E-commerce in Italia – è boom –

Crescono le opportunità per aziende e consumatori

Secondo l’indagine commissionata da UPA e Google un quarto dei responsabili acquisti che utilizzano il web è interessato a comprare online beni di largo consumo.

Risparmio di tempo, benefit di tipo economico e varietà di assortimento sono i principali driver di scelta.

Tra dieci anni il 50% dei responsabili acquisti che utilizzano Internet comprerà online diverse categorie di prodotti di largo consumo, il 10% l’intera spesa

Milano, 10 aprile 2013 – UPA e Google presentano oggi i risultati di un’indagine commissionata a GfK Eurisko per fotografare lo stato attuale dell’e-commerce in Italia, con un focus sul settore del largo consumo, e monitorare le sue potenzialità di sviluppo.

Come mostrano diversi studi, l’e-commerce di prodotti e servizi mostra trend di crescita molto significativi nel nostro Paese, tanto da riguardare ormai oltre 13 milioni di persone. I risultati della ricerca UPA-Google rivelano prospettive di sviluppo altrettanto interessanti anche per il settore del largo consumo: se oggi circa 400 mila persone sono solite acquistare prodotti di largo consumo online, più di un quarto dei responsabili acquisti che utilizzano Internet è interessato a comprare beni di largo consumo sul web, pari a circa 2,7 milioni di persone.

Un dato inedito emerso dalla ricerca riguarda, inoltre, l’“operatore” preferito per acquistare online prodotti di largo consumo dove troviamo, pressochè in pari quota, sia la catena di supermercati/negozi (75%), sia la grande azienda/marca (69%).

 Più informazione

Secondo quanto emerge dai risultati dell’indagine, la conoscenza delle piattaforme digitali per l’acquisto di beni proviene nel 60% dei casi dal passaparola di amici, parenti, colleghi; nel 49% dei casi dalla stessa navigazione sul web, infine per il 40% dei casi dai media tradizionali (TV, giornali, riviste, radio). Ciononostante la maggior parte dei responsabili acquisti non ritiene di avere sviluppato, fino a oggi, particolari competenze per navigare e acquistare su Internet: il 37% si percepisce solo parzialmente esperto, il 27% si definisce “abbastanza” esperto e solo il 4% si ritiene “molto esperto”. Questo è dovuto principalmente a una carenza di informazioni come pure all’assenza di esempi concreti, come parenti e amici che hanno già avuto esperienza di acquisti online. È evidente, dunque, quale sarebbe il potenziale, se un numero maggiore di persone fosse pienamente informato della possibilità di fare acquisti online di prodotti di largo consumo.

 I vantaggi della spesa online

Tutti i responsabili acquisti intervistati riconoscono vantaggi di non poco conto nell’acquistare online prodotti di largo consumo: più del 40% apprezza molto il risparmio di tempo e la facilità organizzativa (niente code, o parcheggi, niente pesi da portare, niente vincoli di orario); uno su tre riconosce la possibilità di risparmiare e di accedere a promozioni vantaggiose (37%); e una quota considerevole apprezza anche la possibilità di accedere ad assortimenti più ampi online (32%).

Ma c’è di più, il 60% dei responsabili acquisti che utilizzano Internet si attende un rilevante ampliamento dei processi di acquisto online nel largo consumo nei prossimi dieci anni: il 50% del campione crede che si acquisteranno sul web diverse categorie di prodotto mentre il 10% è convinto che si arriverà a fare tutta la spesa online.

Barriere e attese

Allora cosa frena i responsabili acquisti rispetto alla possibilità di fare la propria spesa online? Innanzitutto un certo “disagio della smaterializzazione” degli acquisti (82%), in particolare per quel tipo di spesa alimentare per cui si preferisce scegliere personalmente e toccare con mano o avere la possibilità di confrontarsi con gli addetti alla vendita (72%). Per altri, fare la spesa online comporta un cambiamento nell’abituale processo decisionale – necessità di decidere prima cosa comprare – (70%). Infine, la logistica della consegna della spesa, con la necessità della presenza in casa (63%) o della disponibilità di portieri, o il dover sopportare un costo aggiuntivo (67%).

