecnico o Laureati in Scienze Motorie o Diplomati ISEF. Il Responsabile Tecnico dell’Attività di Base, nell’ambito dell’attività della stessa società, può anche svolgere la funzione di Allenatore per le squadre giovanili o delle categorie di base della società; Il tesseramento del Responsabile Tecnico e dei Tecnici previsti deve essere effettuato e formalmente comunicato entro l’inizio dell’attività ufficiale.”.

  • PER L’ATTIVITA’ GIOVANILE AGONISTICA (Art 2.1. lett. f – Conduzione tecnica delle squadre):

U15 regionali: “Le squadre che partecipano al Campionato Regionale Giovanissimi hanno l’obbligo di utilizzare un allenatore abilitato dal Settore Tecnico con qualifica federale UEFA (UEFA PRO, UEFA-A, UEFA-B, UEFA Grassroots-C) o Istruttore Giovani Calciatori (ante 1998) o Allenatore di III Categoria (ante 1998), iscritto nei ruoli ufficiali dei tecnici e regolarmente tesserato per la stagione sportiva in corso. Il tesseramento dell’allenatore deve essere effettuato e formalmente comunicato entro l’inizio del campionato.”

U15 provinciali: “Le squadre che partecipano al Campionato Provinciale o Locale Giovanissimi hanno l’obbligo di utilizzare un allenatore abilitato dal Settore Tecnico con qualifica federale UEFA o Istruttore Giovani Calciatori (ante 1998) o Allenatore di III Categoria (ante 1998), iscritto nei ruoli ufficiali dei tecnici e regolarmente tesserato per la stagione sportiva in corso. Il tesseramento dell’allenatore deve essere effettuato e formalmente comunicato entro l’inizio del campionato.

Alla norma sopra riportata, la FIGC ha aggiunto SOLO per la categoria U15 provinciali che: “In presenza di casi particolari e di comprovate necessità, il Presidente del Comitato Regionale LND territorialmente competente, in accordo con il Presidente Regionale dell’AIAC, può presentare richiesta al Presidente del Settore Giovanile e Scolastico per l’utilizzo di tecnici non qualificati che abbiano comunque frequentato corsi CONI-FIGC. Le richieste pervenute verranno trasmesse al Settore Tecnico, con parere del Presidente del Settore Giovanile e Scolastico, per le relative determinazioni”.

I precetti sopra riportati intendono incidere “operativamente” sulla cura e sullo sviluppo delle categorie giovanili: l’obiettivo primario è infatti affidare la gestione e la conduzione tecnica di TUTTE le squadre giovanili a personale competente in grado di Educare i più giovani sia sotto il profilo Calcistico sia sotto quello Sportivo.

Avv. Alessio Biraghi

Erogazioni liberali deducibili e detraibili con il modello 730 Istruzioni compilazione

Le erogazioni liberali sono donazioni che i contribuenti possono effettuare nei confronti di Onlus, Università e Scuole, Ricerca, Sport, Chiesa o altro Istituto Religioso autorizzato, al fine di sostenere economicamente il proseguo dell’impegno sociale, civile, scientifico portato avanti da queste Onlus, enti ed organizzazioni.

Ai contribuenti che sostengono con le erogazioni liberali 2019 determinate categorie di enti di particolare rilevanza sociale, il nostro ordinamento riconosce loro delle agevolazioni fiscali sia sotto forma di detrazioni d’imposta che di deduzioni dal reddito imponibile Irpef.

Nello specifico parliamo di oneri detraibili 2019 che incidono (in percentuale) direttamente sull’imposta lorda, riducendo di fatto l’imposta dovuta dal contribuente e gli oneri deducibili che sono le spese che possono essere portate in diminuzione dal reddito complessivo rilevante ai fini Irpef, prima del calcolo dell’imposta.

Poi ci sono altre agevolazioni fiscali, quelle riservate alle imprese che effettuano erogazioni liberali 2019 che consentono loro di ridurre il reddito imponibile IRES.

Erogazioni liberali: cosa sono?

Secondo la definizione fiscale, dei versamenti spontanei effettuati a favore di organizzazioni non-profit, tipo Onlus, e di istituzioni religiose, commerciali e non commerciali da parte di cittadini privati e soggetti giuridici. Le erogazioni liberali, consentono a chi le effettua, di ottenere benefici fiscali quali deduzione o detrazione fiscale su quanto donato.

 Le erogazioni liberali deducibili sono quelle effettuate a:

Onlus, associazioni di promozione sociale; fondazioni e associazioni per la tutela dei beni storico-artistici e paesaggistici e per la ricerca scientifica; per le organizzazioni non governative (Ong) operanti nei Paesi in via di sviluppo, per le quali è ammessa la deduzione aggiuntiva fino al 2% ma solo se la spesa è stata effettuata tramite bonifico postale o bancario, carte di debito, carte di credito, carte prepagate, assegni bancari e circolari, o una detrazione di i​​​mposta del 19%, sono deducibili al 10% per un massimo di 70mila euro.

  • istituzioni religiose: sono deducibili fino a 1.032,91;
  • Università; fondazioni universitarie; enti di ricerca pubblici; enti parco.​

Le erogazioni liberali detraibili al 26%, sono invece:

ONLUS delle iniziative umanitarie, religiose o laiche, gestite da fondazioni, associazioni, comitati ed enti individuati con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, nei Paesi non appartenenti all’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), fino ad un massimo di 30.000 euro;

partiti e movimenti politici, tra 30 e 30.00​​​0 euro.

Le erogazioni detraibili al 19%, sono: società di mutuo soccorso, per i contributi versati dai soci, fino a 1.291,14 euro;​ attività culturali e artistiche​​​​; fondazioni operanti nel settore musicale per un importo fino al 2% del reddito e in alcuni casi particolari anche al 30%; associazioni sportive dilettantistiche, fino a 1.500 euro;

Istituti scolastici di ogni ordine e grado, statali e paritari, a condizione che tali erogazioni vengano effettuate tramite versamento postale o bancario o con carte di debito, carte di credito, carte prepagate, assegni bancari e circolari; associazioni di promozione sociale, fino a 2.065,83 euro;​

Società di cultura La Biennale di Venezia, per un importo fino al 30 per cento del reddito complessivo;

Fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato, a condizione che tali erogazioni vengano effettuate tramite versamento postale o bancario; spese relative ai beni soggetti a regime vincolistico, detrazione cumulabile con quella del 50 per cento per le spese di ristrutturazione, ma in questo caso ridotta del 50 per cento​.

enti o istituzioni pubbliche, fondazioni e associazioni nel settore dello spettacolo, fino al 2% del reddito; popolazioni colpite da calamità pubbliche o da altri eventi straordinari: fino a 2.068.83 euro.

Erogazioni liberali 2019 ONLUS e partiti politici: sono state introdotte diverse novità in tema di erogazioni liberali, e nello specifico per quelle effettuate dai contribuenti a favore delle Onlus.

Per tali organizzazioni non lucrative di utilità sociale, delle iniziative umanitarie, religiose o laiche, gestite da fondazioni, associazioni, comitati ed enti individuati con D.P.C.M., nei Paesi non appartenenti all’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), è stato aumentato il limite massimo di spesa che passa da euro 2.065 ad euro 30.000 e per le quali spetta una detrazione pari al 26%. Stesso beneficio anche per la deduzione delle erogazioni liberali in denaro il cui limite passa a euro 30.000 o al 2% del reddito d’impresa dichiarato, a favore delle Onlus, a partire dalle donazioni effettuate dal 1° gennaio dello scorso anno.

Pertanto sulle erogazioni liberali 2019 Onlus, spetta detrazione pari al 26%; per un massimo di spesa di 30mila euro.

Erogazioni liberali 2019 detraibili al 26%:

Erogazioni liberali per cui spetta detrazione al 26%: Le erogazioni liberali effettuate dalle persone fisiche nel corso del 2018 vanno inserite nella dichiarazione dei redditi con modello 730 2019 o modello Redditi, Unico Pf 2019 sia che si tratti di una detrazione di imposta che di una deduzione dal reddito imponibile, la cui scelta è lasciata al contribuente.

Ai fini di dichiarazione dei redditi, la donazione va semplicemente dichiarata senza che vi sia la necessità di allegare alcuna documentazione di spesa, la quale però va conservata dal contribuente fino al 31 dicembre del quarto anno successivo a quello di presentazione del 730 o Unico, ed esibita qualora venga richiesta dall’Agenzia delle Entrate, in sede di controllo ed accertamento della dichiarazione.

Tra le novità più importanti in termini di erogazioni liberali, c’è stato l’aumento della detrazione di imposta che passa dal 24 al 26% a favore delle Onlus e dei partiti politici (righi da E8 a E10) detraibili per importi compresi tra 30 e 30.000 euro.

Erogazioni liberali 730 compilazione modello, i codici:

AI fini di dichiarazione delle erogazioni liberali sostenute dal contribuente nel corso del 2018, le spese vanno dichiarate in occasione della dichiarazione dei redditi con il modello 730 o Unico. Se il contribuente ha i requisiti per presentare la dichiarazione dei redditi con modello 730 e sceglie di dichiarare l’erogazione liberale da lui sostenuta come detrazione di imposta, ovvero, come spesa detraibile il modello va compilato inserendo i seguenti codici da 20 a 31:

