SAVE WORKING _ IO RIAPRO SICURO – Bando Regione Lombardia

Questa misura mette a disposizione contributi a fondo perduto per interventi strutturali riguardanti la sicurezza sanitaria, con l’obiettivo di consentire l’adozione delle misure necessarie a garantire la ripresa dell’attività di impresa mantenendo in sicurezza lavoratori, fornitori e clienti. È finalizzata a sostenere le micro e piccole imprese lombarde che sono state oggetto di chiusura obbligatoria in conseguenza all’emergenza epidemiologica da Covid-19 o che hanno deciso di introdurre il lavoro agile per tutti i dipendenti, pur rientrando tra le attività consentite, e operano nei settori:

  • commercio al dettaglio
  • pubblici esercizi (bar e ristoranti),
  • artigianato
  • manifatturiero
  • edilizia
  • servizi
  • istruzione
  • sport

La dotazione finanziaria complessiva di “Safe Working” – io riapro sicuro ammonta a circa 19,1 milioni di euro e saranno ammissibili le spese sostenute a far data dal DPCM del 22 marzo 2020 riferite a:

  • macchinari per la sanificazione e disinfestazione degli ambienti aziendali
  • strumenti di aereazione
  • strumenti di igienizzazione per i clienti/utenti
  • interventi strutturali o temporanei nonché arredi necessari a garantire il rispetto delle misure di distanziamento sociale;
  • acquisto di prestazioni e/o strumenti relativi al monitoraggio e controllo dell’affollamento dei locali
  • acquisto di dispositivi di protezione individuale
  • acquisto di strumenti per la misurazione della temperatura corporea a distanza
  • sanificazione e disinfestazione degli ambienti aziendali
  • strumenti di comunicazione (segnaletica)
  • interventi formativi sulle prescrizioni e sui protocolli da adottare nell’esercizio dell’attività.

Il bando per richiedere i contributi con indicazione della data di apertura dello sportello per la presentazione delle domande verrà pubblicato il 20 maggio 2020.

LA DEFINIZIONE AGEVOLATA (la c.d. rottamazione-ter) PUO’ METTERE FINE ALLE PROCEDURE DI PIGNORAMENTO PRESSO TERZI?

L’articolo 3 del decreto-legge n.119 del 2018 (dal titolo” Disposizioni urgenti in materia fiscale e finanziaria”) ha introdotto la c.d. “rottamazione-ter”, ovvero la Definizione agevolata 2018: di fatto, essa può essere considerata come una vera e propria ipotesi di pace fiscale tra soggetti che vantano uno o più debiti con l’Agenzia delle entrate-Riscossione per il periodo dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2017.

Di recente la “rottamazione-ter” è stata oggetto di una risposta da parte dell’Agenzia delle Entrate (risposta n. 128) a seguito della presentazione di un’istanza di interpello avente ad oggetto le procedure di pignoramento presso terzi. Di seguito una breve descrizione del caso oggetto dell’interpello.

FATTI: Con due distinti atti di pignoramento presso terzi, l’Agente della riscossione ha azionato la procedura di pignoramento del credito vantato dall’istante nei confronti del soggetto terzo pignorato. Con riferimento ai debiti oggetto dei pignoramenti, l’istante ha aderito alla Definizione agevolata dei carichi affidati agli agenti di riscossione (rottamazione-ter). In data successiva, l’agente della riscossione ha emesso una comunicazione con la quale ha provveduto alla quantificazione dell’ammontare complessivo delle somme dovute ai fini della definizione e così l’importo delle rate. A seguito della comunicazione, l’istante ha pertanto provveduto al pagamento della prima e della seconda rata.

INTERPELLO: Sulla base di quanto descritto, l’istante chiede, mediante interpello, di saper se, in base al comma 13, lettera b), del citato articolo 3 (“il pagamento della prima o unica rata delle somme dovute a titolo di definizione determina l’estinzione delle procedure esecutive precedentemente avviate, salvo che non si sia tenuto il primo incanto con esito positivo“), possono dirsi estinte le procedure di pignoramento presso terzi a suo carico per effetto del pagamento della prima e della seconda rata di rottamazione e conseguente svincolo dalle somme dovute dal terzo pignorato.

LA RISPOSTA: In data 12 maggio 2020 l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato la risposta n. 128 con la quale ha precisato che “dalla presentazione della dichiarazione di adesione alla definizione agevolata di cui al comma 5 dell’articolo 3 del decreto-legge n. 119 del 2018, le procedure di pignoramento presso terzi precedentemente avviate non potevano proseguire e con il pagamento della prima rata dovuta a titolo di definizione le medesime si sono estinte, con conseguente svincolo delle somme dovute dal terzo pignorato, che possono rientrare, al loro pagamento, nella piena disponibilità dell’istante”. In altre parole, la dichiarazione di adesione alla definizione agevolata mette, di fatto, fine alle procedure esecutive precedentemente avviate, compreso il pignoramento presso terzi; inoltre, la procedura si considera estinta dal pagamento della prima rata relativa alla definizione “salvo che non si sia tenuto il primo incanto con esito positivo”.

 

Dott.ssa Melissa Trevisan

Trainee Lawyer

 

 

 

Il futuro immediato della Giustizia dopo l’12 maggio 2020

Gli effetti della crisi sanitaria determinata dalla pandemia COVID-19

Abbiamo in questi giorni appreso con una certa amarezza che tutte le udienze e tutti i termini processuali sono stati rinviati a data dell’11 maggio 2020. In questo drammatico momento lavorano solo i servizi essenziali, e noi non lavoriamo.

La conclusione del sillogismo è evidente: noi non siamo essenziali”, e ancora “Non potevamo organizzarci come nei supermercati? Tutti in coda, uno alla volta, con le mascherine, a distanza di sicurezza. E così come si compra il pane, si celebrano le udienze. Noi, evidentemente, una missione non l’abbiamo. La Giustizia non può fermarsi, i Tribunali non possono chiudere, non c’è Stato senza giurisdizione, non possiamo ammettere che restino aperti i tabaccai, i giornalai, le banche, le poste, i trasporti, e chiusi i palazzi di giustizia. Dobbiamo poter tornare a lavorare; dobbiamo poter ripartire[1].

Torino. I processi penale in Tribunale rinviati anche di un anno[2]: di fatto, un ulteriore rallentamento della “macchina della giustizia”, già perennemente in ritardo determinando un ulteriore indebolimento del principio sulla certezza della pena.

Mi riferisco invece alla gestione della amministrazione della giustizia e alla sua tragica situazione, pesantemente aggravata dalla stasi prolungata per alcuni mesi, salvo il compimento di pochi – troppo pochi? – atti urgenti. Con particolare riguardo al settore penale (…) l’abnorme numero dei processi pendenti graverà (…). La durata media dei processi penali in Italia, che si aggira intorno ai cinque anni, con punte di sette anni in alcuni importanti distretti giudiziari, rischia pertanto di giungere a una condizione di non ritorno, di denegata giustizia, di conclamata violazione dei diritti. Ecco perché sarà dura[3]

Infine, “Abbiamo valutato di attuare questa misura, sentiti anche gli addetti ai lavori, per tutelare la salute di tutti gli utenti della giustizia ed essere pronti a ripartire”, lo ha dichiarato il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede (commentando lo stop delle udienze non urgenti e la sospensione dei termini fino all’11 maggio).

  • I provvedimenti più importanti, in materia di diritto, adottati in funzione dell’emergenza sanitaria da COVID-19

Il primo atto da prendere in considerazione è il Decreto Legge n. 11 del 8 marzo 2020 intitolato “Misure straordinarie ed urgenti per contrastare l’emergenza epidemiologica da COVID-19 e contenere gli effetti negativi sullo svolgimento dell’attività giudiziaria”, il cui art. 1 ha disposto la sospensione dei termini processuali dal 9 marzo al 22 marzo per tutte le udienze dei procedimenti civili e penali pendenti presso tutti gli uffici giudiziari (comma 1 ) e dei termini per il compimento di qualsiasi atto dei procedimenti indicati al comma 1 (comma 2 ). Per il periodo successivo al 22 marzo e fino al 31 maggio, l’art. 2 del suindicato decreto recita che “i capi degli uffici giudiziari, sentiti l’autorità sanitaria regionale, per il tramite del Presidente della Giunta della Regione, e il Consiglio dell’ordine degli avvocati, adottano le misure organizzative, anche relative alla trattazione degli affari giudiziari, necessarie per consentire il rispetto delle indicazioni igienico-sanitarie fornite dal Ministero della salute, anche d’intesa con le Regioni, dal Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri, dal Ministero della giustizia e delle prescrizioni di cui all’allegato 1 al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 8 marzo 2020, al fine di evitare assembramenti all’interno dell’ufficio   giudiziario   e   contatti ravvicinati tra le persone” (l’art. 2 infatti, fa riferimento all’organizzazione della giustizia dopo il periodo di sospensione e per la sua regolamentazione per il futuro).

Successivamente, è stato emanato il nuovo decreto “Cura Italia” (D.L. n. 18 del 17 marzo 2020, convertito in Legge n. 27/2020) intitolato Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”, il quale ha disposto, per tutti i procedimenti civili e penali pendenti, un rinvio d’ufficio di tutte le udienze fissate dal 9 marzo al 15 aprile 2020 a data successiva rispetto a quest’ultima; di conseguenza viene anche spostato il termine dedicato alle misure organizzative, ad opera dei capi degli Uffici Giudiziari, dopo il periodo di sospensione.

Il Decreto Cura Italia ha previsto l’esclusione di alcune materie dalla sospensione, come ad esempio, quelle relative ai procedimenti di urgenza e alcune casistiche relativi il Tribunale per i minorenni.

L’idea di fondo è quindi che la Giustizia non si deve fermare di fronte a cause inderogabili. In realtà, questa non si è nemmeno fermata di fronte a quei procedimenti non sospesi, in quanto il comma 5 dell’art. 83 dispone che “nel periodo di sospensione dei termini e limitatamente all’attività giudiziaria non sospesa, i capi degli uffici giudiziari possono adottare le misure di cui al comma 7, lettere da a) a f) e h)”, ovvero, i Tribunali hanno la possibilità di portare avanti le udienze attraverso l’utilizzo di strumenti tecnologici che permettono lo svolgimento da remoto delle udienze oppure mediante scritti difensivi che sostituiscono la trattazione orale della causa. [4]

Lo stop previsto dal Decreto Cura Italia fino al 15 aprile viene poi successivamente prorogato all’11 maggio ad opera del D. Liquidità (D.L. n. 23 del 08 aprile 2020). Per il periodo che intercorre tra l’11 maggio e il 30 giugno i capi degli Uffici Giudiziari dovranno adottare misure organizzative al fine di limitare assembramenti e contatti tra le persone. Inoltre, essi hanno il compito di prevedere che tutte le udienze, che dovranno svolgersi fino al 30 giugno, siano rispettose delle regole di sicurezza e che garantiscono il contenimento degli effetti negativi della pandemia.

Per il raggiungimento di questo obiettivo sono stati disposti i seguenti criteri: a) svolgimento in videoconferenza delle udienze che prevedano la sola presenza di parti e difensori; b) svolgimento in forma scritta delle udienze che prevedano la sola presenza dei difensori e c) svolgimento in personam delle udienze in cui sia richiesta la presenza di soggetti ulteriori (quali testimoni, terzi, consulenti, etc.), con l’individuazione di regole specifiche di comportamento da adottare al fine di garantire la sicurezza sanitaria di tutti i presenti.

  • Riduzione dell’attività giudiziaria e vecchi problemi: la Giustizia non è attività essenziale?

Con il rinvio dell’attività giudiziaria all’11 maggio si rischia un serio ingorgo per la ripresa. Il sistema giudiziario, fermo ormai da mesi, ha visto ridurre notevolmente la sua attività, salvo alcune eccezioni come ad esempio, in ambito civile, per le udienze urgenti che riguardano i minorenni e i rapporti di famiglia o in ambito penale per le convalide di arresto e fermo.

La prospettiva per la nuova fase (fase 2) è quella di ulteriori e nuove limitazioni nei tribunali in quanto non tutti i Palazzi di Giustizia sono uguali da un punto di vista strutturale, conseguentemente non tutti gli edifici sono in grado di mantenere lo stesso grado di sicurezza. Si cercherà quindi di ridurre il più possibili gli accessi ai tribunali, alle aule, si cercheranno di utilizzare sempre più strumenti informatici/telematici per lo svolgimento di alcune cause e non si esclude la possibilità di ulteriori differimenti per quelle cause in cui la presenza fisica delle parti non è imprescindibile[5].

Ecco, quindi, che il sistema rischia di risultare ancora più inefficace e lento. D’altronde, già prima della crisi epidemiologica, la giustizia civile ordinaria italiana era considerata cronicamente e insanabilmente malata. Di fatto, si sente sempre più spesso parlare di crisi della giustizia, talmente tanto spesso che questa crisi è diventata una sorta di luogo comune.

Quando si denuncia tale situazione si cerca di esprimere una serie di criticità, la prima fra tutte inerente al fattore tempo in quanto il processo necessita, per definizione, di un determinato arco di tempo per svolgersi in quanto connotato da diverse complessità strutturali (e anche ontologiche) necessarie allo scopo di garantire il rispetto delle due anime del giudizio: l’azione e la difesa. Alla prima criticità si aggiungono altri problemi: l’Italia è in coda a diversi paesi europei, ma anche nel mondo, per quanto riguarda il numero eccessivo di arretrati di cause e processi che durano anni.

Nonostante i tentativi del legislatore, l’Italia sembra ancora troppo distante dal raggiungere il moto chiovendiano secondo il quale lo svolgimento del processo non dovrebbe mai andare a danno della parte che ha ragione. Ancora, un’altra criticità è quella legata alla gestione del processo (tutto altro che lineare): nel corso degli anni ci sono state diverse e importanti riforme legislative, ma per quanto strutturali, sono sempre a “macchia di leopardo” (si interviene in un settore, poi un altro, si colmano alcune lacune e così via …)[6].

In questo momento emergenziale, lo stallo della giurisdizione rappresenta un grave problema in quanto essa costituisce una funzione irrinunciabili per l’equilibrio degli assetti del potere statuale e l’ipotesi di un suo stallo rappresenta un grave pericolo per la nostra democrazia, di fatto, la nostra giustizia è quasi completamente ferma da due mesi.

Certamente, la pandemia ci ha colti alla sprovvista e il Governo si è ritrovato ad emanare un numero elevato di disposizioni urgenti in un arco di tempo estremamente ridotto, senza parlare degli innumerevoli settori che necessitavano di un tempestivo intervento (compreso quello del diritto). Se già prima, quando anni e anni fa il sistema della giustizia accusava sintomi di inefficienza, si fosse intervenuti progressivamente per migliorarla, forse oggi non saremo in questa situazione caratterizzata da disperazione, incertezza, paura e di difficoltà di accettazione di strumenti innovati nella tradizione processuale. Gli interventi governativi sembrerebbero servire per “tamponare” la situazione emergenziale ma hanno poca capacità di risolvere seriamente i problemi della giustizia: cosa succederà quando strapperemo il cerotto che tiene sospeso le udienze e i termini processuali? Cosa succederà dopo l’12 maggio?

Si ha quasi la sensazione che la giustizia sia passata in secondo piano, che non sia essenziale per il funzionamento dell’apparato Statale, quasi come se non fosse un bene essenziale; ma dobbiamo ricordare un particolare: è solo grazie alla giustizia che i cittadini possono vedere tutelati i propri diritti. “In questo drammatico momento lavorano solo i servizi essenziali, e noi non lavoriamo.

La conclusione del sillogismo è evidente: noi non siamo essenziali”, e ancora, forse “non potevamo organizzarci come nei supermercati? Tutti in coda, uno alla volta, con le mascherine, a distanza di sicurezza. E così come si compra il pane, si celebrano le udienze. Noi, evidentemente, una missione non l’abbiamo. La Giustizia non può fermarsi, i Tribunali non possono chiudere, non c’è Stato senza giurisdizione, non possiamo ammettere che restino aperti i tabaccai, i giornalai, le banche, le poste, i trasporti, e chiusi i palazzi di giustizia. Dobbiamo poter tornare a lavorare; dobbiamo poter ripartire[7].

In questo momento, serve preparazione, nuovi metodi e mezzi e perché no un po’ di fantasia.

  • L’ampia discrezionalità dei capi degli Uffici Giudiziari tra il 12 maggio e il 30 giugno 2020: ogni foro un’isola?

L’ampia discrezionalità concessa ai capi degli Uffici Giudiziari tra il 12 maggio e il 30 giugno 2020 rischia di creare una mappa a “macchia di leopardo” nell’attività giurisdizionale su tutto il territorio italiano. Ovvero, “ogni Tribunale applicherà delle proprie Linee guida, ove financo ogni Sezione di ogni Tribunale adotterà un proprio protocollo, ove i principi processual-penalistici sono messi a repentaglio, ove il sistema giudiziario dimostra di vivere ancora nel Pleistocene: praticamente una Babele giudiziaria[8] In questo senso, i tribunali italiani si muovono a ordine sparso.

Nel secondo periodo, dal 12 maggio al 30 giugno, assistiamo a linee guida che rischiano di minare alla radice il principio di uguaglianza perché per legge si è stabilito che si avranno regole diverse nei diversi fori e all’interno degli stessi uffici, e perciò l’applicazione delle regole del giusto processo viene lasciata all’estro del giudice (ad esempio, decisione tipo di udienza, carattere urgenza causa…)

Cerchiamo di seguito di ripercorrere comunque alcune misure adottate dai più importanti Tribunali della Repubblica.

