La transazione fiscale negli accordi di ristrutturazione ai sensi della nuova disciplina introdotta dalla legge n. 159/2020

“Il Tribunale può omologare un accordo di ristrutturazione dei debiti anche in mancanza del voto dell’Amministrazione finanziaria o degli enti previdenziali qualora la proposta sia conveniente rispetto alla liquidazione e/o l’adesione di quest’ultima sia decisiva ai fini del raggiungimento delle percentuali di legge.”

Approfondimento a cura della dottoressa Sebastiana Pasquariello, Dipartimento procedure fallimentari e dell’avvocato Andrea Filippo Mainini.

Sommario: I. Introduzione. – II. Principali novità. – III. Il potere discrezionale
dell’Amministrazione finanziaria. – IV. La contestuale ricorrenza dei due presupposti previsti al comma 5 dell’art. 48 del Codice della crisi. – V. Il termine di adesione. – VI. Conclusioni.
Abstract: Il 3 dicembre 2020 è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 300 la legge n. 159/2020 di conversione, con modificazioni, del decreto-legge n. 125/2020.

La legge in oggetto ha introdotto modifiche ed integrazioni ad alcuni articoli della legge fallimentare[1].
Sono dunque operative anche alcune disposizioni concernenti la transazione fiscale e previdenziale.[2] In particolare, il Tribunale può omologare un accordo di ristrutturazione dei debiti anche in mancanza del voto dell’Amministrazione finanziaria o degli enti previdenziali
qualora la proposta sia conveniente rispetto alla liquidazione e/o l’adesione di quest’ultima sia decisiva ai fini del raggiungimento delle percentuali di legge.

Introduzione
Al pari di altri strumenti del diritto tributario, anche la transazione fiscale trae origine dall’omonimo contratto presente nel diritto civile all’articolo 1965 con il quale le parti, “facendosi reciproche concessioni, pongono fine a una lite già incominciata o prevengono una lite che può sorgere tra loro”.
Tale istituto, inserito nella disciplina del diritto fallimentare, ha subito nel corso degli anni innumerevoli interventi ad opera del Legislatore. Ben sei sono state le modifiche normative intercorse nella sua breve vita e, a titolo esemplificativo, ricordiamo che la Legge di Bilancio 2017 aveva modificato il vecchio art. 182 ter della Legge Fallimentare prevedendo che con il piano di cui all’arti. 160 L. Fall. il debitore potesse proporre il pagamento, parziale o anche dilazionato, anche dei tributi – IVA e ritenute compresi – e dei relativi accessori amministrati dalle agenzie fiscali, nonché dei contributi amministrati dagli enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie e dei relativi accessori, sulla scorta del principio enunciato dalla sentenza emessa dalla Corte di Giustizia Europea in data 7.4.2016, n. 232.
Le ultime modifiche da poco in vigore, contenute nel Codice della crisi e dell’insolvenza sono rappresentate dalle norme che prevedono: a) l’omologazione degli accordi di ristrutturazione anche senza l’assenso del fisco (art. 48, c.5); b) la transazione fiscale che il debitore può proporre nelle trattative che precedono i nuovi accordi di ristrutturazione (art. 63); c) il trattamento riservato ai crediti tributari e contributivi nel contesto del piano di concordato (art. 88). Queste previsioni costituiscono, di fatto, una
rivisitazione degli assetti sottesi alla vecchia transazione fiscale, disciplinata dall’art. 182 della L.F.  In tale senso la riforma propone delle soluzioni che assicurano certamente la possibilità di superare alcune criticità applicative dell’istituto, così come sino ad oggi concepito e, in particolare: a) da un lato quelle collegate alla ritrosia degli uffici nell’apprezzare la convenienza dell’accordo proposto e, dall’altro b), quelle relative ai tempi, solitamente lunghi, con i quali questa valutazione viene condotta.
Risulta necessaria, tuttavia, una premessa di carattere generale. La nuova formulazione dell’impianto normativo si presenta foriera di non pochi dubbi interpretativi. La differenziazione effettuata dal Legislatore per quanto concerne l’applicabilità del predetto istituto nel caso di concordato preventivo o di accordo di ristrutturazione è sicuramente una novità molto apprezzata agli operatori del diritto ma porta con sé alcune tematiche di coordinamento tra la concreta applicabilità della disciplina e le motivazioni
insite nella diversa applicabilità teorica. Inoltre, la differenziazione è stata effettuata mediante la semplice allocazione di alcune norme in rubriche normative diverse; articoli differenti che poco si coordinano tra loro. L’interprete si ritrova quindi in una situazione di incertezza di una disciplina nuova ma orfana, per esempio, delle norme abrogate dalla Legge di Bilancio 2017 di cui sopra.

Principali novità

Le disposizioni inerenti la nuova figura della transazione fiscale interessano soprattutto gli accordi di ristrutturazione. È infatti ora stabilito[3] che il debitore possa proporre, nel contesto delle trattative dirette a favorire la successiva stipula dell’accordo di ristrutturazione, una transazione fiscale
accompagnata – secondo una modalità ormai ben conosciuta e condivisa tramite certificazione di un soggetto attestatore – dell’evidenza della migliore soddisfazione del fisco rispetto alla procedura di liquidazione giudiziale. D’altra parte, l’art. 48, comma 5, del Codice della crisi d’impresa[4] e dell’insolvenza dispone che la proposta di transazione fiscale possa produrre effetto nell’ambito degli accordi di ristrutturazione dei debiti – con conseguente omologabilità degli stessi – anche senza l’approvazione del Fisco. Due devono essere i requisiti per l’applicazione della predetta disposizione: 1) la transazione deve essere più vantaggiosa per l’Erario della liquidazione giudiziale e 2) l’approvazione da parte dell’amministrazione finanziaria deve essere decisiva ai fini del raggiungimento delle percentuali richieste per l’omologazione di detti accordi.
Il Legislatore interviene in tal senso quasi fugando ogni dubbio derivante dalle discutibili interpretazioni fornite dall’Agenzia delle Entrate[5] e invalse nella prassi secondo cui il confronto numerico tra il soddisfacimento del Fisco derivante dalla transazione e quello derivante dalla liquidazione sia sufficiente per approvare le proposte di transazione fiscale. Infatti, sono state rigettate proposte molto favorevoli al fisco con la sola motivazione che gli importi che corrisposti all’Erario sarebbero stati inferiori a certe soglie, peraltro non definite da alcun atto normativo o regolamentare. Il principio affermato dal citato art. 182-ter è invece quello per cui, in presenza della convenienza della proposta per il Fisco, quest’ultimo è tenuto ad approvarla, alla luce della ratio di tale norma e del principio del buon andamento della Pubblica amministrazione stabilito dall’art. 97 Cost., non disponendo l’amministrazione finanziaria, in tale ambito, di discrezionalità o, se si preferisce, di una “discrezionalità vincolata”.

Con la disciplina da poco in vigore, il Legislatore ha introdotto un’ipotesi di cram down “preventivo”, analogamente a quanto avviene, in ambito di ristrutturazione dei debiti, per effetto dell’art. 182-septies, comma 4, L. Fall., laddove si prevede che il Tribunale possa omologare l’accordo estendendo, al sussistere delle condizioni previste dalla norma, gli effetti dello stesso ai creditori finanziari non aderenti.[6] Si ricordi, solo nel caso di decisività nel raggiungimento delle soglie di percentuali necessarie per l’omologa, e sulla base di una attestazione resa da professionista indipendente.

La discrezionalità dell’amministrazione finanziaria

In merito alla discrezionalità dell’Amministrazione finanziaria nel contesto della transazione fiscale sono state espresse considerazioni articolate, ma nessuna di esse consente di pervenire alla conclusione certa circa la natura della scelta all’Amministrazione finanziaria è attribuita.[7] Un orientamento, in particolare, osservando il problema dal punto di vista concreto, ritiene essenziale ai fini di una corretta espressione di voto della proposta transazione fiscale, che l’Amministrazione effettui un contemperamento tra il primario interesse pubblico alla puntuale applicazione del tributo e altri interessi extrafiscali, quali, ad esempio, l’occupazione o la convenienza dell’esercizio dell’impresa. Ciò, al fine di adottare delle soluzioni che, pur nel rispetto dei principi di legalità e riserva di legge, tutelino, seppur in misura minore, un interesse erariale che con tutta evidenza non sarebbe in toto soddisfabile, in considerazione dello stato di crisi del contribuente. A ben vedere non si tratta di una vera e propria discrezionalità, ma di una “discrezionalità vincolata” o di una “discrezionalità controllata.

Contestuale ricorrenza dei due presupposti previsti al comma 5 dell’art. 48 del codice della crisi

Secondo una corrente di pensiero, i due presupposti di applicazione della norma recata dal comma 5 del citato art. 48 D.lgs. n. 14/2019 previsti per l’omologabilità dell’accordo di ristrutturazione dei debiti anche in assenza del consenso dell’Agenzia delle Entrate – la decisività dell’adesione del Fisco per il raggiungimento della maggioranza richiesta e la convenienza della proposta – sarebbero alternativi e non cumulativi, potendosi perciò assumere che, una volta appurata la convenienza della proposta, il trattamento ivi previsto dovrebbe essere imposto al Fisco non solo quando l’adesione dell’Amministrazione finanziaria risulti decisiva, ma anche quando la maggioranza richiesta sia raggiunta indipendentemente dal consenso del Fisco. È evidente, infatti, che risulti non conforme alla ratio della norma in commento la possibilità per il Tribunale di omologare un accordo che raggiunga la soglia del 60% di creditori nel caso in cui la transazione non sia conveniente all’Amministrazione Finanziaria. Intuitiva è anche la soluzione nel caso opposto. Qualora la proposta sia conveniente ma il consenso dell’Agenzia delle Entrate non sia decisivo per il raggiungimento delle maggioranze. In tal caso, i sostenitori della teoria della cumulatività dei requisiti ritengono che non sarebbe possibile l’omologa per un solo fatto procedurale – la già raggiunta soglia di omologazione. La tesi del doppio presupposto non appare quindi condivisibile, perché contrasta sia con la lettera della norma – in considerazione dell’utilizzo della congiunzione “e” – sia con la ratio della stessa desumibile dalla relazione illustrativa, ove si afferma che la possibilità di omologare gli accordi di ristrutturazione anche in mancanza del consenso del Fisco è stata prevista “al fine di superare ingiustificate resistenze alle soluzioni concordate, spesso registrate nella prassi”. L’effetto distorsivo sopra evidenziato – consistente nel non poter il Tribunale omologare un accordo conveniente per l’Erario ogni qualvolta l’adesione del Fisco non sia decisiva – giustificherebbe dunque una più precisa stesura della norma.

Il termine di adesione

La nuova disciplina ha inoltre superato l’ulteriore criticità dovuta al fatto che, quando alla transazione fiscale e previdenziale si ricorre nell’ambito delle trattative che precedono la conclusione degli accordi di ristrutturazione dei debiti, l’Amministrazione finanziaria spesso impiega tempi lunghi per completare l’attività istruttoria, certificare la posizione del debitore e pronunciarsi sulle proposte di transazione, finendo spesso per compromettere sia le possibilità dell’impresa in crisi sia quelle di recupero dello stesso credito erariale. Per evitare questa patologia, nel comma 2, ultimo periodo, dell’art. 63 del Codice della Crisi di impresa è stato opportunamente inserito un termine di 60 giorni decorrente dal deposito della proposta di transazione fiscale, entro il quale l’Agenzia delle Entrate deve esprimere la propria adesione.
Una volta decorso il termine di legge l’accordo diventa omologabile da parte del Tribunale, se ricorrono i due presupposti summenzionati. Come già accennato, la ratio che sottostà alla nuova normativa è anche quella di superare le resistenze che si riscontrano nella prassi. Da ciò, e con riferimento a quanto scritto sino ad ora nel presente scritto, ne discende un’interessante interpretazione: anche qualora entro detto termine l’Agenzia delle Entrate esprima il proprio diniego alla proposta, la proposta stessa può, alla presenza dei requisiti già enunciati, essere omologata. Questa conclusione, inoltre, potrebbe trovare conforto anche nella lettera della nuova norma, atteso che tanto l’espressione “anche in mancanza di
adesione”, utilizzata sia nel comma 2 dell’art. 63 del Codice sia nel novellato comma 4 dell’art. 182-bis L. Fall. con riguardo all’accordo di ristrutturazione, può essere intesa non solo come assenza di risposta da parte dell’Erario o degli enti previdenziali, ma anche come risposta negativa, ed è comunque tale da non ostacolare la conclusione testé rappresentata in conformità alla ratio desumibile dalla menzionata relazione illustrativa. Anche il rigetto della proposta potrebbe infatti essere considerata come “mancanza di adesione”.

Un’ultima considerazione.

L’accordo comunicato all’Amministrazione Finanziaria può non contenere le
risultanze degli accordi degli altri creditori qualora quest’ultimi non abbiano ancora valutato la proposta di accordo di ristrutturazione. È evidente che le singole proposte potrebbero variare a seconda di come si sviluppano le trattative tra debitore e creditori. Quindi, il termine di sessanta giorni rappresenta solo il termine a decorrere dal quale l’omologazione di tali atti può essere disposta e non quello in cui può essere
realmente avviata. Sorge un dubbio interpretativo. È auspicabile che l’Agenzia delle Entrate si pronunci entro il suddetto termine su tutte le proposte che le verranno formulate, ma non si può escludere che una risposta alla proposta di transazione intervenga dopo il termine di cui stiamo discutendo ma al tempo stesso prima della presentazione della domanda di omologazione degli accordi: quale effetto produrrebbe?
Se la risposta del Fisco è positiva e sussiste quindi adesione alla proposta, viene meno ogni dubbio. Nel caso in cui la risposta sia invece negativa si può evidentemente applicare la norma nel caso di mancanza di adesione. A conclusioni diverse si dovrebbe pervenire, tuttavia, se si ritenesse che il rigetto della proposta non sia equiparabile alla mancanza di risposta, perché in questa circostanza difetterebbe il presupposto previsto dal citato art. 48 per la omologazione “in sostituzione” (cioè la “mancanza di adesione”). Ecco perché si può ritenere una tale interpretazione in contrasto la ratio di tale norma.

Conclusione

Abbiamo commentato pochi articoli di una disciplina nuova e che ancora deve “passare l’esame” della prassi quotidiana e delle interpretazioni giurisprudenziali. Per quanto sia allo stato impossibile esprimere delle vere e proprie conclusioni si può comunque osservare come la disciplina da poco innovata abbia ancora necessità di un intervento di pulizia normativa e di coordinamento per evitare la nascita di probabili correnti di pensiero e contrasti interpretativi.

