FATTURAZIONE ELETTRONICA:come muoversi

Come organizzarsi per tempo alla fatturazione elettronica? 


Coloro che fra i propri clienti hanno Enti della Pubblica Amministrazione,
già conoscono gli adempimenti connessi alla fatturazione elettronica (essendo in quei casi già obbligatoria dal 2015), ma la Legge n.205/2017 ha stabilito l’estensione di tale modalità anche alla fatturazione verso tutti i clienti italiani dotati o meno di partita IVA (fanno infatti eccezione le sole fatture verso clienti esteri) con un impatto generalizzato e profondo nelle procedure amministrative.
L’obbligo decorre dal 1 gennaio 2019, tuttavia questa circolare non è prematura poiché le implicazioni tecniche, gestionali ed organizzative sono molteplici e complesse, quindi vanno affrontate per tempo al fine di prevenire problemi per le vostre aziende.
Riepiloghiamo i punti fondamentali di questa importante novità. 

Quando scatta l’obbligo della fatturazione elettronica?
L’obbligo scatta con il 01 gennaio 2019. Per quanto riguarda l’obbligo per le cessioni di carburante per autotrazione (con la scomparsa della scheda carburante) previsto il 01 luglio 2018, è in corso di emanazione un decreto legge del governo che prorogherà di 6 mesi la partenza di questa novità, spostandone l’obbligo al 1° gennaio 2019. Nel frattempo sarà possibile continuare ad utilizzare la scheda carburante.
Resta invariato invece l’obbligo del 01 luglio 2018 per i subappaltatori di contratti con Enti Pubblici (l’obbligo si ferma al primo subappaltatore e non si estende agli eventuali subappaltatori di quest’ultimo).
Cos’è una fattura elettronica?
· La fattura elettronica di cui parliamo non è una fattura che viene inviata o trasmessa al Cliente in formato PDF o JPG, bensì una fattura emessa ed inviata in formato XML, un tracciato ministeriale standardizzato; 
· Necessita di un apposito software per la compilazione;
· Deve essere firmata digitalmente, quindi bisogna disporre di una smart card con apposito lettore o di una business key;
· La trasmissione delle fatture elettroniche avviene attraverso la piattaforma Web della Agenzia delle Entrate SDI (sistema di interscambio), un gestore della Pubblica Amministrazione che riceve le fatture dalle aziende emittenti, effettua un controllo tecnico-formale e le invia ai rispettivi destinatari.
· La trasmissione può avvenire sia ad opera del soggetto obbligato all’emissione, sia per il tramite di un intermediario. I soggetti passivi (anche tramite intermediari) possono comunicare all’Agenzia, mediante apposito servizio di registrazione, l’indirizzo telematico presso il quale intendono ricevere i documenti elettronici. Esso è costituito da una PEC o da un “codice destinatario”.
· Le fatture elettroniche devono essere conservate con modalità informatiche stabilite per legge per dieci anni (da ricordare l’apposizione delle marche temporali) o in house o in outsourcing mediante operatori autorizzati, in modo da garantirne la validità legale nel tempo.
Le fatture tradizionali, cioè quelle cartacee o in formato digitale (pdf, word, Excel, ecc.), stampate su carta intestata e secondo un layout di proprio gradimento, potranno continuare ad essere utilizzate, ma solo al fine di dare avviso ai propri clienti dell’avvenuta emissione della fattura elettronica, che sarà l’unico formato ad avere valore legale.
Chi sono i soggetti obbligati alla emissione della fattura elettronica?
Sono obbligati alla emissione della fattura elettronica tutti i soggetti IVA (imprese e liberi professionisti) operanti sul territorio nazionale e con riferimento ad operazioni svolte nei confronti di imprese e liberi professionisti (settore B2B) e nei confronti di privati consumatori (B2C).
Chi è escluso dall’obbligo della emissione della fattura elettronica?
Non obbligati alla emissione della fattura elettronica sono tutti gli imprenditori ed i liberi professionisti che adottano un regime speciale (minimi, forfetari ecc.) e gli agricoltori in regime di esonero (volume d’affari max. 7.000,00 Euro). 
Cosa si deve fare?
Occorre sin da subito analizzare i propri flussi operativi attuali per la produzione delle fatture cartacee, valutare la disponibilità delle risorse tecniche necessarie e quindi organizzare il nuovo assetto. In pratica prima di tutto bisognerà:
· Quantificare il numero di fatture emesse nell’anno;
· Verificare la disponibilità di un adeguato computer, di un software per l’emissione delle fatture in formato xml e di una ottima connessione internet;
· Verificare la funzionalità del proprio indirizzo PEC;
· Ottenere un dispositivo di firma elettronica (se ancora non se ne dispone).
In alternativa all’utilizzo dell’indirizzo PEC, per ricevere ed inviare la fatture elettroniche attraverso la piattaforma SDI è possibile utilizzare un codice di identificazione.(modalità consigliata)
Se utilizzate un software per la fatturazione sarete già stati sicuramente contattati dal produttore per gli opportuni aggiornamenti.
In caso contrario il nostro Studio da sempre si affida ad un software specifico dedicato alle esigenze degli studi commercialisti, il quale produce anche gestionali per aziende e fra questi i moduli di fatturazione che, oltre ad essere naturalmente integrati con il ns. software, sono in grado di fornire tutte le utilità sopra riportate, offrendo inoltre una formazione iniziale per gli operatori e un’assistenza online continuativa. Tale software viene fornito tramite cloud senza bisogno di installazioni presso l’azienda, provvedendo direttamente ai backup, agli aggiornamenti tecnici e
normativi ed alla conservazione sostitutiva.
Come funzionerà l’invio delle fatture elettroniche con il software del nostro studio?
Sarà sufficiente inviare le Vostre fatture in formato XML attraverso il portale a vostra disposizione (un unico file per tutte le fatture emesse), il sistema provvederà in automatico, attraverso il nostro Provider di servizi (IntegraSDI di Datev) ad inviare le fatture ai Vostri clienti attraverso la piattaforma SDI.
Come funzionerà la ricezione della fatture di acquisto dai vostri fornitori ?
Anche la fatture dei Vs. fornitori verranno messe a vostra disposizione sul portale a voi dedicato, e sarete avvisati dell’arrivo di una nuova fattura tramite e-mail. Attraverso Internet o una App sul Vs. telefonino sarete in grado di accettare o rifiutare la fattura. Le fatture accettate saranno a ns.
disposizione sul portale per la contabilizzazione.
Per i Clienti che emettono poche fatture, che non dispongono di un supporto amministrativo interno o semplicemente che non si trovano a proprio agio con i sistemi informatici, si può valutare la possibilità di continuare a consegnare allo studio i documenti cartacei e delegare allo stesso l’intero nuovo flusso operativo. Ciò da una parte obbligherà necessariamente i Clienti alla consegna dei documenti allo Studio contestualmente all’emissione, mentre dall’altra comporterà un
maggiore impegno per lo Studio a causa della ricezione ed emissione delle fatture elettroniche in modalità frammentata e non programmabile, nonché per lo svolgimento delle varie fasi dei flussi
successivi e per la responsabilità connessa alla conservazione sostitutiva.
Rappresentazione grafica del flusso con il software dello studio:
Rimaniamo naturalmente a disposizione per un confronto individuale in modo da valutare insieme la migliore soluzione. Ci permettiamo di suggerirvi di giungere ad una decisione in tempi brevi in modo
da programmare con tranquillità le attività da porre in essere, la formazione del rispettivo personale e l’introduzione dei nuovi flussi operativi.
 Il previsto 1 gennaio 2019 è già un termine prorogato di un anno, tale normativa infatti doveva entrare in vigore il 1 gennaio 2018.

