Le novità IMU per i beni merce invenduti

Lo scorso 28 agosto 2013 il Consiglio dei Ministri, riunitosi a Palazzo Chigi, ha stilato un decreto legge che, da un lato, conferma la sospensione dell’acconto IMU 2013, prevista dall’art.1 comma 1 del D.L. 54/2013, e dall’altro apporta modifiche sostanziali, ampliandone l’ambito soggettivo di esenzione (per gli immobili merce invenduti).

Il Decreto varato dal Governo Letta cancella la prima rata 2013, e prevede un impegno politico sulla sospensione della seconda, nel contesto della legge di stabilità 2014.

La cancellazione dell’imposta per il 2013 include oltre alle abitazioni principali non di lusso e relative pertinenze (nei limiti fissati dal D.L. 201/2011) anche i terreni agricoli e i fabbricati rurali, mentre per la riforma complessiva della tassazione degli immobili, con l’introduzione della service tax, si dovrà attendere la Legge di stabilità 2014.

Forniamo di seguito un approfondimento per quanto riguarda la tassazione attuale e futura ai fini IMU degli immobili merce rimasti invenduti.

La disciplina IMU per gli immobili merce invenduti

Al fine di infondere slancio all’edilizia, il decreto legge D.L. 102/2013, approvato dal CdM lo scorso 28 agosto 2013 ed entrato in vigore dal 31 agosto 2013, all’art.2, si preoccupa di ridurre il peso fiscale connesso agli immobili costruiti ma rimasti invenduti.

Si riporta di seguito il testo dell’art.2 citato:

NORMATIVA –

1.Per l’anno 2013 non è dovuta la seconda rata dell’imposta municipale propria di cui all’articolo 13 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, relativa ai fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita, fintanto che permanga tale destinazione e non siano in ogni caso locati.

2.All’articolo 13 del predetto decreto-legge n. 201 del 2011 sono apportate le seguenti modificazioni:

a) il comma 9-bis è sostituito dal seguente: “9-bis. A decorrere dal 1° gennaio 2014 sono esenti dall’imposta municipale propria i fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita, fintanto che permanga tale destinazione e non siano in ogni caso locati.”

Il provvedimento, infatti, abolisce per il 2013 la seconda rata dell’IMU a favore dei cosiddetti “beni merce” ossia i fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita.  L’esenzione dall’IMU rimane valida per tutto il periodo in cui permane tale destinazione d’uso; a interrompere tale agevolazione può essere anche la locazione dei fabbricati.

Anche dal 1° gennaio 2014 saranno esentati dalla nuova imposta i fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita, fintanto che permanga la destinazione e non siano in ogni caso locati

TASSAZIONE AI FINI IMU IMMOBILI MERCE INVENDUTI

NEL 2013 -> SOLO ACCONTO IMU DOVUTO – NO SALDO DAL 2014 -> NE’ ACCONTO NE’ SALDO DOVUTI

art. 2 del DL 102/2013 del 31 agosto 2013 -> gli “immobili merce”, costruiti ma rimasti invenduti sono esentati dal versamento del saldo IMU 2013 e dall’imposta dal 2014.

Nelle more dei chiarimenti dell’Amministrazione Finanziaria e della pubblicazione ufficiale del Decreto legge da parte del legislatore, proviamo a delimitare il perimetro della agevolazione.

In primo luogo la norma fa riferimento:

– ai fabbricati costruiti. Non c’è alcuna distinzione fra fabbricati abitativi e strumentali; quindi l’esenzione dall’imposta municipale si applica sia per le abitazioni che per gli uffici o capannoni se costruiti per la vendita;

l’esclusione dall’imposta spetta al costruttore, cioè al soggetto titolare del permesso di costruzione del fabbricato. La norma non richiede che l’impresa costruttrice abbia come oggetto dell’attività propria la costruzione di fabbricati. Pertanto l’esclusione da imposta può essere usufruita da qualsiasi impresa che abbia costruito i fabbricati per la vendita anche come attività secondaria;

– la norma non contempla i fabbricati oggetto di interventi di recupero. Generalmente il legislatore fiscale assimila alle imprese di costruzione anche quelle di ripristino. Ad esempio, ai fini Iva, l’articolo 10, punti 8 e 8 bis del D.P.R. 633/72 prevede il medesimo regime (facoltà di applicare l’Iva su opzione) per i fabbricati abitativi posseduti dalle imprese costruttrici degli stessi o dalle imprese che hanno effettuato gli interventi di cui all’articolo 3, lettere c), d) e f) del D.P.R. 380/2001. I fabbricati ottenuti da una ristrutturazione da parte di un’impresa di costruzione hanno la medesima natura di quelli nuovi e quindi dovrebbero avere il medesimo trattamento ai fini dell’imposta municipale. Senza dimenticare l’ipotesi in cui la ristrutturazione è accompagnata da un ampliamento e quindi sarebbe oltremodo difficile, a opera finita, distinguere il nuovo dal ristrutturato;

l’esclusione dall’imposta scatta quando il fabbricato è ultimato, quindi accatastato. Sino a tale momento l’imposta municipale è comunque dovuta sul valore venale dell’area di sedime;

– la norma è precisa nel definire che si deve trattare di fabbricati destinati alla vendita.  Riteniamo che l’unica modalità di individuazione di tali fabbricati sia di natura contabile. Quindi i fabbricati devono essere classificati fra le merci e indicati quindi fra le rimanenze nell’attivo circolante dello stato patrimoniale, ovvero nel libro Iva acquisti per i contribuenti in contabilità semplificata;

sono escluse dal beneficio le imprese immobiliari di gestione e cioè quelle che acquistano i fabbricati finiti per destinarli alla vendita; questi soggetti pertanto nelle more della vendita devono assolvere l’Imu anche per i fabbricati sfitti;

– invece, l’articolo 2 del decreto legge risolve il problema delle cooperative edilizie a proprietà indivisa. Nella prima versione dell’Imu la cooperativa poteva usufruire soltanto della detrazione per l’abitazione principale, ma non dell’aliquota ridotta, anche se non era dovuta la quota di imposta riservata allo Stato. Ora il comma 3 dell’articolo 2 equipara alla abitazione principale le unità immobiliari appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivisa adibite ad abitazione principale dei soci. L’Imu pertanto non dovrebbe essere più dovuta da queste cooperative;

 – l’esclusione da imposta è prevista a condizione che i fabbricati non siano locati; quindi la concessione in comodato non dovrebbe far venir meno l’agevolazione;

la modifica normativa avviene nel comma 9-bis del D.L. 201/2011 e sostituisce la disposizione che attribuiva ai Comuni la facoltà di ridurre l’aliquota di base fino alla metà (3,8 per mille) per un periodo non superiore a tre anni dalla ultimazione dei lavori. Invece ora l’esenzione da Imu per i fabbricati invenduti è a regime senza limiti temporali.