  • Il Tribunale di Monza ha disposto un protocollo d’intesa con l’Ordine degli Avvocati di Monza per lo svolgimento del processo civile in modalità telematica (fino al 30 giugno 2020). In questo protocollo sono previste “Modalità e specificità di gestione udienza da remoto, ex art. 83 comma 7 lettera f del D.L. 18/2020, mediante accesso all’aula virtuale del Giudice” e disposizioni circa la “Trattazione scritta (o cartolare) ex art. 83 comma 7 lettera h del D.L. 18/2020”, senza celebrazione dell’udienza. In questo poi si dà atto che il provvedimento del presidente del Tribunale “destinato a operare per il periodo 12.5 – 30.6.20, individuerà gli ambiti urgenti da trattare, consentendo la trattazione anche di procedimenti non urgenti, purché nella citata modalità di trattazione unicamente telematica, ai sensi delle lettere h ed f dell’art. 83 comma 7, indicandosi per ciascuna sezione – nei termini qui anticipati – le tipologie di udienze potenzialmente compatibili con la mera “trattazione scritta” ovvero con la gestione dell’udienza “da remoto”, rimesse alla discrezionalità del singolo giudice, salva l’obbligatorietà della trattazione senza udienza con mero scambio di note scritte della fase di precisazione delle conclusioni di procedimento maturo per la decisione” (si tratta del protocollo 1200/20 del 4 maggio 2020).
  • Di fatto, il presidente del Tribunale, sia per il settore civile che penale, opera una classificazione tra i procedimenti urgenti e non urgenti. Le singole sezioni hanno disposto diversamente circa le udienze (che non sono state rinviate d’ufficio) che si ritengono compatibili con la trattazione scritta (ossia mediante deposito telematico tramite Consolle PCT) e quelle che per la sezione si ritengono compatibili con lo svolgimento in collegamento da remoto (tramite Consolle PCT e Skype for business o Microsoft Teams): disposizioni diverse tra le singole sezioni all’interno del medesimo tribunale.
  • In data 20 aprile 2020 il Tribunale di Roma ha disposto delle Linee Guida vincolanti[9]. Prendiamo in esame alcune disposizioni: “Per il periodo sino al 12 maggio 2020, i presidenti di sezione devono individuare, tra i procedimenti fissati in udienza nel medesimo periodo, i procedimenti la cui ritardata trattazione può produrre grave pregiudizio alle parti, adottando un equilibrato criterio di valutazione della gravità del pregiudizio”, e ancora “per il periodo dal 12 maggio sino al 30 giugno 2020, è demandata a ciascun giudice l’individuazione delle cause da rinviare a data successiva al 30 giugno 2020 e quelle da trattare immediatamente, secondo alcuni criteri precisamente individuati: le cause di più risalente iscrizione a ruolo, le cause inerenti diritti fondamentali, le cause che non necessitano di attività istruttoria ovvero la cui attività istruttoria sia stata già integralmente espletata”, e ancora “che per le cause che non richiedano la presenza di soggetti diversi dai difensori delle parti, è rimessa al giudice la “facoltà di scegliere fra la trattazione da remoto e quella in forma scritta”. Per le cause invece che non possono svolgersi tramite videoconferenza o trattazione scritta è stata disposto che “i giudici potranno valutare la possibilità che l’udienza sia celebrata a porte chiuse ai sensi dell’art. 128 c.p.c.” e che “l’accesso all’aula sarà consentito esclusivamente ai difensori, alle parti e ai testimoni interessati alla trattazione”. Sono state disposte specifiche disposizioni per le udienze in materia di sfratti.
  • A Milano, invece, sono state adottate Linee Guide vincolanti dal Presidente del Tribunale di Milano [10] e Linee guide vincolanti del Presidente della Corte d’appello[11], entrambi operano un generale richiamo al protocollo CSM-CNF per quanto concerne lo svolgimento delle udienze in forma scritta e in forma telematica. Prendiamo in esame alcune disposizioni.
  1. Il Tribunale di Milano, per il settore civile, ha previsto che tutte le udienze per la precisazione delle conclusioni, che saranno trattate sino al 30 giugno 2020, siano condotte secondo le modalità dell’udienza scritta, aggiungendo che “Le udienze per la precisazione delle conclusioni si svolgeranno mediante lo scambio e il deposito telematico di note scritte contenenti le sole conclusioni, che le parti saranno invitate dal giudice a depositare non oltre cinque giorni prima dalla data prevista per l’udienza, per consentire alla cancelleria di poter lavorare gli atti telematici in tempo utile per l’udienza successiva”, e ancora “Se almeno una delle parti avrà provveduto al deposito telematico delle note scritte contenenti le precisazioni sarà trattenuta in decisione o sarà rimessa al collegio per la decisione , concedendo alle parti i termini per il deposito deli atti conclusivi” (diversamente emetterà ordinanza ex art. 309 c.p.c. nella quale provvederà a fissare un’udienza). Se non sono applicabili le modalità di trattazione scritta o telematica, il Tribunale di Milano dispone che l’udienza deve avvenire secondo modalità che garantiscono la protezione di tutti i partecipanti.
  2. La Corte d’Appello di Milano, invece, ha disposto che “Tutti i processi civili – ad eccezione di quelli che rivestono il carattere dell’urgenza indicati dall’art. 83 comma 3 lett a) del Decreto legge n. 18/2020 e quelli di cui al paragrafo 1.a che segue – sono rinviati a data successiva al 31 maggio 2020 (come previsto nelle linee guida del 13 marzo 2020) con provvedimenti assunti in via preventiva dai Presidenti di sezione – utilizzando i modelli predisposti dalla STO 3 ovvero dai Magrif ovvero altri di adattamento di tali modelli a situazioni particolari – che verranno comunicati alle parti dalla cancelleria in via telematica”; per quanto riguarda lo svolgimento delle udienze si dispone che “Nelle udienze civili che non richiedono la presenza di soggetti diversi dai difensori delle parti costituite lo svolgimento delle stesse deve avvenire mediante scambio e deposito telematico di note scritte contenenti le sole istanze e conclusioni, con successiva adozione fuori udienza del provvedimento del giudice” e ancora “in particolare per le udienze di precisazione delle conclusioni i difensori provvedono a depositare in via telematica le proprie istanze e conclusioni entro il 3° giorno libero antecedente la data dell’udienza. In caso ciò non avvenga (ossia tutti i difensori non provvedono al deposito), si provvederà ai sensi dell’art. 309 c.p.c.”, dopo di che “il Collegio provvede all’assegnazione dei termini ex art. 190 c.p.c. – che saranno comunicati in via telematica alle parti – e all’assunzione in decisione della causa sempre in via telematica” e infine “laddove uno o più difensori dovessero prospettare una oggettiva difficoltà tecnica per l’utilizzo del telematico, potrà/potranno richiedere al Presidente del collegio un rinvio dell’incombente; sarà cura del Presidente comunicare ai difensori eventuali modalità diverse rispetto a quelle sopra descritte con adeguato anticipo”. Per quanto riguarda lo svolgimento delle camere di consiglio si dispone che “Allo scopo di adeguarsi alle linee guida espresse dal Governo in tema di contenimento del contagio da Covid-19 e quindi di evitare le situazioni di prossimità tra i magistrati, le camere di consiglio dovranno tenersi, laddove possibile, con collegamenti da remoto anche con il solo utilizzo della funzione “audio” dei programmi indicati dal DGSIA laddove la funzione video non sia qualitativamente sufficiente”. Per quanto riguarda invece l’ipotesi di udienza in personam, la Corte d’Appello di Milano dispone che “In ogni caso le udienze, laddove non potessero svolgersi in modalità da remoto – e comunque sino al 30 giugno 2020 – dovranno celebrarsi a porte chiuse ex art. 128 c.p.c.
  • Il Tribunale di Bologna ha pubblicato le Linee Guida[12] vincolanti per la ripresa dell’attività giudiziaria in conformità al Protocollo[13] d’intesa sottoscritto tra il Tribunale ordinario di Bologna, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bologna e l’Ordine degli Avvocati di Bologna. Nella parte II, intitolato “Udienze civile tramite collegamento da remoto art. 83 lettera f) D.L. 18/2020” si dispone che “Le udienze in videoconferenza sono quelle che prevedono la partecipazione delle sole Parti e dei loro Difensori, o anche soltanto di questi ultimi; sono altresì quelle per le quali è stata disposta la convocazione del CTU, in quanto ausiliario del giudice, nonché quelle che prevedono per legge la partecipazione, facoltativa o necessaria, del Pubblico Ministero. Sono esclude dalla trattazione da remoto le udienze di assunzione delle prove (interrogatorio formale, testi, esame e discussione della consulenza tecnica d’ufficio ove sia disposta la presenza del CTU o del CTP)”. Successivamente vengono trattati le modalità di invito e convocazione delle parti all’udienza da remoto e le modalità di svolgimento dell’udienza da remoto. La parte III è invece dedicata alle udienze civile tramite trattazione scritta (art. 83, lettera h) D.L. 18/2020) e dispone che “Le udienze con trattazione cartolare sono esclusivamente quelle prettamente “tecniche” che prevedono la partecipazione dei soli difensori. In particolare, possono essere trattate con modalità c.d. cartolare quelle di prima comparazione del rito ordinario, quelle destinate alla precisazione delle conclusioni ovvero all’ammissione dei mezzi di prova già richiesti”. In seguito, la parte IV è dedicata alle “parti speciali” dove sono previste specifiche disposizioni per i singoli settore come la famiglia, la protezione internazionale, l’ufficio del giudice tutelare, gli sfratti, i fallimenti, le procedure concorsuali o da sovraindebitamento, lavoro, le esecuzioni mobiliare e le esecuzioni immobiliari.

Si potrebbe andare avanti all’infinito tra diverse misure organizzative per ogni singola sezione di ogni singolo tribunale in Italia, disposizioni che prevedono diverse strategie per far fronte alla fase 2 e per cercare di contenere gli effetti negativi derivanti dalla crisi sanitaria: ogni Tribunale e ogni giudice sta implementando la propria prassi sulla base di valutazioni personali. Oltre alla diversità delle misure organizzative, attuate nei singoli Tribunali italiani, bisogna tenere in debita considerazione anche il livello di diversità nella redazione e nella struttura dei documenti e, alcuni di questi risultano essere poco intuitivi e poco chiari mentre altri, come le Linee Guida del Tribunale di Bologna, sono strutturati in maniera eccellente tale da offrire al suo lettore una lettura davvero efficiente. Stesse considerazioni positive valgono per le Linee Guida della Corte d’Appello di Milano.

Purtroppo, la discrezionalità consentita nella scelta delle misure organizzative nei singoli Uffici Giudiziari rischia di creare molta confusione, non solo tra gli utenti ma anche tra gli stessi operatori e professionali del diritto. Possiamo comprimere le dinamiche processuali solo per un tempo limitato per non ledere i diritti costituzionalmente garantiti. Dobbiamo trovare un modo di ricominciare ma abbiamo bisogno di una GIUSTIZIA CERTA, per non creare disorientamento e disagio negli utenti della giustizia. Questo purtroppo non è garantito dagli attuali provvedimenti di soft law (decreti, protocolli, linee guida) che consentono al processo di funzionare in modo diverso da ufficio a ufficio. Perché non dimentichiamo che fare un processo significa avere coscienza delle regole predeterminate.

Forse, “sarebbe il caso, (dunque), che si intervenisse in maniera sistematica e generalizzata, in modo da “riscrivere” il processo telematico e adattarlo al nuovo mondo, evitando che ogni Tribunale abbia le proprie regole[14].

Andando oltre l’ipotesi di “Linee Guide Nazionali”, di fatto, è doveroso riconoscere che la pandemia avrebbe potuto rappresentare l’occasione per la giustizia di innovarsi per davvero e di trovare soluzioni permanenti caratterizzate da creatività, efficacia e celerità: velocizzazione dei procedimenti, trasformazioni di alcune fasi materiali in elettroniche (si pensi ai depositi), la sostituzione della trattazione orale con la trattazione scritta per quelle udienze che non richiedono la presenza di soggetti diversi dai difensori, miglioramento delle attuali piattaforme elettroniche dedicate al processo civile telematico.

Anche l’implementazione della PEC, ove possibile rendere cartolare il contraddittorio. Tuttavia, perché quanto ipotizzato prima possa avverarsi è necessario incrementare il grado di “alfabetizzazione informatica” della popolazione e degli apparati statali: servirebbero sistemi più intuitivi, pratici, facili e rapidi che possano consentire, di fatto, una velocizzazione di tutti i processi. Tante idee che avrebbero potuto finalmente rendere più efficace un sistema particolarmente lento e inefficiente.

  • Breve cenno al processo penale telematico, i suoi rischi, i suoi vantaggi e le possibili soluzioni

Nel decreto Cura Italia, e successiva legge di conversione, sono contenute disposizioni per potenziare il processo telematico, anche penale, e consentire lo svolgimento di attività processuali da remoto. In vista della scadenza del periodo di sospensione, i capi degli Uffici Giudiziali devono adottare misure che siano funzionali alla ripresa delle attività in modo da garantire la tutela della salute non sono dei dipendenti ma anche dei soggetti che vi potrebbero accedere. Tra le misure, indicate dall’art. 83 del testo del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 (in Gazzetta Ufficiale – Serie generale – Edizione Straordinaria n. 70 del 17 marzo 2020), coordinato con la legge di conversione 24 aprile 2020, n. 27, vi è la possibilità di limitare l’accesso al pubblico agli uffici, la limitazione degli orari di apertura, l’adozione di linee guida vincolanti per la fissazione e la trattazione delle udienze, la celebrazione di tutte le udienze pubbliche a porte chiuse ex art. 472, comma 3, c.p.p., e, per la partecipazione ai procedimenti da parte di persone detenute, dal 9 marzo sino al 30 giugno 2020 e l’utilizzo dello strumento della videoconferenza ex art. 146 bis disp. att. c.p.p., o del collegamento da remoto.

Per quanto riguarda il settore penale, il comma 12-bis del prima citato decreto, dispone che “dal 9 marzo 2020 al 30 giugno 2020 le udienze penali che non richiedono la partecipazione di soggetti diversi dal pubblico ministero, dalle parti private e dai rispettivi difensori, dagli ausiliari del giudice, da ufficiali o agenti di polizia giudiziaria, da interpreti, consulenti o periti possono essere tenute mediante collegamenti da remoto individuati e regolati con provvedimento del direttore generale dei   sistemi informativi e automatizzati del Ministero della giustizia.   Lo svolgimento dell’udienza avviene con modalità idonee a salvaguardare il contraddittorio e l’effettiva partecipazione delle parti”.

L’introduzione del procedimento a distanza potrebbe non garantire il rispetto del principio del contradditorio, mettendo a rischio l’effettivo esercizio del diritto alla difesa e a un giusto ed equo processo. Una piccola precisazione è tuttavia doverosa: il comma 12-bis parla di possibilità di svolgimento delle udienze da remota e non di un’imposizione (infatti, viene utilizzato il verbo potere e non dovere), lasciando quindi anche l’eventualità che questa, in certi casi, possa svolgersi come consueto[15].

Tuttavia, il problema risiede nel fatto che il processo da remoto (soprattutto in ambito penale), potrebbe rappresentare, e rappresenta per alcuni, un vero e proprio omicidio del processo con il venir meno di alcuni principi fondamentali del nostro ordinamento, stabiliti dalla Costituzione, come quello del contradditorio, oralità e pubblicità. Ancora, la mancanza di un contatto fisico e visivo tra giudice, testimone, parti e avvocati potrebbe rappresentare un grosso ostacolo al funzionamento del processo penale da remoto. D’altronde il processo penale è caratterizzato da oralità e la fase dibattimentale è di enorme importanza sia per la parte, in quanto rappresenta il momento di formazione della prova, sia per il giudice in quanto rappresenta il momento di formazione del suo convincimento[16].

È vero che da una parte potrebbe sembrare quasi inverosimile l’idea che un processo penale possa attualmente svolgersi completamente da remoto, tuttavia è anche vero che ci troviamo di fronte a una situazione straordinaria di emergenza sanitaria a livello nazionale senza precedenti, e forse i principi sanciti dalla nostra Costituzione (come l’art. 24 e art. 111) dovrebbero rinvenire un necessario contemperamento rispetto, prima di tutto, al diritto alla salute di tutti i cittadini e quindi al contenimento delle possibilità di contagio e, in secondo luogo, alla necessità della ripresa dell’esercizio della giurisdizione[17]. Secondo alcuni, “servirebbe un po’ di sano pragmatismo per evitare di fermare una giustizia che già aveva degli enormi problemi quanto alla celerità. Fermare i Tribunali, infatti, vuol dire in primo luogo danneggiare i cittadini che – a maggior ragione in un momento simile – hanno necessità di tutela dei propri diritti[18].

In conclusione, potrebbe non risultare del tutto irragionevole l’introduzione, per un periodo di tempo ben definito e determinato (!), del ricorso alla trattazione dei procedimenti da remoto anche nel settore penale. La situazione attuale è diversa da qualsiasi altra precedente e dobbiamo trovare soluzioni alternative. Certamente, per ottenere un risultato ancora più efficiente si renderebbe necessario l’intervento di una disciplina normativa in ambito penale (e non solo) che regoli, in maniera univoca, le modalità per il raggiungimento della ripresa.

 

  • Altri problemi

Sebbene, al punto precedente, abbiamo concluso che, nonostante i dubbi, il processo telematico/da remoto possa rappresentare una soluzione utile per la ripresa della Giustizia a seguito della crisi determinata dall’epidemia coronavirus, l’introduzione del processo da remoto può far emergere altre perplessità e problemi che necessitano di essere considerati, ad esempio: a) il livello di complessità della causa, ovvero, se si tratta di una causa semplice nella quale è molto più agevole l’introduzione di strumenti informatici oppure se si tratta di una causa che richiede la produzione di tanti documenti e la partecipazione di molti testimoni, esperti di parte ecc., e che quindi è meno propensa all’applicazione di un processo da remoto e b) se le parti hanno accesso equivalente a una connessione internet stabile e sicura in modo da evitare eventuali violazioni del giusto processo, in termini di minor accessibilità alla banda larga e disposizioni di mezzi informatici. Ancora, il momento più controverso del procedimento, dal punto di vista fin qui analizzato, è sicuramente l’udienza in quanto il contatto vis-a-vis è direttamente collegato alla credibilità del testimone e ci potrebbe essere il rischio, nell’ipotesi in cui questa venga svolta da remoto, prima di tutto di interferenze (illecite) ad opera di terzi (diversi dal testimone) e in secondo luogo, il rischio che il teste prenda visione, durante la testimonianza, di documenti non permessi. Una soluzione suggerita potrebbe essere quella di utilizzare più telecamere nella stanza[19] o prevedere la contestuale presenza di un rappresentante della controparte.