Rispetto a quanto ci potrebbe aspettare, oggi grazie anche al maggiore utilizzo di carte pre-pagate o carte di debito si riduce sensibilmente la percentuale di persone che percepisce la sicurezza dei processi di pagamento come una barriera verso l’e-commerce: solo il 22% degli intervistati si dice molto preoccupato da questo aspetto.

Quali sono le attese rispetto all’e-commerce nel largo consumo? Le prime tre appaiono molto chiare: la metà circa degli intervistati, riguardo all’e-commerce nel largo consumo, si augura che vi possano essere prezzi inferiori a quelli nei supermercati (48%); la consegna gratuita dei prodotti acquistati (47%); l’addebito del pagamento solo dopo il ricevimento della spesa (34%).

La sfida per le aziende del largo consumo

Per cogliere la sfida e le opportunità offerte dall’e-commerce nel settore del largo consumo, le aziende devono essere in grado di spiegare ai consumatori i vantaggi logistici, organizzativi ed economici legati a questa modalità di acquisto, comunicandoli in modo chiaro ed efficace. Il processo valutativo del consumatore passa, infatti, attraverso l’esperienza personale e i racconti di amici o di conoscenti che fungono da testimonial e sono in grado di convincerlo in maniera diretta o con il passaparola.

L’e-commerce è uno dei fenomeni più significativi degli ultimi anni e le previsioni di affermazione come una potente piattaforma per il consumo e la comunicazione vengono progressivamente confermate”, ha dichiarato Lorenzo Sassoli de Bianchi, presidente di UPA, nel corso della presentazione della ricerca.

“Prevediamo una progressione esponenziale dell’e-commerce da 10 a 50 miliardi nei prossimi 5 anni con almeno un miliardo di investimenti pubblicitari aggiuntivi. Se vogliamo far crescere il commercio elettronico dobbiamo attrarre le persone sulle piattaforme digitali investendo anche nei mezzi tradizionali”, ha proseguito Sassoli, “la ricerca conferma l’importanza della marca anche nel commercio digitale” e ha così concluso: “l’e-commerce è un passo verso una società più sostenibile perché fa risparmiare tempo, denaro, offre scelte più ampie e informa di più il consumatore. L’ISTAT dovrebbe inserirlo nel nuovo indice BES che misura il benessere equo e solidale.” “Sebbene l’Italia sconti ancora un ritardo nell’adozione del digitale rispetto a Paesi più avanzati, la ricerca riconferma trend di crescita interessanti, anche per il largo consumo. Un quarto degli intervistati è interessato a comprare prodotti di largo consumo online e quasi la metà riconosce all’acquisto via web benefici funzionali indiscussi”, ha commentato Carlo D’Asaro Biondo, Presidente South East Europe, Middle East and Africa di Google. “Si aprono dunque opportunità rilevanti per le aziende italiane. Grazie alla diffusione esponenziale di smartphone e tablet, oggi i brand possono ambire ad offrire alle persone esperienze di navigazione e di acquisto sempre più efficaci e coinvolgenti” ha proseguito D’Asaro Biondo. “E’ venuto il momento di mettersi in gioco e sperimentare nuove modalità di integrazione offline e online, al fine di valorizzare al meglio tutti gli asset della marca. Le aziende che meglio sapranno cogliere le sfide e le potenzialità dell’e-commerce oggi, saranno i vincitori di domani.”


Ricerca quantitativa condotta su 1.000 responsabili degli acquisti (RA) online di largo consumo in Italia. A supporto di questa fase sono state effettuate anche un’analisi desk su Sinottica e Eurisko New media per dimensionare il fenomeno su larga scala e una fase qualitativa tramite focus group.

La ricerca ha approfondito le propensioni verso un’ampia serie di beni specifici del largo consumo: dai prodotti per la cura personale, alle specialità alimentari in tutte le declinazioni (i prodotti freschi, quelli a lunga conservazione, quelli surgelati), dai prodotti per la pulizia della casa, ai prodotti per l’infanzia.

Fonte NetComm – Human Highway.