CARATTERISTICHE RICHIESTE PER FRUIRE DELLE AGEVOLAZIONI

AMBITO   SOGGETTIVO
COSTRUTTORE   DELL’IMMOBILE (SOCIETA’ IMMOBILIARI DI COSTRUZIONE) L’esclusione dall’imposta spetta al   costruttore, cioè al soggetto titolare
del permesso di costruzione del fabbricato
La norma non richiede che l’impresa costruttrice abbia   come oggetto dell’attività propria la costruzione di fabbricati. Pertanto   l’esclusione da imposta può essere usufruita da qualsiasi impresa che abbia   costruito i
fabbricati per la vendita anche come   attività secondaria
Sono   escluse dal beneficio le immobiliari di gestione, cioè quelle
che acquistano  i  fabbricati  finiti   per destinarli   alla  vendita;   questisoggetti         pertanto   nelle more della vendita, devono assolvere l’Imu
anche per i fabbricati sfitti.
AMBITO   OGGETTIVO
COSTRUITI L’esenzione   IMU  si   applica  sia ai fabbricati abitativi       che strumentali(uffici o capannoni se costruiti per la   vendita)
NON OGGETTO   DI La norma non contempla i   fabbricati oggetto di interventi di recupero. Generalmente il legislatore   fiscale assimila alle imprese di costruzione anche quelle di ripristino. Ad   esempio, ai fini Iva, l’articolo 10, punti 8 e

8 bis  del   D.P.R.  633/72  prevede   il   medesimo  regime (facoltà    di

applicare  l’Iva  su  opzione)  per  i  fabbricati  abitativi   posseduti  dalle
imprese costruttrici degli stessi o dalle imprese che hanno effettuato gli   interventi di cui all’articolo 3, lettere c), d) e f) del D.P.R. 380/2001. I

fabbricati   ottenuti da una ristrutturazione da parte di         un’impresa   di

costruzione  hanno   la  medesima  natura    di   quelli   nuovi  e    quindi

dovrebbero  avere   il   medesimo  trattamento    ai   fini    dell’imposta

municipale.  Senza   dimenticare   l’ipotesi  in  cui   la  ristrutturazione   è
accompagnata da un ampliamento e quindi sarebbe oltremodo difficile, a opera   finita, distinguere il nuovo dal ristrutturato.

INTERVENTI   DI RECUPERO

 

ULTIMATI L’esclusione dall’imposta scatta quando il   fabbricato è ultimato e quindi
accatastato. Sino a tale momento l’imposta   municipale è comunque
dovuta sul valore venale dell’area di   sedime.
DESTINATI   ALLA VENDITA I   fabbricati devono essere classificati fra le merci e indicati quindi fra le rimanenze nell’attivo circolante dello   stato patrimoniale, ovvero nel libro Iva acquisti per i contribuenti in contabilità semplificata.
NON LOCATI L’esclusione da imposta è prevista a   condizione che i fabbricati non
siano locati; quindi la concessione in   comodato non dovrebbe far venir
meno l’agevolazione.
EFFETTO   TEMPORALE
SENZA   LIMITI La modifica normativa avviene nel comma 9-bis del D.L.   201/2011 e sostituisce la disposizione che attribuiva ai Comuni la facoltà di   ridurre l’aliquota di base fino alla metà (3,8 per mille) per un periodo non   superiore a tre anni dalla ultimazione dei lavori. Invece ora (2013 e 2014) l’esenzione da Imu per i fabbricati   invenduti è a regime
senza   limiti temporali.

 

Casi operativi

CASO 1 – Il titolare di un’impresa edile ha alcune abitazioni invendute costruite da  quattro anni. Con il nuovo decreto Imu è tenuto a pagare il saldo IMU a dicembre 2013? No. Il D.L. del 28 agosto ha abolito la seconda rata Imu 2013 relativa ai fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita, a condizione che non siano locati, disponendo, inoltre, l’esenzione a decorrere dal 1° gennaio 2014. La nuova disposizione, non vincola l’agevolazione a un determinato periodo temporale, a differenza di quella soppressa che dava la possibilità ai Comuni di deliberare un’aliquota agevolata, fino allo 0,38%, ma solo per i primi tre anni dalla ultimazione dei lavori.

CASO 2 – Il titolare di un’impresa ha un capannone in proprietà. Quali agevolazioni sono  state introdotte per tale immobile? Dal 2013 è stata disposta la deducibilità Imu ai fini Ires/Irpef nella determinazione del reddito di impresa e del reddito degli esercenti arti e professioni nella misura del 50%, mentre è prevista l’indeducibilità ai fini dell’Irap. La disposizione, peraltro, ha carattere retroattivo, visto che la deducibilità ha effetto a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2013, quindi per i soggetti con esercizio coincidente con l’anno solare produce effetti anche sulla rata d’acconto.

 CASO 3 – Un contribuente titolare di una piccola impresa (non ditta individuale), possiede un fabbricato, ma intestato a titolo personale. In questo caso l’Imu è deducibile? Nella bozza della relazione illustrativa al decreto legge approvato il 28 agosto si chiarisce che l’imposta deducibile è quella afferente ai beni immobili relativi all’attività economica esercitata; la disposizione di favore non è invece applicabile all’Imu pagata sui beni immobili posseduti a titolo personale.

CASO 4 – Capannone oggetto di contratto di leasing. Nel caso in cui il contratto di  locazione finanziaria sia stato risolto per inadempimento del locatario, ma il capannone non sia stato ancora riconsegnato alla società di leasing, a chi compete il pagamento dell’Imu? Si ritiene che, nonostante la mancata riconsegna del fabbricato, l’Imu sia dovuta dalla società di leasing a decorrere dalla data di risoluzione del contratto, in quanto l’articolo 9, comma 1, del D.Lgs. 23/2011 prevede che la soggettività passiva sia in capo al locatario «per tutta la durata del contratto».

Le novità IMU

LE NOVITA’ IMU

Lo scorso 28 agosto 2013 il Consiglio dei Ministri, riunitosi a Palazzo Chigi, ha stilato un decreto legge (DL 102/2013 entrato in vigore il 31 agosto 2013) che apporta sostanziali modifiche all’IMU. L’imposta verrà eliminata per alcuni immobili e sostituita dal 2014 da una nuova imposta, la c.d. “service tax”. Per cancellarla definitivamente occorrerà attendere il completamento di un’operazione in tre tappe. Si comincerà con l’immediato azzeramento della rata di acconto a giugno 2013, già congelata fino a oggi per le abitazioni principali, per i terreni agricoli e le case rurali; si cancellerà successivamente anche il versamento del saldo a dicembre 2013, ma che troverà formale attuazione con l’emanazione di un prossimo decreto da collegare a metà ottobre alla legge di stabilità; verrà attuata l’ introduzione della “service tax” comunale in sostituzione dell’IMU dal 1° gennaio 2014. Una tassa unica che si compone di due elementi: uno legato al possesso dell’immobile e uno legato al pagamento dei servizi offerti dal comune (gestione dei rifiuti urbani e copertura dei servizi indivisibili) con un meccanismo da definire sempre con la prossima legge di stabilità.

In attesa di definire come sarà cancellato il saldo di dicembre, il Governo ha abolito il pagamento della rata di settembre 2013 (ex giugno) anche per i terreni agricoli. Dell’esenzione, in ogni caso, non beneficeranno i proprietari di immobili di lusso (ville e castelli) adibiti ad abitazioni principali, come peraltro previsto dal decreto di maggio che aveva sospeso la prima rata Imu.