Certamente l’udienza virtuale porta con sé tanti vantaggi, quali un ingente risparmio di costi e di tempo, e dovrebbe essere presa in debita considerazione anche nel periodo successivo alla crisi[20]. Tuttavia, non mancano le incertezze, infatti, “l’esperienza (che sto vivendo mi) ha (altresì) radicato la convinzione che, se da un lato, l’informatizzazione per la formazione e la comunicazione di atti è un dato imprescindibile, dall’altro, la trattazione effettiva del processo deve avvenire in udienza, nelle aule che fisicamente stanno in tribunale, in spazi dedicati, dove la cognizione del giudice prende forma nelle relazioni interpersonali”. Inoltre, “questo tipo di conduzione delle udienze porterebbe ad un eccessivo distacco del giudice dalla materia, viva, sulla quale deve andare ad incidere con il suo intervento e potrebbe condurci ad una standardizzazione dei comportamenti, alla formalizzazione della conoscenza[21].

RIFLESSIONI

Le riflessioni che precedono sulle prospettive di ripresa della giustizia civile e penale denotano la difficoltà di un paese nel rendere oggi – ancora più di prima del 9 marzo- disponibili e facilmente accessibili strumenti e itinerari che meglio possano rispondere alle esigenze sociali e che possano aiutare le parti, la magistratura e l’avvocatura a ricercare soluzioni in grado di creare coesione e non divisione. Le decisioni dei giudici, infatti, anche quando rese tempestivamente, pongono fine alla controversia.

È auspicabile, dunque, che ci si ponga quale unico obiettivo condiviso il miglioramento del processo e dell’organizzazione dell’apparato giudiziario garantendo una giustizia certa, nel rispetto dell’imprescindibile diritto di difesa. Ecco che anche l’introduzione di nuovi strumenti di risoluzione delle liti (i sistemi di ADR, come la mediazione e la negoziazione assistita) acquistano una nuova prospettiva che non può essere relegata ad esigenze meramente emergenziali e contingenti. È il momento in cui alla politica ed ai tecnici viene chiesto di disegnare in modo uniforme, equilibrato ed efficiente il sistema giustizia per rendere effettiva la tutela dei diritti nell’ambito di una trasformazione già in atto.

Avv. Andrea Filippo Mainini

Junior Associate - Dipartimento di Civile

 

[1] Maria Giuliana Civinini (Presidente del Tribunale di Pisa) e Giuliano Scarselli (Professore di Diritto Processuale Civile e Avvocato in Firenze), Emergenza sanitaria. Dubbi di costituzionalità di un giudice e di un avvocato, documento disponibile a http://www.questionegiustizia.it/articolo/emergenza-sanitaria-dubbi-di-costituzionalita-di-un-giudice-e-di-un-avvocato_14-04-2020.php

[2]Martinenghi S., Torino, i processi penali in Tribunale rinviati anche di un anno, documento disponibile a https://torino.repubblica.it/cronaca/2020/05/05/news/torino_le_udienze_penali_in_tribunale_rinviate_anche_di_un_anno-255725179/

[3] Marco Dall’Olio (Sostituto procuratore generale Cassazione), Coronavirus e nuove opportunità, documento disponibile a http://questionegiustizia.it/articolo/coronavirus-e-nuove-opportunita_24-04-2020.php

[4] Basile E., Di processi, sacralità e pandemia: ogni Foro è un’isola, documento disponibile a https://www.eclavoro.it/processi-sacralita-pandemie-foro-unisola/?utm_source=dlvr.it&utm_medium=linkedin

[5] Maglione V. e Mazzei B. L., Udienze, nuovo rinvio all’11 maggio: rischio ingorgo per la ripresa, documento disponibile a https://www.ilsole24ore.com/art/udienze-arriva-altro-rinvio-rischio-ingorgo-la-ripresa-ADgRTwH

[6] Danovi F. e Ferraris F., ADR una giustizia complementare, Milano, 2018.

[7] Maria Giuliana Civinini, Presidente del Tribunale di Pisa e Giuliano Scarselli, Professore di Diritto Processuale Civile e Avvocato in Firenze, documento disponibile a http://www.questionegiustizia.it/articolo/emergenza-sanitaria-dubbi-di-costituzionalita-di-un-giudice-e-di-un-avvocato_14-04-2020.php

[8] Ruzza M. C. e Marinucci F., Se la giustizia non è un servizio essenziale al tempo del covid. Proposte per salvare i diritti, documento disponibile a https://www.articolo21.org/2020/05/se-la-giustizia-non-e-un-servizio-essenziale-al-tempo-del-covid-proposte-per-salvare-i-diritti/

[9] Cfr Le linee Guide Vincolanti adottate dal Presidente del Tribunale di Roma: http://www.tribunale.roma.it/documentazione/D_19603.pdf

[10] Cfr Le linee Guide Vincolanti adottate dal Presidente del Tribunale di Milano: https://www.tribunale.milano.it/files/56_20.pdf

[11] Cfr Le linee Guide Vincolanti adottate dal Presidente della Corte d’Appello di Milano: http://www.ca.milano.giustizia.it/allegatinews/A_30355.pdf

[12] Cfr. Linee Guida vincolanti adottate dal Tribunale di Bologna https://www.tribunale.bologna.giustizia.it/documents/642573/6029178/1285+-+Linee+guida+settore+civile.pdf/750d1f32-c92f-43dc-8bdf-0f6081b80ea7

[13] Cfr. Protocollo d’intesa sottoscritto tra il Tribunale ordinario di Bologna, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bologna e l’Ordine degli Avvocati di Bologna https://www.tribunale.bologna.giustizia.it/documents/642573/6029178/1280+-+Linee+guida+civile+.pdf/64e0706c-5839-4be2-b78c-24c9499dd42f

[14]Basile E., Di processi, sacralità e pandemia: ogni Foro è un’isola, documento disponibile a https://www.eclavoro.it/processi-sacralita-pandemie-foro-unisola/?utm_source=dlvr.it&utm_medium=linkedin

[15] Altieri G. e Blasi I., Procedimenti da remoto: il processo penale non può rinunciare al dibattimento in aula, documento disponibile a http://www.diritto24.ilsole24ore.com/art/guidaAlDiritto/dirittoPenale/2020-04-24/procedimenti-remoto-processo-penale-non-puo-rinunciare-dibattimento-aula-104003.php

[16] Petrocelli L., Giustizia e covid-19, parla Sisto: “Il processo telematico è solo una barberia”, documento disponibile a https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/home/1221829/giustizia-e-covid-19-parla-sisto-il-processo-telematico-e-solo-una-barbarie.html

[17] Altieri G. e Blasi I., Procedimenti da remoto: il processo penale non può rinunciare al dibattimento in aula, documento disponibile a http://www.diritto24.ilsole24ore.com/art/guidaAlDiritto/dirittoPenale/2020-04-24/procedimenti-remoto-processo-penale-non-puo-rinunciare-dibattimento-aula-104003.php

[18] Basile E., Di processi, sacralità e pandemia: ogni Foro è un’isola, documento disponibile a https://www.eclavoro.it/processi-sacralita-pandemie-foro-unisola/?utm_source=dlvr.it&utm_medium=linkedin

[19] A titolo esemplificativo, nello svolgimento di alcuni esami (per di più scritti) nelle università viene utilizzato un sistema di controllo molto simile mediante l’utilizzo di più computer connessi allo stesso momento e che garantiscono così il controllo dello studente mentre svolge la prova d’esame.

[20] Shore L. e D’Avino M., Che futuro avrà la giustizia digitale?, documento disponibile a https://www.wired.it/internet/regole/2020/05/06/giustizia-digitale/

[21] Amina Simonetti (giudice dei Tribunale di Milano), Il giudice civile, l’emergenza covid-19 e le prospettive per il futuro, documento disponibile a http://www.questionegiustizia.it/articolo/il-giudice-civile-l-emergenza-covid-19-e-le-prospettive-future_24-04-2020.php

LA SITUAZIONE ECONOMICO-SOCIALE MONDIALE A SEGUITO DELLA PANDEMIA COVID-19

LA SITUAZIONE ECONOMICO-SOCIALE MONDIALE A SEGUITO DELLA PANDEMIA COVID-19

Il COVID-19 è ormai diventato un tema ricorrente, non solo in Italia, ma nel mondo: isolamento, quarantena, chiusura di scuola/università, blocco dell’economia ecc.

Lo Studio ha voluto quindi chiedere un contributo dai suoi consulenti e collaboratori che vivono in paesi extra-UE per avere un aggiornamento della situazione economica e dei provvedimenti adottati dai singoli Paesi.

FOCUS: Cina, Qatar, Brasile, Thailandia

CINA

Commento a cura del Professor Roberto Donà, Associate Dean for Corporate Engagement, International Business School Suzhou (IBSS) at Xi’an Jiaotong-Liverpool University.

“La ripartenza della Cina.

La situazione in Cina è al momento in fase di stabilizzazione dopo un processo che è in corso da circa 3 mesi e che è stato favorito dal particolare momento dell’anno, ossia la prossimità con il Capodanno Cinese (25 gennaio 2020). Il lockdown di Wuhan è stato comunicato il 21 di gennaio con decorrenza 23 gennaio e da lì a seguire tutte le città sono state messe in condizione di “chiusura”. Le fabbriche avrebbero dovuto riaprire il 31 di gennaio ma il governo estese la chiusura fino al 9 di febbraio.

Da lì in poi è iniziata la fase due che è stata guidata da 3 regole ben precise: gradualità, distanza sociale e monitoraggio. Innanzitutto, la gradualità. Le fabbriche, così come gli uffici e gli esercizi pubblici, sono stati riaperti seguendo i principi di rilevanza, per l’impatto economico, e di semplicità rispetto ai meccanismi di “distanziamento”. Linee altamente automatizzate, aziende della filiera del medicale o dell’alimentare, aziende critiche per settori trainanti sono partite prima. Quelle invece ad alta intensità di lavoro manuale, dopo, una volta messe in sicurezza le condizioni operative. E questo riguarda il punto 2 la “distanza sociale”. Non si tratta di evitare il contatto fisico ma anche di evitare le condizioni per cui questo avvenga. Sono stati perciò istituiti dei protocolli rigorosi su numero delle persone sui bus aziendali, cancelli di entrata, disinfezione dei locali, posti in mensa, organizzazione dei turni. Il tutto ovviamente senza che vi siano state lunghe trattative per discuterne, si è fatto così e basta.

Anche le attività commerciali sono riprese per passi, anche qui dovendo sottostare a dei protocolli rigorosi, lasciando all’ultimo posto l’entertainment e la scuola. Le ragioni per cui questi due settori sono ancora in fase di parziale chiusura (per esempio le università non hanno riaperto ed i locali notturni lo stanno facendo timidamente) sono stanzialmente due: l’elevato grado di promiscuità ed l’alto numero di asintomatici tra i giovani.

Sul monitoraggio si è scritto ed è oramai cosa risaputa che il telefono è lo strumento di tracciamento ma anche “l’empowerment” attribuito alle portinerie di condomini e attività produttive e commerciali nel verificare entrate e uscite.

Adesso, 10 Maggio, la fase 2 è quasi completata (con l’incognita’ delle università). Ovviamente con grande attenzione ad evitare che il virus riparta e soprattutto mantenendo un basso profilo. Per esempio, la scorsa settimana la camera di commercio americana in Cina ha annunciato qua a Suzhou, dove vivo, per il prossimo 23 giugno lo svolgimento del tradizionale incontro tra le imprese americana e la comunità d’affari locale ma al tempo stesso ha confermato che non ci sarà la festa per la celebrazione del 4 luglio. In pratica riduciamo le distanze se ce lo impone il business altrimenti voliamo bassi.

La prossima fase, la fase 3, sarà quella veramente delicata, perché è quella della riapertura delle frontiere.

Al momento è possibile viaggiare solo, ed in casi autorizzati, tra Cina e Corea, mentre per tutte le altre nazioni vige ancora il divieto di ingresso per gli stranieri non in possesso di green card (i visti sono sospesi).

Come e quando si riattiveranno i viaggi è presto dirlo, certo è che la fase 3 sarà particolarmente lunga e, se possibile, ancora più selettiva della precedente!”

QATAR

Commento a cura del dott. Antonino Ceraolo, Legal Counsel at GOLEE.

“Egregio Avv. Mainini,

di seguito alcuni dati relativi al Qatar.

Il Covid-19 si è manifestato con un ritardo di circa 3 settimane rispetto all’Italia, le prime misure restrittive in relazione ad attività commerciali quali negozi, ristoranti etc sono state applicate a partire dalla metà di marzo. Inoltre, dal 15 marzo, il Qatar non autorizza l’ingresso sul proprio territorio nazionale a tutti i cittadini stranieri, inclusi coloro che sono in possesso di permesso di soggiorno, indipendentemente dalla nazionalità e dal paese di provenienza.

A causa del Covid-19 il Qatar assisterà ad un rallentamento della crescita economica nel 2020 dello 0,4 per cento. Tale dato emerge dall’ultimo rapporto sull’economia nei paesi del Medio Oriente e del Nord Africa (Mena) redatto dalla Banca mondiale. Nel 2021 il tasso di crescita si attesterà intorno all’1,5 per cento, ciò è dovuto al crollo dei prezzi del petrolio e alle conseguenze del Covid-19 sull’economia locale e sui grandi progetti. Per quanto concerne il Prodotto Interno Lordo (Pil), si prevede una riduzione del 4,3 per cento nel 2020, dopo aver registrato una crescita dello 0,1 per cento nel 2019. Lo riferisce il Fondo monetario internazionale (Fmi) nel rapporto World economic outlook.

Da ultimo, i primi giorni di maggio il governo del Qatar ha esteso tutte le misure restrittive nel Paese per contenere il coronavirus per un periodo indefinito. “Le misure restrittive precedentemente approvate in relazione alla diffusione del coronavirus sono prorogate fino a nuovo avviso“, ha dichiarato il ministro della Giustizia, Issa al Nuaimi. Il Qatar, che è piccolo per area e popolazione, occupa uno dei primi posti tra i paesi arabi in termini di crescita nei pazienti con coronavirus. Secondo gli ultimi dati, il loro numero ha superato le 20 mila persone dallo scoppio della pandemia, contando 12 morti.”

 

IL BRASILE

Commento a cura della dott.ssa Melissa Trevisan Palhavan, legal trainee Studio Mainini & Associati.

“Nel settore giuridico, secondo un avvocato “a falta de possibilidade de atendimento presencial, somada a uma redução da atividade econômica, traz consigo um aumento do índice de inadimplência, pedidos de redução de valores e paralização de novos serviços[1]. Un altro avvocato parla di alcune conseguenze negative dell’emergenza sul sistema giudiziario brasiliano: “O principal impacto negativo inicialmente foi a paralisação quase que completa dos serviços judiciários (fóruns) e administrativos (cartórios, INSS). Após, num segundo momento, houve a instituição do trabalho remoto/teletrabalho/ “home office” no Poder Judiciário, ainda assim insuficiente para dar andamento satisfatório aos processos e aos serviços de natureza judicial. O Poder Judiciário brasileiro e o INSS são morosos/lentos demais, já em situações normais/ordinárias. Agora, mais ainda. Isso atrasa o andamento de processos judiciais e administrativos, atrasando, igualmente, o recebimento de valores a título de honorários advocatícios, frustrando tanto clientes quanto profissionais.[2]

Un giovane professore di inglese, anche coordinatore di una scuola di inglese privata e assistente editoriale, parla poi di alcuni aspetti inerente all’istruzione (privata) e all’editoria in Brasile. Infatti, un primo aspetto negativo è stata la diminuzione delle ore di lezioni, in quanto la scuola è rimasta ferma per circa una settimana prima che le lezioni venissero svolte online. Tuttavia, la maggior parte delle conseguenze sono indirette: “A escola começa a perder alguns alunos como conseqüência de demissão ou diminuição da carga horária. Já a editora viu suas vendas diminuírem, sobretudo para os grandes sites (Amazon etc. — creio se trate de uma medida de precaução por parte das empresas). De resto, eu trabalho a mesma quantidade de horas em casa, sem nenhuma mudança no meu salário. A editora já anunciou cortes de serviços terceirizados (tradução, revisão, elaboração de capa, etc), que serão, doravante, feitos internamente[3]. Ancora, il soggetto propone anche una considerazione generale sull’economia brasiliana, ossia, il vero problema economico riguarderà in grosso modo, almeno in Brasile, i lavoratori autonomi in quanto l’economia è in gran parte “informale” (composta cioè da soggetti non registrati), di fatto, è comune trovare “per strada o nei mezzi pubblici (treno e metro)”, nella realtà brasiliana, diversi venditori (soprattutto di generi alimentari fatti in casa), i quali dipendono da questa attività in quanto unica forma di sostegno economico per la propria famiglia (spesso povera e numerosa). Invece, per quanto riguarda i lavoratori dipendenti as empresas estão receosas e não têm fluxo de caixa para manter seus dependentes com uma carga reduzido, preferindo, assim, uma demissão mais ampla[4]. Infine, da un punto di vista dell’economia personale vejo que os preços subiram um pouco, sobretudo a carne e arroz, mas alguns outro bens caíram, como a gasolina[5].