Note
[1] Un emendamento approvato l’11 novembre 2020 dalla prima Commissione Affari costituzionali del Senato prevede l’inserimento delle novità sulla transazione fiscale e sulla transazione contributiva introdotte dal Codice e riviste dal Decreto correttivo nella Legge fallimentare tuttora vigente,
modificandone gli artt. 180, 182-bis e 182-ter L. fall. Con riguardo all’accordo di ristrutturazione dei debiti, al comma 4 dell’art. 182-bis L. Fall. è stata aggiunta una disposizione del tutto analoga a quella introdotta nell’art. 180 L. Fall., con la sola differenza che l’adesione del Fisco e degli enti previdenziali
assistenziali deve essere rilevante ai fini del raggiungimento della percentuale (del 60%) di cui al primo comma del medesimo art. 182-bis L. Fall.. Nella sostanza, quindi, mediante l’integrazione delle predette disposizioni nella legge fallimentare, viene anticipata l’entrata in vigore delle disposizioni del Codice (come riviste dal Decreto correttivo), evitando tuttavia, sul piano formale, un’applicazione parziale del Codice stesso.
[2] Le norme in argomento sono entrate in vigore dal 4 dicembre 2020 (art. 7 D.L. 125/2020 conv. in L.  159/2020) e possono essere applicate immediatamente dai tribunali in tutti i procedimenti non ancora omologati e quindi anche alle procedure pendenti. La principale novità in tema di è l’omologazione dell’accordo di ristrutturazione dei debiti (modifica dell’art. 182 bis, comma 4, L. Fall.) anche in mancanza di adesione dell’amministrazione finanziaria o degli enti previdenziali o assistenziali quando l’adesione è decisiva per raggiungere la percentuale prevista dalla legge (art. 182 bis, comma 1, L. Fall.) e quando, anche sulla base delle risultanze della relazione del professionista incaricato dal debitore, la proposta di soddisfacimento è conveniente rispetto all’alternativa liquidatoria. Inoltre, i crediti di natura chirografaria che possono essere stralciati sono anche quelli degradati per incapienza (art 182 ter, comma 1, secondo periodo, L.Fall.) e l’attestazione del professionista, relativamente ai crediti tributari o contributivi e relativi accessori, ha ad oggetto anche la convenienza del trattamento proposto rispetto alla liquidazione giudiziale; tale punto costituisce oggetto di specifica valutazione da parte del Tribunale (modifica all’art 182 ter, comma 5, secondo periodo L.Fall.). Ai fini della proposta di accordo su crediti aventi a oggetto contributi amministrati dagli enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie e relativi accessori, copia della proposta e della relativa documentazione, contestualmente al deposito presso il Tribunale, dev’essere presentata all’ufficio competente sulla base dell’ultimo domicilio fiscale del
debitore (art 182 ter, comma 5, nuovo quarto periodo L.Fall.).  all’accordo da parte dell’agenzia delle entrate o degli enti di previdenza e assistenza non condizionano più l’esito del risanamento poiché i crediti stralciati valgono anche ai fini del calcolo delle maggioranze necessarie per omologare le procedure; – la relazione del professionista indipendente (ai sensi degli artt.
161 comma 3, 182bis e 182ter L. Fall.) diventa determinante: egli deve di fatto applicare i criteri (previsti dall’art. 160, comma 2, L. Fall.) i quali richiedono di dimostrare che i beni gravati da privilegio non sono sufficienti a pagare integralmente il credito garantito, in modo tale che la parte incapiente degrada al chirografo e può essere stralciata. Il professionista si assume la responsabilità di attestare che il trattamento proposto è conveniente rispetto all’alternativa liquidatoria fallimentare.
[3] Art. 63 del Codice della Crisi di impresa, “Transazione fiscale e accordi su crediti contributivi”: 1.
Nell’ambito delle trattative che precedono la stipulazione degli accordi di ristrutturazione di cui agli articoli 57, 60 e 61 il debitore può proporre una transazione fiscale. In tali casi l’attestazione
del professionista indipendente in possesso dei requisiti di cui all’art. 2, comma 1, lettera o), relativamente ai crediti fiscali e previdenziali, deve inerire anche alla convenienza del trattamento proposto rispetto alla liquidazione giudiziale; tale circostanza costituisce oggetto di specifica valutazione da parte del Tribunale.
2. La proposta di transazione fiscale, unitamente alla documentazione di cui agli articoli 57, 60 e 61 è depositata presso gli uffici indicati all’articolo 88, comma 3. Alla proposta di transazione deve essere allegata la dichiarazione sostitutiva, resa dal debitore o dal suo legale rappresentante ai sensi dell’articolo 47 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, che la documentazione di cui al periodo precedente rappresenta fedelmente e integralmente la situazione dell’impresa, con particolare riguardo alle poste attive del patrimonio. L’adesione alla proposta è espressa, su parere conforme della competente direzione regionale, con la sottoscrizione dell’atto negoziale da parte del direttore dell’ufficio. Per i tributi amministrati dall’Agenzia delle dogane e dei
monopoli l’adesione alla proposta è espressa dalla competente direzione interregionale, regionale e interprovinciale con la sottoscrizione dell’atto negoziale. L’atto è sottoscritto anche dall’agente della riscossione in ordine al trattamento degli oneri di riscossione di cui all’articolo 17 del decreto legislativo 13 aprile 1999, n. 112. L’assenso così espresso equivale a sottoscrizione dell’accordo di ristrutturazione. Ai fini dell’articolo 48, comma 5, l’eventuale adesione deve intervenire entro sessanta giorni dal deposito della proposta di transazione fiscale. 3. La transazione fiscale conclusa nell’ambito degli accordi di ristrutturazione è risolta di diritto se il debitore non esegue integralmente, entro novanta giorni dalle scadenze previste, i pagamenti dovuti alle agenzie fiscali e agli enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie.”
[4] Art. 48, comma 5 del Codice della Crisi di impresa: “5. Il Tribunale omologa gli accordi di ristrutturazione anche in mancanza di adesione da parte dell’amministrazione finanziaria quando l’adesione è decisiva ai fini del raggiungimento delle percentuali di cui all’articolo 57, comma 1, e 60 comma 1 e quando, anche sulla base delle risultanze della relazione del professionista indipendente, la proposta di soddisfacimento della predetta amministrazione è conveniente rispetto all’alternativa liquidatoria.”.

[5] Si veda a titolo esemplificativo la circolare n. 16/2018.
[6] Un’annotazione relativa agli accordi di ristrutturazione dei debiti. La possibilità che il Tribunale possa procedere ad omologare l’accordo nonostante la mancata adesione erariale – ove decisiva ai fini delle maggioranze ex art. 182-bis, comma 1 –, estendendone gli effetti all’Amministrazione, ha oltremodo accentuato il profilo concorsuale dell’istituto. L’accordo viene a perdere il carattere eminentemente negoziale che l’aveva sinora contraddistinto, acquisendo una valenza marcatamente concorsuale anche sotto il profilo sostanziale: all’ente pubblico, sussistendo le condizioni di legge, potranno essere “imposti” gli effetti della proposta.
[7] Secondo una parte della dottrina non sussiste alcun esercizio di un potere discrezionale quando la decurtazione opera in relazione alla funzione prettamente satisfattoria propria dell’attività di riscossione, ed a seguito del necessario compromesso tra fiscalità e regole concorsuali, in conseguenza della impossibilità della piena soddisfazione di tutti i creditori per lo stato di crisi in cui versa l’imprenditore contribuente. Altra dottrina ritiene che il potere/dovere conferito all’Amministrazione finanziaria di trattare le proposte di transazione fiscale, di accettarle o respingerle, comporta valutazioni dai contorni indefiniti (quali il giudizio circa la probabilità di riscuotere le imposte in base al grado di solvibilità futura del contribuente), che nulla hanno a che vedere con il concetto di “discrezionalità amministrativa” (che investe il bilanciamento di interessi pubblici con quelli privati), né con quello di “discrezionalità tecnica” (che concerne l’applicazione di norme tecniche circa la determinazione del tributo o la sua riscossione). E quindi, la decisione da assumere ai sensi dell’art. 182-ter L. Fall. è ascrivibile, sul piano logico, all’indisponibilità rovesciata perché, se c’è ‘stato di crisi’, la previsione sull’effettivo incasso futuro del tributo è sempre una questione ‘controvertibile all’infinito’” e deve essere adottata secondo il criterio del “male minore” in considerazione della situazione di obiettiva incertezza che la caratterizza. Infine, altra dottrina rinviene nel suddetto potere/dovere profili di discrezionalità (tuttavia non indeterminati), quando, ai sensi dell’art. 182-ter L. Fall., l’Amministrazione sia chiamata ad effettuare una complessa serie di valutazioni, tra cui la comparazione del risultato ottenibile all’esito della transazione con il minor gettito che deriverebbe dal fallimento dell’impresa, pervenendo, in ossequio al principio di buon andamento di cui all’art. 97 Cost., ad una ricostruzione quanto più oggettiva possibile della dimensione qualitativa e quantitativa del presupposto onde garantire il giusto riparto.

https://www.diritto.it/la-transazione-fiscale-negli-accordi-di-ristrutturazione-ai-sensi-della-nuova-disciplina

#transazionefiscale #amministrazionefinanziaria #procedure #concordato #accordo #ristrutturazione #debiti

Agevolazioni fiscali per le aggregazioni aziendali

La Legge di Bilancio 2021 (Legge n. 178/2020) prevede – all’art 1, commi 233 e ss. – la possibilità di trasformare in credito di imposta le imposte anticipate determinate in relazione a perdite pregresse e alle eccedenze ACE (aiuto alla crescita economica) – anche se non iscritte in bilancio – maturate fino al periodo di imposta precedente a quello di efficacia giuridica dell’operazione straordinaria.  L’agevolazione si applica alle società risultanti da operazioni di fusione, scissione e conferimento d’azienda deliberate nel periodo intercorrente tra il 1° gennaio 2021 ed il 31 dicembre 2021. Ciascun soggetto partecipante all’operazione di aggregazione potrà beneficiare dell’agevolazione una sola volta, restando escluse le società tra le quali esiste già di fatto un’aggregazione – è il caso delle società controllate, controllanti o sottoposte a comune controllo. In particolare, la norma prevede che l’agevolazione si applichi alle società operative da almeno due anni e che alla data di effettuazione dell’operazione e/o nei due anni precedenti non facciano o non abbiano fatto parte dello stesso gruppo. Tra le stesse, inoltre, non devono sussistere rapporti di partecipazione superiori al 20%.

Per poter godere dell’agevolazione è necessario il pagamento di una “commissione”, deducibile per cassa ai fini IRES e IRAP, pari al 25% delle imposte anticipate, da corrispondersi per il 40% entro 30 giorni dall’efficacia giuridica dell’operazione e per il restante 60% entro i primi 30 giorni del periodo di imposta successivo. La trasformazione delle imposte anticipate in credito di imposta potrà avvenire per un quarto alla data di efficacia giuridica dell’operazione e per i tre quarti dall’esercizio successivo a quello in corso alla data di efficacia giuridica dell’operazione. Il credito di imposta potrà essere utilizzato in compensazione senza limiti di importo ovvero potrà essere ceduto o chiesto a rimborso: in ogni caso non è tassato né ai fini IRES né ai fini IRAP e non concorre alla pro rata di indeducibilità. Vi è tuttavia un limite: l’importo complessivo delle imposte anticipate da trasformare in credito di imposta non potrà essere superiore al 2% delle attività delle società che partecipano all’operazione di aggregazione.

Ulteriore carattere innovativo introdotto dalla Legge di Bilancio 2021 concerne l’ambito di applicazione della suddetta agevolazione. La norma prevista al comma 233 può essere applicata anche alle aggregazioni che derivino da operazioni di acquisizione – rappresentanti la maggioranza delle fattispecie che si osservano sul mercato – nel caso in cui all’operazione di acquisizione segua, entro un anno, un’operazione di fusione, scissione o conferimento di azienda.

E’ di tutta evidenza come la norma in esame, sfruttando la leva fiscale, abbia l’intento di favorire operazioni di aggregazione aziendale e possa fungere da volano per la nascita di realtà più strutturate e competitive sul mercato, soprattutto in una situazione di crisi come quella odierna, benché, preme evidenziare, l’agevolazione non si applica alle società per le quali sia stato accertato lo stato di dissesto ovvero lo stato di insolvenza.

a cura degli Avvocati Mennato Fusco e Andrea Filippo Mainini

GLI STRUMENTI FINANZIARI PARTECIPATIVI

Abstract: Gli strumenti finanziari partecipativi (o “SFP”) rappresentano una possibile soluzione per l’investimento del management della società Target nell’ambito di operazioni di M&A o di Private Equity. Si tratta di uno strumento a metà tra equity e debito connotato da una “partecipazione” alla società emittente. Ad essa vengono attribuiti diritti patrimoniali e amministrativi senza che il sottoscrittore vanti, tuttavia, la qualifica di socio.

Sommario: 1. Profili legali – 2. La conversione – 3. Profili fiscali

  1. Profili legali

Gli Strumenti Finanziari Partecipativi (“SFP”) rappresentano un istituto estremamente malleabile e funzionale ad una raccolta alternativa di risorse per talune tipologie di società di capitali a metà tra l’equity ed il debito. Nonostante la disciplina codicistica piuttosto scarna, gli SFP si prestano a molteplici utilizzi volti a soddisfare le diverse esigenze del sottoscrittore, della società emittente e dei soci della stessa. Come anticipato, gli SFP possono essere considerati titoli ibridi, a metà tra il capitale di rischio e il capitale di debito: in ogni caso il titolare degli SFP non assume lo status di socio.

La disciplina degli SFP è contenuta principalmente negli articoli 2346, comma 6, 2349, comma 2 e 2351, comma 5, del Codice Civile. L’articolo 2349 del Codice Civile sancisce la possibilità per la società di implementare piani di incentivazione dei dipendenti basati su strumenti finanziari partecipativi anziché su azioni, stabilendone modalità e termini in via statutaria e utilizzando il patrimonio della società a servizio di dette emissioni. Facendo un passo indietro, l’art. 2346, comma 6 del Codice Civile prevede la facoltà per le Società per Azioni di emettere SFP a fronte di apporti di danaro, beni o servizi (diritti di credito pecuniari verso terzi o verso la stessa società emittente ovvero obblighi di prestazioni di vario genere, anche di opera): tale disposizione va letta in combinato disposto con l’articolo 2349, comma 2 del Codice Civile che prevede la possibilità che l’assemblea straordinaria della società deliberi l’assegnazione gratuita di strumenti finanziari partecipativi ai propri dipendenti. In tal caso parleremo, quindi, di SFP senza apporto patrimoniale [1]. In tali ipotesi, la sottoscrizione si configura come negozio non sinallagmatico, giustificato sotto il profilo causale dall’interesse della società emittente a promuovere forme di partecipazione, in senso lato, dei dipendenti. Ancora, gli SFP sono forniti certamente di diritti patrimoniali [2]  ed inoltre, l’art. 2351 del Codice Civile indica anche alcuni dei possibili diritti amministrativi [3].

Ai fini dell’emissione di SFP – anche senza apporto – dovrà, quindi, essere sempre ricercato quell’elemento “partecipativo” proprio della disciplina in commento, caratterizzato dall’attribuzione di diritti assimilabili alla partecipazione del socio al contratto sociale ma sempre senza che il portatore assuma mai la qualità di socio. Tale condizione distingue, altresì, la qualità di portatore di SFP dal mero obbligazionista, anche quando lo strumento abbia caratteristiche di debito e si avvicini fortemente a una obbligazione – anche nelle sue forme più estreme.