Gli immobili esenti dal versamento IMU

Non dovranno versare l’acconto Imu 2013, in quanto è stato definitivamente cancellato dal D.L. del C.d.M. del 28 agosto 2013, i contribuenti possessori di:immobili adibiti ad abitazione principale e relative pertinenze (box e cantine); gli alloggi popolari; i terreni agricoli; i fabbricati rurali. Per tali immobili il termine di versamento della prima rata dell’Imu, inizialmente sospesa e prorogata al 16 settembre 2013, è da ritenersi non dovuta.

Abitazione principale e “assimilazioni – L’acconto Imu 2013 è stato cancellato per l’abitazione principale, ma anche per le assimilazioni decise dal Comune, con delibera del 2012 o del 2013. L’assimilazione è possibile per le abitazioni dei residenti all’estero iscritti all’Aire e per le case non affittate di disabili o anziani ricoverati in via permanente e residenti in un istituto di cura.

La casa dell’ex coniuge – In caso di separazione o divorzio, il coniuge assegnatario ha diritto d’abitazione sull’ex casa famigliare e non versa l’acconto 2013.

Tale assetto normativo comporta che le agevolazioni inerenti l’abitazione principale e relative pertinenze sono riconosciute al coniuge assegnatario della ex casa coniugale, in quanto titolare del diritto di abitazione di cui all’art. 4, comma 12-quinquies del D. L. n 16 del 2012, per il quale, quindi, è stato cancellato il versamento della prima rata dell’IMU (e in futuro del saldo) dal Decreto legge del Governo.

Ovviamente, la cancellazione è confermata anche a favore del coniuge non assegnatario relativamente all’immobile dallo stesso adibito ad abitazione principale.

Coop edilizie e case popolari – Nessun acconto dovuto nemmeno per alcune abitazioni che fanno spesso riferimento a famiglie a basso reddito e cioè le unità immobiliari appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivisa, adibite ad abitazione principale e relative pertinenze dei soci assegnatari nonché in alloggi regolarmente assegnati dagli Istituti autonomi per le case popolari (Iacp) o dagli enti di edilizia residenziale pubblica, comunque denominati, aventi le stesse finalità degli Iacp (ATER, ALER, ecc.).

Si tratta di alloggi destinati per natura a famiglie a basso reddito, ma la normativa sull’Imu fino ad oggi se ne era disinteressata. Anche se è vero che gli immobili in questo caso sono proprietà degli Iacp o delle cooperative, l’aggravio fiscale è stato scaricato sui canoni. Lo stesso Governo Monti, ascoltate le proteste, si era accorto del problema, e aveva esteso a queste abitazioni le detrazioni  previste per le abitazioni principali, ma non le aliquote. L’estensione del regime agevolativo per l’abitazione principale è esteso anche agli immobili posseduti dal personale in servizio permanene delle forze armate e di polizia a ordinamento militare, per cui non sono richieste le condizioni della dimora abituale e della residenza anagrafica.

Immobili delle forze armate – L’articolo 2, comma 5 del D.L. 102/2013 stabilisce che non sono richieste le condizioni della dimora abituale e della residenza anagrafica ai fini dell’applicazione della disciplina in materia di Imu concernente l’abitazione principale e le relative pertinenze, a un unico immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, posseduto, e non concesso in locazione, dal personale in servizio permanente appartenente alle Forze armate e alle Forze di polizia ad ordinamento militare e da quello dipendente delle Forze di polizia ad ordinamento civile, nonché dal personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, e, fatto salvo quanto previsto dall’articolo 28, comma 1, del decreto legislativo 19 maggio 2000, n. 139, dal personale appartenente alla carriera prefettizia.

Dunque, per i militari che hanno la dimora in caserma e non possiedono altri fabbricati, la casa di In sostanza, ai fini Imu, se il fabbricato è posseduto dal personale: in servizio permanente nelle forze armate; di polizia; nei vigili del fuoco; in quello appartenente alla carriera prefettizia; non è richiesta né la dimora abituale né la residenza anagrafica per considerare l’immobile abitazione principale. Inoltre, l’immobile deve risultare: iscritto o iscrivibile in catasto come unica unità immobiliare; e non deve essere concesso in locazione.

Paradossalmente, un fabbricato sarà comunque considerato ai fini Imu abitazione principale, anche se nella realtà si tratta dell’abitazione delle vacanze di un militare che risiede anagraficamente in caserma e dimora abitualmente, con la propria famiglia, nell’appartamento di proprietà della moglie o dei genitori. Questa è una deroga all’articolo 13, comma 1 del D.L. 201/2011, c.d. Decreto Salva Italia, che definisce “abitazione principale” l’immobile in cui il possessore e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente.

La nuova norma, facendo venir meno la condizione della dimora abituale, consente di considerare abitazione principale anche un appartamento e le pertinenze (C2, C6 e C7) nel quale il militare non dimori abitualmente, come si verifica se ha la residenza in caserma, o dimori con la propria famiglia. Le condizioni previste dall’articolo 2, comma 5, del DL 102/2012 sono rispettate in tal caso, quindi l’appartamento delle vacanze potrebbe essere legittimamente considerato “abitazione principale” del militare con tutte le connesse agevolazioni. Stessa cosa accade se l’unico fabbricato posseduto dal militare viene concesso in comodato a terzi, essendo esplicitamente esclusa la locazione, ma non il comodato.

Decorrenza del beneficio – A differenza dei fabbricati-merce invenduti, dell’housing sociale e degli immobili destinati alla ricerca, per i fabbricati dei militari non viene prevista una decorrenza ad hoc.  Se si trattasse di disposizioni di interpretazione autentica, l’assimilazione ad abitazione principale scatterebbe già dal 2012; più probabile, tuttavia, che le nuove regole si applichino dal 2013, con effetto anche sull’acconto di giugno che potrebbe così essere chiesto a rimborso. Potrebbe anche ipotizzarsi un’applicazione tardiva, dal 31 agosto 2013, data di entrata del DL 102/2013. Si attendono chiarimenti dal Ministero in tal senso, con anticipo sulla rata di dicembre 2013.

Le pertinenze – L’eliminazione dell’acconto Imu sull’abitazione principale riguarda anche le pertinenze, fino a un massimo di tre, di cui una per ognuna di queste categorie catastali:

–          C/2 (soffitte, cantine o magazzini);

–          C/6 (box auto);

–          e C/7 (tettoie).

Nel limite vanno conteggiate anche le pertinenze iscritte in catasto con la casa, per esempio la cantina dell’alloggio. Andava pagato l’acconto e va pagato il saldo per le pertinenze in più, come il secondo box.

Terreni agricoli e fabbricati rurali – Oltre alle abitazioni principali e all’edilizia sociale (Iacp e coop a proprietà indivisa), il D.L. n. 54/2013 ha sospeso l’acconto IMU 2013 anche per i terreni agricoli e i fabbricati rurali indicati nei commi 4, 5 e 8 dell’articolo 13 del Decreto Salva-Italia (DL n. 201/2011). Il decreto legge varato dal CdM del 28 agosto 2013 conferma la cancellazione dell’onere tributario in acconto e prevede lo stesso per il saldo (per il quale si dovrà attendere un nuovo decreto legge che verrà emanato a ottobre 2013).