#Accapparramento della Clientela

202/14 R.G. RD n. 139/17

CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio Nazionale Forense, riunito in seduta pubblica, nella sua sede presso il Ministero

della Giustizia, in Roma, presenti i Signori:

– Avv. Francesco LOGRIECO                                                     Presidente f.f.

– Avv. Maria MASI                                                                           Segretario f.f.

– Avv. Giuseppe PICCHIONI                                                      Componente

– Avv. Giuseppe Gaetano IACONA                                                “

– Avv. Fausto AMADEI                                                                         “

– Avv. Francesco CAIA                                                                        “

– Avv. Davide CALABRO’                                                                    “

– Avv. Antonio DE MICHELE                                                              “

– Avv. Lucio Del PAGGIO                                                                    “

– Avv. Angelo ESPOSITO                                                                    “

– Avv. Antonino GAZIANO                                                                  “

– Avv. Anna LOSURDO                                                                       “

– Avv. Enrico MERLI                                                                             “

– Avv. Carlo ORLANDO                                                                       “

– Avv. Michele SALAZAR                                                                    “

– Avv. Salvatore SICA                                                                          “

– Avv. Priamo SIOTTO                                                                          “

– Avv. Vito VANNUCCI                                                                        “

con l’intervento del rappresentante il P.G. presso la Corte di Cassazione nella persona del Sostituto Procuratore Generale dott. Francesco Mauro Iacoviello ha emesso la seguente

SENTENZA

sul ricorso presentato dall’ avv. [RICORRENTE], nato a [OMISSIS] il [OMISSIS] Codice fiscale: [OMISSIS], avverso la decisione in data 16/7/12, con la quale il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Venezia gli infliggeva la sanzione disciplinare della censura; Il ricorrente, avv. [RICORRENTE] è comparso personalmente;

Per il Consiglio dell’Ordine, regolarmente citato, nessuno è presente;

Udita la relazione del Consigliere avv. Francesco Logrieco;

Inteso il P.G., il quale ha concluso chiedendo il parziale accoglimento del ricorso limitatamente alla riduzione della sanzione;

Inteso il ricorrente, il quale ha concluso chiedendo l’accoglimento del ricorso o, in subordine, la riduzione della sanzione all’avvertimento;

FATTO

Con ricorso depositato il 01/02/2013 nella segreteria del Consiglio dell’Ordine di Venezia, l’avv. [RICORRENTE] impugnava la decisione pronunziata nel procedimento disciplinare n. 47/2011 il 16/7/2012, depositata il 10/12/2012, notificata il 17/01/2013, che lo aveva ritenuto responsabile limitatamente all’illecito disciplinare contestatogli nel primo capoverso del capo di incolpazione ed applicato la sanzione della censura, prosciogliendolo invece in relazione alla condotta descritta nel secondo capoverso dello stesso capo di incolpazione.

Il procedimento disciplinare prende le mosse da un esposto pervenuto al Consiglio territoriale di Venezia dal Sindaco del Comune di [OMISSIS].

In particolare, in data 01.07.2010, l’avvocato [RICORRENTE] inoltrava a mezzo fax una comunicazione al Comune di [OMISSIS] con la quale si dichiarava disponibile ad assumere la difesa dell’Ente qualora avesse deliberato di costituirsi parte civile nel procedimento penale per disastro ambientale aggravato (ex art. 487, comma 2, c.p.) attivato dalla Procura della Repubblica di Venezia, a carico delle società [OMISSIS] srl e [OMISSIS] snc. L’avv. [RICORRENTE] nella missiva anzidetta rappresentava, altresì, di essere un avvocato penalista “qualificato in materia”, elencando in nota alcuni procedimenti penale nei quali difendeva altri Comuni, e con riferimento agli onorari si dichiarava “disponibile ad applicare i minimi tariffari”.

Vista la missiva, il Sindaco del Comune di [OMISSIS], nel riscontrarla, inviava in data 15.07.2010 all’avvocato [RICORRENTE], e per conoscenza al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Venezia, una lettera nella quale precisava che il Comune era già assistito da altro professionista e che trattandosi di atti processuali “non dovrebbero essere nella libera disponibilità di terzi estranei al processo”.

Il COA di Venezia, ricevuta la comunicazione del Sindaco, richiedeva chiarimenti dall’avvocato [RICORRENTE], ottenuti i quali riteneva che la vicenda fosse meritevole di approfondimento dibattimentale, per cui con delibera del 24.11.2011 apriva il procedimento disciplinare n. 47/2011, formulando il seguente capo di incolpazione: “violazione degli articoli 5, 9, 19 e 60 del Codice Deontologico Forense approvato dal Consiglio Nazionale Forense in data 17.04.1997 e dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Venezia in data 02.06.1997 e successive modificazioni ed integrazioni, in relazione all’art. 38 R.D.L. 27/11/1933 n. 1578, convertito con modificazioni nella legge 22.10.1934, perché:

– di propria iniziativa si proponeva con lettera 01/07/2010 come difensore del Comune di [OMISSIS], con il quale non aveva in precedenza intrattenuto alcun rapporto professionale, per la costituzione di parte civile in un processo pendente avanti la Procura

della Repubblica di Venezia n. 7434/2007 RGNR, rappresentando tale attività processuale come doverosa e, nel contempo, poco dispendiosa, per l’effetto dell’applicazione dei soli minimi tariffari;

– allegava alla lettera, senza cautela alcuna per assicurarne la riservatezza, il testo integrale della richiesta di rinvio a giudizio ancora prima della sottoscrizione del Sostituto Procuratore e, quindi, apparentemente proveniente da canali non istituzionali o, quanto meno, violando l’obbligo di segretezza, nell’ipotesi che il documento fosse provenuto dalla Provincia di Venezia.

In Venezia 01.07.2010.