  • Codice 20 per le erogazioni liberali in denaro, per un importo non superiore a 2.065,83 euro annui, a favore delle popolazioni colpite da calamità pubbliche o da altri eventi straordinari, anche se avvenuti in altri Stati. Si ricorda che il contribuente nel verificare il limite di spesa, deve tener conto anche dell’importo indicato con il codice ‘41’ nei righi da E8 a E12 e le erogazioni devono essere effettuate con pagamenti tracciabili quali bonifici, carta di credito, assegno ecc.
  • Codice 21 erogazioni liberali in denaro effettuate a favore delle società e associazioni sportive dilettantistiche. L’importo da indicare non può essere superiore a 1.500,00 euro.
  • Codice 22 erogazioni liberali alle società di mutuo soccorso come contributi associativi versati dai soci alle suddette società, la cui detrazione spetta solo per i contributi da loro versati e fino ad un importo massimo di 1.291,14 euro.
  • Codice 23 erogazioni liberali a favore delle associazioni di promozione sociale, limite importo pari a 2.065,83 euro.
  • Le erogazioni indicate con i codici 21, 22 e 23 devono essere effettuate con versamento postale o bancario, o con carte di debito, carte di credito, carte prepagate, assegni bancari e circolari.
  • Per le erogazioni liberali effettuate tramite carta di credito è sufficiente la tenuta e l’esibizione, in caso di eventuale richiesta dell’amministrazione finanziaria, dell’estratto conto della società che gestisce la carta.
  • Codice 24 erogazioni in denaro, a favore della Società di cultura  ”La Biennale di Venezia”, detrazione spettante calcolata dal sostituto di imposta o intermediario, su un importo non superiore al 30% reddito complessivo.
  • Codice 25 spese relative ai beni soggetti a regime vincolistico. Si tratta delle spese sostenute dai contribuenti obbligati alla manutenzione, protezione o restauro dei beni soggetti a regime vincolistico, secondo le disposizioni del Codice dei beni culturali e del paesaggio nella misura effettivamente rimasta a carico.
  • Codice 26 erogazioni liberali in denaro a favore delle attività culturali ed artistiche dello Stato, Regioni, Enti locali, istituzioni pubbliche, fondazioni e associazioni senza scopo di lucro. La detrazione spetta solo se la stessa non è ricompresa nell’art – bonus che va indicato nel rigo G9.
  • Codice 27 erogazioni liberali a favore degli enti dello spettacolo. Chi presta l’assistenza fiscale calcolerà la detrazione spettante su un importo non superiore al 2 per cento del reddito complessivo e solo se non rientra nel cd. art. bonus.
  • Codice 28 erogazioni liberali in denaro a favore di fondazioni operanti nel settore musicale, spetta detrazione fino al 2% aumentabile al 30% in casi particolari che non devono rientrare nell’art bonus.
  • Codice 31 erogazioni liberali a favore degli istituti scolastici di ogni ordine e grado, statali e paritari senza scopo di lucro. La detrazione spetta solo se la donazione viene effettuata tramite versamento postale o bancario o con carte di debito, carte di credito, carte prepagate, assegni bancari e circolari.
  • Codice 61 che prevede la detrazione del 26% per le erogazioni liberali in denaro per un importo non superiore a 30.000 euro annui a favore delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale (Onlus), delle iniziative umanitarie, religiose o laiche, gestite da fondazioni, associazioni, comitati (detrazione del 26%);
  • Codice 71 che prevede la detrazione del 30% per le erogazioni liberali in denaro o in natura a favore delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale (Onlus) e delle associazioni di promozione sociale iscritte nel registro nazionale, per un importo complessivo in ciascun periodo d’imposta non superiore a 30.000 euro;
  • Codice 76 detrazione del 35% per le erogazioni liberali a favore delle organizzazioni del volontariato, per un importo complessivo in ciascun periodo d’imposta non superiore a 30.000 euro.
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  • Erogazioni liberali 730 con detrazione al 26% righi da E8 a E10
  • I codici da indicare nei righi da E8 a E10, che identificano le spese per le quali spetta la detrazione del 26% sono i seguenti:
  • Codice 41 erogazioni liberali in denaro per un importo non superiore a 2.065 euro annui a favore di ONLUS, iniziative umanitarie, religiose o laiche, gestite da fondazioni, associazioni, comitati ed enti individuati. Il contribuente deve verificare il limite di spesa tenendo conto anche dell’importo indicato con il codice 20 nei righi da E8 a E10.
  •  Importante: Per le liberalità alle ONLUS e alle associazioni di promozione sociale erogate nel 2018 il contribuente può scegliere in alternativa di avvalersi della detrazione o della deduzione.
  •  Codice 42 erogazioni liberali in denaro in favore dei partiti politici, associazioni promotrici per importi compresi tra 30 euro e 30.000 euro. Le erogazioni devono essere effettuate con mezzi di pagamento tracciabili.
  •  Erogazioni liberali deducibili modello 730 2019:
  • Erogazioni liberali deducibili 730: I contribuenti che hanno effettuato erogazioni liberali nel corso del 2018 devono dichiarare la spesa nel modello 730 anno 2019 per beneficiare delle deduzioni fiscali 2019 spettanti. Per dichiarare la spesa deducibile per le erogazioni liberali vanno compilati i seguenti righi:
  • Rigo E24 modello 730 Contributi ed erogazioni a favore di istituzioni religiose codice 1:
  • Istituto centrale per il sostentamento del clero della Chiesa cattolica italiana
  • Unione italiana delle Chiese cristiane avventiste del 7° giorno.
  • Ente morale Assemblee di Dio in Italia.
  • Chiesa Evangelica Valdese, Unione delle Chiese metodiste e valdesi.
  • Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia.
  • Chiesa Evangelica Luterana in Italia e Comunità a essa collegate.
  • Unione delle Comunità ebraiche italiane, per cui sono deducibili anche i contributi annuali;
  • Sacra arcidiocesi ortodossa d’Italia ed Esarcato per l’Europa Meridionale.
  • Ente patrimoniale della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni.
  • Chiesa Apostolica in Italia ed enti e opere da essa controllati.
  • Unione Buddhista Italiana e gli organismi civilmente riconosciuti da essa rappresentati.
  • Unione Induista Italiana e gli organismi civilmente riconosciuti da essa rappresentati. In questo caso la deduzione spetta fino ad un importo di 1.032,91 euro da documentate in in caso di accertamento fiscale sul modello 730 con le ricevute di versamento tracciabile.
  • Codice 2 Contributi, donazioni a favore delle ONG: spetta deduzione del 2% del reddito complessivo.
  • Codice 3 erogazioni liberali in denaro o in natura a favore di Onlus: il contribuente deve decidere alternativamente se fruire della detrazione al 26% riservata alle Onlus o al 19% per le associazioni di promozione sociale o optare per la deduzione dal reddito.
  • Codice 4 erogazioni liberali in denaro a favore di enti universitari, di ricerca pubblica e vigilati, e enti parco regionali e nazionali.
  • Codice 5 somme che in precedenti periodi d’imposta sono state assoggettate a tassazione, anche separata, e che nel 2016 sono state restituite all’ente che le ha erogate.

 

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IL Socio di Capitale non lavoratore deve pagare i contributi all’INPS?

LA PARTECIPAZIONE AD UNA SOCIETA’ DI PERSONE RISULTA GENERATRICE DI REDDITI D’IMPRESA E PERTANTO I SOCI SONO ASSOGGETTATI A CONTRIBUTI INPS. LA PARTECIPAZIONE AD UNA SOCIETA’ DI CAPITALI GENERA REDDITI D’IMPRESA O REDDITI DI CAPITALE?

La Sentenza n. 671/2019 della Corte di Appello di Milano, pubblicata in data 8.5.2019 (RG n. 1404/2018), chiarisce la corretta formazione della base contributiva, riformando la sentenza emessa in  primo grado di giudizio.

Secondo la legge 233/1990, l’ammontare del contributo annuo dovuto per i soggetti iscritti alle gestioni dei contributi e delle prestazioni previdenziali degli artigiani e degli esercenti attività commerciali è rapportato alla totalità dei redditi d’impresa denunciati ai fini IRPEF per l’anno al quale i contributi stessi si riferiscono. La partecipazione di socio di capitale e non lavoratore ad una società di capitali non può qualificarsi reddito di impresa e pertanto il relativo reddito non può entrare a far parte della base contributiva.

FATTO

La ricorrente in data 24.11.16 presentava all’INPS richiesta di pensione di vecchiaia. Detta richiesta veniva respinta per assenza del requisito contributivo minimo di 20 anni, in quanto la donna, iscritta alla gestione commercianti, non poteva vantare integrali accrediti contributivi per gli anni 1998, 2001, 2002, 2005, 2006 e 2007 per i quali risultava solo una copertura contributiva parziale. Precisamente, la ricorrente versava la contribuzione considerando nella base imponibile esclusivamente i redditi derivanti dalla partecipazione alla società immobiliare xxxxx, non inserendo anche i redditi derivati dalla sua partecipazione nella società vvvvv srl.

Il Tribunale di Milano – Sezione Lavoro

richiamate la normativa in materia costituita dall’art. 3 bis DL 384/92 conv. in L. 438/92 e la sentenza della Corte Costituzionale 354/01, riteneva che per soci di srl iscritti alla gestione commercianti o artigiani la base imponibile è costituita anche dalla parte di reddito di impresa della srl corrispondente alla quota di partecipazione agli utili ancorché non distribuiti ai soci e che, stante il mancato versamento integrale dei contributi per gli anni 1998, 2001, 2002, 2005, 2006 e 2007, inseriti i redditi di impresa derivanti dalla sua partecipazione agli utili in quanto socia di capitale, ne conseguiva una contrazione delle settimane coperte da contribuzione e accreditabili ai fini pensionistici per i predetti anni con il venir meno del diritto a conseguire la pensione richiesta.

La ricorrente, impugnava la suddetta sentenza n. 1274/18, ritenendo che il giudice di primo grado avesse dato un’errata interpretazione dell’art. 3 bis DL 384/92 conv. in L. 438/92 atteso che il concetto di “totalità dei redditi di impresa denunciati a fini Irpef” cui fa riferimento la norma citata deve essere riferito esclusivamente all’impresa commerciale o artigiana in relazione alla quale l’assicurato è iscritto nella relativa gestione non essendo necessariamente soggette a contribuzione ai fini previdenziali eventuali altre fonti di reddito da partecipazione. Osservava inoltre la ricorrente che non pare possibile richiedere la contribuzione per i redditi di capitale di soggetti, come nel caso di specie, che svolgono tutt’altra attività per la quale sono iscritti ad altre gestioni INPS ovvero a un diverso ente pensionistico obbligatorio prevedendo il dettato normativo dell’art. 3 bis Dl cit. solo l’assoggettamento dei redditi di impresa.

MOTIVI DELLA DECISIONE

La Corte di Appello di Milano, con sentenza n. 671/2019, riteneva fondato l’appello e meritevole di accoglimento. La questione controversa in esame è: se nella base imponibile sulla quale calcolare i contributi dovuti dall’iscritto alla gestione commercianti vadano o meno ricompresi i redditi percepiti quale mero socio di capitali. La Corte di Milano si è già espressa sulla questione di diritto in oggetto (cfr. 31/17, 1028/17, 209/18) e a essa il collegio de quo intendeva uniformarsi condividendone le considerazioni.

L’art. 3 bis della legge 14 novembre 1992, n. 438: “a decorrere dall’anno 1993, l’ammontare del contributo annuo dovuto per i soggetti di cui all’art. 1 della legge 2 agosto 1990 n. 233, è rapportato alla totalità dei redditi d’impresa denunciati ai fini Irpef per l’anno al quale i contributi stessi si riferiscono”. Per quanto riguarda la definizione del concetto di REDDITI DI IMPRESA occorre riferirsi al D.P.R. n.917/1986, il quale all’art. 6 co. 3, precisa che “i redditi delle società in nome collettivo e in accomandita semplice, da qualsiasi fonte provengano e quale che sia l’oggetto sociale, sono considerati redditi di impresa e sono determinati unitariamente secondo le norme relative a tali redditi”.

Per i soci di società di persone opera il principio della trasparenza fiscale, in forza della quale i redditi delle società semplici, in nome collettivo e in accomandita semplice residenti nel territorio dello Stato sono imputati a ciascun socio indipendentemente dalla percezione, proporzionalmente alla sua quota di partecipazione (cfr. art. 5 D.P.R. 917/1986); è quindi previsto che tali redditi, da qualsiasi fonte provengano e quale che sia l’oggetto sociale, sono considerati redditi di impresa e sono determinati unitariamente secondo le norme relative a tali redditi (art. 6 D.P.R. 917/1986).

L’articolo 44 dello stesso D.P.R. n. 917 del 1986 definisce poi i REDDITI DI CAPITALE e tra questi include alla lettera e) “gli utili derivanti dalla partecipazione al capitale o al patrimonio di società ed enti soggetti all’imposta sul reddito delle società”. Risulta quindi che:  a) il testo unico delle imposte sui redditi distingue nettamente i redditi d’impresa dai redditi di capitale (…)  b) nei redditi d’impresa sono ricompresi solo i redditi che provengono dalla partecipazione alle società in nome collettivo e in accomandita semplice.

Si  conclude che gli utili percepiti dall’iscritto alla gestione autonoma che derivano dalla sua mera partecipazione quale socio di capitale non lavoratore ad una società di capitali non possono entrare a far parte della base contributiva, in quanto non sono redditi di impresa.

 “Nell’ipotizzare, anzitutto, l discriminazione tra socio di società in accomandita semplice e socio di società di capitali, in vista dell’apporto al sistema contributivo della gestione previdenziale degli esercenti attività commerciali previsto dalla disposizione denunciata per i redditi di impresa di cui sia titolare l’iscritto, il rimettente muove dal presupposto della “sostanziale identità di natura tra le due tipologie di redditi” e, quindi, di una identità di posizioni fra i relativi percettori, giacché in entrambi i casi non vi sarebbe “il concorso di alcuna attività lavorativa”, bensì la mera sottoscrizione di quote del capitale sociale.  Giova rammentare che, secondo il D.P.R. n. 917 del 1986, cui la norma denunciata fa rinvio, mentre i redditi da capitale costituiscono gli utili che il socio consegue per effetto della partecipazione in società dotate di personalità giuridica (art. 41), soggette, a loro volta, all’imposta sul reddito dalle stesse conseguito, i redditi c.d. di impresa di cui fruisce il socio delle società in accomandita semplice (così come, del resto, il socio delle società in nome collettivo) sono i redditi delle stesse società, inclusi nella predetta categoria, come già visto, dall’art. 6 del medesimo D.P.R. n. 917 del 1986, e, al tempo stesso, da imputare “a ciascun socio, indipendentemente dalla percezione”, proporzionalmente alla “quota di partecipazione agli utili”, in forza del precedente art. 5 (redditi prodotti in forma associata).

