Crediti d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro e per la sanificazione

PREMESSA
Gli artt. 120 e 125 del DL 19.5.2020 n. 34 (c.d. “Rilancio”) hanno introdotto, rispettivamente:
· un credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro al fine di far rispettare le prescrizioni sanitarie e le misure di contenimento contro la diffusione del virus COVID-19;
· un credito d’imposta per la sanificazione degli ambienti e degli strumenti utilizzati, nonché per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale e di altri dispositivi atti a garantire la salute dei lavoratori e degli utenti.
Con il provv. Agenzia delle Entrate 10.7.2020 n. 259854 sono stati definiti:
· i criteri e le modalità di applicazione e fruizione dei suddetti crediti d’imposta;
· le modalità per la comunicazione dell’opzione per la cessione di tali crediti ai sensi dell’art. 122 del DL 34/2020.
Con la circ. Agenzia delle Entrate 10.7.2020 n. 20 sono stati forniti i primi chiarimenti in merito a tali agevolazioni.

1. CREDITO D’IMPOSTA PER L’ADEGUAMENTO DEGLI AMBIENTI DI LAVORO
L’art. 120 del DL 34/2020 riconosce un credito d’imposta per gli interventi legati all’adeguamento degli ambienti di lavoro per la riapertura dei pubblici esercizi.
SOGGETTI BENEFICIARI
L’agevolazione spetta:
· ai soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione in luoghi aperti al pubblico (es. bar, ristoranti,
alberghi, teatri, cinema e musei);
· alle associazioni, alle fondazioni e agli altri enti privati.
Possono beneficiare del credito d’imposta anche i soggetti in regime forfetario e le imprese agricole.

AMBITO OGGETTIVO
Il credito d’imposta è riconosciuto in relazione agli interventi necessari per far rispettare le prescrizioni sanitarie e le misure di contenimento contro la diffusione del virus COVID-19.
Tra gli interventi agevolati sono compresi quelli edilizi necessari per:
· il rifacimento di spogliatoi e mense;
· la realizzazione di spazi medici, ingressi e spazi comuni;
· l’acquisto di arredi di sicurezza.

Tali interventi devono essere stati prescritti da disposizioni normative o previsti dalle linee guida per le riaperture delle attività elaborate da amministrazioni centrali, enti territoriali e locali, associazioni di categoria
e Ordini professionali.
L’agevolazione spetta altresì in relazione agli investimenti necessari di carattere innovativo, quali lo sviluppo
o l’acquisto di strumenti e tecnologie necessarie allo svolgimento dell’attività lavorativa e per l’acquisto di apparecchiature per il controllo della temperatura dei dipendenti e degli utenti.
Rientrano nell’agevolazione anche i programmi software, i sistemi di videoconferenza, quelli per la
sicurezza della connessione, nonché gli investimenti necessari per consentire lo svolgimento dell’attività
lavorativa in smart working.

AMBITO TEMPORALE
Il credito per l’adeguamento degli ambienti di lavoro spetta per le spese sostenute dall’1.1.2020 al 31.12.2020.
Ai fini dell’imputazione delle spese:
· per gli esercenti arti e professioni rileva il principio di cassa, vale a dire la data di effettivo pagamento (ad esempio, un intervento ammissibile iniziato a giugno 2020, con pagamenti effettuati sia nel 2020 che nel 2021, consentirà la fruizione del credito d’imposta solo con riferimento ai pagamenti effettuati nel 2020);
· per le imprese individuali e le società rileva il principio di competenza (quindi, rilevano le spese da imputare al periodo d’imposta in corso al 31.12.2020, indipendentemente dalla data di avvio degli interventi cui le spese si riferiscono e indipendentemente dalla data dei pagamenti).

MISURA DEL CREDITO D’IMPOSTA
Il credito d’imposta è riconosciuto in misura pari al 60% delle suddette spese sostenute nel 2020, per un massimo di spese pari a 80.000,00 euro.
Il credito massimo spettante è quindi pari a 48.000,00 euro.
Il calcolo del credito va effettuato sulla spesa agevolabile al netto dell’IVA, ove dovuta.

COMUNICAZIONE DELLE SPESE
Al fine di beneficiare del credito per l’adeguamento degli ambienti di lavoro, occorre presentare all’Agenzia delle Entrate un’apposita comunicazione delle spese ammissibili:
· dal 20.7.2020 al 30.11.2021;
· in via telematica, mediante i canali dell’Agenzia delle Entrate o tramite il servizio web disponibile nell’area riservata dell’Agenzia delle Entrate;
· direttamente dal beneficiario o tramite un intermediario abilitato;
· utilizzando l’apposito modello.
Nel modello di comunicazione dovranno essere indicate le spese agevolabili:
· sostenute dall’1.1.2020 fino al termine del mese precedente la data di sottoscrizione della comunicazione;
· nonché quelle che si prevede di sostenere successivamente, fino al 31.12.2020 (questa indicazione non deve essere fornita qualora la sottoscrizione del modello avvenga nel 2021).

MODALITÀ DI UTILIZZO DEL CREDITO D’IMPOSTA
Il credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro, fermo restando il sostenimento delle spese,
può essere:
· utilizzato nell’anno 2021, esclusivamente in compensazione mediante il modello F24, che deve essere presentato tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate, pena il rifiuto dell’ope-razione di versamento;
· ceduto, anche parzialmente, ad altri soggetti, compresi istituti di credito o altri intermediari finanziari.
In caso di utilizzo diretto, il credito può essere utilizzato in compensazione nel modello F24:
· dal giorno lavorativo successivo alla corretta ricezione, da parte dell’Agenzia delle Entrate, della relativa comunicazione;
· in ogni caso, a decorrere dall’1.1.2021 e non oltre il 31.12.2021.
In alternativa, il credito d’imposta può essere ceduto, entro il 31.12.2021, ad altri soggetti.
La comunicazione della cessione del credito va effettuata:
· dall’1.10.2020, ovvero, se la comunicazione delle spese è inviata successivamente al 30.9.2020, a decorrere dal giorno lavorativo successivo alla corretta ricezione, da parte dell’Agenzia delle Entrate, della comunicazione stessa;
· esclusivamente a cura del soggetto cedente;
· utilizzando esclusivamente le funzionalità rese disponibili nell’area riservata del sito Internet dell’Agenzia delle Entrate.
Il cessionario è tenuto a comunicare l’accettazione con le suddette modalità.
Dopo la comunicazione dell’accettazione, il cessionario può utilizzare il credito d’imposta con le stesse modalità con le quali sarebbe stato utilizzato dal cedente.

RILEVANZA FISCALE DELL’AGEVOLAZIONE
Per l’agevolazione in esame non viene disposta l’esclusione dalla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini dell’IRAP.

CUMULABILITÀ CON ALTRE AGEVOLAZIONI
Il credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro è cumulabile con altre agevolazioni per le medesime spese, comunque nel limite dei costi sostenuti.
L’agevolazione spetta nel rispetto dei limiti e delle condizioni previsti dal Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato.

2. CREDITO D’IMPOSTA PER LA SANIFICAZIONE E L’ACQUISTO DI DISPOSITIVI DI PROTEZIONE SOGGETTI BENEFICIARI
Possono beneficiare dell’agevolazione:
· i soggetti esercenti attività d’impresa;
· gli esercenti arti e professioni;
· gli enti non commerciali.
Possono beneficiare del credito d’imposta anche i soggetti in regime forfetario e le imprese agricole.

AMBITO OGGETTIVO
Sono agevolabili le spese sostenute nell’anno 2020 relative:
· alla sanificazione degli ambienti nei quali è esercitata l’attività lavorativa e istituzionale e degli strumenti utilizzati nell’ambito di tali attività;
· all’acquisto di dispositivi di protezione individuale, quali, ad esempio, mascherine (chirurgiche, FFP2 e FFP3), guanti, visiere e occhiali protettivi, tute di protezione e calzari, che siano conformi ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla normativa europea;
· all’acquisto di prodotti detergenti e disinfettanti;
· all’acquisto di dispositivi di sicurezza diversi da quelli di protezione individuale, quali termometri, termoscanner, tappeti e vaschette decontaminanti e igienizzanti, che siano conformi ai requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla normativa europea, ivi incluse le eventuali spese di installazione;
· all’acquisto di dispositivi atti a garantire la distanza di sicurezza interpersonale, quali barriere e pannelli protettivi, ivi incluse le eventuali spese di installazione.
Con riferimento alle attività di sanificazione, l’Agenzia delle Entrate (circ. 10.7.2020 n. 20, § 2.2.1) ha tra l’altro chiarito che:
· deve trattarsi di attività finalizzate ad eliminare o ridurre a quantità non significative la presenza del virus COVID-19 che ha determinato l’emergenza epidemiologica; tale condizione risulta soddisfatta qualora
sia presente apposita certificazione redatta da operatori professionisti sulla base dei Protocolli di regolamentazione vigenti;
· con riferimento alle spese di sanificazione degli ambienti nei quali è esercitata in concreto l’attività lavorativa e istituzionale (ad esempio, sala d’attesa, sala riunioni, sala di rappresentanza), nonché alle spese di sanificazione degli strumenti utilizzati nell’ambito di tali attività, l’attività di sanificazione, in presenza di specifiche competenze già ordinariamente riconosciute, può essere svolta anche in economia dal soggetto beneficiario, avvalendosi di propri dipendenti o collaboratori, sempre che rispetti le indicazioni contenute nei Protocolli di regolamentazione vigenti, come attestato da documentazione
interna.

AMBITO TEMPORALE
Il credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione spetta per le spese sostenute dall’1.1.2020 al 31.12.2020.
Ai fini dell’imputazione delle spese:
· per gli esercenti arti e professioni rileva il principio di cassa, vale a dire la data di effettivo pagamento (ad esempio, un intervento ammissibile iniziato a giugno 2020, con pagamenti effettuati sia nel 2020 che nel 2021, consentirà la fruizione del credito d’imposta solo con riferimento ai pagamenti effettuati nel 2020);
· per le imprese individuali e le società rileva il principio di competenza (quindi, rilevano le spese da imputare al periodo d’imposta in corso al 31.12.2020, indipendentemente dalla data di avvio degli interventi cui le spese si riferiscono e indipendentemente dalla data dei pagamenti).

MISURA DEL CREDITO D’IMPOSTA
Il credito d’imposta “teorico” è riconosciuto:
· nella misura del 60% delle suddette spese sostenute nel 2020;
· fino ad un massimo di 60.000,00 euro per ciascun beneficiario.
Il calcolo del credito va effettuato sulla spesa agevolabile al netto dell’IVA, ove dovuta.
Al fine di rispettare il previsto limite di spesa, infatti, l’Agenzia delle Entrate definirà con un apposito provvedimento la quota percentuale del credito d’imposta effettivamente spettante in relazione ai soggetti richiedenti e alle risorse disponibili.

COMUNICAZIONE DELLE SPESE
Al fine di beneficiare del credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione, occorre presentare all’Agenzia delle Entrate un’apposita comunicazione delle spese ammissibili:
· dal 20.7.2020 al 7.9.2020;
· in via telematica, mediante i canali dell’Agenzia delle Entrate o tramite il servizio web disponibile nell’area riservata dell’Agenzia delle Entrate;
· direttamente dal beneficiario o tramite un intermediario abilitato;
· utilizzando l’apposito modello.
Nel modello di comunicazione dovranno essere indicate le spese agevolabili:
· sostenute dall’1.1.2020 fino al termine del mese precedente la data di sottoscrizione della comunicazione;
· nonché quelle che si prevede di sostenere successivamente, fino al 31.12.2020.

AMMONTARE MASSIMO DEL CREDITO D’IMPOSTA FRUIBILE
Al fine di garantire il rispetto del limite di spesa previsto, dopo aver ricevuto le comunicazioni delle spese ammissibili con l’indicazione del credito teorico, l’Agenzia delle Entrate determinerà la quota percentuale dei crediti effettivamente fruibili, in rapporto alle risorse disponibili.
La percentuale sarà ottenuta rapportando il limite complessivo di spesa all’ammontare complessivo dei crediti d’imposta richiesti.
Tale percentuale sarà quindi resa nota con provvedimento dell’Agenzia delle Entrate, da emanare entro
l’11.9.2020.

MODALITÀ DI UTILIZZO DEL CREDITO D’IMPOSTA
Il credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione, fermo restando il sostenimento delle spese, può essere:
· utilizzato direttamente, nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di sostenimento delle
spese o in compensazione nel modello F24;
· ceduto, anche parzialmente, ad altri soggetti, compresi istituti di credito o altri intermediari finanziari.
Il credito d’imposta può essere utilizzato in compensazione nel modello F24:
· a decorrere dal giorno lavorativo successivo alla pubblicazione del provvedimento dell’Agenzia delle
Entrate che definisce l’ammontare massimo del credito fruibile;
· presentando il modello F24 esclusivamente tramite i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate, pena il rifiuto dell’operazione di versamento.
Nel caso in cui l’importo del credito utilizzato in compensazione risulti superiore all’ammontare massimo definito dal provvedimento, anche tenendo conto di precedenti fruizioni, il relativo modello F24 è scartato.
In alternativa, il credito d’imposta può essere ceduto, entro il 31.12.2021, ad altri soggetti.
La comunicazione della cessione del credito va effettuata:
· a decorrere dal giorno lavorativo successivo alla pubblicazione del provvedimento dell’Agenzia delle
Entrate che definisce la percentuale del credito d’imposta;
· esclusivamente a cura del soggetto cedente;
· utilizzando esclusivamente le funzionalità rese disponibili nell’area riservata del sito Internet dell’Agenzia delle Entrate.
Il cessionario è tenuto a comunicare l’accettazione con le suddette modalità.
Dopo la comunicazione dell’accettazione, il cessionario può utilizzare il credito d’imposta con le stesse modalità con le quali sarebbe stato utilizzato dal cedente.

IRRILEVANZA FISCALE DELL’AGEVOLAZIONE
Il credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione non concorre alla formazione
del reddito ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini IRAP.
In sede di conversione in legge del DL 34/2020, è stato inoltre previsto che il credito d’imposta non rileva ai fini del:
· rapporto di deducibilità degli interessi passivi, di cui all’art. 61 del TUIR;
· rapporto di deducibilità dei componenti negativi, di cui all’art. 109 co. 5 del TUIR.

La clausola della “roulette russa” nei patti parasociali e negli statuti

Corte d’Appello di Roma, sezione II civile, specializzata in materia di impresa

Sentenza n. 782/2020 del 03/02/2020

 

Abstract

La sentenza in commento prende in analisi il recente e importante tema della validità della clausola della roulette russa nei patti parasociali e negli statuti; in altre parole, la clausola che permette di uscire da una situazione di stallo decisionale in una società. La validità di tale clausola è stata affermata per la prima volta in Italia con la sentenza n. 19708 del 19 ottobre 2017 dal Tribunale di Roma[1] nonché, successivamente, dalla massima n. 181 del Consiglio Notarile di Milano del 09 luglio 2019[2] che ha confermato la sua legittimità.

In una società caratterizzata dalla presenza di due soci detentori di partecipazioni paritetiche, vi è la probabilità che si verifichi un’ipotesi di stallo decisionale (o dead-lock) derivante da una situazione di disaccordo tra i soci in forza del quale l’attività della società si paralizza. Tale circostanza, se protratta nel tempo, può determinare lo scioglimento della società.

La clausola della roulette russa consente di porre rimedio a tale inconveniente mediante una riallocazione delle partecipazioni sociali all’interno della società prevedendo il potere di una parte di determinare il prezzo delle azioni e, all’altra, di scegliere tra la vendita o l’acquisto delle stesse.

La fattispecie de quo

Il giudizio coinvolgeva una S.r.l. (società X) e una S.p.A. (società Y). Quest’ultima, nel 2006, decideva di vendere alla prima il 50% delle azioni da essa possedute in una terza S.p.A. (società Z). A seguito di questa operazione, le prime due società diventavano titolari di partecipazioni paritetiche nella società Z.

All’epoca dei fatti, la società X e la società Y avevano sottoscritto un patto parasociale, volto ad assicurare un’efficiente governance della società Z. Il patto conteneva una clausola diretta a risolvere il rapporto sociale (la russian roulette clause) mediante l’uscita forzata di uno dei due partner e la conseguente assunzione dell’intero capitale sociale da parte dell’altro nelle ipotesi di stallo e, cioè, di inattività degli organi sociali o di mancato rinnovo del patto parasociale alla scadenza del quinquennio. Al verificarsi della situazione sopra descritta, la clausola prevedeva che il socio Y avrebbe dovuto determinare il prezzo del 50% del capitale sociale della società e che il socio X avrebbe dovuto scegliere se acquistare la partecipazione della società Y al prezzo da esso determinato oppure, in alternativa, se vendere la propria quota al medesimo prezzo a quest’ultimo. Il patto in questione non prevedeva alcun criterio che il socio, al quale spettava l’iniziativa, avrebbe dovuto seguire per la valutazione delle azioni.

Nel 2011 la società Y, dopo aver costatato che non era pervenuta manifestazione esplicita di rinnovo dei patti parasociali da parte della società X, aveva determinato il prezzo del 50% del capitale della società Z in 40 milioni di euro e aveva diffidato formalmente la società X a voler comunicare la propria intenzione di acquistare o cedere la propria partecipazione. Di contro, la società X citava in giudizio, dinanzi al Tribunale di Roma, la società Y allo scopo di sentir dichiarare la nullità della clausola della roulette russa e del relativo patto parasociale[3].