In esito alla fase dibattimentale disciplinare, il COA procedente con la impugnata decisione proscioglieva l’avvocato [RICORRENTE] dall’addebito di cui all’art. 9 del Codice Deontologico Forense, descritto nel secondo capoverso del capo di incolpazione, ritenendo, al contrario, provati i fatti violativi delle disposizioni deontologiche di cui agli artt. 5, 19 e 60 descritti nel primo capoverso del capo di incolpazione, e per l’effetto applicava la sanzione della censura.

In particolare, il COA di Venezia riteneva che l’istruttoria dibattimentale avesse consentito di:

– escludere che l’avvocato [RICORRENTE] si fosse reso responsabile della violazione della disposizione deontologica di cui all’art. 9, avendo allegato alla lettera inviata al Comune di [OMISSIS] il testo integrale della richiesta di rinvio a giudizio ancora prima della sottoscrizione del Sostituto Procuratore, essendo ciò stato smentito come da prove documentali acquisite al fascicolo disciplinare;

– appurare che l’avvocato [RICORRENTE], per sua stessa ammissione per altro, si era proposto quale difensore al Comune di [OMISSIS] con ciò violando il dovere di decoro nell’esercizio della professione forense e il divieto di accaparramento di clientela.

Con il suindicato ricorso depositato il 01/02/2013 l’avv. [RICORRENTE] dopo essersi soffermato sullo svolgimento del procedimento davanti al Consiglio territoriale, ed esaminato sinteticamente la decisione impugnata, la censurava deducendo la insussistenza della rilevanza deontologica dei fatti, sotto il profilo oggettivo e soggettivo, non avendo lui inteso perseguire assolutamente l’intento di acquisire il Comune di [OMISSIS] come nuovo cliente, e dovendosi escludere la volontarietà della condotta addebitata.

All’odierna udienza, constatata la regolarità e la tempestività delle notifiche, il ricorrente concludeva come da separato verbale.

Il Procuratore generale concludeva chiedendo l’accoglimento parziale dell’impugnazione limitatamente all’attenuazione della sanzione applicata in quella dell’avvertimento.

DIRITTO

Il ricorso non è fondato, per cui deve essere respinto.

Con l’unica censura posta a fondamento del ricorso, l’avv. [RICORRENTE], in relazione all’art. 5 del Codice deontologico Forense, deduceva la insussistenza della violazione dei doveri di dignità, probità e decoro per avere lui proposto al Comune di [OMISSIS] di assumerne la difesa penale nel processo per disastro ambientale aggravato pendente davanti al GUP del Tribunale di Venezia, dimostrando al contrario tale comportamento uno specifico interesse etico, prima ancora che giuridico, di tutelare il bene giuridico dell’ambiente, senza aver inteso ledere la reputazione della classe forense né l’immagine della stessa. L’avv. [RICORRENTE], in relazione all’art. 19 del previgente Codice deontologico, deduceva la insussistenza della violazione del divieto di accaparramento di clientela, e ciò in ragione del significato complessivo della disposizione deontologica che, in qualche modo, si pone a baluardo del raggiungimento di fini di stretto utilitarismo individuale, ciò che non si riscontrava nel caso di specie, avendo lui inviato la comunicazione al Comune di [OMISSIS] solo ed esclusivamente per scongiurare che l’anzidetto Ente perdesse la possibilità, quale parte offesa, di costituirsi parte civile in un processo di così rilevante interesse sociale. Il ricorrente deduceva, infine l’assenza di volontarietà della commissione dell’illecito disciplinare.

La censura non appare meritevole di accoglimento in ogni sua articolazione, in quanto i fatti oggetto del capo di incolpazione risultano pienamente provati sulla base delle risultanze dibattimentali, di cui viene dato conto nella decisione impugnata in modo congruo e coerente.

Ed invero la lettera datata 1/7/2010 a firma dell’avv. [RICORRENTE] perseguiva sicuramente la finalità di offrire la prestazione professionale al Comune di [OMISSIS] in vista della probabile costituzione di parte civile dello stesso Ente nel procedimento penale pendente davanti al GUP del Tribunale di Venezia, udienza del 13/10/2010, nei confronti dei soci e/o coamministratori di alcune società ritenute responsabili di un grave disastro ambientale.

In tale direzione conduce il contenuto della suddetta lettera, laddove il [RICORRENTE] dopo avere informato l’Ente locale della pendenza del procedimento penale n. 7434/07 r.g.n.r. Procura della Repubblica di Venezia; della particolare gravità del reato ambientale contestato agli imputati, a causa dello sversamento di una notevole quantità di cromo e nichel sul suolo e nella falda acquifera; e della possibilità di formalizzare la costituzione di parte civile nei confronti degli imputati anche ai fini della citazione delle Società come responsabili civili; si dichiarava “Avvocato Penalista qualificato in materia”, indicando nella nota in calce alla lettera un elenco di incarichi professionali affidatigli da altri Enti per

questioni più o meno analoghe, ed offriva la propria prestazione professionale al Comune, dichiarandosi disponibile ad applicare i minimi tariffari.

Insomma, la lettera datata 1/7/2010 costituisce chiaramente un’offerta di prestazione professionale indirizzata al Comune di [OMISSIS], al fine di acquisire un nuovo rapporto di clientela, con modalità non conformi alla correttezza e decoro professionale, comportamento questo disciplinarmente rilevante in riferimento agli artt. 5 e 19 del previgente codice deontologico.

In verità l’affidamento dell’incarico nel suindicato procedimento penale era stato sollecitato dall’avv. [RICORRENTE] anche alla Provincia di [OMISSIS], come si evince dalla email datata 23/6/2010, allegata alla memoria difensiva depositata il 6/7/2012 nel procedimento disciplinare n. 47/2011. L’incolpato, infatti, dopo avere informato il dirigente dell’ufficio legale della Provincia di [OMISSIS] della pendenza del ridetto procedimento penale e della fissazione dell’udienza preliminare, concludeva testualmente: “Anche questa vicenda si configura come uno straordinario attentato all’ambiente e ritengo quindi che la Provincia debba intervenire. Fammi sapere se sei d’accordo e posso occuparmene (secondo i soliti accordi)”. Tale documento ancorchè non esaminato dal COA veneziano, dimostra ulteriormente che l’obiettivo perseguito dall’avv. [RICORRENTE] era di acquisire l’incarico defensionale, sia dalla Provincia di [OMISSIS], che era già suo cliente, sia dal Comune di [OMISSIS], con ciò acquisendo anche un nuovo rapporto di clientela.