SOCIETA’ tra PROFESSIONISTI – Normativa Nazionale –

Il decreto (D.M. 34/2013) rende operative le società introdotte dalla legge di stabilità 2012

Sulla Gazzetta Ufficiale del 6 aprile 2013, n. 81 è stato pubblicato il D.M. 8 febbraio 2013 n. 34, sulle società tra professionisti (Stp). L’art. 10, co. 3 della L. 183/2011, nel consentire la possibilità di costituire società tra professionisti, ovvero società che abbiano per oggetto esclusivo l’esercizio di attività professionali secondo i modelli codicistici delle società di persone, delle società di capitali e delle cooperative, ha definito peculiarità e confini giuridici di tali società. La prima versione del Legislatore è stata successivamente modificata e precisata fino a delineare compiutamente i profili soggettivi e oggettivi necessari per costituire le nuove società, sancendosi l’espressa abrogazione dell’ormai datata L. 1815/1939, che impediva l’esercizio professionale in forma societaria. Nel delineare gli elementi essenziali della disciplina primaria delle Stp, il legislatore ha rimesso alla regolamentazione secondaria la disciplina di dettaglio relativa alle modalità che avrebbero dovuto assicurare la esecuzione, da parte del socio professionista, dell’incarico conferito alla società e di quelle relative alla designazione del professionista ovvero alla preventiva comunicazione all’utente dei nominativi dei soci abilitati all’esercizio di una attività professionale regolamentata. Inoltre la legge, vietando a ciascun professionista di essere contemporaneamente socio di più di una Stp, riservava al decreto ministeriale la disciplina delle incompatibilità ed affidava alla potestà regolamentare anche la definizione del regime disciplinare da applicare alla società. Pertanto, dopo aver premesso le nozioni di «società tra professionisti» (o «società professionale») e di «società multidisciplinare», il provvedimento disciplina innanzitutto il requisito della trasparenza nel rapporto tra la società e il cliente, imponendo alla prima, sin dal primo contatto con il secondo, una serie di obblighi informativi attinenti ai seguenti aspetti: a) diritto del cliente di chiedere che l’esecuzione dell’incarico conferito alla società sia affidata ad uno o più professionisti da lui scelti; b) possibilità che l’incarico professionale conferito alla società sia eseguito, in difetto dell’esercizio del diritto di scelta, da ciascun socio in possesso dei requisiti per l’esercizio dell’attività professionale; c) eventuale esistenza di situazioni di conflitto d’interesse tra cliente e società, che siano anche determinate dalla presenza di soci con finalità d’investimento. È conseguentemente previsto un obbligo della società di consegnare al cliente, perché possa operare una scelta libera e consapevole, l’elenco dei singoli soci professionisti, con l’indicazione dei titoli e delle qualifiche professionali di ciascuno, nonché l’elenco dei soci con finalità d’investimento. In sede di disciplina dell’esecuzione dell’incarico, il regolamento, facendo applicazione del principio della personalità dell’esecuzione della prestazione (art. 2232 c.c.), consente al socio professionista di avvalersi, sotto la sua direzione e responsabilità, di ausiliari ma non di sostituti, se non in relazione a particolari attività, caratterizzate da sopravvenute esigenze non prevedibili, e comunque previa comunicazione dei loro nominativi al cliente. E’ in ogni caso garantita la facoltà del cliente, cui i nominativi dei collaboratori sono comunicati, di esprimere il proprio dissenso. Quanto al regime delle incompatibilità, il regolamento chiarisce che l’ipotesi di incompatibilità di partecipazione a più società tra professionisti sancita dall’art. 10, co. 6, della L. 183/2011 si determina anche nel caso della società multidisciplinare e si applica per tutta la durata dell’iscrizione della società all’ordine di appartenenza. Viene poi introdotta una incompatibilità alla partecipazione dei soci per finalità d’investimento ove non siano in possesso dei requisiti di onorabilità previsti per l’iscrizione all’albo professionale cui è iscritta la medesima società cui appartengono; tra i detti requisiti va anche annoverata la mancata applicazione, anche in primo grado, di misure di prevenzione personali o reali. Ulteriore requisito perché il socio di investimento possa prendere parte ad una Stp è dato dall’assenza di condanne definitive ad una pena alla reclusione pari o superiore a 2 anni per reati non colposi. Il mancato rilievo della causa di incompatibilità o la mancata rimozione della stessa integrano un illecito disciplinare per la società e per il singolo professionista. Ai fini della verifica delle situazioni di incompatibilità il regolamento prevede l’iscrizione della società tra professionisti nella sezione speciale del registro delle imprese istituita ai sensi dell’art. 16 del D.Lgs. 96/2001. Le Stp, per poter operare, saranno poi tenute all’iscrizione nell’apposita sezione speciale o dei registri tenuti presso gli ordini o i collegi di appartenenza dei soci professionisti. La domanda di iscrizione dovrà contenere, oltre all’atto costitutivo e allo statuto societario, il certificato di iscrizione nella sezione speciale del registro delle imprese, accompagnato dall’elenco dei soci professionisti non iscritti presso l’ordine o il collegio cui è rivolta la domanda. Se la Stp non risulta idonea all’iscrizione, prima di procedere al diniego il consiglio dell’ordine o del collegio professionale segnala le motivazioni al rappresentante legale della società, che può presentare le proprie osservazioni entro 10 giorni. Sotto l’aspetto disciplinare e deontologico, infine, il regolamento precisa che: a) il professionista socio rimane vincolato al proprio codice deontologico e in base ad esso risponde disciplinarmente; b) la società è responsabile, come tale, secondo le regole deontologiche dell’ordine nel cui albo è iscritta; c) la responsabilità disciplinare della società concorre con quella del socio professionista (anche se iscritto ad altro albo rispetto a quello della società e, quindi, nell’ipotesi della STP multidisciplinare) nel solo caso di violazione deontologica ricollegabile a direttive impartite dalla società. Il nuovo regolamento, che entrerà in vigore a partire dal prossimo 21 aprile, esclude dal suo ambito applicativo le associazioni professionali e le società tra professionisti costituite secondo modelli vigenti alla data di entrata in vigore della L. 183/2011. Sempre in relazione all’ambito di applicazione del regolamento, da questo restano escluse anche le società tra avvocati cui la legge di riforma dell’ordinamento forense (L. 247/2012) ha riservato una disciplina speciale, conferendo al Governo apposita delega per la disciplina dell’esercizio della professione di avvocato in forma societaria.