Con l’approvazione del decreto legge del 28 agosto 2013 la cancellazione della prima rata rileva anche per questi immobili.

Per i fabbricati invece, la nozione di ruralità ai fini fiscali è contenuta nell’articolo 9 del DL 557/93. Al comma 3 la norma stabilisce le condizioni necessarie per il riconoscimento di tale qualifica, con riferimento ai fabbricati ad uso abitativo. Ad esempio è rurale un fabbricato utilizzato quale abitazione dall’affittuario del terreno a cui l’immobile è asservito. Il successivo comma 3-bis individua invece le caratteristiche rilevanti per il riconoscimento della ruralità per i fabbricati strumentali: sono tali se sono necessari allo svolgimento dell’attività agricola di cui all’articolo 2135 del Codice civile. In tal senso la Circolare ministeriale n. 3/DF/2012 ha chiarito che ai fini del riconoscimento della ruralità rilevano unicamente la natura e la destinazione dell’immobile, indipendentemente dalla categoria catastale di appartenenza. La ruralità negli atti catastali è riconosciuta mediante una specifica annotazione («R»).

Si ritiene che la richiesta e la successiva apposizione di tale annotazione, ancorché non necessarie per il riconoscimento ai fini tributari della ruralità, siano quantomeno opportuni per meglio affrontare eventuali future contestazioni. Si ricorda altresì che continuano ad essere in ogni caso esenti dall’Imu i fabbricati rurali strumentali ubicati in comuni classificati montani indicati nell’elenco dei Comuni italiani predisposto dall’Istituto nazionale di statistica (Istat).

La medesima esenzione è prevista per i terreni agricoli, ancorché incolti (circolare agenzia delle Entrate n. 5/E/2013), ricadenti in aree montane o di collina di cui alla circolare n. 9 del 14 giugno 1993.

Fabbricati invenduti o beni merce – Il decreto all’art.2, per infondere slancio all’edilizia, si preoccupa di ridurre il peso fiscale connesso agli immobili costruiti ma rimasti invenduti. Il provvedimento, infatti, abolisce per il 2013 la seconda rata dell’IMU a favore dei cosiddetti “beni merce” ossia i fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita.

L’esenzione dall’IMU rimane valida per tutto il periodo in cui permane tale destinazione d’uso; a interrompere tale agevolazione può essere anche la locazione dei fabbricati. Anche dal 1° gennaio 2014 saranno esentati dalla nuova imposta i fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita, fintanto che permanga la destinazione e non siano in ogni caso locati.

Immobili destinati alla ricerca scientifica  – Tra le novità del D.L. 102/2013 spicca l’esenzione dall’Imu, a decorrere dal 2014, per gli immobili destinati alla ricerca scientifica.

L’art.2 del D.L. 102/2013 al comma 3, infatti, stabilisce che “Alla lettera i) del comma 1 dell’articolo 7 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, dopo le parole: “sanitarie,”, sono inserite le seguenti: “di ricerca scientifica,”. La disposizione di cui al primo periodo si applica a decorrere dal periodo di imposta 2014”.

 

TIPO   IMMOBILE

CATEGORIA   CATASTALE

IMU 2013

Abitazione principale +   pertinenze
(una per tipo max.)

Categ. A, escluso A/10 –A/8 e A/9, C/2,C/6,C/7

NON   DOVUTA

Unità immobiliari appartenenti   alle
cooperative edilizie a proprietà
indivisa adibite ad abitazione
principale dei soci assegnatari e
assegnati da IACP

Categ. A, escluso A/10 –A/8 e A/9, C/2,C/6,C/7

NON   DOVUTA

Terreni agricoli e fabbricati   rurali

NON   DOVUTA

Immobili merce invenduti

SALDO   2013 NON DOVUTO

 

Immobili soggetti a tassazione IMU

Sono soggette a IMU e non godono di alcuna esenzione a saldo (dicembre 2013), come non ne godevano in acconto (giugno 2013), le “abitazioni principali di pregio”.

Il problema è capire quando sono definite tali. Non sempre lo sono realmente o lo sono molto meno di altre, che invece sono ormai esenti. Gli immobili di pregio sono quelli individuate dalle categorie catastali A/1, A/8 e A/9.

A/1, “abitazione di tipo signorile”: hanno una superficie commerciale superiore a 240 metri quadrati, almeno 3 bagni con finiture “eccezionali di tipo signorile” , ascensore e portineria

A/8:     230 metri quadrati di superficie minima, almeno 3 bagni e giardino «esteso».

A/9:     castelli e palazzi «di eminenti pregi artistici o storici», vincolati o meno che siano.

ATTENZIONE – Le categorie catastali sono state introdotte con la Legge n. 652 dell’11 settembre 1939, che ha riformato la disciplina del catasto istituendo il catasto dei fabbricati, che è a sua volta alla base del Nuovo Catasto Edilizio Urbano. Di fatto sono state create, per le abitazioni, numerose categorie, dalla A/1 (signorile) alla A/11 (abitazioni tipiche dei luoghi), definite con criteri ormai obsoleti.

Il sistema usato sinora funziona così: date determinate caratteristiche intrinseche (come quelle costruttive) ed estrinseche (come la presenza di servizi) l’immobile viene inquadrato all’interno di una certa categoria e classe catastale, assolutamente rigide. A questo punto si moltiplica la tariffa d’estimo corrispondente a quella categoria e classe per il numero di vani. Per “vano” si intende una stanza di misura variabile a seconda della provincia, a volte anche del comune.

Il risultato di “tariffa per vani” è la rendita catastale, base di tutti i calcoli delle imposte.

Questa rigidità, unita allo scollamento dai valori reddituali reali, mai aggiornati, è alla base delle sperequazioni che vedono immobili con identico valore di mercato o locativo ma con rendite catastali (e quindi tasse) diversissime.

Rimangono, dunque, soggetti a tassazione con le regole ordinarie, senza esenzioni i seguenti immobili:

TIPO   IMMOBILE

CATEGORIA
CATASTALE

IMU 2013

Seconde case, box garage,   magazzini,

tettoie

Da A/1 a A/9 –
C/2,C/6,C/7

DOVUTA

Abitazioni signorili

A/1,A/8, A/9

DOVUTA

Laboratori artigiani, palestre
stabilimenti balneari e termali senza fini

di lucro

C/3, C/4, C/5

DOVUTA

Collegi,scuole,caserme,osped-ali
pubblici, prigioni

Da B/1 B/8

DOVUTA

Capannoni industriali,   fabbriche, centri
commerciali, alberghi, teatri, cinema
ospedali privati, palestre e stabilimenti
balneari e Termali a fine di lucro

Da D/1 a D/10
Escluso D/5

DOVUTA

Istituti di credito e   assicurazione

D/5

DOVUTA

Negozi

C/1

DOVUTA

DECRETO “FARE” le principali novità dopo la conversione in legge

Premessa

In data 21.06.2013 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 144 il DL n. 69 del 21.06.2013, le cui disposizioni sono state sostanzialmente confermate dalla legge di conversione n. 98/2013.