In conclusione, l’attività istruttoria espletata dal Consiglio territoriale appare correttamente e congruamente motivata, in quanto la valutazione disciplinare è avvenuta non già solo ed esclusivamente sulla base delle dichiarazioni dell’esponente (cfr. lettera del Sindaco di [OMISSIS]), ma altresì dell’analisi delle risultanze documentali acquisite agli atti del procedimento, individuando e motivando la rilevanza deontologica del comportamento dello [RICORRENTE] in riferimento al previgente art. 19, canoni II, III, IV (cfr. CNF 12/3/2015 n. 27; CNF 24/11/2014 n. 162).

Anche per quanto riguarda l’ulteriore profilo della censura concernente la mancanza di volontarietà della condotta, la decisione impugnata non appare meritevole di riforma. Il COA, infatti, ha ravvisato la “volontarietà della condotta” nella circostanza che l’avv. [RICORRENTE] avesse consapevolmente redatto la lettera datata 1/7/2010 per offrire al Comune di [OMISSIS] la prestazione professionale nel ridetto procedimento penale, tanto è vero, ha sottolineato il Consiglio territoriale, “che nei successivi scritti l’ha difesa nel contenuto. In questo quadro non appaiono sussistenti i presupposti per invocare un istituto, quale quello della putatività, che non è comunque applicabile all’elemento volitivo”.

Occorre aggiungere soltanto che al fine di integrare l’illecito disciplinare sotto il profilo soggettivo è sufficiente l’elemento psicologico della suità della condotta inteso come volontà

consapevole dell’atto che si compie, giacché ai fini dell’imputabilità dell’infrazione disciplinare non è necessaria la consapevolezza dell’illegittimità dell’azione, dolo generico e specifico, essendo sufficiente la volontarietà con la quale l’atto deontologicamente scorretto è stato compiuto (CNF, sentenza 6/6/2017 n. 77)

Per quanto riguarda il trattamento sanzionatorio, occorre subito precisare che ai sensi dell’art. 3, co. 3 della legge n. 247/2012, il nuovo Codice Deontologico, approvato dal C.N.F. il 31 gennaio 2014, pubblicato il 16.10.2014 sulla G.U. n. 241 ed entrato in vigore il 16.12.2014, avrebbe dovuto per quanto possibile “…individuare tra le norme in esso contenute quelle che, rispondendo alla tipologia di un interesse pubblico al corretto esercizio della professione hanno rilevanza disciplinare. Tali norme, per quanto possibile, devono essere caratterizzate dall’osservanza del principio della tipizzazione della condotta e contenere l’espressa indicazione della sanzione applicabile”. Il Codice Deontologico vigente è stato quindi strutturato attribuendo ad ogni singola previsione una rilevanza disciplinare con l’indicazione della relativa sanzione, pur nella consapevolezza di non potere arrivare ad una completa tipizzazione per la variegata e potenzialmente illimitata casistica di tutti i comportamenti costituenti illecito disciplinare legati allo status anche privato dell’avvocato. Nel caso di specie vengono in rilievo l’art. 9 “Doveri di lealtà e correttezza verso i colleghi e le istituzioni forensi”e l’art. 19 “Doveri di probità, dignità, decoro ed indipendenza” del Codice deontologico forense (che contengono il riferimento ai doveri di probità, dignità e decoro già previsti dall’art.5 del codice previgente), e l’art. 37, commi 1-3­4-5 “Divieto di accaparramento della clientela” (che prescrive il divieto di qualsiasi comportamento finalizzato all’acquisizione di rapporti di clientela con modi non conformi alla correttezza ed al decoro, divieto già prescritto dall’art. 19 del previgente codice) che prevede come sanzione edittale base la censura.

L’art. 65, comma 5, della Legge n. 247/2012 prevede a sua volta che le norme del nuovo Codice Deontologico, nelle more entrato in vigore, si applicano ai procedimenti disciplinari in corso se più favorevoli per l’incolpato. Ne consegue la necessità di valutare la condotta costituente illecito disciplinare prima alla luce delle norme deontologiche così come previste dal Codice in vigore al tempo del compimento dell’illecito; successivamente, di valutare la medesima condotta alla luce del Nuovo Codice attualmente vigente, per poi applicare la norma che, in concreto, risulta più favorevole all’incolpato (C.N.F. 29/7/2016 n. 287, CNF 29/7/2916 n. 274, Cass. SS.UU. 29/7/2016 n. 15819).

La determinazione della sanzione deve avvenire, quindi, alla luce della disciplina sopravvenuta (cfr. Cass. Sez. Unite 16 febbraio 2015, n. 3023).

Tutto ciò premesso, valutati gli elementi tutti acquisiti al procedimento, questo Consiglio ritiene equo confermare la sanzione della censura applicata dal COA di Venezia, che corrisponde alla sanzione base prevista dal vigente art. 37 ncdf.

P.Q.M.

visti gli artt. 50 e 54 del RDL 27/11/1933, n. 1578 e gli artt. 59 e segg. del RD 22/1/1934, n. 37,

Il Consiglio Nazionale Forense rigetta il ricorso proposto dall’avv. [RICORRENTE].

Dispone che in caso di riproduzione della presente sentenza in qualsiasi forma per finalità di informazione su riviste giuridiche, supporti elettronici o mediante reti di comunicazione elettronica sia omessa l’indicazione delle generalità e degli altri dati identificativi degli interessati riportati nella sentenza.

Così deciso in Roma nella Camera di Consiglio del 13 luglio 2017

IL SEGRETARIO f.f.                                                            IL PRESIDENTE f.f.

    f.to Avv. Maria Masi                                                     f.to Avv. Francesco Logrieco

Depositata presso la Segreteria del Consiglio nazionale forense, oggi 10 ottobre 2017

LA CONSIGLIERA SEGRETARIA f.to Avv. Rosa Capria

 

GDPR obbligo anche per #federazioni e società sportive

Le Federazioni e le società sportive sono state sottoposte a numerosi adempimenti da mettere in atto per allinearsi alle nuove disposizioni. È evidente come la questione sia stata presa sottogamba soprattutto dai titolari del trattamento dei dati personali.

Anche  il settore sportivo dilettantistico nonne è esente. Vista l’assenza di remunerazione per gli atleti, si è stati portati a pensare, erroneamente, che le norme del GDPR non avessero applicabilità in questo settore.

Nell’incertezza alcune Società o enti pubblici o privati hanno preferito munirsi della figura del DPO. Il DPO è, in sostanza, il responsabile della protezione dei dati personali. Anche se le Federazioni dovessero essere legalmente inquadrate come soggetti privati, la scelta di nominare comunque un DPO è legata all’enorme mole di dati sensibili che vengono trattati e che riguardano non solo gli atleti, ma tutti i tesserati in generale. Si tratta dunque di una scelta legata al rispetto del tanto sbandierato principio di responsabilità. In base allo stesso principio, è fortemente consigliato tenere un registro dei trattamenti, anche se non espressamente previsto dal regolamento in questi casi.