Con sentenza n. 19708/2017, il Tribunale di Roma dichiarava la clausola della roulette russa contenuta nel patto parasociale tra la società X e la società Y valida. La società X proponeva quindi appello dinanzi alla Corte di Appello di Roma.

La sentenza

La sentenza della corte territoriale statuiva la validità della clausola poiché diretta alla realizzazione di interessi meritevoli di tutela da parte dell’ordinamento giuridico. Infatti, “il conflitto insanabile tra i soci (ovvero il disinteresse di taluni di essi) conduce alla dissoluzione dell’impresa economica che porta, a sua volta, alla fase di liquidazione e di disinvestimento”. Come noto, i conflitti tra soci possono mettere a repentaglio il buon esito di un affare nonché l’andamento economico della società stessa: ecco quindi che si giustifica la ricerca, da parte dei soci, di soluzioni che siano idonee a sbloccare la situazione di stallo. Per tale ragione, la finalità di risolvere un blocco decisionale all’interno di una società appare meritevole di tutela da parte dell’ordinamento giuridico giacché consente, da una parte, di salvaguardare il progetto imprenditoriale e dall’altra di evitare i costi e le lungaggini della procedura di liquidazione della società stessa.

Parte appellante, tuttavia, sottoponeva a critica la sentenza gravata (sentenza n. 19708/17) ritenendo la clausola nulla per vizio dell’oggetto rimesso al mero arbitrio di una delle due parti. La Corte affermava invece che la clausola non potesse ritenersi nulla per vizio dell’oggetto in quanto esso non è rimesso al mero arbitrio di una delle due parti: di fatto, la circostanza seconda la quale è demandata al soggetto oblato di scegliere se vendere o cedere le proprie partecipazioni, consente di escludere una determinazione di tipo arbitraria. Inoltre, come osservato in precedenza, la clausola inserita all’interno del patto parasociale non imponeva al soggetto che viene demandata l’iniziativa di operare una disclosure dei criteri adottati per la determinazione del valore.

Sempre secondo la parte appellante, il Tribunale nella sentenza gravata avrebbe poi (erroneamente) affermato l’inesistenza, nel nostro ordinamento, di un principio generale di equa valorizzazione delle partecipazioni sociali avendo espressamente escluso l’estendibilità di suddetto principio, previsto invece per la clausola di drag along[4], alla clausola di roulette russa[5]. Sul punto, la Corte ha precisato che le due clausole assolvono a funzioni completamente diverse: la prima consente, al socio di maggioranza, di agevolare la cessione delle partecipazioni laddove il possibile acquirente non intenda effettuare l’investimento se non acquistando l’intero capitale sociale (si vuole quindi offrire una maggior garanzia di stabilità dell’investimento), la seconda invece consente di risolvere una situazione di stallo decisionale all’interno di una società. Per tali ragioni, la Corte esclude la nullità della clausola della roulette russa per assenza del meccanismo di equa valorizzazione delle partecipazioni.

Ancora, parte attrice sostiene che il Tribunale sarebbe caduto in errore anche laddove ha ritenuto che, qualora fosse previsto un principio volto a garantire l’equa valorizzazione delle partecipazioni[6], il parametro cui ancorare l’equità sarebbe il valore liquidatorio e non già quello richiamato dalla parte appellante a cui l’art. 2437-ter c.c (ovvero l’importo che si ricava dal recesso dalla società). Il Collegio ha evidenziato come il richiamo effettuato dalla parte attrice non appaia appropriato. Il ragionamento da compiersi è molto semplice: in assenza di una clausola in grado di porre rimedio all’ipotesi di stallo della gestione di una società si giungerebbe all’inevitabile scioglimento della stessa; per tale ragione, il parametro di riferimento a cui legare l’equità delle partecipazioni è l’importo che il socio avrebbe preso in sede di liquidazione e non già quello che avrebbe ricavato dal suo recesso della società. Ancora, le metodologie di valutazioni delle partecipazioni sono diverse e cambiano secondo il contesto: i criteri del recesso sono, infatti, “la consistenza patrimoniale della società”, “le sue prospettive reddituali”, nonché l’“eventuale valore di mercato delle azioni”, senza una gerarchia tra essi. Invece, in fase liquidatoria, vengono meno “le prospettive reddituali” della società con la conseguenza che adottare i criteri che il nostro legislatore ha stabilito per il recesso in questa fase – ovvero quando viene attivata la clausola della roulette russa – vorrebbe dire sovrapporre due fattispecie del tutto diverse e, in aggiunta, riconoscere al socio, nella fase di liquidazione, un valore che a questo non andrebbe riconosciuto.

Infine, in contrapposizione a quanto sostenuto da parte attrice, la roulette russian clause non implica la violazione del patto leonino (art. 2265 c.c.), in quanto non è idonea (tanto per la sua finalità quanto per la sua struttura) a escludere un socio della responsabilità della gestione o a consentire ad uno di essi di approfittarsi di una determinata situazione per escludere l’altro soggetto. Infatti, il patto leonino presuppone la previsione dell’esclusione totale e costante del socio dalla partecipazione al rischio d’impresa o dagli utili ovvero da entrambi (Cass., 21 febbraio 2000, n. 642). Nel caso concreto, la parte a cui viene attribuita la facoltà di assumere l’iniziativa di attivare la procedura non è libera di farlo in qualsiasi momento ma è vincolata al verificarsi di uno degli eventi indicati nella clausola stessa (la scadenza del patto parasociale o la situazione di incapacità decisionale delle società).

Per le ragioni esposte sopra, la Corte di Appello di Roma, con sentenza n. 782/2020 del 03/02/2020, rigettava il gravame e confermava la sentenza gravata.

Si conclude che la previsione della clausola di roulette russa all’interno di un patto parasociale o di uno statuto, è in grado di fornire un’adeguata risposta a una situazione di stallo gestionale, non altrimenti risolvibile, se non mediante l’inevitabile scioglimento della società. Essa garantisce una maggiore stabilità all’attività sociale e al progetto imprenditoriale nonché un efficace governance della società. con la conseguenza che adottare i criteri che il nostro legislatore ha stabilito per il recesso in questa fase – ovvero quando viene attivata la clausola della roulette russa – vorrebbe dire sovrapporre due fattispecie del tutto diverse e, in aggiunta, riconoscere al socio, nella fase di liquidazione, un valore che a questo non andrebbe riconosciuto.

Infine, in contrapposizione a quanto sostenuto da parte attrice, la roulette russian clause non implica la violazione del patto leonino (art. 2265 c.c.), in quanto non è idonea (tanto per la sua finalità quanto per la sua struttura) a escludere un socio della responsabilità della gestione o a consentire ad uno di essi di approfittarsi di una determinata situazione per escludere l’altro soggetto. Infatti, il patto leonino presuppone la previsione dell’esclusione totale e costante del socio dalla partecipazione al rischio d’impresa o dagli utili ovvero da entrambi (Cass., 21 febbraio 2000, n. 642). Nel caso concreto, la parte a cui viene attribuita la facoltà di assumere l’iniziativa di attivare la procedura non è libera di farlo in qualsiasi momento ma è vincolata al verificarsi di uno degli eventi indicati nella clausola stessa (la scadenza del patto parasociale o la situazione di incapacità decisionale delle società).

Per le ragioni esposte sopra, la Corte di Appello di Roma, con sentenza n. 782/2020 del 03/02/2020, rigettava il gravame e confermava la sentenza gravata.

Si conclude che la previsione della clausola di roulette russa all’interno di un patto parasociale o di uno statuto, è in grado di fornire un’adeguata risposta a una situazione di stallo gestionale, non altrimenti risolvibile, se non mediante l’inevitabile scioglimento della società. Essa garantisce una maggiore stabilità all’attività sociale e al progetto imprenditoriale nonché un efficace governance della società.

[1] Tribunale di Roma, Sezione specializzate in materia di Imprese, Terza sezione civile, Sentenza n. 19708/2017 del 19/10/2017. Documento disponibile a https://www.giurisprudenzadelleimprese.it/wordpress/wp-content/uploads/2017/11/20171019_RG42409-2014-2.pdf

[2] Con la massima n. 181 del 19 luglio 2019 del Consiglio Notarile di Milano, viene confermata la legittimità della clausola della roulette russa “tipicamente prevista in caso di suddivisione del capitale sociale tra due soli soci in misura paritetica o in presenza di due soci di controllo paritetico, che attribuisca ai soci – al ricorrere di determinate situazioni di stallo decisionale nell’organo amministrativo e/o in assemblea – la facoltà di attivare una procedura in forza della quale ciascun socio (o uno di essi, a seconda delle circostanze) ha diritto di determinare il prezzo per il trasferimento delle reciproche partecipazioni paritetiche, attribuendo così all’altro socio la scelta tra (i) vendere la propria partecipazione al socio che ha determinato il prezzo, oppure (ii) acquistare la partecipazione di quest’ultimo al medesimo prezzo”. Il Consiglio Notarile precisa che quanto contenuto nella massima in esame, deve porsi in esclusivo riferimento all’ipotesi in cui la clausola sia contenuta in uno statuto di una S.p.a. o di una S.r.l e non già in un patto parasociale ed inoltre che la clausola deve essere compatibile con il principio di equa valorizzazione della partecipazione dismessa. Per questa ragione si rende opportuno determinare in modo anticipato i criteri di determinazione del valore delle partecipazioni.

[3] Clausola “Russian roulette” per superare lo stallo societario, articolo pubblicato su Diritto 24, Il sole 24 ore. Documento disponibile a https://www.diritto24.ilsole24ore.com/art/dirittoCivile/2018-05-22/clausola-russian-roulette-superare-stallo-societario-110037.php

[4] Sostanzialmente, la clausola di drag along (o di co vendita e ancora di trascinamento) prevede il diritto al socio di maggioranza di vendere, unitamente alla propria partecipazione, anche quelle del socio di minoranza alle medesime condizioni ottenute nella propria contrattazione: l’obiettivo è di rafforzare la posizione del socio di maggioranza nella trattativa e garantire così una maggiore stabilità dell’investimento.

[5] Seconda la parte attrice, il principio di equa valorizzazione delle partecipazioni sarebbe estendibile in via analogica anche alla clausola della roulette russa.

[6] Ad esempio, come precisato nella massima n. 181 del Consiglio Notarile di Milano, quando la clausola della roulette russa viene inserita in uno statuto: in questo caso, essa deve essere compatibile con il principio di equa valorizzazione della partecipazione dismessa, per cui si rende opportuno determinare in modo anticipato i criteri di determinazione del valore delle partecipazioni.

A cura della dott.ssa Melissa Trevisan 
Trainee Lawyer
Studio Mainini & Associati

Contributo a fondo perduto: invio della domanda dal 15 giugno

Con il provvedimento n. 0230439 del 10 giugno 2020 l’Agenzia delle Entrate ha approvato il modello, con le relative istruzioni e specifiche tecniche, per la richiesta del contributo a fondo perduto ex art. 25 del decreto Rilancio (D.L. n. 34/2020), destinato al ristoro dei soggetti che abbiano subito un calo del fatturato in dipendenza delle misure adottate per fronteggiare l’emergenza epidemiologica.

Le domande potranno essere presentate dal 15 giugno e non oltre il 13 agosto 2020; se il soggetto richiedente è un erede che continua l’attività per conto del soggetto deceduto, le istanze potranno essere trasmesse dal 25 giugno al 24 agosto. La trasmissione delle istanze dovrà essere effettuata mediante i canali telematici dell’Agenzia delle Entrate ovvero mediante il servizio web disponibile nell’area riservata del portale “Fatture e Corrispettivi”. Solo se l’ammontare del contributo è superiore a 150.000 euro il modello deve essere firmato digitalmente dal richiedente ed essere inviato esclusivamente tramite posta elettronica certificata.

Nella compilazione della domanda dovrà essere posta la massima attenzione. Nel caso, infatti, in cui il contributo erogato è in tutto o in parte non spettante, oltre alla sanzione dal 100 al 200% di cui all’art. 13 comma 5 del D.Lgs. n. 471/1997, è applicabile anche l’art. 316-ter del codice penale, che prevede la pena della reclusione da 6 mesi a 3 anni (se la somma indebitamente percepita è pari o inferiore a 3.999,96 euro si applica soltanto la sanzione amministrativa da 5.164 a 25.822 euro; sanzione che non potrà comunque essere superiore al triplo del contributo erogato).

Quando inviare l’istanza

La richiesta potrà essere effettuata a partire dal 15 giugno 2020 e fino al termine del 13 agosto 2020. Nel caso in cui il richiedente sia un erede che continua l’attività per conto del soggetto deceduto, invece, i canali di invio delle domande saranno attivi dal 25 giugno e resteranno aperti fino al 24 agosto.

Nei medesimi termini è possibile presentare, in caso di errori, una nuova istanza in sostituzione di quella precedentemente trasmessa. L’ultima istanza trasmessa sostituisce tutte quelle precedentemente inviate per le quali non è stato già eseguito il mandato di pagamento del contributo.

È possibile, inoltre, presentare una rinuncia all’istanza precedentemente trasmessa, che potrà essere inviata anche oltre i termini indicati.

A seguito della presentazione del modello il contribuente riceverà una prima ricevuta che ne attesta la presa in carico, ai fini della successiva elaborazione, ovvero lo scarto a seguito dei controlli formali dei dati in essa contenuti.

Entro 7 giorni lavorativi dalla data della ricevuta di presa in carico sarà recapitata una seconda ricevuta che attesta l’accoglimento dell’istanza ai fini del pagamento ovvero lo scarto dell’istanza, con indicazione dei motivi del rigetto.

Come inviare l’istanza

L’invio del modello va effettuato mediante i canali telematici dell’Agenzia delle Entrate ovvero attraverso il servizio web disponibile nell’area riservata del portale “Fatture e Corrispettivi ”.

Nota bene

Nel solo caso in cui l’ammontare del contributo sia superiore a 150.000 euro, come indicato nel provvedimento (par. 3.2), il modello d’istanza deve essere firmato digitalmente dal soggetto richiedente ed essere inviato esclusivamente tramite PEC all’Agenzia delle Entrate.

Chi può richiedere il contributo a fondo perduto

Possono beneficiare del contributo i soggetti esercenti attività d’impresa e di lavoro autonomo (con esclusione dei professionisti ) e di reddito agrario, titolari di partita IVA che, nel 2019, abbiano conseguito un ammontare di ricavi o compensi non superiore a 5 milioni di euro e il cui ammontare di fatturato e dei corrispettivi nel mese di aprile 2020 sia inferiore ai due terzi dell’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del corrispondente mese del 2019.

La condizione relativa al calo del fatturato e dei corrispettivi non è richiesta per i soggetti che abbiano iniziato l’attività a partire dal 1° gennaio 2019 nonché per coloro che, alla data del 31 gennaio 2020, avevano il domicilio fiscale o la sede operativa nel territorio di comuni colpiti da altri eventi calamitosi (delibera del Consiglio dei Ministri 31 gennaio 2020).

Chi non può richiedere il contributo a fondo perduto

Al riguardo il provvedimento specifica che il contributo spetta ai soggetti che abbiano iniziato l’attività in data antecedente il 1° maggio 2020, escludendo di conseguenza coloro che abbiano aperto la partita IVA dopo il 30 aprile 2020 . Oltre ai professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria, con riferimento ai soggetti esclusi dal contributo, la norma menziona:

– i soggetti la cui attività risulti cessata alla data di presentazione dell’istanza;

– gli enti pubblici di cui all’art. 74 TUIR;

– i soggetti di cui all’art. 162-bis TUIR (intermediari finanziari e società di partecipazione);

– i contribuenti che hanno diritto alla percezione delle indennità previste dagli articoli 27 e 38 del D.L. 18/2020.

Come si calcola il contributo

Riguardo alle modalità di determinazione, il contributo è ottenuto applicando una percentuale alla differenza tra l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 e l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019.

Più precisamente l’entità del contributo spetta nella misura del:

– 20% per i soggetti con ricavi o compensi non superiori a 400 mila euro nel periodo d’imposta precedente a quello di entrata in vigore del D.L. n. 34/2020;

– 15% per i soggetti con ricavi o compensi superiori a 400 mila e fino a 1 milione di euro;

– 10% per i soggetti con ricavi o compensi superiori a 1 milione e fino a 5 milioni di euro.

Il contributo è in ogni caso riconosciuto per un importo non inferiore a 1.000 euro per le persone fisiche e a 2.000 euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche.

Come compilare l’istanza

Entrando nel merito delle modalità di compilazione del modello, esso si compone di due pagine. Oltre ai dati anagrafici del richiedente (codice fiscale, rappresentante firmatario dell’istanza), nella prima pagina occorre indicare i dati necessari ad attestare la sussistenza dei requisiti previsti per fruire del beneficio. Tali informazioni riguardano l’entità dei ricavi/compensi complessivi relativi al 2019 (ripartiti nelle tre soglie previste), l’importo complessivo del fatturato e dei corrispettivi riferiti alle operazioni effettuate nel mese di aprile 2019 e aprile 2020, nonché l’indicazione di eventuali situazioni specifiche (soggetti che abbiano iniziato l’attività dopo il 31 dicembre 2018 ovvero aventi domicilio o sede operativa nel territorio di comuni colpiti da eventi calamitosi).