Incentivi auto ibride

Incentivi auto ibride: si parte con quelle immatricolate dal 14 marzo 2013

dal 14 marzo 2013, è  possibile accedere agli incentivi per l’acquisto di veicoli a basse emissioni di CO2. Ricordiamo che tali incentivi sono stati introdotti dall’art. 17 decies del D.L. 83/2012 il quale ha previsto la concessione di un contributo statale per l’acquisto di veicoli a basse emissioni di CO2: a coloro che acquistano in Italia (anche in locazione finanziaria) un veicolo nuovo di fabbrica a basse emissioni e che consegnano per la rottamazione un veicolo di cui siano proprietari o utilizzatori, in caso di locazione finanziaria, da almeno dodici mesi, è riconosciuto un contributo pari al 20% del prezzo di acquisto per i primi due anni in cui viene concesso l’incentivo (quindi nel biennio 2013-2014), mentre nel 2015 l’incentivo verrà  ridotto al 15% del prezzo di acquisto. La norma in commento ha subìto alcune modifiche ad opera della Legge di Stabilità 2013 (Legge 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 559) ed è stata resa operativa con la pubblicazione (nella G.U. n. 36 del 12 febbraio 2013) del decreto attuativo del Ministro dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministro dell’Economia e Finanze datato 11 gennaio 2013. Il contributo spetta per i  veicoli acquistati e immatricolati a partire dal trentesimo giorno successivo alla  entrata in vigore del decreto attuativo e fino al 31 dicembre 2015. Poiché il decreto cui si fa riferimento è stato pubblicato sulla G.U. n. 36 del 12 febbraio 2013, la data di partenza, per prenotare i contributi è fissata al 14 marzo 2013.