Il reddito prodotto dalle società in accomandita semplice sia reddito proprio del socio, realizzandosi, in virtù del predetto art. 5, come questa Corte ha già avuto occasione di rilevare, sia pure agli specifici fini tributari, “l’immedesimazione” fra società partecipata e socio (ordinanza n. 53 del 2001). Così richiamato, sia pure in estrema sintesi, il quadro normativo in cui si collocano le situazioni poste a raffronto, non può reputarsi discriminatoria una disposizione quale quella denunciata, atteso il preminente rilievo che, nell’ambito delle società in accomandita semplice (e in quelle in nome collettivo), assume, a differenza delle società di capitali, l’elemento personale, in virtù di un collegamento inteso non come semplice apporto di ciascuno al capitale sociale, bensì quale legame tra più persone, in vista dello svolgimento di una attività produttiva riferibile nei risultati a tutti coloro che hanno posto in essere il vincolo sociale, ivi compreso il socio accomandante”.

Alla luce di quanto esposto il collegio ritiene che i redditi di capitale percepiti dal socio non lavoratore per effetto della sua mera partecipazione al capitale sociale della srl non debbano essere inclusi nella base imponibile contributiva.

LE NOVITA’ TRIBUTARIE DEL NUOVO ANNO SPORTIVO 2018/2019 per i collaboratori amministrativi

Dal tavolo tecnico fra il Comitato Olimpico Nazionale Italiano, i Tecnici Nazionali del Coni, la direzione centrale del coordinamento normativo dell’ADE e la direzione delle Entrate è scaturita, dopo lungo ed articolato confronto, la circolare n. 18/E del primo agosto 2018.

La circolare segue di qualche settimana l’abrogazione attraverso il decreto legge n. 87 del 12 luglio 2018 (c.d. dignità) convertito dal Parlamento con la legge n. 96/2018, della società sportiva dilettantistica lucrativa introdotta con la legge n. 205 del 27 dicembre 2017 (legge di bilancio per il 2018) che aveva recepito in parte, la proposta di legge n. 3936 del 28 giugno 2016 (Sbrollini – Anif). Con essa, si è cercato di alleggerire da oneri e carichi burocratici le società, soprattutto quelle dilettantistiche.

La legge di bilancio aveva previsto l’aumento della soglia della quota esente della ritenuta sui compensi per le collaborazioni istituzionali sportive dilettantistiche ( allenatori – atleti – collaboratori etc) da 7.500 a 10.000 euro e la loro configurazione come contratto di collaborazione coordinata continuativa (co.co.co), coinvolgendo il Coni nel definire le prestazioni ed i soggetti rientranti nell’agevolazione.

Il decreto legge n. 87/2018 (dignità) ha cancellato la configurazione della co.co.co senza modificare il limite dei diecimila euro. Detti importi non rientrano più nell’obbligo della tracciabilità ovvero del pagamento attraverso sistema bancario e/o postale né alla comunicazione preventiva al centro per l’impiego né alla tenuta del libro unico del lavoro né alla predisposizione del cedolino paga.

I confini con il lavoro subordinato o all’esercizio di arti e professioni è di nuovo fragilissimo anche alla luce della sentenza n. 2924 del 20 luglio 2018 della sezione lavoro della Corte d’appello di Roma, e non va sottaciuta la questione posta da qualche sindacato nazionale.

 All’inizio del nuovo anno sportivo i dirigenti, i direttori, i collaboratori amministrativi delle società sportive dilettantistiche di calcio dovranno lavorare basandosi sulle regole  che scaturiscono dalla circolare dell’Agenzia delle Entrate n.18/E.

Essa va letta anche come un indicatore di direzione per aiutare il modus operandi dell’agire amministrativo e contabile degli enti sportivi dilettantistici.

Viene ribadito nella circolare il limite di 400.000 euro del regime forfettario derivante dalla legge 398/91 che si applica alle operazioni e alle attività commerciali sia delle associazioni che delle società sportive dilettantistiche. La circolare precisa, a pagina 46, il principio che determina l’uscita dal regime per il superamento della soglia e l’applicazione del regime ordinario. In sintesi, se a dicembre si sono incassate fatture per 380.000 euro e si emette il 28 dicembre una nuova fattura per pubblicità e/o sponsorizzazione per 40.000 euro che viene incassata nell’anno successivo, il limite si ritiene superato. In altre parole vanno considerati nel conteggio della franchigia gli importi fatturati anche se non incassati.

Un interessante principio che si deduce dalla circolare è che la sostanza ed i comportamenti corretti e funzionali prevalgono sulla forma una sorta di fair play.

Ad esempio per chi si è dimenticato di comunicare alla Siae la scelta del regime forfettario questo non comporta la perdita dal regime tributario forfettario, ma vale, in questo caso, il principio concludente che significa che i fatti dimostrativi sono in diritto una forma di manifestazione tacita. In questo caso è applicabile solo una sanzione che va da 250.00 a 2.000,00 euro. La stessa sanzione si applica anche in caso della violazione dell’obbligo di tracciabilità dei pagamenti o dei versamenti di importo pari o superiore a 1000/mille euro e non si consegue, come finora molti verificatori hanno rilevato nei P.V.C., la perdita del regime tributario forfettario.

Singolare è quello che si rileva per le quote incassate ( scuole calcio) in contanti e poi versate cumulativamente sul conto corrente per un importo pari o superiore a mille euro: – per ogni singola quota di iscrizione ai corsi o di affiliazione, l’ente deve rilasciare un’apposita quietanza, copia della quale dovrà essere conservata dall’ente stesso. Inoltre al fine di consentire ai soggetti verificatori di acquisire le informazioni contabili necessarie…… l’associazione o società sportiva dilettantistica dovrà dotarsi di un registro dove annotare analiticamente le entrate e le uscite indicando i nominativi dei soggetti, la causale e l’importo incassato o pagato.

Per le quote pari o superiori a mille euro è necessario utilizzare forme di pagamento tracciabile tra le quali si annovera ad esempio il pagamento tramite bollettino postale, carte di credito, bancomat o altri sistemi di pagamento che consentano lo svolgimento di efficaci e adeguati controlli.

Altro argomento che la circolare introduce è quello sulle attività connesse ovvero le attività che l’ente sportivo può fare e portare a tassazione in regime forfettario se si è optato per la legge 398/91: ad esempio, un ente sportivo che affitta l’impianto sportivo di calcio, di proprietà o in gestione a soggetti diversi che non sono né soci né tesserati o ad altri soggetti estranei all’ordinamento sportivo, può far rientrare questi corrispettivi nell’alveo dei 400 mila euro del regime forfettario.

Se invece mette su attività non connesse con la missione istituzionale dell’ente, ad esempio un ristorante, tali corrispettivi sotto l’aspetto tributario, non possono e non devono essere portati a tassazione con il sistema forfettario ma seguire le regole di imposizione.

La circolare crea anche un raccordo funzionale tra Agenzia entrate e Coni sulle nuove regole del registro pubblico del Coni, evidenziando la maggiore funzionalità ed il ruolo di certificatore che il legislatore ha attribuito al Coni, rilevando altresì un apprezzamento dello sforzo fatto per dare trasparenza al settore sia sotto il profilo formale che sostanziale ed è, quindi particolarmente utile anche ai fini della selezione delle attività di controllo in merito alla spettanza dei benefici fiscali per essi previsti.

Difatti, ogni soggetto sportivo (asd e/o ssd) ha, dal 2018, come account per entrare nel registro Coni (httss://rssd.coni.it) il codice fiscale rilasciato in sede di costituzione dall’agenzia entrate. All’interno del registro ci sono diverse funzioni come l’elaborazione e stampa delle ricevute per i tesserati e, a breve, anche l’elaborazione del file telematico da inviare all’agenzia delle entrate in modo che ogni contribuente si ritroverà, nella sua dichiarazione redditi, l’importo utile (max 210 euro) per la detrazione delle spese sostenute per la pratica sportiva per il figliolo/a dai cinque ai diciotto anni (D.M. 28.03.2007). Sempre all’interno del registro, vi è uno spazio archivio dei documenti (atto costitutivo e statuto) e l’elenco dei tesserati presso le Federazioni sportive, le Discipline associate e gli Enti di promozione sportiva.

Importante sarà la sezione comprovante la partecipazione ad eventi formativi ed agonistici e quella ancora non operativa di deposito e pubblicazione del rendiconto annuale.

E’ utile ricordare di scaricare annualmente il relativo certificato d’iscrizione al registro pubblico del Coni ed è consigliabile esporlo in sede, pubblicarlo sul sito, allegarlo nelle comunicazioni con gli enti pubblici, inviarlo all’ufficio del comune che detiene l’albo delle associazioni comunali e quando si chiede l’uso del campo di calcio.

Pertanto non è più sufficiente l’affiliazione alla Figc ma è necessario l’iscrizione al registro pubblico del Coni.

Di portata più semplice sarà la gestione dei soggetti sportivi che hanno molti tessera ti minorenni ( scuola calcio, per esempio) dove si precisa: la disposizione agevolativa si applica, tuttavia anche con riferimento alle attività effettuate dall’associazione o società sportiva dilettantistica non lucrativa nei confronti di soggetti frequentatori e/o praticanti che non rivestono la qualifica di soci o associati a condizioni che i destinatari delle attività risultano come previsto dalla norma “ tesserati delle rispettive organizzazioni nazionali , vale a dire tesserati, nel nostro caso tesserati alla Figc.

La circolare prosegue sottolineando che gli obblighi relativi alla democraticità del vincolo associativo devono essere rispettati dall’associazione sportiva dilettantistica .

La circolare si sofferma anche sulla cessione dei giocatori precisando che si applicano le regole generali di tassazione se il trasferimento costituisce un operazione meramente speculativa e resta fermo che le associazioni e/o società che hanno optato per il regime forfettario e ricevono il premio di addestramento e formazione tecnica di cui alla legge n. 91/ 81 (professionismo sportivo) per la cessione di un giocatore il corrispettivo non concorre alla determinazione del reddito.

Altra novità dove i dirigenti sportivi sono chiamati ad essere attenti è il nuovo regolamento UE n. 2016/679 sulla privacy, ricordando che il Garante per la protezione dei dati personali nel 1998 ha specificato in una comunicazione inviata alla Federazione Medici Sportivi Italiani che il giudizio

conclusivo di idoneità all’esercizio dell’attività sportiva agonistica, inteso come dato denotante la normalità psicofisica del soggetto, può ritenersi compreso fra i dati personali comuni. Invece il referto di non idoneità, che presuppone nell’interessato o la presenza di patologie o comunque la necessità di evitare potenziali rischi indotti appunto dalla pratica agonistica, assume senza dubbio la connotazione di dato sensibile.

Non sarà più necessario acquisire il consenso per trattare i dati del tesserato o per inviargli informazioni sullo spostamento dell’orario o della giornata di allenamento, ma se si inviano messaggi di tipo informativo-promozionale, sarà necessario acquisirne il consenso, così come per i gestionali in uso, sarà obbligatorio adottare sempre misure operative e tecniche adeguate alla salvaguardia dei dati.

Infine non è da sottovalutare la questione sanitaria che la cronaca ha riportato in auge in queste settimane. In particolare il pericolo della legionella nell’apertura degli impianti sportivi a settembre, dove i ristagni d’acqua, serbatoi, piscine, tubazione, spogliatoi, docce, possono rappresentare un pericolo. Per ciò risulta utile rivedere le linee guida del Ministero della Salute (ww.salute.gov.it) che dettano le procedure specifiche per gli impianti sportivi.