Ai fini della compilazione dei campi riferiti all’ammontare del fatturato e dei corrispettivi devono essere considerate tutte le fatture attive (al netto dell’IVA) con data di effettuazione dell’operazione compresa tra il 1° e il 30 aprile, comprese le fatture differite emesse nel mese di maggio e relative a operazioni effettuate nel mese di aprile; occorre inoltre tenere conto delle note di variazione emesse ai sensi dell’art. 26 del D.P.R. n. 633/1972. Concorrono a formare l’ammontare del fatturato anche le cessioni di beni ammortizzabili.

Con riferimento alla soglia di ricavi/compensi (o del volume d’affari per i titolari di reddito agrario), le istruzioni specificano che i relativi importi non devono essere ragguagliati ad anno anche nel caso in cui l’attività non sia stata svolta per l’intero esercizio.

In caso il soggetto svolga più attività , il limite dei 5 milioni di euro per l’accesso al beneficio riguarda la somma dei ricavi/compensi riferiti a tutte le attività.

Per i soggetti titolari di reddito agrario e attività agricole connesse, persone fisiche, società semplici ed enti non commerciali , in luogo dell’ammontare dei ricavi occorre considerare l’ammontare del volume d’affari (campo VE50 del modello di dichiarazione IVA 2020). Qualora il dichiarante non sia tenuto alla presentazione della dichiarazione IVA, allora potrà essere considerato l’ammontare complessivo del fatturato del 2019.

Nell’ultima parte della prima pagina del modello, oltre alla sottoscrizione dell’istanza, occorre indicare il codice IBAN del conto corrente , intestato al soggetto richiedente, dove l’Agenzia delle Entrate accrediterà le somme spettanti nonché l’eventuale impegno alla presentazione se la domanda è presentata da un intermediario.

Autocertificazione antimafia

In conformità a quanto previsto dal comma 9 dell’art. 25 del decreto Rilancio, l’istanza contiene, alla seconda pagina, un apposito quadro (denominato A) per l’autocertificazione di regolarità antimafia che va compilata nel caso in cui l’ammontare del contributo sia superiore a 150.000 euro.

Si ricorda che in questo caso l’istanza deve essere firmata digitalmente dal richiedente e trasmessa esclusivamente tramite PEC.

A causa della rilevanza delle sanzioni e delle responsabilità anche penali in caso di dichiarazione di dati non corretti/veritieri, la pratica per la richiesta del contributo a fondo perduto può essere gestita dallo Studio con specifico mandato o, in alternativa, dal cliente in totale autonomia senza nessun controllo da parte dello Studio.

Lo Studio offre la possibilità di predisporre i conteggi, l’istanza telematica e l’invio della stessa.

Chi volesse conferire l’incarico allo Studio, Voglia gentilmente inviare a mezzo mail la richiesta di preventivazione che dovrà essere ritornata debitamente sottoscritta per accettazione.

SAVE WORKING _ IO RIAPRO SICURO – Bando Regione Lombardia

Questa misura mette a disposizione contributi a fondo perduto per interventi strutturali riguardanti la sicurezza sanitaria, con l’obiettivo di consentire l’adozione delle misure necessarie a garantire la ripresa dell’attività di impresa mantenendo in sicurezza lavoratori, fornitori e clienti. È finalizzata a sostenere le micro e piccole imprese lombarde che sono state oggetto di chiusura obbligatoria in conseguenza all’emergenza epidemiologica da Covid-19 o che hanno deciso di introdurre il lavoro agile per tutti i dipendenti, pur rientrando tra le attività consentite, e operano nei settori:

  • commercio al dettaglio
  • pubblici esercizi (bar e ristoranti),
  • artigianato
  • manifatturiero
  • edilizia
  • servizi
  • istruzione
  • sport

La dotazione finanziaria complessiva di “Safe Working” – io riapro sicuro ammonta a circa 19,1 milioni di euro e saranno ammissibili le spese sostenute a far data dal DPCM del 22 marzo 2020 riferite a:

  • macchinari per la sanificazione e disinfestazione degli ambienti aziendali
  • strumenti di aereazione
  • strumenti di igienizzazione per i clienti/utenti
  • interventi strutturali o temporanei nonché arredi necessari a garantire il rispetto delle misure di distanziamento sociale;
  • acquisto di prestazioni e/o strumenti relativi al monitoraggio e controllo dell’affollamento dei locali
  • acquisto di dispositivi di protezione individuale
  • acquisto di strumenti per la misurazione della temperatura corporea a distanza
  • sanificazione e disinfestazione degli ambienti aziendali
  • strumenti di comunicazione (segnaletica)
  • interventi formativi sulle prescrizioni e sui protocolli da adottare nell’esercizio dell’attività.

Il bando per richiedere i contributi con indicazione della data di apertura dello sportello per la presentazione delle domande verrà pubblicato il 20 maggio 2020.

LA DEFINIZIONE AGEVOLATA (la c.d. rottamazione-ter) PUO’ METTERE FINE ALLE PROCEDURE DI PIGNORAMENTO PRESSO TERZI?

L’articolo 3 del decreto-legge n.119 del 2018 (dal titolo” Disposizioni urgenti in materia fiscale e finanziaria”) ha introdotto la c.d. “rottamazione-ter”, ovvero la Definizione agevolata 2018: di fatto, essa può essere considerata come una vera e propria ipotesi di pace fiscale tra soggetti che vantano uno o più debiti con l’Agenzia delle entrate-Riscossione per il periodo dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2017.

Di recente la “rottamazione-ter” è stata oggetto di una risposta da parte dell’Agenzia delle Entrate (risposta n. 128) a seguito della presentazione di un’istanza di interpello avente ad oggetto le procedure di pignoramento presso terzi. Di seguito una breve descrizione del caso oggetto dell’interpello.

FATTI: Con due distinti atti di pignoramento presso terzi, l’Agente della riscossione ha azionato la procedura di pignoramento del credito vantato dall’istante nei confronti del soggetto terzo pignorato. Con riferimento ai debiti oggetto dei pignoramenti, l’istante ha aderito alla Definizione agevolata dei carichi affidati agli agenti di riscossione (rottamazione-ter). In data successiva, l’agente della riscossione ha emesso una comunicazione con la quale ha provveduto alla quantificazione dell’ammontare complessivo delle somme dovute ai fini della definizione e così l’importo delle rate. A seguito della comunicazione, l’istante ha pertanto provveduto al pagamento della prima e della seconda rata.

INTERPELLO: Sulla base di quanto descritto, l’istante chiede, mediante interpello, di saper se, in base al comma 13, lettera b), del citato articolo 3 (“il pagamento della prima o unica rata delle somme dovute a titolo di definizione determina l’estinzione delle procedure esecutive precedentemente avviate, salvo che non si sia tenuto il primo incanto con esito positivo“), possono dirsi estinte le procedure di pignoramento presso terzi a suo carico per effetto del pagamento della prima e della seconda rata di rottamazione e conseguente svincolo dalle somme dovute dal terzo pignorato.

LA RISPOSTA: In data 12 maggio 2020 l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato la risposta n. 128 con la quale ha precisato che “dalla presentazione della dichiarazione di adesione alla definizione agevolata di cui al comma 5 dell’articolo 3 del decreto-legge n. 119 del 2018, le procedure di pignoramento presso terzi precedentemente avviate non potevano proseguire e con il pagamento della prima rata dovuta a titolo di definizione le medesime si sono estinte, con conseguente svincolo delle somme dovute dal terzo pignorato, che possono rientrare, al loro pagamento, nella piena disponibilità dell’istante”. In altre parole, la dichiarazione di adesione alla definizione agevolata mette, di fatto, fine alle procedure esecutive precedentemente avviate, compreso il pignoramento presso terzi; inoltre, la procedura si considera estinta dal pagamento della prima rata relativa alla definizione “salvo che non si sia tenuto il primo incanto con esito positivo”.

 

Dott.ssa Melissa Trevisan

Trainee Lawyer

 

 

 

Il futuro immediato della Giustizia dopo l’12 maggio 2020

Gli effetti della crisi sanitaria determinata dalla pandemia COVID-19

Abbiamo in questi giorni appreso con una certa amarezza che tutte le udienze e tutti i termini processuali sono stati rinviati a data dell’11 maggio 2020. In questo drammatico momento lavorano solo i servizi essenziali, e noi non lavoriamo.

La conclusione del sillogismo è evidente: noi non siamo essenziali”, e ancora “Non potevamo organizzarci come nei supermercati? Tutti in coda, uno alla volta, con le mascherine, a distanza di sicurezza. E così come si compra il pane, si celebrano le udienze. Noi, evidentemente, una missione non l’abbiamo. La Giustizia non può fermarsi, i Tribunali non possono chiudere, non c’è Stato senza giurisdizione, non possiamo ammettere che restino aperti i tabaccai, i giornalai, le banche, le poste, i trasporti, e chiusi i palazzi di giustizia. Dobbiamo poter tornare a lavorare; dobbiamo poter ripartire[1].

Torino. I processi penale in Tribunale rinviati anche di un anno[2]: di fatto, un ulteriore rallentamento della “macchina della giustizia”, già perennemente in ritardo determinando un ulteriore indebolimento del principio sulla certezza della pena.

Mi riferisco invece alla gestione della amministrazione della giustizia e alla sua tragica situazione, pesantemente aggravata dalla stasi prolungata per alcuni mesi, salvo il compimento di pochi – troppo pochi? – atti urgenti. Con particolare riguardo al settore penale (…) l’abnorme numero dei processi pendenti graverà (…). La durata media dei processi penali in Italia, che si aggira intorno ai cinque anni, con punte di sette anni in alcuni importanti distretti giudiziari, rischia pertanto di giungere a una condizione di non ritorno, di denegata giustizia, di conclamata violazione dei diritti. Ecco perché sarà dura[3]

Infine, “Abbiamo valutato di attuare questa misura, sentiti anche gli addetti ai lavori, per tutelare la salute di tutti gli utenti della giustizia ed essere pronti a ripartire”, lo ha dichiarato il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede (commentando lo stop delle udienze non urgenti e la sospensione dei termini fino all’11 maggio).

  • I provvedimenti più importanti, in materia di diritto, adottati in funzione dell’emergenza sanitaria da COVID-19

Il primo atto da prendere in considerazione è il Decreto Legge n. 11 del 8 marzo 2020 intitolato “Misure straordinarie ed urgenti per contrastare l’emergenza epidemiologica da COVID-19 e contenere gli effetti negativi sullo svolgimento dell’attività giudiziaria”, il cui art. 1 ha disposto la sospensione dei termini processuali dal 9 marzo al 22 marzo per tutte le udienze dei procedimenti civili e penali pendenti presso tutti gli uffici giudiziari (comma 1 ) e dei termini per il compimento di qualsiasi atto dei procedimenti indicati al comma 1 (comma 2 ). Per il periodo successivo al 22 marzo e fino al 31 maggio, l’art. 2 del suindicato decreto recita che “i capi degli uffici giudiziari, sentiti l’autorità sanitaria regionale, per il tramite del Presidente della Giunta della Regione, e il Consiglio dell’ordine degli avvocati, adottano le misure organizzative, anche relative alla trattazione degli affari giudiziari, necessarie per consentire il rispetto delle indicazioni igienico-sanitarie fornite dal Ministero della salute, anche d’intesa con le Regioni, dal Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri, dal Ministero della giustizia e delle prescrizioni di cui all’allegato 1 al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 8 marzo 2020, al fine di evitare assembramenti all’interno dell’ufficio   giudiziario   e   contatti ravvicinati tra le persone” (l’art. 2 infatti, fa riferimento all’organizzazione della giustizia dopo il periodo di sospensione e per la sua regolamentazione per il futuro).

Successivamente, è stato emanato il nuovo decreto “Cura Italia” (D.L. n. 18 del 17 marzo 2020, convertito in Legge n. 27/2020) intitolato Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”, il quale ha disposto, per tutti i procedimenti civili e penali pendenti, un rinvio d’ufficio di tutte le udienze fissate dal 9 marzo al 15 aprile 2020 a data successiva rispetto a quest’ultima; di conseguenza viene anche spostato il termine dedicato alle misure organizzative, ad opera dei capi degli Uffici Giudiziari, dopo il periodo di sospensione.

Il Decreto Cura Italia ha previsto l’esclusione di alcune materie dalla sospensione, come ad esempio, quelle relative ai procedimenti di urgenza e alcune casistiche relativi il Tribunale per i minorenni.

L’idea di fondo è quindi che la Giustizia non si deve fermare di fronte a cause inderogabili. In realtà, questa non si è nemmeno fermata di fronte a quei procedimenti non sospesi, in quanto il comma 5 dell’art. 83 dispone che “nel periodo di sospensione dei termini e limitatamente all’attività giudiziaria non sospesa, i capi degli uffici giudiziari possono adottare le misure di cui al comma 7, lettere da a) a f) e h)”, ovvero, i Tribunali hanno la possibilità di portare avanti le udienze attraverso l’utilizzo di strumenti tecnologici che permettono lo svolgimento da remoto delle udienze oppure mediante scritti difensivi che sostituiscono la trattazione orale della causa. [4]

Lo stop previsto dal Decreto Cura Italia fino al 15 aprile viene poi successivamente prorogato all’11 maggio ad opera del D. Liquidità (D.L. n. 23 del 08 aprile 2020). Per il periodo che intercorre tra l’11 maggio e il 30 giugno i capi degli Uffici Giudiziari dovranno adottare misure organizzative al fine di limitare assembramenti e contatti tra le persone. Inoltre, essi hanno il compito di prevedere che tutte le udienze, che dovranno svolgersi fino al 30 giugno, siano rispettose delle regole di sicurezza e che garantiscono il contenimento degli effetti negativi della pandemia.

Per il raggiungimento di questo obiettivo sono stati disposti i seguenti criteri: a) svolgimento in videoconferenza delle udienze che prevedano la sola presenza di parti e difensori; b) svolgimento in forma scritta delle udienze che prevedano la sola presenza dei difensori e c) svolgimento in personam delle udienze in cui sia richiesta la presenza di soggetti ulteriori (quali testimoni, terzi, consulenti, etc.), con l’individuazione di regole specifiche di comportamento da adottare al fine di garantire la sicurezza sanitaria di tutti i presenti.

  • Riduzione dell’attività giudiziaria e vecchi problemi: la Giustizia non è attività essenziale?

Con il rinvio dell’attività giudiziaria all’11 maggio si rischia un serio ingorgo per la ripresa. Il sistema giudiziario, fermo ormai da mesi, ha visto ridurre notevolmente la sua attività, salvo alcune eccezioni come ad esempio, in ambito civile, per le udienze urgenti che riguardano i minorenni e i rapporti di famiglia o in ambito penale per le convalide di arresto e fermo.

La prospettiva per la nuova fase (fase 2) è quella di ulteriori e nuove limitazioni nei tribunali in quanto non tutti i Palazzi di Giustizia sono uguali da un punto di vista strutturale, conseguentemente non tutti gli edifici sono in grado di mantenere lo stesso grado di sicurezza. Si cercherà quindi di ridurre il più possibili gli accessi ai tribunali, alle aule, si cercheranno di utilizzare sempre più strumenti informatici/telematici per lo svolgimento di alcune cause e non si esclude la possibilità di ulteriori differimenti per quelle cause in cui la presenza fisica delle parti non è imprescindibile[5].

Ecco, quindi, che il sistema rischia di risultare ancora più inefficace e lento. D’altronde, già prima della crisi epidemiologica, la giustizia civile ordinaria italiana era considerata cronicamente e insanabilmente malata. Di fatto, si sente sempre più spesso parlare di crisi della giustizia, talmente tanto spesso che questa crisi è diventata una sorta di luogo comune.

Quando si denuncia tale situazione si cerca di esprimere una serie di criticità, la prima fra tutte inerente al fattore tempo in quanto il processo necessita, per definizione, di un determinato arco di tempo per svolgersi in quanto connotato da diverse complessità strutturali (e anche ontologiche) necessarie allo scopo di garantire il rispetto delle due anime del giudizio: l’azione e la difesa. Alla prima criticità si aggiungono altri problemi: l’Italia è in coda a diversi paesi europei, ma anche nel mondo, per quanto riguarda il numero eccessivo di arretrati di cause e processi che durano anni.

Nonostante i tentativi del legislatore, l’Italia sembra ancora troppo distante dal raggiungere il moto chiovendiano secondo il quale lo svolgimento del processo non dovrebbe mai andare a danno della parte che ha ragione. Ancora, un’altra criticità è quella legata alla gestione del processo (tutto altro che lineare): nel corso degli anni ci sono state diverse e importanti riforme legislative, ma per quanto strutturali, sono sempre a “macchia di leopardo” (si interviene in un settore, poi un altro, si colmano alcune lacune e così via …)[6].

In questo momento emergenziale, lo stallo della giurisdizione rappresenta un grave problema in quanto essa costituisce una funzione irrinunciabili per l’equilibrio degli assetti del potere statuale e l’ipotesi di un suo stallo rappresenta un grave pericolo per la nostra democrazia, di fatto, la nostra giustizia è quasi completamente ferma da due mesi.