Premessa

Il D.L. 22 giugno 2012, n. 83 (c.d. “decreto sviluppo”), ha previsto una serie di incentivi per lo sviluppo, anche nel nostro paese, della c.d. “mobilità sostenibile”.

Tra le misure introdotte, emerge l’art. 17 decies del D.L. 83/2012 il quale prevede la concessione di un contributo statale (nel limite delle risorse previste con il successivo art. 17undecies) per l’acquisto di veicoli a basse emissioni di CO2. In particolare, tale disposizione prevede che, coloro che acquistano in Italia (anche in locazione finanziaria) un veicolo nuovo di fabbria basse   emissioni e che consegnano per la rottamazione un veicolo di cui siano proprietari o   utilizzatori,   in   caso   di   locazione finanziaria,    da   almeno  dodici     mesi,   un contributo pari al 20% del   prezzo di acquisto per i primi due anni in cui concesso l’incentivo (quindi   nel biennio 2013-2014), mentre nel   2015 l’incentivo viene al 15% del prezzo di acquisto.

 

LIMITE   MASSIMO DEL CONTRIBUTO

Anno

Percentuale del costo di acquisto

2013

20%

2014

20%

2015

15%

 La misura fa       parte  di       un      intero capitolo destinato allo sviluppo delle infrastrutture di       ricarica elettrica, che per la loro piena evoluzione richiedono l’effettiva disponibilità di un adeguato parco.

 

Terza sezione:

INCENTIVI PER LE AUTO
Prima sezione:

È prevista l’emanazione di disposizioni legislative regionali entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore della legge, normate ovviamente con le disposizioni europee ed internazionali, oltre che l’adeguamento delle normative locali di pianificazione territoriale. Viene affidato, inoltre, l’incarico all’Autorità per l’energia per la definizione di criteri e tariffazione specifica per l’uso dell’energia elettrica nel settore della mobilità urbana. A titolo esemplificativo, sarà oggetto di interventi la regolamentazione dell’attività edilizia connessa alla realizzazione dei punti di ricarica per i veicoli elettrici inserendoli tra le opere di “urbanizzazione primaria realizzabili su tutto il territorio comunale in regime di esenzione dal contributo di costruzione”.

Seconda sezione:terza sezione:

Viene istituito il Piano nazionale infrastrutturale per la ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica contenente “le linee guida per garantire lo sviluppo unitario del servizio di ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica sul territorio nazionale”. Parte di questi fondi viene destinata a finanziare bonus per l’acquisto di auto elettriche o ibride a basse o bassissime emissioni di CO2, riservato però per il 70% a veicoli per uso terzi (ad.es taxi, auto pubbliche) e ad utilizzo come beni strumentali.

Stanziamento per la ricerca finalizzata:

  • alla progettazione dei dati e dei sistemi interconnessi necessari per supportare le reti locali delle stazioni di ricarica;
  • alla valutazione delle problematiche esistenti e dei probabili sviluppi futuri relativi agli aspetti normativi e commerciali delle reti infrastrutturali;
  • allo sviluppo di soluzioni per l’integrazione e l’interoperabilità tra dati e sistemi delle stazioni di ricarica e delle unità di bordo con piattaforme di infomobilità per la gestione del traffico in ambito urbano;
  • alla ricerca sulle batterie ricaricabili.

La norma in commento ha subìto alcune modifiche ad opera della Legge di Stabilità 2013 (Legge 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 559) ed è stata resa operativa con la pubblicazione nella G.U. n. 36 del 12 febbraio 2013 del decreto attuativo del Ministro dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministro dell’Economia e Finanze datato 11 gennaio 2013.

Fondi a disposizione per l’incentivo

Secondo quanto disposto dal successivo art. 17 undecies del D.L. n. 83/2012 (modificato dalla suddetta Legge di Stabilità per il 2013) e a quanto previsto dal suddetto decreto attuativo, per provvedere all’erogazione dei contributi statali è stata stanziata una dotazione di 50 milioni di euro per l’anno 2013 e di 45 milioni di euro per ciascuno degli anni 2014 e 2015.