Sempre nell’area dell’istruzione (scuola dell’infanzia) si possono aggiungere conseguenze negative che vanno ad incidere sul processo di apprendimento dei ragazzi e sulle capacità economiche dei professori, dei dipendenti e dei genitori, infatti, “os principais impactos são a falta de contato com os alunos: o processo de aprendizagem dos alunos fica defasada causando impactos negativos na aprendizagem do mesmo que pode influenciar na vida toda dele. Como trabalho na rede particular de ensino, o impacto econômico é grande, pais estão retirando seus filhos da escola, causando um rombo no orçamento escolar que causará uma diminuição salarial dos funcionários do colégio. Assim, fazendo que os funcionários deixem de pagar algumas contas[6].

In materia di istruzione, è importante considerare anche che il sistema pubblico di educazione brasiliano deve fare i conti con la grande percentuale di ragazzi disagiati e al di sotto della soglia della povertà. Infatti, “em uma educação à distância muito deles não tem estrutura para conseguir estudar, ou seja não possuem Internet, computador ou celular, pois isso o compromisso deles para com a escola é quase 0[7]. Emergono quindi importanti problemi di disparità sociale ed economiche nella popolazione brasiliana che non devono essere sottovalutati in questo momento emergenziale. Ciononostante, l’aiuto non manca: di fatto, gli studenti che hanno la possibilità di accesso ai mezzi tecnologici, e quindi alle lezioni, si rendono disponibili a fornire, a loro volta, questo materiale agli studenti impossibilitati (una grande cooperazione). Il Governatore di São Paulo, a sua volta, ha creato un’APP chiamata CMSP (Centro de Mídias de Sao Paulo), ovvero una piattaforma che consentirà agli studenti della rete statale di educazione di avere libero accesso a lezioni dal vivo, video lezioni registrate e altri contenuti educativi durante il periodo di isolamento sociale causato dalla lotta contro COVID-19. Inoltre, lo stesso governatore ha stipulato un contratto con la rete televisiva “TV Cultura” la quale trasmetterà le lezioni nei propri canali TV digitali.

Anche la visione di una microimprenditrice, nonché proprietaria di una scuola danza, ci fa riflettere su alcuni aspetti già analizzati precedentemente. Di fatto, la soluzione per riuscire ad andare avanti, di fronte alla chiusura di una scuola, è quella di offrire lezioni online: “muitos alunos participam diariamente das aulas, porem alguns pais, que trabalhavam por conta própria, tiveram a diminuição de sua renda sendo assim muitas rescisões e inadimplências (do mês de março). Para tentarmos equilibrar as contas fizemos uma diminuição de salário de 50% de cada uma das socias e 15% de cada professor[8].

A tal proposito, uno degli interventi del Governo Federale Brasiliano per aiutare i lavoratori autonomi consiste nella creazione di un voucher (Corona Voucher) de R$600,00[9] (facciamo presente che il “salario minimo” in brasile ammonta a R$995,00). Ancora, il Governo Federale, per cercare di aiutare le imprese, ha disposto che il pagamento delle tasse/contributi del mese di aprile, maggio e giugno vengano posticipate a ottobre, novembre e dicembre.

Anche il punto di vista di un venditore, che lavora presso un’istituzione finanziaria nordamericana, può fornirci ulteriori spiegazioni sulla situazione emergenziale. Esso, infatti, espone non solo le conseguenze negative ma anche qualche ripercussione positiva. Quelle negative riguardano soprattutto le riunioni dal vivo, che in questo momento sono impossibili dato l’isolamento e le misure di prevenzione e questa condizione “impacta nas conversões de vendas, visto que na reuniões presencial, o entendimento é mais claro e podemos ver as reações do cliente, direcionando melhor a reunião e humanizando a negociação[10]. Si possono tuttavia evidenziare anche alcune conseguenze “positive” ovvero, “em contra partida, tivemos a redução de custos operacionais de deslocamento, refeições e etc. O público brasileiro se despertou para o planejamento financeiro e proteção patrimonial, gerando oportunidades de novos negócios[11]. Infine, come risultato finale derivante dalla combinazione dei fattori positivi e dei fattori negativi si può parlare, per il momento, di una stabilizzazione della crescita nella commercializzazione, senza riduzione o crescita della stessa.

Come accennato, la maggior parte della popolazione brasiliana continua a svolgere il proprio lavoro da casa, ma esiste una piccola percentuale che si reca ancora fisicamente al proprio posto di lavoro per ovvie esigenze lavorative. Come è il caso di un commerciante, nonché proprietario di uno stabilimento commerciale in centro São Paulo. Infatti, il soggetto specifica che lavora, insieme a un gruppo ridotto di dipendenti, nella propria sede lavorativa per garantire la continuità del servizio di delivery e di e-commerce. Tuttavia, anche il settore del commercio al dettaglio viene compito dalla crisi emergenziale, infatti, “com o comércio em geral fechado, as vendas despencaram: queda de 70% em relação ao mesmo período do ano anterior. As diretorias de RH e Departamento Financeiro estão usando todos os recursos permitidos por lei para viabilizar o mínimo necessário dos pagamentos: empréstimos, suspensão e diminuição dos salários, renegociação de dívidas. Há uma tendência de atrasos de pagamentos generalizados, impactando todos os segmentos e, por fim, o governo, que perde arrecadação. Recessão, aumento no desemprego e perda de qualidade nos serviços do governo: essas são as consequências que já estão aparecendo e devem se agravar.[12]

Anche il settore dello sport in Brasile ne risente d’altronde, anche quello italiano e mondiale. Infatti, un allenatore professionista di un importante squadra di calcio brasiliana parla delle ripercussioni del coronavirus nel mondo dello sport e delle sue conseguenze sull’economia delle società calcistiche e dei singoli dipendenti e calciatori. Infatti, da una parte la crisi colpisce soprattutto il lavoro degli atleti, i quali sono costretti a rimanere a casa e ad allenarsi nella propria abitazione a seconda delle schede che vengono inviate ogni settimana dalla commissione tecnica. Da un punto di vista economico, “sem treinamento, sem jogos oficiais, sem a renda financeira dos jogos, sem a cota da tv e da federação as consequências negativas são muitas: nos clube muitas categorias da base foram paralisadas e tem o risco que talvez possam não voltar; muitos jogadores podem perder o próprio emprego e/o podem ficar sem receber seus salários. Também, os funcionários, diferentes dos jogadores, de uma sociedade esportiva podem não serem pagos ou pior ainda serem demitido: por exemplo, a cozinheira, o porteiro, o motorista, o roupeiro, a fisioterapeuta, o médico e outros[13].

Di fronte allo scenario economico e sociale appena descritto, sviluppatosi a seguito dell’emergenza sanitaria determinata dal coronavirus, i brasiliani hanno trovato vari modi per superare le difficoltà. Nel mondo del diritto, “estamos alinhando nosso fluxo de caixa, criando alternativas, fomentando mercados que estão aquecidos e dando suporte aos nossos clientes, demonstrando assim um alinhamento com as necessidades do mesmo e estreitando nossas parcerias[14]”, e ancora, si cerca di dare continuità al lavoro, alle situazioni pendenti, alle nuove azioni e alle domande che sono sorte negli ultimi giorni e nelle ultime settimane. Ma è di dovere un piccolo e importante avvertimento in materia giuridica, ovvero, “o instituo da “força maior” será invocado por todo lado, por todas as partes. É necessário que a Advocacia esteja preparada para isto[15]”.

Nel settore delle vendite, non manca la voglia di andare avanti e trovare soluzioni alternative, infatti, “estamos conseguindo contornar a situação, adaptando sistemas, tornando processos físicos em eletrônicos, além de flexibilização em regras comerciais para conseguir realizar as atividades de forma remota. Todos os dias fazemos reuniões matinais para aproximar a equipe. Além disso realizamos contribuições para pessoas carentes ou em cenário de necessidade[16]”. Ed ancora, “estou empenhado em repor as mercadorias que estamos vendendo, para que o pouco que vendemos hoje não venha a diminuir amanhã. Atualmente estamos vendendo muita fita elástica estreita, própria para a fabricação de máscaras de rosto, efeito direto da Covid19[17]”.

E il futuro? Decisamente incerto. La pandemia ha cambiato, forse per sempre, il nostro modo di affrontare la vita. Certamente, “viveremos uma nova maneira de nos relacionar, o contato humano e a forma de nos relacionarmos mudou e não acredito que isso volte a ser exatamente igual ao que era. Positivamente isso mostrou novas possibilidades de atendimento (profissional) e pessoalmente acredito que estamos, enquanto seres humanos, reavaliando nossas prioridades e valores.[18]

Nell’area giuridica, il futuro è decisamente grigio e pieno di incertezze, infatti, “Me parece que a crise econômica que já havia no país antes mesmo da Pandemia vinha sendo determinante para o corte de contratos nas áreas jurídicas e a não celebração de novos contratos. As pessoas deixaram de fazer consultoria e prevenção jurídica, deixando para contratar esses serviços somente quando necessário [19]”. Dello stesso parere anche il settore del commercio: “Acredito que a instabilidade financeira e dúvidas do futuro econômico do país podem fazer com que os clientes procrastinem decisões presentes, focando em um consumo de suprimentos de necessidade, não que complementem a estrutura financeira deles[20]. Di fatto, è probabile che le imprese dovranno adeguarsi a tempi difficili e dovranno ridimensionare le proprie spese il che vuol dire anche licenziare alcuni dipendenti. L’impressione che rimane è che bisogna tornare presto a lavorare in quanto le persone cominciando a rimanere senza soldi e senza pazienza. Dovremo prepararci a una perdita del potere acquisitivo e quindi a un peggioramento della propria qualità della vita. Ancora, le conseguenze della pandemia sul futuro dell’economia brasiliana potrebbero anche risultare “disastrose”, di fatto “o Brasil vinha tentando se recuperar de um rombo enorme nas contas públicas, e agora deve fazer frente a um rombo ainda maior. A situação das empresas — e das famílias — reflete, em certo modo, a instabilidade da economia brasileira: o salário nunca é o bastante, os preços oscilam sempre, a inflação come todo o pecúlio mensal[21].

Infine, si rende doverosa una giusta osservazione: nonostante la regola del distanziamento sociale e della quarantena, è necessario ricordarsi che nelle periferie delle maggiori città (come São Paulo o Rio de Janeiro), dove ci sono molte comunità (le favelas), non esiste di fatto alcun isolamento sociale. La maggior parte degli abitanti delle favelas sono poveri e le loro abitazioni, letteralmente attaccate l’una all’altra, sono sviluppate in modo irregolare e con materiale di bassa qualità. I problemi più comuni in queste zone sono il degrado, la criminalità diffusa e gravi problemi di igiene pubblica in funzione della mancanza di idonei sistemi di fognatura e acqua potabile: di fronte a uno scenario del genere come è possibile garantire il rispetto delle regole igienico-sanitario e l’isolamento sociale? Inoltre, come faranno ad andare avanti le famiglie povere che già prima della crisi sanitaria percepivano un’entrata mensile estremamente bassa o, in certi casi, del tutto inesistente? Di certo, le ripercussioni economiche e sociali del coronavirus in Brasile saranno ancora più devastanti rispetto, ad esempio, ai paesi europei. La disparità sociale, l’elevato numero di persone povere, l’alta percentuale di disoccupazione e l’elevato tasso di criminalità sono i più ardui ostacoli per riuscire a contrastare, in modo positivo, gli effetti negativi del virus sulla popolazione e l’economia. Si aggiunge poi, con riguarda a una parte della classe sociale media/alta brasiliana, una quasi totale “inconsapevolezza consapevole” dei reali rischi del coronavirus che spesso vengono sottovalutati e percepiti come “non nocivi”. Di fatto e purtroppo, ancora oggi molti soggetti, nonostante siano in isolamento, continuano a vedere indistintamente amici, familiari e a uscire della propria abitazione anche senza un giustificato motivo, considerando così quello che dovrebbe essere un periodo di isolamento sociale come un momento di vacanza.”

THAILAND

Commento a cura di Lorenza Rosso, Avvocato a Bangkok.

“Nonostante la vicinanza con la Cina e nonostante la Tailandia sia una nazione fondamentalmente basata sul turismo, soprattutto nei periodi invernali con un picco a Natale e durante il Capodanno cinese, i numeri relativi al COVID 19 sono molto bassi soprattutto se comparati all’Italia. Ad oggi, maggio 2020 aggiornamento sui casi: 2,989 number of cases, 55 fatalities 2761 recoveries.

Il Regno di Thailandia ha agito molto velocemente, soprattutto nella capitale Bangkok, prendendo misure precauzionali rapide ed efficaci già dal mese di Febbraio, con misurazione della temperatura, obbligo di mascherina, gel lavamani e distanza di sicurezza nei luoghi dediti ad assembramenti tipo mall, metropolitana, scuole…sono stati già da marzo 2020 cancellati tutti gli eventi che avrebbero provocato assembramenti come concerti, competizioni sportive, eventi religiosi…

SCUOLE: le scuole tailandesi hanno chiuso l’anno accademico ai primi di marzo 2020 per riaprire da previsione il 16 maggio 2020. Il 18 marzo 2020 è arrivato l’ordine di chiudere anche le scuole internazionali, che seppur private devono attenersi alle direttive del ministero dell’istruzione. Per le scuole internazionali si è cosi aperta la fase, già sperimentata precedentemente per le chiusure dovute all’alto livello di inquinamento, dell’online learning. Per le scuole tailandesi invece questa fase non sarà plausibilmente mai aperta in quanto la loro apertura sarà posticipata al 01 luglio con recupero dei giorni persi durante periodi di vacanza che verranno cancellati. Ovviamente le due tipologie di scuola sono completamente diverse e con una grande diversità circa la capacità economica e l’utenza degli studenti, quindi risulta difficile poterle paragonare. Per ciò che concerne le internazionali, si sono adattate molto bene prima alle misure precauzionali circa la sicurezza interna, non permettendo ad estranei di entrare, regolando il flusso degli studenti ed evitando gli assembramenti poi con l’istruzione a distanza. Certo è che con le rette elevatissime che le scuole internazionali adottano non sono mancati i malcontenti per la mancata riapertura e per una troppo leggera scontistica adottata dalle amministrazioni che hanno generalizzando scontato come credito per l’anno 2020/2021 la spesa per i pranzi, il trasporto con school bus e le attività extra scolastiche, insomma hanno deciso di rimborsare solo quei servizi di cui gli studenti effettivamente non hanno usufruito e non tirando fuori un soldo immediatamente ma caricandolo sull’anno accademico successivo, non tenendo in considerazione chi si trovava ad affrontare un trasferimento di scuola per le più svariate ragioni, insomma un po’ pochino anche pensando che alcune delle famiglie sono state penalizzate con riduzioni di stipendio. In compenso è stato assicurato che il personale docente e tutto il corpo scolastico comprensivo di guardie, persone delle pulizie, personale della mensa…ha ricevuto uno stipendio adeguato se non al 100% per tutto il lungo periodo di chiusura.

NEGOZI: IL 22 marzo è poi stato dichiarato il parziale lockdown con la chiusura di tutti mall, mercati, negozi ad eccezioni dei supermercati e negozi di alimentari per i beni di prima necessità e le farmacie. Da questa data in poi ci sono state riaperture e chiusure ad intermittenza non solo temporale ma anche locale, ogni governatore poteva decidere misure differenti per la propria provincia. in questo campo la confusione l’ha fatta da padrone ma il risultato più immediato è subito stato una fuga di massa di tutti i lavoratori dipendenti da questo settore che si sono precipitati a rientrare nelle proprie province di origine trovandosi immediatamente senza salario ed essendo la capitale Bangkok molto costosa. Culturalmente il popolo thai non è un popolo di risparmiatori la maggior parte delle persone vive al di sopra delle proprie capacità riempendosi di debiti dunque una situazione come questa ha portato ad un tracollo della situazione per queste fasce della società, tanto che chi non è riuscito a fuggire nelle campagne di provenienza si è riversato nelle strade a vivere con l’aiuto di associazioni umanitarie che si sono organizzate per fornire quanto meno cibo ai piu’ disagiati. Il governo ha annunciato di dare un “financial support “per le fasce deboli e assistenza dei gruppi vulnerabili, ma in che cosa questo si tradurrà ancora non è dato saperlo, non essendo ancora nella pratica stato definito chi ne ha diritto e in cosa consista. L’unica reale e tangibile aiuto che è stato dato è una scontistica sull’elettricità casalinga , essendo le persone costrette in casa. E’ stato annunciato che 13.4 milioni di Thai dovrebbero ricevere un sussidio di 5,000 bath a partire dalla prossima settimana, vedremo. Ad oggi 7 maggio la riapertura dei negozi non è ancora stata sospesa se non per alcune categorie tra cui parrucchieri, ristoranti e negozi di tecnologia e telefonia con ovviamente l’adozione di tutte le precauzioni previste. Il Governo monitorerà la situazione per 15 giorni e poi si pronuncerà sul da farsi.

Altre misure previste:

Chiusura ad intermittenza dei parchi pubblici, chiusure tra le province con limitazione negli spostamenti, chiusure delle tratte aeree se non per voli di rimpatrio internazionale, coprifuoco dalle 10.00 pm alle 4.00 am, sospensione della vendita di alcol, cancellazione di festivià’ importanti come songkran festival ( capodanno tailandese) , celebrazioni buddiste e ramadan, chiusura delle facilities nei condomini.