Certamente, la pandemia ci ha colti alla sprovvista e il Governo si è ritrovato ad emanare un numero elevato di disposizioni urgenti in un arco di tempo estremamente ridotto, senza parlare degli innumerevoli settori che necessitavano di un tempestivo intervento (compreso quello del diritto). Se già prima, quando anni e anni fa il sistema della giustizia accusava sintomi di inefficienza, si fosse intervenuti progressivamente per migliorarla, forse oggi non saremo in questa situazione caratterizzata da disperazione, incertezza, paura e di difficoltà di accettazione di strumenti innovati nella tradizione processuale. Gli interventi governativi sembrerebbero servire per “tamponare” la situazione emergenziale ma hanno poca capacità di risolvere seriamente i problemi della giustizia: cosa succederà quando strapperemo il cerotto che tiene sospeso le udienze e i termini processuali? Cosa succederà dopo l’12 maggio?

Si ha quasi la sensazione che la giustizia sia passata in secondo piano, che non sia essenziale per il funzionamento dell’apparato Statale, quasi come se non fosse un bene essenziale; ma dobbiamo ricordare un particolare: è solo grazie alla giustizia che i cittadini possono vedere tutelati i propri diritti. “In questo drammatico momento lavorano solo i servizi essenziali, e noi non lavoriamo.

La conclusione del sillogismo è evidente: noi non siamo essenziali”, e ancora, forse “non potevamo organizzarci come nei supermercati? Tutti in coda, uno alla volta, con le mascherine, a distanza di sicurezza. E così come si compra il pane, si celebrano le udienze. Noi, evidentemente, una missione non l’abbiamo. La Giustizia non può fermarsi, i Tribunali non possono chiudere, non c’è Stato senza giurisdizione, non possiamo ammettere che restino aperti i tabaccai, i giornalai, le banche, le poste, i trasporti, e chiusi i palazzi di giustizia. Dobbiamo poter tornare a lavorare; dobbiamo poter ripartire[7].

In questo momento, serve preparazione, nuovi metodi e mezzi e perché no un po’ di fantasia.

  • L’ampia discrezionalità dei capi degli Uffici Giudiziari tra il 12 maggio e il 30 giugno 2020: ogni foro un’isola?

L’ampia discrezionalità concessa ai capi degli Uffici Giudiziari tra il 12 maggio e il 30 giugno 2020 rischia di creare una mappa a “macchia di leopardo” nell’attività giurisdizionale su tutto il territorio italiano. Ovvero, “ogni Tribunale applicherà delle proprie Linee guida, ove financo ogni Sezione di ogni Tribunale adotterà un proprio protocollo, ove i principi processual-penalistici sono messi a repentaglio, ove il sistema giudiziario dimostra di vivere ancora nel Pleistocene: praticamente una Babele giudiziaria[8] In questo senso, i tribunali italiani si muovono a ordine sparso.

Nel secondo periodo, dal 12 maggio al 30 giugno, assistiamo a linee guida che rischiano di minare alla radice il principio di uguaglianza perché per legge si è stabilito che si avranno regole diverse nei diversi fori e all’interno degli stessi uffici, e perciò l’applicazione delle regole del giusto processo viene lasciata all’estro del giudice (ad esempio, decisione tipo di udienza, carattere urgenza causa…)

Cerchiamo di seguito di ripercorrere comunque alcune misure adottate dai più importanti Tribunali della Repubblica.

  • Il Tribunale di Monza ha disposto un protocollo d’intesa con l’Ordine degli Avvocati di Monza per lo svolgimento del processo civile in modalità telematica (fino al 30 giugno 2020). In questo protocollo sono previste “Modalità e specificità di gestione udienza da remoto, ex art. 83 comma 7 lettera f del D.L. 18/2020, mediante accesso all’aula virtuale del Giudice” e disposizioni circa la “Trattazione scritta (o cartolare) ex art. 83 comma 7 lettera h del D.L. 18/2020”, senza celebrazione dell’udienza. In questo poi si dà atto che il provvedimento del presidente del Tribunale “destinato a operare per il periodo 12.5 – 30.6.20, individuerà gli ambiti urgenti da trattare, consentendo la trattazione anche di procedimenti non urgenti, purché nella citata modalità di trattazione unicamente telematica, ai sensi delle lettere h ed f dell’art. 83 comma 7, indicandosi per ciascuna sezione – nei termini qui anticipati – le tipologie di udienze potenzialmente compatibili con la mera “trattazione scritta” ovvero con la gestione dell’udienza “da remoto”, rimesse alla discrezionalità del singolo giudice, salva l’obbligatorietà della trattazione senza udienza con mero scambio di note scritte della fase di precisazione delle conclusioni di procedimento maturo per la decisione” (si tratta del protocollo 1200/20 del 4 maggio 2020).
  • Di fatto, il presidente del Tribunale, sia per il settore civile che penale, opera una classificazione tra i procedimenti urgenti e non urgenti. Le singole sezioni hanno disposto diversamente circa le udienze (che non sono state rinviate d’ufficio) che si ritengono compatibili con la trattazione scritta (ossia mediante deposito telematico tramite Consolle PCT) e quelle che per la sezione si ritengono compatibili con lo svolgimento in collegamento da remoto (tramite Consolle PCT e Skype for business o Microsoft Teams): disposizioni diverse tra le singole sezioni all’interno del medesimo tribunale.
  • In data 20 aprile 2020 il Tribunale di Roma ha disposto delle Linee Guida vincolanti[9]. Prendiamo in esame alcune disposizioni: “Per il periodo sino al 12 maggio 2020, i presidenti di sezione devono individuare, tra i procedimenti fissati in udienza nel medesimo periodo, i procedimenti la cui ritardata trattazione può produrre grave pregiudizio alle parti, adottando un equilibrato criterio di valutazione della gravità del pregiudizio”, e ancora “per il periodo dal 12 maggio sino al 30 giugno 2020, è demandata a ciascun giudice l’individuazione delle cause da rinviare a data successiva al 30 giugno 2020 e quelle da trattare immediatamente, secondo alcuni criteri precisamente individuati: le cause di più risalente iscrizione a ruolo, le cause inerenti diritti fondamentali, le cause che non necessitano di attività istruttoria ovvero la cui attività istruttoria sia stata già integralmente espletata”, e ancora “che per le cause che non richiedano la presenza di soggetti diversi dai difensori delle parti, è rimessa al giudice la “facoltà di scegliere fra la trattazione da remoto e quella in forma scritta”. Per le cause invece che non possono svolgersi tramite videoconferenza o trattazione scritta è stata disposto che “i giudici potranno valutare la possibilità che l’udienza sia celebrata a porte chiuse ai sensi dell’art. 128 c.p.c.” e che “l’accesso all’aula sarà consentito esclusivamente ai difensori, alle parti e ai testimoni interessati alla trattazione”. Sono state disposte specifiche disposizioni per le udienze in materia di sfratti.
  • A Milano, invece, sono state adottate Linee Guide vincolanti dal Presidente del Tribunale di Milano [10] e Linee guide vincolanti del Presidente della Corte d’appello[11], entrambi operano un generale richiamo al protocollo CSM-CNF per quanto concerne lo svolgimento delle udienze in forma scritta e in forma telematica. Prendiamo in esame alcune disposizioni.
  1. Il Tribunale di Milano, per il settore civile, ha previsto che tutte le udienze per la precisazione delle conclusioni, che saranno trattate sino al 30 giugno 2020, siano condotte secondo le modalità dell’udienza scritta, aggiungendo che “Le udienze per la precisazione delle conclusioni si svolgeranno mediante lo scambio e il deposito telematico di note scritte contenenti le sole conclusioni, che le parti saranno invitate dal giudice a depositare non oltre cinque giorni prima dalla data prevista per l’udienza, per consentire alla cancelleria di poter lavorare gli atti telematici in tempo utile per l’udienza successiva”, e ancora “Se almeno una delle parti avrà provveduto al deposito telematico delle note scritte contenenti le precisazioni sarà trattenuta in decisione o sarà rimessa al collegio per la decisione , concedendo alle parti i termini per il deposito deli atti conclusivi” (diversamente emetterà ordinanza ex art. 309 c.p.c. nella quale provvederà a fissare un’udienza). Se non sono applicabili le modalità di trattazione scritta o telematica, il Tribunale di Milano dispone che l’udienza deve avvenire secondo modalità che garantiscono la protezione di tutti i partecipanti.
  2. La Corte d’Appello di Milano, invece, ha disposto che “Tutti i processi civili – ad eccezione di quelli che rivestono il carattere dell’urgenza indicati dall’art. 83 comma 3 lett a) del Decreto legge n. 18/2020 e quelli di cui al paragrafo 1.a che segue – sono rinviati a data successiva al 31 maggio 2020 (come previsto nelle linee guida del 13 marzo 2020) con provvedimenti assunti in via preventiva dai Presidenti di sezione – utilizzando i modelli predisposti dalla STO 3 ovvero dai Magrif ovvero altri di adattamento di tali modelli a situazioni particolari – che verranno comunicati alle parti dalla cancelleria in via telematica”; per quanto riguarda lo svolgimento delle udienze si dispone che “Nelle udienze civili che non richiedono la presenza di soggetti diversi dai difensori delle parti costituite lo svolgimento delle stesse deve avvenire mediante scambio e deposito telematico di note scritte contenenti le sole istanze e conclusioni, con successiva adozione fuori udienza del provvedimento del giudice” e ancora “in particolare per le udienze di precisazione delle conclusioni i difensori provvedono a depositare in via telematica le proprie istanze e conclusioni entro il 3° giorno libero antecedente la data dell’udienza. In caso ciò non avvenga (ossia tutti i difensori non provvedono al deposito), si provvederà ai sensi dell’art. 309 c.p.c.”, dopo di che “il Collegio provvede all’assegnazione dei termini ex art. 190 c.p.c. – che saranno comunicati in via telematica alle parti – e all’assunzione in decisione della causa sempre in via telematica” e infine “laddove uno o più difensori dovessero prospettare una oggettiva difficoltà tecnica per l’utilizzo del telematico, potrà/potranno richiedere al Presidente del collegio un rinvio dell’incombente; sarà cura del Presidente comunicare ai difensori eventuali modalità diverse rispetto a quelle sopra descritte con adeguato anticipo”. Per quanto riguarda lo svolgimento delle camere di consiglio si dispone che “Allo scopo di adeguarsi alle linee guida espresse dal Governo in tema di contenimento del contagio da Covid-19 e quindi di evitare le situazioni di prossimità tra i magistrati, le camere di consiglio dovranno tenersi, laddove possibile, con collegamenti da remoto anche con il solo utilizzo della funzione “audio” dei programmi indicati dal DGSIA laddove la funzione video non sia qualitativamente sufficiente”. Per quanto riguarda invece l’ipotesi di udienza in personam, la Corte d’Appello di Milano dispone che “In ogni caso le udienze, laddove non potessero svolgersi in modalità da remoto – e comunque sino al 30 giugno 2020 – dovranno celebrarsi a porte chiuse ex art. 128 c.p.c.
  • Il Tribunale di Bologna ha pubblicato le Linee Guida[12] vincolanti per la ripresa dell’attività giudiziaria in conformità al Protocollo[13] d’intesa sottoscritto tra il Tribunale ordinario di Bologna, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bologna e l’Ordine degli Avvocati di Bologna. Nella parte II, intitolato “Udienze civile tramite collegamento da remoto art. 83 lettera f) D.L. 18/2020” si dispone che “Le udienze in videoconferenza sono quelle che prevedono la partecipazione delle sole Parti e dei loro Difensori, o anche soltanto di questi ultimi; sono altresì quelle per le quali è stata disposta la convocazione del CTU, in quanto ausiliario del giudice, nonché quelle che prevedono per legge la partecipazione, facoltativa o necessaria, del Pubblico Ministero. Sono esclude dalla trattazione da remoto le udienze di assunzione delle prove (interrogatorio formale, testi, esame e discussione della consulenza tecnica d’ufficio ove sia disposta la presenza del CTU o del CTP)”. Successivamente vengono trattati le modalità di invito e convocazione delle parti all’udienza da remoto e le modalità di svolgimento dell’udienza da remoto. La parte III è invece dedicata alle udienze civile tramite trattazione scritta (art. 83, lettera h) D.L. 18/2020) e dispone che “Le udienze con trattazione cartolare sono esclusivamente quelle prettamente “tecniche” che prevedono la partecipazione dei soli difensori. In particolare, possono essere trattate con modalità c.d. cartolare quelle di prima comparazione del rito ordinario, quelle destinate alla precisazione delle conclusioni ovvero all’ammissione dei mezzi di prova già richiesti”. In seguito, la parte IV è dedicata alle “parti speciali” dove sono previste specifiche disposizioni per i singoli settore come la famiglia, la protezione internazionale, l’ufficio del giudice tutelare, gli sfratti, i fallimenti, le procedure concorsuali o da sovraindebitamento, lavoro, le esecuzioni mobiliare e le esecuzioni immobiliari.

Si potrebbe andare avanti all’infinito tra diverse misure organizzative per ogni singola sezione di ogni singolo tribunale in Italia, disposizioni che prevedono diverse strategie per far fronte alla fase 2 e per cercare di contenere gli effetti negativi derivanti dalla crisi sanitaria: ogni Tribunale e ogni giudice sta implementando la propria prassi sulla base di valutazioni personali. Oltre alla diversità delle misure organizzative, attuate nei singoli Tribunali italiani, bisogna tenere in debita considerazione anche il livello di diversità nella redazione e nella struttura dei documenti e, alcuni di questi risultano essere poco intuitivi e poco chiari mentre altri, come le Linee Guida del Tribunale di Bologna, sono strutturati in maniera eccellente tale da offrire al suo lettore una lettura davvero efficiente. Stesse considerazioni positive valgono per le Linee Guida della Corte d’Appello di Milano.

Purtroppo, la discrezionalità consentita nella scelta delle misure organizzative nei singoli Uffici Giudiziari rischia di creare molta confusione, non solo tra gli utenti ma anche tra gli stessi operatori e professionali del diritto. Possiamo comprimere le dinamiche processuali solo per un tempo limitato per non ledere i diritti costituzionalmente garantiti. Dobbiamo trovare un modo di ricominciare ma abbiamo bisogno di una GIUSTIZIA CERTA, per non creare disorientamento e disagio negli utenti della giustizia. Questo purtroppo non è garantito dagli attuali provvedimenti di soft law (decreti, protocolli, linee guida) che consentono al processo di funzionare in modo diverso da ufficio a ufficio. Perché non dimentichiamo che fare un processo significa avere coscienza delle regole predeterminate.

Forse, “sarebbe il caso, (dunque), che si intervenisse in maniera sistematica e generalizzata, in modo da “riscrivere” il processo telematico e adattarlo al nuovo mondo, evitando che ogni Tribunale abbia le proprie regole[14].

Andando oltre l’ipotesi di “Linee Guide Nazionali”, di fatto, è doveroso riconoscere che la pandemia avrebbe potuto rappresentare l’occasione per la giustizia di innovarsi per davvero e di trovare soluzioni permanenti caratterizzate da creatività, efficacia e celerità: velocizzazione dei procedimenti, trasformazioni di alcune fasi materiali in elettroniche (si pensi ai depositi), la sostituzione della trattazione orale con la trattazione scritta per quelle udienze che non richiedono la presenza di soggetti diversi dai difensori, miglioramento delle attuali piattaforme elettroniche dedicate al processo civile telematico.

Anche l’implementazione della PEC, ove possibile rendere cartolare il contraddittorio. Tuttavia, perché quanto ipotizzato prima possa avverarsi è necessario incrementare il grado di “alfabetizzazione informatica” della popolazione e degli apparati statali: servirebbero sistemi più intuitivi, pratici, facili e rapidi che possano consentire, di fatto, una velocizzazione di tutti i processi. Tante idee che avrebbero potuto finalmente rendere più efficace un sistema particolarmente lento e inefficiente.

  • Breve cenno al processo penale telematico, i suoi rischi, i suoi vantaggi e le possibili soluzioni

Nel decreto Cura Italia, e successiva legge di conversione, sono contenute disposizioni per potenziare il processo telematico, anche penale, e consentire lo svolgimento di attività processuali da remoto. In vista della scadenza del periodo di sospensione, i capi degli Uffici Giudiziali devono adottare misure che siano funzionali alla ripresa delle attività in modo da garantire la tutela della salute non sono dei dipendenti ma anche dei soggetti che vi potrebbero accedere. Tra le misure, indicate dall’art. 83 del testo del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 (in Gazzetta Ufficiale – Serie generale – Edizione Straordinaria n. 70 del 17 marzo 2020), coordinato con la legge di conversione 24 aprile 2020, n. 27, vi è la possibilità di limitare l’accesso al pubblico agli uffici, la limitazione degli orari di apertura, l’adozione di linee guida vincolanti per la fissazione e la trattazione delle udienze, la celebrazione di tutte le udienze pubbliche a porte chiuse ex art. 472, comma 3, c.p.p., e, per la partecipazione ai procedimenti da parte di persone detenute, dal 9 marzo sino al 30 giugno 2020 e l’utilizzo dello strumento della videoconferenza ex art. 146 bis disp. att. c.p.p., o del collegamento da remoto.