In particolare, con riferimento all’anno 2013, le predette risorse sono così utilizzate:

  • una quota pari a 3,5 milioni di euro e’ riservata all’acquisto di veicoli a basse emissioni complessive pubblici o privati, destinati all’uso di terzi, o utilizzati nell’esercizio di imprese, arti e professioni, e destinati ad essere utilizzati esclusivamente come beni strumentali nell’attività propria dell’impresa, che producono emissioni di CO2 non superiori a 50 g/km;
  • una quota pari a 7 milioni di euro e’ riservata all’acquisto di veicoli a basse emissioni complessive, pubblici o privati, destinati all’uso di terzi, o utilizzati nell’esercizio di imprese, arti
  • e professioni, e destinati ad essere utilizzati esclusivamente come beni strumentali nell’ attivita’ propria dell’impresa, che producono emissioni di CO2 non superiori a 95 g/km;
  • una quota pari a 4,5 milioni di euro e’ riservata all’acquisto, da parte di tutte le categorie di acquirenti, di veicoli a basse emissioni complessive che producono emissioni di CO2 non superiori a 95 g/km, di cui una quota pari a 1,5 milioni di euro e’ riservata all’acquisto di veicoli a basse emissioni complessive che producono emissioni di CO2 non superiori a 50 g/km;
  • le rimanenti risorse sono destinate all’acquisto di veicoli a basse emissioni complessive, pubblici o privati, destinati all’uso di terzi, o utilizzati nell’esercizio di imprese, arti e professioni, e destinati ad essere utilizzati esclusivamente come beni strumentali nell’attivita’ propria dell’impresa, che producono emissioni di CO2 non superiori a 120 g/km.

OSSERVA

Come abbiamo potuto osservare, gli incentivi sono rivolti prevalentemente ai veicoli aziendali e a quelli ad uso pubblico (taxi, car-sharing, noleggio, servizi di linea ecc.) per supportare lo sviluppo della mobilità sostenibile attraverso la diffusione di flotte pubbliche e private, in virtù:

delle alte percorrenze medie chilometriche di queste tipologie di veicoli;

della maggiore programmabilità delle percorrenze;

dell’effetto promozionale dei veicoli pubblici sull’utenza privata, che manifesta ancora alcune diffidenze sui veicoli a basse emissioni rispetto a costi di acquisto, prestazioni e facilità di rifornimento/ricarica.

In definitiva, i contributi puntano a favorire l’acquisto di veicoli ad alimentazioni alternative (elettrici, ibridi, a metano, a biometano, a GPL, a biocombustibili, a idrogeno) con emissioni di anidride carbonica (CO2), allo scarico, non superiori a 120 g/km.  Fanno eccezione solo i fondi destinati ai veicoli con emissioni non superiori a 95 g/km (essenzialmente elettrici e ibridi) che sono aperti a tutte le categorie di acquirenti, inclusi i  privati cittadini, vista la minore diffusione di questi veicoli.

Le categoria di veicoli agevolabili sono le seguenti:

  • Veicoli a tre ruote la cilindrata del cui motore (se si tratta di motore termico) non supera i 50 cc e la cui velocità massima di costruzione (qualunque sia il sistema di propulsione) non supera i 50 km/h;
  • Veicoli a due ruote  la cilindrata del cui motore (se si tratta di motore termico) supera i 50 cc o la cui velocità massima di costruzione (qualunque sia il sistema di propulsione) supera i 50 km/h
  • Veicoli a tre ruote asimmetriche rispetto all’asse longitudinale mediano la cilindrata del cui motore (se si tratta di motore termico) supera i 50 cc o la cui velocità massima di costruzione (qualunque sia il sistema di propulsione) supera i 50 km/h (motocicli con carrozzetta laterale)
  • Veicoli a tre ruote simmetriche rispetto all’asse longitudinale mediano, la cilindrata del cui motore (se si tratta di motore termico) supera i 50 cc o la cui velocità massima di costruzione (qualunque sia il sistema di propulsione) supera i 50 km/h
  • Veicoli destinati al trasporto di persone, aventi al massimo otto posti a sedere oltre al sedile del conducente
  • Veicoli destinati al trasporto di merci, aventi massa massima non superiore a 3,5 t