Gli SFP assegnati a dipendenti (ex art. 2349, comma 2, del Codice Civile), pur rappresentando una specie della più ampia categoria degli strumenti finanziari partecipativi disciplinata dall’articolo 2346 del Codice Civile, se ne distinguono per il fatto che la loro attribuzione non sottintende alcun apporto specifico, bensì ha la sua causa nel rapporto di lavoro. Invero, l’art. 2349, comma 2, del Codice Civile fa riferimento all’assegnazione di SFP a fronte di un apporto di prestazione d’opera o servizi del dipendente della società emittente. Come noto, le prestazioni d’opera e servizi possono formare oggetto di conferimento esclusivamente nelle Società a responsabilità limitata qualora siano garantite da una polizza assicurativa o fideiussione bancaria. Non è consentito conferire prestazioni di opera e servizi nelle Società per Azioni. È consentito, invece, che tali prestazioni entrino a far parte del patrimonio della società emittente mediante apporti dei sottoscrittori di SFP.[4]

Come già evidenziato, gli SFP si prestano a molteplici utilizzi. Nella prassi, gli SFP trovano uso costante nell’ambito di operazioni di acquisto di partecipazioni di minoranza ad opera dei manager delle aziende target nell’ambito di operazioni di Merger and Acquisition o Private Equity – con investimento o reinvestimento del management. Un investitore può essere interessato a coniugare una partecipazione minoritaria con una posizione di titolarità di SFP, specie laddove quest’ultima venga accompagnata sia da particolari tutele per favorirne il riscatto o la vendita, al fine di rendere monetizzabile l’investimento, sia da presidi statutari volti a tutelare gli interessi dei titolari degli SFP. Si pensi alla eventualità in cui il manager investitore non abbia il denaro sufficiente per reinvestire insieme all’acquirente nella società target o, ancora, l’acquirente, al momento dell’acquisizione, non abbia intenzione di diluire la propria partecipazione ma allo stesso tempo voglia incentivare il management della società a prestare la propria opera professionale nella società. Gli SFP, inoltre, consentono ai sottoscrittori sia di partecipare alla vita sociale senza la necessità di effettuare un conferimento in denaro o in natura – potendo tuttavia apportare la prestazione d’opera e servizi – sia di conferire beni in natura e crediti senza la necessità di presentare la relazione giurata per la stima degli stessi.

L’investimento in SFP potrebbe anche rappresentare, per il sottoscrittore, un passaggio intermedio in un programmato percorso di acquisizione di una partecipazione al capitale sociale della società emittente gli SFP – regolato nell’ambito di un accordo di investimento quadro tra sottoscrittore e società emittente -e ciò, ad esempio, mediante la conversione in partecipazioni degli SFP stessi. In tale evenienza, è bene precisare come il Regolamento di emissione degli SFP debba rappresentare l’intero accordo di investimento quale ratio dell’emissione dello strumento partecipativo.

  1. La conversione

La conversione degli SFP in partecipazioni è ritenuta ammissibile sia dalla dottrina che dalla giurisprudenza ad alcune condizioni e purché sia previsto dallo statuto della società emittente o dal Regolamento di emissione degli SFP ad esso allegato. In relazione alle modalità di conversione e alle condizioni in cui essa può avvenire, la massima notarile n. 166, 7 novembre 2017 del Consiglio Notarile di Milano ha chiarito che per procedere alla conversione sia necessario che:

– si offra in opzione, ex art. 2441, comma 1, del Codice Civile, gli SFP convertibili in azioni, al fine di tutelare il mantenimento della misura e del valore della partecipazione dei soci anche nel caso in cui vengano emessi SFP suscettibili di divenire azioni in un secondo momento;

– l’apporto conferito dai titolari di SFP convertibili in azioni abbia ad oggetto beni o diritti rientranti nell’alveo dei beni conferibili ex art. 2343 o 2343-ter del Codice Civile, in modo da ottemperare con la disciplina relativa ai conferimenti diversi dal denaro in sede di emissione di nuove azioni;

– la società proceda a deliberare, contestualmente all’emissione degli SFP, un aumento di capitale a servizio della conversione degli SFP per un ammontare corrispondente alle azioni da attribuire in conversione, che non può essere superiore – tenuto conto dell’eventuale sovraprezzo – al debito verso i titolari di SFP, ove essi abbiano diritto al rimborso, oppure alla riserva da iscrivere in bilancio a fronte dell’emissione degli SFP, ove essi non abbiano diritto al rimborso;

– nel caso di conversione degli SFP senza diritto al rimborso, la società utilizzi la riserva creata a fronte dell’emissione dei medesimi o di altra riserva a ciò resa disponibile dalla società – ritenendo quindi subordinata alla sussistenza di tali riserve la facoltà di conversione;

– laddove le azioni della società emittente siano prive dell’indicazione del valore nominale, la delibera di emissione delle azioni a servizio della conversione avvenga senza un corrispondente aumento del capitale sociale.

Quindi, il manager che abbia sottoscritto SPF senza apporto, ben potrebbe, secondo le modalità indicate nell’accordo di investimento e nel Regolamento di emissione degli SPF, convertire il credito vantato nei confronti della società per la corresponsione della percentuale di utili ad egli spettante, in azioni o quote di nuova emissione che gli diano il diritto di acquisire una partecipazione al capitale sociale e, quindi, lo status di socio. È evidente che, qualora la prestazione d’opera e servizi apportata dal socio non trovi riscontro in bilancio in una apposita riserva di patrimonio netto, la possibilità di convertire gli SFP sottoscritti in azioni è subordinata al verificarsi della condizione che fa sorgere il credito nei confronti della società e, cioè, la maturazione di utili in capo alla stessa.

  1. Profili fiscali

Il trattamento fiscale degli SFP dipende dalla struttura civilistica e, di conseguenza, contabile che viene data agli stessi all’atto dell’emissione. In linea generale, qualora lo strumento finanziario partecipativo abbia caratteristiche tali da essere assimilato alle azioni, gli utili distribuiti dall’emittente possono essere considerati come dividendi sia in capo all’emittente che al percettore e, quindi, tassati come redditi di capitale, non rilevando né la natura dell’apporto né la circostanza che siano dotati o meno di altri diritti amministrativi e/o patrimoniali tipicamente spettanti alle partecipazioni. Affinché tali proventi possano essere tassati come redditi di capitale è fondamentale che la remunerazione degli SFP dipenda esclusivamente dai risultati economici della società emittente non solo nell’an ma anche nel quantum. Per quanto concerne gli strumenti finanziari partecipativi assegnati gratuitamente ai dipendenti (ex art. 2349, comma 2, del Codice Civile) deve ritenersi che – considerando l’opera professionale “ulteriore” prestata dal dipendente come apporto a fronte dell’assegnazione degli SFP – i proventi derivanti dalla sottoscrizione degli SFP altro non siano che un corrispettivo ulteriore al salario e, come tale, tassato come reddito di lavoro dipendente e non di capitale. Resta inteso che, in caso di conversione degli SFP in azioni, il sottoscrittore acquisisce lo status di socio: in tal caso i dividendi percepiti saranno tassati come redditi di capitale – con aliquota al 26% – e l’eventuale plusvalenza da cessione verrà tassata come reddito diverso – aliquota 26%. Differente è il caso in cui gli SFP siano assegnati a manager o dipendenti a fronte di un apporto in denaro o in natura e il regolamento di emissione preveda in capo al percettore un diritto patrimoniale rafforzato, vale a dire una partecipazione agli utili in misura più che proporzionale all’apporto effettuato dal sottoscrittore. In questo caso, parliamo del c.d. Carried Interest e, al verificarsi di alcune condizioni, i proventi derivanti dai suddetti strumenti sono qualificati come redditi di capitale o redditi diversi e non redditi di lavoro dipendente (ex art. 60, D.L. 50/2017). Sul punto, l’Agenzia delle Entrate si è più volte espressa nel corso degli anni e, da ultimo, con la risposta n. 565 del 1.12.2020 con riferimento al trattamento fiscale dei proventi derivanti proprio da Carried Interest.

  1. L’emissione degli SFP, non essendo come detto connessa ad alcun apporto, non avrà come contropartita alcun intervento sul capitale sociale della società; per quanto concerne l’informativa di bilancio, gli amministratori della società emittente dovranno indicare nella Nota integrativa il numero e le caratteristiche degli SFP, evidenziando i diritti che essi conferiscono ai loro titolari.
  2. La dottrina prevalente riconosce in seno allo strumento finanziario partecipativo un vero e proprio diritto all’utile analogo a quello attribuibile ai soci. Pertanto, gli utili spettanti ai dipendenti assegnatari degli SFP dovranno essere depurati della quota destinata alla riserva legale e di quanto diretto alla copertura delle perdite pregresse. Presupposto della loro erogazione sarà l’approvazione del bilancio di esercizio e la delibera dell’assemblea contenete la distribuzione.
  3. Agli SFP può essere riconosciuta dallo statuto la facoltà di nomina di un consigliere “indipendente” e/o di un sindaco, ribadendo come detti soggetti mantengano le medesime caratteristiche e prerogative degli altri organi sociali nominati direttamente dagli azionisti. Nulla vieta che tale aspetto sia regolato dallo statuto (o da un Regolamento di emissione separato) della società, prevedendo anche quote minime garantite dell’utile destinato ai titolari degli SFP.
  4. Dal punto di vista contabile, parte della dottrina ritiene che la prestazione di opera/servizi del dipendente possa essere iscritta nell’attivo dello stato patrimoniale della società emittente tra le immobilizzazioni immateriali o i crediti e in una apposita riserva di patrimonio netto del passivo dello stato patrimoniale corrispondente al valore del credito. Altra dottrina ritiene che tale iscrizione in bilancio sia possibile esclusivamente quando sia attribuibile una valutazione economica alla prestazione di opera e servizi. I tutti i casi in cui la prestazione d’opera e servizi non fosse suscettibile di valutazione economica non andrebbe iscritta in bilancio, né nell’attivo e né nel passivo.

 

a cura dell’avvocato Andrea Filippo Mainini

Gli strumenti partecipativi al capitale: le stock option

Nello scenario attuale sono dovute due considerazioni di carattere economico. L’attuale crisi sanitaria Covid-19 ha avuto un impatto rilevante sulla mancanza di liquidità in capo alle imprese. Nonostante ciò, il tessuto imprenditoriale italiano non è rimasto a guardare ed anzi, l’effervescente situazione delle Pmi innovative e la sempre più marcata propensione delle Startup a ricorrere al mercato dei capitali o ai portali di crowdfunding per raccogliere liquidità, son motivi di ragionamento per vecchi e nuovi imprenditori per valutare l’adozione di strumenti di partecipazione al capitale che, benché di origine antica, risultano utili nel contesto presente.

In tempi non sospetti il Legislatore ha introdotto una nuova disciplina per le Startup (D.L. n. 179/2012) e, tra le molte novità, ha gettato le basi per valorizzare l’impiego del capitale umano (due delle grandi novità sono rappresentate dai piani di incentivazione e remunerazione – normalmente applicabili alle Società per Azione – anche a favore delle Società a responsabilità limitata e dall’introduzione dello strumento del Work For Equity). Le norme introdotte hanno trovato il positivo giudizio di quelle realtà imprenditoriali di nuova costituzione caratterizzate da carenza di liquidità ma abbondanza di idee e innovazione: le Startup non impegnano in tal modo molte risorse economiche sotto forma di stipendi o compensi e si garantiscono maggiore volano per investimenti di altra natura; d’altra parte, i collaboratori della società hanno la possibilità di contribuire allo sviluppo della stessa e di partecipare, al momento del raggiungimento del futuro successo aziendale, ad una quota parte di capitale maggiore rispetto a quello di cui avrebbero beneficiato alla nascita della società. Il Work for equity e le stock option sono gli strumenti più utilizzati nella prassi.

Le suddette fattispecie si differenziano per due elementi essenziali: I) i beneficiari dei piani di stock option possono essere solamente i dipendenti e gli amministratori della società “emittente” mentre nel work for equity possono essere inclusi anche soggetti esterni alla società; II) le stock option attribuiscono solamente diritti di opzione sulla partecipazione mentre il work for equity prevede l’attribuzione della quota stessa e non i diritti di acquisto o di sottoscrizione della partecipazione. Nessuna differenza per quanto concerne i diritti amministrativi attribuibili.

Il work for equity è perciò uno strumento che può ben adattarsi a diverse esigente, finanche quelle di voler remunerare soggetti esterni alla società quali i primi fornitori di una Start Up. Il piano di stock option è più adatto per le realtà societarie che prevedono un rapido sviluppo od il raggiungimento di obiettivi.

Un esempio pratico di tale ultima affermazione si può riscontrare nel tanto discusso piano di stock option di Tesla Inc. Si tratta di un piano di stock option per obiettivi sottoscritto nel 2018 dall’ad di Tesla, Elon Musk e le cui condizioni si sono avverate il 28 maggio 2020 consentendo all’ad di esercitare il proprio diritto di opzione e di acquistare circa 2 milioni di azioni per un controvalore alla data di esercizio di 770 milioni di dollari. Il manager non ha tuttavia potuto vendere alcuna azione sul mercato dal momento che il suo piano prevedeva un obbligo di detenere le stesse per un periodo minimo di 5 anni. Durante il mese di luglio 2020 è maturato un secondo piano di stock option e Musk ha avuto la possibilità di acquistare una seconda tranche di altrettante azioni. Il valore totale del diritto di opzione previsto dal piano di stock option ammontava, al mese di ottobre 2020, a circa 4,2 miliardi di dollari.

Esaminiamo quindi la situazione italiana per quanto concerne la predisposizione dei piani di stock option.

In Italia, la previsione normativa che consente l’assegnazione ai dipendenti o ai manager di strumenti partecipativi al capitale è contenuta nell’articolo 2349 del Codice Civile per quanto concerne le Società per Azioni, mentre, come già accennato, le Società a responsabilità limitata possono predisporre piani di stock option solamente se iscritte nel registro delle PMI innovative. Vi sono poi altri articoli di contorno rispetto al contratto di stock option: a titolo esemplificativo il 2441 c.c. sul diritto di opzione, il 2357 c.c. sulla possibilità di acquisto delle azioni proprie, il 2358 c.c. sulla possibilità di accordare prestiti ai dipendenti in caso di acquisto oneroso…

Non vi è tuttavia una vera definizione di stock option nell’ordinamento italiano. La dottrina li definisce come strumenti tecnicamente assimilabili alle opzioni call di derivazione americana che concedono al beneficiario il diritto di acquisire/sottoscrivere i titoli della società o di altra società del gruppo a decorrere da una certa data o al raggiungimento di determinati obiettivi (data di maturazione o c.d. excercising) ad un dato prezzo (prezzo di esercizio). Tra la data di assegnazione e la data di maturazione (periodo di c.d. vesting) il piano non garantisce al beneficiario alcun diritto ad eccezione, caso piuttosto raro, della possibilità di cedere a terzi la call option.

I piani di stock option possono essere modellati sulle esigenze della società e dei beneficiari, sia nella loro strutturazione sia negli obiettivi o nel periodo di maturazione.

La prassi ha elaborato nel corso degli anni molteplici e differenti modalità operative che possono tuttavia essere classificate in tre grandi famiglie. I piani di stock option puri prevedono che al beneficiario vengano assegnate opzioni a sottoscrivere o ad acquistare in futuro azioni della società ad un prezzo determinato. I piani stock grant consentono l’assegnazione gratuita al beneficiario al verificarsi di determinate condizioni.

I piani definiti stock purchase accordano il diritto di acquistare immediatamente le azioni oggetto del piano a prezzo e condizioni di favore.

Abbiamo elencato i piani di stock option prettamente azionari, dove l’oggetto del diritto è sempre, con diverse modalità, l’azione o la quota. Esistono tuttavia anche i c.d. phantom stock plans che pur non prevedendo la possibilità di sottoscrizione o acquisto di azioni o quote da parte del beneficiario, lo stesso riceve molti dei vantaggi che deriverebbero dalla proprietà di azioni o quote, tra i quali diritti di natura patrimoniale parametrati all’andamento dei titoli (in caso di società quotate). Questo tipo di piano viene talvolta definito “shadow stock”.

Come visto, sia le stock option che le stock purchase prevedono la sottoscrizione del diritto di opzione ad un prezzo predefinito. Stabilire un prezzo troppo elevato renderà il piano poco utile ed appetibile per il beneficiario e, d’altro canto, un prezzo troppo basso potrebbe essere valutato dagli altri azionisti o dal mercato come una svalutazione delle prospettive di crescita della società o come una distribuzione non equa e proporzionata del capitale tra i soci che hanno conferito direttamente capitale e coloro che invece apportano solamente le proprie expertise. È prassi quindi adottare un prezzo di esercizio pari al valore delle azioni al momento della assegnazione (alcuni piani prevedono invero uno sconto sul prezzo). In tal modo, il beneficiario si vedrà riconosciuta, al momento della data di maturazione, una differenza positiva tra il prezzo di assegnazione e quello di esercizio. Il vantaggio diventa ancora più evidente nel momento in cui la data di maturazione sia conseguenze del raggiungimento di un obiettivo per indice che, per le società quotate, può essere rappresentato dal valore del titolo negoziati sul mercato.