Per quanto riguarda il settore penale, il comma 12-bis del prima citato decreto, dispone che “dal 9 marzo 2020 al 30 giugno 2020 le udienze penali che non richiedono la partecipazione di soggetti diversi dal pubblico ministero, dalle parti private e dai rispettivi difensori, dagli ausiliari del giudice, da ufficiali o agenti di polizia giudiziaria, da interpreti, consulenti o periti possono essere tenute mediante collegamenti da remoto individuati e regolati con provvedimento del direttore generale dei   sistemi informativi e automatizzati del Ministero della giustizia.   Lo svolgimento dell’udienza avviene con modalità idonee a salvaguardare il contraddittorio e l’effettiva partecipazione delle parti”.

L’introduzione del procedimento a distanza potrebbe non garantire il rispetto del principio del contradditorio, mettendo a rischio l’effettivo esercizio del diritto alla difesa e a un giusto ed equo processo. Una piccola precisazione è tuttavia doverosa: il comma 12-bis parla di possibilità di svolgimento delle udienze da remota e non di un’imposizione (infatti, viene utilizzato il verbo potere e non dovere), lasciando quindi anche l’eventualità che questa, in certi casi, possa svolgersi come consueto[15].

Tuttavia, il problema risiede nel fatto che il processo da remoto (soprattutto in ambito penale), potrebbe rappresentare, e rappresenta per alcuni, un vero e proprio omicidio del processo con il venir meno di alcuni principi fondamentali del nostro ordinamento, stabiliti dalla Costituzione, come quello del contradditorio, oralità e pubblicità. Ancora, la mancanza di un contatto fisico e visivo tra giudice, testimone, parti e avvocati potrebbe rappresentare un grosso ostacolo al funzionamento del processo penale da remoto. D’altronde il processo penale è caratterizzato da oralità e la fase dibattimentale è di enorme importanza sia per la parte, in quanto rappresenta il momento di formazione della prova, sia per il giudice in quanto rappresenta il momento di formazione del suo convincimento[16].

È vero che da una parte potrebbe sembrare quasi inverosimile l’idea che un processo penale possa attualmente svolgersi completamente da remoto, tuttavia è anche vero che ci troviamo di fronte a una situazione straordinaria di emergenza sanitaria a livello nazionale senza precedenti, e forse i principi sanciti dalla nostra Costituzione (come l’art. 24 e art. 111) dovrebbero rinvenire un necessario contemperamento rispetto, prima di tutto, al diritto alla salute di tutti i cittadini e quindi al contenimento delle possibilità di contagio e, in secondo luogo, alla necessità della ripresa dell’esercizio della giurisdizione[17]. Secondo alcuni, “servirebbe un po’ di sano pragmatismo per evitare di fermare una giustizia che già aveva degli enormi problemi quanto alla celerità. Fermare i Tribunali, infatti, vuol dire in primo luogo danneggiare i cittadini che – a maggior ragione in un momento simile – hanno necessità di tutela dei propri diritti[18].

In conclusione, potrebbe non risultare del tutto irragionevole l’introduzione, per un periodo di tempo ben definito e determinato (!), del ricorso alla trattazione dei procedimenti da remoto anche nel settore penale. La situazione attuale è diversa da qualsiasi altra precedente e dobbiamo trovare soluzioni alternative. Certamente, per ottenere un risultato ancora più efficiente si renderebbe necessario l’intervento di una disciplina normativa in ambito penale (e non solo) che regoli, in maniera univoca, le modalità per il raggiungimento della ripresa.

 

  • Altri problemi

Sebbene, al punto precedente, abbiamo concluso che, nonostante i dubbi, il processo telematico/da remoto possa rappresentare una soluzione utile per la ripresa della Giustizia a seguito della crisi determinata dall’epidemia coronavirus, l’introduzione del processo da remoto può far emergere altre perplessità e problemi che necessitano di essere considerati, ad esempio: a) il livello di complessità della causa, ovvero, se si tratta di una causa semplice nella quale è molto più agevole l’introduzione di strumenti informatici oppure se si tratta di una causa che richiede la produzione di tanti documenti e la partecipazione di molti testimoni, esperti di parte ecc., e che quindi è meno propensa all’applicazione di un processo da remoto e b) se le parti hanno accesso equivalente a una connessione internet stabile e sicura in modo da evitare eventuali violazioni del giusto processo, in termini di minor accessibilità alla banda larga e disposizioni di mezzi informatici. Ancora, il momento più controverso del procedimento, dal punto di vista fin qui analizzato, è sicuramente l’udienza in quanto il contatto vis-a-vis è direttamente collegato alla credibilità del testimone e ci potrebbe essere il rischio, nell’ipotesi in cui questa venga svolta da remoto, prima di tutto di interferenze (illecite) ad opera di terzi (diversi dal testimone) e in secondo luogo, il rischio che il teste prenda visione, durante la testimonianza, di documenti non permessi. Una soluzione suggerita potrebbe essere quella di utilizzare più telecamere nella stanza[19] o prevedere la contestuale presenza di un rappresentante della controparte.

Certamente l’udienza virtuale porta con sé tanti vantaggi, quali un ingente risparmio di costi e di tempo, e dovrebbe essere presa in debita considerazione anche nel periodo successivo alla crisi[20]. Tuttavia, non mancano le incertezze, infatti, “l’esperienza (che sto vivendo mi) ha (altresì) radicato la convinzione che, se da un lato, l’informatizzazione per la formazione e la comunicazione di atti è un dato imprescindibile, dall’altro, la trattazione effettiva del processo deve avvenire in udienza, nelle aule che fisicamente stanno in tribunale, in spazi dedicati, dove la cognizione del giudice prende forma nelle relazioni interpersonali”. Inoltre, “questo tipo di conduzione delle udienze porterebbe ad un eccessivo distacco del giudice dalla materia, viva, sulla quale deve andare ad incidere con il suo intervento e potrebbe condurci ad una standardizzazione dei comportamenti, alla formalizzazione della conoscenza[21].

RIFLESSIONI

Le riflessioni che precedono sulle prospettive di ripresa della giustizia civile e penale denotano la difficoltà di un paese nel rendere oggi – ancora più di prima del 9 marzo- disponibili e facilmente accessibili strumenti e itinerari che meglio possano rispondere alle esigenze sociali e che possano aiutare le parti, la magistratura e l’avvocatura a ricercare soluzioni in grado di creare coesione e non divisione. Le decisioni dei giudici, infatti, anche quando rese tempestivamente, pongono fine alla controversia.

È auspicabile, dunque, che ci si ponga quale unico obiettivo condiviso il miglioramento del processo e dell’organizzazione dell’apparato giudiziario garantendo una giustizia certa, nel rispetto dell’imprescindibile diritto di difesa. Ecco che anche l’introduzione di nuovi strumenti di risoluzione delle liti (i sistemi di ADR, come la mediazione e la negoziazione assistita) acquistano una nuova prospettiva che non può essere relegata ad esigenze meramente emergenziali e contingenti. È il momento in cui alla politica ed ai tecnici viene chiesto di disegnare in modo uniforme, equilibrato ed efficiente il sistema giustizia per rendere effettiva la tutela dei diritti nell’ambito di una trasformazione già in atto.

Avv. Andrea Filippo Mainini

Junior Associate - Dipartimento di Civile

 

[1] Maria Giuliana Civinini (Presidente del Tribunale di Pisa) e Giuliano Scarselli (Professore di Diritto Processuale Civile e Avvocato in Firenze), Emergenza sanitaria. Dubbi di costituzionalità di un giudice e di un avvocato, documento disponibile a http://www.questionegiustizia.it/articolo/emergenza-sanitaria-dubbi-di-costituzionalita-di-un-giudice-e-di-un-avvocato_14-04-2020.php

[2]Martinenghi S., Torino, i processi penali in Tribunale rinviati anche di un anno, documento disponibile a https://torino.repubblica.it/cronaca/2020/05/05/news/torino_le_udienze_penali_in_tribunale_rinviate_anche_di_un_anno-255725179/

[3] Marco Dall’Olio (Sostituto procuratore generale Cassazione), Coronavirus e nuove opportunità, documento disponibile a http://questionegiustizia.it/articolo/coronavirus-e-nuove-opportunita_24-04-2020.php

[4] Basile E., Di processi, sacralità e pandemia: ogni Foro è un’isola, documento disponibile a https://www.eclavoro.it/processi-sacralita-pandemie-foro-unisola/?utm_source=dlvr.it&utm_medium=linkedin

[5] Maglione V. e Mazzei B. L., Udienze, nuovo rinvio all’11 maggio: rischio ingorgo per la ripresa, documento disponibile a https://www.ilsole24ore.com/art/udienze-arriva-altro-rinvio-rischio-ingorgo-la-ripresa-ADgRTwH

[6] Danovi F. e Ferraris F., ADR una giustizia complementare, Milano, 2018.

[7] Maria Giuliana Civinini, Presidente del Tribunale di Pisa e Giuliano Scarselli, Professore di Diritto Processuale Civile e Avvocato in Firenze, documento disponibile a http://www.questionegiustizia.it/articolo/emergenza-sanitaria-dubbi-di-costituzionalita-di-un-giudice-e-di-un-avvocato_14-04-2020.php

[8] Ruzza M. C. e Marinucci F., Se la giustizia non è un servizio essenziale al tempo del covid. Proposte per salvare i diritti, documento disponibile a https://www.articolo21.org/2020/05/se-la-giustizia-non-e-un-servizio-essenziale-al-tempo-del-covid-proposte-per-salvare-i-diritti/

[9] Cfr Le linee Guide Vincolanti adottate dal Presidente del Tribunale di Roma: http://www.tribunale.roma.it/documentazione/D_19603.pdf

[10] Cfr Le linee Guide Vincolanti adottate dal Presidente del Tribunale di Milano: https://www.tribunale.milano.it/files/56_20.pdf

[11] Cfr Le linee Guide Vincolanti adottate dal Presidente della Corte d’Appello di Milano: http://www.ca.milano.giustizia.it/allegatinews/A_30355.pdf

[12] Cfr. Linee Guida vincolanti adottate dal Tribunale di Bologna https://www.tribunale.bologna.giustizia.it/documents/642573/6029178/1285+-+Linee+guida+settore+civile.pdf/750d1f32-c92f-43dc-8bdf-0f6081b80ea7

[13] Cfr. Protocollo d’intesa sottoscritto tra il Tribunale ordinario di Bologna, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bologna e l’Ordine degli Avvocati di Bologna https://www.tribunale.bologna.giustizia.it/documents/642573/6029178/1280+-+Linee+guida+civile+.pdf/64e0706c-5839-4be2-b78c-24c9499dd42f

[14]Basile E., Di processi, sacralità e pandemia: ogni Foro è un’isola, documento disponibile a https://www.eclavoro.it/processi-sacralita-pandemie-foro-unisola/?utm_source=dlvr.it&utm_medium=linkedin

[15] Altieri G. e Blasi I., Procedimenti da remoto: il processo penale non può rinunciare al dibattimento in aula, documento disponibile a http://www.diritto24.ilsole24ore.com/art/guidaAlDiritto/dirittoPenale/2020-04-24/procedimenti-remoto-processo-penale-non-puo-rinunciare-dibattimento-aula-104003.php

[16] Petrocelli L., Giustizia e covid-19, parla Sisto: “Il processo telematico è solo una barberia”, documento disponibile a https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/home/1221829/giustizia-e-covid-19-parla-sisto-il-processo-telematico-e-solo-una-barbarie.html

[17] Altieri G. e Blasi I., Procedimenti da remoto: il processo penale non può rinunciare al dibattimento in aula, documento disponibile a http://www.diritto24.ilsole24ore.com/art/guidaAlDiritto/dirittoPenale/2020-04-24/procedimenti-remoto-processo-penale-non-puo-rinunciare-dibattimento-aula-104003.php

[18] Basile E., Di processi, sacralità e pandemia: ogni Foro è un’isola, documento disponibile a https://www.eclavoro.it/processi-sacralita-pandemie-foro-unisola/?utm_source=dlvr.it&utm_medium=linkedin

[19] A titolo esemplificativo, nello svolgimento di alcuni esami (per di più scritti) nelle università viene utilizzato un sistema di controllo molto simile mediante l’utilizzo di più computer connessi allo stesso momento e che garantiscono così il controllo dello studente mentre svolge la prova d’esame.

[20] Shore L. e D’Avino M., Che futuro avrà la giustizia digitale?, documento disponibile a https://www.wired.it/internet/regole/2020/05/06/giustizia-digitale/

[21] Amina Simonetti (giudice dei Tribunale di Milano), Il giudice civile, l’emergenza covid-19 e le prospettive per il futuro, documento disponibile a http://www.questionegiustizia.it/articolo/il-giudice-civile-l-emergenza-covid-19-e-le-prospettive-future_24-04-2020.php

LA SITUAZIONE ECONOMICO-SOCIALE MONDIALE A SEGUITO DELLA PANDEMIA COVID-19

LA SITUAZIONE ECONOMICO-SOCIALE MONDIALE A SEGUITO DELLA PANDEMIA COVID-19

Il COVID-19 è ormai diventato un tema ricorrente, non solo in Italia, ma nel mondo: isolamento, quarantena, chiusura di scuola/università, blocco dell’economia ecc.

Lo Studio ha voluto quindi chiedere un contributo dai suoi consulenti e collaboratori che vivono in paesi extra-UE per avere un aggiornamento della situazione economica e dei provvedimenti adottati dai singoli Paesi.

FOCUS: Cina, Qatar, Brasile, Thailandia

CINA

Commento a cura del Professor Roberto Donà, Associate Dean for Corporate Engagement, International Business School Suzhou (IBSS) at Xi’an Jiaotong-Liverpool University.

“La ripartenza della Cina.

La situazione in Cina è al momento in fase di stabilizzazione dopo un processo che è in corso da circa 3 mesi e che è stato favorito dal particolare momento dell’anno, ossia la prossimità con il Capodanno Cinese (25 gennaio 2020). Il lockdown di Wuhan è stato comunicato il 21 di gennaio con decorrenza 23 gennaio e da lì a seguire tutte le città sono state messe in condizione di “chiusura”. Le fabbriche avrebbero dovuto riaprire il 31 di gennaio ma il governo estese la chiusura fino al 9 di febbraio.

Da lì in poi è iniziata la fase due che è stata guidata da 3 regole ben precise: gradualità, distanza sociale e monitoraggio. Innanzitutto, la gradualità. Le fabbriche, così come gli uffici e gli esercizi pubblici, sono stati riaperti seguendo i principi di rilevanza, per l’impatto economico, e di semplicità rispetto ai meccanismi di “distanziamento”. Linee altamente automatizzate, aziende della filiera del medicale o dell’alimentare, aziende critiche per settori trainanti sono partite prima. Quelle invece ad alta intensità di lavoro manuale, dopo, una volta messe in sicurezza le condizioni operative. E questo riguarda il punto 2 la “distanza sociale”. Non si tratta di evitare il contatto fisico ma anche di evitare le condizioni per cui questo avvenga. Sono stati perciò istituiti dei protocolli rigorosi su numero delle persone sui bus aziendali, cancelli di entrata, disinfezione dei locali, posti in mensa, organizzazione dei turni. Il tutto ovviamente senza che vi siano state lunghe trattative per discuterne, si è fatto così e basta.

Anche le attività commerciali sono riprese per passi, anche qui dovendo sottostare a dei protocolli rigorosi, lasciando all’ultimo posto l’entertainment e la scuola. Le ragioni per cui questi due settori sono ancora in fase di parziale chiusura (per esempio le università non hanno riaperto ed i locali notturni lo stanno facendo timidamente) sono stanzialmente due: l’elevato grado di promiscuità ed l’alto numero di asintomatici tra i giovani.

Sul monitoraggio si è scritto ed è oramai cosa risaputa che il telefono è lo strumento di tracciamento ma anche “l’empowerment” attribuito alle portinerie di condomini e attività produttive e commerciali nel verificare entrate e uscite.

Adesso, 10 Maggio, la fase 2 è quasi completata (con l’incognita’ delle università). Ovviamente con grande attenzione ad evitare che il virus riparta e soprattutto mantenendo un basso profilo. Per esempio, la scorsa settimana la camera di commercio americana in Cina ha annunciato qua a Suzhou, dove vivo, per il prossimo 23 giugno lo svolgimento del tradizionale incontro tra le imprese americana e la comunità d’affari locale ma al tempo stesso ha confermato che non ci sarà la festa per la celebrazione del 4 luglio. In pratica riduciamo le distanze se ce lo impone il business altrimenti voliamo bassi.

La prossima fase, la fase 3, sarà quella veramente delicata, perché è quella della riapertura delle frontiere.

Al momento è possibile viaggiare solo, ed in casi autorizzati, tra Cina e Corea, mentre per tutte le altre nazioni vige ancora il divieto di ingresso per gli stranieri non in possesso di green card (i visti sono sospesi).

Come e quando si riattiveranno i viaggi è presto dirlo, certo è che la fase 3 sarà particolarmente lunga e, se possibile, ancora più selettiva della precedente!”

QATAR

Commento a cura del dott. Antonino Ceraolo, Legal Counsel at GOLEE.

“Egregio Avv. Mainini,

di seguito alcuni dati relativi al Qatar.

Il Covid-19 si è manifestato con un ritardo di circa 3 settimane rispetto all’Italia, le prime misure restrittive in relazione ad attività commerciali quali negozi, ristoranti etc sono state applicate a partire dalla metà di marzo. Inoltre, dal 15 marzo, il Qatar non autorizza l’ingresso sul proprio territorio nazionale a tutti i cittadini stranieri, inclusi coloro che sono in possesso di permesso di soggiorno, indipendentemente dalla nazionalità e dal paese di provenienza.