Importo del contributo per l’acquisto dei predetti veicoli

Il citato art. 17-decies del DL83/2012 riconosce, in buona sostanza, per coloro che acquistano in Italia, anche in locazione finanziaria, un veicolo nuovo di fabbrica a basse emissioni complessive e che consegnano per la rottamazione un veicolo di cui siano proprietari o utilizzatori, in caso di locazione finanziaria, da almeno dodici mesi, un contributo pari al:

– 20 % del prezzo di acquisto, nel 2013 e 2014, fino ad un massimo di 5.000 euro, per i veicoli a basse emissioni complessive che producono emissioni di CO 2 non superiori a 50 g/km;

15 % del prezzo di acquisto, nel 2015, fino ad un massimo di 3.500 euro, per i veicoli a basse emissioni complessive che producono emissioni di CO 2 non superiori a 50 g/km;

20 % del prezzo di acquisto, nel 2013 e 2014, fino ad un massimo di 4.000 euro, per i veicoli a basse emissioni complessive che producono emissioni di CO 2 non superiori a 95 g/km;

15 % del prezzo di acquisto, nel 2015, fino ad un massimo di 3.000 euro, per i veicoli a basse emissioni complessive che producono emissioni di CO 2 non superiori a 95 g/km;

20 % del prezzo di acquisto, nel 2013 e 2014, fino ad un massimo di 2.000 euro, per i veicoli a basse emissioni complessive che producono emissioni di CO 2 non superiori a 120 g/km;

15 % del prezzo di acquisto, nel 2015, fino ad un massimo di 1.800 euro, per i veicoli a basse emissioni complessive che producono emissioni di CO 2 non superiori a 120 g/km.

 TABELLA RIASSUNTIVA
 ANNO DI ACQUISTODEL VEICOLO  50 g/km  95 g/km  120 g/km
 2013

20% prezzo acquisto fino ad un massimo di euro 5.000

20% prezzo acquisto fino ad un massimo di euro 4.000

20% prezzo acquisto fino ad un massimo di euro 2.000

 2014

20% prezzo acquisto fino ad un massimo di euro 5.000

20% prezzo acquisto fino ad un massimo di euro 4.000

20% prezzo acquisto fino ad un massimo di euro 2.000

 2015

15% prezzo acquisto fino ad un massimo di euro 3.500

15% prezzo acquisto fino ad un massimo di euro 3.000

15% prezzo acquisto fino ad un massimo di euro 1.800

Durata dell’agevolazione e limiti

Il contributo spetta per i veicoli acquistati e immatricolati a partire dal trentesimo giorno successivo alla entrata in vigore del decreto attuativo e fino al 31 dicembre 2015. Poiché il decreto cui si fa riferimento è stato pubblicato sulla G.U. n. 36 del 12 febbraio 2013, la data di partenza, per prenotare i contributi è fissata al 14 marzo 2013

Condizioni per usufruire del contributo

L’erogazione del contributo è soggetto a determinate condizioni e precisamente:

il veicolo consegnato per la rottamazione deve appartenere alla medesima categoria del veicolo acquistato  e risulti immatricolato almeno dieci anni prima della data di acquisto del veicolo nuovo di cui alla lettera precedente;

il veicolo consegnato per la rottamazione sia intestato, da almeno dodici mesi dalla data di acquisto del veicolo nuovo, allo stesso soggetto intestatario di quest’ultimo o ad uno dei  familiari conviventi alla data di acquisto del medesimo veicolo, ovvero, in caso di locazione finanziaria del veicolo nuovo, che sia intestato, da almeno dodici mesi, al soggetto utilizzatore del suddetto veicolo o a uno dei predetti familiari;

VEICOLO DA   ROTTAMARE – CARATTERISTICHE
Caratteristiche Il veicolo   rottamato risulti immatricolato da almeno 10 anni prima della data di   acquisto del veicolo nuovo.
Il veicolo   da rottamare deve essere intestato all’acquirente o ad uno dei familiari   conviventi da almeno 12 mesi.