 

DL 30.4.2019 n. 34 – Decreto Crescita

Con il DL 30.4.2019 n. 34, pubblicato sulla G.U. 30.4.2019 n. 100, è stato emanato il c.d. “decreto crescita”. Il DL 34/2019 è entrato in vigore l’1.5.2019, giorno successivo alla sua pubblicazione. Tuttavia, per numerose disposizioni sono previste specifiche decorrenze. Di seguito la principali novità contenute nel DL 34/2019 in materia fiscale sia quelle di carattere non fiscale.

Il DL 34/2019 è in corso di conversione in legge e le relative disposizioni sono quindi suscettibili di modifiche ed integrazioni.

Super-ammortamenti –Reintroduzione

Con l’art. 1 del DL 34/2019 viene prevista la reintroduzione dei super-ammortamenti, con maggiorazione pari al 30%, per gli investimenti effettuati:

  • dall’1.4.2019 al 31.12.2019;
  • ovvero entro il 30.6.2020, a condizione che entro il 31.12.2019 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione.

Nuovo tetto massimo agli investimenti agevolabili

Sono agevolabili gli investimenti nel limite di 2,5 milioni di euro, per cui il beneficio non spetta per la parte eccedente.

Tassazione agevolata degli utili reinvestiti: Con l’art. 2 del DL 34/2019 viene integralmente riscritta la disciplina della c.d. “mini IRES”, agevolazione che dal 2019 va a               sostituire l’ACE, e che si sostanzia nell’assoggettamento ad aliquota ridotta della parte del reddito d’impresa corrispondente agli utili accantonati a riserva. La nuova norma pone                quale unica condizione quella dell’accantonamento degli utili, non essendo invece necessario che essi siano reinvestiti in      beni strumentali o siano destinati all’incremento della base occupazionale.

L’agevolazione riguarda:

  • sia i soggetti IRES (società di capitali, enti commerciali, ecc.);
  • sia i soggetti IRPEF esercenti attività d’impresa (imprese individuali, Snc e sas), purché in contabilità ordinaria.

Aliquota ridotta

A regime (ovvero, dal 2022, per i soggetti “solari”), l’IRES è ridotta di 3,5 punti percentuali (la fascia di reddito agevolata sconta, quindi, l’aliquota del 20,5%). In via transitoria, la riduzione è pari:

  • a 1,5 punti percentuali (quindi, con imposta del 22,5%), per il 2019;
  • a 2,5 punti percentuali (quindi, con imposta del 21,5%), per il 2020;
  • a 3 punti percentuali (quindi, con imposta del 21%), per il 2021.

A titolo esemplificativo, se la società ha per il 2019 un reddito imponibile di 300.000,00 euro, e ha accantonato in data 29.4.2019 l’utile del 2018 per 120.000,00 euro:

  • la quota agevolata del reddito (120.000,00 euro) è assoggettata all’aliquota ridotta del 22,5%;
  • l’ammontare residuo (180.000,00 euro) è assoggettato all’aliquota ordinaria del 24%;
  • l’IRES totale ammonta a 70.200,00 euro (120.000,00 x 22,5% + 180.000,00 x 24%);
  • il risparmio d’imposta ammonta a 1.800,00 euro.

Come nella originaria versione della “mini IRES”, non sono agevolati gli accantonamenti alle riserve non disponibili, ovvero alle riserve formate con utili derivanti da processi di mera valutazione (ad esempio, sono tali gli accantonamenti alle riserve per utili su cambi non realizzati).

Le disposizioni attuative della nuova agevolazione saranno stabilite con decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze. In particolare, tale decreto dovrebbe specificare quali siano le modalità applicative dell’agevolazione per i soggetti IRPEF.

Aumento della percentuale di deducibilità dell’IMU

L’art. 3 del DL 34/2019 aumenta, in maniera progressiva a partire dal periodo d’imposta 2019 “solare”, la misura della deducibilità dal reddito d’impresa e di lavoro autonomo dell’IMU relativa agli immobili strumentali.

Evoluzione normativa

L’art. 1 co. 12 della L. 145/2018 (legge di bilancio 2019), modificando l’art. 14 co. 1 del D.lgs. 23/2011, aveva previsto che l’IMU relativa agli immobili strumentali fosse deducibile dalle imposte sui redditi nella misura del 40%, in luogo delle precedenti percentuali del:

  • 20% a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31.12.2014 (dal 2014, per i soggetti “solari”);
  • 30% per il solo periodo d’imposta in corso al 31.12.2013 (2013, per i soggetti “solari”).

In assenza di un’espressa disposizione di decorrenza, la modifica avrebbe dovuto operare dall’1.1.2019.

Nuovo aumento dal periodo di imposta 2019 “solare”

Modificando nuovamente l’art. 14 co. 1 del D.lgs. 23/2011, l’art. 3 del DL 34/2019 dispone che la percentuale di deducibilità dell’IMU dal reddito d’impresa e di lavoro autonomo sia gradualmente aumentata come segue:

  • 50% per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31.12.2018 (2019, per i soggetti “solari”);
  • 60% per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31.12.2019 e a quello in corso al 31.12.2020 (2020-2021, per i soggetti “solari”);
  • 70%, a regime, dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31.12.2021 (dal 2022, per i soggetti “solari”).

Pertanto, la misura del 40%, prevista dalla L. 145/2018, non troverà mai applicazione. Risulta quindi superata, anche per i soggetti “non solari”, l’indicazione, contenuta nelle istruzioni al modello REDDITI 2019, della percentuale del 40%, introdotta dalla legge di bilancio 2019 e ora sostituita da quella del 50% la quale avrà impatto, per la prima volta, nel modello REDDITI 2020, in luogo della precedente misura del 20%.

Regime forfetario – Applicazione delle ritenute

L’art. 6 del DL 34/2019 introduce, per i contribuenti che applicano il regime forfetario di cui alla L.190/2014, l’obbligo di operare le ritenute d’acconto sui redditi di lavoro dipendente e sui  redditi  a  questi assimilati.

La disposizione è entrata in vigore l’1.5.2019,    ma opera retroattivamente dall’1.1.2019. Viene pertanto stabilito che le ritenute relative alle somme già corrisposte dall’1.1.2019 al 30.4.2019 sono:

  • trattenute in tre rate mensili di uguale importo, a valere sulle retribuzioni corrisposte a partire dal mese di agosto 2019 (terzo mese successivo a quello di entrata in vigore del DL 34/2019, avvenuta l’1.5.2019);
  • versate entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui è stata operata la ritenuta.

Per le somme corrisposte aventi natura diversa dai redditi di lavoro dipendente e a questi assimilati, i soggetti in regime forfetario continuano ad avere la facoltà (ma non l’obbligo) di operare le ritenute alla fonte, senza che ciò costituisca comportamento concludente per la fuoriuscita dal regime agevolato (circ. Agenzia delle Entrate 10.4.2019 n. 9, § 4.2).

Estensione della definizione agevolata delle entrate regionali e degli enti locali

Mediante l’art. 15 del DL 34/2019 viene introdotta la possibilità, per le Regioni, le Province, le Città metropolitane e i Comuni di aderire, con apposita delibera, alla “rottamazione” delle entrate (ai sensi dell’art. 3 del         DL.119/2018), anche   tributarie, non  riscosse               a seguito dei provvedimenti di ingiunzione fiscale, notificati, negli anni dal 2000 al 2017, dagli enti stessi e dai concessionari della riscossione.

Modalità di adesione: gli enti che intendono aderire dovranno:

  • adottare un’apposita delibera entro il 30.6.2019;
  • darne notizia sul proprio sito internet istituzionale entro 30 giorni.

Contenuto della delibera

Con la medesima delibera, tali enti potranno disciplinare in modo autonomo:

  • il numero delle rate e la relativa scadenza, che non potrà superare il 30.9.2021;
  • le modalità con cui il debitore manifesta la volontà di aderire;
  • i termini per presentare l’istanza, nella quale il debitore dovrà anche indicare il numero delle rate, nonché l’eventuale esistenza di               contenziosi e,   in tal      caso,     l’impegno a rinunciare agli stessi  giudizi;
  • il termine entro il quale l’ente territoriale o il concessionario dovrà trasmettere al debitore la comunicazione delle somme dovute per la definizione agevolata, le singole rate e la relativa scadenza.

In generale, si tratta di un istituto analogo all’art. 3 del DL 119/2018 (c.d. “rottamazione dei ruoli”), infatti determina il solo stralcio di sanzioni e degli interessi

Patent box – Determinazione diretta in alternativa al ruling

Per effetto dell’art. 4 del DL 34/2019, dal 2019, i soggetti titolari di reddito di impresa che optano per il Patent box possono scegliere, in alternativa alla procedura di ruling, di        determinare e dichiarare il  reddito agevolabile direttamente, indicando le informazioni necessarie alla predetta determinazione in idonea documentazione di prossima individuazione.

Procedure di ruling in corso: è possibile avvalersi di tale possibilità anche nel caso in cui sia in corso la procedura di ruling, a condizione che non sia stato concluso il relativo accordo.           In tal caso, il contribuente dovrà                comunicare  all’Agenzia delle Entrate in maniera espressa la volontà di rinunciare alla procedura stessa.

Ripartizione in tre quote annuali: i soggetti che esercitano la suddetta opzione devono ripartire la variazione in diminuzione in tre quote annuali di pari importo, da indicare nella dichiarazione dei redditi e dell’IRAP relativa al periodo d’imposta in cui viene esercitata tale opzione e in quelle relative ai due periodi d’imposta successivi.

Con l’art. 11 del DL 34/2019 viene prevista la reintroduzione del c.d. “bonus aggregazioni”, con riferimento alle operazioni straordinarie di fusione,       scissione e conferimento d’azienda realizzate dall’1.5.2019  (data di entrata in vigore del DL) al 31.12.2022.

L’agevolazione consente il riconoscimento fiscale gratuito dei maggiori valori contabili (nel limite di 5 milioni di euro) emergenti in capo ai soggetti risultanti da tali operazioni straordinarie.

Bonus aggregazioni

Con l’art. 11 del DL 34/2019 viene prevista la reintroduzione del c.d. “bonus aggregazioni”, con riferimento alle operazioni straordinarie di fusione,        scissione e conferimento d’azienda realizzate dall’1.5.2019  (data di entrata in vigore del DL) al 31.12.2022. L’agevolazione consente il riconoscimento fiscale gratuito dei maggiori valori contabili (nel limite di 5 milioni di euro) emergenti in capo ai soggetti risultanti da tali operazioni straordinarie.

Credito d’imposta per la partecipazione a fiere internazionali

L’art. 49 del DL 34/2019 prevede il riconoscimento, per il 2019, di un credito d’imposta in relazione alle spese sostenute dalle PMI per la partecipazione a fiere internazionali. La misura dell’agevolazione: il credito d’imposta è pari al 30% delle spese, fino ad un massimo di 60.000,00 euro. Il credito d’imposta è riconosciuto:

  • fino all’esaurimento dell’importo massimo disponibile;
  • nel rispetto del regime “de minimis”.

Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione mediante il modello F24.

Associazioni assistenziali – Attività decommercializzate

L’art. 14 del DL 34/2019 consente agli enti associativi assistenziali di restare nell’ambito applicativo della decommercializzazione di cui all’art. 148 co. 3 del TUIR, anche dopo l’operatività delle disposizioni del Codice del Terzo settore (D.lgs. 117/2017).

Detrazione d’imposta per l’acquisto dell’unità immobiliare compresa in edifici interamente demoliti e ricostruiti  dalle imprese nelle  zone sismiche 1, 2 e 3

Per effetto dell’art. 8 del DL 34/2019, le detrazioni d’imposta previste dall’art. 16 co. 1-septies del DL 4.6.2013 n. 63 sono estese anche ai Comuni ricadenti nelle zone classificate a rischio sismico 2 e 3. Il citato co. 1-septies, successivamente alla modifica, stabilisce che qualora gli interventi antisismici di cui al co.  1-quater dello stesso  articolo siano realizzati:

  • nei Comuni ricadenti nelle zone classificate a rischio sismico 1, 2 e3 ai sensi dell’OPCM 28.4.2006 n. 3519,
  • da parte di imprese di costruzione o di ristrutturazione immobiliare, mediante demolizione e ricostruzione di interi edifici, allo scopo di ridurne il rischio sismico, anche con variazione volumetrica rispetto all’edificio preesistente, ove le      norme urbanistiche vigenti consentano tale aumento, le detrazioni d’imposta sono incrementate    al 75%   o all’85%, a seconda che dagli interventi il rischio sismico sia stato ridotto di una o di due classi.