A causa del Covid-19 il Qatar assisterà ad un rallentamento della crescita economica nel 2020 dello 0,4 per cento. Tale dato emerge dall’ultimo rapporto sull’economia nei paesi del Medio Oriente e del Nord Africa (Mena) redatto dalla Banca mondiale. Nel 2021 il tasso di crescita si attesterà intorno all’1,5 per cento, ciò è dovuto al crollo dei prezzi del petrolio e alle conseguenze del Covid-19 sull’economia locale e sui grandi progetti. Per quanto concerne il Prodotto Interno Lordo (Pil), si prevede una riduzione del 4,3 per cento nel 2020, dopo aver registrato una crescita dello 0,1 per cento nel 2019. Lo riferisce il Fondo monetario internazionale (Fmi) nel rapporto World economic outlook.

Da ultimo, i primi giorni di maggio il governo del Qatar ha esteso tutte le misure restrittive nel Paese per contenere il coronavirus per un periodo indefinito. “Le misure restrittive precedentemente approvate in relazione alla diffusione del coronavirus sono prorogate fino a nuovo avviso“, ha dichiarato il ministro della Giustizia, Issa al Nuaimi. Il Qatar, che è piccolo per area e popolazione, occupa uno dei primi posti tra i paesi arabi in termini di crescita nei pazienti con coronavirus. Secondo gli ultimi dati, il loro numero ha superato le 20 mila persone dallo scoppio della pandemia, contando 12 morti.”

 

IL BRASILE

Commento a cura della dott.ssa Melissa Trevisan Palhavan, legal trainee Studio Mainini & Associati.

“Nel settore giuridico, secondo un avvocato “a falta de possibilidade de atendimento presencial, somada a uma redução da atividade econômica, traz consigo um aumento do índice de inadimplência, pedidos de redução de valores e paralização de novos serviços[1]. Un altro avvocato parla di alcune conseguenze negative dell’emergenza sul sistema giudiziario brasiliano: “O principal impacto negativo inicialmente foi a paralisação quase que completa dos serviços judiciários (fóruns) e administrativos (cartórios, INSS). Após, num segundo momento, houve a instituição do trabalho remoto/teletrabalho/ “home office” no Poder Judiciário, ainda assim insuficiente para dar andamento satisfatório aos processos e aos serviços de natureza judicial. O Poder Judiciário brasileiro e o INSS são morosos/lentos demais, já em situações normais/ordinárias. Agora, mais ainda. Isso atrasa o andamento de processos judiciais e administrativos, atrasando, igualmente, o recebimento de valores a título de honorários advocatícios, frustrando tanto clientes quanto profissionais.[2]

Un giovane professore di inglese, anche coordinatore di una scuola di inglese privata e assistente editoriale, parla poi di alcuni aspetti inerente all’istruzione (privata) e all’editoria in Brasile. Infatti, un primo aspetto negativo è stata la diminuzione delle ore di lezioni, in quanto la scuola è rimasta ferma per circa una settimana prima che le lezioni venissero svolte online. Tuttavia, la maggior parte delle conseguenze sono indirette: “A escola começa a perder alguns alunos como conseqüência de demissão ou diminuição da carga horária. Já a editora viu suas vendas diminuírem, sobretudo para os grandes sites (Amazon etc. — creio se trate de uma medida de precaução por parte das empresas). De resto, eu trabalho a mesma quantidade de horas em casa, sem nenhuma mudança no meu salário. A editora já anunciou cortes de serviços terceirizados (tradução, revisão, elaboração de capa, etc), que serão, doravante, feitos internamente[3]. Ancora, il soggetto propone anche una considerazione generale sull’economia brasiliana, ossia, il vero problema economico riguarderà in grosso modo, almeno in Brasile, i lavoratori autonomi in quanto l’economia è in gran parte “informale” (composta cioè da soggetti non registrati), di fatto, è comune trovare “per strada o nei mezzi pubblici (treno e metro)”, nella realtà brasiliana, diversi venditori (soprattutto di generi alimentari fatti in casa), i quali dipendono da questa attività in quanto unica forma di sostegno economico per la propria famiglia (spesso povera e numerosa). Invece, per quanto riguarda i lavoratori dipendenti as empresas estão receosas e não têm fluxo de caixa para manter seus dependentes com uma carga reduzido, preferindo, assim, uma demissão mais ampla[4]. Infine, da un punto di vista dell’economia personale vejo que os preços subiram um pouco, sobretudo a carne e arroz, mas alguns outro bens caíram, como a gasolina[5].

Sempre nell’area dell’istruzione (scuola dell’infanzia) si possono aggiungere conseguenze negative che vanno ad incidere sul processo di apprendimento dei ragazzi e sulle capacità economiche dei professori, dei dipendenti e dei genitori, infatti, “os principais impactos são a falta de contato com os alunos: o processo de aprendizagem dos alunos fica defasada causando impactos negativos na aprendizagem do mesmo que pode influenciar na vida toda dele. Como trabalho na rede particular de ensino, o impacto econômico é grande, pais estão retirando seus filhos da escola, causando um rombo no orçamento escolar que causará uma diminuição salarial dos funcionários do colégio. Assim, fazendo que os funcionários deixem de pagar algumas contas[6].

In materia di istruzione, è importante considerare anche che il sistema pubblico di educazione brasiliano deve fare i conti con la grande percentuale di ragazzi disagiati e al di sotto della soglia della povertà. Infatti, “em uma educação à distância muito deles não tem estrutura para conseguir estudar, ou seja não possuem Internet, computador ou celular, pois isso o compromisso deles para com a escola é quase 0[7]. Emergono quindi importanti problemi di disparità sociale ed economiche nella popolazione brasiliana che non devono essere sottovalutati in questo momento emergenziale. Ciononostante, l’aiuto non manca: di fatto, gli studenti che hanno la possibilità di accesso ai mezzi tecnologici, e quindi alle lezioni, si rendono disponibili a fornire, a loro volta, questo materiale agli studenti impossibilitati (una grande cooperazione). Il Governatore di São Paulo, a sua volta, ha creato un’APP chiamata CMSP (Centro de Mídias de Sao Paulo), ovvero una piattaforma che consentirà agli studenti della rete statale di educazione di avere libero accesso a lezioni dal vivo, video lezioni registrate e altri contenuti educativi durante il periodo di isolamento sociale causato dalla lotta contro COVID-19. Inoltre, lo stesso governatore ha stipulato un contratto con la rete televisiva “TV Cultura” la quale trasmetterà le lezioni nei propri canali TV digitali.

Anche la visione di una microimprenditrice, nonché proprietaria di una scuola danza, ci fa riflettere su alcuni aspetti già analizzati precedentemente. Di fatto, la soluzione per riuscire ad andare avanti, di fronte alla chiusura di una scuola, è quella di offrire lezioni online: “muitos alunos participam diariamente das aulas, porem alguns pais, que trabalhavam por conta própria, tiveram a diminuição de sua renda sendo assim muitas rescisões e inadimplências (do mês de março). Para tentarmos equilibrar as contas fizemos uma diminuição de salário de 50% de cada uma das socias e 15% de cada professor[8].

A tal proposito, uno degli interventi del Governo Federale Brasiliano per aiutare i lavoratori autonomi consiste nella creazione di un voucher (Corona Voucher) de R$600,00[9] (facciamo presente che il “salario minimo” in brasile ammonta a R$995,00). Ancora, il Governo Federale, per cercare di aiutare le imprese, ha disposto che il pagamento delle tasse/contributi del mese di aprile, maggio e giugno vengano posticipate a ottobre, novembre e dicembre.

Anche il punto di vista di un venditore, che lavora presso un’istituzione finanziaria nordamericana, può fornirci ulteriori spiegazioni sulla situazione emergenziale. Esso, infatti, espone non solo le conseguenze negative ma anche qualche ripercussione positiva. Quelle negative riguardano soprattutto le riunioni dal vivo, che in questo momento sono impossibili dato l’isolamento e le misure di prevenzione e questa condizione “impacta nas conversões de vendas, visto que na reuniões presencial, o entendimento é mais claro e podemos ver as reações do cliente, direcionando melhor a reunião e humanizando a negociação[10]. Si possono tuttavia evidenziare anche alcune conseguenze “positive” ovvero, “em contra partida, tivemos a redução de custos operacionais de deslocamento, refeições e etc. O público brasileiro se despertou para o planejamento financeiro e proteção patrimonial, gerando oportunidades de novos negócios[11]. Infine, come risultato finale derivante dalla combinazione dei fattori positivi e dei fattori negativi si può parlare, per il momento, di una stabilizzazione della crescita nella commercializzazione, senza riduzione o crescita della stessa.

Come accennato, la maggior parte della popolazione brasiliana continua a svolgere il proprio lavoro da casa, ma esiste una piccola percentuale che si reca ancora fisicamente al proprio posto di lavoro per ovvie esigenze lavorative. Come è il caso di un commerciante, nonché proprietario di uno stabilimento commerciale in centro São Paulo. Infatti, il soggetto specifica che lavora, insieme a un gruppo ridotto di dipendenti, nella propria sede lavorativa per garantire la continuità del servizio di delivery e di e-commerce. Tuttavia, anche il settore del commercio al dettaglio viene compito dalla crisi emergenziale, infatti, “com o comércio em geral fechado, as vendas despencaram: queda de 70% em relação ao mesmo período do ano anterior. As diretorias de RH e Departamento Financeiro estão usando todos os recursos permitidos por lei para viabilizar o mínimo necessário dos pagamentos: empréstimos, suspensão e diminuição dos salários, renegociação de dívidas. Há uma tendência de atrasos de pagamentos generalizados, impactando todos os segmentos e, por fim, o governo, que perde arrecadação. Recessão, aumento no desemprego e perda de qualidade nos serviços do governo: essas são as consequências que já estão aparecendo e devem se agravar.[12]

Anche il settore dello sport in Brasile ne risente d’altronde, anche quello italiano e mondiale. Infatti, un allenatore professionista di un importante squadra di calcio brasiliana parla delle ripercussioni del coronavirus nel mondo dello sport e delle sue conseguenze sull’economia delle società calcistiche e dei singoli dipendenti e calciatori. Infatti, da una parte la crisi colpisce soprattutto il lavoro degli atleti, i quali sono costretti a rimanere a casa e ad allenarsi nella propria abitazione a seconda delle schede che vengono inviate ogni settimana dalla commissione tecnica. Da un punto di vista economico, “sem treinamento, sem jogos oficiais, sem a renda financeira dos jogos, sem a cota da tv e da federação as consequências negativas são muitas: nos clube muitas categorias da base foram paralisadas e tem o risco que talvez possam não voltar; muitos jogadores podem perder o próprio emprego e/o podem ficar sem receber seus salários. Também, os funcionários, diferentes dos jogadores, de uma sociedade esportiva podem não serem pagos ou pior ainda serem demitido: por exemplo, a cozinheira, o porteiro, o motorista, o roupeiro, a fisioterapeuta, o médico e outros[13].

Di fronte allo scenario economico e sociale appena descritto, sviluppatosi a seguito dell’emergenza sanitaria determinata dal coronavirus, i brasiliani hanno trovato vari modi per superare le difficoltà. Nel mondo del diritto, “estamos alinhando nosso fluxo de caixa, criando alternativas, fomentando mercados que estão aquecidos e dando suporte aos nossos clientes, demonstrando assim um alinhamento com as necessidades do mesmo e estreitando nossas parcerias[14]”, e ancora, si cerca di dare continuità al lavoro, alle situazioni pendenti, alle nuove azioni e alle domande che sono sorte negli ultimi giorni e nelle ultime settimane. Ma è di dovere un piccolo e importante avvertimento in materia giuridica, ovvero, “o instituo da “força maior” será invocado por todo lado, por todas as partes. É necessário que a Advocacia esteja preparada para isto[15]”.

Nel settore delle vendite, non manca la voglia di andare avanti e trovare soluzioni alternative, infatti, “estamos conseguindo contornar a situação, adaptando sistemas, tornando processos físicos em eletrônicos, além de flexibilização em regras comerciais para conseguir realizar as atividades de forma remota. Todos os dias fazemos reuniões matinais para aproximar a equipe. Além disso realizamos contribuições para pessoas carentes ou em cenário de necessidade[16]”. Ed ancora, “estou empenhado em repor as mercadorias que estamos vendendo, para que o pouco que vendemos hoje não venha a diminuir amanhã. Atualmente estamos vendendo muita fita elástica estreita, própria para a fabricação de máscaras de rosto, efeito direto da Covid19[17]”.

E il futuro? Decisamente incerto. La pandemia ha cambiato, forse per sempre, il nostro modo di affrontare la vita. Certamente, “viveremos uma nova maneira de nos relacionar, o contato humano e a forma de nos relacionarmos mudou e não acredito que isso volte a ser exatamente igual ao que era. Positivamente isso mostrou novas possibilidades de atendimento (profissional) e pessoalmente acredito que estamos, enquanto seres humanos, reavaliando nossas prioridades e valores.[18]

Nell’area giuridica, il futuro è decisamente grigio e pieno di incertezze, infatti, “Me parece que a crise econômica que já havia no país antes mesmo da Pandemia vinha sendo determinante para o corte de contratos nas áreas jurídicas e a não celebração de novos contratos. As pessoas deixaram de fazer consultoria e prevenção jurídica, deixando para contratar esses serviços somente quando necessário [19]”. Dello stesso parere anche il settore del commercio: “Acredito que a instabilidade financeira e dúvidas do futuro econômico do país podem fazer com que os clientes procrastinem decisões presentes, focando em um consumo de suprimentos de necessidade, não que complementem a estrutura financeira deles[20]. Di fatto, è probabile che le imprese dovranno adeguarsi a tempi difficili e dovranno ridimensionare le proprie spese il che vuol dire anche licenziare alcuni dipendenti. L’impressione che rimane è che bisogna tornare presto a lavorare in quanto le persone cominciando a rimanere senza soldi e senza pazienza. Dovremo prepararci a una perdita del potere acquisitivo e quindi a un peggioramento della propria qualità della vita. Ancora, le conseguenze della pandemia sul futuro dell’economia brasiliana potrebbero anche risultare “disastrose”, di fatto “o Brasil vinha tentando se recuperar de um rombo enorme nas contas públicas, e agora deve fazer frente a um rombo ainda maior. A situação das empresas — e das famílias — reflete, em certo modo, a instabilidade da economia brasileira: o salário nunca é o bastante, os preços oscilam sempre, a inflação come todo o pecúlio mensal[21].

Infine, si rende doverosa una giusta osservazione: nonostante la regola del distanziamento sociale e della quarantena, è necessario ricordarsi che nelle periferie delle maggiori città (come São Paulo o Rio de Janeiro), dove ci sono molte comunità (le favelas), non esiste di fatto alcun isolamento sociale. La maggior parte degli abitanti delle favelas sono poveri e le loro abitazioni, letteralmente attaccate l’una all’altra, sono sviluppate in modo irregolare e con materiale di bassa qualità. I problemi più comuni in queste zone sono il degrado, la criminalità diffusa e gravi problemi di igiene pubblica in funzione della mancanza di idonei sistemi di fognatura e acqua potabile: di fronte a uno scenario del genere come è possibile garantire il rispetto delle regole igienico-sanitario e l’isolamento sociale? Inoltre, come faranno ad andare avanti le famiglie povere che già prima della crisi sanitaria percepivano un’entrata mensile estremamente bassa o, in certi casi, del tutto inesistente? Di certo, le ripercussioni economiche e sociali del coronavirus in Brasile saranno ancora più devastanti rispetto, ad esempio, ai paesi europei. La disparità sociale, l’elevato numero di persone povere, l’alta percentuale di disoccupazione e l’elevato tasso di criminalità sono i più ardui ostacoli per riuscire a contrastare, in modo positivo, gli effetti negativi del virus sulla popolazione e l’economia. Si aggiunge poi, con riguarda a una parte della classe sociale media/alta brasiliana, una quasi totale “inconsapevolezza consapevole” dei reali rischi del coronavirus che spesso vengono sottovalutati e percepiti come “non nocivi”. Di fatto e purtroppo, ancora oggi molti soggetti, nonostante siano in isolamento, continuano a vedere indistintamente amici, familiari e a uscire della propria abitazione anche senza un giustificato motivo, considerando così quello che dovrebbe essere un periodo di isolamento sociale come un momento di vacanza.”

THAILAND

Commento a cura di Lorenza Rosso, Avvocato a Bangkok.

“Nonostante la vicinanza con la Cina e nonostante la Tailandia sia una nazione fondamentalmente basata sul turismo, soprattutto nei periodi invernali con un picco a Natale e durante il Capodanno cinese, i numeri relativi al COVID 19 sono molto bassi soprattutto se comparati all’Italia. Ad oggi, maggio 2020 aggiornamento sui casi: 2,989 number of cases, 55 fatalities 2761 recoveries.