IMPRESE: Le grandi imprese in realtà non si sono praticamente mai fermate dal produrre seppur ovviamente ci sia stata una riduzione dei volumi. Le grandi imprese si sono organizzate con alternanza di smart working e lavoro in sede cercando di limitare gli scambi tra i dipendenti il più possibile. Il piano di emergenza è stato molto serrato ma in realtà non si è dovuto mettere in atto se non per un breve periodo di tempo. Ovviamente le più colpite dal punto di vista economico sono le piccole/medie imprese e in Tailandia specialmente quelle legate al turismo. Hotel, ristoranti, guide turistiche, attrazioni… tutto è fermo e non si sa quando riprenderà ma sicuramente sarà l’ultimo a ripartire. La maggior parte di queste se sane hanno approfittato per rinnovare in meglio le loro aziende, cercando di limitare i costi vivi e reinvestendo, per quelle che invece già navigavano in acque incerte, la chiusura parziale per contenere i costi con conseguente chiusura definitiva é praticamente inevitabile. Tutti gli occhi sono ovviamente puntati sul settore del turismo da cui dipende la maggior parte dell’economia thailandese ma la preoccupazione per una second wave del virus e la situazione drammatica in cui versano i paesi da cui normalmente provengono i visitatori non dà molte speranze al settore nell’immediato futuro e per almeno i prossimi 6 mesi.

STRANIERI: Una problematica a cui soprattutto nella prima fase dell’emergenza ci si è trovati ad affrontare come “farang” ossia stranieri in terra tailandese, à quella delle Visa in scadenza o scadute per persone che per volontà propria o per cause di forza maggiore si sono trovati bloccati in Tailandia. Sono state prese alcune misure dal Governo per permettere una facile estensione della Visa nel breve periodo tanto da poter consentire alle varie Ambasciate di organizzare voli di rimpatrio ecc. E’ stata una fase molto complicata per la diplomazia perché le situazioni da affrontare sono state molto diverse, sia dal punto di vista sociale che economico, e in una situazione così essere uno straniero anche se residente nel paese non è mai semplice. Molti degli stranieri purtroppo non hanno dato una buona immagine della categoria non rispettando i lockdown e finendo arrestati per questo. L’Ambasciata italiana in questa occasione si dimostrata molto presente ed efficiente per quanto possibile, si è adoperata anche per organizzare un volo di rientro per i connazionali, volo che ha anche trasportato due respiratori donati all’Italia. Sinceramente, non so scientificamente quale sia la ragione per cui la Tailandia abbia numeri cos bassi ma posso solo dire che è stata molto fortunata perché una diffusione su vasta scala nel paese avrebbe delle ripercussioni disastrose sulla società non preparata dal punto di vista sanitario ed economico, sarebbe stata una carneficina, per questo le misure sono state molto dure nonostante i numeri molto bassi perché l’Amministrazione sapeva che il Paese sarebbe tracollato con numeri maggiori. Certo c’è da sperare che non ci sia una seconda ondata di contagi e che le riaperture saranno fatte coscienziosamente e con le dovute cautele in tutte le provincie e non solo da parte degli stranieri ma tutti i tailandesi.

la nostra speranza come italiani all’estero è anche che venga tolto il divieto di volo e che seppur con tutte le precazioni ci sia consentito in qualche modo di rimpatriare per poter abbracciare i nostri cari dopo questa terribile esperienza.”

[1] La mancata possibilità di incontri e ricevimenti personali, aggiunti a una riduzione dell’attività economica, determinano un aumento dell’indice di inadempienza, una riduzione dei valori e l’interruzione di nuovi servizi.

[2] Inizialmente, il principale impatto negativo è stato l’arresto dei servizi della giustizia (forum) e dei servizi amministrativi (registri, INSS – Istituto Nacional do Seguro Social ovvero l’istituto di previdenza sociale brasiliano). Successivamente, in un secondo momento, c’è stata l’istituzione del lavoro da remoto/home office nel Potere Giudiziario, ma ancora insufficiente per dare un andamento soddisfacente ai processi e ai servizi di natura giudiziaria. Il Potere Giudiziario brasiliano e l’INSS sono già troppo morosi/lenti in situazioni normali/ordinaria. Adesso ancora di più. Ciò determina un ritardo nell’andamento dei processi ordinari e amministrativi e conseguentemente un ritardo nel ricevimento degli importi a titolo di onorari per l’avvocato: una situazione frustante non solo per il cliente ma anche per gli stessi professionisti.

[3] La scuola inizia a perdere alcuni studenti in funzione dei licenziamenti o diminuzione del carico di lavoro. Per quanto riguarda l’editoria, essa ha visto una diminuzione delle vendite soprattutto nei confronti delle grosse aziende di commercio elettronico (come Amazon – forse si tratta di una misura di precauzione da parte di queste). Per il resto, lavoro la stessa quantità di ore da casa e non ho avuto alcuna diminuzione nel mio stipendio. L’editoria ha già annunciato tagli nei servizi di terziarizzazione (traduzione, revisione, elaborazione della copertina ecc), che saranno svolti, d’ora in poi, internamente.

[4] Le aziende hanno paura e non hanno nemmeno un flusso di cassa per mantenere i loro dipendenti con un carico di lavoro ridotto, preferendo così optare per il licenziamento.

[5] Noto che i prezzi di alcuni beni sono saliti, come ad esempio, della carne e del riso mentre il prezzo di altri sono addirittura diminuiti, come quello della benzina.

[6] Il principale impatto è la mancanza di contatto con gli studenti: il processo di apprendimento di questi viene interrotto determinando così conseguenze negative sulle loro capacità di apprendimento che potranno influenzarli (negativamente) durante tutta la loro vita. Lavorando nella rete privata di istruzione, l’impatto economico è grande, in quanto tanti genitori hanno deciso di ritirare i propri figli dalla scuola, causando un grosso problema nel bilancio scolastico, situazione questa che determinerà una diminuzione salariale degli stessi dipendenti (professori e non). Conseguentemente, gli stessi dipendenti finiscono per non riuscire a pagare le proprie spese personali.

[7] In un sistema di educazione a distanza molti studenti non hanno una struttura per riuscire a studiare, ovvero, non possiedono nemmeno internet, computer, cellulare e per questa ragione il loro compromesso con la scuola è pari a 0.

[8] Molti allievi partecipano quotidianamente alle lezioni, tuttavia, alcuni genitori, per lo più lavoratori autonomi, hanno avuto una diminuzione della propria rendita determinando così molte rescissioni e inadempimenti degli abbonamenti (mese di marzo). Per cercare di pareggiare i conti abbiamo deciso di procedere con una diminuzione del 50% dello stipendio di ogni socio e del 15% dello stipendio di ogni insegnante.

[9] La moneta brasiliana è il REAL. Attualmente il tasso di cambio euro/real è il seguente: 1 euro è uguale a 6,03 real brasiliano (aggiornato al 01/05/2020): la moneta brasiliana risulta estremamente svalutata in questo periodo di crisi

[10] Questa condizione ha un impatto inevitabile sulle conversioni di vendita in quanto, nelle riunioni fatte di persona, l’intesa è molto più chiara ed è molto più agile comprendere le reazioni dei clienti, direzionando così in modo più corretto la riunione e umanizzando la negoziazione.

[11] D’altra parte, abbiamo avuto una riduzione delle spese di viaggio, buoni pasto ecc (non dovendo più spostarsi). Il popolo brasiliano sembra essersi svegliato per la pianificazione finanziaria e la protezione patrimoniale, generando così nuove opportunità di affari.

[12] Con il commercio chiuso, le vendite sono crollate: una diminuzione del 70% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Il consiglio di amministrazione e il dipartimento finanziario cercano di utilizzare tutti i mezzi leciti e consentiti dalla legge per rendere possibili i pagamenti minimi necessari: prestiti, sospensione e riduzione dei salari, rinegoziazione del debito. Vi è una generale tendenza a ritardare i pagamenti che incide, prima di tutti, su tutti i segmenti dell’economia e conseguentemente anche sul Governo che perde un numero considerevoli di entrate. Recessione, aumento della disoccupazione e perdita di qualità nei servizi pubblici: queste sono le conseguenze che si stanno già verificando e che dovrebbero peggiorare.

[13] Senza allenamenti, senza le partite ufficiali, senza la rendita finanziaria delle partite, senza la quota della TV per la trasmissione delle partite, senza la quota della Federazione di calcio le conseguenze negative sono tante: nei club molte categorie di base sono state sospese e c’è il rischio che non tornino più; molti giocatori possono perdere il posto lavoro e/o potrebbero non ricevere il loro stipendio. Inoltre, gli altri dipendenti, diversi dai calciatori, di una società calcistica rischiano di non essere pagati o addirittura essere licenziati: si pensi al cuoco, al portinaio, all’autista, al sarto, al fisioterapista, al medico e altri.

[14] Stiamo allineando il nostro flusso di cassa, creando nuove alternative, promuovendo i mercati emergenti e fornendo supporto ai nostri clienti e così dimostrando un allineamento con le loro necessità e il mantenimento delle nostre partnership.

[15] L’istituto della forza maggiore verrà invocato ovunque e da parte di tutti. Ed è necessario che gli avvocati siano pronti ad affrontare questa situazione.

[16] Stiamo cercando di aggirare la situazione, di adattare i sistemi, di trasformare i processi fisici in elettronici, oltre a rendere le regole commerciali più flessibili in modo che tutti siano in grado di svolgere la propria attività a distanza. Ogni giorno abbiamo incontri mattutini per riunire la squadra. Inoltre, forniamo aiuti alle persone bisognose o in situazioni di necessità.

[17] Mi impegno a sostituire i prodotti che vendiamo, in modo che quel poco che vendiamo oggi non venga a scarseggiare domani. Attualmente stiamo vendendo molti nastri elastici stretti, adatti per la produzione di mascherine per il viso, un effetto diretto di Covid19 (il soggetto intervistato si occupa, infatti, di finiture per abbigliamento e della vendita al dettaglio di articoli artigianali e tessili e forniscono il loro servizi a aziende che producono vestiti).

[18] In futuro dovremo vivere e imparare un nuovo modo di relazionarci, in quanto il contatto umano e le forme di relazioni sono cambiate e non credo che torneranno mai ad essere come prima. Da un punto di vista positivo, questa situazione ci ha dimostrato nuove modalità per offrire i nostri servizi ai clienti e credo che personalmente, in quanto esseri umani, stiamo rivalutando le nostre priorità e valori.

[19] Mi sembra che la crisi economica esistente nel paese, ancora prima della pandemia, determinerà sempre di più una diminuzione nella stipulazione di contratti sia in ambito giuridico e non. Le persone non chiederanno più assistenza legale (come prima) e ricorreranno a questa solo ed esclusivamente in situazione di estrema necessità.

[20] Credo che l’instabilità finanziaria e i dubbi per il futuro economico del paese possano determinare nei clienti un differimento delle decisioni e una maggior concentrazione nei beni di prima necessita che di certo non possono complementare la loro struttura finanziaria.

[21] Da tempo il Brasile aveva cercato di riprendersi da un enorme “buco” nei conti pubblici, e ora dovrà affrontare un disavanzo ancora più grande. La situazione delle aziende – e delle famiglie – riflette, in un certo senso, l’instabilità dell’economia brasiliana: i salari non sono mai abbastanza, i prezzi oscillano sempre e l’inflazione consuma tutto il reddito mensile.

COVID-19 E IMPATTO SUI REDDITI DEI GENITORI ONERATI AL MANTENIMENTO DELLA PROLE

COVID-19 E IMPATTO SUI REDDITI DEI GENITORI ONERATI AL MANTENIMENTO DELLA PROLE

Torniamo ad occuparci delle questioni che l’impatto epidemico del COVID-19 solleva nell’ambito del diritto di famiglia analizzando, in particolare, le difficoltà connesse al corretto e regolare adempimento degli obblighi di mantenimento dei figli a causa dell’effetto a domino che la forzata chiusura delle attività, commerciali e non, ovvero la messa in cassa integrazione ha avuto sul reddito dei genitori onerati, determinandone un’inaspettata quanto involontaria contrazione.

Di fronte alla straordinaria situazione emergenziale moltissimi, purtroppo, sono i genitori che in questi giorni non sono oggettivamente in condizioni di onorare regolarmente l’importo previsto quale contributo mensile, oltre le spese straordinarie e sanitarie.

D’altro canto, se l’assegno venisse a mancare, i figli potrebbero trovarsi in serie difficoltà a far fronte ai loro bisogni primari: devono, quindi, prevalere i principi di correttezza ed il senso di responsabilità dei genitori nell’interesse primario dei minori.

L’obbligazione non è di natura contrattuale ma si basa su norme civilistiche che danno attuazione ai diritti costituzionalmente garantiti (artt. 29 e 30 Costituzione): il genitore onerato è obbligato a farvi sempre e comunque fronte, anche in caso di significative difficoltà, senza poter autonomamente decidere di autoridurselo in ragione del momentaneo minor reddito.

L’art. 147 c.c. impone ai genitori l’obbligo di mantenere i propri figli che grava su di essi in senso primario ed integrale, in considerazione della sussistenza della propria capacità lavorativa o, in caso di disoccupazione, della ‘possibilità’ di reperire un’attività lavorativa, anche se saltuaria.

La giurisprudenza di merito si esprime in questi termini laddove, in tema di violazione degli obblighi di assistenza familiare, afferma che la disagiata condizione economica dell’obbligato non fa venir meno il dovere alla corresponsione dei mezzi di sussistenza o del pagamento dell’assegno all’avente diritto e che, a tal fine, non è sufficiente la semplice indicazione dello stato di disoccupazione giacché incombe pur sempre al soggetto obbligato l’onere di allegazione di idonei e convincenti elementi indicativi della concreta impossibilità di adempiere e dimostrativi del fatto che la causa della stessa non sia ricollegabile a un suo comportamento, anche soltanto negligente, in relazione al primario dovere di contribuire al mantenimento dei figli.

Sul piano del diritto, le conseguenze del mancato e/o parziale adempimento degli obblighi di mantenimento possono essere di carattere sia civilistico che penalistico. Sotto quest’ultimo profilo, la sottrazione all’obbligo di corrispondere ogni tipo di assegno dovuto in caso di separazione o divorzio può integrare il reato previsto dall’art. 570 bis c.p.; la norma inserita dall’art. 2 del D. Lgs. 01/03/2018 aggrava le condotte omissive più marcatamente economiche già previste dall’art. 570 c.p..

In caso di minori si tratta di un reato procedibile d’ufficio, ciò vuol dire che la denuncia sporta dal soggetto beneficiario non può essere successivamente ritirata. Viste le ultime riforme, la norma prevede una responsabilità quasi ‘oggettiva’ ed assume rilevanza penale anche un versamento parziale o non puntuale.

È fuor di dubbio che l’eventuale abuso e/o strumentalizzazione dell’attuale crisi per sottrarsi o avanzare richieste di sospensione tout court del mantenimento non è rispettoso dei doveri di assistenza morale e materiale fondanti il cardine stesso della famiglia.

In assenza di uno specifico intervento normativo anche assistenziale, quindi, verrebbe da concludere che il soggetto onerato deve fare l’impossibile – se non di più – per versare quanto dovuto perché il benessere dei minori deve essere messo al primo posto.

Non disconosciamo, tuttavia, l’ipotesi che il genitore che abbia visto senza sua colpa annullata o gravemente ridotta la sua capacità di contribuzione, nel momento straordinario che stiamo vivendo possa essere costretto a chiedere una rimodulazione del contributo da versare. Ed allora un possibile correttivo al principio di cui sopra potrebbe intravedersi nell’istituto dell’impossibilità sopravvenuta della prestazione per causa non imputabile al debitore (artt. 1256 e 1258 Codice Civile), che trova applicazione allorquando si verifica un evento straordinario ed imprevedibile – non dipendente da un comportamento doloso o colposo del soggetto debitore – che gli impedisce di adempiere totalmente o parzialmente o, ancora, nei termini pattuiti, la propria obbligazione.

Nel caso di specie, il factum principis non sarebbe strettamente collegabile ad azioni o omissioni dirette o indirette del singolo soggetto, quanto piuttosto a cause di forza maggiore imprevedibili ed inevitabili. Le difficoltà del genitore nel corrispondere l’assegno nella misura prevista dal giudice deriverebbero, infatti, non già da un suo atteggiamento colposo o doloso bensì da un’impossibilità oggettiva ad effettuare la prestazione in sé e per sé considerata proprio a causa del lockdown lavorativo imposto dal Governo.

Al momento non c’è una giurisprudenza specifica di riferimento ed individuare una regola rigida e identica per tutte le situazioni sarebbe impossibile ed immotivato: occorre affidarsi alle norme che regolano il diritto di famiglia, oltre che al buon senso ed ai principi di correttezza e solidarietà.

I possibili scenari che potrebbero presentarsi possono così sintetizzarsi: i) nel caso in cui i rapporti con l’altro genitore siano sereni, civili e collaborativi, potrebbe essere percorribile la via dell’accordo su un’eventuale rimodulazione dell’assegno per la momentanea crisi di liquidità, da ratificare in sede di negoziazione assistita ovvero con un ricorso congiunto avanti il Tribunale; ii) nell’ipotesi in cui i rapporti tra i genitori siano conflittuali oppure non vi sia disponibilità da parte del soggetto beneficiario, occorrerebbe valutare se ricorrono nella fattispecie i presupposti per presentare un ricorso in Tribunale finalizzato all’ottenimento di un provvedimento d’urgenza che autorizzi la richiesta di riduzione ovvero la sospensione del mantenimento per il tempo di durata della nuova condizione reddituale. Se la capacità reddituale ed economica dell’onerato è realmente mutata in ragione delle restrizioni o del lockdown dell’attività imposte delle misure emergenziali, trattandosi di un fatto nuovo non previsto né prevedibile al momento della separazione/divorzio, potrebbe avere delle ripercussioni sulla determinazione del quantum dell’importo dovuto.

Ovviamente, per evitare abusi, il genitore interessato dovrà fornire al Giudice la prova rigorosa che la normativa emergenziale ha determinato la contrazione in maniera peggiorativa e significativa dei suoi redditi cui è conseguita l’impossibilità tout court di assolvere all’obbligo di mantenimento, perché non è sufficiente invocare le limitazioni imposte dal Governo.

