Equo Compenso – Ordine avvocati di Milano

Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Milano, nella seduta del 14 febbraio 2019

premesso che

– risultano frequenti iniziative da parte della committenza pubblica e privata di rilevanti dimensioni, di proporre accordi professionali contenenti clausole vessatorie lesive sia della necessaria proporzione tra il compenso e la quantità e qualità della prestazione professionale sia dei parametri indicati dal D.M. 10 marzo 2014 n. 55 e s.m.i.;

CONSIDERATO

– che le menzionate clausole vessatorie appaiono tra l’altro in contrasto con l’articolo 13 bis della legge professionale vigente per i seguenti profili:

  •  una remunerazione per gli Avvocati iniqua e notevolmente inferiore a quella prevista dal d.M. n. 55/14 come integrato dal d.M. n. 37/18;
  • l’imposizione agli avvocati, a pena di esclusione dal rapporto professionale, della prestazione di alcune attività gratuite e/o con compenso forfettario irrisorio;
  • la determinazione del valore della pratica, ai fini dello scaglione tariffario, secondo metodi difformi dal disposto ex D.M. 10 marzo 2014 n. 55 e s.m.i.;
  • il mancato riconoscimento del rimborso spese generali previsto dalla legge professionale e regolato dai precitati decreti ministeriali;

– che la questione appare d’interesse generale per l’avvocatura e di primaria rilevanza, anche costituzionale, in quanto la giusta retribuzione concreta uno dei principi cardine del diritto del lavoro sia dipendente che autonomo;

– che la situazione di soggezione e di debolezza contrattuale nella quale spesso si trovano gli avvocati rispetto ai grandi committenti, pubblici e privati, che impongono contratti difformi dalle disposizioni sull’equo compenso può indurli ad accettarli per una sorta di “stato di necessità”, senza sufficiente consapevolezza e considerazione che tale comportamento potrebbe, ricorrendone i presupposti, concretare pure una violazione disciplinare degli avvocati stessi, sanzionabile in forza del vigente codice deontologico (cfr. articoli 9, 19, 25 e 29);

– che è quindi opportuno e necessario che questo Ordine deliberi in argomento per chiarire ai propri iscritti la portata dei loro obblighi in punto di pattuizione dei compensi per l’opera professionale, rammentandone il dovere di osservanza e, pertanto,

richiamati

– l’articolo 13 bis della legge n. 247/2012, che impone il riconoscimento all’avvocato di un compenso equo e proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, al contenuto e alle caratteristiche della prestazione e, comunque, almeno conforme ai parametri ministeriali;

– l’articolo 19 quaterdecies comma 3 del decreto legge n. 148/2017, convertito con modificazioni in legge n. 172/2017, che estende espressamente la disciplina ex articolo 13 bis della legge n. 247/2012 anche a tutti i soggetti della pubblica amministrazione;

– la circostanza che già diverse amministrazioni pubbliche hanno formalmente stabilito con atti d’indirizzo ai propri dirigenti di improntare l’attività amministrativa all’integrale rispetto della normativa sull’equo compenso;

– le decisioni del Giudice Amministrativo che hanno già sanzionato l’illegittimità della fissazione di compensi non in linea con le tariffe professionali e, comunque, in contrasto con il principio di equo compenso, nei rapporti con le amministrazioni pubbliche nonché le convergenti indicazioni delle Linee Guida ANAC in materia di affidamento dei servizi legali approvate il 24 ottobre 2018;

– che analoghi principi debbono informare l’attività delle società private di rilevanti dimensioni;

– gli articoli 9, 19, 25 e 29 del vigente codice deontologico forense che stabiliscono in via generale il divieto di accettazione di un compenso iniquo o lesivo della dignità e del decoro professionale e, così, in contrasto anche con i principi di leale concorrenza tra colleghi

delibera all’unanimità

1) di invitare formalmente:

  1. gli enti pubblici, le società private non rientranti nelle categorie delle microimprese o delle piccole o medie imprese e ogni altro soggetto destinatario delle disposizioni in materia, nonché l’ISVAP e l’ABI a:
  2. astenersi dal proporre e, comunque, dallo stipulare con gli avvocati convenzioni o accordi di rapporto professionale comportanti la violazione o l’elusione delle vigenti disposizioni sull’equo compenso indicate nelle premesse e successive modifiche e integrazioni;
  3. garantire agli Avvocati un compenso proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, nonché al contenuto e alle caratteristiche della prestazione legale, compenso quanto meno non inferiore ai parametri del regolamento di cui al decreto del Ministro della Giustizia adottato ai sensi dell’articolo 13, comma 6 della legge n. 247/2012, astenendosi dal proporre e comunque dallo stipulare clausole vessatorie ai sensi dei commi 6 e 8 dell’art. 13-bis della L. 31 dicembre 2012, n. 247 e riconoscendo agli avvocati il rimborso delle spese generali nella misura percentuale stabilita dal D.M. di cui all’art. 13 della legge professionale forense n. 247/2012;
  4. tutti gli iscritti all’Ordine degli Avvocati di Milano a osservare nei propri rapporti professionali con i committenti destinatari della normativa in esame il pieno rispetto dei richiamati principi in tema di diritto a un compenso “equo”, d’inderogabilità dei minimi tariffari di cui al D.M. n. 55 del 2014, di decoro e dignità professionale.

2)   di evidenziare a tutti gli iscritti all’Ordine che la presente delibera assolve anche ad una funzione di tutela e di esatta applicazione delle disposizioni sull’equo compenso, con la finalità di interesse generale di garantire la riconduzione a diritto degli accordi contrattuali già in essere e l’allineamento con la normativa di quelli di futura stipula;

3)   di rammentare a tutti gli iscritti che la violazione della normativa sull’equo compenso è sanzionata con la nullità delle pattuizioni difformi e assume rilevanza di illecito deontologico.

Il Consiglio dichiara la presente delibera immediatamente esecutiva e dispone che la stessa sia comunicata agli iscritti, tramite pubblicazione sul sito web istituzionale dell’Ordine.

La Consigliera Segretario                                                   Il Presidente

Avv. Cinzia Preti                                                                       Avv. Remo Danovi

Regime di tassazione: cedolare secca per gli affitti

La cedolare secca è un regime di tassazione che consente di assoggettare l’importo del canone versato dall’affittuario non con le aliquote Irpef ordinarie (che variano dal 23% al 43%), ma con un’imposta sostitutiva al 10% per i contratti a canone concordato o al 21% per quelli a canone libero. Chi la sceglie non deve pagare l’imposta di bollo né di registro. Ovviamente l’aliquota al 10% è particolarmente vantaggiosa, ma si applica solo a quei particolari contratti in cui il valore dell’affitto viene stabilito dalla normativa in base alla tipologia di appartamento e a seconda del quartiere, e che rimane fisso per tutta la durata della locazione in quanto non risente delle rivalutazioni Istat.

Nel caso dell’aliquota al 21%, invece, il reddito fondiario è parte integrante di quello complessivo ai fini del calcolo dei requisiti previsti per ottenere agevolazioni e detrazioni.

 A differenza della tassazione ordinaria, chi opta per la cedolare secca non solo non dovrà versare alcuna cifra per la registrazione del contratto, ma potrà anche pagare l’acconto in due tranche (se è superiore a 257,52 euro): la prima, pari al 40% (del 95%) entro il 16 giugno, la seconda, del restante 60%, entro il 30 novembre. Il saldo si dovrà poi versare entro il 30 giugno dell’anno successivo a quello di riferimento.

#LEGGE BILANCIO 2019: OPPORTUNITÀ DI FINANZIAMENTO PER LE IMPRESE: intervento avv. Mennato Fusco

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Governo approva la riforma della Legge Fallimentare, il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza

Il  Governo approva la riforma della Legge Fallimentare, il Nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza.

Della riforma della Legge Fallimentare, attuata dal nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, si è discusso nel Convegno di sabato 2 Febbraio al Palazzo di Giustizia a Milano – Sala Valente.

Il Consiglio dei Ministri riunitosi giovedì 10 gennaio 2019 ha, di fatto, approvato, in esame definitivo, il decreto legislativo che, in attuazione della legge 19 ottobre 2017, n. 155, introduce il nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza.