Il Regno di Thailandia ha agito molto velocemente, soprattutto nella capitale Bangkok, prendendo misure precauzionali rapide ed efficaci già dal mese di Febbraio, con misurazione della temperatura, obbligo di mascherina, gel lavamani e distanza di sicurezza nei luoghi dediti ad assembramenti tipo mall, metropolitana, scuole…sono stati già da marzo 2020 cancellati tutti gli eventi che avrebbero provocato assembramenti come concerti, competizioni sportive, eventi religiosi…

SCUOLE: le scuole tailandesi hanno chiuso l’anno accademico ai primi di marzo 2020 per riaprire da previsione il 16 maggio 2020. Il 18 marzo 2020 è arrivato l’ordine di chiudere anche le scuole internazionali, che seppur private devono attenersi alle direttive del ministero dell’istruzione. Per le scuole internazionali si è cosi aperta la fase, già sperimentata precedentemente per le chiusure dovute all’alto livello di inquinamento, dell’online learning. Per le scuole tailandesi invece questa fase non sarà plausibilmente mai aperta in quanto la loro apertura sarà posticipata al 01 luglio con recupero dei giorni persi durante periodi di vacanza che verranno cancellati. Ovviamente le due tipologie di scuola sono completamente diverse e con una grande diversità circa la capacità economica e l’utenza degli studenti, quindi risulta difficile poterle paragonare. Per ciò che concerne le internazionali, si sono adattate molto bene prima alle misure precauzionali circa la sicurezza interna, non permettendo ad estranei di entrare, regolando il flusso degli studenti ed evitando gli assembramenti poi con l’istruzione a distanza. Certo è che con le rette elevatissime che le scuole internazionali adottano non sono mancati i malcontenti per la mancata riapertura e per una troppo leggera scontistica adottata dalle amministrazioni che hanno generalizzando scontato come credito per l’anno 2020/2021 la spesa per i pranzi, il trasporto con school bus e le attività extra scolastiche, insomma hanno deciso di rimborsare solo quei servizi di cui gli studenti effettivamente non hanno usufruito e non tirando fuori un soldo immediatamente ma caricandolo sull’anno accademico successivo, non tenendo in considerazione chi si trovava ad affrontare un trasferimento di scuola per le più svariate ragioni, insomma un po’ pochino anche pensando che alcune delle famiglie sono state penalizzate con riduzioni di stipendio. In compenso è stato assicurato che il personale docente e tutto il corpo scolastico comprensivo di guardie, persone delle pulizie, personale della mensa…ha ricevuto uno stipendio adeguato se non al 100% per tutto il lungo periodo di chiusura.

NEGOZI: IL 22 marzo è poi stato dichiarato il parziale lockdown con la chiusura di tutti mall, mercati, negozi ad eccezioni dei supermercati e negozi di alimentari per i beni di prima necessità e le farmacie. Da questa data in poi ci sono state riaperture e chiusure ad intermittenza non solo temporale ma anche locale, ogni governatore poteva decidere misure differenti per la propria provincia. in questo campo la confusione l’ha fatta da padrone ma il risultato più immediato è subito stato una fuga di massa di tutti i lavoratori dipendenti da questo settore che si sono precipitati a rientrare nelle proprie province di origine trovandosi immediatamente senza salario ed essendo la capitale Bangkok molto costosa. Culturalmente il popolo thai non è un popolo di risparmiatori la maggior parte delle persone vive al di sopra delle proprie capacità riempendosi di debiti dunque una situazione come questa ha portato ad un tracollo della situazione per queste fasce della società, tanto che chi non è riuscito a fuggire nelle campagne di provenienza si è riversato nelle strade a vivere con l’aiuto di associazioni umanitarie che si sono organizzate per fornire quanto meno cibo ai piu’ disagiati. Il governo ha annunciato di dare un “financial support “per le fasce deboli e assistenza dei gruppi vulnerabili, ma in che cosa questo si tradurrà ancora non è dato saperlo, non essendo ancora nella pratica stato definito chi ne ha diritto e in cosa consista. L’unica reale e tangibile aiuto che è stato dato è una scontistica sull’elettricità casalinga , essendo le persone costrette in casa. E’ stato annunciato che 13.4 milioni di Thai dovrebbero ricevere un sussidio di 5,000 bath a partire dalla prossima settimana, vedremo. Ad oggi 7 maggio la riapertura dei negozi non è ancora stata sospesa se non per alcune categorie tra cui parrucchieri, ristoranti e negozi di tecnologia e telefonia con ovviamente l’adozione di tutte le precauzioni previste. Il Governo monitorerà la situazione per 15 giorni e poi si pronuncerà sul da farsi.

Altre misure previste:

Chiusura ad intermittenza dei parchi pubblici, chiusure tra le province con limitazione negli spostamenti, chiusure delle tratte aeree se non per voli di rimpatrio internazionale, coprifuoco dalle 10.00 pm alle 4.00 am, sospensione della vendita di alcol, cancellazione di festivià’ importanti come songkran festival ( capodanno tailandese) , celebrazioni buddiste e ramadan, chiusura delle facilities nei condomini.

IMPRESE: Le grandi imprese in realtà non si sono praticamente mai fermate dal produrre seppur ovviamente ci sia stata una riduzione dei volumi. Le grandi imprese si sono organizzate con alternanza di smart working e lavoro in sede cercando di limitare gli scambi tra i dipendenti il più possibile. Il piano di emergenza è stato molto serrato ma in realtà non si è dovuto mettere in atto se non per un breve periodo di tempo. Ovviamente le più colpite dal punto di vista economico sono le piccole/medie imprese e in Tailandia specialmente quelle legate al turismo. Hotel, ristoranti, guide turistiche, attrazioni… tutto è fermo e non si sa quando riprenderà ma sicuramente sarà l’ultimo a ripartire. La maggior parte di queste se sane hanno approfittato per rinnovare in meglio le loro aziende, cercando di limitare i costi vivi e reinvestendo, per quelle che invece già navigavano in acque incerte, la chiusura parziale per contenere i costi con conseguente chiusura definitiva é praticamente inevitabile. Tutti gli occhi sono ovviamente puntati sul settore del turismo da cui dipende la maggior parte dell’economia thailandese ma la preoccupazione per una second wave del virus e la situazione drammatica in cui versano i paesi da cui normalmente provengono i visitatori non dà molte speranze al settore nell’immediato futuro e per almeno i prossimi 6 mesi.

STRANIERI: Una problematica a cui soprattutto nella prima fase dell’emergenza ci si è trovati ad affrontare come “farang” ossia stranieri in terra tailandese, à quella delle Visa in scadenza o scadute per persone che per volontà propria o per cause di forza maggiore si sono trovati bloccati in Tailandia. Sono state prese alcune misure dal Governo per permettere una facile estensione della Visa nel breve periodo tanto da poter consentire alle varie Ambasciate di organizzare voli di rimpatrio ecc. E’ stata una fase molto complicata per la diplomazia perché le situazioni da affrontare sono state molto diverse, sia dal punto di vista sociale che economico, e in una situazione così essere uno straniero anche se residente nel paese non è mai semplice. Molti degli stranieri purtroppo non hanno dato una buona immagine della categoria non rispettando i lockdown e finendo arrestati per questo. L’Ambasciata italiana in questa occasione si dimostrata molto presente ed efficiente per quanto possibile, si è adoperata anche per organizzare un volo di rientro per i connazionali, volo che ha anche trasportato due respiratori donati all’Italia. Sinceramente, non so scientificamente quale sia la ragione per cui la Tailandia abbia numeri cos bassi ma posso solo dire che è stata molto fortunata perché una diffusione su vasta scala nel paese avrebbe delle ripercussioni disastrose sulla società non preparata dal punto di vista sanitario ed economico, sarebbe stata una carneficina, per questo le misure sono state molto dure nonostante i numeri molto bassi perché l’Amministrazione sapeva che il Paese sarebbe tracollato con numeri maggiori. Certo c’è da sperare che non ci sia una seconda ondata di contagi e che le riaperture saranno fatte coscienziosamente e con le dovute cautele in tutte le provincie e non solo da parte degli stranieri ma tutti i tailandesi.

la nostra speranza come italiani all’estero è anche che venga tolto il divieto di volo e che seppur con tutte le precazioni ci sia consentito in qualche modo di rimpatriare per poter abbracciare i nostri cari dopo questa terribile esperienza.”

[1] La mancata possibilità di incontri e ricevimenti personali, aggiunti a una riduzione dell’attività economica, determinano un aumento dell’indice di inadempienza, una riduzione dei valori e l’interruzione di nuovi servizi.

[2] Inizialmente, il principale impatto negativo è stato l’arresto dei servizi della giustizia (forum) e dei servizi amministrativi (registri, INSS – Istituto Nacional do Seguro Social ovvero l’istituto di previdenza sociale brasiliano). Successivamente, in un secondo momento, c’è stata l’istituzione del lavoro da remoto/home office nel Potere Giudiziario, ma ancora insufficiente per dare un andamento soddisfacente ai processi e ai servizi di natura giudiziaria. Il Potere Giudiziario brasiliano e l’INSS sono già troppo morosi/lenti in situazioni normali/ordinaria. Adesso ancora di più. Ciò determina un ritardo nell’andamento dei processi ordinari e amministrativi e conseguentemente un ritardo nel ricevimento degli importi a titolo di onorari per l’avvocato: una situazione frustante non solo per il cliente ma anche per gli stessi professionisti.

[3] La scuola inizia a perdere alcuni studenti in funzione dei licenziamenti o diminuzione del carico di lavoro. Per quanto riguarda l’editoria, essa ha visto una diminuzione delle vendite soprattutto nei confronti delle grosse aziende di commercio elettronico (come Amazon – forse si tratta di una misura di precauzione da parte di queste). Per il resto, lavoro la stessa quantità di ore da casa e non ho avuto alcuna diminuzione nel mio stipendio. L’editoria ha già annunciato tagli nei servizi di terziarizzazione (traduzione, revisione, elaborazione della copertina ecc), che saranno svolti, d’ora in poi, internamente.

[4] Le aziende hanno paura e non hanno nemmeno un flusso di cassa per mantenere i loro dipendenti con un carico di lavoro ridotto, preferendo così optare per il licenziamento.

[5] Noto che i prezzi di alcuni beni sono saliti, come ad esempio, della carne e del riso mentre il prezzo di altri sono addirittura diminuiti, come quello della benzina.

[6] Il principale impatto è la mancanza di contatto con gli studenti: il processo di apprendimento di questi viene interrotto determinando così conseguenze negative sulle loro capacità di apprendimento che potranno influenzarli (negativamente) durante tutta la loro vita. Lavorando nella rete privata di istruzione, l’impatto economico è grande, in quanto tanti genitori hanno deciso di ritirare i propri figli dalla scuola, causando un grosso problema nel bilancio scolastico, situazione questa che determinerà una diminuzione salariale degli stessi dipendenti (professori e non). Conseguentemente, gli stessi dipendenti finiscono per non riuscire a pagare le proprie spese personali.

[7] In un sistema di educazione a distanza molti studenti non hanno una struttura per riuscire a studiare, ovvero, non possiedono nemmeno internet, computer, cellulare e per questa ragione il loro compromesso con la scuola è pari a 0.

[8] Molti allievi partecipano quotidianamente alle lezioni, tuttavia, alcuni genitori, per lo più lavoratori autonomi, hanno avuto una diminuzione della propria rendita determinando così molte rescissioni e inadempimenti degli abbonamenti (mese di marzo). Per cercare di pareggiare i conti abbiamo deciso di procedere con una diminuzione del 50% dello stipendio di ogni socio e del 15% dello stipendio di ogni insegnante.

[9] La moneta brasiliana è il REAL. Attualmente il tasso di cambio euro/real è il seguente: 1 euro è uguale a 6,03 real brasiliano (aggiornato al 01/05/2020): la moneta brasiliana risulta estremamente svalutata in questo periodo di crisi

[10] Questa condizione ha un impatto inevitabile sulle conversioni di vendita in quanto, nelle riunioni fatte di persona, l’intesa è molto più chiara ed è molto più agile comprendere le reazioni dei clienti, direzionando così in modo più corretto la riunione e umanizzando la negoziazione.

[11] D’altra parte, abbiamo avuto una riduzione delle spese di viaggio, buoni pasto ecc (non dovendo più spostarsi). Il popolo brasiliano sembra essersi svegliato per la pianificazione finanziaria e la protezione patrimoniale, generando così nuove opportunità di affari.

[12] Con il commercio chiuso, le vendite sono crollate: una diminuzione del 70% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Il consiglio di amministrazione e il dipartimento finanziario cercano di utilizzare tutti i mezzi leciti e consentiti dalla legge per rendere possibili i pagamenti minimi necessari: prestiti, sospensione e riduzione dei salari, rinegoziazione del debito. Vi è una generale tendenza a ritardare i pagamenti che incide, prima di tutti, su tutti i segmenti dell’economia e conseguentemente anche sul Governo che perde un numero considerevoli di entrate. Recessione, aumento della disoccupazione e perdita di qualità nei servizi pubblici: queste sono le conseguenze che si stanno già verificando e che dovrebbero peggiorare.

[13] Senza allenamenti, senza le partite ufficiali, senza la rendita finanziaria delle partite, senza la quota della TV per la trasmissione delle partite, senza la quota della Federazione di calcio le conseguenze negative sono tante: nei club molte categorie di base sono state sospese e c’è il rischio che non tornino più; molti giocatori possono perdere il posto lavoro e/o potrebbero non ricevere il loro stipendio. Inoltre, gli altri dipendenti, diversi dai calciatori, di una società calcistica rischiano di non essere pagati o addirittura essere licenziati: si pensi al cuoco, al portinaio, all’autista, al sarto, al fisioterapista, al medico e altri.

[14] Stiamo allineando il nostro flusso di cassa, creando nuove alternative, promuovendo i mercati emergenti e fornendo supporto ai nostri clienti e così dimostrando un allineamento con le loro necessità e il mantenimento delle nostre partnership.

[15] L’istituto della forza maggiore verrà invocato ovunque e da parte di tutti. Ed è necessario che gli avvocati siano pronti ad affrontare questa situazione.

[16] Stiamo cercando di aggirare la situazione, di adattare i sistemi, di trasformare i processi fisici in elettronici, oltre a rendere le regole commerciali più flessibili in modo che tutti siano in grado di svolgere la propria attività a distanza. Ogni giorno abbiamo incontri mattutini per riunire la squadra. Inoltre, forniamo aiuti alle persone bisognose o in situazioni di necessità.

[17] Mi impegno a sostituire i prodotti che vendiamo, in modo che quel poco che vendiamo oggi non venga a scarseggiare domani. Attualmente stiamo vendendo molti nastri elastici stretti, adatti per la produzione di mascherine per il viso, un effetto diretto di Covid19 (il soggetto intervistato si occupa, infatti, di finiture per abbigliamento e della vendita al dettaglio di articoli artigianali e tessili e forniscono il loro servizi a aziende che producono vestiti).

[18] In futuro dovremo vivere e imparare un nuovo modo di relazionarci, in quanto il contatto umano e le forme di relazioni sono cambiate e non credo che torneranno mai ad essere come prima. Da un punto di vista positivo, questa situazione ci ha dimostrato nuove modalità per offrire i nostri servizi ai clienti e credo che personalmente, in quanto esseri umani, stiamo rivalutando le nostre priorità e valori.

[19] Mi sembra che la crisi economica esistente nel paese, ancora prima della pandemia, determinerà sempre di più una diminuzione nella stipulazione di contratti sia in ambito giuridico e non. Le persone non chiederanno più assistenza legale (come prima) e ricorreranno a questa solo ed esclusivamente in situazione di estrema necessità.

[20] Credo che l’instabilità finanziaria e i dubbi per il futuro economico del paese possano determinare nei clienti un differimento delle decisioni e una maggior concentrazione nei beni di prima necessita che di certo non possono complementare la loro struttura finanziaria.

[21] Da tempo il Brasile aveva cercato di riprendersi da un enorme “buco” nei conti pubblici, e ora dovrà affrontare un disavanzo ancora più grande. La situazione delle aziende – e delle famiglie – riflette, in un certo senso, l’instabilità dell’economia brasiliana: i salari non sono mai abbastanza, i prezzi oscillano sempre e l’inflazione consuma tutto il reddito mensile.

COVID-19 E IMPATTO SUI REDDITI DEI GENITORI ONERATI AL MANTENIMENTO DELLA PROLE

COVID-19 E IMPATTO SUI REDDITI DEI GENITORI ONERATI AL MANTENIMENTO DELLA PROLE

Torniamo ad occuparci delle questioni che l’impatto epidemico del COVID-19 solleva nell’ambito del diritto di famiglia analizzando, in particolare, le difficoltà connesse al corretto e regolare adempimento degli obblighi di mantenimento dei figli a causa dell’effetto a domino che la forzata chiusura delle attività, commerciali e non, ovvero la messa in cassa integrazione ha avuto sul reddito dei genitori onerati, determinandone un’inaspettata quanto involontaria contrazione.

Di fronte alla straordinaria situazione emergenziale moltissimi, purtroppo, sono i genitori che in questi giorni non sono oggettivamente in condizioni di onorare regolarmente l’importo previsto quale contributo mensile, oltre le spese straordinarie e sanitarie.

D’altro canto, se l’assegno venisse a mancare, i figli potrebbero trovarsi in serie difficoltà a far fronte ai loro bisogni primari: devono, quindi, prevalere i principi di correttezza ed il senso di responsabilità dei genitori nell’interesse primario dei minori.

L’obbligazione non è di natura contrattuale ma si basa su norme civilistiche che danno attuazione ai diritti costituzionalmente garantiti (artt. 29 e 30 Costituzione): il genitore onerato è obbligato a farvi sempre e comunque fronte, anche in caso di significative difficoltà, senza poter autonomamente decidere di autoridurselo in ragione del momentaneo minor reddito.