L’individuazione del prezzo della call option è di competenza dell’organo ammnistrativo, il quale deve predisporre un regolamento di piano definendo, oltre al prezzo, anche I) i termini e le modalità di assegnazione delle opzioni (numero delle quote del capitale sociale assegnate, la natura onerosa o gratuita dell’assegnazione, il ricorso alla vendita di azioni proprie o la delibera di un aumento di capitale, la previsione degli effetti diluitivi…); II) le condizioni e le date di maturazione; III) l’eventuale periodo di lock up; IV) gli effetti che si produrrebbero al verificarsi di determinati avvenimenti. Per quanto riguarda quest’ultimo punto, il regolamento dovrà prevedere sicuramente le conseguenze di un’interruzione del rapporto di lavoro con il beneficiario del piano. Generalmente il piano prevede l’estinzione delle opzioni maturate nel caso di licenziamento del beneficiario per giusta causa; nel caso in cui il beneficiario rassegnasse le proprie dimissioni, lo stesso avrebbe diritto ad un breve periodo di esercizio delle opzioni che siano però già maturate (quelle non ancora maturate non potranno ovviamente essere esercitate).

Premessa la predisposizione del regolamento a cura dell’organo amministrativo, lo stesso deve proporlo all’assemblea dei soci per l’approvazione. L’esecuzione del piano sarà poi di competenza dell‘organo amministrativo ovvero del consigliere delegato per le risorse umane.

Per quanto concerne gli adempimenti inerenti la tempistica di attuazione, la società dovrà stabilire in modo inequivoco i termini entro cui: 1. la società dovrà comunicare il piano al beneficiario; 2. il beneficiario dovrà dare comunicazione di adesione al piano; 3. la società dovrà comunicare la maturazione degli obiettivi o della data di excercising; 4. il beneficiario dovrà far valere il proprio diritto nonché provvedere alla corresponsione del prezzo dovuto; 5. la società dovrà rendere disponibili i titoli; 6. il beneficiario dovrà trattenere i titoli senza poterli alienare (c.d. lock up period).

Preme aggiungere infine che, in conformità alle prescrizioni di cui all’art. 114-bis del D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 (il “Testo Unico della Finanza” ovvero il “TUF”), nonché alle prescrizioni dell’art. 84-bis della delibera Consob n. 11971/99 (il “Regolamento Emittenti”) in materia di informazioni che devono essere comunicate al mercato in relazione all’attribuzione di piani di compensi basati su strumenti finanziari a favore di componenti del Consiglio di Amministrazione, di dipendenti, nonché a favore di componenti del Consiglio di Amministrazione, di dipendenti di altre società controllanti o controllate, le società quotate sono soggette ad obblighi di comunicazione al mercato ed alle autorità di controllo e vigilanza.

Quanto appena esposto a proposito delle stock option può valere, con le dovute cautele, anche per altri strumenti partecipativi del capitale, tra cui gli strumenti finanziari partecipativi atipici o il c.d. carried interest. Tuttavia, ognuno degli strumenti appena accennati ha una sua peculiarità e, soprattutto, un trattamento fiscale differente. È importante menzionare, benché non sia oggetto del presente scritto che la variabile fiscale impatta in misura diversa a seconda della scelta dell’uno o dell’altro strumento e condiziona considerevolmente le scelte delle società nell’emissione di detti strumenti. Ricordiamo inoltre che, sul punto, l’Agenzia delle Entrate si è più volte espressa nel corso degli anni (non da ultimo con la risposta n. 565 del 1.12.2020 con riferimento al trattamento fiscale dei proventi derivanti da strumenti finanziari aventi diritti patrimoniali rafforzati).

Avv. Andrea Filippo Mainini, Junior Partner at Studio Mainini & Associati

FOCUS TEAM: RESTRUCTURING AND FINANCE

FOCUS TEAM: RESTRUCTURING AND FINANCE

 

  • Studio Legale De Sensi
  • Studio Mainini & Associati
  • Studio Mazza

Lo Studio Mainini & Associati, lo Studio Legale De Sensi e lo Studio Mazza si uniscono a sostegno delle imprese.
Le tre realtà professionali, operanti su tutto il territorio italiano, danno vita ad un progetto unitario per supportare le imprese che, a seguito della crisi, prima sanitaria, poi anche economica, si trovino in difficoltà finanziaria. Per ritrovare competitività diventa fondamentale recuperare velocemente l’operatività ed espandere il circolante rafforzando la struttura finanziaria dell’impresa.
Questo progetto nasce dall’idea di una resilienza dell’imprenditore italiano unica al mondo. Innovazione, organizzazione e duro lavoro hanno sempre contraddistinto il tessuto imprenditoriale italiano e l’obiettivo del focus team “restructuring and finance” vuole essere quello di affiancare l’imprenditore nel suo rilancio economico.

1. Nelle situazioni di tensione finanziaria, stiamo fianco a fianco degli imprenditori che si trovano a dover affrontare la crisi della loro impresa, sotto diverse sfaccettature, sia imprenditoriali sia finanziarie.

2. Linee guida per la gestione della finanza aziendale e diversificazione mediante la presentazione di nuove idee e strumenti finanziari innovativi e complementari al canale bancario: salvaguardare la continuità aziendale, sostenere la ripresa, lo sviluppo ed il rilancio.

3. Servizi di analisi della struttura amministrativa contabile e controllo gestione.

In tre parole: ristrutturazione, finanza, consulenza.

o Territorio: copertura nazionale (Roma, Milano, Napoli, Torino, Caserta, Bologna,Trento).

o Focus Experties: diritto delle imprese in crisi, gestione dell’allerta interna ed
esterna, finanza, diritto tributario, gestione amministrativa e contabile,
consulenza societaria.

o Squadra:
· Referenti: Prof. Avv. Vincenzo De Sensi, Avv. Francesco De Sensi, Avv. Pier
Angelo Mainini, Dott. Aldo Mainini, Dott. Pasquale Mazza.
· Team: Avv. Andrea Filippo Mainini, Avv. Roberto De Vito, Avv. Mennato Fusco,
Dott. Mattia Brozzi, Dott. Luca Minni.

o Skills:

– Ristrutturazione e governance societaria: Prof. Avv. Vincenzo De Sensi, Avv.
Francesco De Sensi, Avv. Pier Angelo Mainini, Avv. Andrea Filippo Mainini,
Dott. Brozzi, Dott. Minni.
–  Accounting e fiscalità: Dott. Aldo Mainini, Dott. Pasquale Mazza e Avv.
Mennato Fusco.
–  Compliance societaria: Avv. Roberto De Vito.

Backoffice: 70 professionisti
www.studiomainini.it / www.studiodesensi.it / www.studio-mazza.com

Corti territoriali: Tribunale di Milano, Tribunale di Busto Arsizio, Tribunale di
Monza, Tribunale di Roma, Tribunale di Trento

Network: Assolombarda, Insol Europe, American Bankruptcy Institute

Dicono di noi: 2018 – Legal community: Eccellenze Territoriali, Studio dell’anno
diritto societario; 2017 – Legal Community: Studio dell’anno restructuring; 2017 –
Le fonti awards: Boutique legale di eccellenza per la consulenza societaria.

Curricula:

· Prof. Avv. Vincenzo De Sensi: iscritto all’Ordine degli Avvocati di Roma, Avvocato Cassazionista. E’ fondatore dello Studio Legale De Sensi con ampia esperienza in particolare nei settori del diritto societario e della crisi di impresa. Ha conseguito l’abilitazione scientifica nazionale di Professore associato di Diritto Commerciale. Dal 1997 al 2000 è stato Ricercatore presso il Ceradi Luiss Guido Carli, svolgendo attività di ricerca sui più rilevanti dissesti industriali in Italia. Dal 2000 al 2005 è stato titolare dell’insegnamento integrativo in Diritto Fallimentare presso la Facoltà di Giurisprudenza della Luiss Guido Carli. Nell’anno accademico 2007-08 ha tenuto il corso di Diritto Fallimentare presso l’Università Roma Tre. E’ titolare degli insegnamenti di Diritto della crisi d’impresa e Corporate Restructuring and Turnaround rispettivamente presso il Dipartimento di Giurisprudenza ed il Dipartimento di Impresa e Management dell’Università
Luiss Guido Carli di Roma. Nel medesimo Ateneo insegna presso la Scuola
di Specializzazione delle Professioni Forensi ed il Master in Diritto Tributario, Contabilità e Pianificazione Fiscale. Ha svolto inoltre attività di docenza in Diritto Fallimentare italiano presso l’Università Deusto di Bilbao.
È autore di numerosi articoli di dottrina, di interventi in trattati di Diritto
Commerciale nonché di due monografie.

· Avv. Pier Angelo Mainini: Iscritto all’Ordine degli Avvocati di Milano, Avvocato Cassazionista, Iscritto all’albo dei Revisori Legali. Sin dall’inizio della sua professione si occupa di diritto fallimentare e societario. Ha ricoperto la carica di Curatore fallimentare in numerose procedure nonché la carica di Presidente del collegio sindacale o di revisore in S.r.l., S.g.r., S.p.A. anche quotate e di istituti di credito. Avvocato di riferimento di numerose Società di primaria importanza sul territorio italiano, referente legale per il Ministero dello Sviluppo Economico ed il Ministero delle politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo, nonché avvocato nominato dal Tribunale di Milano e Monza per la gestione delle procedure fallimentari.

· Dott. Aldo Mainini: Iscritto all’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli
Esperti Contabili di Milano nonché all’albo dei Revisori contabili con D.M.
del 12/04/1995. Presidente e membro di diversi Collegi sindacali in primarie società nazionali anche quotate in borsa. Membro in diversi Consigli di Amministrazione di importanti società nazionali. Commissario Straordinario per conto del Ministero dello Sviluppo Economico. Curatore fallimentare, Liquidatore e Commissario Giudiziale presso il Tribunale di Milano dal 1998. Perito e consulente tecnico per le trasformazioni societarie e per le Custodie giudiziarie presso il Tribunale di Milano.
Referente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di
Milano.

· Dott. Pasquale Mazza: Iscritto all’Albo D.C.E.C. di Trento e Rovereto dal 1990 (n. 175/A) ed al Registro dei Revisori Legali (D.M. 12/04/1995). Attività di consulenza ed assistenza in materia fiscale, contabile e societaria, anche con riguardo ad operazioni straordinarie e di risanamento aziendale. Incarichi di sindaco e revisore legale dei conti di società ed enti. Liquidatore di società. Incarichi giudiziari (curatore fallimentare, commissario liquidatore, commissario giudiziale, liquidatore giudiziale, C.T.U.).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lo Studio ringrazia per l’attenzione riservatagli e rimane a disposizione perogni ulteriore chiarimento.

DECRETO RISTORI-BIS

A seguito delle nuove limitazioni imposte dal D.P.C.M. 3 novembre 2020, il Governo ha emanato il c.d. Decreto Ristori-bis, D.L. 149 del 9 novembre 2020, in vigore dal giorno della sua pubblicazione sulla G.U n. 279 del 9 novembre 2020, contenente ulteriori misure urgenti in materia di tutela della salute, sostegno ai lavoratori e alle imprese e giustizia, connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19.
Di seguito le principali disposizioni.
Articoli Contenuti

Articolo 1
Rideterminazione del Contributo a fondo perduto del Decreto Ristori e
nuovo contributo a favore degli operatori dei centri commerciali
È stato sostituito l’allegato 1 del Decreto Ristori.
Per gli operatori dei settori economici individuati dai codici ATECO 561030-
gelaterie e pasticcerie, 561041-gelaterie e pasticcerie ambulanti, 563000-bar e altri esercizi simili senza cucina e 551000-Alberghi, con domicilio fiscale o sede operativa nelle aree del territorio nazionale, caratterizzate da uno scenario di elevata o massima gravità e da un livello di rischio alto (aree arancio e rosse), è riconosciuta una maggiorazione del contributo a fondo perduto di cui al Decreto
Ristori di un ulteriore 50%.
È stata abrogata la possibilità, prevista dal D.L. Ristori, di inserire ulteriori codici ATECO aventi diritto al contributo rispetto a quelli previsti nell’allegato 1.
Il contributo a fondo perduto sarà riconosciuto nell’anno 2021 agli operatori con sede operativa nei centri commerciali e agli operatori delle produzioni industriali del comparto alimentare e delle bevande, interessati dalle nuove misure restrittive del D.P.C.M. 3 novembre 2020, sarà erogato dall’Agenzia delle entrate previa presentazione di istanza. Per questi ultimi soggetti, che svolgono come attività prevalente una di quelle riferite ai codici ATECO che rientrano nell’allegato 1 al Decreto Ristori-bis, il contributo è determinato entro il 30% del contributo a fondo perduto del Decreto Ristori. Per i soggetti che svolgono come attività prevalente una di quelle riferite ai codici ATECO che non rientrano nell’allegato 1 al Decreto Ristori-bis, spetta alle condizioni stabilite ai commi 3 e 4 dell’articolo 1 del Decreto Ristori ed è determinato entro il 30% del valore calcolato sulla base dei dati presenti nell’istanza trasmessa e dei criteri stabiliti dall’articolo 25, commi 4, 5 e 6, D.L. 34/2020.
Le disposizioni si applicano nel rispetto dei limiti e delle condizioni previsti dalla Comunicazione della Commissione Europea del 19 marzo 2020 C(2020) 1863 final “Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno
dell’economia nell’attuale emergenza del COVID-19”, e successive modificazioni.

Articolo 2
Contributo a fondo perduto da destinare agli operatori Iva

Per sostenere gli operatori dei settori economici interessati dalle misure
restrittive introdotte con il D.P.C.M. 3 novembre 2020, è riconosciuto un
contributo a fondo perduto a favore dei soggetti che, alla data del 25 ottobre
2020, avevano la partita Iva attiva, dichiarano di svolgere come attività
prevalente una di quelle riferite ai codici ATECO riportati nell’allegato 2 al
Decreto Ristori-bis e hanno il domicilio fiscale o la sede operativa nelle aree del territorio nazionale caratterizzate da uno scenario di massima gravità e da un livello di rischio alto (aree rosse). Il contributo non spetta ai soggetti che hanno attivato la partita Iva a partire dal 25 ottobre 2020.
Si applicano le disposizioni di cui all’articolo 1, commi 3-11, Decreto Ristori. Il
valore del contributo è calcolato in relazione alle percentuali riportate
nell’allegato 2 al Decreto Ristori-bis.
Le disposizioni si applicano nel rispetto dei limiti e delle condizioni previsti dalla Comunicazione della Commissione Europea del 19 marzo 2020 C(2020) 1863 final “Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno
dell’economia nell’attuale emergenza del COVID-19”, e successive modificazioni.