Nell’ottica della comprensione reciproca e della solidarietà, potrà poi essere valutato se tale modificazione ha le caratteristiche di continuità, stabilità, di difficile reversibilità e se le misure COVID hanno ridotto la capacità economica anche dell’altro genitore.

La solidarietà familiare, su cui si fondano questi obblighi alimentari, imporrebbe – oggi più che mai – di valutare la complessiva e reale capacità patrimoniale concreta di tutti i soggetti coinvolti.

Lo stesso discorso vale per le spese straordinarie che devono essere sempre rimborsate alla parte che le ha anticipate nella misura stabilita dal giudice, salvo che i genitori addivengano ad un accordo stragiudiziale sul punto o depositino un ricorso per la modifica delle condizioni.

Qualora l’attuale crisi economica provocata dalla pandemia dovesse proseguire ancora per un tempo medio/lungo, non si può escludere che le richieste di revisione si possano moltiplicare con il rischio di non consentire una risposta in tempi abbastanza rapidi da parte di un sistema giudiziario costretto a lavorare in condizioni di emergenza.

Per questo motivo è auspicabile privilegiare strumenti stragiudiziali improntati alla conciliazione e al buon senso comune, valorizzando l’aspetto conciliativo e collaborativo, per non acuire situazione già conflittuali specie in un ambito in cui sono all’ordine del giorno i rancori, i ricatti e le rivendicazioni istintive dovute a crepe preesistenti nei rapporti.

Nel necessario bilanciamento dei diritti deve rimanere comunque centrale il principio del superiore interesse del minore, ricercando soluzioni fondate sul buon senso e la ragionevolezza, contestualizzate nelle specificità del caso concreto.

Devono essere garantiti il benessere primario della prole nell’ambito di un giusto contemperamento degli obblighi di un soggetto in concreta e dimostrata difficoltà, da un lato, ed i doveri di lealtà e correttezza che devono sempre guidare l’adempimento degli obblighi di assistenza materiale, dall’altro. 

Pensare di sfruttare la situazione contingente di criticità simulando una difficoltà economica – in realtà inesistente – per ridimensionare in modo opportunistico le proprie risorse finanziarie non solo è censurabile e deprecabile dal punto di vista umano ma costituirebbe un illecito civile ed un reato penale passibile di gravi conseguenze.

Concludiamo rammentando che in nessun caso l’emergenza COVID potrà essere addotta dal genitore onerato come una scusante di comodo per sottrarsi agli obblighi di assistenza materiale né tantomeno potrà rappresentare un’opportunità per chi aspira a ‘liberarsi’ di un onere periodico –tante, troppe volte – mal tollerato.

Avv. Paola Cavallero -Senior Associate - 
Dipartimento Civile - diritto di famiglia
Studio Mainini & Associati     

Bando “Impresa Sicura” per il rimborso delle spese di acquisto di DPI: prenotazioni dall’11.05.2020

PREMESSA

A seguito dell’emergenza sanitaria da COVID-19 e al fine di sostenere la continuità, in sicurezza, dei processi produttivi delle imprese operanti su tutto il territorio nazionale, INVITALIA ha recentemente pubblicato il bando che definisce, in attuazione dell’articolo 43, comma 1, del decreto Cura Italia, i criteri e le modalità di riconoscimento alle imprese del rimborso delle spese sostenute per l’acquisto di DPI

OSSERVA

Le risorse disponibili per il riconoscimento dei rimborsi previsti dal Bando sono pari, ai sensi dell’articolo 43, comma 1, del decreto Cura Italia, a euro 50.000.000,00 (cinquantamilioni/00), comprensivi degli oneri di gestione e fatti salvi eventuali incrementi della dotazione finanziaria disposti con successivi provvedimenti legislativi o amministrativi.

Soggetti beneficiari

Possono beneficiare del rimborso previsto dal presente Bando tutte le imprese, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico in cui operano e dal regime contabile adottato, che, alla data di presentazione della domanda di rimborso (di cui si dirà in seguito) sono in possesso dei seguenti requisiti:

  1.  sono regolarmente costituite e iscritte come “attive” nel Registro delle imprese;
  2.  hanno la sede principale o secondaria sul territorio nazionale;
  3. sono nel pieno e libero esercizio dei propri diritti, non sono in liquidazione volontaria e non sono sottoposte a procedure concorsuali con finalità liquidatoria.

Spese ammissibili

Sono ammissibili al rimborso le spese sostenute dalle imprese per l’acquisto di DPI le cui caratteristiche tecniche rispettano tutti i requisiti di sicurezza di cui alla vigente normativa. A tal fine, sono ammissibili le spese sostenute per l’acquisto dei seguenti DPI.

MASCHERINE FILTRANTI, CHIRURGICHE, FFP1, FFP2 e FFP3

GUANTI IN LATTICE, IN VINILE, IN NITRILE

DISPOSITIVI PER PROTEZIONE OCULARE

INDUMENTI DI PROTEZIONE QUALI TUTE E/O CAMICI

CALZARI E/O SOVRASCARPE

CUFFIE E/O COPRICAPI

DISPOSITIVI PER LA RILEVAZIONE DELLA TEMPERATURA CORPOREA

DETERGENTI E SOLUZIONI DISINFETTANTI/ANTISETTICI.

Per accedere al rimborso, le spese per l’acquisto dei suddetti dispositivi devono:

-* essere sostenute nel periodo compreso tra il 17 marzo 2020 (data di pubblicazione in G.U. del D.L. Cura Italia) e la data di invio della domanda di rimborso (di cui si dirà in seguito). A tal fine, rileva la data di emissione delle fatture oggetto di richiesta di rimborso;

-* essere connesse a fatture pagate alla data dell’invio della domanda di rimborso attraverso conti correnti intestati all’impresa e con modalità che consentano la piena tracciabilità del pagamento e l’immediata riconducibilità dello stesso alla relativa fattura;

-* essere non inferiori a euro 500,00 (cinquecento/00);

-* non essere oggetto di ulteriori forme di rimborso o remunerazione erogate in qualunque forma e a qualsiasi titolo.

Non sono ammissibili a rimborso gli importi delle fatture relativi a imposte e tasse, ivi compresa l’IVA.

Fermo restando il possesso di tutti i requisiti di ammissibilità, le fatture costituenti acconto sulle forniture di DPI sono ammissibili solo a condizione che l’impresa presenti, nella domanda di rimborso, anche la fattura riguardante il saldo della fornitura.

Rimborso concedibile

Il rimborso è concesso, nei limiti delle risorse disponibili (euro 50.000.000,00), nella misura del 100 percento delle spese ammissibili (come sopra individuate), nel limite massimo di euro 500,00 per ciascun addetto dell’impresa cui sono destinati i DPI e, comunque, fino a un importo massimo per impresa di euro 150.000,00.

A tal fine, è fatto obbligo all’impresa di dichiarare, nella domanda di rimborso, il numero degli addetti a cui è riferibile l’acquisto di DPI.

Termini e modalità per la presentazione delle domande

Le domande di rimborso devono essere presentate in modalità telematica, secondo una sequenza temporale articolata nelle seguenti tre fasi:

4 FASE 1 – PRENOTAZIONE DEL RIMBORSO

4 FASE 2 – PUBBLICAZIONE DELL’ELENCO CRONOLOGICO DELLE PRENOTAZIONI DEL

4 FASE 3 – COMPILAZIONE E ISTRUTTORIA DELLA DOMANDA DI RIMBORSO

Fase 1 – prenotazione del rimborso

In questa fase, le imprese interessate possono inviare, attraverso lo sportello informatico, raggiungibile nella pagina dedicata all’intervento “Impresa SIcura” della sezione https://www.invitalia.it/cosa-facciamo/emergenza-coronavirus del sito web di INVITALIA, una prenotazione del rimborso, dalle ore 9.00 alle ore 18.00 di tutti i giorni lavorativi, dal lunedì al venerdì, A PARTIRE DAL GIORNO 11 MAGGIO 2020 ED ENTRO IL GIORNO 18 MAGGIO 2020.

Le informazioni necessarie per poter procedere a finalizzare la prenotazione del rimborso sono le seguenti:

4 codice fiscale dell’impresa proponente;

4 codice fiscale del legale rappresentante, ovvero del titolare dell’impresa proponente o della persona giuridica in caso di impresa proponente amministrata da soggetti diversi dalle persone fisiche;

4 importo da rimborsare.

OSSERVA

Le istruzioni operative per la presentazione della prenotazione sono pubblicate nella pagina dedicata all’intervento “Impresa SIcura” della sezione https://www.invitalia.it/cosafacciamo/emergenza-coronavirus del sito web di INVITALIA, almeno cinque giorni prima della data di apertura dello sportello informatico.

Lo sportello informatico assegnerà alle prenotazioni pervenute l’orario di arrivo registrato dai sistemi informatici predisposti dall’Agenzia. Al termine della procedura di prenotazione, l’impresa visualizzerà un messaggio che attesta il predetto orario di arrivo della prenotazione, nonché il relativo codice identificativo.

La prenotazione risulta regolarmente inoltrata solo qualora il codice fiscale dell’impresa e il codice fiscale del legale rappresentante/titolare della medesima siano correttamente indicati nell’ambito della procedura. Nel caso in cui i predetti dati non siano formalmente corretti o nel caso in cui differiscano dalle informazioni desumibili dal Registro imprese, la prenotazione del rimborso risulta irricevibile e la stessa si considera decaduta.

Fase 2 – pubblicazione dell’elenco cronologico delle prenotazioni del rimborso

Entro tre giorni dal termine finale per l’invio della prenotazione del rimborso, nella pagina dedicata all’intervento “Impresa SIcura” della sezione https://www.invitalia.it/cosafacciamo/emergenza-coronavirus del sito web di INVITALIA, sarà pubblicato l’elenco di tutte le prenotazioni correttamente inoltrate dalle imprese nell’ambito della fase 1, ordinate secondo il criterio cronologico definito sulla base dell’orario di arrivo della richiesta.

L’elenco, come sopra determinato, indica, per ciascuna prenotazione, l’importo del contributo richiesto e l’esito della prenotazione stessa, con i seguenti possibili casi:

  1. prenotazioni collocate in posizione utile per l’ammissibilità a presentare domanda di rimborso;
  2. prenotazioni risultate non ammissibili alla successiva fase di presentazione della domanda di rimborso.

OSSERVA

Sulla base del predetto ordine cronologico di arrivo, sono collocate in posizione utile per l’ammissibilità a presentare domanda di rimborso un numero di prenotazioni che, complessivamente, prevedono l’erogazione di un contributo per un importo pari alle risorse finanziarie disponibili, maggiorato del 20 percento, al fine di tenere conto di possibili eventuali variazioni degli importi richiesti o di rinunce che dovessero registrarsi nell’ambito della fase 3.

I soli soggetti la cui prenotazione è collocata in posizione utile per l’ammissibilità a presentare domanda di rimborso sono ammessi a procedere alla compilazione della domanda di rimborso, secondo i termini e le modalità di cui alla fase 3.

Fase 3 – compilazione e istruttoria della domanda di rimborso

Le imprese la cui prenotazione risulta collocata, nell’elenco di cui alla fase 2, in posizione utile devono compilare la domanda di rimborso attraverso la procedura informatica raggiungibile nella pagina dedicata all’intervento “Impresa SIcura” della sezione https://www.invitalia.it/cosa-facciamo/emergenza-coronavirus del sito web di INVITALIA

Le imprese sono tenute a presentare, pena la decadenza della prenotazione, la domanda di rimborso redatta attraverso la procedura informatica e contenente le informazioni indicate nell’apposito modello, disponibile, in visione, nella sopra indicata sezione del sito web dell’Agenzia, a partire DALLE ORE 10.00 DEL GIORNO 26 MAGGIO 2020 ED ENTRO LE ORE 17.00 DEL GIORNO 11 GIUGNO 2020.

OSSERVA

Alla predetta domanda deve essere allegata la documentazione di spesa, consistente nelle fatture relative agli acquisti di DPI e relative evidenze di pagamento.

ARBITRATO TELEMATICO E INTELLIGENZA ARTIFICIALE (UNA NUOVA FRONTIERA) – Parte terza

Introduzione

Nella PARTE I del presente elaborato ci siamo occupati dell’arbitrato telematico ovvero delle nuove modalità digitali con le quali è oggi possibile lo svolgimento delle diverse fasi del procedimento arbitrale.

Nella PARTE II, invece, ci siamo occupati di tre possibili soluzioni che potrebbero garantire una maggiore applicazione degli strumenti informatici/telematici nel procedimento arbitrale: la previsione di procedimenti arbitrali rapidi, la possibilità di procedimenti completamente online e la possibilità di gestione online dell’intero procedimento (online case management). Inoltre, è stata analizzata la tematica della tecnologia della blockchain nel procedimento arbitrale. Infine, la terza e ultima parte del presente elaborato affronterà l’interessante tema dell’intelligenza artificiale nel procedimento arbitrale.

INTELLIGENZA ARTIFICIALE E ARBITRATO

Quale potrebbe essere l’ipotetico futuro del procedimento arbitrale in relazione all’intelligenza artificiale? Si tratta con certezza di un futuro basato su innovazioni, praticità, ottimizzazione dei tempi, ingenti risparmi e soluzioni soddisfacenti per le parti all’interno di un conflitto. Nonostante l’intelligenza artificiale non abbia avuto finora un ruolo rilevante nell’arbitrato, le incertezze dilagano nella lunga strada da percorrere e, per questa ragione, il tema richiede una minuziosa riflessione per cercare di iniziare a delimitare un possibile quadro giuridico futuro.

Il procedimento arbitrale ha diversi protagonisti e il primo approccio da affrontare fa riferimento alle conseguenze, derivanti dall’introduzione dell’IA, sui detti protagonisti (arbitro, avvocato, parti, Istituzioni Arbitrali ecc) e ai possibili rischi derivanti da una loro sostituzione con una macchina. Ci soffermeremo in modo specifico sulla figura dell’arbitro (o tribunale arbitrale) e analizzeremo velocemente anche la figura dell’avvocato difensore nel procedimento arbitrale[1].

L’intelligenza artificiale e la figura dell’avvocato

 

Nell’ordinamento giuridico italiano le parti possono stare in arbitrato per mezzo di difensori[2]. Il test online “Will a Robot Take My Job?[3], progettato ed elaborato da McKinsey[4], è un test online che consente di inserire la propria professione e calcolare le probabilità, in termini di percentuali, di essere sostituiti da un robot. Per gli avvocati, il 23% del loro lavoro può essere svolto da un robot e i compiti dell’avvocato, che il test suggerisce possano essere svolti da un robot, includono la ricerca di materiali legali attinenti al caso concreto, preparare documenti legali e fare delle ricerche su materiali legali rilevanti nella decisione[5]. In alternativa alla sostituzione degli avvocati con l’intelligenza artificiale, attualmente esistono diversi strumenti e modalità di assistenza che possono aiutare gli avvocati nell’ambito del procedimento arbitrale. A tal proposito facciamo riferimento al progetto “Ross” dell’IBM[6] (Ross è stato sviluppato partendo da Watsonun computer cognitivo di IBM). Questo programma di ricerca è stato sviluppato per gestire le pratiche in materia di diritto fallimentare di uno studio legale insieme ad altri cinquanta avvocati umani. Possiamo definire Ross come il primo avvocato artificialmente intelligente al mondo, il quale è in grado di fare quello che nessun avvocato umano potrebbe fare in modo efficiente, ovvero, leggere e comprendere un database di legislazioni, casi e commenti accademici estremamente ampio e in rapida e continua crescita. Inoltre, Ross è in grado di imparare dall’esperienza, migliorando in precisione e velocità via via che gli utenti forniscono sempre più informazioni al programma e può compilare ricerche e generare risposte inserendo riferimenti e citazioni a sostegno delle sue decisioni.[7] L’utilizzo di programmi/sistemi dotati di intelligenza artificiale, come Ross, nel procedimento arbitrale sia nazionale che internazionale per l’elaborazione e il riassunto di grandi quantità di dati, verrà probabilmente ampiamente accettato nei prossimi anni come buona metodologia di ricerca. Non sussistono oggi importanti interrogativi circa la legittimità di tali strumenti di intelligenza artificiale nelle moderne controversie e negli arbitrati, invero, la presenza di strumenti dotati di tali caratteristiche potrebbe senza altro aiutare e velocizzare i procedimenti arbitrali.

 

L’intelligenza artificiale e la figura dell’arbitro

Sono tre le modalità secondo le quali l’Intelligenza Artificiale potrebbe essere utilizzata nel procedimento arbitrale con riferimento alla figura dell’arbitro: 1) l’IA può sostituire gli arbitri umani che compongono il collegio arbitrale (avremo quindi un collegio arbitrale composto da sola intelligenza artificiale); 2) l’IA può lavorare in combinazione con gli arbitri umani (avremo quindi un collegio arbitrale misto: essere umani e intelligenza artificiale) oppure 3) gli arbitri umani possono consultarsi con l’IA[8], ovvero il collegio arbitrale continua ad essere composto da solo arbitri umani che utilizzano l’IA a proprio supporto e assistenza.

 

  • Collegio arbitrale composto da sola intelligenza artificiale?

Per rispondere a questa domanda, dobbiamo cercare di capire se sussistono o meno disposizioni che richiedono espressamente che l’arbitro sia un essere umano.

Nella Convenzione di New York[9] non troviamo alcun riferimento esplicito secondo il quale gli arbitri devono essere “esseri umani” [10]. Analizzando nel dettaglio alcuni ordinamenti nazionali possiamo notare, ad esempio, che la legislazione del Cile[11], della Colombia[12] e del Messico[13] non prevedono un riferimento specifico agli arbitri come “persone umane” né tanto meno chiedono che esse siano in grado di esercitare i loro diritti civili[14].