Molto spesso i dati personali dei medesimi soggetti, sono trattati i dati per scopi diversi e con differenti modalità. Il loro rapporto pertanto, pur prevedendo diverse fasi di collaborazione, ha alla base la netta distinzione di ruoli e funzioni. Lo stesso rapporto tra federazioni e comitati regionali, nel calcio, può variare a seconda del fatto che i comitati rappresentino sedi decentrate della federazione o enti autonomi. Nel secondo caso, difatti, anche a loro si applicano le nuove normative introdotte dal GDPR.

NEWSLETTER&PRIVACY: la sentenza della Cassazione

Con la sentenza n. 17278 02.07.2018, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Garante della privacy, sanzionando i siti web che condizionano l’invio di notizie, di solito gratuite, alla prestazione di un generico consenso a ricevere “informazioni promozionali”. Viene riconosciuta la violazione della privacy del consumatore essendogli impedito di sapere preventivamente a cosa sta acconsentendo.

Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 11 maggio – 2 luglio 2018, n. 17278

Il caso deciso dalla Cassazione spiega meglio di qualsiasi altro esempio cosa l’editore non può fare. In sostanza, una società titolare di un sito internet «offriva per il tramite di un portale un servizio di newsletter su tematiche legate alla finanza, al fisco, al diritto, al lavoro» e «per accedere alla newsletter era richiesto l’inserimento, da parte dell’utente, del proprio indirizzo email e, in calce al form di raccolta dati, era presente una casella di spunta con cui il contraente poteva esprimere il proprio consenso al trattamento dei dati personali», ma – ecco il dettaglio decisivo – «inviando la richiesta di iscrizione senza che vi sia contezza che l’interessato l’abbia consultata». In definitiva, per essere “specifico”, il consenso deve essere riferito «ad un trattamento chiaramente individuato, il che comporta la necessità, almeno, dell’indicazione dei settori merceologici o dei servizi cui i messaggi pubblicitari saranno riferiti». Per accedere alla newsletter era richiesto l’inserimento, da parte dell’utente, del proprio indirizzo email e, in calce al form di raccolta dati, era presente una casella di spunta con cui il contraente poteva esprimere il proprio consenso al trattamento dei dati personali», ma – ecco il dettaglio decisivo – «inviando la richiesta di iscrizione senza validare la casella del consenso non era possibile accedere al servizio e appariva il messaggio “è richiesta la selezione della casella”», e, in aggiunta, «non era evidenziato direttamente dalla pagina in cosa consistesse il trattamento dei dati personali e quali effetti producesse» in concreto

IMU

Soggetti obbligati al pagamento dell’IMU: situazioni particolari

“…in vista della scadenza del 18 giugno, chiariamo quali sono i soggetti obbligati al pagamento dell’IMU, con particolare focus su alcune situazioni particolari quali cittadini italiani residenti all’estero, eredi, diritto di abitazione del coniuge superstite e diritto di abitazione del coniuge separato, contratto preliminare di compravendita ed espropriazione…”

#PRIVACY CLIENTI- Documento informativo articolo 13 Reg. UE 2016/679- #GDPR – Informativa per trattamento di dati personali raccolti presso l’interessato

 

 

Nel rispetto di quanto previsto dal Reg. UE 2016/679 (Regolamento Europeo per la protezione dei dati personali) Le forniamo le dovute informazioni in ordine al trattamento dei dati personali forniti. Si tratta di un’informativa che è resa ai sensi dell’art. 13 della Reg. UE 2016/679 (Regolamento Europeo per la protezione dei dati personali)
Dati personali trattabili: «dato personale»: qualsiasi informazione riguardante una persona fisica identificata o identificabile («interessato»); si considera identificabile la persona fisica che può essere identificata, direttamente o
indirettamente, con particolare riferimento a un identificativo come il nome, un numero di identificazione, dati relativi all’ubicazione, un identificativo online o a uno o più elementi caratteristici della sua identità fisica, fisiologica, genetica, psichica, economica, culturale o sociale; (C26, C27, C30)
Dati particolari trattabili: dati personali che rivelino l’origine razziale o etnica, le opinioni politiche, le convinzioni religioseo filosofiche, o l’appartenenza sindacale, nonché trattare dati genetici, dati biometrici intesi a identificare in modo univoco una persona fisica, dati relativi alla salute o alla vita sessuale o all’orientamento sessuale della persona.
Dati personali relativi a condanne penali e reati: dati personali relativi alle condanne penali e ai reati o a connesse misure di sicurezza.
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I dati di natura personale forniti, saranno trattati nel rispetto delle condizioni di liceità ex art. 6 Reg. UE 2016/679, per le seguenti finalità:
• tenuta delle scritture contabili necessarie al regime di contabilità cui Lei è soggetto;
• compilazione dei modelli di dichiarazione dei redditi, tasse, sostituti d’imposta, denuncia INAIL ed altre dichiarazioni fiscali in genere;
• elaborazione cedolini paga;
• compilazione di questionari e Studi di Settore;
• pagamento / preparazione dei documenti per il pagamento di imposte, tasse e altri diritti a qualsiasi titolo e con qualsiasi mezzo;
• compilazione di modelli relativi alla CCIAA, enti previdenziali ed assistenziali, Albi e Ruoli in genere;
• compilazione di moduli ed istanze relativi al rilascio o rinnovo di autorizzazioni amministrative e licenze rilasciate da qualsiasi autorità;
• compilazione e pagamento di deleghe F24 ed altri moduli di versamento in genere;
• pratiche relative a Contenzioso Tributario o a procedimenti ante Contenzioso;
• trasmissione di circolari da parte dello Studio;
• ogni e qualsiasi altro adempimento necessario all’assolvimento del mandato di consulenza/incarico professionale conferito allo Studio;
• esecuzione degli obblighi in materia di antiriciclaggio previsti dalle vigenti normative (identificazione, verifica
della clientela, comunicazioni ai vari organi istituzionali etc..); procedure concorsuali.
BASE GIURIDICA
Le basi giuridiche delle finalità elencate sono il contratto ex art. 6 par.1 lett. b) GDPR (es. elaborazione buste paga, bilanci ecc.) e l’adempimento di un obbligo di legge ex art. 6 par. 1 lett. c) GDPR (es. inserimento nel registro antiriciclaggio).
4. DESTINATARI O CATEGORIE DI DESTINATARI DEI DATI
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-Studio Mainini & Associati; – soggetti che forniscono servizi per la gestione del sistema informativo e delle reti di comunicazione (ivi compresa la posta elettronica); – studi o Società nell’ambito di rapporti di assistenza e consulenza; -autorità competenti per adempimenti di obblighi di legge e/o di disposizioni di organi pubblici, su richiesta; – in caso di
finalità amministrativo contabile, i dati potranno eventualmente essere trasmessi a società di informazione commerciale per la valutazione della solvibilità e delle abitudini di pagamento e/o a soggetti per finalità di recupero crediti; a seguito di ispezioni o di verifiche, i suoi dati potranno essere comunicati anche a all’Amministrazione Finanziaria, ad organi di Polizia
Tributaria, Guardia di Finanza, Ispettorato del Lavoro, ed in genere a tutti gli organi preposti a verifiche e controlli circa la regolarità degli adempimenti di cui alle finalità anzi indicate.
I soggetti appartenenti alle categorie suddette svolgono la funzione di Responsabile del trattamento dei dati, oppure operano in totale autonomia come distinti Titolari del trattamento. L’elenco dei Responsabili del trattamento è costantemente aggiornato e disponibile scrivendo a maininiconsulting@legalmail.it o presso la sede legale via Via Espinasse 28/30, Magenta (MI)
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Il trattamento sarà svolto in forma automatizzata e manuale, con modalità e strumenti volti a garantire la massima sicurezza e riservatezza, ad opera di soggetti di ciò appositamente incaricati.
Nel rispetto di quanto previsto dall’art. 5 comma 1 lett. e) del Reg. UE 2016/679 i dati personali raccolti verranno conservati in una forma che consenta l’identificazione degli interessati per un arco di tempo non superiore al conseguimento delle finalità per le quali i dati personali sono trattati. La conservazione dei dati di natura personale ha come criterio la durata del contratto e i 10 anni successivi al termine di questo. Per avere più informazioni sul criterio di conservazione, scrivere a maininiconsulting@legalmail.it
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Data di aggiornamento 17 maggio 2018
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Diritto all’#oblio e #diritto di #cronaca: le nuove regole della Cassazione