Decorrenza: considerato che il DL 34/2019 è entrato in vigore l’1.5.2019, per poter beneficiare delle detrazioni fiscali nelle zone sismiche 2 e 3, le spese devono essere sostenute dall’1.5.2019. Condizioni per beneficiare della detrazione Per poter beneficiare della detrazione, le imprese devono provvedere, entro 18 mesi        dalla      data                di conclusione   dei lavori, all’alienazione dell’immobile e l’agevolazione spetta all’acquirente   dell’unità immobiliare.

La detrazione del 75% o 85%, inoltre:

  • è calcolata sul prezzo della singola unità immobiliare, risultante nell’atto pubblico di compravendita;
  • spetta entro un ammontare massimo di spesa pari a 96.000,00 euro per ciascuna unità immobiliare;

ed è ripartita in 5 quote annuali di pari importo.

Rientro di ricercatori e docenti – Modifiche al regime fiscale

Con riferimento alle agevolazioni per ricercatori e docenti di cui all’art. 44 del DL 78/2010, per effetto dell’art. 5 co. 4 – 5 del DL 34/2019, in relazione ai soggetti che trasferiscono la residenza fiscale in Italia dal 2020, viene previsto:

  • l’incremento da 4 a 6 anni della durata del regime fiscale di favore;
  • il prolungamento della durata dell’agevolazione fiscale a 8, 11 e 13 anni, in presenza di specifiche condizioni (numero di figli minorenni o a carico e acquisto dell’unità immobiliare di tipo residenziale in Italia).

Docenti e ricercatori non iscritti all’AIRE

Possono accedere a tali benefici fiscali anche i docenti e ricercatori italiani non iscritti all’AIRE rientrati in Italia dall’1.1.2020, purché abbiano avuto la residenza in un altro Stato ai sensi di una convenzione contro le doppie imposizioni sui redditi nei due periodi d’imposta precedenti il trasferimento in Italia.

Fatturazione elettronica per gli scambi con San Marino

Mediante l’art. 12 del DL 34/2019, viene prevista l’implementazione degli obblighi di fatturazione elettronica ai fini dei rapporti di scambio tra l’Italia e la Repubblica di San Marino, disciplinati dal DM 24.12.93. Trattasi essenzialmente delle:

  • cessioni di beni verso San Marino;
  • cessioni di beni verso l’Italia con addebito dell’IVA;
  • cessioni di beni verso l’Italia senza addebito dell’IVA.

L’efficacia della nuova disciplina:

  • è demandata ad un decreto ministeriale da emanare in base agli accordi che il Ministero dell’Economia e delle Finanze italiano realizzerà con i corrispondenti Uffici sammarinesi;
  • richiede l’emanazione di un provvedimento dell’Agenzia delle Entrate che dovrà definire le regole tecniche al fine di rendere operativi i nuovi obblighi.

Esoneri: saranno esonerati dagli obblighi di fatturazione  elettronica nei rapporti di scambio con San Marino coloro che già beneficiano di specifici esoneri dalla fatturazione elettronica, come nel caso di coloro che: ·rientrano nel c.d. “regime di vantaggio” (art. 27 co. 1 e 2 del DL98/2011);

  • applicano il regime forfetario (art. 1 co. 54 ss. della L. 190/2014);
  • hanno esercitato l’opzione di cui agli artt. 1 e 2 della L. 398/91 e che nel periodo d’imposta precedente hanno conseguito dall’esercizio di attività commerciali proventi per un importo non superiore a 65.000,00 euro.

I bilanci delle squadre di calcio diventano pubblici: online sui siti dei club

Tutte le società saranno obbligate a pubblicare sul proprio sito i bilanci societari, anche quelle che non risultano quotate in Borsa. La norma è stata approvata dall’Uefa il 18 dicembre ed entra in vigore dalla stagione in corso, come parte del cosiddetto Fair Play Finanziario 2.0.

La modifica è contenuta nel nuovo Manuale delle Licenze Uefa, che disciplina i criteri con cui il massimo organo calcistico europeo rilascia ai club le licenze per partecipare alle competizioni europee. Trattandosi di norma europea, la Figc farla valere anche per la Serie A.

L’Ufficio Licenze Uefa stabilirà la data di pubblicazione. Ogni club dovrà rendere noti tutti i documenti parte del bilancio:

  • stato patrimoniale, cioè la situazione dei conti societari al momento della pubblicazione, composto da attivo (investimenti) e passivo (passività e capitale netto);
  • conto economico, si dovrà elencare  esattamente tutte le entrate e uscite nel corso dell’anno;
  • nota integrativa, dovranno esserci a margine  commenti dei vertici societari, che rendono conto di come e perché è stato investito il capitale sociale e quali siano gli sviluppi futuri previsti
  • relazione delle società di revisione, saranno richieste alle società più grandi che potranno affidarsi ad agenzie esterne per la revisione del proprio bilancio. Queste società dovranno stilare una relazione;
    • dotate di questo organo di vigilanza, esse dovranno stilare a sua volta una valutazione della situazione patrimoniale;
    • importo corrisposto ad agenti e intermediari (finora non divulgato) dovranno comparire in bilancio

    Le società di Serie A, potranno scegliere se chiudere il bilancio al termine dell’anno solare o della stagione sportiva. Chi lo ha chiuso al 31 dicembre 2018 è già obbligato a pubblicarlo: Fiorentina (- 15 milioni) e Atalanta (+ 51 milioni) lo hanno già fatto, la Sampdoria dovrebbe procedere a breve. Mancano all’appello anche Genoa, Torino e Sassuolo.

  • relazione sulla gestione,  verrà richiesto un altro documento integrativo a opera degli amministratori della società, che spiega ancor più nel dettaglio la situazione societaria, con numero di azioni sul mercato, obiettivi e rischi;
  • relazione del collegio sindacale, dato che alcune società di capitale sono dotate di questo organo di vigilanza, esse dovranno stilare a sua volta una valutazione della situazione patrimoniale;
  • importo corrisposto ad agenti e intermediari (finora non divulgato) dovranno comparire in bilancio

Le società di Serie A, potranno scegliere se chiudere il bilancio al termine dell’anno solare o della stagione sportiva. Chi lo ha chiuso al 31 dicembre 2018 è già obbligato a pubblicarlo: Fiorentina (- 15 milioni) e Atalanta (+ 51 milioni) lo hanno già fatto, la Sampdoria dovrebbe procedere a breve. Mancano all’appello anche Genoa, Torino e Sassuolo.

 

Disciplina del termine di decadenza del rimborso IVA

Corte di Giustizia UE, Sez. II, 21 marzo 2018, C-533/16

Il diritto dell’Unione europea deve essere interpretato nel senso che osta alla normativa di uno Stato membro in forza della quale, in circostanze come quelle di cui al procedimento principale, – nelle quali l’imposta sul valore aggiunto (IVA) è stata fatturata al soggetto passivo e versata da quest’ultimo diversi anni dopo la cessione dei beni di cui trattasi – è negato il diritto al rimborso dell’IVA, con la motivazione che il termine di decadenza previsto dalla suddetta normativa per l’esercizio di tale diritto sarebbe iniziato a decorrere dalla data della consegna e sarebbe scaduto prima della presentazione della domanda di rimborso.

SENTENZA DELLA CORTE (Seconda Sezione)  21 marzo 2018 (*)
«Rinvio pregiudiziale – Sistema comune d’imposta sul valore aggiunto (IVA) – Direttiva 2006/112/CE – Articoli da 167 a 171 – Diritto alla detrazione dell’IVA – Diritto al rimborso dell’IVA ai soggetti passivi non stabiliti nello Stato membro del rimborso – Articolo 178, lettera a) – Modalità di esercizio del diritto a detrazione dell’IVA – Direttiva 2008/9/CE – Modalità di rimborso dell’IVA – Termine di decadenza – Principio della neutralità fiscale – IVA pagata e fatturata molti anni dopo la cessione dei beni di cui trattasi – Diniego del diritto al rimborso a motivo dell’avvenuto decorso del termine di decadenza che sarebbe iniziato a decorrere dalla data di cessione dei beni»

 

Nella causa C-533/16,
avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’articolo 267 TFUE, dal Najvyšší súd Slovenskej republiky (Corte suprema della Repubblica slovacca), con decisione del 29 settembre 2016, pervenuta in cancelleria il 20 ottobre 2016, nel procedimento
Volkswagen AG
contro
Finančné riaditeľstvo Slovenskej republiky,
LA CORTE (Seconda Sezione),
composta da M. Ilešič, presidente di sezione, A. Rosas, C. Toader, A. Prechal e E. Jarašiūnas (relatore), giudici,
avvocato generale: M. Campos Sánchez-Bordona
cancelliere: A. Calot Escobar
vista la fase scritta del procedimento,
considerate le osservazioni presentate:
– per il Finančné riaditeľstvo Slovenskej republiky, da F. Imrecze, in qualità di agente;
– per il governo slovacco, da B. Ricziová, in qualità di agente;
– per la Commissione europea, da A. Tokár, R. Lyal e M. Owsiany-Hornung, in qualità di agenti,
sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 26 ottobre 2017,
ha pronunciato la seguente
Sentenza
1 La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’articolo 167 e dell’articolo 178, lettera a), della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto (GU 2006, L 347, pag. 1), come modificata dalla direttiva 2008/8/CE del Consiglio, del 12 febbraio 2008 (GU 2008, L 44, pag. 11) (in prosieguo: la «direttiva 2006/112»); della direttiva 2008/9/CE del Consiglio, del 12 febbraio 2008, che stabilisce norme dettagliate per il rimborso dell’imposta sul valore aggiunto, previsto dalla direttiva 2006/112/CE, ai soggetti passivi non stabiliti nello Stato membro di rimborso, ma in un altro Stato
membro (GU 2008, L 44, pag. 23), e dell’articolo 41 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (in prosieguo: la «Carta»), nonché dei principi di neutralità fiscale e di proporzionalità.
2 Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia tra la Volkswagen AG e il Finančné riaditeľstvo Slovenskej republiky (direzione delle finanze della Repubblica slovacca) in merito al parziale rifiuto opposto da tale autorità ad una domanda di rimborso dell’imposta sul valore aggiunto (IVA) a motivo dell’avvenuto decorso del termine di decadenza.