D’altra parte, tuttavia, le procedure per la nomina e le motivazioni per la contestazione degli arbitri nella legge modello UNCITRAL sull’arbitrato implicano che l’arbitro sia umano. Infatti, l’art. 11 paragrafo 1, recita che “No person shall be precluded by reason of his nationality from acting as an arbitrator, unless otherwise agreed by the parties“. Invece, l’articolo 12, paragrafo 1, prevede che “When a person is approached in connection with his possible appointment as an arbitrator, he shall disclose any circumstances likely to give rise to justifi able doubts as to his impartiality or independence“. In questo senso anche la legislazione del Perù[15] o quella dell’Ecuador[16], dove vengono fatti riferimenti specifici ad arbitri come “persone” oppure si chiede a loro di avere capacità di agire autonomamente. Infine, lo stesso Codice di procedura civile italiano, all’art. 812, dispone che “Non può essere arbitro chi è privo, in tutto o in parte, della capacità di agire”.

Attualmente la maggior parte delle leggi interne in materia di arbitrato tace sull’uso esplicito dell’IA come arbitri. Qualora la legislazione di un paese permettesse l’uso di arbitri non umani, e quindi anche di arbitri dotati di intelligenza artificiale, bisognerà capire come deve essere concesso tale permesso. La domanda è: i governi dovrebbero riconoscere la società che ha sviluppato l’algoritmo o l’algoritmo stesso?[17]. Quasi tutti i paesi riconoscono la società come entità giuridica ma non riconoscono (ancora) i singoli algoritmi come entità giuridiche separate.

  • Composizione mista del collegio arbitrale (essere umani + IA) 

Nell’ipotesi di un collegio arbitrale misto i principali problemi potrebbero riguardare gli equilibri decisionali del collegio “misto”[18]:

  • L’IA potrebbe essere il presidente del tribunale arbitrale? In questo caso allora dovrebbe essere programmata diversamente?
  • Potrebbero due arbitri umani ignorare l’intelligenza artificiale?
    • In un collegio arbitrale composto da tre soggetti, se c’è un disaccordo tra gli esseri umani, l’IA sarebbe in grado di sbloccare una possibile situazione di stallo?
    • Se vengono nominati due arbitri dotati di IA e un essere umano che è anche il presidente del collegio arbitrale, il lodo sarà rilasciato e firmato solo dall’arbitro umano oppure dovrà essere certificato da tutti compreso l’IA?
    • Cosa succede se l’arbitro essere umano non è d’accordo con gli altri due arbitri dotati di IA?

Sulla base di questi problemi e interrogativi sarebbe necessario che il ruolo dell’intelligenza artificiale nel procedimento arbitrale venisse precedentemente delineato con precisione: ad esempio, bisognerebbe determinare se l’IA ha gli stessi poteri, diritti e doveri dell’arbitro essere umano oppure se l’arbitro essere umano è superiore o uguale all’arbitrato dotato di IA. Anche la formulazione di un codice etico per gli arbitri dotati di IA potrebbe aiutare nella risoluzione dei problemi e potrebbe essere in grado di fornire risposte alle domande suesposte.

3.a)   IA a sostegno dell’essere umano

Molto meno controverso e decisamente più facile da accettare è la possibilità di usare l’IA a sostegno dell’arbitro piuttosto che sostituire gli arbitri umani o avere collegi arbitrali misti[19]. Di fatto, sono tanti i modi per sfruttare l’IA a sostegno degli arbitri. Ne vediamo alcuni:

  • L’intelligenza artificiale potrebbe svolgere la funzione di elaborazione e riassunto di grande quantità di dati, casi, commenti e documenti (si ricorda il già citato programma “Ross”, che potrebbe essere utilizzato in futuro nel procedimento arbitrale come buona metodologia di ricerca anche per gli arbitri);
  • l’IA può essere utilizzata anche per aiutare la stesura di un accordo di arbitrato che risulti essere il più adeguato alle esigenze del proprio cliente: ad esempio, il sistema di redazione di clausole di risoluzione delle controversie della American Arbitration Association[20] che consente la redazione di clausole personalizzate;
  • si può pensare di utilizzare l’IA anche per l’attività di controllo sulla decisione resa da un tribunale arbitrale/arbitro unico: questa opzione potrebbe risultare utile e potrebbe fungere da strumento di precauzione e potrebbe correggere i pregiudizi inconsci degli arbitri stessi;
  • vi è anche la possibilità di utilizzare i sistemi di IA disponibili per la designazione degli arbitri: la scelta di un arbitro è, prima di tutto, una scelta strategica e viene effettuata intuitu personae, in questo senso le informazioni inerenti agli arbitri diventano di particolare importanza e rilievo come le competenze professionali, le specializzazioni, i precedenti lodi emessi, le pubblicazioni, esperienza come difensori ecc. Infatti, in questo contesto le nuove tecnologia possono facilitare la disegnazione degli arbitri a seguito di una analisi dei dati del professionista, accelerando così la selezione del soggetto e, nel caso di arbitrato amministrato, è in grado di rendere ancora più trasparente la disegnazione dell’arbitro da parte dell’istituzione arbitrale[21]. Esistono già degli strumenti utilizzabili nella disegnazione degli arbitri come: GAR Arbitrator Research Tool[22] e Arbitrator Intelligence[23].
  • Altra attività nella quale può essere impegnata l’IA è quella di traduzione automatica e di traduzione simultanea: ad esempio, si pensi a una testimonianza diretta in lingua straniera nei confronti della quale il sistema di IA potrebbe garantire l’immediata traduzione e successiva verbalizzazione.

3.b)Argomentazioni contrarie alla sostituzione degli esseri umani con l’intelligenza artificiale

  • La qualità del lavoro umano: Il lavoro umano in generale, e quello legale/giuridico in particolare, è molto più complicato di quanto non sembri. Non sarebbe affatto semplice scrivere e addestrare un algoritmo a svolgere, ad esempio, l’attività di consulenza legale come lo farebbe un avvocato esperto.
  • Le macchine dipendono dai programmatori: Attualmente i sistemi di intelligenza artificiali vengono elaborati e sviluppati da parte di programmatori, ovvero, soggetti esperti in materia informatica e tecnologica, i quali sono in grado di definire gli algoritmi in base ai quali il programma deve decidere il caso concreto. L’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei procedimenti arbitrali (e non solo) potrebbe così risultare “pericoloso” in quanto darebbe troppo potere e flessibilità ai soggetti programmatori di decidere gli algoritmi di base e di decidere così le sorti delle persone nei procedimenti arbitri, pur in mancanza di una specifica preparazione nelle materie su cui l’IA dovrà poi “lavorare”[24].
  • Le decisioni dell’IA possono essere prevenute: L’intelligenza artificiale viene ampiamente criticata da molti per essere pervenuta nelle sue scelte Facciamo alcuni esempi: nel 2015 le immagini della piattaforma di ricerca Google[25] hanno iniziato ad assimilare alcuni soggetti di etnia africana a esemplari appartenenti al mondo animale, come i gorilla; dopo l’uscita del gioco Pokemon Go molti utenti hanno notato che c’erano meno posizioni disponibili nei quartieri dove la maggior parte della popolazione era prevalentemente di colore nera e su LinkedIn alle donne venivano mostrati, con meno frequenza rispetto agli uomini, gli annunci di lavori meglio retribuiti. Infine, vi è l’esempio del concorso di bellezza AI, un’iniziativa dello Youth Laboratories, un istituto di ricerca russo-cinese: in pratica, i partecipanti dovevano scattare un selfie senza trucco, occhiali e barba e caricarla direttamente sull’applicazione del concorso. Il risultato:oltre 6000 selfie, provenienti da più di 100 paesi sono stati scattati e caricati sull’appe le macchine hanno scelto 44 vincitori, divisi per età e sesso. Il risultato era però alquantocontroverso: quasi tutti i vincitori erano bianchi, alcuni dei vincitori erano asiatici e solo una persona aveva la pelle scura. Nonostante l’apprendimento automatico possa migliorare con l’uso, durante le sue fasi iniziali tale apprendimento potrebbe inevitabilmente subire pregiudizi inaspettati derivanti dallo studio dei casi precedenti. A tal proposito, sono già visibili gli sforzi per cercare di correggere i pregiudizi derivanti dall’intelligenza artificiale esono stati elaborati alcuni programmi a tale scopo, come ad esempio, Diversity.ai[26] e Open.ai[27]. Tuttavia, la maggior parte di questi programmi sono ancora alla loro fase iniziale di elaborazione e sviluppo[28].
  • Il mancato rispetto del principio fondamentale del giusto processo: Il giusto processo è un principio fondamentale del procedimento arbitrale, internazionale ma anche nazionale. Si potrebbe dubitare del fatto che l’IA sia in grado di garantire il rispetto di tale principio in un procedimento arbitrale È necessario che l’IA venga specificatamente programmata per rispettare tale principio fondamentale. Facciamo alcuni esempi: il sistema di intelligenza artificiale potrebbe essere programmato in modo da dare uguale tempo alle parti durante le udienze, potrebbe inoltre essere programmato per respingere l’eccessivo numero di pagine precedentemente concordato per le osservazioni e potrebbe infine essere programmato per avvisare e comunicare alle parti circa la loro opportunità di commentare le prove e le comunicazioni[29].
  • L’umanità delle azioni come elemento fondamentale: L’aspetto umano nella risoluzione delle controversie non deve essere mai trascurato. Il giudizio umano è radicato, almeno in teoria, nel riconoscimento universale dell’uguaglianza delle persone. L’applicazione e il rispetto della decisione di un giudice, così come della decisione di un arbitro, sono facilitate grazie all’accettazione di un fattore culturale determinato dalla presenza di giudici umani. Probabilmente in questa fase storico-culturale ci sarebbe più soddisfazione emotiva nel disporre di un’aggiudicazione da parte di un soggetto essere umano, stimato sulla propria controversia, che un’aggiudicazione da parte di un arbitro dotato di intelligenza artificiale. In sostanza siamo più propensi ad accettare la decisione presa da un soggetto simile a noi, come lo è un altro essere umano che svolge la funzione di giudice o arbitro[30]. La situazione potrebbe cambiare dal momento in cui aumenterà la fiducia degli esseri umani nei sistemi di intelligenza artificiale fino al punto in cui ci fideremo di più delle macchine che degli esseri umani. L’IA ha dimostrato infatti un enorme successo nel trattamento di pazienti affetti di DPTS (Disturbo post traumatico da stress). Si trattava di un sistema in grado di ascoltare senza pregiudizi e di porre le domande appropriate ai pazienti: si chiama Ellie[31] ed è una terapista virtuale creata dall’Institute for Creative Technologies della University of Southern California e finanziata dalla Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA) per curare i veterani che soffrono di DPTS. Ellie è molto brava nell’ascolto e nel fornire risposte ma non offre alcun trattamento medico specifico, non essendo essa un sostituto di un terapista umano. I pazienti hanno dimostrato più disponibilità ad aprirsi e avere fiducia nell’IA.
  • La “scatola nera” dell’IA: Qual è il processo logico di una macchina quando prende una decisione? In che modo e perché un programma arriva alle decisioni che prende? Il programma si limita ad analizzare casi precedenti, l’uso di parole o di gruppi di parole per poter fare le sue previsioni senza che nessuno sappia spiegare nel dettaglio come lo riesca a fare? Ecco uno dei problemi principali legati all’intelligenza artificiale: il problema della scatola nera dell’IA. Fornire ragioni e motivazioni è una delle caratteristiche fondamentali del processo decisionale in generale e delle decisioni giuridiche in particolare. La motivazione è elemento essenziale del lodo arbitrale in Italia (l’art. 823 c.p.c. recita che “Il lodo deve contenere… l’esposizione sommaria dei motivi) e non solo (a livello internazionale si vede l’art. 31.2 della Legge Modello UNCITRAL il quale recita che The award shall state the reasons upon which it is based, unless the parties have agreed that no reasons are to be given…”). In primo luogo, le ragioni e i motivi della decisione aiutano la parte soccombente a capire perché ha perso: ciò rende la decisione più accettabile (si parla in questo caso di obiettivo di legittimità). In secondo luogo, la motivazione consente a tutte le parti della controversia e ai terzi di adattare il loro comportamento in futuro (si tratta dell’obiettivo di incentivazione). Infine, le ragioni consentono ai soggetti decisori di seguire la stessa logica e di spiegare il punto di partenza della propria (obbiettivo di coerenza)[32]. La necessità di decisioni motivate può quindi, in futuro, costituire una barriera importante per il processo decisionale legale basato sull’intelligenza artificiale. Attualmente la presenza di un essere umano (giudice o arbitro che sia) è estremamente necessaria per prendere decisioni “significative” e fornire ragioni che possono essere comprese dagli esseri umani.

Processo decisionale e intelligenza artificiale:

Esempi degli studi della Corte EDU e della Corte Suprema degli Stati Uniti

Diversi studi in ambito giudiziario hanno dimostrato come l’intelligenza artificiale possa essere applicata per prevedere ex ante il contenuto di una decisione. Prendiamo in considerazione due esperimenti significativi:

  • Algoritmo elaborato nel 2016 ad opera dell’University College of London[33]: aveva ad oggetto le decisioni della Corte EDU, in particolare le decisioni relative agli art. 3 (divieto di tortura), 6 (diritto a un equo processo) e 8 (rispetto della vita privata e famigliare) della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo[34] [35]. Esso si concentrava sulle informazioni testuali contenute nelle decisioni mediante l’elaborazione del linguaggio naturale e l’apprendimento automatico. Gli input che venivano inseriti nel programma erano rappresentati dai testi delle decisioni, seguendo la consueta struttura di queste ad esclusione della parte in cui la Corte EDU annuncia l’esito del caso (che viene volutamente esclusa). Lo studio si poneva come obiettivo quello di prevedere l’accertamento della violazione o non violazione della disposizione da parte dello Stato.
  • Algoritmo elaborato nel 2017 ad opera di alcuni ricercatori[36]: aveva ad oggetto le decisioni della Corte Suprema degli Stati Uniti d’America di ben due secoli (dal 1861 al 2015[37]). Lo studio prendeva in considerazione quasi esclusivamente decisioni rese in grado di appello e sosteneva che tutte le informazioni richieste al modello per produrre una stima dovrebbero essere conoscibili prima della data della decisione[38]. L’obiettivo dello studio era quello di prevedere l’accoglimento o il rigetto dell’appello della Corte nonché il voto del singolo giudice.

In questi studi si è cercato di capire se l’intelligenza artificiale, una volta addestrata correttamente sulla base di dati precedentemente inseriti nel suo sistema, fosse in grado di prevedere i risultati delle decisioni successive di cui non conosceva l’esito.

I risultati sono stati soddisfacenti. Per quanto riguarda il primo studio, le previsioni della macchina sono risultate attendibili per il 79% dei casi mentre per il secondo studio il 70,2% di affidabilità per le decisioni della Corte e il 71,9% per il voto dei singoli giudici.

Tuttavia, gli studi hanno rilevato diverse limitazioni e punti critici:

  • Studio Corte EDU: Prima di tutto non è chiaro quali parti delle decisioni siano incluse tra gli input forniti, ad esempio, si dubita se il ragionamento giuridico della Corte EDU sia o meno incluso tra i dati input[39]; in secondo luogo, la parte in fatto della decisione potrebbe contenere degli “indizi” sulla decisione finale ed infine, il gruppo di parole utilizzate più frequentemente dalla Corte EDU con alto valore predittivo, in certi casi sono termini del tutto casuali mentre in altri casi sono termini molto specifici, e così difficilmente utilizzabili in un unico modello di prevedibilità ex ante della decisione. Si conclude così che di fronte a un risulto positivo nei 79% dei casi, un’analisi più approfondita delle modalità impegnate mette in dubbio la possibilità di previsione ex ante dei risultati[40].
  • Studio Corte Suprema degli Stati Uniti: La prima limitazione riguarda la conoscibilità di tutte le informazioni rilevanti al fine della decisione, in quanto molte di queste si possono conoscere solo poco prima che la decisione venga resa; in secondo luogo, la maggior parte delle decisioni prese in considerazione sono state rese dalla Corte in grado di appello ovvero un modello difficilmente esportabile nell’ipotesi in cui a decidere sia un giudice di merito ed infine, il modello predittivo è di tipo binario (o si ha l’accoglimento oppure il rigetto) che risulta essere difficilmente applicabile a decisioni di tipo non-binarie.

In conclusione, entrambi gli studi presentano limiti importanti alla loro applicabilità per la previsione delle decisioni ex ante e fanno sorgere dubbi sul fatto che l’intelligenza artificiale e gli strumenti di previsione dei risultati basati sull’apprendimento automatico potrebbero non essere utili al processo decisionale umano.