Articolo 7
Sospensione dei versamenti tributari

Per i soggetti che esercitano le attività economiche sospese ai sensi dell’articolo
1, D.P.C.M. 3 novembre 2020, aventi domicilio fiscale, sede legale o sede
operativa in qualsiasi area del territorio nazionale, per quelli che esercitano le
attività dei servizi di ristorazione che hanno domicilio fiscale, sede legale o sede operativa nelle aree del territorio nazionale caratterizzate da uno scenario di elevata o massima gravità e da un livello di rischio alto (aree arancioni e rosse),
individuate con le ordinanze del Ministro della salute, nonché per i soggetti che
operano nei settori economici individuati nell’allegato 2 al Decreto Ristori-bis,
ovvero esercitano l’attività alberghiera, l’attività di agenzia di viaggio o quella di tour operator, e che hanno domicilio fiscale, sede legale o sede operativa nelle aree rosse, sono sospesi i termini che scadono nel mese di novembre 2020 relativi:
· ai versamenti relativi alle ritenute alla fonte (articoli 23 e 24, D.P.R.
600/1973) e alle trattenute relative all’addizionale regionale e comunale, che i
predetti soggetti operano in qualità di sostituti d’imposta;
· ai versamenti relativi all’Iva.
Non si fa luogo al rimborso di quanto già versato.
I versamenti sospesi sono effettuati, senza applicazione di sanzioni e interessi,
in un’unica soluzione entro il 16 marzo 2021 o mediante rateizzazione fino a un
massimo di 4 rate mensili di pari importo, con il versamento della prima rata
entro il 16 marzo 2021.

Articolo 11
Sospensione dei versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali per i datori di lavoro privati con sede operativa nei territori interessati
dalle nuove misure restrittive

La sospensione dei versamenti contributivi dovuti nel mese di novembre 2020, di cui all’articolo 13, Decreto Ristori, si applica anche in favore dei datori di lavoro privati appartenenti ai settori individuati nell’allegato 1 al Decreto Ristori-bis. La sospensione non opera relativamente ai premi Inail.
È anche sospeso il versamento dei contributi previdenziali e assistenziali dovuti nel mese di novembre 2020, in favore dei datori di lavoro privati che abbiano unità produttive o operative nelle aree rosse, appartenenti ai settori individuati nell’allegato 2 del Decreto Ristori-bis.
I dati identificativi relativi ai suddetti datori verranno comunicati, a cura
dell’Agenzia delle entrate, all’Inps, per consentire il riconoscimento ai beneficiari delle misure concernenti la sospensione.
I pagamenti dei contributi previdenziali e assistenziali sospesi saranno
effettuati, senza applicazione di sanzioni e interessi, in un’unica soluzione entro il 16 marzo 2021 o mediante rateizzazione fino a un massimo di 4 rate mensili di pari importo, con il versamento della prima rata entro il 16 marzo 2021. Il mancato pagamento di 2 rate, anche non consecutive, determina la decadenza dal beneficio della rateazione.
I benefici del presente articolo sono attribuiti in coerenza della normativa
vigente dell’Unione Europea in materia di aiuti di Stato.

Articolo 12
Misure in materia di integrazione salariale

Sono prorogati al 15 novembre 2020 i termini decadenziali di invio delle
domande di accesso ai trattamenti collegati all’emergenza COVID-19, di cui agli articoli da 19 a 22-quinquies, D.L. 18/2020, e di trasmissione dei dati necessari per il pagamento o per il saldo degli stessi, che, in applicazione della disciplina ordinaria, si collocavano tra il 1° e il 30 settembre 2020.
È abrogato l’articolo 12, comma 7, Decreto Ristori.
I trattamenti di integrazione salariale di cui all’articolo 12, Decreto Ristori, sono
riconosciuti anche in favore dei lavoratori in forza al 9 novembre 2020.

Articolo 13
Congedo straordinario per i genitori in caso di sospensione della didattica in presenza delle scuole secondarie di primo grado

Limitatamente alle aree rosse, nelle quali sia stata disposta la chiusura delle
scuole secondarie di primo grado (medie inferiori), e nelle sole ipotesi in cui la
prestazione lavorativa non possa essere svolta in modalità agile, è riconosciuta alternativamente a entrambi i genitori di alunni delle suddette scuole, lavoratori dipendenti, la facoltà di astenersi dal lavoro per l’intera durata della sospensione dell’attività didattica in presenza.
Per i periodi di congedo fruiti è riconosciuta, in luogo della retribuzione,
un’indennità pari al 50% della retribuzione stessa, calcolata secondo quanto
previsto dall’articolo 23, D.Lgs. 151/2001, ad eccezione del comma 2. I suddetti
periodi sono coperti da contribuzione figurativa.
Il beneficio è riconosciuto anche ai genitori di figli con disabilità in situazione di
gravità accertata ai sensi dell’articolo 4, comma 1, L. 104/1992, iscritti a scuole
di ogni ordine e grado o ospitati in centri diurni a carattere assistenziale, per i
quali sia stata disposta la chiusura ai sensi dei D.P.C.M. 24 ottobre e 3
novembre 2020.

Articolo 14
Bonus baby-sitting

A decorrere dal 9 novembre 2020, limitatamente alle aree rosse nelle quali sia
stata disposta la sospensione dell’attività didattica in presenza delle scuole
secondarie di primo grado (medie inferiori), i genitori lavoratori iscritti alla
Gestione separata o alle Gestioni speciali dell’Ago, e non iscritti ad altre forme
previdenziali obbligatorie, hanno diritto a fruire di uno o più bonus per l’acquisto di servizi di baby-sitting, purché non resi da familiari, nel limite massimo complessivo di 1.000 euro, da utilizzare per prestazioni effettuate nel periodo di sospensione dell’attività didattica in presenza. La fruizione del bonus è riconosciuta alternativamente a entrambi i genitori, nelle sole ipotesi in cui la prestazione lavorativa non possa essere svolta in modalità agile, ed è
subordinata alla condizione che nel nucleo familiare non vi sia altro genitore
beneficiario di strumenti di sostegno al reddito in caso di sospensione o
cessazione dell’attività lavorativa o altro genitore disoccupato o non lavoratore.
Il beneficio si applica, in riferimento ai figli con disabilità in situazione di gravità
accertata iscritti a scuole di ogni ordine e grado o ospitati in centri diurni a
carattere assistenziale, per i quali sia stata disposta la chiusura ai sensi dei
D.P.C.M. 24 ottobre e 3 novembre 2020.
Le disposizioni valgono anche nei confronti dei genitori affidatari.
Il bonus viene erogato mediante il Libretto famiglia e la sua fruizione è
incompatibile con la fruizione del bonus asilo nido.
Le modalità operative per accedere al bonus sono stabilite dall’Inps, che
provvede al monitoraggio per evitare il superamento del tetto di spesa previsto.

Articolo 17

Modifiche al testo unico in materia di sicurezza
Sono stati sostituiti gli allegati XLVII e XLVIII, D.Lgs. 81/2008, in tema di agenti
biologici.

Articolo 18
Sospensione dei versamenti tributari e contributivi, nonché interventi
finanziari per il settore turistico, agricolo e della pesca, per Lampedusa
e Linosa e risorse per i Comuni siciliani più coinvolti nella gestione dei
flussi migratori

Sono apportate modifiche all’articolo 42-bis, D.L. 104/2020, c.d. Decreto
Agosto.
Per i soggetti che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o la sede operativa
nel territorio del Comune di Lampedusa e Linosa, i versamenti dei tributi nonché dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali, in scadenza entro il 21 dicembre 2020 o scaduti nelle annualità 2018 e 2019 (novità), sono effettuati, nel limite del 40% dell’importo dovuto, ad eccezione dell’Iva, senza applicazione di sanzioni e interessi entro la medesima data. Resta ferma la facoltà di avvalersi, per il 50% dei versamenti sospesi ai sensi degli articoli 126 e 127, D.L. 34/2020, convertito, con modificazioni, dalla L. 77/2020, della rateizzazione fino a un massimo di 24 rate mensili prevista dall’articolo 97, D.L. 104/2020. Non si fa luogo al rimborso di quanto già versato.
Per i soggetti che svolgono attività economica, la riduzione al 40% si applica nel rispetto delle condizioni e dei limiti del Regolamento (UE) 1407/2013, relativo all’applicazione degli articoli 107 e 108, Tfue agli aiuti “de minimis”, del
Regolamento (UE) 1408/2013, relativo all’applicazione degli articoli 107 e 108,
Tfue agli aiuti “de minimis” nel settore agricolo, e del Regolamento (UE)
717/2014, relativo all’applicazione degli articoli 107 e 108, Tfue agli aiuti “de
minimis” nel settore della pesca e dell’acquacoltura.
I soggetti che intendono avvalersi dell’agevolazione devono presentare apposita comunicazione all’Agenzia delle entrate. Le modalità, i termini di presentazione e il contenuto della comunicazione sono stabiliti con provvedimento del direttore dell’Agenzia medesima.

Articolo 20

Finanziamento Fondi bilaterali per ammortizzatori ante Decreto Agosto

I Fondi bilaterali di cui all’articolo 27, D.Lgs. 148/2015, sono autorizzati a
utilizzare le somme stanziate dal Decreto Agosto anche per le erogazioni
dell’assegno ordinario COVID-19 fino alla data del 12 luglio 2020.
Articolo 21 Esonero contributivo a favore delle filiere agricole, della pesca e
dell’acquacoltura
Agli stessi soggetti interessati dall’esonero dal versamento dei contributi
previdenziali e assistenziali di cui all’articolo 16, Decreto Ristori, che svolgono le attività identificate dai codici ATECO di cui all’Allegato 3, Decreto Ristori-bis, è riconosciuto il medesimo beneficio anche per il periodo retributivo del mese di dicembre 2020, nel rispetto della disciplina dell’Unione Europea in materia di aiuti di Stato.
Sono abrogate le misure di sostegno alle citate imprese previste dall’articolo 7, Decreto Ristori.

Articolo 28
Disposizioni a favore dei lavoratori sportivi

Ai fini dell’erogazione dell’indennità di cui all’articolo 17, Decreto Ristori, si
considerano cessati a causa dell’emergenza epidemiologica tutti i rapporti di
collaborazione scaduti alla data del 31 ottobre 2020 e non rinnovati.

Allegato 1 (Articolo 1)

(nuova tabella richiamata dall’articolo 1 del decreto-legge n. 137 del 2020)
Codice ATECO %
493210 – Trasporto con taxi 100,00%
493220 – Trasporto mediante noleggio di autovetture da rimessa con conducente 100,00%
493901 – Gestioni di funicolari, ski-lift e seggiovie se non facenti parte dei sistemi di transito urbano o suburbano 200,00%
522190 – Altre attività connesse ai trasporti terrestri nca 100,00%
551000 – Alberghi 150,00%
552010 – Villaggi turistici 150,00%
552020 – Ostelli della gioventù 150,00%
552030 – Rifugi di montagna 150,00%
552040 – Colonie marine e montane 150,00%
552051 – Affittacamere per brevi soggiorni, case ed appartamenti per vacanze, bed and breakfast, residence 150,00%
552052 – Attività di alloggio connesse alle aziende agricole 150,00%
553000 – Aree di campeggio e aree attrezzate per camper e roulotte 150,00%
559020 – Alloggi per studenti e lavoratori con servizi accessori di tipo alberghiero 150,00%
561011 – Ristorazione con somministrazione 200,00%
561012 – Attività di ristorazione connesse alle aziende agricole 200,00%
561030 – Gelaterie e pasticcerie 150,00%
561041 – Gelaterie e pasticcerie ambulanti 150,00%
561042 – Ristorazione ambulante 200,00%
561050 – Ristorazione su treni e navi 200,00%
562100 – Catering per eventi, banqueting 200,00%
563000 – Bar e altri esercizi simili senza cucina 150,00%
591300 – Attività di distribuzione cinematografica, di video e di programmi televisivi 200,00%
591400 – Attività di proiezione cinematografica 200,00%
749094 – Agenzie ed agenti o procuratori per lo spettacolo e lo sport 200,00%
773994 – Noleggio di strutture ed attrezzature per manifestazioni e spettacoli: impianti luce ed audio
senza operatore, palchi, stand ed addobbi luminosi 200,00%
799011 – Servizi di biglietteria per eventi teatrali, sportivi ed altri eventi ricreativi e d’intrattenimento 200,00%
799019 – Altri servizi di prenotazione e altre attività di assistenza turistica non svolte dalle agenzie di viaggio nca 200,00%
799020 – Attività delle guide e degli accompagnatori turistici 200,00%
823000 – Organizzazione di convegni e fiere 200,00%
855209 – Altra formazione culturale 200,00%
900101 – Attività nel campo della recitazione 200,00%
900109 – Altre rappresentazioni artistiche 200,00%
900201 – Noleggio con operatore di strutture ed attrezzature per manifestazioni e spettacoli 200,00%
900209 – Altre attività di supporto alle rappresentazioni artistiche 200,00%
900309 – Altre creazioni artistiche e letterarie 200,00%
900400 – Gestione di teatri, sale da concerto e altre strutture artistiche 200,00%
920009 – Altre attività connesse con le lotterie e le scommesse (comprende le sale bingo} 200,00%
931110 – Gestione di stadi 200,00%
931120 – Gestione di piscine 200,00%
931130 – Gestione di impianti sportivi polivalenti 200,00%
931190 – Gestione di altri impianti sportivi nca 200,00%
931200 – Attività di club sportivi 200,00%
931300 – Gestione di palestre 200,00%
931910 – Enti e organizzazioni sportive, promozione di eventi sportivi 200,00%
931999 – Altre attività sportive nca 200,00%
932100 – Parchi di divertimento e parchi tematici 200,00%
932910 – Discoteche, sale da ballo night-club e simili 400,00%
932930 – Sale giochi e biliardi 200,00%
932990 – Altre attività di intrattenimento e di divertimento nca 200,00%
949920 – Attività di organizzazioni che perseguono fini culturali, ricreativi e la coltivazione di hobby 200,00%
949990 – Attività di altre organizzazioni associative nca 200,00%
960410 – Servizi di centri per il benessere fisico (esclusi gli stabilimenti termali} 200,00%
960420 – Stabilimenti termali 200,00%
960905 – Organizzazione di feste e cerimonie 200,00%
493909 – Altre attività di trasporti terrestri di passeggeri nca 100,00%
503000 – Trasporto di passeggeri per vie d’acqua interne (inclusi i trasporti lagunari) 100,00%
619020 – Posto telefonico pubblico ed Internet Point 50,00%
742011 – Attività di fotoreporter 100,00%
742019 – Altre attività di riprese fotografiche 100,00%
855100 – Corsi sportivi e ricreativi 200,00%
855201 – Corsi di danza 100,00%
920002 – Gestione di apparecchi che consentono vincite in denaro funzionanti a moneta o a
gettone 100,00%
960110 – Attività delle lavanderie industriali 100,00%
477835 – Commercio al dettaglio di bomboniere 100,00%
522130 – Gestione di stazioni per autobus 100,00%
931992 – Attività delle guide alpine 200,00%
743000 – Traduzione e interpretariato 100,00%
561020 – Ristorazione senza somministrazione con preparazione di cibi da asporto 50,00%
910100 – Attività di biblioteche ed archivi 200,00%
910200 – Attività di musei 200,00%
910300 – Gestione di luoghi e monumenti storici e attrazioni simili 200,00%
910400 – Attività degli orti botanici, dei giardini zoologici e delle riserve naturali 200,00%
205102 – Fabbricazione di articoli esplosivi 100,00%

Allegato 2 (Articolo 2) 
(tabella dei codici ATECO a cui è destinato il nuovo 
contributo a fondo perduto) 
Codice ATECO