Contesto normativo
Diritto dell’Unione
La direttiva 2006/112

3 L’articolo 9, paragrafo 1, della direttiva 2006/112 prevede quanto segue:
«Si considera “soggetto passivo” chiunque esercita, in modo indipendente e in qualsiasi luogo, un’attività economica, indipendentemente dallo scopo o dai risultati di detta attività.
Si considera “attività economica” ogni attività di produzione, di commercializzazione o di prestazione di servizi, comprese le attività estrattive, agricole, nonché quelle di professione libera o assimilate. Si considera, in particolare, attività economica lo sfruttamento di un bene materiale o immateriale per ricavarne introiti aventi carattere di stabilità».
4 Ai sensi dell’articolo 167 di tale direttiva, «[i]l diritto a detrazione sorge quando l’imposta detraibile diventa esigibile».
5 L’articolo 168 della citata direttiva dispone quanto segue:
«Nella misura in cui i beni e i servizi sono impiegati ai fini di sue operazioni soggette ad imposta, il soggetto passivo ha il diritto, nello Stato membro in cui effettua tali operazioni, di detrarre dall’importo dell’imposta di cui è debitore gli importi seguenti:
a) l’IVA dovuta o assolta in tale Stato membro per i beni che gli sono o gli saranno ceduti e per i servizi che gli sono o gli saranno resi da un altro soggetto passivo;
6 L’articolo 169 della direttiva 2006/112 così prevede:
«Oltre alla detrazione di cui all’articolo 168, il soggetto passivo ha il diritto di detrarre l’IVA ivi prevista nella misura in cui i beni e i servizi sono utilizzati ai fini delle operazioni seguenti:
a) sue operazioni relative alle attività di cui all’articolo 9, paragrafo 1, secondo comma, effettuate fuori dello Stato membro in cui l’imposta è dovuta o assolta, che darebbero diritto a detrazione se fossero effettuate in tale Stato membro;
7 L’articolo 170 della direttiva in esame è del seguente tenore:
«Il soggetto passivo che, ai sensi (…) dell’articolo 2, punto 1, e dell’articolo 3 della direttiva 2008/9/CE e dell’articolo 171 della presente direttiva, non è stabilito nello Stato membro in cui effettua acquisti di beni e servizi o importazioni di beni gravati da IVA ha il diritto al rimborso di tale imposta nella misura in cui i beni e i servizi sono utilizzati ai fini delle operazioni seguenti:
a) le operazioni di cui all’articolo 169;