 – nell’atto di acquisto sia espressamente dichiarato che il veicolo consegnato è destinato alla rottamazione e siano indicate le misure dello sconto praticato e del contributo statale.
Ad ogni modo, è bene precisare che, i veicoli usati consegnati dal cliente non possono essere rimessi in circolazione e devono essere avviati o alle case costruttrici o ai centri appositamente autorizzati, anche convenzionati con le stesse, al fine della messa in sicurezza, della demolizione, del recupero di
materiali e della rottamazione.

OSSERVA

Secondo quanto previsto dal comma 3 dell’articolo 17 decies, entro quindici giorni dalla data di consegna del veicolo nuovo, “il venditore ha l’obbligo, pena il non riconoscimento del contributo, di consegnare il veicolo usato ad un demolitore e di provvedere direttamente alla richiesta di cancellazione per demolizione allo sportello telematico dell’automobilista, di cui al regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 19 settembre 2000, n. 358”.

– il veicolo acquistato non deve essere stato già immatricolato in precedenza

– il contributo deve risultare ripartito in parti uguali tra un contributo statale, nei limiti delle risorse stanziate e uno sconto praticato dal venditore;

Alla luce di tale disposizione, quindi, il contributo del 20% (o del 15% per l’anno 2015) è composto in parte da un contributo statale, e in parte da uno sconto (proporzionale al contributo statale) concesso dal venditore. In assenza di ulteriori disposizioni attuative, quindi, sembrerebbe che qualora l’acquirente abbia diritto ad un contributo del 20%, il 10% sarà a carico dello Stato, mentre la restante parte sarà a carico del venditore.

ESEMPIO

Nel caso di acquisto di un autoveicolo elettrico nel 2013 di costo pari a 15.000 euro complessivi, l’acquirente avrà diritto ad un contributo complessivo di 3.000 euro e sosterrà una spesa pari a 12.000 euro qualora abbia un veicolo da destinare alla rottamazione con i requisiti sopra descritti (immatricolazione da almeno 10 anni e intestato all’acquirente o ad un familiare convivente da almeno 12 mesi).

ESEMPIO
prezzo totale   15.000
sconto del 20%   3.000 (di cui 1.500 a carico dello stato e 1.500 di sconto da parte del venditore
prezzo praticato   12.000

 

Il contributo sarà di fatto sostenuto per il 50% dallo Stato (per 1.500 euro, quindi) e verrà concesso solo qualora il venditore conceda a sua volta uno sconto di almeno 1.500 euro (per un totale complessivo di 3.000 euro).

Modalità di fruizione del contributo

Il contributo, secondo le disposizioni in commento, è corrisposto dal venditore mediante compensazione con il prezzo di acquisto. Le imprese costruttrici o importatrici del veicolo nuovo, inoltre, rimborsano al venditore l’importo del contributo e recuperano detto importo quale credito di imposta per il versamento delle ritenute dell’imposta sul reddito delle persone fisiche operate in qualità di sostituto d’imposta sui redditi da lavoro dipendente, dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, dell’imposta sul reddito delle società e dell’imposta sul valore aggiunto, dovute, anche in acconto, per l’esercizio in cui viene richiesto al pubblico registro automobilistico l’originale del certificato di proprietà e per i successivi.

Il venditore deve tramettere alle imprese costruttrici o importatrici la seguente documentazione:

– copia della fattura di vendita e dell’atto di acquisto;

– copia del libretto e della carta di circolazione e del foglio complementare o del certificato di

proprietà del veicolo usato o, in caso di loro mancanza, copia dell’estratto cronologico;

– originale del certificato di proprietà relativo alla cancellazione per demolizione, rilasciato dallo

sportello telematico dell’automobilista;

– certificato dello stato di famiglia, nel caso di veicolo da rottamare intestato a familiare;

OSSERVA

Tale documentazione deve essere conservata, dalle imprese costruttrici o importatrici, fino al 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stata emessa la fattura di vendita