Il quadro giurisprudenziale nazionale ed europeo sul principio della riservatezza si apprende che il diritto all’oblio può subire una compressione, a favore dell’ugualmente fondamentale diritto di cronaca, solo in presenza dei seguenti presupposti:

  1. contributo arrecato dalla diffusione dell’immagine o della notizia ad un dibattito di interesse pubblico;
  2. interesse effettivo ed attuale alla diffusione dell’immagine o della notizia;
  3. elevato grado di notorietà del soggetto rappresentato, per la peculiare posizione rivestita nella vita pubblica del Paese;
  4. modalità impiegate per ottenere e dare l’informazione, che deve essere veritiera, diffusa in modo non eccedente lo scopo informativo, nell’interesse del pubblico, e scevra da insinuazioni o considerazioni personali;
  5. la preventiva informazione circa la pubblicazione o trasmissione della notizia o dell’immagine a distanza di tempo, in modo da consentire il diritto di replica prima della sua divulgazione al pubblico.

 Così Cassazione, Ordinanza n. 6919 del 20/03/2018:

[…] 3. Da tale quadro normativo – desumibile da un reticolo di norme nazionali (artt. 2 Cost., 10 cod. civ., 97 legge n. 633 del 1941) ed europee (artt. 8 e 10, comma 2 CEDU, 7 e 8 della Carta di Nizza) – e giurisprudenziale di riferimento deve, pertanto, inferirsi che il diritto fondamentale all’oblio può subire una compressione, a favore dell’ugualmente fondamentale diritto di cronaca, solo in presenza di specifici e determinati presupposti: 1) il contributo arrecato dalla diffusione dell’immagine o della notizia ad un dibattito di interesse pubblico; 2) l’interesse effettivo ed attuale alla diffusione dell’immagine o della notizia (per ragioni di giustizia, di polizia o di tutela dei diritti e delle libertà altrui, ovvero per scopi scientifici, didattici o culturali), da reputarsi mancante in caso di prevalenza di un interesse divulgativo o, peggio, meramente economico o commerciale del soggetto che diffonde la notizia o l’immagine; 3) l’elevato grado di notorietà del soggetto rappresentato, per la peculiare posizione rivestita nella vita pubblica e, segnatamente, nella realtà economica o politica del Paese; 4) le modalità impiegate per ottenere e nel dare l’informazione, che deve essere veritiera (poiché attinta da fonti affidabili, e con un diligente lavoro di ricerca), diffusa con modalità non eccedenti lo scopo informativo, nell’interesse del pubblico, e scevra da insinuazioni o considerazioni personali, sì da evidenziare un esclusivo interesse oggettivo alla nuova diffusione; 5) la preventiva informazione circa la pubblicazione o trasmissione della notizia o dell’immagine a distanza di tempo, in modo da consentire all’interessato il diritto di replica prima della sua divulgazione al grande pubblico. In assenza di tali presupposti, la pubblicazione di una informazione concernente una persona determinata, a distanza di tempo da fatti ed avvenimenti che la riguardano, non può che integrare, pertanto, la violazione del fondamentale diritto all’oblio, come configurato dalle disposizioni normative e dai principi giurisprudenziali su esposti […] 

Fonte: www.cortedicassazione.it

Spese Universitarie- detrazioni

Il Ministero dell’Istruzione ha pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 17 marzo 2018 il decreto che fissa le soglie di spesa per l’università pubblica e privata che i contribuenti, per il 2017, devono utilizzare per il proprio modello 730/2018 o modello Redditi 2018. Ecco un riepilogo delle novità.
Gli importi fissati dal Miur rappresentano, come noto, la spesa massima detraibile riconosciuta per tasse e contributi di iscrizione versati dai contribuenti per la frequenza di corsi di laurea, laurea magistrale e laurea magistrale a ciclo unico delle Università non statali ovvero per la partecipazione a corsi di dottorato, di specializzazione e a master universitari di primo e secondo livello.
Analogamente a quanto previsto lo scorso anno, gli importi oggetto di detrazione sono modulati a seconda dell’area disciplinare di afferenza e della zona geografica in cui ha sede l’Ateneo.
Si ricorda che il decreto in esame è adottato poiché l’articolo 15, comma 1, lettera e) del Tuir prevede espressamente che ai contribuenti compete la detrazione Irpef del 19% delle spese sostenute “per la frequenza di corsi di istruzione universitaria presso università statali e non statali,
in misura non superiore, per le università non statali, a quella stabilita annualmente per ciascuna facoltà con decreto del ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca (Miur) da emanare entro il 31 dicembre, tenendo conto degli importi medi delle tasse e contributi dovuti alle università
statali e considerando la disciplina e dell’area geografica”.
Di seguito si propone la tabella che indica i limiti di spesa ammessa all’agevolazione sopra ricordata:

 

Sono stati confermati, inoltre, i limiti di detrazione anche per i corsi post-laurea.
Da ultimo si ricorda che per il calcolo della detrazione, come previsto dal provvedimento, agli importi sopra esposti deve essere aggiunta anche la tassa regionale per il diritto allo studio.