Ai sensi dell’articolo 171, paragrafo 1, di detta direttiva:
«Il rimborso dell’IVA a favore dei soggetti passivi che non sono stabiliti nello Stato membro in cui effettuano acquisti di beni e servizi o importazioni di beni gravati da imposta ma che sono stabiliti in un altro Stato membro è effettuato secondo le modalità d’applicazione previste dalla direttiva 2008/9/CE».
9 Il titolo X della direttiva 2006/112, riguardante le detrazioni, comprende un capo 4, intitolato «Modalità di esercizio del diritto a detrazione». L’articolo 178 di tale direttiva, che figura al capo 4, così recita:
«Per poter esercitare il diritto a detrazione, il soggetto passivo deve soddisfare le condizioni seguenti:
a) per la detrazione di cui all’articolo 168, lettera a), relativa alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi, essere in possesso di una fattura redatta conformemente agli articoli da 220 a 236 e agli articoli 238, 239 e 240;
(…)».
10 Ai sensi dell’articolo 179, primo comma, della suddetta direttiva:
«Il soggetto passivo opera la detrazione globalmente, sottraendo dall’importo dell’imposta dovuta per un periodo d’imposta l’ammontare dell’IVA per la quale il diritto a detrazione è sorto, nello stesso periodo, ed è esercitato secondo quanto previsto all’articolo 178».
11 L’articolo 180 della stessa direttiva prevede che «[g]li Stati membri possono autorizzare un soggetto passivo a procedere ad una detrazione che non è stata effettuata conformemente agli articoli 178 e 179».
12 L’articolo 182 della direttiva 2006/112 stabilisce che «[g]li Stati membri determinano le condizioni e le modalità di applicazione degli articoli 180 e 181».
13 Ai sensi dell’articolo 273 di tale direttiva:
«Gli Stati membri possono stabilire, nel rispetto della parità di trattamento delle operazioni interne e delle operazioni effettuate tra Stati membri da soggetti passivi, altri obblighi che essi ritengono necessari ad assicurare l’esatta riscossione dell’IVA e ad evitare le evasioni, a condizione che questi obblighi non diano luogo, negli scambi tra Stati membri, a formalità connesse con il passaggio di una frontiera.
Gli Stati membri non possono avvalersi della facoltà di cui al primo comma per imporre obblighi di fatturazione supplementari rispetto a quelli previsti al capo 3».
La direttiva 2008/9
14 L’articolo 1 della direttiva 2008/9 è del seguente tenore:
«La presente direttiva stabilisce norme dettagliate per il rimborso dell’[IVA] di cui all’articolo 170 della direttiva 2006/112/CE ai soggetti passivi non stabiliti nello Stato membro di rimborso che soddisfano le condizioni di cui all’articolo 3».
15 Ai sensi dell’articolo 2 di tale direttiva:
«Ai fini della presente direttiva si intende per:
1) “soggetto passivo non stabilito nello Stato membro di rimborso” il soggetto passivo, ai sensi dell’articolo 9, paragrafo 1, della direttiva 2006/112/CE, che non è stabilito nello Stato membro di rimborso, ma nel territorio di un altro Stato membro;
(…)».
16 L’articolo 3 di detta direttiva elenca le condizioni che devono essere soddisfatte affinché essa si applichi a un soggetto passivo non stabilito nello Stato membro di rimborso.
17 Ai sensi dell’articolo 5 della direttiva 2008/9:
«Ciascuno Stato membro rimborsa ad ogni soggetto passivo non stabilito nello Stato membro di rimborso l’IVA a lui addebitata in relazione a beni o servizi fornitigli da altri soggetti passivi in tale Stato membro o in relazione all’importazione di beni in tale Stato membro, nella misura in cui i beni e servizi in questione siano impiegati ai fini delle seguenti operazioni:
a) operazioni di cui all’articolo 169, lettere a) e b), della direttiva 2006/112/CE;
(…)
Fatto salvo l’articolo 6, ai fini della presente direttiva il diritto al rimborso dell’IVA a monte è determinato secondo la direttiva 2006/112/CE quale applicata dallo Stato membro di rimborso».
18 L’articolo 6, primo comma, della direttiva 2008/9 è formulato nel modo seguente:
«Per poter ottenere un rimborso nello Stato membro di rimborso, il soggetto passivo non stabilito nello Stato membro di rimborso deve effettuare operazioni che danno diritto alla detrazione nello Stato membro in cui è stabilito».
19 L’articolo 28, paragrafo 1, di tale direttiva precisa che le disposizioni della stessa direttiva si applicano alle richieste di rimborso presentate dopo il 31 dicembre 2009.
Diritto slovacco
20 L’articolo 49, paragrafi 1 e 2, del zákon č. 222/2004 Z.z. o dani z pridanej hodnoty (legge n. 222/2004 sull’imposta sul valore aggiunto), nella versione applicabile alla controversia nel procedimento principale (in prosieguo: la «legge n. 222/2004»), è del seguente tenore:
«(1) Il diritto a detrarre l’imposta gravante sui beni e sui servizi sorge in capo al soggetto passivo alla data in cui l’imposta diviene esigibile rispetto a tali beni e servizi.
(2) Il soggetto passivo può detrarre dall’imposta di cui è debitore l’imposta sui beni e servizi che utilizza per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi in quanto soggetto passivo, con le eccezioni di cui ai paragrafi 3 e 7. Il soggetto passivo può detrarre l’imposta laddove
a) quest’ultima sia applicata nei suoi confronti da un altro soggetto passivo nel territorio slovacco per beni o servizi che sono o devono essergli forniti;
(…)».
21 Ai sensi dell’articolo 51, paragrafo 1, di tale legge:
«Il soggetto passivo può avvalersi del diritto a detrazione ai sensi dell’articolo 49 se,
a) al momento della detrazione dell’imposta ai sensi dell’articolo 49, paragrafo 2, lettera a), disponga della fattura di un soggetto passivo emessa in conformità dell’articolo 71;
(…)».
22 L’articolo 55b, paragrafo 1, della suddetta legge così dispone:
«Il richiedente esercita il diritto al rimborso dell’imposta presentando una richiesta di rimborso dell’imposta per via elettronica attraverso il portale elettronico nello Stato membro in cui ha la sede sociale, il centro di attività, lo stabilimento, il domicilio o in cui risiede abitualmente. La richiesta di rimborso è presentata al più tardi il 30 settembre dell’anno civile successivo al periodo per il quale si fa valere il diritto al rimborso. Il Daňový úrad Bratislava I [ufficio Imposte Bratislava I (Slovacchia)] provvede a comunicare, senza indugio, per via telematica al richiedente la data della ricezione della richiesta di rimborso».
23 L’articolo 71, paragrafi 1 e 2, della legge n. 222/2004 così dispone:
«(1) Ai fini della presente legge, si intende per:
a) fattura: ogni documento o messaggio preparato in formato cartaceo o elettronico a norma della presente legge oppure a norma della legge in vigore che disciplina la redazione della fattura in un altro Stato membro;
(…)
(2) Sono considerati fattura anche tutti i documenti o messaggi che modificano la fattura originaria e si riferiscono in modo specifico e inequivocabile ad essa».
24 L’articolo 45, paragrafo 1, del zákon č. 511/1992 Zb. o správe daní a poplatkov a o zmenách v sústave územných finančných orgánov (legge n. 511/1992 relativa all’amministrazione delle imposte e degli altri tributi, e di modifica dell’organizzazione delle autorità finanziarie territoriali), nella versione applicabile alla controversia nel procedimento principale (in prosieguo: la «legge n. 511/1992»), è formulato nel modo seguente:
«Salvo disposizione contraria della presente legge o di una legge speciale, non può essere riscossa un’imposta, neppure una differenza d’imposta, né può essere riconosciuto il diritto al rimborso dell’[IVA] eccedentaria, e neppure il diritto al rimborso dell’imposta, dopo che siano decorsi cinque anni dalla fine dell’anno nel quale il soggetto passivo avrebbe dovuto presentare una dichiarazione [IVA] o altra dichiarazione o aveva l’obbligo di versare l’imposta senza la necessità di presentare la dichiarazione [IVA] o altra dichiarazione, oppure nel quale è sorto il diritto al rimborso dell’[IVA] eccedentaria o il diritto al rimborso dell’imposta in capo al contribuente; (…)».
Procedimento principale e questioni pregiudiziali
25 Tra il 2004 e il 2010, la società Hella Leuchten-Systeme GmbH, società stabilita in Germania, nonché le società Hella Slovakia Front Lighting, s. r. o., e Hella Slovakia – Signal Lighting, entrambe stabilite in Slovacchia (in prosieguo, congiuntamente: le «società Hella»), hanno ceduto alla Volkswagen AG, società stabilita in Germania, stampi per la produzione di fari per autovetture. In tale occasione, le società Hella hanno emesso fatture al netto dell’IVA, considerando che non si trattasse di cessioni di beni, ma di «compensazioni finanziarie», esenti da IVA.
26 Nel corso del 2010 le società Hella hanno constatato che il loro modo di procedere non era conforme alla normativa slovacca. Esse hanno pertanto emesso fatture nelle quali era menzionata l’IVA dovuta dalla Volkswagen per le cessioni dei beni in questione, conformemente alla legge n. 222/2004, hanno presentato dichiarazioni integrative d’imposta per l’intero periodo 2004-2010 e hanno versato l’IVA all’erario.
27 Il 1º luglio 2011, la Volkswagen ha presentato all’ufficio imposte di Bratislava I (Slovacchia) una domanda di rimborso dell’IVA applicata a tali forniture.
28 Con decisione del 3 aprile 2012, il suddetto ufficio imposte ha parzialmente accolto tale domanda, ordinando il rimborso dell’IVA per un importo di EUR 1 536 622,92, corrispondente alle cessioni di beni effettuate nel corso degli anni dal 2007 al 2010. Esso l’ha, invece, respinta nei limiti in cui tale domanda riguardava il periodo compreso tra il 2004 e il 2006, a motivo dell’avvenuto decorso del termine di decadenza di cinque anni previsto dal diritto slovacco. Esso ha ritenuto, al riguardo, che il diritto al rimborso dell’IVA era sorto alla data di cessione dei beni, vale a dire allorché l’IVA era divenuta esigibile, cosicché il diritto al rimborso della medesima, per il periodo compreso tra il 2004 e il 2006, era già estinto alla data di presentazione della domanda di rimborso. Tale decisione è stata confermata dalla direzione delle finanze della Repubblica slovacca in qualità di organo di appello.
29 La Volkswagen ha impugnato la decisione della Direzione finanziaria con ricorso dinanzi al Krajský súd v Bratislave (Corte regionale di Bratislava, Repubblica slovacca), il quale ha respinto tale ricorso.
30 La Volkswagen ha quindi interposto appello contro tale sentenza dinanzi al Najvyšší súd Slovenskej republiky (Corte suprema della Repubblica slovacca), giudice del rinvio, sostenendo che l’interpretazione del diritto interno per quanto riguarda la fissazione del dies a quo del termine di decadenza di cinque anni, previsto all’articolo 45, paragrafo 1, della legge n. 511/1992, nella versione applicabile alla controversia nel procedimento principale, non era conforme al diritto dell’Unione né alla giurisprudenza della Corte, in quanto, a suo parere, il diritto al rimborso dell’IVA sorge solo allorché è stata effettuata una cessione di beni o una prestazione di servizi e l’IVA è stata applicata dal fornitore mediante l’emissione di una fattura. Il termine di decadenza non può quindi iniziare a decorrere se non sono soddisfatte le due suddette condizioni.
31 Dovendo valutare la fondatezza dell’argomento della Volkswagen e, pertanto, determinare il dies a quo del termine di cinque anni durante il quale i soggetti passivi possono, a pena di decadenza, chiedere il rimborso dell’IVA esigibile, il Najvyšší súd Slovenskej republiky (Corte suprema della Repubblica slovacca) si interroga sulla compatibilità con il diritto dell’Unione della prassi delle autorità fiscali secondo la quale tale termine inizia a decorrere dalla data di cessione di un bene o di prestazione di un servizio soggetto a IVA.
32 Il Najvyšší súd Slovenskej republiky (Corte suprema della Repubblica slovacca) ha pertanto deciso di sospendere la pronuncia e di sottoporre alla Corte di giustizia le seguenti questioni pregiudiziali:
«1) Se la direttiva 2008/9 e il diritto al rimborso dell’imposta debbano essere interpretati nel senso che per l’esercizio del diritto al rimborso dell’IVA sia necessario soddisfare, cumulativamente, due condizioni:
a) fornitura di beni o servizi e
b) l’addebito dell’IVA nella fattura da parte del fornitore.
In altri termini, se sia possibile che il rimborso dell’imposta sia chiesto da un soggetto passivo a cui non è stata addebitata l’IVA con una fattura.
2) Se sia conforme al principio di proporzionalità o di neutralità dell’IVA che il termine per il rimborso dell’imposta venga calcolato a partire da un momento in cui non sono soddisfatte tutte le condizioni sostanziali per l’esercizio del diritto al rimborso d’imposta.
3) Se, alla luce del principio di neutralità fiscale, le disposizioni di cui agli articoli 167 e 178 ([lettera] a) della direttiva IVA debbano essere interpretare nel senso che, in circostanze come quelle del procedimento principale ed a condizione di aver soddisfatto le altre condizioni sostanziali e procedurali necessarie per l’esercizio del diritto a detrazione d’imposta, esse ostano ad un modo di procedere delle autorità tributarie con il quale venga negato, ad un soggetto passivo, il diritto esercitato entro il termine previsto, ai sensi della direttiva 2008/9, per il rimborso dell’imposta, nel caso in cui un’imposta sia applicata nei suoi confronti da un fornitore in una fattura e sia versata da quest’ultimo prima dello scadere del termine di decadenza previsto dalla normativa nazionale.
4) Se, alla luce del principio di neutralità e del principio di proporzionalità, che rappresentano i principi fondamentali del sistema comune dell’IVA, le autorità tributarie slovacche abbiano superato i limiti di quanto necessario per conseguire l’obiettivo fissato dalla direttiva IVA, allorché hanno negato ad un soggetto passivo il diritto al rimborso dell’imposta versata, a causa dell’avvenuto decorso del termine di decadenza per il rimborso previsto dalla normativa nazionale, anche se in quel lasso di tempo il soggetto passivo non avrebbe potuto esercitare il diritto al rimborso, e pur se l’imposta sia stata debitamente riscossa ed il rischio di evasione fiscale o mancato pagamento sia stato completamente escluso.
5) Se sia possibile interpretare il principio di certezza del diritto, di legittimo affidamento e il diritto ad una buona amministrazione ai sensi dell’articolo 41 della [Carta] nel senso che ostano ad un’interpretazione delle disposizioni della normativa nazionale in base alla quale, per il rispetto del termine per il rimborso dell’imposta, sia determinante il momento della decisione della pubblica amministrazione sul rimborso d’imposta e non il momento dell’esercizio del diritto al rimborso d’imposta da parte di un soggetto passivo».
Sulle questioni pregiudiziali
Sulle questioni dalla prima alla quarta
33 Con le sue prime quattro questioni, che è opportuno esaminare congiuntamente, il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se il diritto dell’Unione debba essere interpretato nel senso che osta alla normativa di uno Stato membro in forza della quale – in circostanze come quelle di cui al procedimento principale, nelle quali l’IVA è stata fatturata al soggetto passivo e versata da quest’ultimo diversi anni dopo la cessione dei beni di cui trattasi – è negato il diritto al rimborso dell’IVA, con la motivazione che il termine di decadenza previsto dalla suddetta normativa per l’esercizio di tale diritto sarebbe iniziato a decorrere dalla data della consegna e sarebbe scaduto prima della presentazione della domanda di rimborso.
34 Al fine di rispondere a tale questione, occorre ricordare che, a norma del suo articolo 1, la direttiva 2008/9 mira a stabilire norme dettagliate per il rimborso dell’IVA di cui all’articolo 170 della direttiva 2006/112 ai soggetti passivi non stabiliti nello Stato membro di rimborso che soddisfano le condizioni di cui all’articolo 3 della direttiva 2008/9.
35 La direttiva 2008/9 non ha, tuttavia, lo scopo di determinare le condizioni di esercizio né la portata del diritto al rimborso. L’articolo 5, secondo comma, di tale direttiva prevede, infatti, che, fatto salvo l’articolo 6 di quest’ultima e ai fini della stessa direttiva, il diritto al rimborso dell’IVA a monte è determinato secondo la direttiva 2006/112 quale applicata dallo Stato membro di rimborso.
36 Pertanto, il diritto, per un soggetto passivo residente in uno Stato membro, di ottenere il rimborso dell’IVA assolta in un altro Stato membro, quale disciplinato dalla direttiva 2008/9, trova il corrispondente nel diritto, istituito a suo favore dalla direttiva 2006/112, di detrarre l’IVA pagata a monte nel proprio Stato membro (v., in tal senso, sentenza del 25 ottobre 2012, Daimler et Widex, C-318/11 e C-319/11, EU:C:2012:666, punto 41 e giurisprudenza ivi citata).
37 Secondo costante giurisprudenza della Corte, il diritto dei soggetti passivi di detrarre dall’IVA di cui sono debitori l’IVA dovuta o versata a monte per i beni acquistati e per i servizi loro prestati costituisce un principio fondamentale del sistema comune dell’IVA istituito dalla normativa dell’Unione (sentenza del 15 settembre 2016, Senatex, C-518/14, EU:C:2016:691, punto 26 e giurisprudenza ivi citata.).
38 Il sistema delle detrazioni e, quindi, dei rimborsi, è inteso ad esonerare interamente l’imprenditore dall’onere dell’IVA dovuta o assolta nell’ambito di tutte le sue attività economiche. Il sistema comune dell’IVA garantisce, di conseguenza, la neutralità dell’imposizione fiscale per tutte le attività economiche, indipendentemente dallo scopo o dai risultati di dette attività, purché queste siano, in linea di principio, soggette esse stesse all’IVA (v., in tal senso, sentenze del 15 settembre 2016, Senatex, C-518/14, EU:C:2016:691, punto 27, e del 21 settembre 2017, SMS Group, C-441/16, EU:C:2017:712, punto 40 e giurisprudenza ivi citata).
39 Come ripetutamente sottolineato dalla Corte, il diritto a detrazione previsto dagli articoli 167 e seguenti della direttiva 2006/112 costituisce parte integrante del meccanismo dell’IVA e, in linea di principio, non può essere soggetto a limitazioni. In particolare, tale diritto va esercitato immediatamente per tutte le imposte che hanno gravato le operazioni effettuate a monte (v., in tal senso, sentenze del 15 settembre 2016, Senatex, C-518/14, EU:C:2016:691, punto 37, e del 19 ottobre 2017, Paper Consult, C-101/16, EU:C:2017:775, punto 36 e giurisprudenza ivi citata).
40 Il diritto alla detrazione dell’IVA è tuttavia subordinato al rispetto di requisiti o di condizioni tanto sostanziali quanto di natura formale (sentenza del 19 ottobre 2017, Paper Consult, C-101/16, EU:C:2017:775, punto 38).
41 Per quanto riguarda i requisiti o le condizioni sostanziali, dall’articolo 168, lettera a), della direttiva 2006/112 risulta che, per poter beneficiare di tale diritto, occorre, da un lato, che l’interessato sia un «soggetto passivo» ai sensi della direttiva in parola e, dall’altro, che i beni o i servizi addotti a fondamento del diritto alla detrazione dell’IVA siano utilizzati a valle dal soggetto passivo ai fini delle proprie operazioni soggette a imposta e che, a monte, detti beni siano ceduti o che siffatti servizi siano forniti da un altro soggetto passivo (v., in tal senso, sentenze del 15 settembre 2016, Senatex, C-518/14, EU:C:2016:691, punto 28 e giurisprudenza ivi citata, nonché del 19 ottobre 20172017, Paper Consult, C-101/16, EU:C:2017:775, punto 39).
42 Per quanto concerne le modalità di esercizio del diritto alla detrazione dell’IVA, che sono assimilabili a requisiti o a condizioni di natura formale, l’articolo 178, lettera a), della direttiva 2006/112 prevede che il soggetto passivo debba essere in possesso di una fattura emessa conformemente agli articoli da 220 a 236 e agli articoli da 238 a 240 della stessa direttiva (sentenza del 19 ottobre 2017, Paper Consult, C-101/16, EU:C:2017:775, punto 40).
43 Da quanto precede risulta che, come ha rilevato l’avvocato generale al paragrafo 58 delle sue conclusioni, sebbene, in forza dell’articolo 167 della direttiva 2006/112, il diritto a detrazione dell’IVA sorga alla data in cui l’imposta diviene esigibile, in linea di principio, l’esercizio di tale diritto è possibile, ai sensi dell’articolo 178 di tale direttiva, solo a partire dal momento in cui il soggetto passivo è in possesso di una fattura (v., in tal senso, sentenza del 15 settembre 2016, Senatex, C-518/14, EU:C:2016:691, punto 35 e giurisprudenza ivi citata).
44 Ai sensi dell’articolo 167 e dell’articolo 179, primo comma, della direttiva 2006/112, il diritto a detrazione dell’IVA va esercitato, in linea di principio, nel corso dello stesso periodo in cui tale diritto è sorto, ossia nel momento in cui l’imposta diviene esigibile.
45 Ciononostante, ai sensi degli articoli 180 e 182 della citata direttiva, un soggetto passivo può essere autorizzato ad operare la detrazione dell’IVA anche se non ha esercitato il proprio diritto nel periodo in cui questo è sorto, fatto salvo, però, il rispetto delle condizioni e delle modalità fissate dalle normative nazionali (sentenza del 28 luglio 2016, Astone, C-332/15, EU:C:2016:614, punto 32 e giurisprudenza ivi citata).
46 La possibilità di esercitare il diritto alla detrazione dell’IVA senza alcuna limitazione temporale contrasterebbe, tuttavia, col principio della certezza del diritto, il quale esige che la situazione fiscale del soggetto passivo, considerati i diritti e gli obblighi dello stesso nei confronti dell’amministrazione fiscale, non possa essere indefinitamente rimessa in discussione (sentenza del 28 luglio 2016, Astone, C-332/15, EU:C:2016:614, punto 33 e giurisprudenza ivi citata.).
47 Così, la Corte ha già dichiarato che un termine di decadenza la cui scadenza porti a sanzionare il contribuente non sufficientemente diligente, che abbia omesso di richiedere la detrazione dell’IVA a monte, privandolo del diritto alla detrazione, non può essere considerato incompatibile col regime instaurato dalla direttiva 2006/112, purché, per un verso, detto termine si applichi allo stesso modo ai diritti analoghi in materia fiscale fondati sul diritto interno e a quelli fondati sul diritto dell’Unione (principio di equivalenza) e, per altro verso, esso non renda praticamente impossibile o eccessivamente difficile l’esercizio del diritto a detrazione (principio di effettività) (v., in tal senso, sentenza del 28 luglio 2016, Astone, C-332/15, EU:C:2016:614, punti 34 e 35, nonché giurisprudenza ivi citata).
48 Inoltre, ai sensi dell’articolo 273 della direttiva 2006/112, gli Stati membri possono prevedere altri obblighi che considerino necessari per garantire l’esatta riscossione dell’IVA e per evitare le evasioni. La lotta contro ogni possibile evasione, elusione e abuso è un obiettivo riconosciuto e promosso dalla suddetta direttiva. Tuttavia, le misure che gli Stati membri possono adottare in forza dell’articolo 273 di quest’ultima non devono eccedere quanto è necessario per conseguire siffatti obiettivi. Esse non possono, quindi, essere utilizzate in modo tale da rimettere sistematicamente in discussione il diritto alla detrazione dell’IVA e, pertanto, la neutralità dell’IVA (v., in tal senso, sentenza del 28 luglio 2016, Astone, C-332/15, EU:C:2016:614, punti 49 e 50, nonché giurisprudenza ivi citata).
49 Nel caso di specie, dalla decisione di rinvio risulta che, pur se le cessioni di beni in questione sono state effettuate durante gli anni 2004-2010, le società Hella hanno proceduto ad una regolarizzazione dell’IVA solo nel corso del 2010, emettendo fatture che comprendevano l’IVA, presentando dichiarazioni fiscali supplementari all’autorità nazionale competente e versando l’importo dell’IVA dovuta all’erario. Da tale decisione risulta altresì che è stato escluso il rischio di evasione fiscale o di mancato assolvimento dell’IVA. In tali circostanze, per la Volkswagen è stato oggettivamente impossibile esercitare il proprio diritto al rimborso prima di tale regolarizzazione, non potendo, in precedenza, disporre delle fatture né sapere che era dovuta l’IVA.
50 Solo a seguito di tale regolarizzazione, infatti, sono state soddisfatte le condizioni sostanziali e formali che danno diritto alla detrazione dell’IVA e la Volkswagen ha potuto quindi chiedere di veder alleviato il proprio onere dell’IVA dovuta o pagata conformemente alla direttiva 2006/112 e al principio di neutralità fiscale. Pertanto, non avendo la Volkswagen dato prova di mancanza di diligenza, e in assenza di abusi o di collusione fraudolenta con le società Hella, non poteva essere
validamente opposto al diritto al rimborso dell’IVA un termine di decadenza che sarebbe iniziato a decorrere dalla data della cessione dei beni e, per determinati periodi, sarebbe scaduto prima di tale regolarizzazione.
51 Di conseguenza, occorre rispondere alle questioni prima, seconda, terza e quarta, dichiarando che il diritto dell’Unione deve essere interpretato nel senso che osta alla normativa di uno Stato membro in forza della quale, in circostanze come quelle di cui al procedimento principale, – nelle quali l’IVA è stata fatturata al soggetto passivo e versata da quest’ultimo diversi anni dopo la cessione dei beni di cui trattasi – è negato il diritto al rimborso dell’IVA, con la motivazione che il termine di decadenza previsto dalla suddetta normativa per l’esercizio di tale diritto sarebbe iniziato a decorrere dalla data della consegna e sarebbe scaduto prima della presentazione della domanda di rimborso.
Sulla quinta questione
52 In considerazione della risposta fornita alle questioni dalla prima alla quarta, dalla quale risulta che la conformità di una normativa o di una prassi nazionale con il diritto dell’Unione può, in circostanze come quelle di cui al procedimento principale, essere valutata alla luce della direttiva 2006/112, non occorre rispondere alla quinta questione.
Sulle spese
53 Nei confronti delle parti nel procedimento principale la presente causa costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte non possono dar luogo a rifusione.

