Decreto ingiuntivo: la notifica nulla non può invalidare e farlo dichiarare inefficace

Solamente la mancanza o la giuridica inesistenza dell’adempimento consentono di porre nel nulla il titolo.

Il decreto ingiuntivo non può essere dichiarato inefficace solo perché la notifica è nulla. A dirlo è una recente sentenza della Cassazione (Cass. sent. n. 3552 del 14.02.2014). L’annullamento del decreto, infatti, potrebbe tutt’al più essere pronunciato dal giudice solo in caso di una notifica assente giuridicamente inesistente. Al contrario, se la notifica è semplicemente nulla essa può essere sempre rinnovata e, quindi, il titolo deve rimanere in piedi.

Una banca aveva omesso di notificare un decreto ingiuntivo ad uno dei coobbligati. Dalla relata di notifica, infatti, era risultato che il plico era tornato indietro perché il destinatario era sconosciuto all’indirizzo indicato anche se lì aveva la residenza anagrafica, con la conseguenza che la notifica si doveva considerare nulla ma non inesistente. Se il tribunale di primo grado aveva dichiarato la nullità del titolo e ordinato la cancellazione dell’ipoteca in favore del creditore, la Cassazione è stata di contrario avviso.

Quando la notifica è irregolare o al massimo nulla è sempre possibile la sanatoria della stessa in due modi:

1 – con la costituzione in giudizio dell’intimato: il debitore, infatti, può sempre proporre opposizione tardiva all’ingiunzione provando di non avere avuto conoscenza dell’atto

2 – oppure con la rinnovazione della notifica da parte del creditore.

Dunque il debitore non può proporre il ricorso per la declaratoria di inefficacia, ammesso solo nel caso di mancanza o giuridica inesistenza della notifica. La notifica del decreto ingiuntivo, anche se nulla, è – del resto – indice della volontà del creditore di avvalersi del decreto. Non si può, pertanto, presumere che quest’ultimo abbia voluto abbandonare il titolo (che costituisce, invece, il fondamento della previsione di inefficacia). Ne consegue – prosegue la sentenza in commento – che, tranne i casi in cui un decreto ingiuntivo non sia stato notificato o la notifica sia giuridicamente inesistente, la parte contro la quale è stato emesso non può chiedere la declaratoria di inefficacia del decreto stesso.

la Legge per Tutti -redazione

 

 

Nuove Norme per vendite a distanza

 

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al decreto legislativo che accoglie la direttiva comunitaria europea (2011/83/Ue, modificando il Codice del consumo in vigore (Dlgs 206/2005) sulle nuove tutele per i consumatori. Si modifica il diritto di recesso per le vendite a distanza, si impone il divieto di maggiorazioni sul prezzo in caso di pagamenti con sistemi elettronici e aumentano obblighi più precisi sulle informazioni da parte del venditore. 

Il nuovo diritto di recesso

Cambia il termine entro cui recedere da un contratto, senza avere l’obbligo di fornire spiegazioni al venditore (per esempio si potrà se non soddisfatti  alla sola apertura del pacco, rispedirlo al mittente). Ciò ovviamente vale solo per gli acquisti effettuati a distanza (per esempio al telefono o via internet) e per quelli fuori dei locali commerciali (per esempio nelle vendite “porta a porta” con il classico rappresentante). Si  avrà a disposizione 14 giorni invece degli attuali dieci calcolato partendo dalla data di conclusione del contratto se questo riguarda i servizi o le forniture di gas, acqua, elettricità  oppure dalla data in cui il consumatore acquisisce il possesso fisico dei beni. E’ stato messo a punto un modulo standard che potrà essere utilizzato in alternativa a una dichiarazione esplicita della decisione di recedere dal contratto per favorire il diritto di recedere.

L’oggetto acquistato potrà essere restituito anche in parte deteriorato e il consumatore sarà responsabile solo della diminuzione del valore “risultante da una manipolazione diversa da quella necessaria per stabilire la natura, le caratteristiche e il funzionamento dei beni”.

 Pagamenti e addebiti maggiorati

La nuova normativa vieta al venditore di applicare maggiorazioni sulle tariffe se il consumatore sceglie di pagare con carta di creditobancomat o altro piuttosto che in contanti.

Obblighi di informazione preventiva al consumatore

Il decreto legislativo indica una lista dettagliata di informazioni che il venditore dovrà fornire all’acquirente sempre per le transazioni a distanza. Sarà il venditore stesso a dover dimostrare di aver adempiuto a tale onere.