Spese scolastiche fino al liceo – detrazioni

Visto che abbiamo trattato nella circolare precedente delle spese universitarie in questa ci occuperemo delle spese scolastiche per studenti non universitari.
La Legge 107/2015 che all’art.1 c.151 lett. a) modifica l’art. 15 c.1 del TUIR, ha consentito la detrazione del 19%, oltre che delle spese sostenute per la frequenza alle scuole secondarie, anche delle spese sostenute per la frequenza alle scuole dell’infanzia del primo ciclo d’istruzione, sia pubbliche che private.
OSSERVA
– il primo ciclo comprende la scuola materna, la scuola primaria, della durata di cinque anni (c.d. scuola elementare) e la scuola secondaria di primo grado (c.d. scuola media);
– il secondo ciclo riguarda la scuola secondaria di secondo grado (c.d. scuola superiore).
La detrazione spetta anche in caso di iscrizione ai corsi presso i Conservatori di Musica e gli Istituti musicali pareggiati, in base all’ordinamento antecedente il DPR n. 212 del 2005.
Quali spese detrarre
Tra le spese sostenute, rientrano in detrazione, in quanto connesse alla frequenza scolastica:
· le tasse di iscrizione e di frequenza;
· i contributi obbligatori;
· i contributi volontari;
· le erogazioni liberali deliberate dagli istituti scolastici o dai loro organi e sostenuti per la frequenza scolastica.
Nella Circolare 7/E/2017 dell’Agenzia delle Entrate viene fatta una vera e propria distinzione tra quello che è considerato contributo volontario e quella che è l’erogazione liberale erogata agli istituti scolastici, detraibile con il codice 12, con quanto invece viene inteso per erogazione liberale finalizzata all’innovazione tecnologica, all’edilizia scolastica e all’ampliamento
dell’offerta formativa, detraibile, ai sensi dell’art. 15, comma 1, lett. i-octies) del TUIR, con il codice 31.
Rientrano tra le spese detraibili con il codice 12 (contributi volontari ed erogazioni liberali deliberate dagli istituti) le spese sostenute per:
· la mensa scolastica;
· i servizi scolastici integrativi quali l’assistenza al pasto e il pre e post scuola, anche se reso dal Comune;
· le gite scolastiche;
· l’assicurazione della scuola;
· ogni altro contributo scolastico finalizzato all’ampliamento dell’offerta formativa deliberato dagli organi d’istituto (corsi di lingua, teatro, ecc., svolti anche al di fuori dell’orario scolastico e senza obbligo di frequenza).
La detrazione non spetta per le spese relative all’acquisto di materiale di cancelleria e di testi scolastici e per il servizio di trasporto scolastico.
Quanto detrarre e quale documentazione è necessaria?
Per l’anno d’imposta 2017 la detrazione massima spettante per ogni figlio fiscalmente a carico è pari a euro 717,00.
Per le spese relative alla mensa scolastica va presentata (e conservata) la ricevuta del bollettino postale o del bonifico bancario intestata al soggetto destinatario del pagamento – scuola, Comune o altro – che deve riportare nella causale l’indicazione del servizio mensa, la scuola di frequenza e il
nome e cognome dell’alunno.
Il contribuente deve inoltre esibire e conservare le ricevute o le quietanze di pagamento recanti gli importi sostenuti a tale titolo nel corso del periodo d’imposta.
Nel caso in cui sia previsto il pagamento in contanti o con altre modalità(diverse da quelle sopra indicate) o nel caso di acquisto di buoni mensa in formato cartaceo o elettronico, la spesa potrà essere documentata mediante attestazione, rilasciata dal soggetto che ha ricevuto il pagamento o dalla scuola, che certifichi l’ammontare della spesa sostenuta nell’anno e i dati
dell’alunno / studente.
Per le spese relative a gite scolastiche, corsi di lingua, di teatro, assicurazione della scuola e altri contributi scolastici finalizzati all’ampliamento dell’offerta formativa va presentata (e conservata) la ricevuta o la quietanza di pagamento contente gli importi sostenuti nel corso dell’anno d’imposta e i dati dell’alunno – studente.
Se il pagamento è stato effettuato nei confronti di soggetti terzi il documento comprovante la spesa consiste nell’attestazione dell’istituto scolastico, dalla quale risulti anche la delibera di approvazione e i dati dell’alunno / studente. Visto che abbiamo trattato nella circolare precedente delle spese universitarie in questa ci occuperemo delle spese scolastiche per studenti non universitari.
La Legge 107/2015 che all’art.1 c.151 lett. a) modifica l’art. 15 c.1 del TUIR, ha consentito la detrazione del 19%, oltre che delle spese sostenute per la frequenza alle scuole secondarie, anche delle spese sostenute per la frequenza alle scuole dell’infanzia del primo ciclo d’istruzione, sia pubbliche che private.
OSSERVA
– il primo ciclo comprende la scuola materna, la scuola primaria, della durata di cinque anni (c.d. scuola elementare) e la scuola secondaria di primo grado (c.d. scuola media);
– il secondo ciclo riguarda la scuola secondaria di secondo grado (c.d. scuola superiore).
La detrazione spetta anche in caso di iscrizione ai corsi presso i Conservatori di Musica e gli Istituti musicali pareggiati, in base all’ordinamento antecedente il DPR n. 212 del 2005.
Quali spese detrarre
Tra le spese sostenute, rientrano in detrazione, in quanto connesse alla frequenza scolastica:
· le tasse di iscrizione e di frequenza;
· i contributi obbligatori;
· i contributi volontari;
· le erogazioni liberali deliberate dagli istituti scolastici o dai loro organi e sostenuti per la frequenza scolastica.
Nella Circolare 7/E/2017 dell’Agenzia delle Entrate viene fatta una vera e propria distinzione tra quello che è considerato contributo volontario e quella che è l’erogazione liberale erogata agli istituti scolastici, detraibile con il codice 12, con quanto invece viene inteso per erogazione liberale finalizzata all’innovazione tecnologica, all’edilizia scolastica e all’ampliamento
dell’offerta formativa, detraibile, ai sensi dell’art. 15, comma 1, lett. i-octies) del TUIR, con il codice 31.
Rientrano tra le spese detraibili con il codice 12 (contributi volontari ed erogazioni liberali deliberate dagli istituti) le spese sostenute per:
· la mensa scolastica;
· i servizi scolastici integrativi quali l’assistenza al pasto e il pre e post scuola, anche se reso dal Comune;
· le gite scolastiche;
· l’assicurazione della scuola;
· ogni altro contributo scolastico finalizzato all’ampliamento dell’offerta formativa deliberato dagli organi d’istituto (corsi di lingua, teatro, ecc., svolti anche al di fuori dell’orario scolastico e senza obbligo di frequenza).
La detrazione non spetta per le spese relative all’acquisto di materiale di cancelleria e di testi  scolastici e per il servizio di trasporto scolastico.
Quanto detrarre e quale documentazione è necessaria?
Per l’anno d’imposta 2017 la detrazione massima spettante per ogni figlio fiscalmente a carico è pari a euro 717,00.
Per le spese relative alla mensa scolastica va presentata (e conservata) la ricevuta del bollettino postale o del bonifico bancario intestata al soggetto destinatario del pagamento – scuola, Comune o altro – che deve riportare nella causale l’indicazione del servizio mensa, la scuola di frequenza e il
nome e cognome dell’alunno.
Il contribuente deve inoltre esibire e conservare le ricevute o le quietanze di pagamento recanti gli importi sostenuti a tale titolo nel corso del periodo d’imposta.
Nel caso in cui sia previsto il pagamento in contanti o con altre modalità(diverse da quelle sopra indicate) o nel caso di acquisto di buoni mensa in formato cartaceo o elettronico, la spesa potrà essere documentata mediante attestazione, rilasciata dal soggetto che ha ricevuto il pagamento o dalla scuola, che certifichi l’ammontare della spesa sostenuta nell’anno e i dati
dell’alunno / studente.
Per le spese relative a gite scolastiche, corsi di lingua, di teatro, assicurazione della scuola
e altri contributi scolastici finalizzati all’ampliamento dell’offerta formativa va presentata (e conservata) la ricevuta o la quietanza di pagamento contente gli importi sostenuti nel corso dell’anno d’imposta e i dati dell’alunno / studente.
Se il pagamento è stato effettuato nei confronti di soggetti terzi il documento comprovante la spesa consiste nell’attestazione dell’istituto scolastico, dalla quale risulti anche la delibera di approvazione e i dati dell’alunno / studente.