Modelli predittivi e arbitrato? Le limitazioni di tale applicazione sulla base della classificazione delle quattro V dei big data (volume, varietà, velocità e veridicità)

Per quanto riguarda invece l’applicazione dei modelli predittivi nel procedimento arbitrale, si possono sin da subito sollevare alcune limitazioni legate alle quattro V dei big data:

  • Volume: Forse uno degli ostacoli più ardui ai fini dell’introduzione dell’intelligenza artificiale nell’arbitrato riguarda proprio la riservatezza. Infatti, i lodi nell’arbitrato commerciale internazionale e negli arbitrati nazionali non vengono generalmente pubblicati e di fronte a un set dati molto limitato sarebbe estremamente difficile riuscire ad addestrare un programma al fine di prevedere i risultati di un procedimento arbitrale[41]. Questo tuttavia non vuol dire che i modelli predittivi nell’arbitrato commerciale internazionale siano impossibili. A tal proposito, esistono già delle iniziative volte alla pubblicazione dei lodi commerciali su una base regolare[42]. Inoltre, anche senza pubblicare i risultati finali, le istituzioni arbitrali potrebbero raccogliere e rendere disponibili, con i dovuti accorgimenti, i lodi riservati allo scopo di costruire un modello di intelligenza artificiale[43].
  • Varietà: Altra limitazione circa le decisioni giuridiche adottate da un’IA riguarda la varietà dei dati di La domanda da affrontare riguarda l’immissione dei dati e in che misura i modelli decisionali richiedano schemi ripetitivi o sarebbero, al contrario, in grado di trattare argomenti complessi e non ripetitivi. Rispetto all’ultimo punto: più sono i valori anomali e non ripetitivi, maggiori sono le difficoltà che incontrerà il sistema di IA. Perciò, nell’arbitrato internazionale è più probabile che i sistemi di IA vengano utilizzati nell’ambito dell’arbitrato internazionale sugli investimenti, dove le questioni sollevate sono di gran lunga note, rispetto all’arbitrato commerciale internazionale che invece affronta spesso questioni diverse tra di loro.[44]
  • Velocità: La terza limitazione riguarda il fattore velocità che fa riferimento alla frequenza dei dati in arrivo che devono essere elaborati. Purtroppo, con il passare del tempo, le decisioni adottate sia da un giudice ordinario sia da parte di un arbitro o di un tribunale arbitrale, potrebbero non essere tra loro coerenti, uguali e frequenti e si potrebbe avere un cambiamento nella politica decisionale in modo che i dati raccolti precedentemente risultino obsoleti rispetto alle nuove decisioni. Ciò solleva la questione di come l’intelligenza artificiale possa gestire questo cambiamento politico: è vero che l’essenza dell’apprendimento automatico è proprio la capacità di migliorarsi con il passare del tempo ma è anche vero che tale miglioramento si basa su dati del passato con la conseguenza che i sistemi di IA mantengono approcci “conservativi” in linea con i casi precedentemente decisi[45].
  • Veridicità: Infine, la quarta e ultima limitazione riguarda la veridicità, ovvero, l’accuratezza e l’affidabilità dei dati utilizzati e nel contesto dell’IA. La domanda è se esistono dati nascosti che potrebbero influenzare e compromettere l’accuratezza del modello. Da una parte, come visto in precedente, l’IA viene sovente criticata per essere prevenuta nelle sue decisioni, determinando così un alto rischio di distorsione. Tuttavia, d’altra parte, si potrebbe presumere che i modelli di intelligenza artificiale abbiano l’ingente vantaggio dell’oggettività algoritmica e dell’infallibilità rispetto agli esseri umani che invece sono pesantemente influenzati da fattori soggettivi non razionali. Diversi studi nell’ambito della psicologia, scienze cognitive ed economia hanno dimostrato che gli esseri umani non riescono ad agire razionalmente[46]. Uno di questi studi aveva ad oggetto le domande di libertà condizionale proposte nei confronti di giudici israeliani: lo studio ha dimostrato che la probabilità di ottenere una decisione favorevole è significativamente più alta dopo la pausa pranzo dei giudici[47]. Infatti, il principale fattore studiato era irrazionale (la fame): prima di pranzo il giudice ha fame e quindi ci sono più probabilità che non accolga la domanda mentre invece dopo pranzo, quando il giudice ha la pancia piena, è più probabile che accolga la domanda. I programmi di IA, a differenza degli esseri umani, non hanno fame e non provano alcun tipo di emozione o sentimento, caratteristica che li permette di non essere influenzati da fattori irrazionali nel momento in cui devono prendere decisioni[48].

Anche l’applicazione dei modelli predittivi nel procedimento arbitrale solleva troppi dubbi e incertezze e potrebbe quindi non risultare utile. Questo tuttavia non vuol dire che i modelli predittivi non possono trovare applicazione nel procedimento arbitrale: anziché sostituire l’essere umano con l’intelligenza artificiale nel processo decisione, non sarebbe forse meglio utilizzare i modelli predittivi a sostegno del procedimento arbitrale?[49]

Il futuro dell’intelligenza artificiale nell’arbitrato

Gli sviluppi tecnologici in campo giudiziario e arbitrale non dovrebbero essere ignorati. Si suggerisce, per il futuro, che nuove leggi e modifiche procedurali inerenti all’uso di queste tecnologie vengano eseguite[50]. Alcuni esperti del mondo giuridico[51] concordano sul fatto che la strada da percorrere dovrebbe essere quella di lavorare insieme alla tecnologia e non già contro di essa.

Anche se rimane forte l’attaccamento all’arbitrato tradizionale, il futuro sembra essere diretto proprio nel senso di queste tecnologie e gli organi arbitrali competenti devono tener conto di questo cambiamento. Ad esempio, servirebbe più chiarezza sulla possibilità di ammissione o meno dell’arbitro dotato di intelligenza artificiale e in questo senso, le camere arbitrali potrebbero fornire aiuto nella realizzazione di modelli di clausole arbitrali che potrebbero prevedere un arbitrato a due livelli a seconda dell’importo della controversia[52]. I governi, infine, potrebbero prevedere meccanismi che favoriscono una maggior integrazione con i sistemi di intelligenza artificiale in modo che le loro decisioni, una volta adottate, vengano verificate da un essere umano, riducendo così i tempi e gli sforzi necessari per una redazione manuale “umana” di un lodo: in questo modo l’IA sostituirebbe l’essere umano solo in alcune funzioni[53].

In conclusione, serve un sempre più forte e ricorrente incoraggiamento ai professionisti dell’arbitrato sulla possibilità di discutere e comprendere le conseguenze derivanti dalla presenza di arbitri dotati di intelligenza artificiale nel procedimento arbitrale, in quanto solo gli esseri umani, (che a loro volta compongono la comunità arbitrale), a differenza delle macchine, sono in grado di esprimere i propri bisogni, necessità, perplessità e quindi di spiegare il proprio ragionamento e le proprie decisioni[54].

Dopo tutto, “Il vero pericolo non è che inizino a pensare come gli uomini, ma che gli uomini inizino a pensare come i computer.” [55]

[1] SCHERER M., Chapter V: The Vienna Innovation Proposition, International Arbitration 3.0 – How Artificial Intelligence will change Dispute Resolution, in Austrian Yearbook on International Arbitration, 2019, pag. 507-509

[2] Art. 816-bis, comma 4 c.p.c.

[3] JOHNSON D., Find Out If a Robot Will Take Your Job. Documento consultabile al sito: https://time.com/4742543/robots-jobs-machines-work/. Sul link indicato è possibile calcolare la percentuale di sostituzione del proprio lavoro da parte di un robot (se questo è incluso all’interno dell’elenco fornito del sito).

[4] McKinsey & Company è una multinazionale di consulenza strategica.

[5] L’immagine a destra è tratta dal test online indicato nella nota 64 e nel quale ho inserito la professione avvocato. Sono disponibili molte altre professioni.

[6] Il sito ufficiale di ROSS è https://www.rossintelligence.com/

[7] SIM C., Will Artificial Intelligence Take over Arbitration? in Asian International Arbitration Journal, 2018, pag. 6-8 e PIAZZOLLA A., Ross l’avvocato progettato dalla IBM, documento consultabile al sito:https://sciencecue.it/ross-lavvocato-progettato-dalla-ibm/9485/

[8] SIM C., op. cit., pag. 2.

[9] Convenzione per il riconoscimento e l’esecuzione delle sentenze arbitrali straniere del 1958.

[10] Forse per il semplice fatto che quando è stata scritta, nel 1958, la possibilità che parti potessero nominare arbitri dotati di intelligenza artificiale era inverosimile per essere affrontata (Cfr. SIM C., op. cit., pag. 3-4).

[11] Ley Num. 19.971 Sobre Arbitraje Comercial Internacional. Documento consultabile al sito: https://www.leychile.cl/Navegar?idNorma=230697

[12] Ley num. 1563 Normas generales del arbitraje nacional. Documento consultabile al sito: http://www.oas.org/es/sla/ddi/docs/Colombia%20-%20Estatuto%20de%20Arbitraje%20Nacional%20e%20Internacional.pdf

[13] Arbitraje y Otros Procedimientos Alternativos de Solución de Controversias Comerciales, México, Código de Comercio, Título Cuarto – Del Arbitraje Comercial. Documento consultabile al sito: http://www.sice.oas.org/DISPUTE/COMARB/Mexico/codcos.asp

[14] In questo senso DE LA JARA J., PALMA D., INFANTES A. (Bullard Falla Ezcurra), Machine Arbitrator: are you ready? Documento consultabile al sito: http://arbitrationblog.kluwerarbitration.com/2017/05/04/machine-arbitrator-are-we-ready/

[15] Infatti, l’art. 20 della Ley general de Arbitraje n° 26575 recita che “Los árbitros serán designados por las partes o por un tercero, quien puede ser persona natural o jurídica, incluida una institución arbitral. La designación deberá ser comunicada a la parte o partes, según el caso, inmediatamente después de efectuada”. Documento consultabile al sito: http://www.justiciaviva.org.pe/acceso_justicia/arbitraje/1.pdf

[16]Infatti, l’art. 19 della Codificacion de la Ley de Arbitraje y Mediacion recita che “No podrán actuar como árbitros las personas que carezcan de capacidad para comparecer por sí mismas en juicio. Son causas de excusa de los árbitros las previstas en el Código de Procedimiento Civil para los jueces. El árbitro que conociera que está incurso en inhabilidad para ejercer su cargo notificará inmediatamente al director del centro de arbitraje o a las partes que lo designaron para que procedan a reemplazarlo.”. Documento consultabile al sito: http://www.oas.org/es/sla/ddi/docs/Ecuador%20-%20Ley%20de%20Arbitraje%20y%20Mediaci%C3%B3n.pdf

[17] In questo senso NG (HUANG YING) I e BENEDETTI DEL RIO V., Chapter 8: When the tribunal is an Algorithm: Complexities of Enforcing Orders Determined by a Software under the New York Convention, in 60 Years of the New York Convention: Key Issues and Future Challenges, 2019, pag. 132-133.

[18] SIM C., in op. cit., pag. 5-6.

[19] SIM C., in op. cit., pag. 6-8

[20]Per ulteriori informazioni: https://www.clausebuilder.org/cb/faces/index;jsessionid=U_YlASOLxuMeiOEJv4MUYFLOaoibfiKAQ6d7As8Bpr6T5Cft5EYk!-2072942218!436302011

[21] Avv. COZZI F., L’impatto delle nuove tecnologie sul procedimento arbitrale: processi, criticità e prospettive nell’esperienza internazionale, intervento tenuto durante il Convegno promosso da Arbitrando “La risoluzione dei conflitti nell’era digitale: L’arbitrato e la rivoluzione tecnologica”, Milano, 21 novembre 2019 – Fondazione Stellina.

[22] Per ulteriori informazioni e dettagli: https://globalarbitrationreview.com/arbitrator-research-tool

[23] Per ulteriori informazioni e dettagli: https://arbitratorintelligence.com/

[24] Tuttavia, secondo alcuni, tale teoria potrebbe essere facilmente superata prendendo in esempio un programma di apprendimento automatico (dotato di intelligenza artificiale) chiamato DeepMind[24], il quale aveva imparato a giocare ad “Atari breakout”, un gioco per computer degli anni ‘70 e ’80. L’obiettivo del gioco era quello di far rimbalzare una palla (rappresentata da un punto grigio) contro un muro di mattoni usando il cursore (rappresentato dalla linea grigia in basso a destra) e rompere il maggior numero di mattoni possibile. Si ricorda che al computer non è stata data alcuna conoscenza preliminare sul gioco né molto meno è stato detto come si gioca e come far spostare la palla, l’unica informazione fornita era che doveva massimizzare i punti. Il video mostra tre diverse fasi del DeepMind che impara da zero come giocare questo gioco: nella prima fase il computer non è in grado di muovere la palla e utilizza in modo molto impacciato il cursore; dopo solo due ore il computer è in grado di giocare come un esperto e colpisce abilmente e con la massima velocità la palla contro il muro di mattoni ed infine, DeepMind dopo quattro ore riesce a scoprire la soluzione per ottenere il massimo del punteggio ovvero quello di scavare un tunnel attraverso il muro di mattoni in modo che la palla colpisca il muro dall’alto anziché dal basso (sulla piattaforma youtube è disponibile un video di DeepMind mentre gioca). Sulla base di questo esempio si può concludere che il programma di intelligenza artificiale in questione non sapeva come giocare a “Atari Breakout” ma ha imparato, con la pratica, a farlo successivamente, ovvero il programma da solo ha deciso l’inferenza che avrebbe tratto dagli eventi nelle sue decisioni e nessun programmatore ha deciso questo progredire (Cfr. SCHERER M., Chapter V, cit., pag. 511-512).

[25] ZHANG M., ‘Google Photos Tags Two African-Americans As Gorillas Through Facial Recognition Software’, documento consultabile al sito: https://www.forbes.com/sites/mzhang/2015/07/01/google-photos-tags-two-african-americans-as-gorillas-through-facial-recognition-software/#4d4e7a3713d8

[26] Programma disponibile al sito: http://diversity.ai/

[27] Programma disponibile al sito: https://openai.com/

[28] SIM C., op. cit., pag. 9-10.

[29] Soluzioni suggerite da SIM C. op. cit. pag. 10-11.

[30] SIM C., op. cit., pag. 11-12.

[31] Per ulteriori informazioni su Ellie andare sul sito della University of Southern California’s, consultabile all’indirizzo: http://ict.usc.edu/prototypes/simsensei/

[32] SCHERER M, Artificial Intelligence and Legal Decision-Making: The Wide Open?, in Journal of International Arbitration, 2019, pag. 562-563 e SCHERER M., Chapter V, cit., pag. 510-512.

[33] ALETRAS N., TSARAPATSANIS D., PREOTIUC-PIETRO D., LAMPOS V.., Predicting judicial decisions of the European Court of Human Rights: a Natural Language Processing perspective, documento consultabile al sito: https://peerj.com/articles/cs-93/

[34] Gli articoli 3, 6 e 8 sono stati scelti perché riguardavano il maggior numero delle decisioni della Corte EDU e quindi erano in grado di fornire dati sufficienti per l’addestramento del programma.

[35] Lo studio era stato progettato per verificare la frequenza di parole o di gruppo di parole e successivamente attribuire un relativo peso predittivo a queste in confronto al risultato: violazione o meno della disposizione in questione. Ad esempio, le parole usate più frequentemente con un alto valore di previsione nell’art. 3 erano “infortunio”, “danno”, per l’art. 6, “ricorso”, “esecuzione”, “limite” e ai sensi dell’art. 8 “figlio”, “corpo”, “attacco” ecc.

[36] KATZ D. M., BOMMARITO M. J. II, BLACKMAN J., A general approach for predicting the behavior of the Supreme Court of the United States, documento consultabile al sito: https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0174698

[37]Si trattava di un numero di input di oltre 28.000 risultati di casi e oltre 240.000 voti dei singoli giudici (un numero molto superiore rispetto a quello dello studio precedente).

[38] SCHERER M., Artificial, cit., pag. 551.

[39] Chiunque, infatti, sarebbe in grado di prevedere al 100% la decisione della Corte dopo aver ricevuto il ragionamento di essa, ma il problema è che il ragionamento giuridico della Corte EDU non può essere disponibile ex ante e pertanto non può essere incluso nella previsione dei casi futuri.

[40] SCHERER M., Artificial, cit., pag. 550 e Avv. Cozzi F., op. cit.

[41] SCHERER M., Chapter V, cit., pag. 509.

[42] Vedi infatti l’esempio dell’ICC, nel documento Note to Parties and Arbitral Tribunals on the Conduct of the Arbitration Under the ICC Rules of Arbitration, paragrafo 42-43, 1gennaio 2019. Documento consultabile al sito: https://iccwbo.org/publication/note-parties-arbitral-tribunals-conduct-arbitration/

[43] Soluzione proposta da SCHERER M., Artificial, cit., pag. 554-555.

[44] SCHERER M., Artificial, cit., pag. 555-556.

[45] SCHERER M., Artificial, cit., pag. 557.

[46] Si veda, ad esempio, JOLLS C., SUNSTEIN C. e THALER R., A Behavioral Approach to Law and Economics, documento consultabile al sito: https://chicagounbound.uchicago.edu/cgi/viewcontent.cgi?article=12172&context=journal_articles, e TOR A., The Methodology of the Behavioral Analysis of Law, Haifa Law Review, documento consultabile al sito: https://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=1266169. Sono esempi forniti da SCHERER M., Artificial, cit., pag.

[47] SCHERER M., Artificial, cit., pag. 557.

[48] SCHERER M., Artificial, cit., pag. 558-562.

[49] SCHERER M., Artificial, cit., pag. 554.

[50] In questo senso J. de la Jara, D. Palma, Alejandra Infantes (Bullard Falla Ezcurra), op. cit e NG (HUANG YING) I. e BENEDETTI DEL RIO V., op. cit., pag. 133-134.

[51] Per quanto riguarda la Francia vedi HAERI K., CHALLAN-BELVAL S., HANNEZO E. & LAMON B., L’avenir de la profession d’avocat, 2017, documento consultabile al sio: www.justice.gouv.fr/publication/rapport_kami_haeri.pdf e per quanto riguarda gli Stati Uniti D’america, vedi American Bar Association Commission on the Future of Legal Services, Report on the Future of Legal Services in the United States, 2016, documento consultabile al sito: https://www.americanbar.org/content/dam/aba/images/abanews/2016FLSReport_FNL_WEB.pdf,

[52] Le parti potrebbero essere più tranquille nell’affidare controversie di modico valore a arbitri algoritmi e controversie di importo più sostanzioso invece ad arbitri essere umani.

[53] Queste soluzioni vengono fornite da NG (HUANG YING) I. e BENEDETTI DEL RIO V., op. cit., pag. 133-134.

[54] In questo senso DE LA JARA J., PALMA D., INFANTES A. (Bullard Falla Ezcurra), op. cit.

[55] Sydney Harris, giornalista statunitense.

A cura della dott.ssa Melissa Trevisan 

Trainee Lawyer

Studio Mainini & Associati