Con il decreto in commento il Governo ha adottato disposizioni per favorire la ripresa economica del paese, tramite la concessione di agevolazioni e di semplificazioni burocratiche e fiscali. Tra le modifiche più rilevanti rientra sicuramente la modifica alla disciplina della responsabilità solidale negli appalti, ovvero la disciplina che lega appaltatori ed appaltanti nel caso in cui vi siano violazioni delle disposizioni fiscali. Secondo quanto previsto dal decreto fare è esclusa dall’ambito dell’applicazione della solidarietà l’imposta sul valore aggiunto (sopravvive la responsabilità solidale nel pagamento delle ritenute sulle retribuzioni dei lavoratori).;

NOVITA’

Fondo garanzia PMI (art. 1)

Viene rafforzato il Fondo di garanzia per le piccole medie imprese. In particolare, con un apposito D.M. si cercherà di:

  • assicurare un più ampio accesso al credito da parte delle piccole e medie imprese;
  • limitare il rilascio della garanzia del Fondo alle operazioni finanziarie di nuova concessione ed erogazione, escludendo la possibilità di garantire operazioni finanziarie già deliberate dai soggetti finanziatori alla data di presentazione della richiesta di garanzia, salvo che le stesse non siano condizionate, nella loro esecutività, all’acquisizione della garanzia da parte del Fondo.

La copertura viene ora anche estesa:

  • alle operazioni a favore di imprese ubicate in aree di crisi industriali complesse;
  • alle operazioni garantite a valere sulla sezione speciale del Fondo riservata alla concessione di garanzie sui finanziamenti accordati a piccole e medie imprese di autotrasporto di merci.

Finanziamento per l’acquisto di materiali (art.2)

Al fine di accrescere la competitività dei crediti al sistema produttivo, le piccole e medie imprese, possono accedere a finanziamenti e ai contributi a tasso agevolato per l’acquisto, anche mediante operazioni di leasing finanziario, di macchinari, impianti e attrezzature (nonché hardware, software e tecnologie industriali) nuovi di fabbrica ad uso produttivo.

Le caratteristiche dell’agevolazione sono le seguenti:

  • i finanziamenti sono concessi, entro il 31 dicembre 2016, dalle banche convenzionate nel limite di 2,5 miliardi di euro;
  • i finanziamenti hanno durata massima di 5 anni dalla data di stipula del contratto e sono accordati per un valore massimo complessivo non superiore a 2 milioni di euro per ciascuna impresa beneficiaria, anche frazionato in più iniziative di acquisto. Essi possono coprire fino al 100% dei costi ammissibili individuati da un apposito decreto.

Requisiti, condizioni di accesso, modalità di erogazione dei contributi e relative attività di controllo verranno stabiliti con un decreto di natura non regolamentare del Ministro dello Sviluppo economico, di concerto con il MEF.

Rifinanziamento contratti di sviluppo (art. 3)

Vengono rifinanziati i contratti di sviluppo con un’attribuzione di risorse pari a 150 milioni di euro per il finanziamento dei programmi di sviluppo nel settore industriale, ivi inclusi quelli relativi alla trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli, da realizzare nei territori regionali che, sulla base delle fonti finanziarie disponibili alla data di entrata in vigore del decreto, non possono essere destinatari di risorse per la concessione delle agevolazioni.

I programmi di cui sopra, sono agevolati tramite la concessione del solo finanziamento agevolato, nel limite massimo del 50% dei costi ammissibili.

Pagamento debiti SSN (art. 3 bis)

Viene introdotta con la legge di conversione una disposizione per accelerare lo sblocco dei debiti del servizio sanitario nazionale. Viene accordata la possibilità di accedere alle risorse assegnate e non richieste dalle stesse per lo sbocco dei debiti del SSN.

Distribuzione dei carburanti (art. 4)

Per diffondere l’uso del gas metano e dell’energia elettrica per autotrazione, il fondo per la razionalizzazione della rete di distribuzione dei carburanti viene destinato anche all’erogazione di contributi per la chiusura e la contestuale trasformazione da impianti di distribuzione carburanti liquidi in impianti per la distribuzione di gas metano per autotrazione. La legge di conversione ha incluso nell’agevolazioni anche la trasformazione delle stazioni in erogatrici di GPL.

Gasolio ad uso agricolo (art. 6)

Dal 1° agosto 2013 al 31 dicembre 2015, i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali iscritti nella relativa gestione previdenziale ed assistenziale, sul gasolio utilizzato per il riscaldamento delle coltivazioni sotto serra, scontano l’accisa al livello di imposizione, per l’anno 2013, pari a 25 euro per 1.000 Litri. L’applicazione di tale accisa viene concessa se tali soggetti, in sede di richiesta dell’assegnazione del gasolio, si obbligano a rispettare la progressiva riduzione del consumo di gasolio per finalità ambientali.

Agevolazione per le imprese  miste nei paesi in via di sviluppo (art. 7)

Possono essere concesse alle imprese italiane crediti agevolati per assicurare il finanziamento della quota di capitale di rischio, anche in forma anticipata, per la costituzione di imprese miste.

Possono altresì essere concessi crediti agevolati ad investitori pubblici o privati o ad organizzazioni internazionali, affinché finanzino imprese miste da realizzarsi in Paesi in via di sviluppo (PVS) o concedano altre forme di agevolazione identificate dal CIPE che promuovano lo sviluppo dei Paesi beneficiari. Le imprese beneficiare, secondo quanto previsto dalla legge di conversione, si devono impegnare a rispettare le previsioni OCSE in materia di responsabilità sociale negli investimenti internazionali.

Potenziamento reti wi-fi (art. 10)

L’offerta di accesso ad Internet al pubblico è libera e non richiede alcuna identificazione personale degli utilizzatori; il gestore, comunque, rimane obbligato a garantire la tracciabilità del collegamento (MAC address). Per l’utilizzo delle reti internet wi-fi la registrazione della traccia delle sessioni, ove non associata all’identità dell’utilizzatore, non costituisce trattamento di dati personali e non richiede adempimenti giuridici.

Credito d’imposta per il settore cinematografico (art. 11)

Viene prorogato al 2014 il credito d’imposta per il settore cinematografico.