Il Codice ha l’obiettivo di riformare in modo organico la disciplina delle procedure concorsuali, con due principali finalità

  • consentire una diagnosi precoce dello stato di difficoltà delle imprese e
  • salvaguardare la capacità imprenditoriale di coloro che vanno incontro a un fallimento di impresa dovuto a particolari contingenze.

Ecco sintetizzate le più importanti novità messe in campo:

Si sostituisce il termine fallimento con l’espressione “liquidazione giudiziale” in conformità a quanto avviene in altri Paesi europei, come la Francia o la Spagna, al fine di evitare il discredito sociale anche personale che anche storicamente si accompagna alla parola “fallito”;

Si introduce un sistema di allerta finalizzato a consentire la pronta emersione della crisi, nella prospettiva del risanamento dell’impresa e comunque del più elevato soddisfacimento dei creditori;

Si dà priorità di trattazione alle proposte che comportino il superamento della crisi assicurando continuità aziendale;

Si privilegiano, tra gli strumenti di gestione delle crisi e dell’insolvenza, le procedure alternative a quelle dell’esecuzione giudiziale;

Si uniforma e si semplifica la disciplina dei diversi riti speciali previsti dalle disposizioni in materia concorsuale;

Si prevede la riduzione della durata e dei costi delle procedure concorsuali;

Si istituisce presso il Ministero della giustizia un albo dei soggetti destinati a svolgere su incarico del tribunale funzioni di gestione o di controllo nell’ambito di procedure concorsuali, con l’indicazione dei requisiti di professionalità esperienza e indipendenza necessari all’iscrizione;

Si armonizzano le procedure di gestione della crisi e dell’insolvenza del datore di lavoro con forme di tutela dell’occupazione e del reddito di lavoratori.

Avv. Pier Angelo Mainini

#LEGGE DI BILANCIO 2019: NUOVE OPPORTUNITÀ DI FINANZIAMENTO PER LE IMPRESE

Si ringrazia per la collaborazione al Convegno:

NOTE WORKSHOP ASSOLOMBARDA_PRESIDIO MONZA 31 GENNAIO 2019
L’intervento si inquadra nell’ambito del workshop Assolombarda finalizzato ad informare le imprese delle modalità complementari di finanziamento rispetto al finanziamento bancario, con prevalente ruolo della dinamica del mercato del debito.

  1. Questa ultima accezione non deve essere letta in chiave sostitutiva, ma in un’ottica di complementarietà. Sull’evoluzione del mercato dei capitali ed in particolare lo sviluppo del mercato del debito privato, soprattutto di società non quotate ovvero di società quotate NO FTSE MIB, hanno influito diversi fattori. In particolare:
    a..    Evoluzione/integrazione della normativa, che ha influito sulla possibilità delle imprese non quotate – sia SpA che Srl – di emettere strumenti di debito oltre determinati limiti di bilancio imposti dal codice civile, nel caso gli strumenti siano quotati ovvero sottoscritti da investitori qualificati;
    b..   Costituzione di infrastrutture di negoziazione, nello specifico Sistemi Multilaterali di Negoziazione – SMN, tra cui l’AIM per l’equity – capitale di rischio e l’ExtraMot Pro per il debito – capitale di debito;
    c.  Legge di Bilancio 2018 e Legge di Bilancio 2019, con la quale sono stati definiti dei “contenitori” di risorse finanziarie, appunto i PIR, con l’intenzione di potenziare l’afflusso di risorse verso il sistema delle imprese – soprattutto NON QUOTATE (con limitazione dell’investimento del patrimonio: almeno il 21% in imprese NO FTSE MIB), oltre al restante 49% da destinare a tutto il sistema delle imprese, e da ultimo, con la Legge di Bilancio 2019, anche se si è in attesa dei decreti attuativi, di vincolare il 3,5% del PIR a strumenti emessi da PMI e quotati su SMN (appunto AIM e ExtraMot Pro, parlando solo dei sistemi multilaterali italiani).
  2. Il ruolo di BFE nel workshop è quello di dimostrare, attraverso il ruolo di Advisor che svolge per realtà corporate, prevalentemente NON QUOTATE ovvero QUOTATE NO FTSE MIB, e rientranti nella definizione di PMI, di come l’evoluzione del mercato dei capitali abbia fornito supporto per il reperimento di risorse finanziarie strumentali allo sviluppo di impresa. In particolare a pag. 20 dell’intervento sono riportate le operazioni che classificano gli strumenti emessi come “strumenti finanziari qualificati”, quindi PIR compliant, emessi da parte di imprese NON QUOTATE ovvero QUOTATE NO FTESE MIB