Descrizione %
47.19.10 Grandi magazzini 200%
47.19.90 Empori ed altri negozi non specializzati di vari prodotti non alimentari 200%
47.51.10 Commercio al dettaglio di tessuti per l’abbigliamento, l’arredamento e di
biancheria per la casa 200%
47.51.20 Commercio al dettaglio di filati per maglieria e merceria 200%
47.53.11 Commercio al dettaglio di tende e tendine 200%
47.53.12 Commercio al dettaglio di tappeti 200%
47.53.20 Commercio al dettaglio di carta da parati e rivestimenti per pavimenti
(moquette e linoleum) 200%
47.54.00 Commercio al dettaglio di elettrodomestici in esercizi specializzati 200%
47.64.20 Commercio al dettaglio di natanti e accessori 200%
47.78.34 Commercio al dettaglio di articoli da regalo e per fumatori 200%
47.59.10 Commercio al dettaglio di mobili per la casa 200%
47.59.20 Commercio al dettaglio di utensili per la casa, di cristallerie e vasellame 200%
47.59.40 Commercio al dettaglio di macchine per cucire e per maglieria per uso domestico 200%
47.59.60 Commercio al dettaglio di strumenti musicali e spartiti 200%
47.59.91 Commercio al dettaglio di articoli in legno, sughero, vimini e articoli in
plastica per uso domestico 200%
47.59.99 Commercio al dettaglio di altri articoli per uso domestico nca 200%
47.63.00 Commercio al dettaglio di registrazioni musicali e video in esercizi specializzati 200%
47.71.10 Commercio al dettaglio di confezioni per adulti 200%
47.71.40 Commercio al dettaglio di pellicce e di abbigliamento in pelle 200%
47.71.50 Commercio al dettaglio di cappelli, ombrelli, guanti e cravatte 200%
47.72.20 Commercio al dettaglio di articoli di pelletteria e da viaggio 200%
47.77.00 Commercio al dettaglio di orologi, articoli di gioielleria e argenteria 200%
47.78.10 Commercio al dettaglio di mobili per ufficio 200%
47.78.31 Commercio al dettaglio di oggetti d’arte (incluse le gallerie d’arte) 200%
47.78.32 Commercio al dettaglio di oggetti d’artigianato 200%
47.78.33 Commercio al dettaglio di arredi sacri ed articoli religiosi 200%
47.78.35 Commercio al dettaglio di bomboniere 200%
47.78.36 Commercio al dettaglio di chincaglieria e bigiotteria (inclusi gli oggetti 200%
ricordo e gli articoli di promozione pubblicitaria)
47.78.37 Commercio al dettaglio di articoli per le belle arti 200%
47.78.50 Commercio al dettaglio di armi e munizioni, articoli militari 200%
47.78.91 Commercio al dettaglio di filatelia, numismatica e articoli da collezionismo 200%
47.78.92 Commercio al dettaglio di spaghi, cordami, tele e sacchi di juta e prodotti
per l’imballaggio (esclusi quelli in carta e cartone) 200%
47.78.94 Commercio al dettaglio di articoli per adulti (sexy shop) 200%
47.78.99 Commercio al dettaglio di altri prodotti non alimentari nca 200%
47.79.10 Commercio al dettaglio di libri di seconda mano 200%
47.79.20 Commercio al dettaglio di mobili usati e oggetti di antiquariato 200%
47.79.30 Commercio al dettaglio di indumenti e altri oggetti usati 200%
47.79.40 Case d’asta al dettaglio (escluse aste via internet) 200%
47.81.01 Commercio al dettaglio ambulante di prodotti ortofrutticoli 200%
47.81.02 Commercio al dettaglio ambulante di prodotti ittici 200%
47.81.03 Commercio al dettaglio ambulante di carne 200%
47.81.09 Commercio al dettaglio ambulante di altri prodotti alimentari e bevande nca 200%
47.82.01 Commercio al dettaglio ambulante di tessuti, articoli tessili per la casa, articoli di abbigliamento 200%
47.82.02 Commercio al dettaglio ambulante di calzature e pelletterie 200%
47.89.01 Commercio al dettaglio ambulante di fiori, piante, bulbi, semi e fertilizzanti 200%
47.89.02 Commercio al dettaglio ambulante di macchine, attrezzature e prodotti per l’agricoltura; attrezzature per il giardinaggio 200%
47.89.03 Commercio al dettaglio ambulante di profumi e cosmetici; saponi, detersivi
ed altri detergenti per qualsiasi uso 200%
47.89.04 Commercio al dettaglio ambulante di chincaglieria e bigiotteria 200%
47.89.05 Commercio al dettaglio ambulante di arredamenti per giardino; mobili;
tappeti e stuoie; articoli casalinghi; elettrodomestici; materiale elettrico 200%
47.89.09 Commercio al dettaglio ambulante di altri prodotti nca 200%
47.99.10 Commercio al dettaglio di prodotti vari, mediante l’intervento di un dimostratore o di un incaricato alla vendita (porta a porta) 200%
96.02.02 Servizi degli istituti di bellezza 200%
96.02.03 Servizi di manicure e pedicure 200%
96.09.02 Attività di tatuaggio e piercing 200%
96.09.03 Agenzie matrimoniali e d’incontro 200%
96.09.04 Servizi di cura degli animali da compagnia (esclusi i servizi veterinari) 200%
96.09.09 Altre attività di servizi per la persona nca 200%

ALLEGATO 3 (Articolo 21)
CODICI ATECO
Codice Ateco Descrizione
01.xx.xx Coltivazioni agricole e produzione di prodotti animali, caccia e servizi connessi
02.xx.xx Silvicoltura e utilizzo di aree forestali
03.xx.xx Pesca e acquacoltura
11.02.10 Produzione di vini da tavola e v.q.p.r.d.
11.02.20 Produzione di vino spumante e altri vini speciali
11.05.00 Produzione di birra
46.21.22 Commercio all’ingrosso di sementi e alimenti per il bestiame (mangimi), piante officinali,
semi oleosi, patate da semina
46.22.00 Commercio all’ingrosso di fiori e piante
47.76.10 Commercio al dettaglio di fiori e piante
47.89.01 Commercio al dettaglio ambulante di fiori, piante, bulbi, semi e fertilizzanti
55.20.52 Attività di alloggio connesse alle aziende agricole
56.10.12 Attività di ristorazione connesse alle aziende agricole
81.30.00 Cura e manutenzione del paesaggio inclusi parchi giardini e aiuole
82.99.30 Servizi di gestione di pubblici mercati e pese pubbliche

DECRETO RISTORI (D.L. 28 ottobre 2020 n. 137 d.l.)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PROTOCOLLO PER CONTRASTARE E RIDURRE I RISCHI DI CONTAGIO DA COVID-19 NELLA PRATICA DELLO SPORT DEL GOLF