Concessione nei lavori publici (art. da 18 a 22)

  • all’atto della consegna dei lavori il soggetto concedente dichiara di disporre di tutte le autorizzazioni, licenze, abilitazioni, nulla osta, permessi o altri atti di consenso comunque denominati previsti dalla normativa vigente e che detti atti sono legittimi, efficaci e validi;
  • per le concessioni da affidarsi con la procedura ristretta, nel bando può essere previsto che l’amministrazione aggiudicatrice può indire, prima della scadenza del termine di presentazione delle offerte, una consultazione preliminare con gli operatori economici invitati a presentare offerte, al fine di verificare l’insussistenza di criticità del progetto posto a base di gara sotto il profilo della finanziabilità, e può provvedere, a seguito della consultazione, ad adeguare gli atti di gara aggiornando il termine di presentazione delle offerte, che non può essere inferiore a trenta giorni decorrenti dalla relativa comunicazione agli interessati;
  • il bando può prevedere che l’offerta sia corredata dalla dichiarazione sottoscritta da uno o più istituti finanziatori di manifestazione di interesse a finanziare l’operazione, anche in considerazione dei contenuti dello schema di contratto e del piano economico-finanziario;
  • l’amministrazione aggiudicatrice prevede nel bando di gara che il contratto di concessione stabilisca la risoluzione del rapporto in caso di mancata sottoscrizione del contratto di finanziamento o della sottoscrizione o collocamento delle obbligazioni di progetto, entro un congruo termine fissato dal bando medesimo, comunque non superiore a ventiquattro mesi, decorrente dalla data di approvazione del progetto definitivo.

La legge di conversione ha previsto, in deroga alla disciplina ordinaria, la possibilità di anticipare il 10% del valore del contratto all’appaltatore fino al prossimo 31.12.2014.

Concessioni demaniali marittime (art. 19)

Secondo quanto stabilito dalla legge di conversione del Dl fare, fino alla data del 15.09.2013 sono sospesi i pagamenti dei canoni per le concessioni demaniali marittime con finalità turistico-ricreative, anche qualora i relativi importi siano stati iscritti al ruolo esattoriale e siano state emesse cartelle di pagamento da parte degli agenti incaricati alla riscossione.

Sino alla stessa data del 15 settembre 2013 sono sospesi i procedimenti amministrativi avviati dalle amministrazioni competenti.

Modifiche al codice della strada (art.20)

Viene disposta la modifica del codice della strada prevedendo che la sanzione sia ridotta del 30% se il pagamento viene effettuato entro cinque giorni dalla contestazione o dalla notificazione. La riduzione non si applica peraltro alle violazioni più gravi, cioè a quelle per cui è prevista la sanzione accessoria della confisca del veicolo o della sospensione della patente di guida.

Viene prevista, inoltre, la possibilità di effettuare il pagamento con strumenti elettronici e direttamente all’agente accertatore (sempre con strumenti elettronici).

Imposta sulle imbarcazioni (art 23)

Al fine di favorire il turismo, è stata effettuata una modifica all’art. 16, comma 2, DL n. 201/2011, che ha introdotto la tassa annuale a carico dei proprietari, usufruttuari, acquirenti con patto di riservato dominio o utilizzatori a titolo di locazione, anche finanziaria, residenti in Italia nonché delle stabili organizzazioni in Italia di soggetti non residenti, che posseggano unità da diporto o ai quali sia attribuibile il possesso di dette unità.

Il Decreto Fare ha in particolare soppresso la tassa per le imbarcazioni con scafo di lunghezza fino a 14 metri e ridotto la misura della tassa dovuta per le imbarcazioni con scafo di lunghezza da 14,01 a 17 metri (che passa da € 1.740 a € 870) e per le imbarcazioni con scafo di lunghezza da 17,01 a 20 metri (che passa da € 2.600 a € 1.300).

Ora, per il calcolo dell’imposta dovuta devono essere presi in considerazione i seguenti valori:

IMPOSTA SULLE IMBARCAZIONI
Lunghezza scafo  Ammontare tassa  Lunghezza scafo  Ammontare tassa
fino a 14 metri  non dovuta  da 34,01 a 44 metri  euro 12.500
da 14,1 a 17 metri  euro 870  da 44,01 a 54 metri  euro 16.000
da 17,1 a 20 metri  euro 1.300  da 54,01 a 64 metri  euro 21.500
da 20,1 a 24 metri  euro 4.400  superiore a 64,01  euro 25.000
da 24,1 a 34 metri  euro 7.800

Per effetto della modifica dell’art. 49-bis, comma 5, D.Lgs. n. 171/2005, inoltre, i proventi dell’attività di noleggio occasionale di imbarcazioni possono essere assoggettati ad imposta sostitutiva dell’IRPEF e relative addizionali nella misura del 20%:

  • a condizione che il noleggio abbia una durata complessiva non superiore a 42 giorni;
  • a prescindere dall’ammontare dei proventi. È infatti stato soppresso il previgente limite, pari a € 30.000 annui, al cui superamento non era consentita l’applicazione dell’imposta sostitutiva.

Per effetto della legge di conversione tale regime viene esteso anche alle società non aventi come oggetto
sociale il noleggio o la locazione.

Semplificazioni edilizie (artt. 28-30)

Vengono modificate le disposizioni che cercano di semplificare gli atti della P.A., in particolar modo, nel settore dell’edilizia.

In primo luogo viene previsto che le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano possono prevedere, con proprie leggi e regolamenti, disposizioni derogatorie a quelle sulle distanze dei fabbricati di cui al D.M. 2 aprile 1968, n. 1444 e possono dettare disposizioni sugli spazi da destinare agli insediamenti residenziali, a quelli produttivi, a quelli riservati alle attività collettive, al verde e ai parcheggi, nell’ambito della definizione o revisione di strumenti urbanistici comunque funzionali a un assetto complessivo e unitario o di specifiche aree territoriali. Viene integrato, inoltre, il disposto dell’art. 24 del T.U. edilizia (che disciplina il rilascio del certificato di agibilità), mediante l’aggiunta di un nuovo comma 4-bis che consente il rilascio del certificato di agibilità parziale.

È possibile richiedere il certificato di agibilità anche nei seguenti casi e alle condizioni indicate:

  • per singoli edifici o singole porzioni della costruzione, purché funzionalmente autonomi, qualora siano state realizzate e collaudate le opere di urbanizzazione primaria relative all’intero intervento edilizio e siano state completate e collaudate le parti strutturali connesse, nonché collaudati e certificati gli impianti relativi alle parti comuni;
  • per singole unità immobiliari, purché siano completate e collaudate le opere strutturali connesse, siano certificati gli impianti, completate le parti comuni e le opere di urbanizzazione primaria dichiarate funzionali rispetto all’edificio oggetto di agibilità parziale.

Semplificazione in materia agricola (art.30 bis)

Vengono previste le seguenti novità:

  • per la vendita al dettaglio esercitata su superfici all’aperto nell’ambito dell’azienda agricola, nonché per la vendita esercitata in occasione di sagre, fiere, manifestazioni a carattere religioso, benefico o politico o di promozione dei prodotti tipici o locali, non è richiesta la comunicazione di inizio attività’;
  • la vendita diretta mediante il commercio elettronico può essere iniziata contestualmente all’invio della comunicazione al comune del luogo ove ha sede l’azienda di produzione;
  • nell’ambito dell’esercizio della vendita diretta è consentito il consumo immediato dei prodotti oggetto di vendita, utilizzando i locali e gli arredi nella disponibilità dell’imprenditore agricolo, con l’esclusione del servizio assistito di somministrazione e con l’osservanza delle prescrizioni generali di carattere igienico-sanitario
  •  l’attività di vendita diretta dei prodotti agricoli ai sensi del presente articolo non comporta cambio di destinazione d’uso dei locali ove si svolge la vendita e può esercitarsi su tutto il territorio comunale a prescindere dalla destinazione urbanistica della zona in cui sono ubicati i locali a ciò destinati.