Nell’ambito dell’intervento sono riportate le seguenti informazioni:
1. Evoluzione strumenti di debito (prestiti obbligazionari) sul totale dell’attivo delle imprese – pag. 8: PASSATI DAL 6,8% – 2011 AL 13,3% – 2017, NONOSTANTE IL TASSO DI CRESCITA DEI PRESTITI DELLE BANCHE ALLE IMPRESE SIA POSITIVO E IN CRESCITA.
Ruolo degli investitori istituzionali italiani/esteri con riferimento alla sottoscrizione degli strumenti emessi da PMI e Grandi imprese – pag. 9: NEGLI ULTIMI ANNI L’INTERESSE DEGLI INVESTITORI ISTITUZIONALI PER I TITOLI OBBLIGAZIONARI DI PMI ITALIANE È AUMENTATO. TRA IL 2013 E LA METÀ DEL 2017 LE QUOTE DETENUTE DA INVESTITORI ISTITUZIONALI
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ESTERI E ITALIANI SONO CRESCIUTE, RISPETTIVAMENTE, DALL’8% AL 41% E DAL 18% AL
25%, MENTRE LA QUOTA DELLE FAMIGLIE SI È RIDOTTA DAL 58% AL 19%.
2. Andamento mercato Extra Mot Pro – pag. 10: PASSATO DA 2,9 MD – 2013 A 22,6 – 2018.
Cosa è stato finanziato con l’emissione – pag.11: CRESCITA INTERNA (73% PMI – 63%
GRANDI IMPRESE), CRESCITA ESTERNA (16% GI – 12% PMI).
Quali sono i principali elementi di appetibilità e i requisiti per l’emissione – pag. 11/12:
– PERFORMANCE SOPRA MEDIA DI MERCATO;
– PIANO STRATEGICO DI CRESCITA IN CORSO;
– RAPPORTI DI PATERNARIATO CLIENTI E FORNITORI;
– PREVISIONI E FLUSSI STORICI POSITIVI;
– RAPPORTI STABILI CON OPERATORI BANCARI/FINANZIARI;
– ADEGUATO LIVELLO TECNOLOGICO E QUALITATIVO;
– CLIENTI PRIMARIO STANDING;
– PROGRAMMA DI INVESTIMENTI DETTAGLIATO;
– INTERNAZIONALIZZATO.

3. Focus emissioni di importo inferiore ai 50M: 1,7 MD RACCOLTI (54,7 PMI – 45,3% GI)
Caratteristiche – pag. 14: 296 EMISSIONI
Andamento controvalore medio – pag. 16: DECRESCENTE CON VALORE MEDIO PARI A 6 M
Rendimento – pag. 16: ANDAMENTO DESCRESCENTE CON PRINCING MEDIO 5,1%.

4. Confronto (rendimento, durata, importo medio) fra strumenti quotati e operazioni
effettuate dai fondi (generalmente non quotate) – pag. 17: EMISSIONI PUBBLICHEQUOTATE
DI IMPORTO MEDIO INFERIORE, CON DURATA MEDIA INFERIORE E CON
COSTO/PRICING PIU’ BASSO.

5. Alcuni esempi di operazione – pag. 20: 5 CASE STUDY, TUTE OPERAZIONI QUALIFICABILI
COME STRUMENTI FINANZIARI QUALIFICATI E SOTTOSCRIVIBILI DAI PIR, ANCHE PER IL
RISPETTO DEI LIMITI PATRIMONIALI.
– SOCIETA’ NON QUOTATA/STRUMENTO NON QUOTATO;
– SOCIETA’ NO FTSE MIB/STRUMENTO DI DEBITO QUOTATO SMN;
– SOCIETA’ NO FTSE MIB/STRUMENTO DI DEBITO NON QUOTATO;
– SOCIETA’ NO FTSE MIB/STRUMENTO DI DEBITO QUOTATO SMN.
IN PREVALENZA PMI.