Per questi motivi, la Corte (Seconda Sezione) dichiara:
Il diritto dell’Unione deve essere interpretato nel senso che osta alla normativa di uno Stato membro in forza della quale, in circostanze come quelle di cui al procedimento principale, – nelle quali l’imposta sul valore aggiunto (IVA) è stata fatturata al soggetto passivo e versata da quest’ultimo diversi anni dopo la cessione dei beni di cui trattasi – è negato il diritto al rimborso dell’IVA, con la motivazione che il termine di decadenza previsto dalla suddetta normativa per l’esercizio di tale diritto sarebbe iniziato a decorrere dalla data della consegna e sarebbe scaduto prima della presentazione della data del rimborso.

Sentenza pilota sulla tutela degli animali

 

SENTENZA PILOTA  trib. sez. Civile Milano

Il Comune di Milano costituitosi parte civile sarà risarcito per danno d’immagine dopo aver curato e protetto un cane abbandonato.

La premessa

Il cane per il Codice Civile è una “cosa”, un oggetto, verso il quale possiamo provare dei sentimenti. Ma solamente le nostre emozioni contano, non quelle dell’altro essere vivente.  Lo dice ancora il nostro ordinamento giuridico.

Lo si evince dagli articoli 812, 820 e 923 del Codice Civile e nella parte “Dei delitti contro il sentimento per gli animali” del Codice Penale  in cui, appunto, è lo stesso titolo che specifica che ciò che conta a livello legislativo è quel che l’uomo percepisce come “offesa” al proprio universo emozionale e non quello che subisce effettivamente l’altro animale. 

La dicitura che apre il libro secondo “dei delitti in particolare”, al titolo IX-bis è ancora quella, nonostante le modifiche avvenute con la Legge 4 novembre 2010, n. 201 che ha cambiato il 544-bis (“uccisione di animali”) e soprattutto il 544-ter (“maltrattamento di animali”) in cui finalmente si sottolinea l’importanza della tutela delle “caratteristiche etologiche” di ogni specie.

Da sottolineare che la giurisprudenza invece ha già fatto passi enormi verso il riconoscimento soprattutto degli animali senzienti come soggetto capace di provare emozioni e dotato di una propria sfera cognitiva.

L’ultima sentenza è “una sentenza pilota”, molto importante in questo senso che afferma pure qualcosa di più e per la prima volta. Oltre a ribadire infatti che un cane è stato vittima di maltrattamenti perché ha provato sofferenza,  riconosce al comune di Milano i danni patrimoniali per la lesione dell’ «immagine pubblica» dello stesso.

Decisione Tribunale di Milano

Il Comune di Milano ha subito danni patrimoniali ed anche «all’immagine pubblica», perché è «titolare di pubbliche funzioni in materia di convivenza tra uomo e animale e di tutela della salute e della dignità degli animali d’affezione». Questa è una delle parti più importanti della motivazione della sentenza emessa dal giudice Mauro Gallina del tribunale di Milano chiamato a decidere sul caso del cane Randall, un cane lupo cecoslovacco rinchiuso in un appartamento senza cibo e senza acqua e abbandonato tra le sue deiezioni. Il caso era stato seguito dall’Ufficio tutela animali del Comune meneghino che si era fatto parte in causa chiedendo un risarcimento per gli interventi compiuti in tutto il percorso che ha portato dalla scoperta delle condizioni di Randall fino alla sua cura e ripresa fisica e psicologica.

Il pastore era a casa di un uomo che lo deteneva dopo che il suo proprietario era ritornato nel paese d’origine. E’ quest’ultimo che dovrà al Comune di Milano 2441 euro di risarcimento appunto perché l’istituzione ha: «visto frustrati i propri scopi statutari, con conseguente detrimento del prestigio e dell’ immagine pubblica» e «il contegno criminoso» del condannato ha «determinato il Comune ad assumersi numerose voci di spesa per la cura e la custodia dell’animale».

Per il giudice il cane ha subito uno «stato di grave patimento» e manifestava tutta la sua sofferenza con «gemiti» incessanti, tanto da far intervenire gli Enti preposti.

Quest’ultima parte della decisione del magistrato segue così l’andamento di altre sentenze in cui, appunto, il cane viene riconosciuto come un soggetto capace di provare emozioni e riconosce dunque una condotta lesiva nei confronti dell’animale stesso.

Inoltre. Cosa dice esattamente il Codice penale.  

Art. 544-bis, “Uccisione di animali”  “Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da quattro mesi a due anni”.

Art. 544-ter, “Maltrattamento di animali”

Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro. (1) La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi. La pena è aumentata della metà se dai fatti di cui al primo comma deriva la morte dell’animale.

Così come modificati dalla lettera a) del comma 1 dell’art. 3, L. 4 novembre 2010, n. 201.

Art. 727, “Abbandono di animali”  Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l’arresto fino a un anno o con l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro. Alla stessa pena soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze.

Art. 638, “Uccisione o danneggiamento di animali” 1. Chiunque senza necessità uccide o rende inservibili o comunque deteriora animali che appartengono ad altri è punito, salvo che il fatto costituisca più grave reato, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 309.

2. La pena è della reclusione da sei mesi a quattro anni, e si procede d’ufficio, se il fatto è commesso su tre o più capi di bestiame raccolti in gregge o in mandria, ovvero su animali bovini o equini, anche non raccolti in mandria.

               

Leasing immobiliare, rent to buy o affitto

Non sempre ci si può permettere l’acquisto di un immobile abitativo. A disposizione dell’utenza esistono tuttavia diverse alternative al tradizionale affitto. Sono state introdotte sul mercato soluzioni quali il leasing immobiliare, il rent to buy e l’acquisto con riserva di proprietà.

Differenze con mutuo e affitto

Il leasing immobiliare non comporta necessariamente l’acquisto dell’immobile, ma solo la possibilità di abitarlo. Nel contratto fra la banca o l’intermediario finanziario che acquista la casa e il richiedente vengono stabiliti sia l’importo delle rate mensili e la loro durata, sia la cifra necessaria per un eventuale riscatto finale. 

Rispetto all’affitto, il rent to buy si differenzia invece perché prevede un canone finale per riscattare il bene locato e valuta anche la possibilità, ma non l’obbligo, di fissare fin da subito un prezzo o di considerare i canoni periodici come un acconto. La vendita con riserva di proprietà è la struttura contrattuale più vicina al leasing immobiliare: si differenza rispetto a questo in quanto prevede che si diventi proprietari automaticamente dopo il pagamento dell’ultima rata prevista. Qualora al termine del piano rate l’inquilino decidesse di non voler più acquistare l’immobile, perderebbe le somme versate.

Leasing o rent to buy: due istituti differenti in merito all’oggetto: il leasing può riguardare esclusivamente fabbricati ad uso abitativo. Diversamente, il rent to buy non ha limiti di questo tipo.

I soggetti: nel leasing immobiliare il concedente può essere solo una banca o un intermediario finanziario, l’utilizzatore deve essere una persona fisica; mentre il rent to buy può essere concluso indifferentemente da persone fisiche, società o altri enti.

Anche il canone viene stabilito diversamente.

Il canone: nel contratto rent to buy devono per forza essere specificate le due componenti del canone, cioè la parte relativa all’affitto e l’acconto di un eventuale prezzo di vendita, in modo che il concedente possa avere indietro la quota dei canoni imputata in conto prezzo; il leasing non prevede tale obbligo di “ripartizione” del canone, pertanto il rimborso in caso di mancato acquisto non può avvenire.

Alcuni vantaggi del leasing su un immobile ha delle prerogative interessanti, per esempio può fare comprendere se l’immobile è adatto al nostro uso. (per esempio dei vicini molto rumorosi).

Il prezzo è fisso: può essere interessante considerando che al momento il costo del mattone è ancora fermo. Esistono inoltre anche agevolazioni fiscali Irpef in misura diversa a seconda dell’età dell’utilizzatore.

redazione
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