Durc – semplificazioni (art.32)

È ampliata a 120 giorni (anziché 3 mesi) la durata della validità del documento unico di regolarità contributiva (DURC) per i contratti pubblici di lavori, servizi e forniture. Fino al 31.12.2014 vale anche per i lavori commissionati da privati. Viene prevista, inoltre, la possibilità – qualora non sussistano i requisiti per il rilascio del DURC – che l’interessato (anche per il tramite del Consulente del lavoro) sia “invitato” a regolarizzare la propria posizione entro un termine non superiore a 15 giorni.

DVR – semplificazioni (art. 32)

In materia di contratti d’appalto o d’opera o di somministrazione, è prevista la possibilità, per il datore di lavoro committente, di elaborare un unico Documento di valutazione dei rischi che indichi le misure adottate per eliminare o, ove ciò non è possibile, ridurre al minimo i rischi da interferenze. Inoltre, limitatamente ai settori di attività a basso rischio infortunistico e con riferimento all’attività del datore di lavoro committente, quest’ultimo può individuare un proprio incaricato, in possesso di formazione, esperienza e competenza professionali, tipiche di un preposto, nonché di periodico aggiornamento e di conoscenza diretta dell’ambiente di lavoro, per sovrintendere alla cooperazione e al coordinamento degli interventi di protezione e prevenzione dai rischi cui sono esposti i lavoratori. Dell’individuazione dell’incaricato di cui al primo periodo o della sua sostituzione deve essere data immediata evidenza nel contratto di appalto o di opera.

Viene inoltre stabilito che le aziende che operano nei settori di attività a basso rischio infortunistico, così come individuati con apposito decreto del Ministro del lavoro, da adottare, sentita la Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro e previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano sulla base di criteri e parametri oggettivi desunti dagli indici infortunistici di settore dell’INAIL, possono attestare di aver effettuato la valutazione dei rischi con un modello semplificato.

Prestazioni lavorative di breve durata  (art. 35)

Circa le prestazioni lavorative di breve durata, il D.L. n. 69/2013 in commento ha previsto misure i semplificazione degli adempimenti relativi all’informazione, alla formazione e alla sorveglianza sanitaria applicabili alle prestazioni che implicano una permanenza del lavoratore in azienda per un periodo non superiore a 50 giornate lavorative nell’anno solare di riferimento, al fine di tener conto, mediante idonee attestazioni, degli obblighi assolti dallo stesso o da altri datori di lavoro nei confronti del lavoratore durante l’anno solare in corso (art. 3, co. 13bis, D.Lgs. n. 81/2008, inserito dall’art. 35, D.L. n. 69/2013).

Soppressione certificazioni sanitarie (art. 42)

Per i lavoratori soggetti a sorveglianza sanitaria, sono abrogate le disposizioni concernenti l’obbligo dei certificati attestanti l’idoneità psico-fisica al lavoro in specifiche fattispecie. In particolare, la previsione riguarda (art. 42, D.L. n. 69/2013):

  • il certificato di sana e robusta costituzione richiesto dagli istituti scolastici;
  • limitatamente alle lavorazioni non a rischio, il certificato di idoneità per l’assunzione di bambini ed adolescenti;
  • il certificato medico comprovante la sana costituzione fisica per l’esercizio personale della farmacia, nonché dei dipendenti;
  • il certificato di idoneità fisica per l’assunzione nel pubblico impiego; – infine, quello richiesto per l’attività di maestro di sci.

Responsabilità fiscale degli appalti (art. 50)

 Il Decreto modifica il comma 28 dell’art. 35, DL n. 223/2006, il quale nella versione precedente stabiliva che: “in caso di appalto di opere o di servizi, l’appaltatore risponde in solido con il subappaltatore, nei limiti dell’ammontare del corrispettivo dovuto, del versamento all’erario delle ritenute fiscali sui redditi di lavoro dipendente e del versamento dell’imposta sul valore aggiunto dovuta dal subappaltatore all’erario in relazione alle prestazioni effettuate nell’ambito del rapporto di subappalto”. Per effetto delle modifiche adottate, in caso di contratto di appalto / subappalto, l’appaltatore è solidalmente responsabile con il subappaltatore soltanto per il versamento delle ritenute fiscali sui redditi di lavoro dipendente nei limiti dell’ammontare del corrispettivo
dovuto, con esclusione della responsabilità solidale per il versamento dell’IVA.

Semplificazione della “burocrazia fiscale” (art. 50 bis)

Viene prevista l’introduzione di un regime facoltativo, in base al quale dal 1° gennaio 2015 i soggetti titolari di partita IVA possono comunicare giornalmente in via telematica all’Agenzia delle entrate i dati analitici delle fatture di acquisto e cessione di beni e servizi, incluse le relative rettifiche in aumento e in diminuzione. Per effetto dell’adesione a tale regime, i contribuenti non saranno tenuti ad alcuni adempimenti previsti ordinariamente per tutti gli altri contribuenti.

Ai soggetti che optano per l’invio in via telematica all’Agenzia delle Entrate dei dati analitici delle fatture di acquisto e cessione di beni e servizi non si applicano le seguenti disposizioni:

  • l’art. 21, D.L. n. 78/2010, relativo all’obbligo di comunicazione telematica delle operazioni rilevanti ai fini IVA di importo non inferiore a 3.000 euro, come attuato dal provvedimento del direttore dell’Agenzia 22 dicembre 2010;
  • l’art. 1, commi da 1 a 3, D.L. n. 40/2010, relativo alla comunicazione telematica di tutte le cessioni di beni e le prestazioni di servizi di importo superiore a euro 500 effettuate e ricevute, registrate o soggette a registrazione, nei confronti di operatori economici aventi sede, residenza o domicilio in Paesi black list, come attuato con D.M. Economia e finanze del 30 marzo 2010;
  • l’art. 60-bis, D.P.R. n. 633/1972, sulla solidarietà del cessionario al pagamento dell’IVA in caso di mancato versamento dell’imposta da parte del cedente relativa a cessioni effettuate a prezzi inferiori al valore normale;
  • l’art. 20, comma 1, D.P.R. n. 605/1973, relativo alla comunicazione all’anagrafe tributaria da parte delle pubbliche amministrazioni e degli enti pubblici degli estremi dei contratti di appalto, di somministrazione e di trasporto conclusi mediante scrittura privata e non registrati;
  • l’art. 1, comma 1, lettera c), ultimo periodo, del D.L. n. 746/1983, relativo alla comunicazione all’Agenzia delle Entrate, esclusivamente per via telematica, dei dati relativi alle operazioni realizzate senza applicazione dell’imposta indicate nella apposita dichiarazione su tali acquisti o importazioni, attuata con provvedimento del direttore dell’Agenzia del 14 marzo 2005;
  • l’art. 35, commi 28, 28-bis e 28-ter, D.L. n. 223/2006, relativi alla responsabilità in solido dell’appaltatore con il subappaltatore, nei limiti dell’ammontare del corrispettivo dovuto, del versamento all’erario delle ritenute fiscali sui redditi di lavoro dipendente dovute dal subappaltatore all’erario in relazione alle prestazioni effettuate nell’ambito del rapporto di subappalto di opere o di servizi.