L’art. 147 c.c. impone ai genitori l’obbligo di mantenere i propri figli che grava su di essi in senso primario ed integrale, in considerazione della sussistenza della propria capacità lavorativa o, in caso di disoccupazione, della ‘possibilità’ di reperire un’attività lavorativa, anche se saltuaria.

La giurisprudenza di merito si esprime in questi termini laddove, in tema di violazione degli obblighi di assistenza familiare, afferma che la disagiata condizione economica dell’obbligato non fa venir meno il dovere alla corresponsione dei mezzi di sussistenza o del pagamento dell’assegno all’avente diritto e che, a tal fine, non è sufficiente la semplice indicazione dello stato di disoccupazione giacché incombe pur sempre al soggetto obbligato l’onere di allegazione di idonei e convincenti elementi indicativi della concreta impossibilità di adempiere e dimostrativi del fatto che la causa della stessa non sia ricollegabile a un suo comportamento, anche soltanto negligente, in relazione al primario dovere di contribuire al mantenimento dei figli.

Sul piano del diritto, le conseguenze del mancato e/o parziale adempimento degli obblighi di mantenimento possono essere di carattere sia civilistico che penalistico. Sotto quest’ultimo profilo, la sottrazione all’obbligo di corrispondere ogni tipo di assegno dovuto in caso di separazione o divorzio può integrare il reato previsto dall’art. 570 bis c.p.; la norma inserita dall’art. 2 del D. Lgs. 01/03/2018 aggrava le condotte omissive più marcatamente economiche già previste dall’art. 570 c.p..

In caso di minori si tratta di un reato procedibile d’ufficio, ciò vuol dire che la denuncia sporta dal soggetto beneficiario non può essere successivamente ritirata. Viste le ultime riforme, la norma prevede una responsabilità quasi ‘oggettiva’ ed assume rilevanza penale anche un versamento parziale o non puntuale.

È fuor di dubbio che l’eventuale abuso e/o strumentalizzazione dell’attuale crisi per sottrarsi o avanzare richieste di sospensione tout court del mantenimento non è rispettoso dei doveri di assistenza morale e materiale fondanti il cardine stesso della famiglia.

In assenza di uno specifico intervento normativo anche assistenziale, quindi, verrebbe da concludere che il soggetto onerato deve fare l’impossibile – se non di più – per versare quanto dovuto perché il benessere dei minori deve essere messo al primo posto.

Non disconosciamo, tuttavia, l’ipotesi che il genitore che abbia visto senza sua colpa annullata o gravemente ridotta la sua capacità di contribuzione, nel momento straordinario che stiamo vivendo possa essere costretto a chiedere una rimodulazione del contributo da versare. Ed allora un possibile correttivo al principio di cui sopra potrebbe intravedersi nell’istituto dell’impossibilità sopravvenuta della prestazione per causa non imputabile al debitore (artt. 1256 e 1258 Codice Civile), che trova applicazione allorquando si verifica un evento straordinario ed imprevedibile – non dipendente da un comportamento doloso o colposo del soggetto debitore – che gli impedisce di adempiere totalmente o parzialmente o, ancora, nei termini pattuiti, la propria obbligazione.

Nel caso di specie, il factum principis non sarebbe strettamente collegabile ad azioni o omissioni dirette o indirette del singolo soggetto, quanto piuttosto a cause di forza maggiore imprevedibili ed inevitabili. Le difficoltà del genitore nel corrispondere l’assegno nella misura prevista dal giudice deriverebbero, infatti, non già da un suo atteggiamento colposo o doloso bensì da un’impossibilità oggettiva ad effettuare la prestazione in sé e per sé considerata proprio a causa del lockdown lavorativo imposto dal Governo.

Al momento non c’è una giurisprudenza specifica di riferimento ed individuare una regola rigida e identica per tutte le situazioni sarebbe impossibile ed immotivato: occorre affidarsi alle norme che regolano il diritto di famiglia, oltre che al buon senso ed ai principi di correttezza e solidarietà.

I possibili scenari che potrebbero presentarsi possono così sintetizzarsi: i) nel caso in cui i rapporti con l’altro genitore siano sereni, civili e collaborativi, potrebbe essere percorribile la via dell’accordo su un’eventuale rimodulazione dell’assegno per la momentanea crisi di liquidità, da ratificare in sede di negoziazione assistita ovvero con un ricorso congiunto avanti il Tribunale; ii) nell’ipotesi in cui i rapporti tra i genitori siano conflittuali oppure non vi sia disponibilità da parte del soggetto beneficiario, occorrerebbe valutare se ricorrono nella fattispecie i presupposti per presentare un ricorso in Tribunale finalizzato all’ottenimento di un provvedimento d’urgenza che autorizzi la richiesta di riduzione ovvero la sospensione del mantenimento per il tempo di durata della nuova condizione reddituale. Se la capacità reddituale ed economica dell’onerato è realmente mutata in ragione delle restrizioni o del lockdown dell’attività imposte delle misure emergenziali, trattandosi di un fatto nuovo non previsto né prevedibile al momento della separazione/divorzio, potrebbe avere delle ripercussioni sulla determinazione del quantum dell’importo dovuto.

Ovviamente, per evitare abusi, il genitore interessato dovrà fornire al Giudice la prova rigorosa che la normativa emergenziale ha determinato la contrazione in maniera peggiorativa e significativa dei suoi redditi cui è conseguita l’impossibilità tout court di assolvere all’obbligo di mantenimento, perché non è sufficiente invocare le limitazioni imposte dal Governo.

Nell’ottica della comprensione reciproca e della solidarietà, potrà poi essere valutato se tale modificazione ha le caratteristiche di continuità, stabilità, di difficile reversibilità e se le misure COVID hanno ridotto la capacità economica anche dell’altro genitore.

La solidarietà familiare, su cui si fondano questi obblighi alimentari, imporrebbe – oggi più che mai – di valutare la complessiva e reale capacità patrimoniale concreta di tutti i soggetti coinvolti.

Lo stesso discorso vale per le spese straordinarie che devono essere sempre rimborsate alla parte che le ha anticipate nella misura stabilita dal giudice, salvo che i genitori addivengano ad un accordo stragiudiziale sul punto o depositino un ricorso per la modifica delle condizioni.

Qualora l’attuale crisi economica provocata dalla pandemia dovesse proseguire ancora per un tempo medio/lungo, non si può escludere che le richieste di revisione si possano moltiplicare con il rischio di non consentire una risposta in tempi abbastanza rapidi da parte di un sistema giudiziario costretto a lavorare in condizioni di emergenza.

Per questo motivo è auspicabile privilegiare strumenti stragiudiziali improntati alla conciliazione e al buon senso comune, valorizzando l’aspetto conciliativo e collaborativo, per non acuire situazione già conflittuali specie in un ambito in cui sono all’ordine del giorno i rancori, i ricatti e le rivendicazioni istintive dovute a crepe preesistenti nei rapporti.

Nel necessario bilanciamento dei diritti deve rimanere comunque centrale il principio del superiore interesse del minore, ricercando soluzioni fondate sul buon senso e la ragionevolezza, contestualizzate nelle specificità del caso concreto.

Devono essere garantiti il benessere primario della prole nell’ambito di un giusto contemperamento degli obblighi di un soggetto in concreta e dimostrata difficoltà, da un lato, ed i doveri di lealtà e correttezza che devono sempre guidare l’adempimento degli obblighi di assistenza materiale, dall’altro. 

Pensare di sfruttare la situazione contingente di criticità simulando una difficoltà economica – in realtà inesistente – per ridimensionare in modo opportunistico le proprie risorse finanziarie non solo è censurabile e deprecabile dal punto di vista umano ma costituirebbe un illecito civile ed un reato penale passibile di gravi conseguenze.

Concludiamo rammentando che in nessun caso l’emergenza COVID potrà essere addotta dal genitore onerato come una scusante di comodo per sottrarsi agli obblighi di assistenza materiale né tantomeno potrà rappresentare un’opportunità per chi aspira a ‘liberarsi’ di un onere periodico –tante, troppe volte – mal tollerato.

Avv. Paola Cavallero -Senior Associate - 
Dipartimento Civile - diritto di famiglia
Studio Mainini & Associati     

Bando “Impresa Sicura” per il rimborso delle spese di acquisto di DPI: prenotazioni dall’11.05.2020

PREMESSA

A seguito dell’emergenza sanitaria da COVID-19 e al fine di sostenere la continuità, in sicurezza, dei processi produttivi delle imprese operanti su tutto il territorio nazionale, INVITALIA ha recentemente pubblicato il bando che definisce, in attuazione dell’articolo 43, comma 1, del decreto Cura Italia, i criteri e le modalità di riconoscimento alle imprese del rimborso delle spese sostenute per l’acquisto di DPI

OSSERVA

Le risorse disponibili per il riconoscimento dei rimborsi previsti dal Bando sono pari, ai sensi dell’articolo 43, comma 1, del decreto Cura Italia, a euro 50.000.000,00 (cinquantamilioni/00), comprensivi degli oneri di gestione e fatti salvi eventuali incrementi della dotazione finanziaria disposti con successivi provvedimenti legislativi o amministrativi.

Soggetti beneficiari

Possono beneficiare del rimborso previsto dal presente Bando tutte le imprese, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico in cui operano e dal regime contabile adottato, che, alla data di presentazione della domanda di rimborso (di cui si dirà in seguito) sono in possesso dei seguenti requisiti:

  1.  sono regolarmente costituite e iscritte come “attive” nel Registro delle imprese;
  2.  hanno la sede principale o secondaria sul territorio nazionale;
  3. sono nel pieno e libero esercizio dei propri diritti, non sono in liquidazione volontaria e non sono sottoposte a procedure concorsuali con finalità liquidatoria.

Spese ammissibili

Sono ammissibili al rimborso le spese sostenute dalle imprese per l’acquisto di DPI le cui caratteristiche tecniche rispettano tutti i requisiti di sicurezza di cui alla vigente normativa. A tal fine, sono ammissibili le spese sostenute per l’acquisto dei seguenti DPI.

MASCHERINE FILTRANTI, CHIRURGICHE, FFP1, FFP2 e FFP3

GUANTI IN LATTICE, IN VINILE, IN NITRILE

DISPOSITIVI PER PROTEZIONE OCULARE

INDUMENTI DI PROTEZIONE QUALI TUTE E/O CAMICI

CALZARI E/O SOVRASCARPE

CUFFIE E/O COPRICAPI

DISPOSITIVI PER LA RILEVAZIONE DELLA TEMPERATURA CORPOREA

DETERGENTI E SOLUZIONI DISINFETTANTI/ANTISETTICI.

Per accedere al rimborso, le spese per l’acquisto dei suddetti dispositivi devono:

-* essere sostenute nel periodo compreso tra il 17 marzo 2020 (data di pubblicazione in G.U. del D.L. Cura Italia) e la data di invio della domanda di rimborso (di cui si dirà in seguito). A tal fine, rileva la data di emissione delle fatture oggetto di richiesta di rimborso;

-* essere connesse a fatture pagate alla data dell’invio della domanda di rimborso attraverso conti correnti intestati all’impresa e con modalità che consentano la piena tracciabilità del pagamento e l’immediata riconducibilità dello stesso alla relativa fattura;

-* essere non inferiori a euro 500,00 (cinquecento/00);

-* non essere oggetto di ulteriori forme di rimborso o remunerazione erogate in qualunque forma e a qualsiasi titolo.

Non sono ammissibili a rimborso gli importi delle fatture relativi a imposte e tasse, ivi compresa l’IVA.

Fermo restando il possesso di tutti i requisiti di ammissibilità, le fatture costituenti acconto sulle forniture di DPI sono ammissibili solo a condizione che l’impresa presenti, nella domanda di rimborso, anche la fattura riguardante il saldo della fornitura.

Rimborso concedibile

Il rimborso è concesso, nei limiti delle risorse disponibili (euro 50.000.000,00), nella misura del 100 percento delle spese ammissibili (come sopra individuate), nel limite massimo di euro 500,00 per ciascun addetto dell’impresa cui sono destinati i DPI e, comunque, fino a un importo massimo per impresa di euro 150.000,00.

A tal fine, è fatto obbligo all’impresa di dichiarare, nella domanda di rimborso, il numero degli addetti a cui è riferibile l’acquisto di DPI.

Termini e modalità per la presentazione delle domande

Le domande di rimborso devono essere presentate in modalità telematica, secondo una sequenza temporale articolata nelle seguenti tre fasi:

4 FASE 1 – PRENOTAZIONE DEL RIMBORSO

4 FASE 2 – PUBBLICAZIONE DELL’ELENCO CRONOLOGICO DELLE PRENOTAZIONI DEL

4 FASE 3 – COMPILAZIONE E ISTRUTTORIA DELLA DOMANDA DI RIMBORSO

Fase 1 – prenotazione del rimborso

In questa fase, le imprese interessate possono inviare, attraverso lo sportello informatico, raggiungibile nella pagina dedicata all’intervento “Impresa SIcura” della sezione https://www.invitalia.it/cosa-facciamo/emergenza-coronavirus del sito web di INVITALIA, una prenotazione del rimborso, dalle ore 9.00 alle ore 18.00 di tutti i giorni lavorativi, dal lunedì al venerdì, A PARTIRE DAL GIORNO 11 MAGGIO 2020 ED ENTRO IL GIORNO 18 MAGGIO 2020.

Le informazioni necessarie per poter procedere a finalizzare la prenotazione del rimborso sono le seguenti:

4 codice fiscale dell’impresa proponente;

4 codice fiscale del legale rappresentante, ovvero del titolare dell’impresa proponente o della persona giuridica in caso di impresa proponente amministrata da soggetti diversi dalle persone fisiche;

4 importo da rimborsare.

OSSERVA

Le istruzioni operative per la presentazione della prenotazione sono pubblicate nella pagina dedicata all’intervento “Impresa SIcura” della sezione https://www.invitalia.it/cosafacciamo/emergenza-coronavirus del sito web di INVITALIA, almeno cinque giorni prima della data di apertura dello sportello informatico.

Lo sportello informatico assegnerà alle prenotazioni pervenute l’orario di arrivo registrato dai sistemi informatici predisposti dall’Agenzia. Al termine della procedura di prenotazione, l’impresa visualizzerà un messaggio che attesta il predetto orario di arrivo della prenotazione, nonché il relativo codice identificativo.

La prenotazione risulta regolarmente inoltrata solo qualora il codice fiscale dell’impresa e il codice fiscale del legale rappresentante/titolare della medesima siano correttamente indicati nell’ambito della procedura. Nel caso in cui i predetti dati non siano formalmente corretti o nel caso in cui differiscano dalle informazioni desumibili dal Registro imprese, la prenotazione del rimborso risulta irricevibile e la stessa si considera decaduta.

Fase 2 – pubblicazione dell’elenco cronologico delle prenotazioni del rimborso

Entro tre giorni dal termine finale per l’invio della prenotazione del rimborso, nella pagina dedicata all’intervento “Impresa SIcura” della sezione https://www.invitalia.it/cosafacciamo/emergenza-coronavirus del sito web di INVITALIA, sarà pubblicato l’elenco di tutte le prenotazioni correttamente inoltrate dalle imprese nell’ambito della fase 1, ordinate secondo il criterio cronologico definito sulla base dell’orario di arrivo della richiesta.

L’elenco, come sopra determinato, indica, per ciascuna prenotazione, l’importo del contributo richiesto e l’esito della prenotazione stessa, con i seguenti possibili casi:

  1. prenotazioni collocate in posizione utile per l’ammissibilità a presentare domanda di rimborso;
  2. prenotazioni risultate non ammissibili alla successiva fase di presentazione della domanda di rimborso.

OSSERVA

Sulla base del predetto ordine cronologico di arrivo, sono collocate in posizione utile per l’ammissibilità a presentare domanda di rimborso un numero di prenotazioni che, complessivamente, prevedono l’erogazione di un contributo per un importo pari alle risorse finanziarie disponibili, maggiorato del 20 percento, al fine di tenere conto di possibili eventuali variazioni degli importi richiesti o di rinunce che dovessero registrarsi nell’ambito della fase 3.

I soli soggetti la cui prenotazione è collocata in posizione utile per l’ammissibilità a presentare domanda di rimborso sono ammessi a procedere alla compilazione della domanda di rimborso, secondo i termini e le modalità di cui alla fase 3.

Fase 3 – compilazione e istruttoria della domanda di rimborso

Le imprese la cui prenotazione risulta collocata, nell’elenco di cui alla fase 2, in posizione utile devono compilare la domanda di rimborso attraverso la procedura informatica raggiungibile nella pagina dedicata all’intervento “Impresa SIcura” della sezione https://www.invitalia.it/cosa-facciamo/emergenza-coronavirus del sito web di INVITALIA

Le imprese sono tenute a presentare, pena la decadenza della prenotazione, la domanda di rimborso redatta attraverso la procedura informatica e contenente le informazioni indicate nell’apposito modello, disponibile, in visione, nella sopra indicata sezione del sito web dell’Agenzia, a partire DALLE ORE 10.00 DEL GIORNO 26 MAGGIO 2020 ED ENTRO LE ORE 17.00 DEL GIORNO 11 GIUGNO 2020.

OSSERVA

Alla predetta domanda deve essere allegata la documentazione di spesa, consistente nelle fatture relative agli acquisti di DPI e relative evidenze di pagamento.