La FEDERAZIONE ITALIANA GOLF (di seguito soltanto FIG)
NB: in corsivo le novità introdotte rispetto alla versione precedente
Premesso
– fermi i principi statuiti dalla Commissione federale istituita per l’emergenza Coronavirus, contenuti nel documento “Sintesi del Protocollo federale per la ripresa del Golf”, comunicati dalla FIG a tutti i Circoli affiliati e aggregati (di seguito soltanto Circoli), in data 27.4.2020;
– vista la delibera del Consiglio dei Ministri del 31.1.2020, con la quale è stato dichiarato, per 6 mesi, lo stato di emergenza sul territorio nazionale, relativo al rischio sanitario per il Coronavirus, successivamente prorogato con successivi provvedimenti sino al 31.1.2021;
– visti i D.L. n. 6 del 23.2.2020 e n. 19 del 25.3.2020, nonché i DPCM del 4, 8, 9, 11 e 22 marzo
2020 e quelli del 1, 10 e 26 aprile 2020, le cui disposizioni tutte qui siintendono richiamate per quanto ancora vigenti;
– viste le raccomandazioni emanate dal Ministero della Salute di igiene contro il Coronavirus, le cui disposizioni qui si intendono richiamate;
– viste le Linee guida emanate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Ufficio Sport, in data 3.5.2020, Prot. 3180 per lo svolgimento degli allenamenti degli atleti professioni e non professionisti riconosciuti di interesse nazionale negli sport individuali;
– visto il DPCM del 17.5.2020 che all’art. 1 lett. f) ha consentito l’attività sportiva di base e l’attività motoria in genere svolte presso centri e circoli sportivi a far data dal 25 maggio, nonché ha consentito, all’art. 1 lett. e), le sessioni di allenamento degli atleti professionisti e non professionisti;
– viste le linee guida emanate, in data 19.5.2020, dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Ufficio Sport per l’attività sportiva di base e l’attività motoria in genere, ai sensi del DPCM del 17.5.2020 art. 1, lett. f), che si allegano al presente Protocollo, costituendone parte integrante e inscindibile;
– visto il DPCM del 11 giugno 2020, con il quale provvedimento sono state consentite (i) le competizioni sportive riconosciute di interesse nazionale dal Comitato olimpico nazionale italiano (CONI), dal Comitato Italiano Paralimpico (CIP) e dalla Federazione Italiana Golf, ovvero organizzate da organismi sportivi internazionali, a decorrere dal 12 giugno 2020, purché eseguite a porte chiuse, ovvero all’aperto senza la presenza di pubblico, nel rispetto del Protocollo e delle Linee guida emanati dalla Federazione, e (ii) le gare di circolo, a
decorrere dal 15 giugno 2020 e nel rispetto del Protocollo e delle Linee guida emanati dalla Federazione, non essendo più prevista la sospensione delle competizioni sportive di ogni ordine e disciplina precedentemente sancita dal DPCM dello scorso 17 maggio;
– visto il DPCM emesso in data 7 agosto 2020, pubblicata in GU alla Serie Generale n. 198 del 8 agosto 2020, recante, “Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, recante misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19, e del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, recante ulteriori misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19”;
– vista l’ordinanza del Ministero della Salute emessa in data 12 agosto 2020, pubblicata in GU alla Serie Generale n. 202 del 13 agosto 2020, recante “Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19”;
– vista l’ordinanza del Ministero della Salute emessa in data 16 agosto 2020, pubblicata in GU alla Serie Generale n. 204 del 17 agosto 2020, recante
“Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza
epidemiologica da COVID-19”;
– visti i DPCM del 7.9.2020 e del 13.10.2020, nonché le ordinanze del Ministero della salute
del 21.9.2020, del 25.9.2020 e del 7.10.2020;
– visti i successivi DPCM del 18.10.2020 e del 24.10.2020;
– considerato il presente documento valido ed applicabile anche ai giocatori disabili e alle persone non completamente autosufficienti, laddove compatibile e ferma la possibilità di derogare al distanziamento sociale in caso di necessaria presenza di un accompagnatore e deroga ad indossare la mascherina se incompatibile con le condizioni di salute del giocatore
disabile;
– ferme tutte le misure, raccomandazioni e indicazioni disposte dai provvedimenti emessi dalle competenti Autorità nazionali e locali, tra cui quelli appena richiamati,
EMANA
il presente protocollo (di seguito soltanto Protocollo) per indicare le Regole, Raccomandazioni e Indicazioni per praticare il gioco del Golf in sicurezza, stante quanto disposto dalla normativa vigente in materia di contenimento del Contagio da Covid-19.
In tutti i casi sempre fermo il rispetto del distanziamento sociale e del divieto di assembramenti.
Oltre a quanto qui indicato, è possibile conoscere ulteriori consigli generali su come ridurre al minimo il rischio di diffusione del Coronavirus (di seguito soltanto Virus) sul sito dell’OMS e del Golf & Health, nonché dai provvedimenti emessi in materia dal Ministero della Salute e dalle altre Autorità competenti.
Tutte le azioni che erano oggetto e/o destinatarie delle prescrizioni contenute nella versione precedente (14.10.2020) del Protocollo ed oggi eventualmente abrogate e non presenti nell’odierna versione devono considerarsi di nuovo eseguibili secondo le ordinarie regole del golf e di comportamento, ferma la raccomandazione di disinfettarsi le mani frequentemente e comunque dopo essere entrati in contatto con qualsiasi oggetto trovato sul campo e/o nelle altre aree del Circolo.
Si invita alla massima responsabilità sociale per la salute di tutti.
1. Regole Generali Obbligatorie:
Tutti i soggetti coinvolti nell’esercizio dello sport del golf e della gestione del Circolo di Golf (ivi inclusi collaboratori esterni e addetti/incaricati di terzi soggetti fornitori), saranno tenuti a rispettare
le norme generali di contenimento del contagio già emanate dalle Autorità competenti in materia ed in vigore alla data di pubblicazione del Protocollo e successive modifiche che dovessero intervenire, sia a livello nazionale che regionale.
Qualsiasi soggetto coinvolto nell’esercizio dello sport del golf e/o nella gestione del Circolo di Golf, ai fini dell’accesso alla postazione di lavoro ovvero alle aree del Circolo non esplicitamente interdette dovrà:
– essere obbligatoriamente provvisto di dispositivi di protezione delle vie respiratorie idonee e conformi alle normative vigenti e che coprano naso e bocca, escluso durante la pratica del golf se si rispetta la Distanza e se non vigono provvedimenti locali più restrittivi, ed esclusi i bambini al di sotto dei sei anni, nonché i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l’uso della mascherina e quei soggetti che per interagire con i predetti versino nella stessa incompatibilità.
– dichiarare con apposita autodichiarazione:
o di non essere affetto da Covid-19;
o di non aver avuto contatti stretti con pazienti affetti da Covid-19;
o di non avere sintomi tali da essere riconducibile ad eventuale contagio da Covid-19 per i quali viene disposto l’obbligo di rimanere al proprio domicilio;
o di essersi sottoposto, prima dell’arrivo al Circolo, alla rilevazione della temperatura corporea, risultata non superiore a 37,5°;
o di non aver ricevuto disposizioni di isolamento fiduciario o di quarantena;
o di non esser rientrato in Italia provenendo da un paese estero, né di aver avuto contatti stretti con persone che sono rientrate da un paese estero, così come regolamentato dal DPCM 07/09/2020 e successive modifiche.
Il Gestore del Circolo, nel rispetto della normativa sul trattamento dei dati personali, potrà far eseguire la misurazione della temperatura in tempo reale.
Tutti i Circoli sono tenuti ad adottare un protocollo di sicurezza anticontagio, da attuare nel rispetto dei principi di precauzione e proporzionalità, finalizzate a incrementare, negli ambienti di lavoro l’efficacia delle misure di contenimento adottate per contrastare l’epidemia di Covid-19 nel rispetto
del “Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro”, in data 24.4.2020 e con il quale è stato integrato quello pubblicato in data 14.3.2020 e che contiene linee guida condivise tra le Parti per agevolare le
imprese nell’adozione di protocolli di sicurezza anti-contagio, ovverosia Protocollo di regolamentazione per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro.
2. Regole, raccomandazioni e indicazioni generali per i Circoli
I Circoli sono tenuti a:
a. esporre in evidenza le linee guida (FIG fornisce locandine sintetiche standard);
b. adeguare il proprio Documento di Valutazione dei Rischi per la tutela della salute sul lavoro;
c. sanificare tutti i locali e relativi arredi secondo le indicazioni fornite dalle autorità
competenti;
d. disinfettare quotidianamente scrivanie, postazioni, accessori, utensili manuali vari;
e. rendere obbligatorio l’uso dei DPI secondo le prescrizioni emesse dalle Autorità competenti;
f. ammettere e regolare l’accesso di chiunque alle strutture interne nelle forme consentite dai provvedimenti delle Autorità competenti e, in ogni caso, nel rispetto delle norme di distanziamento sociale e senza alcun assembramento;
g. creare postazioni operative singole negli uffici distanziate secondo le norme, con uso esclusivo di telefono, pc ecc.;
h. installare sui banconi delle reception/segreteria non muniti di vetri, appositi pannelli di protezione in plexiglass di dimensioni adeguate a proteggere dal contagio;
i. prevedere l’uso esclusivo del telefono o di walkietalkie per comunicazioni all’interno dello staff e provvedere alla sanificazione degli apparati ogni volta che dovesse cambiare l’utilizzatore;
j. Installare dispenser di disinfettante in tutti i luoghi del Circolo ritenuti strategici, al fine di garantire a tutti i frequentatori la possibilità di disinfettarsi le mani frequentemente;
k. differenziare, ove possibile, gli orari di accesso dei dipendenti e degli altri addetti ai lavori;
l. consentire ai tesserati alla FIG (di seguito soltanto Tesserati) l’accesso al Circolo soltanto per il tempo strettamente necessario ad espletare la propria attività motoria e/o sportiva;
m. porre in essere ogni azione per consentire ai Tesserati di prenotare online o telefonicamente
i tee time ed altri servizi e pagare i corrispettivi dovuti con metodi elettronici.
Ai fini del contenimento della diffusione del virus Covid-19 ed al fine di consentire il regolare
svolgimento di competizioni sportive nazionali ed internazionali organizzate sul territorio nazionale dalla FIG, che prevedono la partecipazione di atleti, tecnici, giudici e commissari di gara e accompagnatori provenienti da paesi per i quali l’ingresso in Italia è vietato o per i quali è prevista la quarantena, questi ultimi, prima dell’ingresso in Italia, devono avere effettuato un test molecolare
o antigenico per verificare lo stato di salute, il cui esito deve essere indicato nella dichiarazione di
cui all’art. 5, comma 1 del DPCM del 24.10.2020, e verificato dal vettore. Tale test non deve essere antecedente a 72 ore dall’arrivo in Italia e i soggetti interessati, per essere autorizzati all’ingresso in Italia, devono essere in possesso dell’esito che ne certifichi la negatività e riporti i dati anagrafici
della persona sottoposta al test.
In caso di insorgenza di sintomi Covid-19, resta fermo l’obbligo per chiunque di segnalare tale situazione con tempestività all’Autorità sanitaria per il tramite dei numeri telefonici appositamente dedicati e di sottoporsi, nelle more delle conseguenti determinazioni dell’Autorità sanitaria, ad isolamento.
3. Regole, raccomandazioni e indicazioni per i Circoli con riferimento al campo e al campo pratica
I Circoli sono altresì tenuti a:
a. interdire l’utilizzo dei servizi igienici nel campo qualora non sia possibile garantire un’igiene
adeguata in conformità alle normative vigenti;
b. interdire, ove possibile, l’utilizzo delle palline comuni nei putting e pitching green, nei quali è esclusivamente ammesso l’utilizzo delle proprie;
c. predisporre piani di evacuazione che evitino aggregazione in caso di interruzione del gioco per maltempo;
d. predisporre, in caso di gara e ove possibile, una recording area o un’urna chiusa per l’inserimento dello score in conformità ai provvedimenti emanati dalle Autorità competenti;
e. predisporre le postazioni di pratica a non meno di 3 metri di distanza l’una dall’altra;
f. predisporre procedure per il lavaggio delle palline di pratica con integrazione di prodotto disinfettante;
g. i Circoli al di fuori di quanto prescritto nel Protocollo, per lo svolgimento in sicurezza del gioco e dell’uso dei servizi, potranno disciplinare ulteriormente ed in modo più restrittivo e sotto la propria responsabilità il comportamento dei Tesserati in relazione alle specificità locali, in ottemperanza a quanto previsto nei rispettivi DRV e in conformità a quanto previsto dai provvedimenti emanati dalle Autorità competenti.
Ai Circoli è fortemente raccomandato di:
-i rimuovere dai bunker i rastrelli per il livellamento della sabbia;
-a rimuovere o rendere inutilizzabili i getti d’aria per pulire le scarpe o l’attrezzatura dopo il giro;
-l rimuovere o rendere inutilizzabili lavapalline e panchine, nonché le bandiere del putting green se necessario per evitare il contatto con le medesime;
-e installare nelle buche congegni che consentano l’estrazione delle palline senza il contatto con le mani, ovvero attraverso altri strumenti idonei ad evitare il contatto con la bandiera;
-a limitare allo stretto indispensabile l’accesso alle strutture chiuse del Circolo, quali, a titolo esemplificativo, club house e spogliatoi.
4. Regole, raccomandazioni e indicazioni per i tesserati
I Tesserati dovranno svolgere l’attività motoria e/o sportiva consentita con atteggiamento socialmente responsabile nei comportamenti individuali, ispirandosi al presupposto che ognuno possa essere inconsciamente portatore del virus e, dall’altra parte, possa essere contagiato, in particolare sono tenuti a:
a. indossare le protezioni delle vie respiratorie anche all’aperto, negli spazi di pertinenza dei Circoli, ad eccezione dei soggetti che svolgono attività sportiva e dei casi in cui, per le caratteristiche dei luoghi e delle circostanze di fatto, sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi;
b. portare con sé e utilizzare il proprio disinfettante frequentemente e almeno una volta al termine di ogni buca;
c. organizzare la propria permanenza al Circolo, sia nelle giornate di pratica dell’attività sportiva, che in quelle di allenamento che in quelle di gara, in modo da restare presso l’impianto il tempo strettamente necessario;
d. prenotare online o telefonicamente i tee time e pagare i corrispettivi dovuti per i servizi richiesti con metodi elettronici, preliminarmente all’accesso al Circolo;
e. accedere alla Club House e alle altre strutture del Circolo (pro-shop, ristorante, sale comuni, ecc.) solo quando è strettamente necessario e nel rispetto delle prescrizioni vigenti a livello nazionale e regionale e di quelle che ciascun Circolo ha statuito, fin quando non terminerà l’emergenza sanitaria;
f. evitare assembramenti in qualsiasi zona del campo e in qualsiasi area del Circolo;
g. mantenere sempre il rispetto della distanza di sicurezza;
h. disinfettare le proprie mani dopo aver utilizzato qualsiasi strumento o oggetto che non fa parte del proprio equipaggiamento, secondo le indicazioni fornite dalle autorità competenti;
i. disinfettare le proprie mani (guanto da gioco incluso) e la pallina in gioco frequentemente;
j. al distributore delle palline del campo di pratica, dopo aver maneggiato soldi, gettoni, cestini e palline, provvedere alla disinfezione delle mani alla fine delle operazioni.
Ai Tesserati è fortemente raccomandato di:
-i non toccare alcun oggetto trovato sul campo;
-e non toccare la segnaletica fissa del campo;
-e non utilizzare getti d’aria per pulire le scarpe o l’attrezzatura al termine del gioco;
-e utilizzare al distributore delle palline del campo di pratica guanti monouso per maneggiare soldi, gettoni, cestini e provvedere alla disinfezione delle mani alla fine delle operazioni.
5. Regole, raccomandazioni e indicazioni tecniche per il gioco del golf in gara, nelle giornate di allenamento e nelle partite amichevoli a cura del Comitato Regole e Campionati e il Comitato Handicap e Course Rating della Federazione Italiana Golf
a. Assicurarsi che gli addetti del Circolo deputati alla gestione operativa della gara indossino i dispositivi di protezione delle vie respiratorie;
b. adeguare il numero di partecipanti alle gare e nelle giornate di allenamento, al fine di garantire la sicurezza tra le persone;
c. evitare assembramenti sui tee di partenza e sul campo e pianificare partenze ogni 12 minuti per 4 giocatori e ogni 10 minuti per 3 giocatori. Un maggior numero di giocatori è consentito a condizione che sia garantito il rispetto di tutte le prescrizioni anti covid, legislative nazionali e locali, nonché regolamentari e federali;
d. sospendere e/o non organizzare:
-e le gare con partenza simultanea;
-e le gare che non determinino la modifica dell’handicap;
– le gare nelle quali si gioca con colpo alternato con la pallina del partner;;
e. consegnare lo score ai giocatori prima della gara in aree adeguate (segreteria o area di partenza) per garantire la sicurezza tra le persone;
f. consentire l’utilizzo del golf car e di ogni altro mezzo di trasporto, fermo l’obbligo di indossare sul golf car i dispositivi di protezione delle vie respiratorie se utilizzato in coppia, a meno che la coppia utilizzatrice sia composta da soggetti conviventi;
g. disinfettarsi le mani dopo aver toccato gli indicatori di partenza, i segnali di cortesia, tutti gli arredi fissi (panchine, lava palle, fontane, ecc.) e tutti i paletti del campo;
h. evitare la condivisione dei bastoni, delle palline e dei tee e il contatto con l’equipaggiamento altrui;
i. giocare esclusivamente la propria pallina (si consiglia di mettere sempre un segno di identificazione);
j. sostare in aree adeguate al fine di garantire la sicurezza tra le persone in caso di sospensione di gioco e di evacuazione del campo;
k. ritirare al termine della gara lo score dei giocatori in aree adeguate, per garantire la sicurezza tra le persone.
È fortemente raccomandato:
-e considerare ostruzioni inamovibili: gli indicatori di partenza, i segnali di cortesia, tutti gli arredi fissi (panchine, lava palle, fontane, ecc.) e tutti i paletti del campo, vietare al giocatore
di toccarli, utilizzarli o rimuoverli;
-i evitare di toccare l’asta della bandiera e giocare lasciandola nella buca;
l recuperare in modo sicuro la pallina dalla buca, utilizzando congegni che consentano l’estrazione della stessa in sicurezza, ovvero attraverso strumenti idonei ad evitare il contatto con la bandiera facendo in modo che la pallina resti al di sotto della superficie del putting green;
– l “certificare verbalmente”: ogni giocatore riceve il proprio score, senza procedere allo scambio come di consuetudine. Il marcatore dopo aver verificato buca per buca certifica verbalmente il punteggio che deve essere riportato dal giocatore, il quale dopo un controllo accurato, alla presenza del personale di segreteria, scrive il nome in stampatello del marcatore nello spazio riservato alla firma dello stesso e lo consegna.
Le regole e raccomandazioni di cui sopra saranno oggetto di Regole Locali e Condizioni di Gara
specifiche che dovranno essere redatte da ogni Circolo.
Gli eventi e le competizioni sportive di golf sono consentiti a porte chiuse e quindi senza la presenza di pubblico.
Tutte le attività relative alle gare dovranno essere effettuate nel rispetto del Protocollo, delle Linee guida e dei provvedimenti emessi dalle autorità competenti.
6. Regole, raccomandazioni e indicazioni per i professionisti insegnanti di golf
L’insegnamento del golf si potrà svolgere, rendendo minimo il rischio di contagio e nel rispetto delle linee guida del Protocollo applicabili alla fase di insegnamento, ferme le disposizioni di legge e le seguenti prescrizioni.
Il professionista insegnante di golf (di seguito soltanto Maestro) è tenuto a:
a. Utilizzare durante la lezione i dispositivi di protezione delle vie respiratorie;
b. assicurare alti livelli di igiene, procurare disinfettanti per le mani e per l’attrezzatura;
c. assicurare qualsiasi sia la postazione per l’insegnamento, che si rispetti la Distanza;
d. prevedere di regolamentare l’accesso alle postazioni tramite prenotazione;
e. assicurarsi che dopo aver utilizzato i cestini di palline ci si disinfetti le mani;
f. raccomandare all’allievo, prima della lezione, le attenzioni da avere per ridurre le possibilità
di contagio;
g. mantenere la Distanza tra allievo e Maestro;
h. evitare di condividere l’attrezzatura. Disinfettare a cura del Maestro l’eventuale attrezzatura
messa a disposizione dell’allievo;
i. modificare metodi di insegnamento e routine di pratica e magari utilizzare stick di allineamento, adeguatamente disinfettati prima di ogni uso, come strumento per direzionare e muovere manualmente il giocatore;
j. promuovere le lezioni in campo per ridurre la necessità di una stretta vicinanza tra Maestro e allievo;
k. invitare l’allievo, per quanto relativo alle lezioni in campo, anche a scopo educativo, al rispetto di tutte le regole, raccomandazioni e indicazioni fornite nel Protocollo;
l. ridurre più possibile il numero dei partecipanti, in caso di lezioni collettive, con particolar riferimento a quelle con i bambini, e assicurarsi che le postazioni permettano di rispettare i livelli richiesti di distanziamento sociale (es. creare una zona di 4 metri ben circoscritta, appositamente segnalata, attorno ad ogni individuo che pratica o che viene allenato).
7. Regole, raccomandazioni e indicazioni per la gestione degli atleti di interesse nazionale Covid+ e Covid-
Con riferimento alle Linee guida emanate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Ufficio Sport,
in data 3.5.2020, Prot. 3180 per lo svolgimento degli allenamenti degli atleti professioni e non professionisti riconosciuti di interesse nazionale negli sport individuali in ossequio a quanto disposto DPCM del 26.4.2020 che aveva consentito, oltre all’attività sportiva di base e motoria al di fuori dei
centri sportivi, le sessioni di allenamento, all’interno dei Circoli, dei predetti atleti di interesse nazionale, si raccomanda di prestare attenzione a dette Linee guida e al relativo allegato 4
(Protocolli per le Organizzazioni Sportive, quivi allegato per comodità), relativo ai test da effettuare
sugli atleti in questione al fine dello svolgimento delle sessioni di allenamento.
Le Linee guida in parola differenziano la gestione degli atleti tra quelli professionisti e quelli dilettanti.
Per gli Atleti Professionisti (Legge 23/03/81 n.91) è necessario che essi siano in possesso della certificazione di idoneità agonistica (DM 18/02/82) in corso di validità e ottemperati gli accertamenti di cui alla legge 23/03/81 n.91.
Gli atleti professionisti vengono divisi in due gruppi:
1. Atleti Covid+ accertati e guariti e atleti che su giudizio del responsabile sanitario abbiano avuto
sintomi riferibili tra i quali, a titolo non esaustivo, temperatura corporea > 37,5°C, tosse, astenia, dispnea, mialgie, diarrea, anosmia, ageusia.
2. Atleti Covid- e atleti asintomatici nel periodo (non testati). Anche coloro che sono stati a contatto con positivi ma sempre rimasti asintomatici e non testati. Inoltre, e in particolare, staff tecnico/societario o familiari.
Gli atleti professionisti, in base al gruppo di appartenenza, dovranno sottoporsi a test sierologici ed analisi cliniche specifiche, come meglio dettagliato nel surriferito allegato 4 alle Linee guida del 3.5.2020.
Per gli Atleti Dilettanti è necessario che siano in possesso della specifica certificazione di idoneità agonistica (DM 18/02/82) o non agonistica (D.M. 24/04/13) o di particolare ed elevato impegno cardiovascolare (D.M. 24/04/13), in corso di validità.
Gli atleti dilettanti vengono divisi in due gruppi in base a una autodichiarazione attestante la presenza ovvero l’assenza di infezione da SARS-COV-2 e di rischi di contagio per gli altri per quanto di propria conoscenza.
Gli Atleti vengono pertanto suddivisi in:
1. Atleti Covid+ accertati e guariti e atleti che abbiano avuto sintomi riferibili tra i quali, a titolo non esaustivo, temperatura corporea > 37,5 °C, tosse, astenia, dispnea, mialgie, diarrea, anosmia, ageusia.
2. Atleti Covid- e atleti asintomatici nel periodo della pandemia.
Gli atleti dilettanti, se appartenenti al Gruppo 1, dovranno sottoporsi a test sierologici ed analisi cliniche specifiche, come meglio dettagliato nel surriferito allegato 4 alle Linee guida del 3.5.2020.
Per ogni dettaglio specifico e operativo e per le note di approfondimento, si rinvia al citato allegato
4 (quivi allegato) delle Linee guida dalla PCM – Uff. Sport emanate in data 3.5.2020.
8. Regole, raccomandazioni e indicazioni per la gestione dei soggetti sintomatici presso il Circolo
Per la gestione di soggetti che presentino sintomi quali febbre o infezione respiratoria in atto, nel corso della loro presenza presso il Circolo è prescritto che:
a) Il soggetto che accusi febbre o manifesti sintomi di infezione respiratoria in atto dovrà
subito:
I. essere dotato e indossare la mascherina chirurgica;
II. abbandonare gli altri partecipanti alla medesima attività (e/o eventualmente il resto
della squadra) e/o la superficie di gioco/area sportiva, evitare contatti ravvicinati con altri e segnalare al Direttore del Circolo e/o all’istruttore/allenatore la situazione;
III. avvisare il Medico Sociale del Circolo e/o del Torneo se presenti;
IV. isolarsi in apposita area con divieto di assumere farmaci diretti a ridurre la
temperatura corporea e, in caso di febbre, misurare nuovamente la febbre trascorsi 30 minuti dalla prima misurazione; se, anche alla seconda misurazione, la temperatura fosse superiore a 37,5 °C, il soggetto dovrà rimanere in isolamento e rivolgersi telefonicamente al proprio medico curante (Medico di medicina generale per gli adulti, Pediatra di libera scelta per i minori), che potrà invitare il soggetto stesso a rivolgersi al Numero 112 o al Numero 1500 del Ministero della Salute
operativo 24 ore su 24, senza recarsi al Pronto Soccorso.
b) Se i sintomi lo consentono, dopo aver interpellato il proprio medico curante, il soggetto deve portarsi presso il proprio domicilio e contattare il medico curante.
c) Se i sintomi non consentono l’allontanamento in autonomia sarà contattato il Numero Unico Emergenza 112 o il Numero 1500 del Ministero della Salute operativo 24 ore su 24.
A valle dell’allontanamento del soggetto, in caso di riscontro di positività al Covid-19 si procederà alla chiusura dell’impianto per procedere con la sanificazione prima della riapertura. Per il personale (dipendenti / collaboratori) entrati in contato con il soggetto sintomatico, il Circolo deve procedere
immediatamente ad avvertire le autorità sanitarie competenti e i numeri di emergenza per il Covid-19 forniti dalla Regione competente o dal Ministero della Salute, collaborando con le Autorità sanitarie per la definizione degli eventuali “contatti stretti”.
Il Direttore di Circolo si occuperà di mettere in atto tutte le procedure per garantire un rapido intervento sanitario e fornirà la massima collaborazione alla rete sanitaria che si attiverà nel caso in cui il soggetto che manifestava sintomatologie sospette risulti effettivamente positivo al Virus. Sarà
cura dell’ASL/Rete sanitaria contattare eventuali pazienti che dovranno sottoporsi ad isolamento
fiduciario.
***
La presente versione del Protocollo è in vigore dalla data odierna, secondo i provvedimenti delle Autorità competenti, e fino a nuova comunicazione da parte della FIG.
In allegato:
– “linee guida per l’attività sportiva di base e l’attività motoria in genere, emanate, in data 19.5.2020, #ai sensi del DPCM del 17.5.2020 art. 1, lett. f) dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Ufficio
Sport”.
– Protocolli per le Organizzazioni Sportive (all. 4 alle Linee guida del 3.5.2020 della PCM Uff. Sport).