Abrogazione del 770 mensile (art. 51)

Con l’abrogazione del comma 1, dell’art. 44-bis, DL n. 269/2003, non è più previsto l’obbligo, per i sostituti d’imposta, di utilizzare le nuove modalità di trasmissione mensile delle retribuzioni corrisposte e delle ritenute operate (c.d. “770 mensile”).

Estensione dell’assistenza fiscale (art. 51 bis)

Viene prevista la possibilità, a decorrere dal 2014, per i soggetti titolari di taluni redditi di lavoro dipendente e assimilati, di poter usufruire dei centri di assistenza fiscale (CAF) e dei consulenti del lavoro, ai fini della presentazione della dichiarazione dei redditi anche in caso di assenza di un sostituto d’imposta che sia tenuto a effettuare il conguaglio.

Gli effetti della disposizione si concretizzano nella possibilità di ottenere già nell’anno stesso (successivo a quello del rapporto di lavoro dipendente) eventuali rimborsi (credito) da parte dell’Amministrazione finanziaria; in caso contrario, effettuando la dichiarazione tramite modello UNICO il rimborso si sarebbe ottenuto dopo alcuni anni. In caso di debito il CAF / professionista abilitato / sostituto d’imposta che presta l’assistenza fiscale invia telematicamente il mod. F24 ovvero consegna lo stesso al contribuente.

Va rilevato che, in via transitoria la nuova disposizione è applicabile, soltanto nel caso in cui dalla stessa risulti un credito, anche per i redditi 2012 presentando la dichiarazione modello 730/2013 dal 2 settembre al 30 settembre 2013 con le modalità operative disposte con Provvedimento 22.8.2013 dell’Agenzia delle Entrate e spiegate dalla Circolare ministeriale n.28/E del 22.8.2013, n. 28/E.

Dilazione delle somme iscritte al ruolo (art.52)

In riferimento alla dilazione delle somme iscritte a ruolo viene stabilito, con l’introduzione del nuovo comma 1-quinquies all’art. 19, DPR n. 602/73, che ora è prevista la possibilità di ottenere un’ulteriore dilazione di pagamento delle somme iscritte a ruolo. In particolare, la rateazione concessa al contribuente può essere aumentata fino a 120 rate mensili qualora lo stesso si trovi, per ragioni estranee alla propria responsabilità, in una “comprovata e grave situazione di difficoltà legata alla congiuntura economica”.

 Abitazione principale e pignoramento (art. 52)

Si vieta il pignoramento dell’abitazione principale (salvo che non si tratti di una abitazione di lusso ex D.M. 2 agosto 1969 e comunque se si tratti di immobili di cui alle categorie catastali A/8 o A/9).

Agenzie di viaggio (art. 55)

Il Decreto Fare contiene una norma di interpretazione autentica relativamente alle attività di agenzie di viaggio, con particolare riguardo al comma 3 dell’art. 74-ter, DPR n. 633/72, in base al quale non è ammessa in detrazione l’imposta relativa ai costi” sostenuti per le cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate da terzi a diretto vantaggio dei viaggiatori. Secondo tale disposizione l’agenzia di viaggi che applica il regime dell’art. 74-ter, determinando l’IVA con il metodo c.d. “base da base”, non può detrarre l’IVA relativa agli acquisti.

Ora, il Decreto in esame, risolvendo un’annosa questione con riguardo alle agenzie di viaggio extraUE, afferma che la predetta disposizione si interpreta nel senso che: “l’imposta assolta sulle cessioni di beni e sulle prestazioni di servizi … effettuate da terzi nei confronti delle agenzie di viaggio stabilite fuori dell’Unione europea a diretto vantaggio dei viaggiatori non è rimborsabile”. Di conseguenza, detti soggetti non possono richiedere il rimborso dell’IVA assolta su acquisti di beni / prestazioni di servizi, a diretto vantaggio dei viaggiatori, effettuati in Italia.

Viene però previsto che non si dà luogo alla restituzione delle somme che al 22.6.2013 risultano già rimborsate e successivamente recuperate dall’Amministrazione finanziaria

Tobin Tax (art. 56)

Le disposizioni del decreto in materia di tobin tax (l’imposta sulle transazioni finanziarie) prevedono principalmente lo “slittamento” di alcune date collegate all’applicazione del tributo. In particolare, per effetto della modifiche apportate dal decreto Fare:

  • è prorogato il termine di applicazione dell’imposta sugli strumenti finanziari derivati, che ora va applicata a decorrere dalle operazioni effettuate dall’1.9.2013 (anziché dall’1.7.2013);
  • è fissato al 16.10.2013 (anziché al 16.7.2013) il termine per il versamento dell’imposta sui trasferimenti di proprietà / operazioni su strumenti finanziari derivati posti in essere fino al 30.9.2013.

Concordato preventivo (art. 82)

In materia di concordato preventivo, sono state apportate le seguenti modifiche all’articolo 161, RD n. 267/42:

  • obbligo di allegare alla domanda di concordato preventivo l’elenco nominativo dei creditori con l’indicazione dell’ammontare dei rispettivi crediti;
  • possibilità per il Tribunale di nominare il commissario giudiziale che
  • lvigili sull’operato del debitore, già all’atto di emissione del decreto con cui assegna al debitore stesso il termine per la presentazione della proposta, del piano e della documentazione;
  • obbligo (e non più la facoltà) del Tribunale di disporre dell’informativa periodica finanziaria, che deve essere predisposta dal debitore con cadenza almeno mensile;
  • possibilità, per il Tribunale, di abbreviare il termine fissato per la presentazione della proposta e del piano da parte del debitore, qualora risulti che l’attività da questi compiuta “è manifestamente inidonea alla predisposizione” di detti documenti.

Mediazione civile e commerciale (art. 84)

Viene nuovamente previsto l’obbligo di esperire il tentativo di conciliazione per alcune tipologie di controversie.

La disposizione per effetto delle modifiche in sede di conversione:

  • assegna all’istituto della mediazione obbligatoria un carattere transitorio (durata 4 anni) e sperimentale;
  • esclude dalla mediazione obbligatoria le controversie in materia di risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti nonché le controversie rispetto alle quali si sia già attivata la consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite ai sensi dell’art. 696-bis del codice di procedura civile;
  • prevede la mediazione obbligatoria anche per giudizi già instaurati in primo grado o addirittura in sede d’appello, rimettendo al giudice la valutazione sull’esigenza di procedervi;
  • rende obbligatoria l’assistenza dell’avvocato di tutte le parti al procedimento di mediazione;
  • interviene sul procedimento di mediazione, prevedendo che: il procedimento non possa durare più di tre mesi (attualmente sono quattro); si debba tenere un primo incontro, in cui il mediatore verifica con le parti le possibilità di proseguire il tentativo di mediazione; se l’incontro non ha esito positivo e il procedimento si chiude subito, niente è dovuto al mediatore; gli avvocati iscritti all’albo sono di diritto mediatori, pur dovendo garantire una specifica formazione.