Contributi previdenziali ed assistenziali: istruzioni per la deducibilità

Nel liquidare le imposte, in sede di Dichiarazione dei Redditi, occorre tener in considerazione, al fine di beneficiare degli “sconti” riconosciuti dall’Agenzia delle Entrate anche degli oneri deducibili. Gli Oneri deducibili vengono dedotti dal reddito complessivamente prodotto dal contribuente per determinare il reddito imponibile sul quale applicare le imposte. I contributi previdenziali ed assistenziali rientrano tra gli oneri deducibili ai fini della determinazione del reddito imponibile IRPEF. Quali sono gli oneri previdenziali e assistenziali che possono essere dedotti dal reddito? Quali sono i soggetti a cui compete la detrazione?
Premessa.
I contributi previdenziali ed assistenziali sono spese che vengono sostenute durante l’anno e che permettono di avere un risparmio di imposta sia nel caso di soggetti che dovranno compilare il modello 730 sia per coloro che compileranno il modello Redditi. Nello specifico, per il modello 730 si tratta della compilazione del quadro E (rigo E21) mentre nel caso del modello Redditi si tratterà del quadro RP (rigo RP21).
Va specificato che, nel caso di contribuenti che aderiscono al c.d. ‘Regime dei Minimi o Forfettario’ tale importo va riportato all’interno del riquadro LM al fine della deduzione dal reddito complessivo. Reddito complessivo meno Oneri deducibili uguale Reddito Imponibile.

Quali sono gli oneri previdenziali e assistenziali.
L’articolo 10 del TIUR disciplina gli oneri deducibili ai fini IRPEF ed identifica, per quanto riguarda i contributi previdenziali ed assistenziali obbligatori o versati facoltativamente, due maxi aree, ovvero:
– quelli versati in ottemperanza a disposizioni di legge, cioè quelli il cui omesso
versamento comporta l’applicazione di sanzioni da parte dell’ente pensionistico di appartenenza;
– quelli versati facoltativamente alla gestione della forma pensionistica obbligatoria di appartenenza, in particolare per riscatti, prosecuzione volontaria del versamento dei contributi, ricongiunzione di periodi assicurativi maturati presso altre gestioni previdenziali obbligatorie.
Andiamo adesso a vedere, nello specifico, quali sono gli oneri previdenziali ed assistenziali che possono essere dedotti dal reddito:
· i contributi previdenziali e assistenziali obbligatori per legge, cioè i contributi dovuti alla propria cassa di previdenza quali, ad esempio, i contributi versati all’INPS da artigiani e commercianti, i contributi versati all’ENASARCO dagli agenti e rappresentanti, i contributi versati alle rispettive Casse di previdenza dai professionisti, e quelli versati per il riscatto di laurea;
· i contributi per pensioni integrative, cioè destinati a forme di previdenza complementare (sono contributi versati ad un fondo pensione che integrerà la pensione ordinaria), nel limite di 5.164,47 euro;
· le spese mediche e di assistenza specifica per persone con disabilità (in caso di degenza presso un istituto, è deducibile la quota di spese, solitamente certificata dall’istituto stesso, relativa alle spese mediche e paramediche);
· i contributi previdenziali e assistenziali versati per voi e per badanti, colf, donne di servizio, baby sitter e assimilate limitatamente alla parte effettivamente rimasta a vostro carico.
A chi compete la deduzione.
È opportuno, inoltre, specificare che i soggetti a cui compete la deduzione sono coloro che sostengono la spesa anche nel caso in cui la spesa venga effettuata per familiari a carico. Inoltre, ciò che si evince dall’elenco appena letto è che saranno deducibili sia gli oneri imposti dalla legge sia quelli che vengono sostenuti volontariamente.

In merito alla deducibilità dei contributi versati, l’art. 8 comma 5 del D.Lgs n. 252 del 5 dicembre 2005 stabilisce che sono deducibili i contributi versati alle forme pensionistiche complementari nell’interesse dei familiari fiscalmente a carico per la quota da questi ultimi non dedotta, fermo restando il limite massimo di deducibilità previsto, pari a 5.164,57 euro. Ne consegue che la parte di contributi che non può essere dedotta dal soggetto a carico, potrà essere portata in deduzione dal contribuente (cui quel soggetto risulta a carico). Nel caso di contribuenti che ricorrono al modello Redditi, va specificato che andrà fatto riferimento ai dati che verranno loro forniti dall’ente previdenziale a cui appartengono, mentre, nel caso dei contribuenti che ricorrono al modello 730, la procedura sarà molto più immediata grazie alla possibilità di attingere ai dati che l’Agenzia delle entrate utilizza per la creazione dei modelli precompilati.
ATTENZIONE
La deduzione compete esclusivamente per il periodo di imposta nel quale l’onere stesso, in tutto o in parte, viene sostenuto. Pertanto sono ammessi al beneficio fiscale soltanto gli oneri effettivamente pagati nel periodo di imposta per il quale viene chiesta la deduzione.

Ufficio Amministrazione e contabili.