CONSEGUENZE DELLA NORMATIVA EMERGENZIALE DA COVID-19 SUI CONTRATTI DI TRASPORTO AEREO, DI PACCHETTO TURISTICO E DEI TITOLI DI INGRESSO A CONCERTI MUSICALI E I POSSIBILI CONTRASTI CON LA NORMATIVA NAZIONALE E COMUNITARIA ESISTENTE

INTRODUZIONE

La situazione epidemiologica che ha colpito drasticamente il mondo e le diposizioni governative in tema di salute pubblica e di divieto di assembramenti di persone hanno determinato innumerevoli conseguenze negative sul nostro sistema giuridico, economico e sociale. Il presente elaborato ha come obiettivo quello di analizzare l’impatto dell’epidemia da Covid-19 sul settore dei concerti, del trasporto aereo e dei pacchetti turistici e le possibili conseguenze sulla normativa interna e comunitaria. Si tratta di capire cosa succede se un concerto viene annullato o riprogrammato ovvero se un volo/pacchetto turistico viene cancellato causa Covid 19 e che cosa bisogna fare.

  1. BIGLIETTI AEREI – PACCHETTO TURISTICO

Qualora le prestazioni derivanti da contratto di trasporto aereo (ferroviario, marittimo, nelle acque interne o terrestre, ai contratti di soggiorno) e da contratti aventi ad oggetto i pacchetti turistici non siano rese a causa degli effetti derivanti dallo stato di emergenza epidemiologica, la controprestazione già ricevuta (il prezzo pagato) può essere restituita mediante un voucher di pari importo e valido per un periodo di diciotto mesi dalla sua emissione[1].  Lo precisano i commi 11 e 12 dell’art. 88-bis del Decreto Cura Italia[2], così come modificato dall’art. 182 del Decreto Rilancio[3].

Nelle ipotesi appena descritte ricorre la sopravvenuta impossibilità della prestazione dovuta ex art. 1463 c.c., anche se il richiamo operato dall’articolo è solo parziale. Allorché i voucher non vengano impiegati nel periodo di diciotto mesi nella prenotazione di altri servizi, della medesima compagnia aerea o di altro operatore appartenente allo stesso gruppo societario, è previsto il rimborso monetario dell’importo versato. Detto termine si riduce a dodici mesi con riferimento ai soli voucher emessi in relazione contratti di trasporto aereo (ferroviario,  marittimo,  nelle  acque interne o terrestre).

La soluzione adottata dal governo è stata ampiamente criticata in quanto ingiusta ed incompatibile con alcuni disposizioni interne e comunitarie vigenti. La norma emergenziale, nel prevedere la sola possibilità del voucher, sembra disattendere il contenuto dell’art. 1463 c.c. in base al quale nei contratti con prestazioni corrispettive la parte liberata per la sopravvenuta impossibilità della prestazione dovuta non può chiedere la controprestazione e deve restituire quella che abbia già ricevuta[4]. Pertanto, l’impostazione della normativa emergenziale appare poco conforme ai veri interessi di una delle due parti, in questo caso il consumatore che non solo non si vede restituire quanto già pagato ma si ritrova a dover eseguire ulteriori prestazioni.

Ancora, la normativa emergenziale sembrerebbe incompatibile con il Regolamento UE 261/2004 che istituisce regole comuni in materia di compensazione ed assistenza ai passeggeri in caso di negato imbarco, di cancellazione del volo o di ritardo prolungato. Riguardo all’ipotesi di cancellazione di un volo, l’articolo 5 del presente regolamento dispone che ai passeggeri interessati è offerta la scelta tra rimborso del prezzo pieno del biglietto o un altro volo. Dunque, è evidente che tale regolamento non prevede alcuna imposizione di un voucher ma al contrario intuisce una facoltà al passeggero di poter scegliere tra due soluzioni differenti, tra cui il rimborso del prezzo pagato[5].

In materia di pacchetto turistico, le disposizioni anti Covid sembrerebbero contrastanti con la Direttiva UE 2015/2302/UE relativa ai pacchetti turistici e ai servizi turistici collegati. L’art.12, c.2 della presente Direttiva dispone che il viaggiatore ha diritto di risolvere il contratto di pacchetto turistico prima dell’inizio del pacchetto senza corrispondere spese di risoluzione in caso di circostanze inevitabili e straordinarie[6] verificatesi nel luogo di destinazione o nelle sue immediate vicinanze e che hanno un’incidenza sostanziale sull’esecuzione del pacchetto (…). In caso di risoluzione del contratto di pacchetto turistico quindi il viaggiatore ha diritto al rimborso integrale dei pagamenti effettuati per il pacchetto, ma non invece a un indennizzo supplementare. La Direttiva richiamata ha come obiettivo massimo quello dell’armonizzazione dei diritti nazionali[7] con la conseguenza che neppure una legislazione di emergenza emanata da uno Stato Membro può derogare alle sue disposizioni, a maggior ragione se a discapito dei consumatori!

L’incompatibilità si manifesterebbe, inoltre, con riferimento al Codice del turismo, che recepisce la Direttiva 2008/122/UE: all’art. 41 del presente documento vengono richiamati i casi di impossibilità a effettuare i viaggi causati da emergenza sanitaria e si prevede il diritto del consumatore a un rimborso senza penalità.

La situazione appena descritta apre un importante dibattito in materia di contrasto tra normativa interna e normativa comunitaria. Nell’ipotesi narrata, sia la Corte di Giustizia che la Corte Costituzione (sentenza 18 giugno 84, n. 70) hanno chiarito che in caso di contrasto, il giudice italiano deve “disapplicare” la norma interna e “applicare” la norma regolamentare (anche se la normativa interna è successiva). Il principio della prevalenza è altresì formalmente stabilito all’art. 117 c. 1 della Costituzione che recita che “La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione (…) e dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario…”. Sebbene la normativa italiana emergenziale si ponga in palese contrasto con la normativa comunitaria,  il comma 13 dell’art. 88-bis del Decreto Cura Italia e successive modifiche, cambia l’operatività del principio della prevalenza in quanto prevede che “le disposizioni del presente articolo  costituiscono  norme di applicazione necessaria (…)”, ovvero norme che in considerazione del loro oggetto e del loro scopo devono essere necessariamente applicate, avendo come obiettivo quello di preservare l’armonia dell’ordinamento giuridico interno.

-Il caso AliItalia e Volotea: L’imposizione del voucher come conseguenza alla cancellazione di un volo non esclude che la compagnia aerea possa decidere di agire in modo più favorevole nei confronti del consumatore. Questo è quanto successo per le compagnie aeree AliItalia e Volotea. A inizio luglio 2020 veniva pubblicato sul sito dell’Agcm comunicazione in merito all’apertura di procedimenti nei confronti delle due compagnie per pratiche commerciali scorrette, tra cui la vendita di biglietti successivamente cancellati causa Covid, l’offerta di voucher in luogo del rimborso del biglietto già pagato e la mancanza di adeguata informazioni ai consumatori circa i loro diritti in caso di cancellazione del volo.  Alitalia e Volotea, a seguito dell’intervento dell’Autorità Garante, hanno provveduto al cambiamento delle comunicazioni allora inviate ai passeggeri e hanno previsto la possibilità di chiedere il rimborso mediante una procedura automatica e con tempi celeri (in teoria!)[8].

 

  1. BIGLIETTO CONCERTO CANCELLATO

In ragione dell’attuale crisi emergenziale, l’acquirente di biglietti per spettacoli, musei e altri luoghi di cultura, qualora la manifestazione venga cancellata, ha la possibilità di chiedere, entro 30 giorni dall’entrata in vigore della normativa emergenziale di riferimento[9], un voucher di pari valore a quello indicato sul biglietto e valido per diciotto mesi dalla sua emissione. Lo precisa l’art. 88 del Decreto Cura Italia, così come modificati dall’art. 183 c. 11 del Decreto Rilancio.In tale senso giova ricordare che molte manifestazioni cancellate sono state riprogrammate: i biglietti già acquistati rimangono quindi validi per le nuove date, salvo la possibilità dell’acquirenti di chiedere il voucher, entro i termini indicati, e successivamente utilizzarlo per altre manifestazioni o chiedere il relativo rimborso. Alla scadenza del periodo di validità del voucher, quando la  prestazione  dell’artista  originariamente  programmata  sia annullata[10] l’organizzatore deve provvedere al rimborso della somma versata all’acquirente. In caso invece  di  cancellazione  definitiva  del concerto, l’organizzatore deve provvedere  immediatamente  al  rimborso della somma versata. Il voucher rimane pertanto presupposto essenziale per il rimborso del prezzo del biglietto in tutte le situazioni descritte.  Anche l’art. 88 appare incompatibile con la normativa interna esistente. In primo luogo essa contrasta con l’art. 1463 c.c., per il quale si rimanda al medesimo ragionamento operato poco prima. Ancora, le condizioni generali di acquisto dei titoli di ingresso a concerti e manifestazioni hanno spesso clausole che consentono la restituzione di quanto pagato e non già il corrispettivo in voucher. Dalla lettura delle condizioni generali di acquisto di TicketOne, si evince un articolo che legittima il diritto alla restituzione di quanto pagato nell’ipotesi di annullamento del concerto, l’art. 15.3, il quale recita che TicketOne potrà in ogni momento annullare, su richiesta (…) delle autorità preposte alla tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica (…) un Titolo di Ingresso già emesso o un ordine di acquisto relativo a un Titolo di Ingresso già effettuato. In tal caso, il Cliente avrà diritto al rimborso (…)”. La normativa emergenziale sembrerebbe quindi aver derogato a una pattuizione tra le parti imponendo al consumatore oneri più severi rispetto al contratto stesso, contrastando altresì con l’art. 2 della Costituzione sul dover di solidarietà. Sul tema, nella giornata di sabato 24 ottobre 2020 è stato firmato il nuovo Dpcm con nuove misure per fronteggiare l’aumento di contagi da Covid-19[11]. Come noto, a inizio luglio i concerti e gli eventi in teatri erano ripartiti (anche se con particolari limitazioni per il numero di spettatori). Tuttavia, le nuove misure impongono ancora uno stop per ogni forma di spettacolo dal vivo e colpiscono nuovamente il settore della cultura, già ampiamente devastato dall’inizio della crisi emergenziale.

  1. CONCLUSIONE

La catena della normativa emergenziale offre risposte rapide a problemi imprevedibili e straordinari, tuttavia essa è anche molto confusionale: una serie di atti che si susseguono in un breve periodo di tempo e che sembrano non essere totalmente compatibili con le disposizioni normative interne e comunitarie. Ci si domanda fino a che punto la normativa emergenziale può “derogare” a fondamentali pilastri del nostro ordinamento giuridico.

[1] Per l’emissione del voucher non viene richiesta alcuna forma di accettazione da parte del destinatario

[2] D.l. 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27

[3] D.L 19 maggio 2020, n. 34 e Legge di conversione 17 luglio 2020, n. 77

[4] Quanto detto in base alle norme relative alla ripetizione dell’indebito oggettivo riferimento principalmente all’art. 2033 codice civile

[5] Nell’ipotesi che qui si studia, giova evidenziare che il vettore aereo operativo non è tuttavia tenuto a pagare una compensazione pecuniaria se riesce a dimostrare che la cancellazione del volo è dovuta a circostanze eccezionali che non si sarebbero comunque potute evitare anche se fossero state adottate tutte le misure del caso

[6] Il considerando 31 della Direttiva ci aiuta a comprendere il significato dell’espressione circostanze inevitabili e straordinarie: “Dovrebbero inoltre avere il diritto di risolvere il contratto di pacchetto turistico senza corrispondere spese di risoluzione qualora circostanze inevitabili e straordinarie abbiano un’incidenza sostanziale sull’esecuzione del pacchetto. Ciò può riguardare ad esempio conflitti armati, altri gravi problemi di sicurezza quali terrorismo, rischi significativi per la salute umana quali il focolaio di una grave malattia nel luogo di destinazione del viaggio o calamità naturali come inondazioni, terremoti o condizioni meteorologiche che impediscono di viaggiare in modo sicuro verso la destinazione come stabilito nel contratto di pacchetto turistico”.

[7] Cfr. art. 4 della Direttiva

[8] Uguali procedimenti sono stati aperti a fine settembre 2020 anche nei confronti di Blue Panorama, Easyjet, Ryanair e Vueling

[9] In ottemperanza al decreto legge 19 maggio 2020 n. 34 convertito con modificazioni dalla legge 17 luglio 2020 n. 77

[10] Senza previsione di rinvio a una data compresa nel periodo di validità del voucher

[11] Data di entrata in vigore il 26 ottobre 2020

A cura della dott.ssa Melissa Trevisan  Trainee Lawyer
Studio Mainini & Associati